LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

YANUKOVYCH COME PUTIN: GIORNALISTI AGGREDITI DURANTE UN EVENTO PUBBLICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 4, 2012

L’episodio, che ha coinvolto tra gli altri la Direttrice dell’Ukrayinska Pravda, Olena Prytula, ha avuto luogo nel corso del discorso di apertura del Congresso Mondiale della Carta Stampata. Gli organizzatori paragonano il Presidente ucraino al suo collega russo, Vladimir Putin

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

In Italia esiste un detto che ben descrive quanto avvenuto in Ucraina nella giornata di lunedì, 3 Settembre, durante il 64esimo Congresso Mondiale della Carta Stampata di Kyiv: predicare bene, razzolare male.

Durante il discorso di apertura dell’evento, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha sostenuto che l’Ucraina è un Paese democratico, dove la stampa gode di assoluta libertà, e dove le denunce di controllo dei principali media da parte dell’Amministrazione Presidenziale – sollevate a più riprese da giornalisti nazionali e confermate dagli studi delle più prestigiose organizzazioni internazionali indipendenti – non sono che il frutto di menzogne e stereotipi dovuti alla mancanza di un’informazione corretta ed adeguata.

Ad accompagnare il discorso di Yanukovych è stata una protesta pacifica del movimento per la libertà di stampa Stop Tsenzuri, che, silenziosamente, ha issato dei cartelli con scritte in protesta della mancata libertà dei media nel Paese non appena Yanukovych ha preso la parola.

Pronto è stato l’intervento del servizio di sicurezza del Presidente, che ha prima circondato i manifestanti e, senza esitare, è poi passato all’azione costringendo con la forza i giornalisti ad interrompere la dimostrazione di dissenso.

Ad avere la peggio è stata la Direttrice dell’autorevole Ukrayinska Pravda, Olena Prytula, letteralmente messa al tappeto da una mossa di un agente del servizio di sicurezza presidenziale, più adatta ad un ring che ad al Paese democratico dipinto, nel contempo, dalle parole di Yanukovych.

La battaglia tra il Presidente e gli esponenti del movimento contro la censura non si è limitata all’aggressione fisica. Prima dell’evento, i giornalisti sono stati ostacolati a prendere posto nell’auditorium dove era in programma il discorso di Yanukovych.

Come dichiarato dal noto colorista dell’Ukrayinska Pravda, Mustafa Nayem, da tre ore prima dell’evento i telefoni dei corrispondenti sono stati monitorati ed intercettati dagli agenti dei Servizi Segreti.

Pronta è stata la condanna degli organizzatori, che hanno fortemente criticato il comportamento del Presidente ucraino paragonando l’Amministrazione di Yanukovych alla Russia di Putin: dove i giornalisti sono vittime di ripetute violenze e pressioni da parte delle Autorità del Cremlino.

“Siamo stati testimoni di una simile protesta nel 2006, quando il Congresso è stato organizzato a Mosca – ha dichiarato, con una nota, il Responsabile dell’Organizzazione, Larry Kilman – Durante il discorso del Presidente Putin ha avuto luogo una simile manifestazione dei giornalisti. Esprimiamo il nostro completo sostegno alla Stampa ucraina”.

La Tymoshenko si appella a Komorowski ed invita il popolo ad una nuova Rivoluzione Arancione

Pronta è stata la reazione anche dell’Opposizione Democratica ucraina, decimata dagli arresti politici ordinati da Yanukovych, ma non ancora del tutto sconfitta.

Dal carcere – in cui è costretta a scontare una condanna per sette anni di detenzione maturata dopo un processo irregolare – la Leader del dissenso arancione, Yulia Tymoshenko, ha inviato un appello al popolo ucraino affinché le prossime Elezioni Parlamentari siano l’occasione per realizzare una nuova Rivoluzione pacifica, simile a quella colorata organizzata nel 2004 per reagire ai brogli perpetrati dallo staff elettorale di Yanukovych.

Inoltre, l’ex-Primo Ministro si è appellata alle Cancellerie europee, in particolare al Presidente polacco, Bronislaw Komorowski – che ha apprezzato per avere sostenuto di continuo la causa ucraina in sede continentale – affinché il processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE non sia congelato definitivamente, nonostante il Presidente Yanukovych non rispetti i principi della democrazia necessari per la firma dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv.

 

Matteo Cazzulani

ANCHE LA SLOVACCHIA HA IL SUO “ORBAN”

Posted in Slovacchia by matteocazzulani on March 11, 2012

Nelle elezioni parlamentari slovacche anticipate, il Partito socialdemocratico SMER raccoglie la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, e consente al suo Segretario, Robert Fico, la formazione di un governo monocolore, per la prima volta nella storia del suo Paese. Già alla guida dell’esecutivo tra il 2006 e il 2010, quando si è distinto per i proclami xenofobi contro la minoranza ungherese e le leggi-bavaglio nei confronti dei mezzi di informazione, il nuovo Premier ha promesso l’aumento delle tasse per ridurre il deficit e garantire il welfare state

Il Primo Ministro slovacco, Robert Fico

Bratislava come Budapest: un paragone dettato non solo dal fascino delle due capitali centro-europee, ma, da oggi, anche dagli equilibri politici presso le due città. Nelle Elezioni Parlamentari slovacche di sabato, 10 Marzo, il Partito socialdemocratico SMER ha ottenuto il 44,7% dei voti: una percentuale che consente al suo Segretario, Robert Fico, di contare su una maggioranza assoluta in Parlamento, pari a 86 seggi su 150.

Proprio il numero dei deputati su cui il neo-eletto Premier può contare per formare un Governo monocolore è stato l’elemento che ha portato i principali media ad accomunare Fico al Primo Ministro ungherese, Viktor Orban, il quale, a Budapest, una volta sconfitta la maggioranza parlamentare uscente socialdemocratica – travolta da scandali di corruzione e pubblicamente discreditata – si è trovato a governare senza bisogno di ricorrere ad alleanze con altre forze politiche.

Uno scenario, quello del governo in solitaria, che Fico non ha escluso, sebbene, sull’onda dell’euforia dei risultati del conteggio dei voti, nel cuore della notte, abbia dichiarato di essere pronto a istituire una coalizione con tutte quelle forze politiche che condividono il suo programma. Una prospettiva che, tuttavia, i principali commentatori politici sembrano escludere a causa delle proposte troppo radicali avanzate da Fico in campagna elettorale.

Nello specifico, Fico ha promesso nuove tasse per garantire il welfare state e tagliare il deficit di bilancio. Tra i provvedimenti in cantiere ci sarà sicuramente una super-imposta del 22% sui redditi delle persone che guadagnano più di 33 Mila Euro all’anno e, di pari passo, un piano di azioni volte ad accrescere il PIL e aumentare i salari: ad oggi tra i più bassi d’Europa.

“Siamo contro le privatizzazioni, a favore di garanzie protezione legale ai lavoratori, e per investimenti pubblici di ampio raggio – ha dichiarato Fico dinnanzi ai suoi elettori – abbiamo colto la scommessa e dimostreremo quanto è importante poter contare su solide finanze pubbliche”.

Tra nazionalismo e limitazione della libertà di stampa

Già membro del Partito Comunista di Cecoslovacchia, poi convertitosi alla socialdemocrazia e alla tutela del libero mercato, Fico ha già guidato il governo slovacco dal 2006 al 2010. Allora, si è distinto per la severa campagna di correzione delle politiche fiscali del precedente esecutivo di centro-destra con l’applicazione di tasse su banche, ceti più abbienti e principali industrie.

Di pari passo, è stato protagonista di proclami al limite dello xenofobo contro la minoranza ungherese, e ha incoraggiato l’approvazione di una legge bavaglio sui media, per la quale è stato accusato di mancato rispetto della libertà di stampa.

A riportare al governo il Segretario socialdemocratico è stato uno scandalo di corruzione che ha colpito i suoi rivali, e la seguente caduta prematura del governo su una tematica europea. In un’operazione denominata “Gorilla”, il controspionaggio slovacco ha smascherato un giro di malaffare, avvenuto nel 2005 e nel 2006, tra gruppi di potere finanziario e l’allora maggioranza di governo di centro-destra.

Una sorta di tangentopoli slovacca che, al momento della sua pubblicazione, nel Dicembre 2011, ha travolto anche l’esecutivo allora in carica, anch’esso di orientamento moderato, e guidato dalla Leader dell’Unione Slovacca Cristiana e Democratica SDKU, Iveta Radicova.

Sulla scia del “Gorilla”, la Radicova non solo ha perso progressivamente il consenso degli elettori, ma anche quello dei suoi partner di coalizione, tra cui il partito Libertà e Giustizia – SaS – il quale, contrario all’aumento del fondo di garanzia versato dalla Slovacchia nel Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria – EFSF – il 12 Ottobre le ha votato la sfiducia, e così, ha provocato la prima caduta di un governo a causa della crisi dell’Euro.

“L’Unione Europea può contare sul governo Smer, perché dimostreremo di essere un piccolo Paese che vuole rimanere in Europa, e mantenere la divisa unica” ha dichiarato Fico dinnanzi ai suoi elettori, sempre a notte fonda. Ciò nonostante, come sottolineato su Gazeta Wyborcza dall’esperto di politica slovacca Lubosz Palata, durante la campagna elettorale il Segretario socialdemocratico ha trattato raramente il tema dell’Europa, e, sempre secondo l’esempio del suo collega ungherese, Viktor Orban, non è escluso che possa tassare le imprese energetiche e quelle dedicate alla telecomunicazione.

Matteo Cazzulani