LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

CAOS IN UCRAINA: SI DIMETTE IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 5, 2012

Lo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, rassegna le dimissioni in seguito all’approvazione della riforma del sistema linguistico che indebolisce l’uso dell’ucraino negli uffici pubblici a favore del russo. Probabile il commissariamento dell’organo legislativo da parte dell’amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, intenzionato ad assumere il controllo su tutti gli ambiti del potere

Lo speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn

Due dimissioni eccellenti e una paralisi istituzionale. La giornata di mercoledì, 4 Giugno, è destinata a entrare nella storia della politica ucraina come una delle più turbolente e movimentate, con le dimissioni dello Speaker del Parlamento e del suo Vice, e l’ipotesi di scioglimento anticipato della Rada sempre più vicino.

Tutto è iniziato con la votazione in seconda lettura alla Rada del progetto di legge che istituzionalizza il russo a lingua nazionale in 13 delle 23 regioni dell’Ucraina e, de facto, indebolisce il già precario utilizzo dell’Ucraino negli uffici pubblici del Paese.

Forti sono state le resistenze da parte dell’Opposizione Democratica che, dopo l’approvazione in prima lettura, ha promesso a più riprese di non permettere la votazione definitiva di un provvedimento che il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e buona parte dei ministri del Governo – ha invece sostenuto strenuamente.

Sulla questione, il soggetto politico del Presidente Janukovych ha inoltre goduto dell’endorsement del Capo dell’Amministrazione Presidenziale della Federazione Russa, Sergej Ivanov, e dell’aperto sostegno del Capo della Commissione della Duma di Mosca per i rapporti con i Paesi ex-URSS, Leonid Sluckij.

In un Paese, come l’Ucraina, che similmente ad altri Stati dell’Europa Centro-Orientale per molti secoli è stato impossibilitato con la forza a mantenere il proprio idioma nazionale a causa delle politiche di russificazione forzata imposte dell’impero zarista e dell’Unione Sovietica, la questione linguistica è particolarmente bollente.

Ottenuta l’indipendenza nazionale nel 1991, il popolo ucraino ha finalmente potuto coltivare la propria cultura, ed ha trovato nella lingua un collante sociale in grado di mantenere unito un Paese che la Russia, per mantenere la propria egemonia sul più importante dei Paesi dell’ex-URSS, ha cercato ripetutamente di destabilizzare supportando la diffusione del russo sulle Rive del Dnipro.

Oltre che sul piano ideologico, a generare polemiche è stata la modalità di approvazione del Progetto di Legge. Esso è stato infatti calendarizzato nella prima seduta del Parlamento dopo la chiusura del campionato europeo di calcio, ed è stato votato in pochi secondi grazie a un vero e proprio blitz organizzato dai deputati del Partija Rehioniv e dal Vice-Speaker comunista, Adam Martynjuk.

A complicare il quadro è stata l’assenza dello Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e del suo vice nominato in quota all’Opposizione Democratica, Mykola Tomenko: entrambi notoriamente contrari al progetto di riforma dell’assetto linguistico.

A poche ore dall’inizio della sessione, essi sono stati convocati dal Presidente Janukovych per colloqui urgenti: la loro assenza ha così permesso a Martynjuk di assumere la presidenza del Parlamento, e mettere ai voti il progetto di legge senza aprire il dibattito come, invece, previsto da regolamento.

Come pronta reazione sia Lytvyn che Tomenko hanno rassegnato le loro dimissioni. Lytvyn in particolare, che nel 2010 pur di mantenere la Presidenza della Rada è passato con la maggioranza voluta dal neoleletto Janukovych dopo avere sostenuto la Rivoluzione Arancione, si è detto deluso per l’inganno orchestrato nei suoi confronti, e ha promesso di non firmare il progetto di legge sulla riforma linguistica fino a quando le sue dimissioni non saranno accettate e votate dal Parlamento.

La decisione di Lytvyn ha generato un terremoto istituzionale. Dapprima, il Partija Rehioniv ha chiesto allo Speaker della Rada di riconsiderare la decisione presa, e lo ha invitato a tenere da parte le emozioni legate a prese di posizione su tematiche forti quali quella linguistica. Dopo la conferma delle intenzioni di lasciare la terza carica del Paese da parte di Lytvyn, il Partito del Potere ha registrato e votato in pochi minuti un progetto di riforma del regolamento dei lavori parlamentari che abbassa il quorum per l’elezione dello Speaker della Rada da 300 voti favorevoli a soli 226.

Il Parlamento sull’orlo di un possibile commissariamento del Presidente

Subito è partito il totonomine per la successione a Lytvyn. Secondo l’autorevole Ukrajins’ka Pravda, alla presidenza del Parlamento sarà eletto il Deputato Ivan Pljushch: anch’egli, come Lytvyn, è un ex-esponente del campo arancione che ha abbandonato la fazione democratica per passare con il Partija Rehioniv dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del 2010 di Janukovych.

Molto probabile è anche lo scioglimento anticipato del Parlamento e il suo “commissariamento” da parte dell’Amministrazione Presidenziale fino alle elezioni parlamentari già programmate per l’autunno. A ventilare questa possibilità è stato lo stesso Presidente Janukovych, che, in seguito alle dimissioni di Lytvyn, ha cancellato la tradizionale conferenza stampa di inizio Luglio con i principali media nazionali e internazionali sulla situazione politica del Paese per convocare una riunione straordinaria con i capigruppo della Rada.

Durante la riunione -boicottata da Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona: i due gruppi dell’Opposizione Democratica – Janukovych ha invitato le parti a trovare un accordo per superare l’impasse istituzionale sfruttando i momenti di pausa durante i lavori d’aula. Se, come probabile, le parti non individueranno una candidatura condivisa, il Presidente ha dichiarato di essere pronto a sciogliere il Parlamento.

L’invito di Janukovych è stato colto al volo dal Leader in pectore dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk, che ha invitato il Capo dello Stato a indire non solo il rinnovo del Parlamento, ma anche nuove elezioni per designare il Presidente dell’Ucraina.

Jacenjuk ha contestato il fatto che Janukovych, una volta salito al potere, con un colpo di mano ha cambiato la Costituzione per accentrare nelle sue mani poteri sottratti al Parlamento, senza che il popolo ucraino si fosse pronunciato a favore di questa riforma radicale delle istituzioni dello Stato, che ha trasformato l’Ucraina da una democrazia a una quasi-dittatura.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PERDE LA PAZIENZA: “SI CHIUDA PRESTO QUESTA FARSA CON UNA CONDANNA GIA STABILITA”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 9, 2011

La difesa della Leader dell’Opposizione Democratica si vede respingere tutte le richieste da un giovane giudice, Rodion Kirejev, deciso nel chiudere la fase delle memorie, ed aprire quella di un dibattito a cui l’arringa, per protesta, non partecipa. Il Comitato di Difesa dalla Dittatura pronto ad azioni comuni in Parlamento, alle urne, e nelle piazze in difesa dell’ex-Primo Ministro

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Tutto è già deciso. A questo punto legga la condanna e ci lasci andare: i giornalisti e gli avvocati a casa loro, e me nella cella di isolamento”. Così una spazientita Julija Tymoshenko ha commentato la decisione del giovane giudice, Rodion Kirejev, di respingere tutte e le 60 richieste della difesa: deposizione agli atti di documenti certificanti l’innocenza dell’ex-Primo Ministro dall’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Dollari, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, e convocazione di testimoni cruciali per un’arringa che, finora, se n’è visti ammettere solo due, contro i 40 dell’accusa – i quali, peraltro, hanno confermato la non-colpevolezza della Leader dell’Opposizione Democratica, rimasta sempre reclusa in isolamento ancor prima della sentenza.

Nulla da fare per il PM, che ha ritenuto le istanze inammissibili e, dopo una lettura arbitraria delle documentazioni, ha chiuso la fase della presentazione delle memorie scritte, ed aperto quella di un dibattito a cui, in segno di protesta, la difesa ha deciso di non prendere parte: “continuare così è un non-senso” ha dichiarato l’avvocato, Mykola Siryj. “Purtroppo è tutto vano: il giudice respinge tutto quello che presentiamo” ha evidenziato l’altro difensore, Oleksandr Plakhotnjuk.

L’Opposizione Democratica si unisce

Pronti, quasi rassegnati, ad una condanna dell’ex-Primo Ministro non è solo il pool di difensori, ma anche un’Opposizione Democratica che, in nome della sua Leader, si prepara a reagire unita, dopo che le troppe divisioni hanno favorito unicamente il presidente filorusso, Viktor Janukovych: considerato il vero responsabile del processo a Julija Tymoshenko e ad un’altra decina di esponenti del campo arancione.

“Attività comune in Parlamento e reazione decisa alla repressione politica saranno i primi passi del Comitato di Difesa dalla Dittatura – ha dichiarato all’autorevole Ukrajins’ka Pravda il Deputato Nazionale V’jacheslav Kyrylenko – in cui confluiscono non solo Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona [i due gruppi dell’Opposizione Democratica alla Rada, guidati rispettivamente da Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko: ex-Ministro degli Interni detenuto in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, n.d.a.] ma anche altre forze del campo arancione. Tale posizione – ha concluso – è il primo passo per la formazione di liste comuni alle prossime elezioni parlamentari, su cui ancora dobbiamo trovare un accordo”.

A conferma di tale tendenza, la decisione di Mykola Martynenko di abbandonare la guida di Nasha Ukrajina – il partito dell’ex-presidente, Viktor Jushchenko, anch’egli tra i principali accusatori di Julija Tymoshenko, ex-alleata nel periodo della Rivoluzione Arancione – e, assieme a quattro Deputati, confluire nel Front Zmin: il Partito dell’ex-Speaker, Arsenij Jacenjuk, che, di recente, si è detto pronto alla comune battaglia con l’ex-Primo Ministro per riportare l’Ucraina sulla via della giustizia e dell’Europa.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: RIPRISTINATO IL VESSILLO SOVIETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 22, 2011

La maggioranza approva l’obbligo di esporre la bandiera dell’esercito URSS accanto a quella nazionale il prossimo 9 Maggio, data in cui ricorre la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Protestano Opposizione Democratica, Chiesa Greco-Cattolica, e Leopoli. Decise a rispettare la memoria di chi, dopo avere combattuto i nazisti, è stato a sua volta vittima dell’Armata Rossa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Bandiera Rossa l’ha trionfata. E trionferà anche il Giorno della Vittoria. Giovedì, 21 Aprile, il Parlamento ucraino ha approvato un decreto che obbliga, per il prossimo 9 Maggio, uffici pubblici ed istituzioni ad issare la bandiera sovietica accanto a quella nazionale. Nello specifico, il vessillo giallo-blu sarà accostato a quello del 150esimo battaglione Kutuzov II, che ha combattuto in Ucraina tra il 1941.

Una contraddizione per chi, legato alla causa nazionale, sulle Rive del Dnipro ha combattuto prima i nazisti. Poi, prevedendo l’arrivo dell’ennesimo regime totalitario, anche l’esercito comunista.

Non la pensano in tale maniera i 260 parlamentari che hanno sostenuto la proposta presentata dal comunista Petro Cybenko. Oltre alla Kompartija, favorevole il gruppo Riforme per il Futuro, la Narodna Partija – facente capo allo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn – ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

“E’ un provvedimento che rende memoria ai nostri padri” ha commentato l’esponente del soggetto filo-presidenziale, Mykhajlo Chechetov.

Pronta risposta dell’Opposizione Democratica. La quale, alla messa in votazione della proposta, ha cercato dapprima di bloccare l’aula. E, successivamente, esposto bandierine nazionali, in risposta a quelle rosse, sventolate dalla maggioranza.

“La bandiera rossa – ha dichiarato il Deputato nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Andrij Parubij – non è un omaggio, ma offende la memoria di chi è stato ucciso dai bolscevichi”.

Sulla medesima frequenza il principale gruppo dell’Opposizione Democratica, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Che, con una nota, ha illustrato come la vittoria sui nazisti in Ucraina sia stata merito non solo dell’Armata Rossa, ma anche dei partigiani patrioti. A loro volta, vittime dei sovietici una volta cacciato il tedesco invasore.

Chesa Greco-Cattolica e Leopoli contrari 

Oltre a quelle dell’Opposizione Democratica, forti sono le reazioni anche fuori dalla Rada. Il Capo della Chiesa Greco-Cattolica, Svjatoslav Shevchuk, ha invitato la Rada a rispettare la volontà della Nazione, che non interamente riconosce la bandiera rossa come simbolo di libertà. Altresì, come vessillo di una dittatura durata fino al 1991.

Invece, la città di Leopoli ha proibito l’esposizione del vessillo URSS accanto a quello nazionale. A sancirlo, una consistente maggioranza del Consiglio Comunale. Decisa, almeno nel capoluogo galiziano, a rispettare la memoria storica di tutti gli ucraini.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DAL PARLAMENTO UN AIUTO ALLA REPRESSIONE POLITICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 9, 2011

Approvato inasprimento delle procedure di consultazione dei capi d’accusa. L’Opposizione Democratica denuncia scopo politico contro Julija Tymoshenko. Sempre più duro il carcere per Jurij Lucenko

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Giro di vite sull’iter processuale. Nella giornata di venerdì, 9 Aprile, la Rada ha fissato la durata esatta del periodo per la presa di visione dei capi d’accusa nell’iter pre-processuale.

Il DDL, approvato dalla maggioranza filopresidenziale, composta da comunisti, Narodna Partija, e Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Capo di Stato, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – limita il tempo di preparazione ai processi. Necessario, secondo la legislazione ucraina, per la presa visione da parte di imputati e relativi avvocati dei capi d’accusa, spesso, raccolti in svariati faldoni.

Un’approvazione con polemica, dal momento in cui il testo della proposta è stato presentato in aula privo degli emendamenti inseriti dall’Opposizione Democratica.

“Ne ho il diritto” ha illustrato il vice-Speaker del Parlamento, il comunista Adam Martynjuk.

Sulle barricate il campo arancione, con esponenti del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – le due forze parlamentari dell’Opposizione Democratica – ad evidenziare come il provvedimento sia indirizzato contro la propria Leader, Julija Tymoshenko.

L’anima della Rivoluzione Arancione, ex Primo Ministro, è accusata di uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di ambulanze e vaccini. Accuse meramente politiche che sono costate a Julija Tymoshenko anche il confino in Patria.

Il divieto imposto, per ben due volte, alla Leader dell’Opposizione Democratica di partecipare al summit del Partito Popolare Europeo di Bruxelles ha suscitato la protesta, oltre che del PPE, di Consiglio d’Europa, Europarlamento, USA, ed ONG internazionali. I quali hanno condannato un regresso della democrazia nel Paese, da quando ad amministrarlo è l’attuale Capo di Stato, Viktor Janukovych.

Oltre alla Lady di Ferro ucraina, ad essere colpiti da provvedimenti politici anche altri esponenti dell’Opposizione Democratica. L’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, è stato riconosciuto perseguitato in Repubblica Ceca, che gli ha concesso Asilo Politico. L’ex-Titolare degli Interni, Jurij Lucenko, è dettenuto in isolamento, come un carnefice.

Jurij Lucenko tra isolamento e scherno pubblico

Oltre alla dura reclusione, il politico è oggetto di scherno, ed insulti, durante le poche ore di pausa, da parte degli altri detenuti. Che, da capo della polizia, Lucenko ha contribuito ad arrestare.

A riportare questi dettagli, l’ex-Viceministro delle Finanze, Jevhenij Kornijchuk, appena liberato da un arresto simile a quello dell’ex-Titolare degli Interni.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: FREEDOM HOUSE CRITICA JANUKOVYCH. CONVOCAZIONE PERMANENTE IN PROCURA PER JULIJA TYMOSHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 13, 2011

Il rating americano conferma il regresso della democrazia sulle rive del Dnipro. Ancora violenze e provvedimenti giudiziari a scopo politico. La Leader dell’Opposizione Democratica ogni giorno davanti ai giudici

Il logo della ONG Freedom House

L’Ucraina Paese non più libero, retrocessa nel gruppo di Afghanistan, Burundi, Cambogia, Etiopia, Iran, Kuwait, Madagascar, Ruanda, Shri Lanka, e Tailandia. E’ con questo verdetto – arancione – che l’autorevole ONG americana Freedom House ha certificato il regresso democratico in atto sulle Rive del Dnipro.

Merito del Presidente, Viktor Janukovych, dal momento in cui Kyiv è l’unica ad uscire dal gruppo dei Pienamente Democratici. Un traguardo, tutto della Rivoluzione Arancione – con i governi di Julija Tymosshenko e la Presidenza di Viktor Jushchenko – che ha fatto dell’Ucraina un unicum nell’ex URSS, con gli Stati Baltici.

Quello del rating Freedom House non è il solo record battuto dalla banda Janukovych. Difatti, le Autorità di Kyiv sono state in grado di rovinare, e contraddire, anche l’approvazione di un decreto finalmente serio. Con 408 favorevoli, su 433 Parlamentari registrati, la Rada ha emanato la Legge sull’Accesso alla Libera Informazione.

Un documento che elimina, per ogni cittadino, i vincoli per la libera consultazione di ogni atto governativo. Un’innovazione, sentita dai giornalisti a tal punto da incitarne l’approvazione, con l’esposizione, dalla loggia stampa, di uno striscione.

Ancora violenze e repressioni

L'ex vice ministro della giustizia, Jevhen Kornijchuk. FOTO 5 KANAL

Pronta la reazione del Vice Speaker del Parlamento, Adam Martynjuk. Il quale, stizzito, ha affermato di non necessitare della stampa per sapere cosa fare. Anche la polizia è stata scattante nell’imporre la rimozione, e l’eliminazione, dello stendardo.

Ad essi, si è aggiunta la rabbia di Oleksij Zhuravko, Parlamentare del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha aggredito il collega dell’autorevole – malgrado tutto – Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Najem.

Oltre alla condotta della maggioranza, a confermare la rilevazione Freedom House, l’ennesimo interrogatorio ai danni della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Il primo di una lunga serie, dal momento in cui la Procura le ha imposto la convocazione giornaliera, dalle 10 alle 17. Nemmeno fossimo alle elementari.

L’ex Primo Ministro, anima della Rivoluzione Arancione, è accusata di uso improprio dei fondi per le riduzioni di CO2 alle uscite sociali, di acquisto irregolare di 27 autoambulanze, e di usurpazione di risorse nell’ambito dell’acquisto di vaccini.

Così, la Lady di Ferro ucraina è stata privata persino del diritto d’espatrio. Rea, per così dire, di avere pagato le pensioni in un periodo di crisi. E di essersi occupata della salute degli ucraini.

“Da nessuna legge è previsto tale trattamento – ha dichiarato, all’uscita dalla Procura – vogliono impedirci di interagire con la gente – ha aggiunto – lavorare, e rafforzare la nostra attività politica. E’ Janukovych – ha ultimato – che lo ha ordinato”.

Sempre giovedì, 13 Gennaio, la Corte di Appello ha confermato l’arresto dell’ex-Vice Ministro della Giustizia, Jevhen Kornijchuk. Giudicato soggetto potenzialmente nocivo per lo svolgimento delle indagini, l’esponente del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna è l’ennesima personalità di spicco dell’entourage della Leader dell’Opposizione Democratica ad essere finita in gattabuia.

Prima di lui, altri dieci. Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn.

Matteo Cazzulani