LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

AUNG SAN SUU KYI E JULIJA TYMOSHENKO: DONNE CHE LOTTANO PER LA DEMOCRAZIA

Posted in Birmania, Ukraina by matteocazzulani on April 2, 2012

La guida del Movimento Popolare per la Democrazia in Birmania, vincitrice delle elezioni suppletive di Domenica, Primo di Aprile, e la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, detenuta per avere guidato il dissenso al Presidente Viktor Janukovych, come due esempi di coraggio femminile e di attaccamento costante alla libertà e ai valori dell’Occidente

La Leader del Movimento Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi

La democrazia si tinge di rosa: oggi in Birmania, ieri, e forse anche un Domani, in Ucraina. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, la Leader del Fronte Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi, ha portato la sua forza politica alla netta vittoria nelle elezioni suppletive con cui il regime di Rangoon ha posto fine a venticinque anni di impasse politica, durante i quali l’Opposizione non è stata ammessa ad alcuna consultazione elettorale.

Un successo quasi plebiscitario – nel suo collegio, la carismatica politica ha ottenuto l’89% dei consensi – che ha visto il Regime dei militari battuto anche nelle roccaforti tradizionalmente a esso fedeli, ma che, dato il carattere limitato dei seggi messi in palio, non servirà a mutare la situazione del Parlamento, in cui il governo mantiene comunque una salda maggioranza.

Ciò nonostante, quella di Aung San Suu Kyi è una dimostrazione di come la tenacia e l’attaccamento ai valori di libertà e democrazia possono, prima o poi, trionfare. La leader politica birmana, figlia del leggendario generale Aung San, ha passato 15 anni agli arresti domiciliari per essersi opposta a un regime che si è reso protagonista di una sistematica violazione dei diritti umani, di una censura sulla stampa, che ha portato la Birmania all’isolamento internazionale, e che ha registrato addirittura casi di violenza su donne appartenenti alle minoranze etniche.

Con il suo coraggio, e la logica nonviolenta da lei sempre adoperata, la San Suu Kyi è riuscita a fendere questa cortina di buio, ha riacceso le speranze degli elettori – che vedono in lei la paladina della libertà, della democrazia e del progresso – e ha portato l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America a togliere le sanzioni imposte alla Birmania, nonostante quelle di Domenica non siano state consultazioni pienamente libere.

Il pavone giallo su sfondo rosso – il simbolo del Movimento Popolare per la Democrazia della San Suu Kyi – ricorda molto l’arancione che in Ucraina nel 2004 è stato adottato da un’altra donna, Julija Tymoshenko, per protestare pacificamente contro i brogli elettorali e realizzare un processo democratico che, dopo dodici anni di mancato sviluppo del Paese, e 5 anni di involuzione sotto il secondo mandato del presidente Leonid Kuchma, ha reso Kyiv capitale di un Paese libero, democratico, rispettoso dello stato di diritto e pienamente in linea con i parametri occidentali in merito a pluralismo partitico e libertà di stampa.

Tuttavia, questa parentesi europea dell’Ucraina è durata, a singhiozzo, solo un quinquennio: i contrasti in seno alla coalizione arancione tra la Tymoshenko, Primo Ministro per tre legislature, e il Presidente, Viktor Jushchenko, hanno dissipato un notevole patrimonio di consenso ottenuto durante la Rivoluzione nonviolenta del 2004 da parte di un popolo che ha visto nel Capo dello Stato, e ancor più nella carismatica Guida del Governo, paladini di democrazia, giustizia, Europa e Indipendenza dell’Ucraina.

Nel 2010, le Elezioni Presidenziali sono state vinte da Viktor Janukovych, l’avversario sconfitto dalla Rivoluzione Arancione, che, dopo soli pochi mesi, ha accresciuto i suoi poteri a spese di quelli del Parlamento, ha falsificato le Elezioni Amministrative, e ha avviato una campagna di controllo sui media e di arresti politici a carico di esponenti di spicco del campo democratico, tra cui la Tymoshenko: rimasta sempre sua Leader.

Costei, l’11 Ottobre 2011, dopo un processo palesemente irregolare, è stata condannataa sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica, per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse statali.

La situazione dell’Ucraina di Janukovych non è ai livelli della Birmania dei generali – a Kyiv non avvengono violenze sulle donne appartenenti alle minoranze etniche – ma il controllo sulla stampa, l’imprigionamento degli esponenti dell’Opposizione, la limitazione del dissenso, e l’isolamento internazionale – dopo essersi visto congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, il Capo di Stato ucraino è stato ripetutamente ignorato dai suoi colleghi mondiali in ogni occasione pubblica – sono elementi in comune tra Kyiv e Rangoon.

Anche l’Europa ha la sua San Suu Kyi

L’aggravante, dal punto di vista europeo e italiano, risiede nel fatto che l’involuzione democratica di cui è stata vittima la Tymoshenko ha colpito un Paese fondamentale per l’indipendenza energetica e la sicurezza nazionale degli Stati dell’UE: dall’Ucraina transita l’89% del gas con cui è soddisfatto il fabbisogno italiano e il 70% di quello europeo, e la presenza a Kyiv di un regime democraticamente immaturo e isolato internazionalmente, com’è quello di Janukovych, non risiede nell’interesse geopolitico del Vecchio Continente.

Altresì, Julija Tymoshenko è stata condannata per avere firmato accordi con cui, nel Gennaio 2009, ha convinto la Russia a ripristinare l’invio di gas verso l’Europa – che Mosca ha precedentemente tagliato per mettere in difficoltà il governo filo-europeo degli arancioni – ha mantenuto il possesso ucraino sui propri gasdotti nazionali, e ha garantito all’Europa l’afflusso dell’oro blu necessario per dare linfa all’economia di Bruxelles e per scaldare le case degli europei.

E’ anche per questa ragione che non è peregrino auspicare per la Tymoshenko una parabola politica simile a quella coronata dalla San Suu Kyi, affinché, in un Mondo sempre più libero, al sorriso della tenace guida del Fronte Popolare per la Democrazia birmano si possa aggiungere quello dell’altrettanto carismatica Leader dei democratici ucraini – nonché, per le ragioni illustrate, paladina dell’indipendenza energetica europea.

Per la Leader politica ucraina non sarà facile superare i sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale di periferia – a cui potrebbero sommarsene altri dodici: per via di un secondo processo montato a suo carico per evasione fiscale – ma, forse, l’esempio della Signora – com’è chiamata la San Suu Kyi in patria – potrà servire alla Lady di Ferro ucraina – come invece è stata battezzata la Tymoshenko – come motivazione in più per resistere, e progettare l’arresto di un processo di involuzione democratica che sta colpendo un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani

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JULIJA TYMOSHENKO: LA CORTE D’APPELLO CONFERMA LA CONDANNA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 24, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica costretta a sette anni di detenzione in isolamento più tre successivi di esclusione dalla vita politica. La difesa boicotta il verdetto, rinuncia al ricorso in Cassazione, e si appella alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. L’Ucraina sempre più lontana dall’Occidente libero. Politici ed esperti concordi sulla vendetta personale del Presidente, Viktor Janukovych, sul principale avversario politico

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Sette anni in cinquanta minuti cancellano la libertà in Ucraina. Nella giornata di venerdì, 23 Dicembre, la Corte d’Appello di Kyiv ha confermato la condanna di primo grado a sette anni di reclusione in isolamento alla Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko.

Accusata di abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, la Tymoshenko è costretta al pagamento di una multa salata al colosso nazionale energetico, Naftohaz, ed al divieto di partecipazione alla vita politica per i tre anni successivi alla fine della detenzione.

Una tegola per la libertà sulle Rive del Dnipro – sempre più compromessa da quando al potere è salito il Presidente, Viktor Janukovych – pronunciata in una sala semivuota, dopo nemmeno un’ora tra dibattito e camera di consiglio. Ad assistere alla lettura del verdetto è stata solo la Pubblica Accusa: non la difesa che, perse le speranze in una giustizia ritenuta strumento dell’Amministrazione Presidenziale per eliminare gli avversari politici, ha deciso di boicottare le sedute, cercando giustizia solo presso la Corte Europea dei Diritti Umani.

A Bruxelles, a tutelare gli interessi della Tymoshenko saranno l’avvocato di fiducia, Serhij Vlasenko, e Valentyna Telychenko, il difensore della vedova di Gija Gogadze: noto giornalista di opposizione alla Presidenza Kuchma – era di autoritarismo e corruzione, spazzata pacificamente, nel 2004, dalla Rivoluzione Arancione, guidata proprio dalla Tymoshenko – barbaramente assassinato nel 2000, e, per questo, divenuto icona della Libertà di Stampa in Ucraina.

“E’ una sentenza vergognosa che testimonia il passaggio a Kyiv da una presidenza autoritaria ad una dittatura – ha commentato il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Turchynov – è chiaramente una vendetta personale di Janukovych, arrivato a toccare il livello più basso che si sia mai potuto immaginare”.

Niente Europa per Janukovych

Parere condiviso non solo da politici ed attivisti per i diritti umani – critici all’unisono dinnanzi al regresso della democrazia sulle Rive del Dnipro – ma anche autorevoli esperti. Tadeusz Iwanski del Centro di Studi Orientali di Varsavia – OSW – ha rilevato come per il Presidente ucraino il caso Tymoshenko sia ben più importate delle ambizioni europee del Paese. A dimostrarlo sarebbe non solo la conferma della condanna a 7 anni di reclusione, ma sopratutto il secondo arresto a danno della Leader dell’Opposizione Democratica, inflitto dopo un processo-lampo condotto in carcere dai risvolti macabri: con giudice e pubblica accusa seduti attorno al letto, da cui l’ex-Primo Ministro, quasi paralizzata, è impossibilitata a muoversi per via un lancinante mal di schiena.

“E prova che per Janukovych la priorità è impossibilitare la Tymoshenko alla partecipazione in elezioni parlamentari regolari – ha illustrato Iwanski – l’ennesima condanna seguita a quella per l’affare gas rende vana ogni speranza di giustizia nella magistratura ucraina. E’ dalla riabilitazione di Julija Tymoshenko – ha continuato l’esperto polacco – che dipendono la firma e la ratifica dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”.

Lecito ricordare che nel summit UE-Ucraina dello scorso 19 Dicembre, Bruxelles ha congelato la firma di un documento storico, con cui l’Unione Europea avrebbe riconosciuto all’Ucraina lo status di partner privilegiato – oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Come evidenziato dai Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso ed Herman Van Rompuy, la causa principale è la preoccupante ondata di repressioni politiche che, oltre alla Tymoshenko, ha colpito altri esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, senza che un verdetto lo abbia condannato.

Matteo Cazzulani

CINQUE ANNI SENZA ANNA POLITKOVSKAJA

Posted in Russia by matteocazzulani on October 7, 2011

Il 7 ottobre 2006, compleanno dell’allora, e futuro, Presidente russo, Vladimir Putin, la coraggiosa reporter della Novaja Gazeta e stata assassinata per il suo amore per la liberta, contro ogni ingiustizia perpetrata dal regime di Mosca. Il suo ricordo come monito per il futuro

La giornalista russa, Anna Politkovskaja

Cinque anni sono passati dalla scomparsa di Anna Politkovskaja, ma nulla, in Russia ed Unione Europea, sembra essere cambiato. A Mosca, le violenze ai danni degli oppositori politici continuano, la censura ai danni della stampa libera e un dato di fatto oramai assodato, ed al Cremlino sta per ritornare per la terza volta Vladimir Putin: pronto alla terza presidenza per i prossimi sei anni – questa la durata del nuovo mandato – dopo l’interregnum del fido Dmitrij Medvedev, destinato a rimpiazzarlo come Primo Ministro.

Un futuro a tinte fosche, da cui, con i suoi articoli, la coraggiosa giornalista della Novaja Gazeta ha messo in guardia il Mondo: assidue cronache circa le barbarie commesse da un regime pericoloso non solo per i russi, ma anche per l’Europa tutta. Una superba capacita di lettura, quella della Politkovskaja, che, fosse ancora viva, non esiterebbe a collegare il rigurgito imperiale di Mosca contro il popolo ceceno all’aggressione militare in Georgia dell’Agosto 2008, alle Guerre del Gas con Paesi Baltici ed Ucraina, ai rinati proclami di supporto all’Euroasismo dello stesso Putin, e, sopratutto, all’aggressiva politica energetica, che mantiene la Russia una superpotenza politica, seppur economicamente in declino.

Complici di tutto cio, le Cancellere occidentali che, in cambio di un risibile sconto sull’oro blu, sono pronte a chiudere entrambi gli occhi dinnanzi alla violazione di democrazia e diritti umani in Russia e, sopratutto in data odierna, ad esprimere parole di ricordo di Anna: assassinata da sicari ancora ignoti, il giorno del compleanno di Vladimir Putin. Chi vive, o, semplicemente, ha a che fare con l’Europa dell’Est, sa benissimo che certe circostanze non sono casuali. Cosi come chi e giornalista di professione, e crede veramente nel mestiere, non puo restare silente quando sul proprio calendario legge la data del 7 Ottobre.

Dimenticare Anna sarebbe come rinnegare la propria liberta di parola: un diritto assodato in Europa, ma per nulla in Russia, dove chi, come la Politkovskaja, ha il coraggio di lottare per la verita viene giustiziato con cinque colpi di makarov nell’ascensore di casa propria, al ritorno dalla spesa.

Una Donna forte

Ma non e solo una coraggiosa giornalista che bisogna ricordare: Anna Politkovskaja e stata una grande donna che, forse per l’audacia che contraddistingue il genere femminile, non si e mai arresa, ed ha continuato a spendere fiumi di parole per rendere giustizia a vittime di un regime, ancora sovietico nei modi e nella retorica. A nulla sono servite nemmeno le raccomandazioni dei colleghi, preoccupati – ma nel contempo affascitati – da simile coraggio.

Oggi, di Anna non rimane che il ricordo, e l’energia sprigionata dai suoi articoli, tanto precisi quanto significativi. Nella redazione della Novaja, la sua scrivania e ancora cosi come l’ha lasciata l’ultima volta: vuota, ma carica di passione ed ardore per la liberta.

Matteo Cazzulani

UNDICI ANNI SENZA GIJA GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 16, 2011

L’Ucraina ricorda il reporter di origine georgiana assassinato per la sua attività di opposizione all’ex-Presidente, Leonid Kuchma. Diverse manifestazioni in ucraina e Georgia in suffragio del simbolo della libertà di stampa. L’appello della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, a lottare per la stampa libera

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Un vuoto profondo nella stampa ucraina ed europea, difficile da colmare, sopratutto oggi. Il 16 Settembre 2000 il giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana, Heorhij Gongadze, è sparito al momento del suo ritorno a casa. Rapito e poi ucciso, come si saprà tre giorni più tardi al ritrovo del suo corpo: privato della testa, ed abbandonato non lontano dalla Capitale, Kyiv.

Una pagina nera della storia ucraina, purtroppo ancora non risolta. Le indagini sull’omicidio di Gija – com’è ricordato dai colleghi – provvedono in disordine, ed il processo aperto per stabilire mandanti ed esecutori lungi dall’essere chiuso con una condanna chiara e netta dei responsabili.

Tra i sospettati mandanti, l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, l’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchuk, suicidatosi nel 2005. Secondo registrazioni audio ottenute da Mykola Melnychenko, l’ex-guardia del corpo del Capo di Stato Emerito, Gija sarebbe stato eliminato per la sua attività di opposizione alle Autorità allora governanti, espresso platealmente un anno prima, quando, in occasione delle Elezioni Presidenziali del 1999, pur essendo liberale e patriota invitò gli ucraini a sostenere il comunista Petro Symonenko proprio contro Kuchma, ritenuto un pericolo per la democrazia del Paese.

Oggi, del coraggioso giornalista resta il giornale on-line da lui fondato, la Ukrajins’ka Pravda – la più autorevole fonte di informazione libera ed indipendente in Ucraina – ed un monumento in centro a Kyiv, ai piedi del quale è stata organizzata una manifestazione in suo ricordo, che unisce la Capitale ad altre città del Paese, e persino a Tbilisi, dove anche la comunità georgiana ricorderà Gija.

Un reporter coraggioso

Doveroso anche ricordare le conseguenze politiche che il suo sacrifico ha comportato: una forte reazione al suo omicidio provocò la costituzione del movimento Ucraina senza Kuchma e del Comitato di Rinascita dell’Ucraina, ai quali aderirono le principali forze dell’Opposizione patriottica, in una battaglia non-violenta per la democrazia e la libertà di stampa in ucraina ottenute solo nel 2005, in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Proprio l’anima di quei movimenti, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – oggi detenuta in isolamento, e, come un’altra decina di politici dell’Opposizione Democratica, sottoposta ad un processo politico – ha invitato al ricordo di una personalità importante per l’Ucraina, simbolo della lotta per il libero pensiero.

“E’ una persona da ricordare, anche solo con poche righe – ha dichiarato la Tymoshenko dalla sua cella all’Ukrajins’ka Pravda – perché la lotta per la democrazia passa dalla garanzia della Libertà di parola. Nessuna stabilità, nessuno sviluppo può essere ottenuto a costo della stampa indipendente – ha continuato – per questo, continuiamo a lottare – ha concluso – e a contrastare ogni tentativo di censura”.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: ARANCIONI E BLU SI CONTENDONO LA PIAZZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 7, 2011

Supporter della Leader dell’Opposizione Democratica caricati dalla polizia e contrastati dai militanti del Presidente, Viktor Janukovych. Tensioni nella notte nella tendopoli installata presso il Tribunale. Si amplia il Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed il numero delle diplomazie critiche con l’arresto politico dell’ex-Primo Ministro

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Dopo le manette il manganello. Nella giornata di Sabato, 7 Agosto, la polizia ha caricato i manifestanti di Bat’kivshchyna, riuniti in una protesta pacifica e silenziosa presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj, dove è detenuta in isolamento la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Qualche contuso, e tanto spavento, ma non abbastanza per piegare la dimostrazione che, nella notte, ha visto gli attivisti accamparsi in una tendopoli sul centralissimo Khreshchatyk: è li che è ubicato il Tribunale Pechers’kyj dove, venerdì, 5 Agosto, l’ex-Primo Ministro è stata arrestata per condotta inappropriata nei confronti della Corte, dopo che quasi tutti i testimoni convocati dall’accusa l’hanno scagionata dall’imputazione di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ad ostacolare gli attivisti, il divieto della Corte Amministrativa di dimostrare in strada – una limitazione della libertà di manifestazione ignorata dai circa 200 attivisti – i militanti “blu” del Partija Rehioniv – la forza politica del Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko il vero responsabile del processo organizzato contro di lei – posizionatisi accanto ai supporter dell’anima della rivoluzione arancione.

Si svegliano anche ucraini, Obama, e Sarko

Intanto, in linea con quanto richiesto dalla Leader dell’Opposizione Democratica in un videomessaggio pre-registrato, pubblicato dopo il suo arresto, Bat’kivshchyna ha promosso l’unione delle forze politiche patriottiche e democratiche nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, che, dopo un solo giorno dalla sua creazione, con lo slogan “Non temere, Difendi l’Ucraina!”, ha registrato nuove adesioni: al Narodnyj Rukh, Front Zmin, Hromad’jans’ka Pozycija, Nasha Ukrajina, e Pora si sono aggiunti Svoboda, UDAR, Reformy i Porjadok, il Partito Repubblicano Cristiano, ed il Congresso dei Patrioti Ucraini.

Sul piano estero, continuano le condanne di un arresto commentato come decisione politica destinata a rendere più difficile la situazione internazionale di un’Ucraina già rimproverata a più riprese. Incalzato dal senatore repubblicano John McCain, sempre attento alle sorti della democrazia sulle Rive del Dnipro, gli USA hanno invitato Janukovych ad attenersi ai principi occidentali, e liberare al più presto Julija Tymoshenko. Simile nota, circa la preoccupazione dell’Eliseo per l’involuzione della democrazia a Kyiv, è stata emanata dall’Ambasciatore francese, che, a colloquio con il vice-leader di Bat’kivshchyna, Hryhoryj Nemyr’ja, ha espresso solidarietà alla Leader dell’Opposizione Democratica. Contesta anche il Partito Popolare Europeo, a cui Bat’kivshchyna appartiene, che, per voce del Capogruppo al Consiglio d’Europa, Luca Volonte’, ha accusato le Autorità ucraine di voler estromettere dalla competizione politica la principale avversaria, e di renderle impossibile anche la partecipazione ai vertici della forza politica moderata del Vecchio Continente, malgrado gli inviti pervenuti dalle alte cariche dell’UE di essa membri, come il Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek.

Proprio l’ex-attivista di Solidarnosc, assieme ai ministeri degli esteri di Polonia, Germania, e Svezia, è stato tra i primi a criticare l’arresto politico già a poche ore dalla sua realizzazione. A definire la detenzione un errore politico, che infanga la reputazione di Janukovych anche nello spazio ex-sovietico, è stata, a sorpresa, anche la Russia. L’ONG Freedom House, invece, ha classificato l’Ucraina come Paese sempre meno democratico.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: LEADER DI VJASNA ARRESTATO

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 5, 2011

Lo storico dissidente bielorusso Ales Bjalac’kyj prelevato dalla polizia. Oltre all’opposizione al Presidente, Aljaksandar Lukashenka, ha aiutato il corrispondente di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut, durante un processo politico per le critiche al Capo dello Stato.

Il leader di Vjasna, Ales Bjalac'kyj

Un simbolo del dissenso bielorusso, instancabile attivista per la democrazia senza età di pensionamento. Nella giornata di giovedì, 4 Agosto, il Leader del Centro per la Difesa dei Diritti Umani Vjasna, Ales Bjalac’yj, è stato arrestato da forze speciali in borghese presso la sua abitazione, non lontano dalla centrale Piazza della Vittoria.

Il provvedimento aggrava ulteriormente la già compromessa posizione internazionale della Bielorussia: Bjalac’kyj è anche Vice-Presidente del Comitato Internazionale per i Diritti Umani, nonché uomo-portante del campo democratico bielorusso fin dagli anni Ottanta, quando, alla testa del Fronte Nazionale Bielorusso, ha guidato le prime manifestazioni del dissenso contro il regime sovietico.

Da Lukashenka a Poczobut

Caduta l’URSS, è stato attivo oppositore dell’attuale Presidente, Aljaksandar Lukashenka, di cui ha denunciato i ripetuti brogli elettorali che, dal 1997 ad oggi, lo hanno mantenuto altamente alla guida del Paese. Inoltre, alla guida di Vjasna, si è attivato per l’aiuto delle forze politiche democratiche e filoeuropee, e, di recente, si è distinto per l’ausilio legale fornito al corrispondente di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut, vittima di un processo politico a causa dei suoi scritti critici verso le Autorità.

Come confermato alla stessa Wyborcza dalla sua collaboratrice, Tetjana Ravjaka, proprio l’aiuto fornito al giornalista bielorusso sarebbe la causa del provvedimento.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER IL CAMPO ARANCIONE PRIMI PASSI VERSO IL CARTELLO ELETTORALE

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on July 14, 2011

Il partito dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, coordina il Comitato per la Difesa delle Elezioni Oneste in vista delle consultazioni Parlamentari del 2012. La forza politica di quello attuale, Viktor Janukovych – superata nei sondaggi – monitora l’attività dei giornalisti. Ancora fuori dal progetto i big dell’Opposizione Democratica: Julija Tymoshenko, Arsenij Jacenjuk, ed Anatolij Hrycenko

Manifestazione patriottica sotto il monumento al Poeta Nazionale ucraino, Taras Shevchenko

La giusta direzione verso la quale procedere. Nella giornata di martedì, 12 Luglio, alcune forze dell’Opposizione Democratica hanno creato il Comitato di Difesa delle Elezioni Oneste: un cartello elettorale, con lo scopo di scegliere candidati comuni nei collegi uninominali, ed evitare la lotta intestina tra le liste del campo arancione che, inevitabilmente, finisce per avvantaggiare la compattezza del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, già creati i primi gruppi di lavoro, tra cui quello per il coordinamento interpartitico, l’organizzazione dei rappresentanti di lista, e le relazioni con le ONG internazionali. Una mossa necessaria dinnanzi ad una legge elettorale che prevede un sistema misto di maggioritario e collegi uninominali, uno sbarramento al 5%, e l’impossibilità per alleanza e blocchi di partecipare alla consultazione.

Regista dell’operazione, Nasha Ukrajina – la forza politica dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko – seguita da altri soggetti moderati, patriottici, e conservatori quali il Partito Popolare Ucraino, il Congresso dei Patrioti Ucraini, Svoboda, Sobor, il Partito Cristiano-Repubblicano, e persino quello Social-Democratico. Solo presenti alle trattative con propri emissari, ma non ancora parte del comitato, Bat’kivshchyna – il partito della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – il Front Zmin dell’ex-Speaker arancione, Arsenij Jacenjuk, e la Hromadjans’ka Pozycija di Anatolij Hrycenko.

Il timore di stampa e rilevazioni

Sul loro interesse, e futura adesione, si è detto certo il Capo di Nasha Ukrajina, Valentyn Nalyvajchenko, che ha aggiunto come la presidenza del cartello sarà gestita secondo una precisa turnazione.

Subito le prime reazioni. Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, il Partija Rehioniv ha inoltrato una lettera a tutte le sezioni locali, con la richiesta di reperire il maggior numero di informazioni sui giornalisti presenti sul territorio, con particolare interesse all’orientamento politico. Una precisa violazione dell’Articolo Settimo della legge sulla protezione dei dati personali, che, assieme alle elezioni locali falsate dell’Ottobre 2010, e la legge elettorale che penalizza l’Opposizione Democratica, lascia molto perplesso chi spera nel rispetto degli standard europei delle prossime consultazioni.

Altro segnale, altresì incoraggiante, quello dei sondaggi, in cui per la prima volta dopo circa due anni, le forze del campo arancione hanno superato i soggetti della maggioranza post-sovietica – Partija Rehioniv e comunisti.

Secondo gli esperti, a motivare tale incremento non sarebbeperò l’attività dei politici dell’Opposizione Democratica, ma la crescente sfiducia nei confronti di Janukovych, sia sul piano interno – per via del mancato aumento delle paghe sociali e della lotta alla corruzione promesse in campagna elettorale – che su quello estero – peggioramento dell’immagine di Kyiv a seguito dei processi politici agli esponenti dell’Opposizione Democratica ed indecisione tra Russia ed Europa.

Matteo Cazzulani

Ucraina: per Julija Tymoshenko due guerre contemporanee

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 8, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica difende le sue ragioni dinnanzi alla Corte, e si schiera contro l’approvazione alla Rada di una riforma previdenziale che innalza l’età lavorativa sopra quella media. Contrari anche i comunisti. La polizia interviene contro i giornalisti

Si lavorerà di più, con meno soldi e Liberta. Nella giornata di giovedì, 7 Luglio, ha avuto luogo l’ennesima seduta del processo alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, che, accusata di condotta anti-statale in occasione degli accordi per il gas nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, ha rigettato le accuse, evidenziando al “giudice”, Kordion Kyrejev, come grazie a tali contratti, come assicurato da indagini internazionali indipendenti, l’oro blu sia venuto a costare meno.

Motivazione non sufficiente per il giovane pm, che ha negato il mese di sospensione del processo chiesto dalla difesa per esaminare le prove, e costretto l’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica ad esaminare i capi d’accusa in una notte.

Inoltre, a fine seduta ha avuto luogo un’irruzione delle Squadre Speciali della polizia, che hanno obbligato i giornalisti a lasciare l’aula, rovinando persino delle telecamere.

Varata la riforma di pensioni ed eta previdenziale

Tutto quanto e avvenuto in tempo per raggiungere i più di 5 mila solidali con Julija Tymoshenko, che si sono diretti al Parlamento per protestare contro la Riforma delle Pensioni, approvata nella notte, a ritmo di forza. Il documento prevede l’innalzamento dell’eta pensionabile da 55 a 60 anni per le donne, e da 58 a 63 anni per gli uomini, l’incremento dell’età minima previdenziale per donne e uomini a 30 e 35 anni, e la diminuzione del tasso di retribuzione per i lavoratori del settore pubblico.

A favore, 248 parlamentari del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – del Blocco Lytvyn, del gruppo Reformy Zarady Majbutn’oho, e qualcuno di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona – gruppo conservatore di opposizione.

Contrario, uno schieramento bipartisan, composto dal moderato Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna e dai comunisti.

Matteo Cazzulani

Unione Europea e Russia si contendono l’Ucraina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 27, 2011

Bruxelles e Kyiv continuano i negoziati per la Zona di Libero Scambio. Mosca irrompe e tratta con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Se l’Europa avanza lentamente, la Russia irrompe con forza. Nella giornata di sabato, 25 Giugno, il Vice-Ministro dell’Economia ucraino, Valerij P’jatnyc’kyj, ha confermato il buono stato delle trattative tra Unione Europea ed Ucraina per il varo della Zona di Libero Scambio, che, alla chiusura della sessione di Giugno, presentano un significativo avanzamento verso la fine dell’anno, quando e prevista la firma dell’accordo.

Tuttavia, come illustrato dal Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, restano tre questioni ancora in sospeso: la quota di esportazione dei prodotti agricoli, la partecipazione di automezzi ucraini ai servizi di trasporto continentali, e le compensazioni per la rinuncia di Kyiv alla denominazione geografica dei propri prodotti.

Ad essi, si aggiungono i ritardi in materia di rispetto di democrazia e liberta con cui l’Ucraina non sta rispettando ancora le clausole per la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: parte integrante dell’aspetto economico che, secondo l’Ambasciatore di Bruxelles a Kyiv, Jose Manuel Pintu Teixeira, potrebbe posticipare il tutto.

Intanto, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, e sceso in Crimea per un meeting urgente con il Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych. Sui dettagli, nessuna comunicazione ufficiale, sebbene Mosca e Kyiv si stiano preparando per la sessione della Commissione Congiunta dei due Paesi in materia economica.

Prima che con il Presidente Janukovych, Vladimir Putin ha evidenziato di aver interagito telefonicamente con il suo omologo ucraino, Mykola Azarov.

Europa contro Russia

Lecito ricordare che la Russia vuole integrare l’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, per re-inglobarla nella propria sfera di influenza geopolitica.

Per ora, Le Autorità ucraine hanno espresso interesse sia per la Zona di Libero Mercato con l’Unione Europea, sia per la CEE euroasiatica. I due progetti, tuttavia, sono incompatibili, e l’Ucraina e chiamata a scegliere.

Matteo Cazzulani

DALL’UNGHERIA ALLA POLONIA: L’UCRAINA DEMOCRATICA ED EUROPEA PER LA SICUREZZA DELL’EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 25, 2011

Passaggio di consegne della presidenza di turno UE senza cambiamenti in politica estera: Budapest ratifica gli ultimi aspetti della collaborazione danubiana, mentre Varsavia accelera per il coinvolgimento europeo di Kyiv e Minsk. Visita lampo di Putin in Crimea

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

E’ a Kyiv che Ungheria e Polonia si passano lo scettro d’Europa. Nelle giornate precedenti l’inizio della presidenza di turno polacca dell’UE, ed il termine di quella ungherese, delegazioni di Budapest e Varsavia sono state molto attive nella capitale ucraina, per intensificarne le relazioni con l’Unione Europea.

In linea con quanto programmato ad inizio presidenza, lo scorso gennaio, gli ungheresi hanno definito le ultime clausole del progetto di collaborazione regionale del Danubio: un piano di sviluppo del settore fluviale, commerciale, culturale, ed economico, che unisce l’Ucraina agli altri 14 Paesi attraversati dal Grande Fiume europeo, tutti beneficiati non solo dallo stanziamento di 100 miliardi di Euro, ma anche da scambi culturali più intensi.

Da continuare, invece, il lavoro della Polonia, che, nella presentazione ufficiale della propria presidenza UE, ha riservato tra le priorità un posto anche per l’Ucraina, seppur non più in cima alla lista della politica estera. A confermarlo, le parole del Ministro degli Esteri di Varsavia, Radoslaw Sikorski, in visita al Presidente ucraino, Viktor Janukovych. I due hanno concordato sul fatto che la priorità per la politica estera ucraina deve essere l’accelerazione dell’integrazione con l’Unione Europea, da realizzarsi in tre atti, che Varsavia spera siano compiuti sotto la propria presidenza: abbattimento del regime dei visti, creazione di una zona di libero scambio, e sigla dell’accordo di associazione.

Un comportamento apparentemente strano quello della politica estera della Polonia: ufficialmente, alla ricerca del dialogo con la Russia, posto in primo piano rispetto al sostegno di democrazia e diritti umani nel mondo ex-sovietico, ma, nel contempo, volto ad azioni concrete, spesso in sordina, per integrare l’Ucraina, e contrastare la deriva illiberale in Bielorussia.

A spiegarlo, a Radio Liberty, è l’esperto del Ministero degli Esteri polacco, Andrzej Brzezycki, secondo cui Varsavia non è affatto disinteressata alle sorti di Minsk e Kyiv,e, sopratutto, realmente non ha mai posto in secondo piano la questione, fondamentale sia per se che per tutta l’Europa.

“Tradizionalmente la Polonia è interessata ad avere vicini forti e solidi – ha dichiarato – che le consentano di arginare i rischi provenienti dall’ideologia imperiale russa. Ucraini e polacchi – ha continuato – hanno in comune la consapevolezza di cosa nella storia ha portato l’interesse del Cremlino verso l’Europa. Ad oggi – ha concluso – definire i rapporti tra Unione Europea e Federazione Russa idilliaci, sopratutto sul piano energetico, è arduo”.

Sempre su Radio Liberty, il parere di Brzezycki è stato condiviso da Oleksij Tolkachov, Presidente del’Organizzazione Internazionale Amici Europei dell’Ucraina, secondo cui la prospettiva UE non è solamente utile a Varsavia e Bruxelles, ma anche agli stessi grandi industriali di Kyiv, per smarcarsi dalla forte pressione di Mosca che, con l’arma energetica ed economica, sta cercando di riportare nella propria area di influenza il Paese.

Non è un caso se, a quella di Sikorski, è seguita la visita del primo Ministro russo, Vladimir Putin, accorso in Crimea per urgenti colloqui con Janukovych.

Ancora molto da fare

Lecito ricordare che, tuttavia, per la realizzazione dell’Accordo di Associazione con l’UE l’Ucraina deve rispettare una serie di clausole, ad oggi lungi dall’essere realizzate: tra esse, il rispetto della Libertà di Stampa, di Associazione, di Informazione, e del pluralismo politico.

Come ribadito da una recente risoluzione del Parlamento Europeo, i casi di pressioni sui giornalisti – testimoniati dalle maggiori ONG internazionali – ed i procedimenti giudiziari, politicamente motivati, a danno della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri esponenti del campo arancione non vanno nella direzione giusta.

Matteo Cazzulani