LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH STRUMENTALIZZA I TAFFERUGLI A KYIV. ECCO COME

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 20, 2014

Una trentina i feriti e più di venti gli arrestati dalla polizia, che durante gli sconti ha usato proiettili di gomma, gas lacrimogeno ed idranti nonostante le temperature polari. L’Opposizione contraria alla violenza.

30 feriti e più di 20 arrestati, tra cui alcuni giornalisti anche di testate internazionali sono i numeri della notte di scontri che, Domenica, 19 Gennaio, ha infiammato in Ucraina le strade della Capitale Kyiv, con le forze speciali di polizia da un lato e i militanti, divisi tra frange pacifiche e facinorosi, dall’altro.

Da parte della polizia sono volati gas lacrimogeni, proiettili di gomma e acqua sui manifestanti in una notte gelata, gettata ad hoc per congelare il più alto numero possibile tra i 2 Mila dimostranti assiepati presso lo stadio della Dinamo Kyiv.

Dall’altra, un gruppetto di manifestanti -che non è escluso siano agenti infiltrati dalle Autorità politiche per discreditare la protesta, che finora ha mantenuto carattere pacifico- ha lanciato bombe molotov ed ha incendiato un pullman delle forze speciali di polizia Berkut per cercare di raggiungere la sede dell’Amministrazione Presidenziale e il Parlamento, dove lo scorso giovedì sono state approvate Leggi che limitano il Diritto di manifestare.

Pronta è stata la reazione dei Leader dell’Opposizione, con Vitaly Klichko, ex-pugile a capo del Partito moderato UDAR, che si è posto di persona tra i manifestanti e il cordone di polizia per evitare l’escalation violenta degli scontri.

Dal palco sul Maydan, il Leader in pectore del Partito social-popolar-democratico Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, ha invitato i facinorosi a mantenere il carattere nonviolento della protesta, che finora ha contraddistinto le dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Chi esce vincitore dalla notte di scontri è il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, che ha approfittato del primo atteggiamento violento di una minoranza di manifestanti per accogliere la richiesta di trattative dell’Opposizione dopo più di due mesi dalla sua formulazione.

È infatti dal 21 Novembre, da quando le manifestazioni in supporto dell’Ucraina in Europa hanno avuto inizio, che l’Opposizione chiede al Presidente colloqui urgenti per risolvere la crisi.

Invece di accogliere la richiesta, Yanukovych ha dato ordine di reprimere a più riprese le manifestazioni, ha fatto picchiare politici dell’opposizione e giornalisti, ed ha assediato la piazza in cui sono accampati i dimostranti per vietare loro gli approvvigionamenti di cibo e legname.

Ci sta prendendo in giro

Con la furba, ma tardiva apertura -enfatizzata dai media filorussi- Yanukovych cerca di accreditarsi agli occhi dell’Opinione Pubblica come tollerante e aperto.

Tuttavia, con ancora più di cento tra oppositori arrestati per ragioni politiche e una decina di dissidenti costretti all’esilio in Europa, con i media indipendenti imbavagliati, e con Leggi che de facto rendono illegale ogni forma di espressione di dissenso, sarà difficile sperare nel buon esito delle aperture di un autocrate che, in quattro anni, ha reso l’Ucraina un’autocrazia post-sovietica sul modello della Bielorussia.

Matteo Cazzulani

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LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

CAPODANNO DI ORDINARIA REPRESSIONE IN RUSSIA ED UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 1, 2012

Ottanta arrestati nelle manifestazioni per la libertà di associazione a Mosca e Pietroburgo, tra cui il candidato alle Elezioni Presidenziali, Eduard Limonov. A Kharkiv meeting in solidarietà della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: detenuta per motivi politici nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj. A Kyiv, il Presidente, Viktor Janukovych, elimina ogni accenno alla Lady di Ferro ucraina, ed anche l’inno nazionale dal tradizionale discorso di fine anno

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, durante il tradizionale messaggio di fine anno. FOTO UKRAJINS'KA PRAVDA

Un silenzio assordante rotto dal tintinnio delle manette e da vuote parole di pura retorica dittatoriale. Così è stato vissuto il Capodanno 2012 in Russia ed Ucraina: due Paesi in cui regimi autoritari hanno sfruttato le distrazioni delle masse, impegnate a preparare i festeggiamenti per l’Anno Nuovo, per dare l’ennesima prova della vera natura di sé.

A Mosca, una settantina di dimostranti è stata arrestata per avere partecipato alla tradizionale manifestazione che, il 31 di ogni mese, raduna in Piazza Triumfal’naja le opposizioni di qualsiasi orientamento – dall’estrema desta ai bolscevichi – per rivendicare la libertà di associazione: diritto garantito dall’Articolo 31 della Costituzione della Federazione Russa, puntualmente calpestato dal Cremlino.

Tra gli arrestati, giornalisti, blogger, attivisti politici ed il Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov. L’esponente del movimento di opposizione liberal-progressista, candidato alle prossime Elezioni Presidenziali di Marzo in concorrenza all’attuale Premier, Vladimir Putin, non ha fatto in tempo nemmeno a scendere dalla propria auto: subito, una manciata di poliziotti lo ha prelevato e caricato su una camionetta diretta al primo commissariato.

Simili manifestazioni anche a San Pietroburgo, dove gli arrestati sono stati “solo” dieci. La cifra è stata riportata da Radio Liberty, e confermata poco dopo dalla direzione regionale della polizia della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora la regione di Pietroburgo.

Janukovych impara dal Cremlino

Medesima atmosfera anche in Ucraina, dove le manifestazioni sono state quelle dei sostenitori della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: accampati a Kharkiv presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj in sostegno dell’ex-Primo Ministro. La Lady di Ferro ucraina è stata deportata dal carcere di Kyiv nella mattinata del giorno precedente, nonostante le precarie condizioni di salute che le impediscono la deambulazione per la propria cella.

La Tymoshenko deve scontare sette anni di detenzione per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: una sentenza politica, maturata dopo un processo farsa in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei propri diritti, e le imputazioni montate ad hoc per incastrare l’ex-Primo Ministro.

Inoltre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato inflitto un secondo arresto cautelativo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo del procedimento in cui la Lady di Ferro ucraina è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato dalla Tymoshenko prima della discesa in campo del 1998.

Per questa ragione, la detenuta doc non ha potuto né giovare del menù speciale concesso ai detenuti per Capodanno, né distrarsi con la partecipazione al concerto organizzato dalle Autorità carcerarie: la Tymoshenko è stata costretta ad attendere la mezzanotte sola, in compagnia di un brodo tiepido e di un silenzio gelido.

Ovviamente, della Tymoshenko non si è ricordato il Presidente, Viktor Janukovych, che, altresì, ha sfruttato il tradizionale messaggio di fine anno per annichilire ulteriormente ogni simbolo di indipendenza nazionale ucraina. Dopo avere elogiato il raggiungimento della stabilità, la costruzione di infrastrutture, l’ottenimento degli europei di calcio, e il miglioramento dell’immagine di Kyiv nel Mondo, il Capo di Stato ha concluso gli Auguri con un semplice saluto: senza il tradizionale inno nazionale.

Janukovych si sta rilevando un Presidente autoritario, capace di spazzare ogni conquista democratica, anche simbolica, ottenuta dall’Ucraina degli ultimi anni. Di recente – dopo avere indebolito il Parlamento, falsato le Elezioni Amministrative dell’Ottobre 2010, e concesso il prolungamento dell’esercito russo in Crimea – il Capo di Stato ha abolito con un decreto urgente il Giorno della Libertà – la festa in ricordo della Rivoluzione Arancione – e cancellato altre ricorrenze patriottiche istituite dal suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Il 19 Dicembre, l’Unione Europea ha congelato la Firma dell’Accordo di Associazione: storico documento con cui Kyiv avebbe ottenuto lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera. I Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, non hanno potuto ratificare tale passo dinnanzi al regresso democratico in Ucraina che, oltre alla Tymoshenko, ha portato tra carcere, prigione ed esilio una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – in detenzione preventiva, ancor prima che una sentenza lo abbia condannato per abuso d’ufficio – e l’ex-Titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn – in asilo politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

FINITI PROCESSO FARSA E DEMOCRAZIA IN UCRAINA: A JULIJA TYMOSHENKO SETTE ANNI DI GALERA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 11, 2011

Il giovane giudice, Rodion Kirejev, accoglie le richieste dell’accusa, e condanna Leader dell’Opposizione Democratica alla reclusione, ed alla successiva estromissione dalla vita politica. “E’ una dittatura, ma non mi arrendo” ha illustrato l’ex-Primo Ministro durante la lettura del verdetto. La protesta dell’UE, ed il vantaggio di Mosca, a cui Kyiv si avvicina. Soffocate con la forza le proteste dei manifestanti 

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, scortata dalle forze speciali

Il funerale della democrazia ucraina ha avuto atto: la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, è stata condannata a sette anni di detenzione, più tre di divieto alla copertura di cariche pubbliche e partecipazione alla vita politica, e, come se non bastasse, al pagamento di una multa per gestione fraudolenta del bilancio statale.

Un barbaro rito di stampo sovietico, trasmesso persino in diretta tv, a cui sono stati presenti, fisicamente o virtualmente, quasi tutti: gli spettatori dalle telecamere del 5 Kanal, TVI, ed altri media ammessi in sala, il pool della pubblica accusa al completo, tutti gli avvocati di Julija Tymoshenko, la figlia Jevhenija con il marito Oleksandr, e persino l’Ipad più famoso d’Ucraina: la Leader dell’Opposizione Democratica non ci ha mai staccato gli occhi se non per due dichiarazioni, pronunciate sovrastando la voce del giovane giudica Rodion Kirejev, impegnato cacofonicamente a leggere un verdetto politico che, secondo il campo arancione, è stato già scritto da tempo dall’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych.

“Questa è la prova che in Ucraina c’è una dittatura – ha dichiarato Julija Tymoshenko – tutta le gente di buona volontà deve unirsi intorno all’Opposizione ed alle Associazioni, per combattere il regime autoritario. Nessuna condanna mi fermerà – ha continuato – sono sempre con voi, per battermi per un’Ucraina libera, indipendente, giusta, europea, e democratica”.

Dunque, soddisfatta l’esatta pena richiesta per l’ex-Primo Ministro, accusata di abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Un’accusa inesistente, supportata da documentazioni sommarie, imprecise, datate persino il 31 Aprile, che, tralaltro, è stata negata da quasi tutti i testimoni comparsi nel processo farsa – 40 per l’accusa, solo 2 per la difesa.

Il tutto, dopo un procedimento in cui all’accusa non è stato concesso il tempo necessario per la presa visione delle imputazioni – contenute in 14 faldoni da cento pagine ciascuno – e nemmeno per concordare la linea difensiva con l’assistita, dal momento in cui Julija Tymoshenko è stata preventivamente rinchiusa in isolamento lo scorso 5 Agosto, dopo poche settimane dall’inizio di sedute a cui già si presentava come confinata in Patria.

Ora, è chiaro che altri anni in galera spetteranno alla carismatica Leader, che, dopo aver guidato la Rivoluzione Arancione, ha governato a singhiozzo un Paese che, malgrado enormi difficoltà, è riuscita ad avvicinare agli standard europei e, per un soffio, persino alla stessa integrazione con l’Unione Europea. Invece, cosa sarà dell’Ucraina è difficile immaginarlo, ma già oggi sono presenti alcune avvisaglie che val la pena leggere ed interpretare.

L’Ucraina scivola verso la Russia

Nella giornata di lunedì, 10 Ottobre, i Ministri degli Esteri UE si sono riuniti in Lussemburgo per discutere proprio del caso Tymoshenko, ed hanno chiaramente spiegato a Kyiv che la condanna della Leader dell’Opposizione Democratica avrebbe compromesso la sigla dell’Accordo di Associazione. Il tutto, vincendo la strenua – e saggia – posizione di Polonia e Paesi Baltici, favorevoli al mantenimento delle porte aperte ad Ucraina che, seppur autoritaria, per la sicurezza di tutto il continente dal ritorno dell’imperialismo russo non può essere esclusa dall’Occidente, e riconsegnata tra le braccia di Mosca.

La Russia, appunto. Durante le esequie della democrazia ucraina, una nota dell’Amministrazione Presidenziale ha comunicato il prossimo incontro tra Janukovych ed il suo collega russo, Dmitrij Medvedev. L’ennesimo nel giro di poco tempo: i due si sono incontrati presso la dacia di Zavidovo per discutere delle relazioni energetiche tra i due Stati in un meeting privato a base di pesca e passeggiate nella natura, da cui non è trapelata lacuna informazione concreta.

Quello che rimane è l’atteggiamento di autorità ucraine sempre più simili nei modi a quelle russe: i 10 Mila manifestanti accorsi presso il Tribunale Pechers’kyj per protestare contro la condanna di Julija Tymoshenko sono stati caricati dalla milicija, tre di loro persino arrestati. I contrasti già iniziati la notte precedente, quando alcune tende, installate da militanti pacifici, sono state smontate con la violenza da agenti delle forze speciali.

Difficile trovare responsabili in tutto quello che è accaduto. Se da un lato la colpa ricade sugli stessi ucraini, incapaci di aiutare se stessi una volta ottenuta la libertà e la democrazia – proprio oggi alla BBC l’ex-alleato della Tymoshenko, il Capo di Stato Emerito, Viktor Jushchenko, ha riposto piena fiducia nel giudice del processo farsa – dall’altro anche l’Europa e l’Occidente hanno qualcosa su cui riflettere: nel 2008, i summit UE e NATO hanno chiuso le porte in faccia ad Ucraina, Moldova e Georgia, supportate dai Paesi della parte centrale del continente, ma non da quella Vecchia Europa che, Francia e Germania in primis, ha sempre fatto attenzione a non offendere la Russia, ignorando quale sia la reale minaccia Mosca ancora rappresenta per il mondo libero, sopratutto col ritorno alla presidenza di Vladimir Putin.

Oggi, è recluso il simbolo della Rivoluzione Arancione, con cui la più grande repubblica ex-URSS ha osato ribellarsi ad un autoritarismo russo di lunga tradizione – zarista, comunista, e putiniano. Se non basta questo segnale per capire le dinamiche di un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, allora è chiaro che l’Europa, anziché rispettare sé stessa – ed i valori su cui è stata fondata: Democrazia e Diritti Umani – ha deciso di ritagliarsi un ruolo marginale nel Mondo, e coltivarsi il proprio piccolo giardino che, più che un Eden, è sempre più una radura moralmente incolta.

Matteo Cazzulani

UNDICI ANNI SENZA GIJA GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 16, 2011

L’Ucraina ricorda il reporter di origine georgiana assassinato per la sua attività di opposizione all’ex-Presidente, Leonid Kuchma. Diverse manifestazioni in ucraina e Georgia in suffragio del simbolo della libertà di stampa. L’appello della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, a lottare per la stampa libera

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Un vuoto profondo nella stampa ucraina ed europea, difficile da colmare, sopratutto oggi. Il 16 Settembre 2000 il giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana, Heorhij Gongadze, è sparito al momento del suo ritorno a casa. Rapito e poi ucciso, come si saprà tre giorni più tardi al ritrovo del suo corpo: privato della testa, ed abbandonato non lontano dalla Capitale, Kyiv.

Una pagina nera della storia ucraina, purtroppo ancora non risolta. Le indagini sull’omicidio di Gija – com’è ricordato dai colleghi – provvedono in disordine, ed il processo aperto per stabilire mandanti ed esecutori lungi dall’essere chiuso con una condanna chiara e netta dei responsabili.

Tra i sospettati mandanti, l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, l’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchuk, suicidatosi nel 2005. Secondo registrazioni audio ottenute da Mykola Melnychenko, l’ex-guardia del corpo del Capo di Stato Emerito, Gija sarebbe stato eliminato per la sua attività di opposizione alle Autorità allora governanti, espresso platealmente un anno prima, quando, in occasione delle Elezioni Presidenziali del 1999, pur essendo liberale e patriota invitò gli ucraini a sostenere il comunista Petro Symonenko proprio contro Kuchma, ritenuto un pericolo per la democrazia del Paese.

Oggi, del coraggioso giornalista resta il giornale on-line da lui fondato, la Ukrajins’ka Pravda – la più autorevole fonte di informazione libera ed indipendente in Ucraina – ed un monumento in centro a Kyiv, ai piedi del quale è stata organizzata una manifestazione in suo ricordo, che unisce la Capitale ad altre città del Paese, e persino a Tbilisi, dove anche la comunità georgiana ricorderà Gija.

Un reporter coraggioso

Doveroso anche ricordare le conseguenze politiche che il suo sacrifico ha comportato: una forte reazione al suo omicidio provocò la costituzione del movimento Ucraina senza Kuchma e del Comitato di Rinascita dell’Ucraina, ai quali aderirono le principali forze dell’Opposizione patriottica, in una battaglia non-violenta per la democrazia e la libertà di stampa in ucraina ottenute solo nel 2005, in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Proprio l’anima di quei movimenti, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – oggi detenuta in isolamento, e, come un’altra decina di politici dell’Opposizione Democratica, sottoposta ad un processo politico – ha invitato al ricordo di una personalità importante per l’Ucraina, simbolo della lotta per il libero pensiero.

“E’ una persona da ricordare, anche solo con poche righe – ha dichiarato la Tymoshenko dalla sua cella all’Ukrajins’ka Pravda – perché la lotta per la democrazia passa dalla garanzia della Libertà di parola. Nessuna stabilità, nessuno sviluppo può essere ottenuto a costo della stampa indipendente – ha continuato – per questo, continuiamo a lottare – ha concluso – e a contrastare ogni tentativo di censura”.

Matteo Cazzulani

LA DIFESA DI JULIJA TYMOSHENKO DENUNCIA LA GESTIONE ARBITRARIA DELLE IMPUTAZIONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2011

Tra i capi d’accusa inseriti persino una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino –  le dichiarazioni Twitter della Leader dell’Opposizione Democratica, e due faldoni ricomparsi nella notte. Respinti gli studi dell’autorevole Ernst and Young ed i materiali dell’Ukrajins’ka Pravda, certificanti l’innocenza dell’ex-Primo Ministro. Nuove condanne al processo politico da parte del centro-destra europeo ed americano, dagli Esteri USA, dalla Polonia, e persino dalla Federazione Russa

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo a suo carico

Nuova fase e nuove critiche internazionali, ma sempre vecchi metodi di stampo sovietico ed illiberale. Nella giornata di mercoledì, 31 Agosto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha chiuso la fase della lettura delle imputazioni, non senza le proteste della difesa che, sconcertata, ha assistito alla comparsa di due faldoni precedentemente resecati dai capi d’accusa, e, fatto assai più grave, si è vista negare l’inserimento agli atti di materiali certificanti l’innocenza dell’imputata, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julia Tymoshenko.

Nello specifico, il PM ha rifiutato l’esame in aula dello studio dell’autorevole Ernst and Young – che ha sancito come gli accordi per il gas del Gennaio 2009, per cui l’ex-Primo Ministro è accusata, alle casse statali abbiano portato guadagni, e non perdite – e simili materiali pubblicati dalla testata on-line Ukrajins’ka Pravda. Viceversa, Kirejev ha accettato la registrazione di una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – e le dichiarazioni della Tymoshenko pubblicate sulla sua pagina Twitter.

“La ricomparsa dei faldoni testimonia la fabbricazione delle imputazioni notte tempo – ha dichiarato l’avvocato difensore, Mykola Siryj – secondo il regolamento, i legali almeno dovrebbero avere del tempo per il loro esame, ma non ci è stato concesso”.

Oltre alla pausa tecnica per la presa visione delle imputazioni, ad essere negata è stata l’ennesima richiesta della difesa di liberazione di Julija Tymoshenko da una detenzione in isolamento che dura da quasi un mese – esattamente dallo scorso 5 Agosto – e che ha visibilmente indebolito la Leader dell’Opposizione Democratica, impossibilitata persino a ricevere la visita dei propri medici di fiducia. Una condizione illiberale che ha provocato l’ennesima mobilitazione internazionale: con una nota congiunta, il Presidente del partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, ed il Senatore repubblicano USA, John McCain, si sono rivolti alle Autorità ucraine per un’immediata liberazione dell’anima della Rivoluzione Arancione, illustrando come festeggiare il ventennale dell’Indipendenza dal regime sovietico reprimendo il dissenso non sia dimostrazione di maturità politica e storica. Una dichiarazione forte, subito ripresa e condivisa anche dal Dipartimento di Stato USA.

Persino la Russia contesta le Autorità ucraine

All’indomani della visita privata a Danzica, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha confermato di avere avvertito il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, che il processo e la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica rendono difficile alla Polonia il supporto delle ambizioni europee dell’Ucraina, sopratutto alla vigilia della firma di un Accordo di Associazione che, allo stato attuale, è sempre più in bilico.

A contestare Kyiv è persino la Federazione Russa, il cui Presidente, Dmitrij Medvedev, parallelamente ai tradizionali arresti di manifestanti dell’opposizione celebrati ogni 31 del mese – data in cui si organizzano manifestazioni silenziose per rivendicare la Libertà di Associazione, garantita dall’articolo 31 della Costituzione russa, ma puntualmente calpestata dalle autorità – si è detto stupito del trattamento disumano riservato alla Tymoshenko, ed ha invitato Janukovych, con cui Mosca è ai ferri corti per questioni energetiche relative al rinnovo delle forniture di gas, ad un comportamento più adeguato agli standard democratici.

Lecito ricordare che la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, è accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio del corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Oltre a Partito Popolare Europeo, USA, Polonia, e Federazione Russa, a condannare il trattamento applicato all’anima della Rivoluzione Arancione sono stati anche Unione Europea, Consiglio d’Europa, i Capi delle Chiese e delle confessioni ucraine, e le maggiori ONG internazionali indipendenti, tra cui l’autorevole Freedom House.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO CHIEDE DI PROCESSARE ANCHE VIKTOR JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 27, 2011

Oltre che sull’attuale Presidente, la Leader dell’Opposizione Democratica vuole l’apertura di un procedimento anche sul Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, e sul Procuratore responsabile delle imputazioni, Oleksandr Nechvolhod, ma il giovane giudice, Rodion Kirejev, nega. Ministeri degli Interni e degli Esteri al centro di scandali riguardanti la libertà di manifestazione e le relazioni con la Francia

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Se la trasparenza delle prove e delle deposizioni giurate si coniuga con quella via etere allora si che può fare davvero paura. Nella giornata di venerdì, 26 Agosto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha negato la trasmissione in diretta delle sedute del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Una decisione fuori legge, si è lamentata la difesa, dal momento in cui il regolamento prevede il divieto di riprese audio-visive e fotografie solo durante le deposizioni dei testimoni: una tappa già chiusa dal PM, dopo che la stragrande maggioranza dei testè, peraltro, ha scagionato dalle imputazioni l’anima della Rivoluzione Arancione. La quale, con il suo tradizionale coraggio, è passata al contrattacco, chiedendo la testa del Presidente, Vikor Janukovych, e del Procuratore Oleksandr Nechvolhod.

“Julija Tymoshenko è sotto processo per avere imposto accordi che hanno mantenuto invariate le entrate per i diritti di transito del gas russo, ma incrementato le spese per l’importazione di oro blu da Mosca – ha evidenziato a Radio Liberty l’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Plakhotnjuk – ma anche con i contratti del governo Janukovych del 2007 il tariffario applicato a Kyiv è aumentato, mentre il guadagno per il passaggio del gas è addirittura diminuito. Se sussiste reato – ha concluso – allora chiediamo l’apertura di un fascicolo anche a carico dell’attuale Capo di Stato, e del suo Ministro dell’Energia, Jurij Bojko”

Differente l’accusa mossa a Nechvolhod, il Procuratore che ha aperto il fascicolo sul gas a carico di Julija Tymoshenko. Secondo la Leader dell’Opposizione Democratica, costui avrebbe ottenuto informazioni private sul suo conto servendosi dei servizi segreti, con cui avrebbe pianificato dapprima l’interrogatorio giornaliero a cui è stata sottoposta, il suo confino in Patria – che le ha reso impossibile la conduzione dell’attività politica in Ucraina ed Europa – l’apertura del procedimento giudiziario e, infine, il suo arresto in isolamento, dietro a fredde sbarre, come un animale selvaggio.

Ed è proprio con l’opinione di rendere il processo un circo che Kirejev ha negato ogni richiesta di una Tymoshenko sempre più debilitata, indebolita, e costretta ad orari proibitivi, che le rendono impossibile la preparazione alle sedute del processo a cui è imputata: anche la domanda della difesa per una pausa di qualche giorno, e per l’ammissione degli avvocati presso il Carcere di Massima Sicurezza sono state rigettate dalla Corte, che, spedita, ha continuato una noiosa lettura delle memorie scritte, sempre saltando i tomi 6 e 7, che conterrebbero le prove dell’innocenza dell’ex-Primo Ministro.

Ministeri degli Interni e degli Esteri nell’occhio del ciclone

Nel contempo, si è registrato un amaro successo di quel poco di stampa libera che ancora resta nel Paese. Durante le manifestazioni dell’Opposizione Democratica per il Giorno dell’Indipendenza Ucraina e la liberazione di Julija Tymoshenko, la polizia, in assetto antisommossa, è intervenuta con gas tossici, spruzzati addosso a militanti, “colpevoli” solo di marciare pacificamente e professare le proprie idee. A confermare la natura di tale arma, un dettagliato servizio fotografico dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, dinnanzi al quale la milicija non ha più potuto giustificare il tubetto come deodorante.

“E una dotazione speciale, che gli agenti possono adoperare in casi di particolare emergenza” ha riportato una nota del Ministero degli Interni, che ha promesso l’apertura di un’inchiesta a riguardo.

Ma non sono solo gli Interni ad essere nell’occhio del ciclone, poiché anche il Ministero degli Esteri è stato accusato di condotta inappropriata e scorretta da parte dell’Ambasciatore Francese, Jacques Faure, secondo cui sarebbe stata proprio la Farnesina ucraina a diffondere la falsa notizia della sua rimozione in seguito alla condanna da lui espressa al trattamento illiberale ed antidemocratico a cui è sottoposta Julija Tymoshenko.

“Sono dispiaciuto che tale informazione scorretta sia stata pubblicata per primo dal sito ufficiale degli esteri – ha dichiarato all’Ukrajins’kyj Tyzhden’ – è un atteggiamento scorretto, che ha provocato errori a catena anche su diversi altri media, pronti a riprendere il testo”.

Un caso di discredito a cui, lecito ricordare, in Ucraina si è spesso abituati. Lo scorso Gennaio è stato lo stesso Legno Storto ad essere contestato aver ricevuto informazioni dal governo giapponese – peraltro sotto accusa per corruzione – riguardo l’innocenza di Julija Tymoshenko. A diffondere la notizia – comparsa su diversi media ucraini – una traduzione creativa dell’agenzia russa INOSMI – specializzata nella manipolazione di articoli della stampa Occidentale  riguardanti il Mondo ex-sovietico – con il preciso scopo di gettare fango su una testata che attua una libera informazione riguardo società non più libere.

Uno scenario preoccupante, che ben illustra quanto ciò che accade in Ucraina, e, più nello specifico, alla stessa Julija Tymoshenko, sia molto più vicino al Belpaese di quando si pensi: un vero e proprio campanello d’allarme per la libertà di un occidente sempre più disposto a negoziare i propri valori per soddisfare la sete di gas, in nome di un volemose bene, senza se e senza ma, che non risolve alcunché quando si dialoga con autocrati. poco inclini a comprendere il significato di termini come Democrazia e Rispetto della Singola Persona.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: ARANCIONI E BLU SI CONTENDONO LA PIAZZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 7, 2011

Supporter della Leader dell’Opposizione Democratica caricati dalla polizia e contrastati dai militanti del Presidente, Viktor Janukovych. Tensioni nella notte nella tendopoli installata presso il Tribunale. Si amplia il Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed il numero delle diplomazie critiche con l’arresto politico dell’ex-Primo Ministro

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Dopo le manette il manganello. Nella giornata di Sabato, 7 Agosto, la polizia ha caricato i manifestanti di Bat’kivshchyna, riuniti in una protesta pacifica e silenziosa presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj, dove è detenuta in isolamento la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Qualche contuso, e tanto spavento, ma non abbastanza per piegare la dimostrazione che, nella notte, ha visto gli attivisti accamparsi in una tendopoli sul centralissimo Khreshchatyk: è li che è ubicato il Tribunale Pechers’kyj dove, venerdì, 5 Agosto, l’ex-Primo Ministro è stata arrestata per condotta inappropriata nei confronti della Corte, dopo che quasi tutti i testimoni convocati dall’accusa l’hanno scagionata dall’imputazione di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ad ostacolare gli attivisti, il divieto della Corte Amministrativa di dimostrare in strada – una limitazione della libertà di manifestazione ignorata dai circa 200 attivisti – i militanti “blu” del Partija Rehioniv – la forza politica del Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko il vero responsabile del processo organizzato contro di lei – posizionatisi accanto ai supporter dell’anima della rivoluzione arancione.

Si svegliano anche ucraini, Obama, e Sarko

Intanto, in linea con quanto richiesto dalla Leader dell’Opposizione Democratica in un videomessaggio pre-registrato, pubblicato dopo il suo arresto, Bat’kivshchyna ha promosso l’unione delle forze politiche patriottiche e democratiche nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, che, dopo un solo giorno dalla sua creazione, con lo slogan “Non temere, Difendi l’Ucraina!”, ha registrato nuove adesioni: al Narodnyj Rukh, Front Zmin, Hromad’jans’ka Pozycija, Nasha Ukrajina, e Pora si sono aggiunti Svoboda, UDAR, Reformy i Porjadok, il Partito Repubblicano Cristiano, ed il Congresso dei Patrioti Ucraini.

Sul piano estero, continuano le condanne di un arresto commentato come decisione politica destinata a rendere più difficile la situazione internazionale di un’Ucraina già rimproverata a più riprese. Incalzato dal senatore repubblicano John McCain, sempre attento alle sorti della democrazia sulle Rive del Dnipro, gli USA hanno invitato Janukovych ad attenersi ai principi occidentali, e liberare al più presto Julija Tymoshenko. Simile nota, circa la preoccupazione dell’Eliseo per l’involuzione della democrazia a Kyiv, è stata emanata dall’Ambasciatore francese, che, a colloquio con il vice-leader di Bat’kivshchyna, Hryhoryj Nemyr’ja, ha espresso solidarietà alla Leader dell’Opposizione Democratica. Contesta anche il Partito Popolare Europeo, a cui Bat’kivshchyna appartiene, che, per voce del Capogruppo al Consiglio d’Europa, Luca Volonte’, ha accusato le Autorità ucraine di voler estromettere dalla competizione politica la principale avversaria, e di renderle impossibile anche la partecipazione ai vertici della forza politica moderata del Vecchio Continente, malgrado gli inviti pervenuti dalle alte cariche dell’UE di essa membri, come il Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek.

Proprio l’ex-attivista di Solidarnosc, assieme ai ministeri degli esteri di Polonia, Germania, e Svezia, è stato tra i primi a criticare l’arresto politico già a poche ore dalla sua realizzazione. A definire la detenzione un errore politico, che infanga la reputazione di Janukovych anche nello spazio ex-sovietico, è stata, a sorpresa, anche la Russia. L’ONG Freedom House, invece, ha classificato l’Ucraina come Paese sempre meno democratico.

Matteo Cazzulani