LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: i miliziani pro-russi uccidono un Console lituano mentre la Russia sconfina nel Donbas

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 23, 2014

Come riportato dal Ministro degli Esteri della Lituania, Linas Linkevicius, i terroristi pro-russi hanno ucciso il Console Onorario lituano a Luhansk, Mykola Zelenets, dopo averlo catturato e torturato. Mezzi tendonati della Russia violano il confine con l’Ucraina senza il permesso di Kyiv

Era un imprenditore ucraino che rappresentava gli interessi della Lituania nella regione di Luhansk, nell’estremo est dell’Ucraina: è stato catturato, torturato e barbaramente ucciso dai miliziani pro-russi che, grazie all’appoggio logistico e militare dell’esercito della Russia, stanno combattendo contro le forze regolari ucraine nel Donbas.

Nella giornata di venerdì, 22 Agosto, il Console Onorario della Lituania a Luhansk, Mykola Zelenets, ha perso la vita a causa di un’uccisione seguita ad una tortura ed una detenzione da parte dei terroristi pro-russi.

A dare la notizia è stato il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, che, su Twitter, ha dichiarato che la responsabilità del grave gesto appartiene ai miliziani impegnati a contrastare l’esercito regolare ucraino nel Donbas.

“Sono profondamente scossa dalla scomparsa di un amico ucraino del popolo lituano, che ha lavorato per rafforzare l’amicizia tra la Lituania e l’Ucraina” ha commentato il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, come riportato dall’autorevole portale Delfi.

L’uccisione del Console onorario della Lituania rappresenta un gesto grave, ma non è l’unico compiuto dai terroristi del Donbas nei confronti di un Paese dell’Unione Europea e, più in generale, della Comunità occidentale.

Lo scorso 18 Agosto, gli stessi terroristi pro-russi, grazie ad armamenti sofisticati forniti dall’esercito della Russia, ha abbattuto un Boeing malaysiano contenente 300 civili di nazionalità olandese, malaysiana, australiana e statunitense.

Oltre che nel contesto degli atti di stampo terroristico compiuti dai miliziani pro-russi, l’uccisione del Console Onorario lituano rientra nella cornice delle provocazioni militari che la Russia sta compiendo nei confronti dell’Ucraina.

Sempre venerdì, 22 Agosto, 95 dei 145 mezzi russi presenti a ridosso della frontiera con l’Ucraina, che secondo il Presidente della Russia, Vladimir Putin, sarebbero carichi di aiuti umanitari, hanno sconfinato in territorio ucraino, ed hanno circolato liberamente senza alcun permesso, né dalle Autorità ucraine, né dalla Croce Rossa, a cui tuttavia spettava la concessione del via libera.

Pronta è stata la reazione dell’Ucraina, che ritiene che i mezzi russi siano una copertura per rifornire di ulteriori armi i miliziani pro-russi. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha evidenziato come lo sconfinamento dei circa 100 mezzi russi costituisca una palese violazione del Diritto Internazionale.

“La Russia spera che alcuni di questi mezzi vengano colpiti dal fuoco ucraino” ha dichiarato, a sua volta, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, presentando la volontà dei russi di creare un casus belli per giustificare una vera e propria invasione militare dell’est dell’Ucraina.

La NATO certifica gli aiuti militari di Putin ai terroristi pro-russi

Oltre che dalla parte ucraina, una forte reazione è stata espressa anche dalla NATO che, come dichiarato dal Segretario Generale, Anders Fogh Rasmussen, ha descritto l’ingresso dei mezzi russi in Ucraina come la dimostrazione della scarsa volontà da parte di Putin di attenersi agli accordi internazionali atti ad evitare la guerra.

“L’artiglieria della Russia è stata utilizzata contro l’esercito regolare ucraino, mentre mezzi e personale armato sono stati forniti dall’esercito di Mosca ai miliziani pro-russi presenti nell’est dell’Ucraina -ha dichiarato Rasmussen, come riporta una nota della NATO- Stiamo inoltre osservando un pericoloso attivismo delle forze aeree russe a ridosso del confine orientale dell’Ucraina: è una situazione preoccupante perché rappresenta un’escalation rispetto al già finora consistente impegno armato della Russia in Ucraina”.

Condanna all’ingresso dei mezzi russi in territorio ucraino è stata espressa anche dagli Stati Uniti d’America e dalla Commissione Europea, che hanno invitato la Russia ad attenersi al rispetto degli accordi internazionali e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Sanzioni alla Russia e caso Saakashvili: la Georgia ha problemi con l’Europa

Posted in Georgia by matteocazzulani on August 9, 2014

Il Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, contesta pubblicamente le misure economiche adottate dall’UE in risposta all’aggressione militare russa all’Ucraina, poco dopo che la Corte Suprema ha autorizzato l’arresto dell’ex-Presidente e leader dell’Opposizione filo atlantica. USA, Polonia, Lituania e Svezia fortemente preoccupate per il possibile caso di giustizia selettiva

Contestare pubblicamente un’azione diplomatica approntata dai più importanti alleati del Paese che si rappresenta è segno che gli amici in questione, in fondo, non sono poi considerati tali. Questa è stata la sensazione emersa presso le cancellerie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America in seguito alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, che, nella giornata di giovedì, 7 Agosto, ha criticato le sanzioni applicate da USA e UE alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Nello specifico, la Panjikidze, come riportato da Civil Georgia, ha ritenuto le sanzioni una misura inutile, che, anzi, ha portato a contro-sanzioni da parte della Russia anche nei confronti della Georgia, come la chiusura dello spazio aereo russo alle compagnie UE: un fatto che ha aumentato il tempo di percorrenza dei voli diretti in territorio georgiano dall’Unione Europea e dall’Ucraina.

Le posizioni del Ministro degli Esteri georgiano sono opinabili nel merito, ma, dal punto di vista formale, hanno aperto un caso internazionale, dal momento in cui nessuno in Occidente si aspettava una posizione apertamente critica da parte di un Paese alleato che si appresta ad avviare un difficile percorso di integrazione euro-atlantica.

Pronta è stata la reazione del Capogruppo in Parlamento del principale Partito di opposizione Movimento Popolare Unito -UNM- Davit Bakradze, che ha evidenziato come la posizione del Ministro Panjikidze, e più in generale quella della coalizione di Governo Sogno Georgiano -GD- non sia in linea con quella dei più importanti alleati della Georgia.

Le dichiarazioni della Panjikidze -che il Ministro georgiano ha poi dichiarato essere state di proposito fraintese dall’opposizione per creare una bagarre politica- hanno gettato benzina sul fuoco che già arde i rapporti tra la Georgia e l’Occidente, notevolmente compromessi dopo la sentenza di arresto preventivo emanata dalla Corte Suprema Georgiana a carico dell’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, e di altre alte Autorità del Paese lo scorso 28 Luglio.

Saakashvili, attuale Leader UNM e protagonista del processo democratico georgiano del 2003 noto come ‘Rivoluzione delle Rose’, è stato accusato di abuso d’ufficio dopo due anni dalla fine del suo mandato alla guida del Paese: una sentenza che ha allarmato l’Occidente, perplesso dinnanzi al possibile utilizzo strumentale della giustizia a fini politici.

In effetti, la sentenza a Saakashvili ricorda molto, nei modi e nei dettagli, quella applicata all’ex-Premier ucraino, Yulia Tymoshenko: anima della ‘Rivoluzione Arancione’ del 2004 -processo democratico in Ucraina successivo a quello georgiano- che, nel 2011, è stata condannata a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio dopo un processo politico messo in atto dall’ex-Presidente, il dittatore Viktor Yanukovych, per eliminare la sua temibile avversaria politica.

Pronta, in seguito al mandato di arresto per Saakashvili, è stata la reazione del Dipartimento di Stato USA, che ha espresso forte preoccupazione per la sentenza, ed ha invitato le Autorità georgiane a mantenere il piano legale separato da quello politico, ed ha dichiarato la volontà di monitorare la situazione per constatare se il caso Saakashvili rappresenta o meno un nuovo caso di giustizia selettiva nel mondo ex-URSS.

Simile è stata la posizione assunta dal Ministero degli Esteri della Polonia -il più importante alleato della Georgia in seno all’UE- che, con una nota ufficiale, preso atto dell’atmosfera già caratterizzata da precedenti arresti di esponenti dell’opposizione, ha dichiarato il timore che l’arresto di Saakashvili possa rappresentare un caso di uso politico del mezzo giudiziario, atto ad eliminare dalla competizione politica il leader dell’opposizione.

“L’uso politico del mezzo giudiziario è incompatibile con i principi dell’Unione Europea” ha commentato su Twitter il Ministro degli Esteri della Lituania -altro Paese storicamente amico della Georgia- Linas Linkevicius, a cui ha risposto di persona il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, per illustrare come l’arresto del leader UNM sia in linea con le regole della magistratura.

“Stupisce, e duole constatare, che la Georgia critica la voce dei suoi migliori amici europei anziché ascoltarla” è stata la risposta del Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt, che si è detto stupito della presa di posizione del Premier di un Paese che ha più volte dichiarato di desiderare l’integrazione nell’Unione Europea.

L’importanza di Tbilisi per la politica di diversificazione delle forniture di gas UE

Sia le sanzioni che il caso Saakashvili hanno messo a serio repentaglio i buoni rapporti tra Georgia e l’Occidente, divenuti eccellenti dopo che Tbilisi ha firmato, lo scorso 27 Giugno, assieme a Ucraina e Moldova, l’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla firma del documento, che integra progressivamente l’economia georgiana nel mercato unico europeo, la Georgia rappresenta per l’UE un partner fondamentale nella diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per decrementare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Georgia è infatti Paese di transito del Gasdotto del Caucaso del Sud-Est: un’infrastruttura attraverso la quale il gas dell’Azerbaijan è inviato dapprima in Turchia attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, in Grecia, Albania e Italia tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Per fermare la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, la Russia sta cercando di destabilizzare la Georgia, dopo avere aggredito Tbilisi militarmente nell’Agosto del 2008 per cercare di rovesciare l’Amministrazione Saakashvili: punita da Mosca per il suo orientamento filo europeo e filo atlantico.

In particolare, la Russia intende sostituire a TANAP e TAP il Southstream: un gasdotto, che invia gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito per incrementare la dipendenza dell’Europa da Mosca, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del gas russo verso l’UE, e per annullare il progetto di diversificazione delle forniture di gas concepito dalla Commissione Europea.

Per questa ragione, lo stesso Saakashvili, che ora ripara tra Polonia e Ucraina per evitare l’arresto, ha ritenuto la sentenza a suo carico politicamente motivata da un disegno di respiro internazionale orchestrato dalla Russia per eliminare un esponente politico di spessore di orientamento filo atlantico.

In particolare, Saakashvili ritiene coinvolti nella sua condanna sia il Premier Garibashvili che capo di Sogno Georgiano Bidzina Ivanishvili: l’uomo più ricco di Georgia, cresciuto ed affermatosi in Russia, che, dopo avere fondato in poco tempo la coalizione Sogno Georgiano, nelle Elezioni Parlamentari del 2012 è riuscito nell’impresa di relegare l’UNM all’opposizione.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’EUROPA DIVISA SENZA UNA POSIZIONE COMUNE SULL’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 11, 2014

Il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha approvato un Documento che offre aiuto logistico e lobbistico a Kyiv, interpretato diversamente dagli esponenti dei singoli Paesi. Differenti le vedute su prospettiva europea e sanzioni per le Autorità ucraine.

Non è una questione di colore politico, ma di assenza di uno spirito di comune appartenenza ad un’Europa ancora divisa dagli interessi particolari dei singoli Stati membri, che fatica a trovare persino una comune interpretazione ad una propria risoluzione. Nella giornata di lunedì, 10 Febbraio, il Consiglio Europeo per gli Affari Esteri ha emanato una nota in cui condanna l’uso della violenza in Ucraina da parte della Autorità Presidenziali sui manifestanti e, nel contempo, promette a Kyiv consulenza logistica e lobbistica presso il Fondo Monetario Internazionale ed altre Istituzioni mondiali per garantire l’erogazione di prestiti che possano aiutare il Paese ad uscire dalla crisi politica.

A commento del documento, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, la laburista Catherine Ashton, ha dichiarato che l’offerta che l’UE ha proposto all’Ucraina non può essere superiore a quella inoltrata ai Paesi del Balcani, a cui l’Unione ha promesso l’integrazione economica e politica in Europa.

Differente il parere del Ministro degli Esteri polacco, il cristiano-democratico Radoslaw Sikorski, che ha commentato le aperture contenute nella nota come positive, in quanto offrono all’Ucraina una chiara prospettiva di integrazione politica che va oltre la sola integrazione economica già promessa a Kyiv con l’Accordo di Associazione: documento che il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha rifiutato di firmare, provocando la protesta nonviolenta dei dimostranti.

Del medesimo parere di Sikorski è il Ministro degli Esteri lituano, il socialdemocratico Linas Linkevicius, che ha sottolineato come il documento approvato dal Consiglio Europeo lasci la porta aperta per l’integrazione politica di Kyiv in Europa.

Altro punto che ha portato differenti vedute, seppure più sfumante, è quello delle sanzioni personali sulle Autorità ucraine che si sono rese responsabili della violazione dei diritti umani e della democrazia.

Dell’argomento non c’è menzione alcuna nella nota del Consiglio d’Europa perché, come spiegato dal Ministro francese per l’Europa, il socialista Thierry Repentin, le sanzioni sono l’ultimo mezzo che l’UE intente adottare per cercare di risolvere la crisi politica in Ucraina.

Differente è la posizione del nuovo Capo della Diplomazia Ceca, il socialdemocratico Lubomir Zaoralek, che ha ritenuto opportuno imporre le sanzioni nell’immediato, in quanto le violazioni della democrazia e dei diritti umani alle porte dell’Unione sono un fatto inaccettabile su cui l’Europa deve prendere una chiara posizione dura.

A mediare le due anime è il ministro degli Esteri della Germania, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier che, dopo avere pubblicamente sostenuto la necessità di imporre sanzioni, ha sottolineato come l’UE intenda concedere un’altra possibilità alle Autorità ucraine per trovare una soluzione pacifica prima di adottare misure fortemente punitive.

Senza poteri legislativi al Parlamento l’Europa resta debole e ininfluente nel Mondo

La posizione del Consiglio Europeo è in linea con quella della Commissione Europea che, come dichiarato dal Commissario UE per l’Integrazione e l’Allargamento, il socialdemocratico Stefan Fule, non intende per ora avvalersi delle sanzioni per punire le violazioni della democrazia in Ucraina, come invece già hanno fatto Stati Uniti d’America e Canada.

Consiglio Europeo e Commissione Europea hanno però ignorato la richiesta proveniente dal Parlamento Europeo che, con una Risoluzione condivisa da tutte le forze politiche, ha richiesto l’imposizione di sanzioni per arrestare una situazione di violenza che, dal 21 Novembre scorso, ha provocato almeno sette vittime e diverse centinaia di feriti ed arresti, tutti solo tra i manifestanti.

Sostegno alle sanzioni è stato dato anche dal Presidente del Parlamento Europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, che ha accolto una richiesta inviata dal suo vice, il democratico Gianni Pittella, dopo un incontro a Kyiv con gli oppositori ucraini, la giornalista barbaramente picchiata Tetyana Chornovol, e la figlia di Yulia Tymoshenko -una delle più di cento vittime di giustizia selettiva in Ucraina.

Le divisioni delle Istituzioni Europee non permettono all’UE di prendere una posizione comune ed immediata per risolvere una crisi politica in un Paese, l’Ucraina, che appartiene alla grande famiglia europea per ragioni di carattere storico, culturale e sociale.

Preoccupa ancor di più che la decisione del Parlamento, in cui è rappresentato il popolo europeo, sia stata ignorata dai due organismi esecutivi dell’Unione -il Consiglio e la Commissione- che sono frutto di nomine effettuate dai singoli Stati e, di conseguenza, rispecchiano le sensibilità di ciascun Paese, impedendo l’approvazione di posizioni comuni europee.

Fino a quando al Parlamento Europeo non saranno concessi pieni poteri legislativi, tra cui il diritto di nomina del Presidente e dei membri della Commissione Europea, l’Unione rimarrà divisa e priva di una voce sola, e permetterà che un Paese che bussa alle sue porte, l’Ucraina, sia lacerato dalla violenza di una quasi-guerra civile, lasciato in balia delle mire imperialistiche e scioviniste della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

APPROVATE LEGGI LIBERTICIDE: L’UCRAINA È UFFICIALMENTE UNA DITTATURA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 17, 2014

Il Parlamento ucraino, senza una votazione vera e propria, approva la reclusione per chi manifesta senza permesso e chi viaggia in caroselli formati da più di cinque auto, la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, e la definizione delle Associazioni di volontariato civile e sociale che ottengono finanziamenti dall’Estero come “agenti di Paesi Stranieri”. Approvato un bilancio che rende Kyiv sempre più dipendente dalla Russia di Putin

Dall’essere simile alla Bielorussia di Lukashenka all’imitare in tutto e per tutto il modello di dittatura della Russia di Putin. Nella giornata di giovedì, 16 Gennaio, il Parlamento ucraino -la Rada- ha approvato un pacchetto di misure urgenti che limitano la libertà di manifestazione, di stampa, di associazione e di riunione.

Il provvedimento, registrato con il numero 3879, già firmato -quindi reso esecutivo- dal Presidente, Viktor Yanukovych, impone la detenzione per chi manifesta senza permesso delle autorità, vieta agli autisti di viaggiare in caroselli composti da più di cinque auto e di sostare presso case ed abitazioni private.

Le misure prevedono anche l’obbligo da parte delle Associazioni che ottengono fondi dall’Estero -persino per quelle impegnate nel volontariato civile e sociale- di dichiararsi come “Organizzazioni che svolgono funzione di Agente di uno Stato straniero”, ed impone la de-liberalizzazione dell’acquisto di carte SIM, che, ora, saranno associate ad un preciso documento in un determinato registro.

Le misure sono state approvate ad hoc per criminalizzare le manifestazioni pacifiche in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, che hanno luogo in tendopoli installate nelle piazze delle principali città ucraine dallo scorso 21 Novembre.

In particolare, le misure contro gli autisti impediscono l’organizzazione di proteste presso la Dimora privata del Presidente: una villa lussuosa, costruita con i soldi pubblici, situata a qualche Chilometro dalla capitale.

L’approvazione del pacchetto di misure restrittive è stato approvato dal Parlamento su alzata di mano, e non su voto elettronico, come da prassi per provvedimenti del genere, per via dell’ostruzionismo dell’opposizione, che ha fatto mancare a più riprese il numero legale.

Oltre che con la votazione sul modello putiniano -presso la Duma russa la presa d’atto dei provvedimenti avviene molto spesso senza la conta di quanti effettivamente hanno espresso voto favorevole- l’ostruzionismo dell’opposizione è stato infranto dalle aggressioni fisiche che hanno ridotto un parlamentare dell’opposizione con la testa insanguinata.

Pronta è stata la condanna da parte dell’Ambasciatore UE a Kyiv, Jan Tombinski, che ha sottolineato come i provvedimenti, se non sono approvati secondo le procedure, pongano in serio dubbio la natura democratica dell’Ucraina.

Critiche sono pervenute anche dal Ministro degli Esteri svedese Karl Bild, dal Capo della diplomazia polacca Radoslaw Sikorski, e dal Titolare del Dicastero degli Esteri lituano, Linas Linkevicius.

Più forti sono state le posizioni degli Stati Uniti d’America che, con una nota del Dipartimento di Stato, ha ritenuto inammissibili misure che limitano la democrazia e la Libertà, e la modalità con cui esse sono state approvate.

Le misure restrittive sono state accompagnate anche dall’approvazione del Bilancio preventivo, che il Parlamento ha deliberato senza alcuna discussione sempre su votazione “facilitata” dalla sola alzata di mano.

Il Budget è basato unicamente sul prestito di 15 Miliardi di Dollari che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso all’Ucraina dopo che Yanukovych ha rinunciato alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo.

Oggi Kyiv, domani la democrazia e la libertà in Europa

Con la nuova manovra, l’Ucraina diventa de facto dipendente dalla Russia sia sul piano morale -le leggi restrittive approvate dalla Rada ricordano molto quelle liberticide imposte da Putin- che su quello economico, dal momento in cui, tra tre mesi, Kyiv sarà chiamata a rinegoziare gli accordi per l’acquisto di gas da Mosca che la Federazione Russa ha concesso a Yanukovych sempre in cambio della rinuncia all’integrazione con l’UE.

Tale passo, che costringerà l’Ucraina a cedere ingenti parti di sovranità politica alla Russia, favorisce l’inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per ristabilire un nuovo Impero Russo nello spazio ex-sovietico che, come ha dichiarato a più riprese lo stesso Putin, ha lo scopo di estromettere ed annichilire l’UE.

L’Europa sta così perdendo una battaglia importante: un fatto da cui potrebbe essere messa a serio repentaglio la tenuta dell’UE stessa, poiché è solo grazie all’inglobamento dell’Ucraina nella sua sfera di influenza che la Russia può ritornare ad avere ambizioni imperiali.

È quindi interesse strategico dell’Europa il mantenimento di un’Ucraina indipendente, sovrana, democratica ed europea che, oltre a salvaguardare l’UE, agevoli una democratizzazione della Russia, in vista anche di un suo possibile coinvolgimento in relazioni strette con l’UE basate sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: EUROPA E USA CONDANNANO YANUKOVYCH PER LE REPRESSIONI SUI MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 11, 2013

L’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catrine Ashton, il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, e i Capi della Diplomazia di Polonia e Svezia criticano la condotta del Presidente ucraino. Risoluta la censura da parte del Dipartimento di Stato USA

Con la violenza niente integrazione nell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 11 Dicembre, il mondo politico occidentale ha duramente condannato le repressioni forzate dei manifestanti ucraini in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in UE, attuate dalla polizia speciale Berkut al diretto comando del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Nel tardo pomeriggio, l’Alto Rappresentante UE per la politica estera, Catrine Ashton, ha dichiarato, durante un incontro con il Presidente Yanukovych, che ogni uso della violenza sui manifestanti rende difficile le trattative tra Ucraina ed Europa per l’integrazione di Kyiv.

Pronta è stata la reazione anche del Ministro degli Esteri della Lituania -il Paese che detiene la Presidenza di turno dell’UE- Linas Linkevicius, che ha dichiarato la volontà di parlare di persona con Yanukovych per spiegare come la violenza sui dimostranti precluda ogni dialogo tra Kyiv e l’Europa.

Parole dure anche da parte della Polonia, un Paese tradizionalmente attento a tenere la porta aperta all’Ucraina, che, dopo la repressione delle manifestazioni, ha convocato l’Ambasciatore ucraino a Varsavia per consultazioni urgenti, in cui è stata espressa solidarietà ai manifestanti di Kyiv.

Forte anche la reazione degli Stati Uniti d’America, che, con una nota del Segretario di Stato, John Kerry, hanno descritto le repressioni ai manifestanti come un atto contrario al rispetto dei Diritti Umani ed indice dell’immaturità democratica dell’Ucraina.

Kyiv chiede soldi

Da parte sua, il Presidente Yanukovych sembra non sentire alcunché e, come ha dichiarato alla Ashton, ha confermato la sua intenzione di firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico europeo, che lo stesso Presidente ucraino ha rifiutato di firmare, generando l’ondata di protesta che ha raggiunto il milione di partecipanti.

Tranciante anche la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che, senza mezzi termini, ha richiesto all’Europa 20 Miliardi di Euro per firmare l’Accordo di Associazione come aiuto economico da parte dell’Europa.

Alle reazioni della politica seguono i fatti incresciosi originati dalle repressioni delle forze speciali di polizia ucraine su manifestanti, giornalisti e persino deputati dell’Opposizione, che, nel complesso, hanno portato a diverse centinaia i feriti e gli arrestati.

L’Opposizione, guidata dai Leader dei due principali Partiti Batkivshchyna e UDAR, Arseny Yatsenyuk e Vitaly Klichko, ha richiesto la formazione di un Governo Tecnico per la firma immediata dell’Accordo di Associazione e, successivamente, l’indizione di Elezioni Parlamentari e Presidenziali Anticipate per restituire la parola al popolo.

Come riportato da diversi sondaggi, la maggioranza degli ucraini è favorevole all’integrazione nell’UE -tra cui, sopratutto, i grandi oligarchi dell’est del Paese sponsor politici del Presidente Yanukovych.

Il Presidente ucraino ha però rifiutato la firma dell’Accordo di Associazione, e, così, ha mantenuto il Paese fuori dall’Europa nonostante l’espressa volontà del suo popolo, dimostrata dalla larghissima partecipazione alle manifestazioni in sostegno dell’UE.

Matteo Cazzulani

GAS: LA COMMISSIONE EUROPEA SOSTIENE LA LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 25, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha invitato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ad attenersi alle regole del libero mercato in fase di rinegoziazione dei contratti con il Governo lituano. La Russia impone tariffari diversificati per rompere l’UE al suo interno

C’è il gas, il nucleare e i missili, e la Commissione Europea prende posizione in difesa dei suoi stati membri. Nella giornata di lunedì, 23 Settembre, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato pieno sostegno alla Lituania nella negoziazione dei contratti con il monopolista statale russo del gas Gazprom.

Come riportato da una nota, il Commissario Oettinger ha espresso l’intenzione della Commissione Europea di portare, tra Lituania e Russia, alla regolazione di un tariffario giusto, secondo gli standard di mercato.

Il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, ha invece lamentato il tentativo di Gazprom di imporre un prezzo superiore rispetto a quello applicato ad altri Stati membri UE per ragioni politiche.

A sostegno della posizione del Ministro Linkevicius è la politica energetica che Gazprom ha adottato negli ultimi tempi, con l’imposizione di alti tariffari ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, che sono fortemente dipendenti dalle forniture della Russia.

Nel contempo, la Russia ha concesso sconti alle grandi compagnie dell’Europa Occidentale in cambio del sostegno politico di questi Paesi alla politica energetica del Cremlino in Europa, che prevede l’incremento dell’egemonia russa nel mercato del gas UE.

Il divide et impera dell’UE non è piaciuto alla Commissione Europea che, nel Settembre 2012, ha aperto un’inchiesta su Gazprom per condotta anti-concorrenziale in territorio europeo.

Mosca militarizza Kaliningrad

Al sostegno del Commissario Oettinger alla Lituania, pronta è stata la reazione della Russia, che, martedì, 24 Settembre, ha dichiarato la realizzazione di un rigassificatore nell’enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia.

L’infrastruttura mira a disturbare l’efficienza dei rigassificatori in fase di realizzazione nella lituana Klaipeda e nella polacca Swinoujscie, attraverso cui Lituania e Polonia, per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, vogliono importare LNG da Norvegia, Qatar e Stati Uniti d’America.

Inoltre, la realizzazione dei rigassificatori a Kaliningrad, da cui la Russia punta ad esportare gas liquefatto in Europa, de facto rende l’enclave russa tra la Polonia e la Lituania una zona fortemente calda.

A Kaliningrad, i russi hanno progettato la realizzazione di una centrale nucleare, ubicata vicino ai confini con Polonia e Lituania.

Inoltre, a Kaliningrad restano posizionati i missili Iskander, che la Russia ha dislocato per alzare la pressione su polacchi, lituani ed altri Stati dell’Europa Centro-Orientale.

Il dislocamento degli Iskander a Kaliningrad, nel 2008, ha spinto la Polonia a sostenere la realizzazione del sistema di difesa antimissilistico NATO, che, oggi, l’Amministrazione statunitense di Barack Obama sta realizzando con alcune modifiche rispetto al progetto originale.

Matteo Cazzulani

ANCHE LA LITUANIA NEL MIRINO DELLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas, Paesi Baltici by matteocazzulani on September 17, 2013

La Federazione Russa impone sanzioni doganali su corriere ad autoveicoli lituani. La protesta del Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, per un’iniziativa politica di Mosca contro l’integrazione in Unione Europea dei Paesi dell’Europa Orientale

Dopo la cioccolata ucraina, i vini moldavi e le provocazioni territoriali in Georgia, anche le macchine lituane. Nella giornata di martedì, 11 Settembre, la Russia ha posto un nuovo regime doganale sulle corriere lituane che prevedono serrati controlli per permettere l’ingresso di mezzi di trasporto su gomma in Federazione Russa dalla Lituania.

La misura, che ha bloccato alla frontiera diversi mezzi in attesa dell’imprimatur da parte delle Autorità russe, segue una simile iniziativa presa lo scorso 30 Agosto, quando automobili con targa lituana sono state bloccate al confine con l’enclave russa di Kaliningrad, nonostante, secondo accordi internazionali, la frontiera sia liberamente valicabile senza alcun controllo.

Pronta è stata la protesta delle Autorità lituane, con il Ministro degli Esteri, Linas Linkevicius, che, dopo avere denunciato la mancanza di spiegazioni da parte della Federazione Russa, ha richiesto l’intervento dell’Unione Europea per risolvere una questione che penalizza la Lituania.

“L’UE deve intervenire per fermare una misura punitiva nei confronti del Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione -ha dichiarato il Ministro Linkevicius- queste iniziative discriminatorie non sono nuove da parte della Russia verso Paesi che sono ritenuti avversari di Mosca”.

A sostegno delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri lituano sono le recenti pressioni doganali che la Russia ha esercitato nei confronti dell’Ucraina e della Moldova, di cui, rispettivamente, la Federazione Russa ha bloccato l’importazione di cioccolata e vini.

A tutto ciò, bisogna aggiungere le provocazioni territoriali a riguardo della Georgia, con la visita del Presidente russo, Vladimir Putin, nella regione georgiana dell’Abkhazia lo scorso 8 Agosto, nel giorno in cui l’esercito della Russia ha aggredito Tbilisi nel 2008.

Proprio Ucraina, Moldova e Georgia sono vicine alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: documento che integra il Paese firmatario nell’Unione sul piano economico.

Per questa ragione, la Russia, che intende estendere la sua egemonia geopolitica nello spazio ex-sovietico su Paesi liberi ed indipendenti, ha deciso di lanciare un chiaro segnale al Paese che ospiterà il summit in cui i tre Paesi ex-URSS potrebbero fare il primo passo verso la piena integrazione nell’UE.

Lo shale lituano da fastidio a Mosca

Oltre alla ragione politica, a motivare le ripercussioni di Mosca è anche la decisione del Governo lituano di affidare al colosso statunitense Chevron i diritti per lo sfruttamento di gas shale in Lituania.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, lo shale è necessario, assieme all’aumento dell’importazione di gas liquefatto da Norvegia, USA e Qatar, per diminuire la dipendenza dall’oro blu russo, da cui la Lituania dipende per il 99% del suo fabbisogno.

La Russia, per mantenere il controllo del mercato energetico in Europa centro-orientale, secondo ben fondate indiscrezioni ha organizzato una campagna mediatica contro lo sfruttamento dello shale, sia incentivando le compagnie energetiche ad abbandonare i progetti, sia fomentando associazioni ambientaliste.

Tuttavia, lo shale è già sfruttato regolarmente in USA, Canada e Gran Bretagna senza alcun danno per l’ambiente, come invece sostengono le associazioni ecologiste che, su iniziativa della Federazione Russa, protestano per lo sfruttamento del gas non convenzionale.

Matteo Cazzulani