LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA MANETTE PER CHI APPLAUDE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on July 23, 2011

Decine gli arresti tra i manifestanti anti-regime, colpiti anche i giornalisti. Solidarietà ai democratici bielorussi in Polonia ed Ucraina

il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Un silenzio rotto dagli applausi, e poi gli arresti. Questo è lo scenario che, da un mese a questa parte, ha luogo a Minsk, ed in altre città della Bielorussia, dove dimostranti di orientamento liberale, democratico, e filo europeo conducono instancabilmente l’azione Rivoluzione attraverso i Social Network, per protestare contro l’autoritarismo del regime di Aljaksandar Lukashenka.

Nello specifico, i manifestanti, attraverso Facebook, Twitter, e Vkontakte, si danno appuntamento in una delle piazze principali delle città bielorusse e, dopo essersi riuniti in silenzio, esprimono la loro protesta con dei semplici applausi: un gesto tanto antico quanto semplice e spontaneo, che, puntualmente, provoca la dura reazione della milicija, che arresta una media di 40 persone.

Meno pesante, ma solo numericamente, la scure delle autorità mercoledì,20 Luglio, quando l’ennesima edizione della manifestazione pacifica ha visto l’arresto di “soli” 16 dimostranti. Colpiti, tuttavia, anche i giornalisti, rei di essere presenti in loco per testimoniare un evento di rilevante importanza. Traessi, il collega di Jevroradio, Tymofij Skybenko, trattenuto per qualche ora.

Repressione senza pausa

Inoltre, azioni in solidarietà ai democratici bielorussi sono state organizzate dinnanzi alle ambasciate ed ai consolati bielorussi polacchi ed ucraini – nello specifico, a Varsavia, Kyiv, e Leopoli.

Proteste contro il regime di Lukashenka durano ininterrottamente dallo scorso 19 Dicembre, quando il Bat’ka è stato autore di una brutale repressione delle manifestazioni spontanee, originatesi in seguito all’ennesima falsificazione delle elezioni presidenziali, durante le quali i principali avversari del dittatore bielorusso sono stati arrestati.

Condanna all’operato delle Autorità di Minsk sono state espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, ONU, e principali ONG internazionali.

Matteo Cazzulani

REPORTERS SANS FRONTIERES DENUNCIA LA MANIPOLAZIONE DELLE INFORMAZIONI

Posted in Editoriale by matteocazzulani on March 14, 2011

Pubblicata la lista dei Paesi che censurano il Web. Ma il vero pericolo è la modifica delle informazioni per il discredito delle testate libere. Il caso della russa INOSMI con la Voce Arancione ed Il Legno Storto

Il simbolo della campagna contro la censura sul Web. FOTO REPORTERS SANS FRONTIERES

Dalla censura alla manipolazione delle informazioni. Questo l’allarme lanciato da Reporters sans Frontières, nella Giornata Mondiale del web.

La ONG internazionale, che si batte per la Libertà di Stampa nel Mondo, ha pubblicato la lista dei nemici della rete, ossia quei paesi in cui l’accesso al web è interdetto. Tra essi, Myanmar, Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Siria, Turkmenistan, Vietnam, ed Uzbekistan.

Stupisce, in parte, l’elenco degli Stati in cui l’accesso al web è libero, ma controllato. Oltre a Bahrein, Egitto, Eritrea, Libia, Malesia, Russia, Sri lanka, Tailandia, Tunisia, Emirati Arabi e Venezuela, anche Australia, Francia e Corea del Sud. Tre democrazie, secondo Reporters sans Frontières, con standard ancora troppo bassi per la regolamentazione dell’uso della Rete.

Come illustrato dal Segretario Generale dell’ONG, Jean François Julliar, almeno 119 persone sono state arrestate per avere espesso la propria idea sul Web.

Ma, fatto ancora più grave, alcune tra le autocrazie del Mondo, specie quelle che garantiscono un accesso controllato, avrebbero interrotto la censura, e preferito la manipolazione delle informazioni, mirata al discredito dell’autore.

Una fine strategia, come evidenziato dal segretario di Reporters sans Frontières, adottata in seguito alle recenti ribellioni nel mondo arabo. Organizzate, ed iniziate, al pari di quella Moldava ed Iraniana del 2009, proprio sul web.

Il precedente INOSMI con Voce Arancione e Legno Storto

A riprova di tale opinione, quanto accaduto — in più occasioni — alla Voce Arancione ed al Legno Storto. Le due testate, tra le poche in Italia attente all’areale ex-URSS, sono state vittime della disinformazione dell’agenzia russa INOSMI, che ha modificato il contenuto di alcuni articoli, pubblicandoli come fedeli traduzioni.

Scopo, non solo il discredito delle due testate, ma anche azioni positive, come il progetto Eurobus 3, ed il supporto al Dissenso nel Mondo ex-Sovietico.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER IL WALL STREET JOURNAL UNA NUOVA RIVOLUZIONE ARANCIONE E’ POSSIBILE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 28, 2011

Secondo l’autorevole rivista americana, probabili insurrezioni antigovernative anche in Kenya ed Azerbajdzahan. Gli svedesi i più mansueti

Manifestanti ucraini durante la Rivoluzione Arancione

Dopo la Tunisia, l’Ucraina. Così preannuncia il rating del Wall Street Journal, sui Paesi maggiormente predisposti alla rivolta.

Uno studio accurato, media tra la classifica di Transparency International sulla corruzione, l’Indice UNDP sullo Sviluppo Umano sulla capacità di sviluppo della singola persona, il dato GINI sulla dispersione dei beni nella società, l’età media, ed i tassi di disoccupazione delle singole realtà.

Stato più a rischio rivolta, il Kenya, seguito da Camerun, Pakistan, Nigeria, ed Indonesia. A dormire sonni poco tranquilli, anche le Autorità di Filippine, Guatemala, Marocco, e Giordania.

Per quanto riguarda il Mondo ex-Sovietico, il primato spetta all’Azerbajdzhan, decimo, incalzato dall’Uzbekistan, quindicesimo. Poco più in basso, l’Ucraina, ventiduesima, prima della Bosnia-Herzegovina, ma immediatamente dopo la Tunisia.

Ventinovesima la Bielorussia, che anticipa la Russia, quarantesima. A sua volta, battuta da Macedonia — trentaduesima — e Romania — trentasettesima.

Svezia felix

I centroeuropei meno inclini all’insurrezione, gli Sloveni, al 66esimo posto, leggermente più soddisfatti degli Italiani, 65simi.

Il podio della sicurezza dalle sommosse è composto da Svezia, Austria, e Canada, rispettivamente 85esima, 84esima, ed 83esima. Basso, anche il valore di Germania, Gran Bretagna, USA e Francia.

A conferma della serietà della classifica, la posizione dei Paesi oggi coinvolti da proteste di piazza contro regimi autoritari. La Libia è al 13esimo posto. L’Egitto, al 16esimo.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO AL FIANCO DI MAJDAN E STAMPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 17, 2011

Ennesimo interrogatorio per la Leader dell’Opposizione Democratica, che difende imprenditori, lavoratori e giornalisti. In 200 in piazza contro il Codice Fiscale

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

La Procura non cambia musica. Nemmeno per i prossimi giorni. Lunedì, 17 gennaio, alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julia Tymoshenko, è stata rinnovata l’accusa di uso improprio dei fondi per le emissioni CO2 alle uscite sociali.

A comunicarlo, al termine dell’interrogatorio, la stessa anima della Rivoluzione Arancione, che ha evidenziato la natura repressiva del provvedimento, volto ad impedirle lo svolgimento della sua attività politica.

A stampa e sostenitori – una cinquantina, ad attenderla presso l’edificio – ha ribadito di non voler abbandonare il Paese, e promesso di continuare la lotta in Patria. Per un’Ucraina giusta, democratica, Indipendente, ed europea. Malgrado la morsa della magistratura. Che l’ha convocata anche per le prossime due giornate.

Probabilmente, per ripeterle i medesimi capi d’accusa: oltre all’utilizzo del danaro per il rispetto del protocollo di Kyoto alle uscite sociali, l’acquisto irregolare di 27 autoambulanze. Ed usurpazione delle risorse statali, nell’ambito dell’acquisto di vaccini.

Così, l’ex Primo Ministro è stata privata anche del Diritto d’Espatrio. Rea, per così dire, di avere pagato le pensioni, e migliorato il sistema sanitario nazionale.

Oltre a lei, in prigione sono finiti suoi stretti collaboratori. Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Viceministro della Giustizia, Jevhen Kornijchuk.

La protesta contro il Codice Fiscale

In aggiunta, Julija Tymoshenko ha attaccato il Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, che ha minacciato l’intervento della polizia durante le manifestazioni, programmate nella mattinata. Una mossa, per scoraggiare la partecipazione ad una dimostrazione pacifica contro le Autorità. Che, felicemente, non ha avuto successo.

Difatti, in circa 200 hanno presidiato l’Amministrazione Presidenziale. Imprenditori, lavoratori, e Deputati Nazionali dell’Opposizione Democratica. Insieme, contro la reclusione politica di tre coordinatori delle dimostrazioni di novembre contro il Codice Fiscale.

Una legge che, per concedere sgravi ai grandi imprenditori, sponsor del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha incrementato la pressione su piccola e media impresa, e privato i sindacati del diritto di riunione.

Oltre ai manifestanti non violenti, ed agli oppositori politici, nell’Ucraina di Janukovych, ad essere vittima di continue pressioni è anche la stampa. A sua difesa, una nota del principale gruppo alla Rada dell’Opposizione Democratica, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna.

Il Capo dello Stato è stato chiamato a porre fine ad un’escalation che, in un solo anno, nel rating dell’autorevole Freedom House, ha escluso Kyiv dagli Stati liberi. E retrocesso il Paese di 42 posizioni anche nella graduatoria, in quanto a Libertà di Stampa, di Reportères sans Frontières.

“Poliziotti hanno sequestrato materiale alla giornalista Olena Bilozers’ka – riporta l’ufficio stampa BJuT – e Parlamentari della maggioranza si permettono di percuotere corrispondenti di importanti testate. Le Autorità – ha continuato – minacciano l’informazione on-line. Il silenzio del Presidente è una conferma – ha ultimato – della mancata volontà di punire chi impedisce il lavoro dei giornalisti”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: ANCORA UN PROCESSO SU COORDINATORE DELLE PROTESTE CONTRO IL CODICE FISCALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 6, 2011

La Procura Generale apre l’ennesimo procedimento giudiziario. Imprenditori e lavoratori pronti per un nuovo Majdan

Le proteste sul Majdan Nezalezhnosti. FOTO MAJDANUA.COM

Non c’è due senza tre. Nella giornata di giovedì, 6 Gennaio, la procura Generale ha aperto un processo a carico di uno degli organizzatori delle proteste contro il Codice Fiscale, Oleh Akhtyrs’kyj.

L’imprenditore è stato accusato di occupazione illecita di suolo pubblico, e turbamento della quiete pubblica. Su di lui, anche l’obbligo di firma giornaliera in Commissariato. Ed un ciclo di interrogatori.

Quello su Akhtyrs’kyj è il terzo provvedimento giudiziario contro i coordinatori delle dimostrazioni che, lo scorso novembre, hanno portato imprenditori e lavoratori sul Majdan Nezalezhnosti, presidiato con una tendopoli.

Dieci mila persone, contro una legge iniqua, che ha incrementato la pressione fiscale su piccola e media impresa, per compensare sgravi ai grandi industriali, sponsor del partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, il Codice Fiscale ha introdotto la responsabilità del lavoratore, il monitoraggio della sua attività, ed il divieto di associazione per i sindacati.

Riprendono le proteste

In seguito all’apertura del procedimento su Akhtyrs’kyj, l’Associazione Spil’na Sprava ha invitato tutti i 10 mila patecipanti delle manifestazioni del Majdan ad unirsi ad una nuova protesta a Kyiv, il prossimo 17 Gennaio.

Simili comunicati sono stati diffusi anche da altri soggetti, protagonisti delle manifestzioni non violente, interrotte, con la forza, dalla polizia

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VITTORIA DELLA LINGUA NAZIONALE. CONGELATO L’INNALZAMENTO DEL RUSSO A PARLATA UFFICIALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 5, 2010

Una possente mobilitazione spinge il governo a congelare il DDL per il riconoscimento del russo come lingua nazionale. L’Opposizione Democratica invita alla calma. Il mondo accademico: “Ucraino in pericolo di estinzione”

Il Padre della Lingua Ucraina, il poeta romantico Taras Shevchenko

Vinta una battaglia, ma la guerra continua. Nella giornata di lunedì, 4 ottobre, il Parlamento ha deciso di congelare l’esame del disegno di legge che prevede il riconoscimento del russo come lingua nazionale, al pari dell’Ucraino. A determinare tale decisione, i circa 500 attivisti di ONG del Paese, e privati cittadini, riunitisi presso la Rada per manifestare in difesa della lingua di Shevchenko – Taras, il poeta.

Tra essi, volti noti dell’intellighenzia ucraina, tra cui gli scrittori Vitalij e Dmytro Karpanov, il cantante Sashko Polozhyns’kyj ed il coro Homin. Tutti, uniti, per contestare una proposta che mina l’esistenza ed il ruolo della lingua ucraina, già insidiata dalla diffusione nel Paese del russo, pesante eredità delle numerose russificazioni forzate di epoca zarista e comunista.

Il precedente bielorusso

Il Deputato del BJuT-Bat'kivshchyna, Andrij Shevchenko

Soddisfatta, ma sempre vigile, l’Opposizione Democratica, che ha osteggiato l’esame del decreto in sede parlamentare. Timore degli oppositori è che anche l’Ucraino possa subire la medesima sorte del bielorusso, lingua sorella che, anche grazie alla mancata sua tutela da parte delle autorità locali, è stata schiacciata dal russo. 

Il parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Andrij Shevchenko – omonimo del calciatore – ha riconosciuto la vittoria politica, ma, nel contempo, ha evidenziato come il DDL sia stato solamente congelato, e non eliminato. 

Sulla medesima onda, il deputato di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Oleksij Donij, che ha esortato l’Opposizione Democratica a non abbassare la guardia, dal momento in cui la maggioranza intenderebbe riproporre il documento in votazione non appena a lei conveniente.

Ennesimo incontro Janukovych-Medvedev

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Di sicuro, il russo è la lingua preferita dal Presidente, Viktor Janukovych, utilizzata in diverse occasioni internazionali. Non ultima, il summit con il collega della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, con cui Kyiv e Mosca hanno rinsaldato ulteriormente le relazioni bilaterali. 

Questa volta, tra i due Paesi sono state calendarizzate collaborazioni economiche, finanziarie ed infrastrutturali, e la costruzione di una strada ad alto scorrimento da Simferopoli a Mosca. 

Mondo accademico in allarme 

Il capogruppo del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov

La proposta di legge sulla lingua è stata presentata congiuntamente dalle tre componenti della coalizione di governo. A firmarla, il capogruppo del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente Janukovych, il premier, Mykola Azarov, e tutti i membri del Consiglio dei Ministri – Oleksandr Jefremov, il leader dei comunisti, Petro Symonenko, ed il deputato del Blocco Lytvyn, Serhij Hrynevec’kyj.

Secondo i firmatari, l’innalzamento del russo a lingua nazionale sarebbe un segno di rispetto per tutte le minoranze nazionali, nonché un atto doveroso in un Paese dove la lingua di Pushkin è diffusa in ampi strati della società.

In risposta, un documento del Senato Accademico dell’Accademia Kyjevo-Mohyliana, con il quale uno dei principali centri culturali del Paese ha illustrato come l’approvazione del DDL possa mettere seriamente a repentaglio la vita dell’Ucraino.

Ex lege, quella di Shevchenko è l’unica lingua nazionale, adoperata nell’amministrazione e nella sfera pubblica. De facto, è padroneggiata dalla stragrande maggioranza della popolazione, ed è veicolo di una cultura, storia, tradizione e letteratura pienamente europea.

Matteo Cazzulani