LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IL CASO TYMOSHENKO 2 ANCORA FERMO MENTRE JANUKOVYCH PORTA L’UCRAINA SEMPRE PIU’ VICINO ALLA RUSSIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 2, 2012

Rinviato per la quinta volta il via al processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per malversazione finanziaria. La maggioranza parlamentare fedele al Presidente ucraino vara due provvedimenti che diminuiscono l’indipendenza nazionale di Kyiv dinnanzi ai disegni egemonici di Mosca

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo sugli accordi del gas. FOTO ® MATTEO CAZZULANI

L’eroina della Rivoluzione Arancione sarà monitorata durante le udienze del processo per garantire la sua presenza, a prescindere dalle condizioni di salute. Nella giornata di martedì, 31 Luglio, il giudice Kostjantyn Sadovs’kyj, incaricato della conduzione del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, per malversazione finanziaria durante la presidenza del colosso energetico JEESU pari a 4 milioni di Dollari – un fatto risalente a metà degli anni Novanta – ha respinto per la quinta volta l’avvio del procedimento dinnanzi all’assenza dell’imputata.

Julija Tymoshenko, affetta da una seria ernia al disco, ha rifiutato sia la presenza in Aula che il collegamento video proposto dall’accusa: la videoconferenza, come ha motivato l’ex-Primo Ministro ucraino, non permette di dialogare con gli avvocati difensori durante la seduta e, quindi, priva l’eroina della Rivoluzione Arancione di uno dei diritti fondamentali garantiti ad un imputato in un qualsiasi processo.

La posizione della Tymoshenko ha costretto Sadovs’kyj a rimandare la seduta, non prima di avere accolto la richiesta dell’accusa di prendere comunque in esame la possibilità di stabilire un contatto video per la seduta successiva. Inoltre, il Giudice ha respinto la proposta con la quale la Difesa ha richiesto il riaggiornamento del processo ad avvenuta guarigione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Secondo il pool di medici tedeschi – che hanno ottenuto il permesso di curare la Tymoshenko presso una sala dell’Ospedale dei Ferrovieri di Khar’kiv – la Leader dell’Opposizione Democratica necessita non meno di 8 settimane per ristabilirsi in maniera soddisfacente.

Lo staff medico delle Autorità carcerarie ritiene invece che l’eroina della Rivoluzione Arancione sia pronta per presenziare in aula e, sopratutto, che ella debba ritornare al più presto nel Penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, dove la Tymoshenko sta scontando sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Nel frattempo, l’assenza dalla scena politica della Tymoshenko permette ai suoi avversari – che a detta dell’Opposizione Democratica sono responsabili dei processi politici che hanno costretto l’eroina della Rivoluzione Arancione al carcere – di realizzare indisturbati una politica che allontana Kyiv dall’Europa e avvicina sempre più l’Ucraina alla Russia.

Lunedì, 30 Luglio, il Parlamento, convocato in seduta straordinaria, ha ratificato l’accordo di ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: processo di integrazione economica sovranazionale nello spazio ex-sovietico che consente alla Russia di estendere la sua egemonia sui Paesi un tempo appartenenti all’URSS oggi indipendenti.

Il progetto è stato registrato e sostenuto dal Presidente, Viktor Janukovych, che, dopo avere provocato il congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, ha deciso di perseguire il vettore eurasiatico con l’avvicinamento di Kyiv sotto la sfera di influenza della Russia.

In Ucraina si parlerà sempre più in russo

Sempre nell’ambito del processo di avvicinamento a Mosca voluto da Janukovych il Parlamento ha votato in definitiva il provvedimento che riconosce la lingua russa come idioma di Stato in Ucraina al pari dell’ucraino.

Il documento, che è già stato firmato dallo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, è fortemente contrastato dall’Opposizione Democratica, in quanto limita l’uso della lingua nazionale – che in Ucraina, così come in altri Paesi ex-URSS e, più in generale, in altre realtà ex-coloniali, rappresenta un fattore che garantisce l”unità della nazione ed il mantenimento della cultura nazionale – e aumenta l’influenza della lingua di un Paese straniero, la Russia, intenzionato a sottomettere politicamente l’Ucraina.

A forzare l’approvazione della legge linguistica è stata la maggioranza filo-presidenziale, che ha insistito per la calendarizzazione del provvedimento in una seduta straordinaria prima della pausa estiva. Il documento era già stato votato dal Parlamento in maniera frettolosa ed irregolare, al punto da portare Lytvyn a rassegnare per protesta le proprie dimissioni.

La maggioranza ha poi respinto le dimissioni dello Speaker del Parlamento in cambio del suo impegno a firmare il documento qualora esso fosse stato riapprovato in una nuova seduta nel pieno rispetto delle regole.

Matteo Cazzulani

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CAOS IN UCRAINA: SI DIMETTE IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 5, 2012

Lo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, rassegna le dimissioni in seguito all’approvazione della riforma del sistema linguistico che indebolisce l’uso dell’ucraino negli uffici pubblici a favore del russo. Probabile il commissariamento dell’organo legislativo da parte dell’amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, intenzionato ad assumere il controllo su tutti gli ambiti del potere

Lo speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn

Due dimissioni eccellenti e una paralisi istituzionale. La giornata di mercoledì, 4 Giugno, è destinata a entrare nella storia della politica ucraina come una delle più turbolente e movimentate, con le dimissioni dello Speaker del Parlamento e del suo Vice, e l’ipotesi di scioglimento anticipato della Rada sempre più vicino.

Tutto è iniziato con la votazione in seconda lettura alla Rada del progetto di legge che istituzionalizza il russo a lingua nazionale in 13 delle 23 regioni dell’Ucraina e, de facto, indebolisce il già precario utilizzo dell’Ucraino negli uffici pubblici del Paese.

Forti sono state le resistenze da parte dell’Opposizione Democratica che, dopo l’approvazione in prima lettura, ha promesso a più riprese di non permettere la votazione definitiva di un provvedimento che il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e buona parte dei ministri del Governo – ha invece sostenuto strenuamente.

Sulla questione, il soggetto politico del Presidente Janukovych ha inoltre goduto dell’endorsement del Capo dell’Amministrazione Presidenziale della Federazione Russa, Sergej Ivanov, e dell’aperto sostegno del Capo della Commissione della Duma di Mosca per i rapporti con i Paesi ex-URSS, Leonid Sluckij.

In un Paese, come l’Ucraina, che similmente ad altri Stati dell’Europa Centro-Orientale per molti secoli è stato impossibilitato con la forza a mantenere il proprio idioma nazionale a causa delle politiche di russificazione forzata imposte dell’impero zarista e dell’Unione Sovietica, la questione linguistica è particolarmente bollente.

Ottenuta l’indipendenza nazionale nel 1991, il popolo ucraino ha finalmente potuto coltivare la propria cultura, ed ha trovato nella lingua un collante sociale in grado di mantenere unito un Paese che la Russia, per mantenere la propria egemonia sul più importante dei Paesi dell’ex-URSS, ha cercato ripetutamente di destabilizzare supportando la diffusione del russo sulle Rive del Dnipro.

Oltre che sul piano ideologico, a generare polemiche è stata la modalità di approvazione del Progetto di Legge. Esso è stato infatti calendarizzato nella prima seduta del Parlamento dopo la chiusura del campionato europeo di calcio, ed è stato votato in pochi secondi grazie a un vero e proprio blitz organizzato dai deputati del Partija Rehioniv e dal Vice-Speaker comunista, Adam Martynjuk.

A complicare il quadro è stata l’assenza dello Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e del suo vice nominato in quota all’Opposizione Democratica, Mykola Tomenko: entrambi notoriamente contrari al progetto di riforma dell’assetto linguistico.

A poche ore dall’inizio della sessione, essi sono stati convocati dal Presidente Janukovych per colloqui urgenti: la loro assenza ha così permesso a Martynjuk di assumere la presidenza del Parlamento, e mettere ai voti il progetto di legge senza aprire il dibattito come, invece, previsto da regolamento.

Come pronta reazione sia Lytvyn che Tomenko hanno rassegnato le loro dimissioni. Lytvyn in particolare, che nel 2010 pur di mantenere la Presidenza della Rada è passato con la maggioranza voluta dal neoleletto Janukovych dopo avere sostenuto la Rivoluzione Arancione, si è detto deluso per l’inganno orchestrato nei suoi confronti, e ha promesso di non firmare il progetto di legge sulla riforma linguistica fino a quando le sue dimissioni non saranno accettate e votate dal Parlamento.

La decisione di Lytvyn ha generato un terremoto istituzionale. Dapprima, il Partija Rehioniv ha chiesto allo Speaker della Rada di riconsiderare la decisione presa, e lo ha invitato a tenere da parte le emozioni legate a prese di posizione su tematiche forti quali quella linguistica. Dopo la conferma delle intenzioni di lasciare la terza carica del Paese da parte di Lytvyn, il Partito del Potere ha registrato e votato in pochi minuti un progetto di riforma del regolamento dei lavori parlamentari che abbassa il quorum per l’elezione dello Speaker della Rada da 300 voti favorevoli a soli 226.

Il Parlamento sull’orlo di un possibile commissariamento del Presidente

Subito è partito il totonomine per la successione a Lytvyn. Secondo l’autorevole Ukrajins’ka Pravda, alla presidenza del Parlamento sarà eletto il Deputato Ivan Pljushch: anch’egli, come Lytvyn, è un ex-esponente del campo arancione che ha abbandonato la fazione democratica per passare con il Partija Rehioniv dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del 2010 di Janukovych.

Molto probabile è anche lo scioglimento anticipato del Parlamento e il suo “commissariamento” da parte dell’Amministrazione Presidenziale fino alle elezioni parlamentari già programmate per l’autunno. A ventilare questa possibilità è stato lo stesso Presidente Janukovych, che, in seguito alle dimissioni di Lytvyn, ha cancellato la tradizionale conferenza stampa di inizio Luglio con i principali media nazionali e internazionali sulla situazione politica del Paese per convocare una riunione straordinaria con i capigruppo della Rada.

Durante la riunione -boicottata da Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona: i due gruppi dell’Opposizione Democratica – Janukovych ha invitato le parti a trovare un accordo per superare l’impasse istituzionale sfruttando i momenti di pausa durante i lavori d’aula. Se, come probabile, le parti non individueranno una candidatura condivisa, il Presidente ha dichiarato di essere pronto a sciogliere il Parlamento.

L’invito di Janukovych è stato colto al volo dal Leader in pectore dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk, che ha invitato il Capo dello Stato a indire non solo il rinnovo del Parlamento, ma anche nuove elezioni per designare il Presidente dell’Ucraina.

Jacenjuk ha contestato il fatto che Janukovych, una volta salito al potere, con un colpo di mano ha cambiato la Costituzione per accentrare nelle sue mani poteri sottratti al Parlamento, senza che il popolo ucraino si fosse pronunciato a favore di questa riforma radicale delle istituzioni dello Stato, che ha trasformato l’Ucraina da una democrazia a una quasi-dittatura.

Matteo Cazzulani

LA CORTE UE DEI DIRITTI UMANI: JURIJ LUCENKO E’ UN DETENUTO POLITICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 4, 2012

Il Tribunale di Strasburgo riconosce l’irregolarità del trattamento subito da una delle guide della Rivoluzione Arancione, ed obbliga lo Stato ucraino a risarcire i danni morali. Il Presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovych, esclude l’Unione Europea dagli obiettivi di politica estera di Kyiv, e avvicina il suo Paese alla Russia. La Rada approva la legge che sminuisce il ruolo della lingua nazionale, mettendo a serio repentaglio l’indipendenza dello Stato

L’ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Una vittoria di Pirro che serve solo al morale degli arancioni, ma non ad impedire la deriva autocratica di un Paese che, in maniera chiara, punta verso Mosca e non più verso Bruxelles. Nella giornata di martedì, 3 Luglio, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ritenuto illegale l’arresto e la detenzione in isolamento dell’ex-Ministro degli Interni ucraino, Jurij Lucenko, e ha obbligato lo stato ucraino a risarcire 15 Mila Euro di danni morali.

Nello specifico, il Tribunale di Strasburgo ha ritenuto il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a uno dei personaggi di spicco dell’Opposizione Democratica in contrasto con alcuni punti fondamentali della Convenzione Europea per i Diritti Umani: l’Articolo 5, che prevede il diritto alla difesa e all’incolumità personale, e l’Articolo 18, che sostiene la non-limitazione dei diritti dell’imputato in qualsiasi processo.

Altresì, il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’uso della magistratura per scopi politici attuato dalle Autorità ucraine. Secondo la sentenza, Lucenko è stato processato ed incarcerato con il preciso scopo di eliminare uno dei più carismatici esponenti dell’Opposizione Democratica dalle prossime Elezioni Parlamentari.

Il verdetto della Corte di Strasburgo non obbliga le Autorità ucraine a liberare Lucenko, ma, a detta dello stesso ex-Ministro, getta le basi per prossimi ricorsi contro i principali esponenti della Procuratura Generale, che l’Opposizione Democratica ritiene essere gli esecutori di una repressione politica voluta del presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Infatti, Lucenko è uno dei dieci dissidenti arrestati dalla salita al potere dell’attuale Capo di Stato, tra cui figura il nome eccellente dell’anima della Rivoluzione Arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko. Lucenko, che durante i Governi arancioni ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, e si è distinto per un’aspra lotta alla corruzione finalizzata ad adattare l’Ucraina agli standard europei, è stato arrestato il 26 Dicembre 2010 sotto la propria abitazione davanti a moglie e figli, al ritorno dalla passeggiata con il cane.

Dopo un processo in cui tutti i testimoni hanno scagionato Lucenko dalle accuse di abuso d’ufficio e di innalzamento irregolare dei vitalizi ad alcuni suoi collaboratori, l’ex-Ministro arancionestato condannato a quattro anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica.

Janukovych porta Kyiv verso Mosca

Il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani non ha spinto l’entourage del Presidente Janukovych a prendere provvedimenti per ripristinare il cammino dell’Ucraina verso l’Europa. Al contrario, il Capo di Stato ucraino ha adottato misure significative che avvicinano Kyiv alla Russia, e che lasciano presagire l’intenzione di portare il Paese nella zona di influenza economica, culturale e politica di Mosca.

Sempre martedì, 3 Luglio, in un messaggio al Parlamento sulle priorità di politica estera dell’Ucraina, il Presidente Janukovych ha escluso l’Unione Europea, e ha inserito al primo posto la Russia, seguita al terzo posto dalla Cina, e al secondo dagli Stati Uniti d’America.

Il disegno di avvicinamento a Mosca ha subito visto una realizzazione concreta. Nella medesima giornata, il Parlamento ucraino ha approvato in definitiva la legge che promuove a lingue di Stato il russo ed altri idiomi parlati da esigue minoranze linguistiche. Il provvedimento indebolisce notevolmente l’ucraino, che fin dall’ottenimento dell’Indipendenza ha garantito all’Ucraina l’unità territoriale e lo sviluppo di una cultura nazionale che le politiche repressive dell’Unione Sovietica e dell’Impero zarista hanno impossibilitato con l’uso della forza per circa tre secoli.

L’approvazione del provvedimento è avvenuta in maniera irregolare, grazie a un blitz del Vice-Speaker, il comunista Adam Martynjuk, che ha messo ai voti il disegno di legge a sorpresa, senza che esso fosse anticipato da alcun dibattito. Successivamente, le forze di polizia hanno represso con la violenza la pacifica dimostrazione organizzata dai partiti dell’Opposizione Democratica e dalle ONG filo-europee e patriottiche contro l’indebolimento della lingua ucraina.

Come documentato dall’Autorevole Ukrajins’ka Pravda, la polizia si è avvalsa persino di gas lacrimogeni per indurre i manifestanti a disperdersi e a sciogliere il presidio nonviolento organizzato presso l’Ukrajins’kyj Dim: il palazzo dove l’indomani è atteso il discorso annuale alla nazione del Presidente Janukovych.

In segno di protesta per l’approvazione del provvedimento controverso, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn e il suo vice, Mykola Tomenko, hanno rassegnato del loro dimissioni.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: CONTESTAZIONE STORICA A VIKTOR JANUKOVYCH IN PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 8, 2012

Il Presidente ucraino costretto alla lettura del discorso di apertura della nuova sessione della Rada da una rumorosa dimostrazione di dissenso dell’Opposizione Democratica in sostegno della liberazione della sua Leader, Julija Tymoshenko. Inoltre, il campo arancione richiede lo stop alle repressioni politiche e alla svolta autocratica del Capo di Stato, e minaccia l’apertura della procedura di Impeachment. Anche l’Europa scarica le Autorità ucraine

Una protesta così non si è mai registrata in ventun anni di Ucraina Indipendente. Nella giornata di martedì, 7 Febbraio, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, è stato impossibilitato, da una contestazione rumorosa e risoluta dell’Opposizione Democratica, a pronunciare il proprio discorso dedicato all’inaugurazione della sesta sessione della decima legislatura del Parlamento ucraino.

Sui banchi del campo arancione è stata esposta una gigantografia della sua Leader, Julija Tymoshenko: continuamente agitata dai Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – i Partiti dell’Opposizione Democratica – assieme all’esclamazione duratura dello slogan “Libertà a Julija”.

Il misto di rumore e colore ha costretto il Presidente Janukovych, tra il perplesso e lo spazientito, a una pausa di diversi minuti prima di iniziare la lettura del discorso di apertura della seduta: esposto con il costante sottofondo della protesta del campo arancione.

“Il consenso alla mia Amministrazione non è mai stato così alto nella storia del nostro Paese – ha dichiarato Janukovych – il che ci consente di metterci al lavoro per la revisione dell’assetto costituzionale dello Stato. Invito l’Opposizione a tornare a un atteggiamento costruttivo in Parlamento, a collaborare per la stesura di una nuova Costituzione, e ad abbandonare ogni forma di protesta. Il potere non si sovverte con la piazza: questo sia chiaro”.

“Quella di oggi è stata una protesta esemplare: mai nulla di così plateale è stato registrato in ventun anni di lavoro della Rada dell’Ucraina Indipendente nei confronti di un Presidente arrivato appena al secondo anno di mandato – ha dichiarato l’ex-Speaker arancione, Arsenij Jacenjuk: il quale, come primo atto della nuova sessione del Parlamento, ha depositato una richiesta di impeachment nei confronti di Janukovych – il Capo di Stato deve trarne una lezione, e capire che non si è trattato di un cartellino rosso, ma di un vero e proprio segnale che il limite è stato superato”.

Alle dichiarazioni di Jacenjuk ha risposto il Deputato del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone del Paese, a cui, oltre a Janukovych, appartengono il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – Jaroslav Sukhyj, secondo cui Janukovych avrebbe dimostrato di non essere un dittatore scegliendo di pronunciare il discorso nonostante una protesta dell’Opposizione Democratica definita come lesiva degli interessi dello stesso campo arancione.

A fargli eco è lo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn: dopo avere invitato all’ordine i Deputati dell’Opposizione Democratica a più riprese – sempre invano – l’alleato di governo di Janukovych ha evidenziato come la manifestazione interna al Parlamento possa dare il pretesto alla maggioranza – composta da Partija Rehioniv , Blocco di Lytvyn e comunisti – per rigettare ogni iniziativa atta alla decriminalizzazione degli articoli del Codice Penale ucraino secondo i quali la Tymoshenko è stata condannata.

Lecito sottolineare come lo scopo della protesta dell’Opposizione Democratica sia, in primis, la liberazione di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di reclusione in isolamento in una colonia penale periferica per avere siglato accordi energetici onerosi per l’Ucraina nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Inoltre, il campo arancione richiede la sospensione della repressione politica su altri esponenti del dissenso – l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, detenuto in isolamento dal 26 Dicembre 2010, l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn e il marito della Tymoshenko, Oleksandr: entrambi costretti all’esilio politico in Repubblica Ceca – e l’arresto dei lavori per la revisione della Costituzione, che Janukovych intende riscrivere per conferire al Presidente ancor più poteri di quelli già ampiamente posseduti a discapito del Parlamento.

L’Ambasciatore UE: Janukovych è un Presidente discreditato in Occidente

Parallelamente alla protesta in Parlamento, a condannare l’operato di Janukovych è stato anche l’Ambasciatore dell’Unione Europea in Ucraina, José Manuel Pintu Teixeira. In una conferenza stampa, il Diplomatico portoghese ha evidenziato come il Presidente ucraino abbia perso ogni credito non solo da parte degli esponenti della politica UE, ma anche dai big della finanza del Vecchio Continente: scoraggiati nell’investire nel mercato interno di Kyiv a causa delle troppe insicurezze legate al regresso della democrazia sulle Rive del Dnipro.

“Sono un Ambasciatore, e non un politico, ma da quattro anni vivo a Kyiv, e conosco bene la realtà locale – ha dichiarato Teixeira – la gente non ha fiducia in una magistratura percepita come non-indipendente dal potere politico. In due anni di Amministrazione Janukovych, l’Europa ha ricevuto dalle Autorità ucraine molte promesse riguardanti l’adattamento del sistema costituzionale, politico, e giudiziario a quello europeo: nessuna di esse è mai stata mantenuta”.

Come illustrato dall’Ambasciatore UE, una dimostrazione delle buone intenzioni da parte delle Autorità ucraine è la liberazione della Tymoshenko, di Lucenko e degli altri prigionieri politici, a cui va garantita la partecipazione ad elezioni parlamentari libere: svolte nel pieno rispetto dei parametri europei.

Con una battuta, Teixeira, infine, ha evidenziato come le chiavi per l’ingresso ucraino in Europa si trovino nella cella di Julija Tymoshenko: nella lontana colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv. Chiaro riferimento è alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Bruxelles garantirebbe a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera, la cui firma è stata congelata, il 19 Dicembre 2011, proprio a causa delle repressioni politiche a carico degli esponenti dell’Opposizione Democratica.

Matteo Cazzulani

UNDICI ANNI SENZA GIJA GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 16, 2011

L’Ucraina ricorda il reporter di origine georgiana assassinato per la sua attività di opposizione all’ex-Presidente, Leonid Kuchma. Diverse manifestazioni in ucraina e Georgia in suffragio del simbolo della libertà di stampa. L’appello della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, a lottare per la stampa libera

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Un vuoto profondo nella stampa ucraina ed europea, difficile da colmare, sopratutto oggi. Il 16 Settembre 2000 il giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana, Heorhij Gongadze, è sparito al momento del suo ritorno a casa. Rapito e poi ucciso, come si saprà tre giorni più tardi al ritrovo del suo corpo: privato della testa, ed abbandonato non lontano dalla Capitale, Kyiv.

Una pagina nera della storia ucraina, purtroppo ancora non risolta. Le indagini sull’omicidio di Gija – com’è ricordato dai colleghi – provvedono in disordine, ed il processo aperto per stabilire mandanti ed esecutori lungi dall’essere chiuso con una condanna chiara e netta dei responsabili.

Tra i sospettati mandanti, l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, l’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchuk, suicidatosi nel 2005. Secondo registrazioni audio ottenute da Mykola Melnychenko, l’ex-guardia del corpo del Capo di Stato Emerito, Gija sarebbe stato eliminato per la sua attività di opposizione alle Autorità allora governanti, espresso platealmente un anno prima, quando, in occasione delle Elezioni Presidenziali del 1999, pur essendo liberale e patriota invitò gli ucraini a sostenere il comunista Petro Symonenko proprio contro Kuchma, ritenuto un pericolo per la democrazia del Paese.

Oggi, del coraggioso giornalista resta il giornale on-line da lui fondato, la Ukrajins’ka Pravda – la più autorevole fonte di informazione libera ed indipendente in Ucraina – ed un monumento in centro a Kyiv, ai piedi del quale è stata organizzata una manifestazione in suo ricordo, che unisce la Capitale ad altre città del Paese, e persino a Tbilisi, dove anche la comunità georgiana ricorderà Gija.

Un reporter coraggioso

Doveroso anche ricordare le conseguenze politiche che il suo sacrifico ha comportato: una forte reazione al suo omicidio provocò la costituzione del movimento Ucraina senza Kuchma e del Comitato di Rinascita dell’Ucraina, ai quali aderirono le principali forze dell’Opposizione patriottica, in una battaglia non-violenta per la democrazia e la libertà di stampa in ucraina ottenute solo nel 2005, in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Proprio l’anima di quei movimenti, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – oggi detenuta in isolamento, e, come un’altra decina di politici dell’Opposizione Democratica, sottoposta ad un processo politico – ha invitato al ricordo di una personalità importante per l’Ucraina, simbolo della lotta per il libero pensiero.

“E’ una persona da ricordare, anche solo con poche righe – ha dichiarato la Tymoshenko dalla sua cella all’Ukrajins’ka Pravda – perché la lotta per la democrazia passa dalla garanzia della Libertà di parola. Nessuna stabilità, nessuno sviluppo può essere ottenuto a costo della stampa indipendente – ha continuato – per questo, continuiamo a lottare – ha concluso – e a contrastare ogni tentativo di censura”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER VIKTOR JANUKOVYCH LA BANDIERA ROSSA GIA E LEGALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 6, 2011

Il Presidente ucraino espone il drappo sovietico ancora prima di firmare il provvedimento. Paese diviso sulla memoria della sconfitta del nazismo

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

A Viktor Janukovych non piace perdere tempo. Nella giornata di giovedì, 5 Maggio, il Presidente ucraino ha partecipato ad una cerimonia in ricordo della vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti in Ucraina, esponendo la bandiera sovietica.

Una palese infrazione della legge – certificata da foto dell’establishment presidenziale, pubblicate dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda – che vieta l’esposizione di qualsiasi vessillo, al di fuori di quello nazionale, per le occasioni pubbliche.

La proposta di affiancarvi la bandiera URSS per il solo 9 Maggio – Giorno della Vittoria sui nazisti – è stata approvata dalla maggioranza. Ma ancora non firmata da Janukovych. Dunque, non in regola.

Volodymyr Lytvyn firma. E divide il Paese

Chi invece già ha siglato è lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. Come riportato dal sito ufficiale della Rada, la proposta è stata inoltrata al Capo di Stato, chiamato ad approvarla in definitiva a breve.

Supportata da 226 carte di parlamentari della maggioranza, la proposta prevede l’esposizione del drappo del 150esimo Ordine Kutuzov II. Ad opporsi, gran parte dell’opinione pubblica, che, sopratutto nelle aree centro-Occidentali, ha ritenuto il decreto offensivo verso la memoria di chi, dopo avere liberato l’Ucraina dai nazisti, è caduto per mano dell’Armata Rossa.

Accanto ad essi, l’Opposizione Democratica, ed alcuni consigli regionali e comunali dell’Ovest del paese, intenzionati a non issare la bandiera di una sanguinoso regime oramai passato alla storia.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: RIPRISTINATO IL VESSILLO SOVIETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 22, 2011

La maggioranza approva l’obbligo di esporre la bandiera dell’esercito URSS accanto a quella nazionale il prossimo 9 Maggio, data in cui ricorre la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Protestano Opposizione Democratica, Chiesa Greco-Cattolica, e Leopoli. Decise a rispettare la memoria di chi, dopo avere combattuto i nazisti, è stato a sua volta vittima dell’Armata Rossa

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Bandiera Rossa l’ha trionfata. E trionferà anche il Giorno della Vittoria. Giovedì, 21 Aprile, il Parlamento ucraino ha approvato un decreto che obbliga, per il prossimo 9 Maggio, uffici pubblici ed istituzioni ad issare la bandiera sovietica accanto a quella nazionale. Nello specifico, il vessillo giallo-blu sarà accostato a quello del 150esimo battaglione Kutuzov II, che ha combattuto in Ucraina tra il 1941.

Una contraddizione per chi, legato alla causa nazionale, sulle Rive del Dnipro ha combattuto prima i nazisti. Poi, prevedendo l’arrivo dell’ennesimo regime totalitario, anche l’esercito comunista.

Non la pensano in tale maniera i 260 parlamentari che hanno sostenuto la proposta presentata dal comunista Petro Cybenko. Oltre alla Kompartija, favorevole il gruppo Riforme per il Futuro, la Narodna Partija – facente capo allo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn – ed il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

“E’ un provvedimento che rende memoria ai nostri padri” ha commentato l’esponente del soggetto filo-presidenziale, Mykhajlo Chechetov.

Pronta risposta dell’Opposizione Democratica. La quale, alla messa in votazione della proposta, ha cercato dapprima di bloccare l’aula. E, successivamente, esposto bandierine nazionali, in risposta a quelle rosse, sventolate dalla maggioranza.

“La bandiera rossa – ha dichiarato il Deputato nazionale di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Andrij Parubij – non è un omaggio, ma offende la memoria di chi è stato ucciso dai bolscevichi”.

Sulla medesima frequenza il principale gruppo dell’Opposizione Democratica, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Che, con una nota, ha illustrato come la vittoria sui nazisti in Ucraina sia stata merito non solo dell’Armata Rossa, ma anche dei partigiani patrioti. A loro volta, vittime dei sovietici una volta cacciato il tedesco invasore.

Chesa Greco-Cattolica e Leopoli contrari 

Oltre a quelle dell’Opposizione Democratica, forti sono le reazioni anche fuori dalla Rada. Il Capo della Chiesa Greco-Cattolica, Svjatoslav Shevchuk, ha invitato la Rada a rispettare la volontà della Nazione, che non interamente riconosce la bandiera rossa come simbolo di libertà. Altresì, come vessillo di una dittatura durata fino al 1991.

Invece, la città di Leopoli ha proibito l’esposizione del vessillo URSS accanto a quello nazionale. A sancirlo, una consistente maggioranza del Consiglio Comunale. Decisa, almeno nel capoluogo galiziano, a rispettare la memoria storica di tutti gli ucraini.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA CONTRO GLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 19, 2011

Il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna richiede la cancellazione del contratto con cui il Presidente, Viktor Janukovych, ha garantito il prolungamento della permanenza dell’esercito russo sul suolo ucraino. Protesta la Maggioranza.

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Il gas infiamma la politica ucraina. Nella giornata di lunedì, 18 Aprile, il Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna ha registrato una mozione per la cancellazione degli Accordi di Kharkiv.

Una richiesta per il bene del Paese, come evidenziato dal Capogruppo della principale forza dell’Opposizione Democratica alla Rada, Ivan Kyrylenko, con cui si richiede l’annullamento di patti onerosi per l’acquisto di gas russo.

Pronta la risposta di Oleksandr Jefremov, suo pari ruolo del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – che ha bollato come catastrofico l’annullamento del contratto.

Concorde lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, che ha illustrato come esso possa essere cancellato solo previa approvazione di uno nuovo.

Contrario anche Aleksej Miller, Capo del monopolista russo, Gazprom, che ha definito l’accordo in essere come il più vantaggioso possibile per un Paese, l’Ucraina, che non appartiene all’Unione Doganale con Russia, Bielorussia, e Kazakhstan.

Gli Accordi di Kharkiv sono stati stretti il 27 Aprile 2010 dai Presidenti ucraino e russo, Viktor Janukovych, e Dmitrij Medvedev, per ribassare la bolletta del gas per Kyiv. Un risibile ritocco, pagato a caro prezzo sul piano politico, con la concessione del prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea, fino al 2042.

La maggioranza ha giustificato tale passo con la necessità di rivedere il patto precedente, siglato, il 19 Gennaio 2009, tra i due Primi Ministri, Julija Tymoshenko e Vladimir Putin.

Con esso, l’Ucraina ha accettato di pagare l’oro blu di Mosca a prezzi di mercato. In cambio, ha ottenuto l’annullamento della clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv a comprare una cospicua quantità di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, ha potuto trascorrere un inverno finalmente al caldo. Dopo anni di Guerre del Gas con la Russia.

L’ex-Capo di Stato dietro i contratti del 2009

Inoltre, come evidenziato sugli schermi di TVI dal Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Serhij Vlasenko, le condizioni onerose sono state necessarie a causa dell’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo.

Intermediario nella compravendita di gas russo, fortemente voluto dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, ma escluso da trattative precedenti a quelle del 2009.

Tuttavia, per tali accordi la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, è stata accusata dalla Procura Generale, che sta indagando per Abuso d’Ufficio.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: AUTENTICHE LE REGISTRAZIONI DEL CASO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on April 7, 2011

Confermato il coinvolgimento dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma, e dell’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, nell’omicidio del giornalista di opposizione. La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, chiede di estendere le indagini al giro di affari del Capo di Stato emerito

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Nastri magnetici al centro della politica ucraina. Nella giornata di mercoledì, 6 Aprile, la Procura Generale ha confermato l’autenticità delle registrazioni di Mykola Mel’nychenko. Ex-Guardia del Corpo del Presidente emerito, Leonid Kuchma, coinvolto nel processo per l’omicidio del giornalista di opposizione, Gija Gongadze.

La prova, registrata di nascosto dal militare, certificherebbe le voci non solo di Kuchma, ma anche dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn – allora Capo dell’Amministrazione Presidenziale – e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005, e ritenuto il mandante dell’assassinio del fondatore della Ukrajins’ka Pravda.

Tuttavia, regna assoluta cautela. E, come confermato dal Vice-Procuratore Generale, Renat Kuz’min, Kuchma rimane indagato solo per abuso d’ufficio, in una delle pagine più tragiche per la Libertà di Stampa europea. Su cui, dal 2000, ancora non è stata fatta chiarezza.

Julija Tymoshenko per l’ampliamento delle indagini

Ad auspicare un utilizzo responsabile delle registrazioni dei nastri Mel’nychenko è la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Come dichiarato, da essi si potrebbero reperire dettagli non solo sul caso Gongadze – sui cui occorre giustizia – ma anche su un’epoca torbida, quella tra il 1996 ed il 2003, caratterizzata dalla svendita di terre, industrie, risorse energetiche, e benefici statali ad oligarchi vicini all’ex-Presidente.

In particolare, l’anima della Rivoluzione Arancione ha richiesto un’indagine sul possibile coinvolgimento in questo giro di affari dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, e del Premier, Mykola Azarov.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’EUROPA A DIFESA DELLA LINGUA DI SHEVCHENKO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2011

La Commissione di Venezia condana il progetto di legge della maggioranza sull’elevazione del russo a lingua nazionale. Lite all’interno della maggioranza, con i Parlametari del Partija Rehioniv contro lo Speaker della Rada

Il Poeta Nazionale Ucraino, Taras Shevchenko

Giù le mani dalla lingua ucraina. Categorico l’appello della Commissione di Venezia, al termine della visita in Ucraina.

Secondo la Commissione del Consiglio d’Europa per la Democrazia ed il Diritto, con sede nella località lagunare, promuovere il russo in Ucraina avrebbe effetti complicati sulla società.

In particolare, su quella fetta della popolazione che, dopo secoli di russificazione forzata, zarista e comunista, sta lentamente riscoprendo, ed apprezzando, la lingua di Shevchenko — Taras, il Poeta Nazionale Ucraino.

Crisi nella maggioranza filorussa

Seppur non vincolanti, le conclusioni del Consiglio d’Europa hanno mosso le acque all’interno della maggioranza.

Bersaglio principale, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, che ha invitato la Commissione ad esprimersi sul progetto di Legge che propone il riconoscimento del russo, al pari dell’Ucraino, a lingua di Stato.

Su tutte le furie il firmatario del provvedimento, il capogruppo alla Rada del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov. Il quale, secondo indiscrezioni, avrebbe alzato i toni con i rappresentati del Consiglio d’Europa.

Critico anche il compagno di Partito, Vadym Kolesnichenko, che ha accusato i diplomatici di non avere prestato ascolto alla maggioranza.

A rispondere al simpatico Parlamentare, che ritiene il Legno Storto un giornaletto da Parrocchia, ed il redattore della Voce Arancione uno studentello di Padova, il Deputato Nazionale dell’Opposizione Democratica, Jaroslav Kendz’or.

“Gli inviati della Commissione — ha evidenziato l’esponente di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona — sono rimasti sorpresi dalla presenza di solo il 15% delle scuole in lingua ucraina nel Donbas. Da qui — ha concluso — la legittima deduzione che nel Paese la lingua nazionale va difesa”.

Matteo Cazzulani