LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UE e Ucraina ratificano l’Accordo di Associazione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 17, 2014

Il Parlamento Europeo e la Rada ucraina votano in contemporanea il Documento che rafforza la partnership politica tra Unione Europea e Kyiv. Sia il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che il Capo di Stato ucraino, Petro Poroshenko, ritengono la votazione una pagina di storia

Per l’Europa ci si batte, ci si crede, ci si applica, e in molti casi si può persino morire. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, il Parlamento Europeo e la Rada Ucraina hanno ratificato, in contemporanea, l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che rafforza la collaborazione politica tra Bruxelles e Kyiv in ambiti quali energia, trasporti ed educazione.

L’Accordo di Associazione, che al Parlamento Europeo ha ottenuto 535 voti favorevoli, 127 contrari e 35 astensioni, è stato approvato solo dopo che la Commissione Europea ha concordato lo slittamento al 2016 della realizzazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina: una clausola che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha imposto per dare il suo avvallo all’approvazione.

A margine della votazione, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha definito la ratifica dell’Accordo di Associazione un passo storico che testimonia il pieno sostengo dell’Europa all’integrità territoriale dell’Ucraina: Paese pienamente europeo per via del suo rispetto della democrazia.

“Gli ucraini hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di vite umane per l’Accordo di Associazione. Questo voto istituzionalizza la voce dell’Ucraina nel mondo, e cementa il cammino di Kyiv accanto all’Europa nel futuro” ha dichiarato il relatore del provvedimento al Parlamento Europeo, Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo.

Nel suo intervento, il Relatore PPE ha fatto riferimento alle proteste pacifiche sul Maidan di Kyiv contro la decisione dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione, che lo stesso Yanukovych ha dato mandato di reprimere nel sangue lo scorso Gennaio.

Soddisfazione per la ratifica è stata espressa anche dal Presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Gianni Pittella, che ha sottolineato come una precedente approvazione del Documento avrebbe permesso di risparmiare numerose vite.

Inoltre, il Presidente S&D ha contestato -pur riconoscendola utile per garantire la pace- la decisione di posticipare la realizzazione della Zona di Libero Scambio per via delle pressioni della Russia.

Stupore per la decisione di posticipare l’entrata in vigore della parte economica dell’Accordo di Associazione è stata espressa anche da Petras Austrevicius dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e da Rebecca Harms dei Verdi, Europei, mentre Charles Tannock, dei Conservatori e Riformatori Europei, ha messo in guardia dalle prossime provocazioni militari che Putin è portato a effettuare.

In contemporanea con il voto di Strasburgo, la Rada a Kyiv ha approvato l’Accordo di Associazione con il voto favorevole di 355 Deputati Nazionali, e nessun Deputato contrario.

Come dichiarato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per l’Ucraina la ratifica dell’Accordo ha la medesima importanza dell’Indipendenza del 1991, con l’aggravante di essere avvenuta solo dopo la morte di migliaia di ucraini.

“Nessuna nazione ha mai pagato un prezzo così alto per l’Europa. È difficile ora chiudere ancora le porte dell’Unione Europea dinanzi all’Ucraina, ed è anche difficile porsi contro la concessione a noi della prospettiva di appartenenza all’UE” ha dichiarato Poroshenko dopo il voto.

Simile opinione è stata espressa dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha sottolineato come, con la ratifica dell’Accordo di Associazione, l’Ucraina ha avviato un percorso che punta all’Europa in maniera chiara ed inequivocabile.

Il Donbas e la Oblast di Luhansk ottengono lo Statuto Speciale

Oltre all’Accordo di Associazione, la Rada ha anche approvato una Legge che concede lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk, le regioni occupate dai miliziani pro-russi armate e sostenute politicamente dall’esercito di Mosca.

Il provvedimento prevede la concessione alle due regioni ucraine dello Statuto Speciale per tre anni, durante i quali il Donbas e la Regione di Luhansk hanno piena autonomia in materia penale e di polizia.

Inoltre, la Legge concede a Donbas e Oblast di Luhansk la possibilità di godere del sostegno del bilancio statale ucraino per il welfare, e devono cooperare con le Autorità russe per il controllo della frontiera tra Ucraina e Russia.

La Legge, sostenuta dal gruppo parlamentare del Presidente Ucraina Europea Sovrana, dal Partito moderato UDAR, dal gruppo Sviluppo Economico, dal Partito delle Regioni e dai Comunisti, è stata criticata dal Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna e dagli ultraconservatori di Svoboda.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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UCRAINA: PUTIN ANNETTE LA CRIMEA E MARCIA SULLA TAURIDE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 12, 2014

Il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina ha dichiarato l’indipendenza sotto la pressione delle armate russe, mentre spie di Mosca sono state arrestate a Kherson, nell’Ucraina meridionale. L’Europa impone nuove sanzioni mentre la NATO rafforza la difesa dell’Unione Europea

Uno scenario a lungo temuto e negato, ma che alla fine è avvenuto: la Russia ha annesso la Crimea e, ora, punta dritto al resto dell’Ucraina per cancellare lo Stato ucraino dalle cartine geografiche per dare all’Occidente una prova di forza tipica di un’era che comunemente si credeva essere chiusa.

Nella giornata di martedì, 11 Marzo, il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina di Crimea, controllato da forze militari russe, ha emanato la Dichiarazione di Indipendenza da Kyiv ed ha richiesto l’annessione della penisola alla Federazione Russa tramite un referendum il cui svolgimento sarà controllato sempre dall’esercito inviato da Mosca.

La dichiarazione di indipendenza della Crimea è l’ultimo atto di un’occupazione militare russa che, dopo il rovesciamento del regime di Viktor Yanukovych a causa della protesta pacifica del Maidan, ha visto il Presidente russo, Vladimir Putin, intervenire con proprie armate per tutelare gli interessi della popolazione russofona della penisola che si affaccia sul Mar Nero.

Il giorno successivo, mercoledì, 12 Marzo, spie russe sono state fermate dalla polizia ucraina nei pressi di Kherson, nel sud dell’Ucraina, oltre i confini della Crimea. Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, le spie stavano compiendo un inventario della preparazione dell’esercito ucraino, con particolare attenzione alla capacità di resistenza e alle strutture difensive.

Pronta è stata la riposta dell’Europa, che, per voce del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha condannato l’annessione di una regione dell’Ucraina da parte della Russia. L’Unione Europea ha poi dato il via ad una seconda ondata di sanzioni personali nei confronti di Mosca, ed ha congelato la realizzazione di alcune infrastrutture energetiche, come il Southstream, concepite per accrescere la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas della Russia.

Una forte reazione è provenuta anche dalla NATO, che già martedì, 11 Marzo, ha rafforzato la difesa aerea presso i confini di Polonia e Romania con l’Ucraina, ed ha posizionato alcune portaerei statunitensi al largo delle coste romene con una chiara mossa di carattere difensivo.

L’Europa per la democrazia, l’Italia per la pace

I fatti di Crimea avvalorano l’ipotesi che Putin intenda annichilire l’Ucraina, con un’invasione militare che parte dalla Crimea per toccare anche il resto del Paese, per dimostrare all’Occidente che la Russia è una superpotenza militare che bisogna temere, sopratutto nella sua vocazione imperialista che guarda all’Europa.

Le avvisaglie del comportamento aggressivo di Putin datano già all’Agosto del 2008, quando l’esercito russo, approfittando dell’apertura delle Olimpiadi di Pechino, ha invaso alcune regioni della Georgia -Abkhazia ed Ossezia del Sud- sempre con la scusa di tutelare le popolazioni autoctone russofona.

Dinnanzi ai fatti di Crimea, ben fa l’Europa a condannare l’accaduto. L’occupazione militare russa della penisola è una piena violazione dell’Accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio della cessione dell’intero suo arsenale nucleare, si è vista riconosciuta la sua indipendenza ed integrità territoriale da Russia, USA e Gran Bretagna.

Opportuna è stata anche la proposta avanzata dal Premier polacco Donald Tusk al Cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo cui l’UE deve diminuire la dipendenza energetica dalla Russia attraverso la realizzazione di gasdotti per importare gas naturale da Azerbaijan, Turkmenistan ed Israele e rigassificatori per acquistare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia ed USA.

Su questo, ben si è mossa anche l’Italia, che per volere dell’allora Premier Enrico Letta e dell’allora Ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha supportato con forza la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- per veicolare gas dell’Azerbaijan in Salento, e, così, rendere il nostro Paese l’hub europeo dell’oro blu azero.

Un ruolo attivo può essere giocato anche dalla NATO, che ha già iniziato a mobilitare le sue truppe in difesa dei confini dell’UE, con particolare attenzione a Polonia, Romania e Paesi Baltici: gli Stati verso i quali, nemmeno troppo velatamente, Putin ha sempre inviato pretese di carattere espansionistico.

Oltre a manovre difensive, la NATO sta valutando cin da subito di integrare al suo interno Georgia, Moldova ed Ucraina. Questi Paesi sono stati mantenuti fuori dall’Alleanza Atlantica per paura di irritare la Russia che, come dimostrato dai fatti ucraini, alla fine ha tuttavia mostrato il suo vero volto violento, a prescindere dall’appeasement dell’Europa.

Dopo la Georgia e la Crimea, è sempre più alta la preoccupazione che la Russia di Putin possa allargare il conflitto ad altre zone dell’Ucraina, se non ad altri Paesi dell’Europa: come ha dichiarato Putin a più riprese sopratutto durante l’ultima campagna elettorale, Mosca ritiene che l’Europa sia il principale avversario della Russia, che il Cremlino deve eliminare il prima possibile dalla competizione internazionale per recuperare lo status di superpotenza imperiale.

In questo, ben fa l’Italia a mantenere, per ragioni culturali ed economiche, una posizione equilibrata per cercare fino all’ultimo una soluzione pacifica del conflitto attraverso il dialogo con tutti.

L’Europa, dal canto suo, deve mantenere una posizione ferma in sostegno della pace, della democrazia, dei diritti umani e del progresso: valori su cui val bene la pena di sacrificare qualche goccia di gas.

Matteo Cazzulani

CRIMEA: ALCUNI FALSI MITI DA SFATARE PER COMPRENDERE COSA HA SPINTO LA RUSSIA AD INVADERE L’UCRAINA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on March 3, 2014

L’invasione russa in Crimea crea un pericoloso precedente che, se non arginato fin da subito, può portare all’allargamento della crisi militare anche in Paesi dell’Unione Europea. Tutta l’Ucraina manifesta contro Mosca, mentre ancora manca una presa di posizione dell’Europa dinnanzi alla violazione dei Trattati di Budapest del 1994.

Ho taciuto perché scosso dal realizzarsi di eventi che ho previsto da tempo, ed anche perché argomentare una riflessione sul “io ve l’avevo detto da tempo che sarebbe finita così” sarebbe stato antipatico, supponente, arrogante e sopratutto poco costruttivo. Ora, per comprendere bene quello che accade, ma sopratutto quello che accadrà in Ucraina, riporto alcuni punti che, spero, potranno aiutare gli italiani ad analizzare con un po’ più di verità una situazione raccontata in maniera purtroppo sommaria dai media del Belpaese. Lo faccio da italiano che ha vissuto da tempo in Ucraina e che, a detta di molti, conosce molto bene le dinamiche politiche, storiche e sociali di questo Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Il primo punto riguarda la descrizione della situazione per quello che realmente è: la Russia di Putin non solo ha dichiarato guerra all’Ucraina, ma ha anche avviato un’invasione che, secondo fonti ben accertate, ha già portato nel territorio ucraino circa 10 Mila uomini.

A sconvolgere è innanzitutto la modalità con cui Putin ha preparato l’invasione, infiltrando i suoi uomini in Crimea, dove la maggioranza della popolazione è russofona, anche grazie alla distribuzione facilitata di passaporti russi, mentre gli occhi dell’opinione pubblica erano rivolti sulla riuscita della manifestazione pacifica del Maidan, che ha rovesciato il regime dittatoriale di Viktor Yanukovych.

L’invasione preoccupa anche per la modalità con cui è stata argomentata, in quanto Putin si è appellato al diritto di “tutelare le popolazioni russo fonte in Ucraina”. Questa argomentazione non solo è falsa -i russi non sono MAI stati discriminati in ucraina- ma è anche pericolosa, in quanto giustifica il diritto per qualsiasi Paese di occupare regioni di altri Stati ove è presente una propria minoranza nazionale.

L’atto di Putin è una violazione del Trattato di Budapest del 1994, con cui Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna si sono impegnati a garantire l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio della cessione da parte di Kyiv del proprio arsenale nucleare. Se Putin sarà lasciato libero di occupare una parte dell’Ucraina, lo stesso potrebbe fare l’Austria con l’Italia, arrogando a se il diritto di occupare l’Alto Adige contro un inesistente mancato rispetto dei diritti dei cittadini di Bolzano da parte del Governo Renzi…

L’ennesimo punto su cui vale la pena di riflettere sono infatti le ripercussioni internazionali che avrà la mossa di Putin in Crimea nei prossimi mesi. Da un lato, il Presidente russo intende mostrare al mondo intero di essere determinato a tutelare gli interessi russi in Paesi sovrani ed indipendenti con tutti i mezzi a disposizione, anche a costo di provocare una guerra in Europa.

Dall’altro, Putin vuole porre un freno alla possibile diffusione in Russia del Maidan. La riuscita della mobilitazione pacifica degli ucraini contro Yanukovych non era prevista da nessuno, tantomeno da Mosca: questo ha infuso coraggio e determinazione anche presso il popolo russo, che da tempo lancia segnali di insofferenza nei confronti del regime di Putin simili a quelli manifestati dagli ucraini.

Altro punto su cui da anni spendo fiumi di parole è la divisione dell’Ucraina tra un oriente filorusso ed un occidente filo occidentale: una menzogna grossa come una casa su cui il Cremlino ha da anni fatto leva per legittimare le sue ambizioni espansionistiche sull’Ucraina.

Come dimostrano le recenti mobilitazioni contro Yanukovych, e sopratutto le manifestazioni contro l’invasione militare di Putin in Crimea, TUTTE le città ucraine sono schierate dalla medesima parte in sostegno dell’indipendenza e dell’integrità territoriale del proprio Paese: dimostrazioni in cui cittadini ucraini, sopratutto in lingua russa, hanno criticato l’invasione militare russa sono state organizzate non solo a Kyiv, Lviv e Uzhhorod, ma anche a Kharkiv, Zaporizzhya, persino nella “russissima” Odessa.

Di pari passo con l’aspetto geografico, non è vero che anche la società ucraina è divisa in due, bensì lo è in tre fazioni. Da una parte vi sono sempre meno sostenitori del Regime di Yanukovych che bene vedono un intervento militare della Russia per riportare al potere un regime dittatoriale isolazionista. Dall’altro, l’opposizione politica, che ha preso in mano le redini del Paese con un Governo di transizione che non solo deve approvare manovre lacrime e sangue per evitare il default nazionale, ma deve anche gestire l’invasione russa.

La terza forza sociale in gioco è il cosiddetto Maidan, ossia la società ucraina che nulla ha a che fare con la politica, e che è scesa in piazza per chiedere libertà e democrazia contro Yanukovych prima, e, oggi, indipendenza e pace contro il Presidente russo Putin. Né l’opposizione, né il Maidan sono manovrati da pericolosi fascisti, come invece ama presentare parte della stampa italiana. La componente di estrema destra è sì presente, ma è residuale in confronto alla stragrande maggioranza dei dimostranti che, invece, si è mobilitata per i propri diritti di vivere sereni e liberi.

L’invasione russa della Crimea deve spingere l’Europa ad un intervento immediato, tempestivo ed incisivo, poiché proprio l’azione diplomatica dell’Unione Europea ha portato al rovesciamento del Regime di Yanukovych dopo due giorni di repressione armata e almeno 100 vittime provocate tra i manifestanti dalla polizia di regime Berkut. Finora, solo l’ONU ha convocato riunioni urgenti per affrontare la questione, mentre la NATO ha assicurato di essere pronta a tutelare i confini dell’UE per evitare che l’aggressione militare russa continui anche in altri Paesi, come Lettonia, Estonia, Lituania se non addirittura Polonia e Romania.

Bene finora hanno fatto i Leader dei Paesi occidentali, a partire dal Presidente USA Obama e da quello francese Hollande, fino al Premier canadese Harper, al Cancelliere tedesco Merkel, a mobilitarsi per sostenere l’integrità territoriale dell’Ucraina e minacciare sanzioni, tra cui l’esclusione dal G8 e l’Isolamento internazionale. Bene ha fatto anche il Premier polacco Tusk a sottolineare come l’aggressione alla Crimea metta a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, così come da apprezzare è la presa di posizione urgente del Presidente del Consiglio italiano Renzi in sostegno del popolo ucraino.

La Crimea come i Sudeti

Tuttavia, l’Europa deve fare di più. Se non sarà fermata, l’invasione della Russia in Ucraina provocherà un precedente preoccupante simile a quello dei Sudeti nel 1934, quando la Germania di Hitler occupò una parte dell’allora Cecoslovacchia senza che la Comunità Internazionale osasse proferire verbo perché preoccupata di irritare Berlino.

Occorre essere coscienti che in Crimea è in atto solo il primo passo di un’espansione militare da parte di una potenza autoritaria che vede nella sopraffazione l’unico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’immagine dei soldati ucraini, che seppur circondati nella caserme della Crimea dai militari russi di rifiutano di consegnare le armi, ricorda molto quanto accaduto alla Divisione Aqui a Cefalonia dopo l’Armistizio del 1943…

Potremmo essere solo all’inizio di una crisi mondiale che va disinnescata fin da subito. L’Europa e gli europei non devono essere preoccupati di Putin, ma devono assumersi appieno le proprie responsabilità ed agire da protagonisti per evitare il dilagare di una crisi politica che sembra sempre più inarrestabile.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH PRONTO A CACCIARE 200 OCCIDENTALI SOLIDALI CON LE MANIFESTAZIONI PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2013

La lista delle Persone non Grate sarebbe stata redatta dal Deputato del Partito delle Regioni Oleh Tsariov, e, come riportato dal Financial Times, avrebbe già colpito imprenditori, accademici e politici dell’Occidente che hanno supportato le proteste in sostegno dell’integrazione ucraina in Unione Europea. Se confermata, l’indiscrezione testimonia la deriva autoritaria di Kyiv sul modello della Bielorussia.

Cacciati dal Paese come agenti stranieri per avere supportato le proteste pacifiche dell’opposizione. Non siamo in Corea del Nord, e nemmeno in Russia o in qualche altro noto regime del Mondo, ma in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni, il Presidente, Viktor Yanukovych, ha dato l’ordine di vietare l’ingresso nel Paese a circa 200 tra imprenditori ed accademici “rei” di avere espresso supporto alle manifestazioni in sostegno all’integrazione ucraina in Unione Europea.

L’esistenza della lista nera è stata comunicata dall’autorevole Financial Times, che ha sottolineato come il Deputato del Partito delle Regioni -la forza partitica del Presidente Yanukovych- Oleh Tsariov abbia individuato 200 occidentali considerati dalle Autorità di Kyiv persone non grate.

Tra gli invisi dal Presidente Yanukovych ci sono l’ex-Capo di Stato georgiano, Mikheil Saakashvili -che a più riprese si è recato a Kyiv per sostenere le manifestazioni per l’ingresso di Kyiv nell’UE- il Leader dell’opposizione russa, Boris Nemtsov -a cui, a inizio Dicembre, è stato negato l’ingresso in Ucraina- e imprenditori noti per creare posti di lavoro, come il georgiano Georgi Kivkadze.

L’indiscrezione, confermata anche dal politologo Andreas Umland -esponente del Gruppo di Esperti indipendenti del Parlamento ucraino per i rapporti dell’Ucraina con l’UE- sarebbe l’ennesima deviazione autoritaria del Presidente Yanukovych, dopo l’ondata di arresti che, dal 2010, ha portato in carcere una decina di esponenti dell’Opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

A Yanukovych si devono anche i brogli durante le Elezioni Amministrative del 2010 e le Elezioni Parlamentari del 2012, l’esautorazione dei poteri del Parlamento per essere accentrati nelle mani del Presidente, e pressioni su giornalisti e stampa indipendente.

Di recente, il Presidente ha anche autorizzato la repressione violenta sul milione di dimostranti che, da più di un mese, manifesta contro la decisione del Capo di Stato ucraino di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia dell’Ucraina nel mercato unico europeo.

Ad aumentare la rabbia dei manifestanti è stata anche la decisione di Yanukovych di accettare dal Presidente russo, Vladimir Putin, uno sconto sul prezzo del gas e un prestito di 15 Miliardi di Dollari che, de facto, lega l’Ucraina alla Russia ed impedisce l’integrazione europea di Kyiv.

Autoritarismo e cessione alla Russia di parti di sovranità sono tratti che Yanukovych condivide con il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, noto per essere l’ultimo dittatore d’Europa che, dopo avere cercato di collocare la Bielorussia su una posizione equidistante tra Europa e Russia, è stato lentamente, ma inesorabilmente inglobato da Putin nella sua Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale è concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, per mezzo della realizzazione di un nuovo impero russo nell’area ex-URSS -impossibile da creare senza l’Ucraina per motivi culturali, geopolitici, finanche psicologici- per contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

È nato il movimento nazionale Maidan

Nel frattempo, la protesta pacifica in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa si è costituita dell’Unione Nazionale Maidan: un movimento transpartitico che raccoglie tutte le persone che supportano l’orientamento dell’Ucraina verso l’Europa.

Come dichiarato dall’ex-Ministro degli Esteri, Yuri Lutsenko -l’unico dissidente liberato dal carcere da Yanukovych- il movimento ha lo scopo di mantenere la protesta permanente per costringere il Capo di Stato a dimissionare il Governo del Premier filorusso, Mykola Azarov, e ascoltare la volontà del popolo di pieno appoggio all’Europa e alla democrazia.

Matteo Cazzulani