LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IL CASO TYMOSHENKO 2 ANCORA FERMO MENTRE JANUKOVYCH PORTA L’UCRAINA SEMPRE PIU’ VICINO ALLA RUSSIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 2, 2012

Rinviato per la quinta volta il via al processo in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è imputata per malversazione finanziaria. La maggioranza parlamentare fedele al Presidente ucraino vara due provvedimenti che diminuiscono l’indipendenza nazionale di Kyiv dinnanzi ai disegni egemonici di Mosca

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo sugli accordi del gas. FOTO ® MATTEO CAZZULANI

L’eroina della Rivoluzione Arancione sarà monitorata durante le udienze del processo per garantire la sua presenza, a prescindere dalle condizioni di salute. Nella giornata di martedì, 31 Luglio, il giudice Kostjantyn Sadovs’kyj, incaricato della conduzione del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, per malversazione finanziaria durante la presidenza del colosso energetico JEESU pari a 4 milioni di Dollari – un fatto risalente a metà degli anni Novanta – ha respinto per la quinta volta l’avvio del procedimento dinnanzi all’assenza dell’imputata.

Julija Tymoshenko, affetta da una seria ernia al disco, ha rifiutato sia la presenza in Aula che il collegamento video proposto dall’accusa: la videoconferenza, come ha motivato l’ex-Primo Ministro ucraino, non permette di dialogare con gli avvocati difensori durante la seduta e, quindi, priva l’eroina della Rivoluzione Arancione di uno dei diritti fondamentali garantiti ad un imputato in un qualsiasi processo.

La posizione della Tymoshenko ha costretto Sadovs’kyj a rimandare la seduta, non prima di avere accolto la richiesta dell’accusa di prendere comunque in esame la possibilità di stabilire un contatto video per la seduta successiva. Inoltre, il Giudice ha respinto la proposta con la quale la Difesa ha richiesto il riaggiornamento del processo ad avvenuta guarigione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Secondo il pool di medici tedeschi – che hanno ottenuto il permesso di curare la Tymoshenko presso una sala dell’Ospedale dei Ferrovieri di Khar’kiv – la Leader dell’Opposizione Democratica necessita non meno di 8 settimane per ristabilirsi in maniera soddisfacente.

Lo staff medico delle Autorità carcerarie ritiene invece che l’eroina della Rivoluzione Arancione sia pronta per presenziare in aula e, sopratutto, che ella debba ritornare al più presto nel Penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, dove la Tymoshenko sta scontando sette anni di reclusione in isolamento per avere firmato nel Gennaio 2009 accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Nel frattempo, l’assenza dalla scena politica della Tymoshenko permette ai suoi avversari – che a detta dell’Opposizione Democratica sono responsabili dei processi politici che hanno costretto l’eroina della Rivoluzione Arancione al carcere – di realizzare indisturbati una politica che allontana Kyiv dall’Europa e avvicina sempre più l’Ucraina alla Russia.

Lunedì, 30 Luglio, il Parlamento, convocato in seduta straordinaria, ha ratificato l’accordo di ingresso dell’Ucraina nella Zona di Libero Scambio CSI: processo di integrazione economica sovranazionale nello spazio ex-sovietico che consente alla Russia di estendere la sua egemonia sui Paesi un tempo appartenenti all’URSS oggi indipendenti.

Il progetto è stato registrato e sostenuto dal Presidente, Viktor Janukovych, che, dopo avere provocato il congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, ha deciso di perseguire il vettore eurasiatico con l’avvicinamento di Kyiv sotto la sfera di influenza della Russia.

In Ucraina si parlerà sempre più in russo

Sempre nell’ambito del processo di avvicinamento a Mosca voluto da Janukovych il Parlamento ha votato in definitiva il provvedimento che riconosce la lingua russa come idioma di Stato in Ucraina al pari dell’ucraino.

Il documento, che è già stato firmato dallo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, è fortemente contrastato dall’Opposizione Democratica, in quanto limita l’uso della lingua nazionale – che in Ucraina, così come in altri Paesi ex-URSS e, più in generale, in altre realtà ex-coloniali, rappresenta un fattore che garantisce l”unità della nazione ed il mantenimento della cultura nazionale – e aumenta l’influenza della lingua di un Paese straniero, la Russia, intenzionato a sottomettere politicamente l’Ucraina.

A forzare l’approvazione della legge linguistica è stata la maggioranza filo-presidenziale, che ha insistito per la calendarizzazione del provvedimento in una seduta straordinaria prima della pausa estiva. Il documento era già stato votato dal Parlamento in maniera frettolosa ed irregolare, al punto da portare Lytvyn a rassegnare per protesta le proprie dimissioni.

La maggioranza ha poi respinto le dimissioni dello Speaker del Parlamento in cambio del suo impegno a firmare il documento qualora esso fosse stato riapprovato in una nuova seduta nel pieno rispetto delle regole.

Matteo Cazzulani

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CAOS IN UCRAINA: SI DIMETTE IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 5, 2012

Lo Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, rassegna le dimissioni in seguito all’approvazione della riforma del sistema linguistico che indebolisce l’uso dell’ucraino negli uffici pubblici a favore del russo. Probabile il commissariamento dell’organo legislativo da parte dell’amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, intenzionato ad assumere il controllo su tutti gli ambiti del potere

Lo speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn

Due dimissioni eccellenti e una paralisi istituzionale. La giornata di mercoledì, 4 Giugno, è destinata a entrare nella storia della politica ucraina come una delle più turbolente e movimentate, con le dimissioni dello Speaker del Parlamento e del suo Vice, e l’ipotesi di scioglimento anticipato della Rada sempre più vicino.

Tutto è iniziato con la votazione in seconda lettura alla Rada del progetto di legge che istituzionalizza il russo a lingua nazionale in 13 delle 23 regioni dell’Ucraina e, de facto, indebolisce il già precario utilizzo dell’Ucraino negli uffici pubblici del Paese.

Forti sono state le resistenze da parte dell’Opposizione Democratica che, dopo l’approvazione in prima lettura, ha promesso a più riprese di non permettere la votazione definitiva di un provvedimento che il Partija Rehioniv – il Partito del potere, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e buona parte dei ministri del Governo – ha invece sostenuto strenuamente.

Sulla questione, il soggetto politico del Presidente Janukovych ha inoltre goduto dell’endorsement del Capo dell’Amministrazione Presidenziale della Federazione Russa, Sergej Ivanov, e dell’aperto sostegno del Capo della Commissione della Duma di Mosca per i rapporti con i Paesi ex-URSS, Leonid Sluckij.

In un Paese, come l’Ucraina, che similmente ad altri Stati dell’Europa Centro-Orientale per molti secoli è stato impossibilitato con la forza a mantenere il proprio idioma nazionale a causa delle politiche di russificazione forzata imposte dell’impero zarista e dell’Unione Sovietica, la questione linguistica è particolarmente bollente.

Ottenuta l’indipendenza nazionale nel 1991, il popolo ucraino ha finalmente potuto coltivare la propria cultura, ed ha trovato nella lingua un collante sociale in grado di mantenere unito un Paese che la Russia, per mantenere la propria egemonia sul più importante dei Paesi dell’ex-URSS, ha cercato ripetutamente di destabilizzare supportando la diffusione del russo sulle Rive del Dnipro.

Oltre che sul piano ideologico, a generare polemiche è stata la modalità di approvazione del Progetto di Legge. Esso è stato infatti calendarizzato nella prima seduta del Parlamento dopo la chiusura del campionato europeo di calcio, ed è stato votato in pochi secondi grazie a un vero e proprio blitz organizzato dai deputati del Partija Rehioniv e dal Vice-Speaker comunista, Adam Martynjuk.

A complicare il quadro è stata l’assenza dello Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e del suo vice nominato in quota all’Opposizione Democratica, Mykola Tomenko: entrambi notoriamente contrari al progetto di riforma dell’assetto linguistico.

A poche ore dall’inizio della sessione, essi sono stati convocati dal Presidente Janukovych per colloqui urgenti: la loro assenza ha così permesso a Martynjuk di assumere la presidenza del Parlamento, e mettere ai voti il progetto di legge senza aprire il dibattito come, invece, previsto da regolamento.

Come pronta reazione sia Lytvyn che Tomenko hanno rassegnato le loro dimissioni. Lytvyn in particolare, che nel 2010 pur di mantenere la Presidenza della Rada è passato con la maggioranza voluta dal neoleletto Janukovych dopo avere sostenuto la Rivoluzione Arancione, si è detto deluso per l’inganno orchestrato nei suoi confronti, e ha promesso di non firmare il progetto di legge sulla riforma linguistica fino a quando le sue dimissioni non saranno accettate e votate dal Parlamento.

La decisione di Lytvyn ha generato un terremoto istituzionale. Dapprima, il Partija Rehioniv ha chiesto allo Speaker della Rada di riconsiderare la decisione presa, e lo ha invitato a tenere da parte le emozioni legate a prese di posizione su tematiche forti quali quella linguistica. Dopo la conferma delle intenzioni di lasciare la terza carica del Paese da parte di Lytvyn, il Partito del Potere ha registrato e votato in pochi minuti un progetto di riforma del regolamento dei lavori parlamentari che abbassa il quorum per l’elezione dello Speaker della Rada da 300 voti favorevoli a soli 226.

Il Parlamento sull’orlo di un possibile commissariamento del Presidente

Subito è partito il totonomine per la successione a Lytvyn. Secondo l’autorevole Ukrajins’ka Pravda, alla presidenza del Parlamento sarà eletto il Deputato Ivan Pljushch: anch’egli, come Lytvyn, è un ex-esponente del campo arancione che ha abbandonato la fazione democratica per passare con il Partija Rehioniv dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del 2010 di Janukovych.

Molto probabile è anche lo scioglimento anticipato del Parlamento e il suo “commissariamento” da parte dell’Amministrazione Presidenziale fino alle elezioni parlamentari già programmate per l’autunno. A ventilare questa possibilità è stato lo stesso Presidente Janukovych, che, in seguito alle dimissioni di Lytvyn, ha cancellato la tradizionale conferenza stampa di inizio Luglio con i principali media nazionali e internazionali sulla situazione politica del Paese per convocare una riunione straordinaria con i capigruppo della Rada.

Durante la riunione -boicottata da Bat’kivshchyna e Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona: i due gruppi dell’Opposizione Democratica – Janukovych ha invitato le parti a trovare un accordo per superare l’impasse istituzionale sfruttando i momenti di pausa durante i lavori d’aula. Se, come probabile, le parti non individueranno una candidatura condivisa, il Presidente ha dichiarato di essere pronto a sciogliere il Parlamento.

L’invito di Janukovych è stato colto al volo dal Leader in pectore dell’Opposizione Democratica, Arsenij Jacenjuk, che ha invitato il Capo dello Stato a indire non solo il rinnovo del Parlamento, ma anche nuove elezioni per designare il Presidente dell’Ucraina.

Jacenjuk ha contestato il fatto che Janukovych, una volta salito al potere, con un colpo di mano ha cambiato la Costituzione per accentrare nelle sue mani poteri sottratti al Parlamento, senza che il popolo ucraino si fosse pronunciato a favore di questa riforma radicale delle istituzioni dello Stato, che ha trasformato l’Ucraina da una democrazia a una quasi-dittatura.

Matteo Cazzulani

LA CORTE UE DEI DIRITTI UMANI: JURIJ LUCENKO E’ UN DETENUTO POLITICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 4, 2012

Il Tribunale di Strasburgo riconosce l’irregolarità del trattamento subito da una delle guide della Rivoluzione Arancione, ed obbliga lo Stato ucraino a risarcire i danni morali. Il Presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovych, esclude l’Unione Europea dagli obiettivi di politica estera di Kyiv, e avvicina il suo Paese alla Russia. La Rada approva la legge che sminuisce il ruolo della lingua nazionale, mettendo a serio repentaglio l’indipendenza dello Stato

L’ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Una vittoria di Pirro che serve solo al morale degli arancioni, ma non ad impedire la deriva autocratica di un Paese che, in maniera chiara, punta verso Mosca e non più verso Bruxelles. Nella giornata di martedì, 3 Luglio, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ritenuto illegale l’arresto e la detenzione in isolamento dell’ex-Ministro degli Interni ucraino, Jurij Lucenko, e ha obbligato lo stato ucraino a risarcire 15 Mila Euro di danni morali.

Nello specifico, il Tribunale di Strasburgo ha ritenuto il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a uno dei personaggi di spicco dell’Opposizione Democratica in contrasto con alcuni punti fondamentali della Convenzione Europea per i Diritti Umani: l’Articolo 5, che prevede il diritto alla difesa e all’incolumità personale, e l’Articolo 18, che sostiene la non-limitazione dei diritti dell’imputato in qualsiasi processo.

Altresì, il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’uso della magistratura per scopi politici attuato dalle Autorità ucraine. Secondo la sentenza, Lucenko è stato processato ed incarcerato con il preciso scopo di eliminare uno dei più carismatici esponenti dell’Opposizione Democratica dalle prossime Elezioni Parlamentari.

Il verdetto della Corte di Strasburgo non obbliga le Autorità ucraine a liberare Lucenko, ma, a detta dello stesso ex-Ministro, getta le basi per prossimi ricorsi contro i principali esponenti della Procuratura Generale, che l’Opposizione Democratica ritiene essere gli esecutori di una repressione politica voluta del presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Infatti, Lucenko è uno dei dieci dissidenti arrestati dalla salita al potere dell’attuale Capo di Stato, tra cui figura il nome eccellente dell’anima della Rivoluzione Arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko. Lucenko, che durante i Governi arancioni ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, e si è distinto per un’aspra lotta alla corruzione finalizzata ad adattare l’Ucraina agli standard europei, è stato arrestato il 26 Dicembre 2010 sotto la propria abitazione davanti a moglie e figli, al ritorno dalla passeggiata con il cane.

Dopo un processo in cui tutti i testimoni hanno scagionato Lucenko dalle accuse di abuso d’ufficio e di innalzamento irregolare dei vitalizi ad alcuni suoi collaboratori, l’ex-Ministro arancionestato condannato a quattro anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica.

Janukovych porta Kyiv verso Mosca

Il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani non ha spinto l’entourage del Presidente Janukovych a prendere provvedimenti per ripristinare il cammino dell’Ucraina verso l’Europa. Al contrario, il Capo di Stato ucraino ha adottato misure significative che avvicinano Kyiv alla Russia, e che lasciano presagire l’intenzione di portare il Paese nella zona di influenza economica, culturale e politica di Mosca.

Sempre martedì, 3 Luglio, in un messaggio al Parlamento sulle priorità di politica estera dell’Ucraina, il Presidente Janukovych ha escluso l’Unione Europea, e ha inserito al primo posto la Russia, seguita al terzo posto dalla Cina, e al secondo dagli Stati Uniti d’America.

Il disegno di avvicinamento a Mosca ha subito visto una realizzazione concreta. Nella medesima giornata, il Parlamento ucraino ha approvato in definitiva la legge che promuove a lingue di Stato il russo ed altri idiomi parlati da esigue minoranze linguistiche. Il provvedimento indebolisce notevolmente l’ucraino, che fin dall’ottenimento dell’Indipendenza ha garantito all’Ucraina l’unità territoriale e lo sviluppo di una cultura nazionale che le politiche repressive dell’Unione Sovietica e dell’Impero zarista hanno impossibilitato con l’uso della forza per circa tre secoli.

L’approvazione del provvedimento è avvenuta in maniera irregolare, grazie a un blitz del Vice-Speaker, il comunista Adam Martynjuk, che ha messo ai voti il disegno di legge a sorpresa, senza che esso fosse anticipato da alcun dibattito. Successivamente, le forze di polizia hanno represso con la violenza la pacifica dimostrazione organizzata dai partiti dell’Opposizione Democratica e dalle ONG filo-europee e patriottiche contro l’indebolimento della lingua ucraina.

Come documentato dall’Autorevole Ukrajins’ka Pravda, la polizia si è avvalsa persino di gas lacrimogeni per indurre i manifestanti a disperdersi e a sciogliere il presidio nonviolento organizzato presso l’Ukrajins’kyj Dim: il palazzo dove l’indomani è atteso il discorso annuale alla nazione del Presidente Janukovych.

In segno di protesta per l’approvazione del provvedimento controverso, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn e il suo vice, Mykola Tomenko, hanno rassegnato del loro dimissioni.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA PIAZZA IN DIFESA DELLA LINGUA NAZIONALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 15, 2010

Sindacati, imprenditori, studenti e cittadini contro due progetti di legge controversi della maggioranza. L’Opposizione Democratica promette battaglia in Parlamento

Il Poeta Nazionale Ucraino, Taras Shevchenko

In 50 mila contro due proposte. Forte è stata la manifestazione di imprenditori, studenti, e privati cittadini con il proprio Paese nel cuore, che nella giornata di lunedì, 15 novembre, si sono radunati presso il palazzo del governo ucraino. Oggetto della protesta, l’esame dei DDL su Codice Fiscale e questione linguistica. Due nodi impopolari, che la maggioranza sta cercando in tutti i modi di approvare.

Per quanto riguarda il Codice Fiscale, il progetto prevede esenzioni per grandi industriali, e pochi altri soggetti economici, bilanciate da misure restrittive per la piccola e media impresa. Ad esso, si aggiunge il prolungamento della giornata lavorativa, da 8 a 12 ore, per un totale di 48 ore settimanali.

“E’ un provvedimento illiberale – ha dichiarato al 5 Kanal il Segretario del sindacato Narodna Solidarnist’, Oleksij Kljashtornyj – che incrementa la responsabilità dei lavoratori, consente il monitoraggio delle attività, ed impedisce l’unione di associazioni di categoria”.

In difesa della cultura nazionale

Altro punto di scontro, la legge sullo status linguistico. Ad oggi, la lingua ufficiale del Paese è l’Ucraino. Ciò nonostante, la proposta di legge vorrebbe innalzare a tale rango tutti gli altri sistemi linguistici presenti sulle rive del Dnipro, con particolare attenzione per il russo. Nulla di male, si direbbe. Se non fosse che la questione linguistica, in Ucraina più che altrove, ha un’importanza maggiore, e differente, rispetto agli standard del Belpaese.

La manifestazione contro le proposte di legge su Codice Fiscale e questione linguistica. FOTO 5 KANAL

Il rafforzamento, e lo sviluppo, dell’Ucraino, implementato dall’Indipendenza del 1991, è segno di emancipazione, libertà, ed affermazione della propria identità storico-culturale. Soprattutto, dopo anni di russificazioni forzate, subite in epoca zarista e comunista. Sminuire l’importanza della lingua di Shevchenko – Taras, il Poeta – in favore di quella di Pushkin, significa non solo riportare Kyiv all’epoca sovietica. Ma anche, e soprattutto, attentare al mantenimento della cultura nazionale.

Purtroppo, la maggioranza di governo ha comunicato di appoggiare la proposta, firmata dal leader dei comunisti, Petro Symonenko, dall’esponente del Blocco Lytvyn, Serhij Hrynevec’kyj, e da Oleksandr Jefremov, capogruppo del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Ad opporsi al tentativo di annichilimento della lingua nazionale, oltre ai manifestanti, l’Opposizione Democratica, composta dal Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna – la forza politica dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko – e da Nasha Ukrajina – il gruppo dell’ex speaker, Arsenij Jacenjuk.

Ambo i soggetti hanno promesso alla Rada ogni forma possibile di protesta, per evitare l’approvazione di due progetti di legge lesivi della cultura e del benessere degli ucraini.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: VITTORIA DELLA LINGUA NAZIONALE. CONGELATO L’INNALZAMENTO DEL RUSSO A PARLATA UFFICIALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 5, 2010

Una possente mobilitazione spinge il governo a congelare il DDL per il riconoscimento del russo come lingua nazionale. L’Opposizione Democratica invita alla calma. Il mondo accademico: “Ucraino in pericolo di estinzione”

Il Padre della Lingua Ucraina, il poeta romantico Taras Shevchenko

Vinta una battaglia, ma la guerra continua. Nella giornata di lunedì, 4 ottobre, il Parlamento ha deciso di congelare l’esame del disegno di legge che prevede il riconoscimento del russo come lingua nazionale, al pari dell’Ucraino. A determinare tale decisione, i circa 500 attivisti di ONG del Paese, e privati cittadini, riunitisi presso la Rada per manifestare in difesa della lingua di Shevchenko – Taras, il poeta.

Tra essi, volti noti dell’intellighenzia ucraina, tra cui gli scrittori Vitalij e Dmytro Karpanov, il cantante Sashko Polozhyns’kyj ed il coro Homin. Tutti, uniti, per contestare una proposta che mina l’esistenza ed il ruolo della lingua ucraina, già insidiata dalla diffusione nel Paese del russo, pesante eredità delle numerose russificazioni forzate di epoca zarista e comunista.

Il precedente bielorusso

Il Deputato del BJuT-Bat'kivshchyna, Andrij Shevchenko

Soddisfatta, ma sempre vigile, l’Opposizione Democratica, che ha osteggiato l’esame del decreto in sede parlamentare. Timore degli oppositori è che anche l’Ucraino possa subire la medesima sorte del bielorusso, lingua sorella che, anche grazie alla mancata sua tutela da parte delle autorità locali, è stata schiacciata dal russo. 

Il parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Andrij Shevchenko – omonimo del calciatore – ha riconosciuto la vittoria politica, ma, nel contempo, ha evidenziato come il DDL sia stato solamente congelato, e non eliminato. 

Sulla medesima onda, il deputato di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, Oleksij Donij, che ha esortato l’Opposizione Democratica a non abbassare la guardia, dal momento in cui la maggioranza intenderebbe riproporre il documento in votazione non appena a lei conveniente.

Ennesimo incontro Janukovych-Medvedev

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Di sicuro, il russo è la lingua preferita dal Presidente, Viktor Janukovych, utilizzata in diverse occasioni internazionali. Non ultima, il summit con il collega della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, con cui Kyiv e Mosca hanno rinsaldato ulteriormente le relazioni bilaterali. 

Questa volta, tra i due Paesi sono state calendarizzate collaborazioni economiche, finanziarie ed infrastrutturali, e la costruzione di una strada ad alto scorrimento da Simferopoli a Mosca. 

Mondo accademico in allarme 

Il capogruppo del Partija Rehioniv, Oleksandr Jefremov

La proposta di legge sulla lingua è stata presentata congiuntamente dalle tre componenti della coalizione di governo. A firmarla, il capogruppo del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente Janukovych, il premier, Mykola Azarov, e tutti i membri del Consiglio dei Ministri – Oleksandr Jefremov, il leader dei comunisti, Petro Symonenko, ed il deputato del Blocco Lytvyn, Serhij Hrynevec’kyj.

Secondo i firmatari, l’innalzamento del russo a lingua nazionale sarebbe un segno di rispetto per tutte le minoranze nazionali, nonché un atto doveroso in un Paese dove la lingua di Pushkin è diffusa in ampi strati della società.

In risposta, un documento del Senato Accademico dell’Accademia Kyjevo-Mohyliana, con il quale uno dei principali centri culturali del Paese ha illustrato come l’approvazione del DDL possa mettere seriamente a repentaglio la vita dell’Ucraino.

Ex lege, quella di Shevchenko è l’unica lingua nazionale, adoperata nell’amministrazione e nella sfera pubblica. De facto, è padroneggiata dalla stragrande maggioranza della popolazione, ed è veicolo di una cultura, storia, tradizione e letteratura pienamente europea.

Matteo Cazzulani