LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Caso Kohver. Putin dichiara guerra all’Occidente

Posted in NATO by matteocazzulani on August 21, 2015

La Corte Regionale russa di Pskov condanna al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni, prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca. Dopo le violazioni dello spazio aereo e marittimo dei Paesi del Baltico, l’esercito russo ha innalzato il livello delle provocazioni nei confronti di Stati membri della NATO 



Varsavia – 15 anni di galera e una multa di 1800 euro sono i numeri che caratterizzano un atto intimidatorio, di chiaro stampo politico, che la Russia ha commesso nei confronti della Comunità Occidentale. Così, Unione Europea e NATO devono correre ai ripari per evitare un’escalation militare con Mosca sempre più probabile. 

Nella giornata di mercoledì, 19 Agosto, la Corte regionale di Pskov ha condannato al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohven, detenuto per un anno intero in Russia dopo essere stato rapito in Estonia, ed immediatamente deportato illegalmente in territorio russo, da parte di agenti dei Servizi Segreti di Mosca lo scorso 5 Settembre.

Secondo il verdetto della Corte russa, Kovher sarebbe colpevole di spionaggio e attraversamento illegale della frontiera con la Russia. Tuttavia, il Governo dell’Estonia ritiene che l’ufficiale dei servizi di sicurezza di Tallinn sia stato prelevato a forza in territorio estone.

Alla notizia della condanna, pronta è stata la risposta del Premier estone, Taavi Roivas, che ha definito l’accaduto una grave violazione del Diritto Internazionale nei confronti di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

In effetti, dal punto di vista procedurale e formale la condanna di Kohver, e prima ancora il suo arresto in Estonia e la sua deportazione in Russia da parte di agenti  dei Servizi Segreti russi, rappresenta non solo un’azione illegale, ma è anche e sopratutto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Del resto, la Russia non è nuova ad atti intimidatori nei confronti di Tallinn e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e settentrionale, come dimostrano le continue violazioni da parte dell’esercito di Mosca degli spazi aerei e marittimi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna.

Tuttavia, con l’arresto di Kohver la Russia ha innalzato il livello delle provocazioni, quasi certamente con lo scopo di portare uno dei Paesi membri della NATO a porre le basi per il verificarsi di un casus belli che potrebbe autorizzare un intervento armato russo nel Baltico.

Dopo l’aggressione militare alla Georgia nel 2008, l’annessione armata della Crimea e l’occupazione dell’Ucraina Orientale nel 2014, la Russia ha infatti l’obiettivo di estendere la sua azione bellica nel Baltico per ristabilire la totale influenza nell’ex-URSS e nel contempo, indebolire Unione Europea e NATO.

A rafforzare l’iniziativa armata della Russia è la consapevolezza che né la NATO a trazione Obama, né l’Unione Europea guidata dal tandem Juncker-Mogherini sono pronti a difendere i propri Stati membri e, così facendo, contrastare il disegno egemonico di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La Polonia di Duda può salvare l’Europa

Nello specifico, il progetto della Russia, così come definito da Alexander Dugin, l’ideologo di orientamento nazibolscevico del Presidente della Federazione Russia, Vladimir Putin, è quello di estendere il dominio di Mosca in Europa, considerata una propaggine geografica della Grande Russia.

Preso atto della debolezza di Unione Europea e NATO, incapaci di arginare l’avanzata della Russia con una politica risoluta e coraggiosa, l’unica soluzione perseguibile per salvare l’Occidente è la realizzazione di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, questa alleanza di Paesi dell’Europa Centro-Orientale -a cui, sotto l’egida della Polonia, potrebbero fare parte Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Croazia e Bulgaria- ha come principale scopo l’ottenimento del posizionamento permanente di contingenti NATO in questa regione d’Europa che, ad oggi, vede minacciata la propria sicurezza per mano della Russia. 

Il disegno, già perseguito tra il 2005 e il 2010 da Lech Kaczynski -il coraggioso Presidente della Polonia scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk- risale alla concezione dell’Intermarium, adottata con successo dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per arrestare l’avanzata dell’Unione Sovietica in Europa nel 1920.

Oggi come allora, considerato il timore di Germania e Francia nei confronti della Russia, il ruolo-guida della Polonia in Europa Centro-Orientale, che il Presidente Duda ha chiaramente dichiarato di volere ripristinare, è la soluzione che potrebbe garantire la sicurezza dell’Europa. 

Inoltre, solo grazie alla resistenza dell’Europa Centro-Orientale la Comunità Occidentale potrebbe tutelare efficacemente Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Libero Mercato: Valori rispettati nei Paesi dell’Unione Europea e della NATO, ma costantemente calpestati nella Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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L’UNIONE EUROPEA MULTERÀ GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 4, 2013

La Commissione Europea vicina a multare il monopolista statale russo del gas per condotta anticoncorrenziale nel libero mercato UE. I contratti con Europa Centro-Orientale ed Occidentale nel mirino dell’Ente anti-trust europeo

In Unione Europea non si scherza: il libero mercato è un principio da rispettare. Nella giornata di giovedì, 3 Ottobre, la Commissione Europea ha dichiarato l’avvio della preparazione di una multa nei confronti del monopolista russo del gas Gazprom, accusato di condotta anticoncorrenziale nel mercato UE.

Come riportato dalla Reuters, la Commissione Europea ha terminato un’inchiesta durata un anno, con cui è stato certificato che Gazprom ha importo prezzi ingiusti, collegando il tariffario per il gas a quello mondiale del greggio, ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

L’inchiesta ha però riguardato l’attività di Gazprom non solo nei Paesi che dipendono per più del 75% dal gas della Russia -come Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Bulgaria- ma anche presso i grandi colossi energetici dell’Europa Occidentale.

Come rilevato dalla Commissione Europea, il monopolista russo del gas ha imposto alla compagnia austriaca OMV e al colosso italiano ENI il divieto di riesportare in altri mercati il gas russo importato da Gazprom.

Da parte russa, nessuna reazione alla notizia della possibile multa, ma c’è chi in Europa è pronto a scommettere che, alla fine, Gazprom, che rifornisce un quarto del gas utilizzato in Europa, sarà pronto a fare concessioni pur di mantenere la posizione di monopolio in buona parte dell’UE.

La politica dei gasdotti di Mosca in UE

Da risolvere è però il nodo del gasdotto Southstream, che Gazprom ha progettato dalle coste meridionali russe fino in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Italia per incrementare sensibilmente la quantità di gas esportata in UE.

Lecito ricordare che la Russia si avvale dell’arma energetica per realizzare scopi di natura geopolitica, come la disgregazione dell’UE, in una logica di divide et impera del Vecchio Continente che, secondo i piani del Presidente russo, Vladimir Putin, deve portare Mosca a ricoprire un ruolo predominante nella geopolitica globale.

La Commissione Europea ha dichiarato contrarietà alla realizzazione di un gasdotto che mette a serio repentaglio la diversificazione delle forniture di gas UE.

Tuttavia, sono forti gli interessi, sopratutto di colossi energetici europei occidentali come l’ENI, la compagnia tedesca Wintershall e la francese EDF, nel realizzare l’infrastruttura.

Matteo Cazzulani