LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani

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TRA GRAN BRETAGNA E RUSSIA E’ DISTENSIONE. McCAIN AVVERTE PUTIN. LA POLONIA IGNORA I DIRITTI CIVILI IN UCRAINA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on February 16, 2011

Tra Londra e Mosca stabilita una falsa tregua. I repubblicani USA attaccano i leader di Russia e Cina. Varsavia e Kyiv discutono solo di affari e calcio

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Tutti in un giorno i tre aspetti della diplomazia: il pragmatismo, il cuore, e l’incoerenza. Nella giornata martedì, 15 Febbraio, Russia e Gran Bretagna hanno siglato accordi di collaborazione per pace, e lotta al terrorismo mondiale. E reimpostato le relazioni reciproche, finora, piuttosto difficili.

Tanto miele e poche spine. Sì, perché le tematiche, alla base dei dissapori sull’asse Londra-Mosca, sono state tralasciate.

Tra esse, l’espulsione dalla Federazione Russa del corrispondente del Guardian, Luc Garding, la scoperta di una spia, Katja Zatuliveter, insidiata nel Parlamento britannico, come portaborse di un Deputato, e l’omicidio di Aleksander Litvinenko, oppositore del Cremlino, avvelenato, nel 2003, in un sushi bar a pochi passi da Piccadilly Circus.

Tuttavia, il Ministro degli Esteri britannico, William Gail, ha riconosciuto la necessità di un miglioramento del dialogo con Mosca.

Ottenendo in risposta, dal suo collega russo, Sergej Lavrov, un invito per il Primo Ministro di Londra, David Cameron, al Cremlino. Che, nei prossimi giorni, stabilirà una linea diretta con Downing Street.

In aggiunta,varato un piano di azioni comuni per l’Afghanistan, e la risoluzone della crisi politica in Egitto.

La coerenza di McCain e Buzek. Il sogno di Obama e Komorowski

Proprio riguardo al Paese nordafricano, la posizione di chi la linea di politica estera l’ha sempre mantenuta sulla tutela di Democrazia e Diritti Umani nel Mondo.

Intervistato alla CBS, il Senatore dell’Arizona, John McCain, ha commentato la caduta di Hosny Mubarak come un avvertimento al Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ed al Capo di Stato cinese, Hu Jintao.

Due democrature, con cui il Presidente USA, il democratico Barack Obama — contro cui l’esponente repubblicano ha perso le ultime presidenziali — ha cercato un incessante dialogo, ponendo in secondo piano la difesa della libertà. Finora, priorità della maggiore democrazia del Mondo.

Tra i maggiorni emulatori dell’inquilino della Casa Bianca, i polacchi, protagonisti di un’inversione a 180 gradi della propria diplomazia.

Da eredi della lotta di Solidarnosc contro l’autoritarismo sovietico, la Polonia ora è interessata solo agli affari, anche con quei Paesi, fino a ieri in cima alle priorità democratiche di Varsavia.

Dimostrazione, la recente seduta dell’Assemblea Interparlamentare Polonia-Ucraina, in cui i temi toccati sono stati collaborazione economica, accordi commerciali, ridiscussione delle tariffe, e preparazione dei campionati europei di calcio del 2012.

Nessuna condanna della repressione che, a Kyiv, sta subendo l’Opposizione Democratica, di cui una decina di esponenti sono stati arrestati, costretti all’esilio, o confinati in Patria.

L’unica condanna polacca, quella del Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek. Al contrario, silenzio totale da quello polacco, Bronislaw Komorowski.

Inebriato da una concordia cosmica, e da un obamiano volemose bene, senza se e senza ma, che difficilmente potrà risolvere le problematiche del Mondo.

Matteo Cazzulani