LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: CONTINUA LA GUERRA TRA ISRAELE E LIBANO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 14, 2013

La compagnia israeliana Delek scopre più oro blu nel giacimento Tamar. Il Governo libanese vive un periodo di impasse politica

Sul gas del Mediterraneo Israele c’è, il Libano no. Nella giornata di giovedì, 12 Settembre, la compagnia energetica israeliana Delek ha dichiarato l’intenzione di ampliare lo sfruttamento del giacimento Tamar, situato nel Mar Mediterraneo.

Come riportato dall’agenzia UPI, la Delek, sulla base di studi accurati della società indipendente Netherland Sewell and Associates, ha individuato nel Tamar la presenza di 684 Miliardi di piedi cubi di gas aggiuntivi, rispetto ai 7 Trilioni di piedi cubi finora stimati nel giacimento.

Lo sfruttamento del Tamar va di pari passo con quella del Leviathan, giacimento, ubicato sempre nel Mediterraneo, al largo delle coste israeliane, che contiene 16 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il Tamar e il Leviathan sono tuttora al centro di tensioni diplomatiche tra Israele e Libano: due Paesi, ancora formalmente in guerra, che rivendicano il possesso dei due giacimenti.

Nel 2010, il Governo libanese ha proposto una delimitazione delle acque territoriali che non intacca il possesso di Israele sui due giacimenti.

Ma, secondo fonti israeliane, consegna al Libano il controllo di importanti pozzi di gas limitrofi al Tamar e al Leviathan che conterrebbero 27 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu.

A decrementare le tensioni politiche è però l’impasse politica in Libano, dove la rivalità tra le fazioni religiose ha portato all’assenza di un Governo in grado di prendere decisioni di carattere diplomatico.

Prima della crisi, il Governo libanese ha compilato una lista delle compagnie energetiche ammesse a sfruttare il gas in Libano, tra cui i colossi statunitensi ExxonMobil e Chevron, quello norvegese Statoil, quello italiano ENI, l’olandese Shell e la compagnia francese Total, ma non è riuscita a votare il via libera allo sfruttamento.

Da un lato, l’impasse ha raffreddato lo scontro tra israeliani e libanesi, e, dall’altro, ha permesso ad Israele di avanzare con lo sfruttamento dei giacimenti di gas del Mediterraneo.

Oltre al Tamar e al Leviathan, il Governo israeliano ha scoperto di recente anche il Karish, che contiene 1,8 Trilioni di Piedi Cubi di gas.

Il gas israeliano pronto per l’esportazione

Se confermata la notizia dell’alta capienza del Tamar, Israele incrementerebbe la sua posizione di Paese produttore di gas, e rafforzerebbe i piani di esportazione dell’oro blu.

Il Governo israeliano ha approvato l’esportazione del 40% del gas posseduto nei giacimenti nazionali che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere inviato verso Golfo Persico e Asia.

Probabile resta anche l’esportazione del gas israeliano in Unione Europea attraverso una partnership con Cipro, oppure con la realizzazione di un gasdotto per veicolare l’oro blu da Israele alla Turchia -che attraverso il Gasdotto Trans Adriatico invia carburante in UE.

Per l’UE, Israele rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento di gas che, così come l’Azerbaijan, è in grado di diversificare le forniture di oro blu dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani

Advertisements

ISRAELE PENSA ALL’ESERCITO PER PROTEGGERE I GIACIMENTI DI GAS NEL MEDITERRANEO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 29, 2013

Il Governo israeliano vuole adottare navi militari per proteggere da azioni terroristiche i pozzi di oro blu Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono circa 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale. Si intrica il progetto di esportazione di carburante in Europa attraverso la Turchia

L’esercito per difendere i giacimenti di gas nel Mar Mediterraneo. Nella giornata di Venerdì, 26 Luglio, Israele ha ipotizzato l’adozione di navi militari per proteggere i pozzi di oro blu individuati nelle acque territoriali israeliane, che Tel Aviv ha considerato strategicamente importanti.

Come riportato dal Globes, la proposta è stata formulata dalla Marina Militare di Israele, che, per scongiurare attacchi terroristici, ha sostenuto la necessita di acquistare navi da guerra dalla Germania.

Concorde si è detto il Ministero della Difesa che, tuttavia, ha sostenuto la necessita di acquistare le navi militari dalla Corea del Sud.

Israele ha approvato l’esportazione del 40% del gas sfruttato dai giacimenti del Mar Mediterraneo Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale.

Da sciogliere è ancora il nodo inerente alla destinazione del gas, che, inizialmente, è stato individuato nell’esportazione in Unione Europea attraversulna realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas israeliano in Turchia.

Come riportato sempre dal Globes, la soluzione turca sembra però perdere quotazioni a causa della freddezza dimostrata da Ankara nei conforti del tentativo di riavvicinamento di Tel Aviv.

Il superamento di una crisi diplomatica tra Israele e Turchia è stato sollecitato dal Presidente USA, Barack Obama, che ha invitato due Paesi amici dell’Occidente a cooperare in un settore del Mondo particolarmente delicato come il Medio Oriente.

Oro blu di Israele per il mercato cinese

Per Israele, la soluzione alternativa all’invio di gas in Europa è la realizzazione di un rigassificatore per l’invio di LNG in Asia, in particolare in alcuni Paesi Arabi e in Cina.

Il piano, che è stato valutato dalla compagnia statunitense Noble Energy e dagli enti israeliani Delek e Ratio Oil, è fortemente sostenuto dalla compagnia australiana Woodside Petroleum, che ha firmato un accordo per l’acquisto del 30% delle azioni del Leviathan.

Come riportato da Natural Gas Asia, la compagnia australiana è intenzionata a sfruttare il gas israeliano per rifornire il mercato cinese, la cui richiesta di energia è in forte crescita.

Matteo Cazzulani

PATTO ROSNEFT-SOCAR: ECCO COME RUSSIA ED AZERBAIJAN SI DIVIDONO L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 27, 2013

Il monopolista statale russo del greggio interessato a rafforzare la partnership energetica con il colosso azero. A rischio la diversificazione delle fonti di approvvigionamento dell’UE.

Una nuova Yalta del gas sta forse avvenendo nello spazio ex-sovietico. Nella giornata di giovedì, 25 Luglio, Igor Sechin, il Capo del Momopolista statale russo del greggio Rosneft, la più importante compagnia energetica al Mondo, ha dichiarato l’interesse ad acquisire vuote nel giacimento Absheron.

Questo pozzo di oro blu, ubicato in Azerbaijan, contiene 300 Miliardi di metri cubi di gas, ed è ad oggi compartecipato dal colosso nazionale azero SOCAR e dalla compagnia francese Total.

Come riportato dalla Reuters, l’interesse della Rosneft nei confronti dell’Absheron riflette l’intenzione dei russi di rilevare quote nel mercato azero e, nel contempo, un nuovo orientamento nella politica energetica dell’Azerbaijan in chiave pro-Russia.

Centrale nella vicenda è la strategia adottata dalla Rosneft, che, anche grazie al sostegno del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, nel mercato interno russo sta soppiantando la concorrenza del momopolista statale russo del gas, Gazprom e, ora, punta a sottrarre fette di mercato all’ente energetico concorrente.

Ad oggi, Gazprom mantiene il monopolio delle forniture di gas all’Europa, ma, di recente, Putin ha favorito la Rosneft nella realizzazione di un rigassificatore nella penisola Yamal, in Siberia, per l’avvio delle esportazioni di gas liquefatto in Asia.

Prima ancora, sempre grazie al sostegno di Putin, la Rosneft ha concluso un accordo con il colosso energetico statunitense ExxonMobil per lo sfruttamento congiunto di giacimenti di gas nell’Oceano Artico ed in Siberia, ed in altre aree del Pianeta come America Latina e Texas.

L’accordo con la ExxonMobil, che ha sancito per la Rosneft lo status di prima compagnia energetica al Mondo, ha anche spinto il colosso USA ad abbandonare i piani per lo sfruttamento di gas shale in Polonia: un progetto, la cui realizzazione consentirebbe all’Unione Europea di porre fine alla dipendenza dalle importazioni di oro blu dalla Russia.

Il rafforzamento della presenza dei russi in Azerbaijan è supportato anche dalla possibilità, presentata sempre dalla Reuters, che la Rosneft possa acquistare quote dal colosso britannico British Petroleum: uno dei più importanti investitori stranieri nel mercato energetico azero in cerca di fondi per onorare il maxirisarcimento per i danni creati dalla catastrofe ecologica del Golfo del Messico nel 2010.

Del resto, i rapporti tra la Rosneft e la British Petroleum sono già stretti, in quanto il monopolista russo ed il colosso britannico sono stati co-proprietari della TNK-BP: la terza compagnia energetica della Russia, ora posseduta per intero dalla Rosneft per via della necessita della British Petroleum di fare cassa.

L’alleanza tra Russia ed Azerbaijan agisce in primo luogo a spese dell’Unione Europea, che sull’Azerbaijan ha puntato molto per diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio di Mosca.

Come ipotizzato da alcuni esperti, non è escluso infatti che russi ed azeri abbiano progettato una divisione dell’Europa in fasce di influenza energetica, con l’Azerbaijan protagonista in Europa Occidentale e la Russia, come da tradizione, in Europa Centro-Orientale.

In questo schema, la Russia starebbe ben posizionando le sue pedine per mantenere, ed addirittura incrementare, il controllo sul settore energetico europeo, con Gazprom forte in Europa Centro-Orientale e Rosneft presente in Europa occidentale grazie all’alleanza con azeri e britannici.

Ad avvalorare questa tesi è la decisione da parte degli azeri di rifornire l’Europa del proprio gas attraverso il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- conduttura che veicola il carburante di Baku dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania in Italia e che, secondo indiscrezioni, sarà prolungato a Germania, Olanda, Belgio, Francia e Gran Bretagna.

La scelta della TAP per il trasporto in Europa del gas azero ha escluso la realizzazione del Nabucco, gasdotto, progettato fino all’Austria dalla Turchia Occidentale tramite Bulgaria, Romania ed Ungheria, che avrebbe aiutato i Paesi delll’Europa Centro-Orientale a diminuire la dipendenza dalla Russia.

Ad avvantaggiarsi della bocciatura del Nabucco è il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire l’UE di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Gas israeliano e shale USA gli antidoti al patto tra Mosca e Baku

La soluzione per rompere il monopolio russo-azero è la veloce realizzazione di rigassificatori per importare in Europa gas liquefatto da Qatar, Nigeria, Norvegia, Egitto ed Israele.

Con la scoperta dei giacimenti Kadish, Tamar e Leviathan nel Mar Mediterraneo, lo Stato Ebraico rappresenta una possibile fonte di approvvigionamento in grado di diminuire la dipendenza dell’UE da Russia ed Azerbaijan.

Inoltre, importante ruolo sarà ricoperto dalle forniture in Europa di shale liquefatto degli Stati Uniti d’America, che hanno già avviato esportazioni di gas non convenzionale a prezzi bassi in Gran Bretagna ed India.

In tutto ciò, importante è il ruolo che ricopre la realizzazione del Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che prevede la creazione di un mercato unico UE del gas per garantire approvvigionamenti diversificati anche a quei Paesi fortemente esposti al monopolio della Russia, come quelli dell’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

ISRAELE CONTIENE PIÙ GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 16, 2013

Il Governo israeliano stima la capienza del giacimento Kadish a 1 Trilione di piedi cubi di gas che, sommata ai 33 Trilioni di Piedi Cubi contenuti nel Tamar e nel Leviathan, rendono Tel Aviv un importante esportatore di oro blu. L’opportunità per l’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalle forniture dall’estero.

Costretto ad importare energia da scomodi vicini, ora Paese esportatore di gas, ricco di giacimenti di carburante. Nella giornata di lunedì, 15 Luglio, Israele ha appurato la presenza di almeno un Trilione di Piedi Cubi di gas presso il giacimento Karish, ubicato nelle acque territoriali israeliane del Mar Nero.

Ancor più ampia è la stima della compagnia statunitense Noble Energy, che ha preventivato la presenza nel giacimento marittimo di 3 Trilioni di Piedi Cubi di oro blu, mentre l’ente israeliano Delek ha parlato della presenza di una quantità di gas pari al 10% del giacimento Tamar.

Il Tamar, che contiene 10 Trilioni di Piedi Cubi, è uno dei due giacimenti di gas scoperti da Israele nel 2009 nel Mar Mediterraneo insieme al Leviathan, che contiene Circa 18 Trilioni di Piedi Cubi.

L’abbondanza di gas in territorio israeliano ha reso lo Stato ebraico un Paese esportatore di energia, come sancito da una delibera del Governo, che ha disposto l’utilizzo del 40% delle riserve di oro blu nazionali per l’esportazione verso l’estero.

A beneficiare della scoperta della capienza del Kadish può essere l’Unione Europea, che è considerata da Israele uno dei principali mercati energetici ove collocare il gas israeliano.

Israele ha già avviato trattative con Grecia e Cipro per la creazione di un consorzio per il trasporto del gas israeliano in Europa via nave, oppure attraverso un gasdotto ancora da realizzare.

La seconda ipotesi riguarda la realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas israeliano in Turchia, da dove l’oro blu di Israele raggiungerà l’Europa attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- ed il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Tel Aviv pensa anche alla soluzione orientale

L’Europa non rappresenta tuttavia l’unica soluzione per le esportazioni del gas israeliano, in quando Tel Aviv sta valutando l’ipotesi di rifornire di oro blu il Golfo Persico e più in avanti l’Asia, per entrare in concorrenza con potenze energetiche dell’Area Mediorientale come Qatar ed Egitto.

Seppur più ardito, il vettore orientale potrebbe essere favorito dall’azione di disturbo effettuata da Giordania e Libano al progetto di realizzazione del gasdotto tra Israele e la Turchia.

La via turca, oltre ad essere ben vista dall’Unione Europea, è anche sostenuta dall’Amministrazione Presidenziale del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Il Presidente democratico ha voluto con forza il superamento di una crisi diplomatica tra Turchia ed Israele -entrambi Paesi amici dell’Occidente- ed ha invitato i due Paesi a cooperare in alcuni progetti regionali di interesse comune, tra cui quelli in campo energetico.

Matteo Cazzulani

LA COREA DEL SUD DISMETTE INVESTIMENTI ESTERI IN ATTESA DELLO SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 15, 2013

Seoul riduce le compartecipazioni al di fuori del Paese delle principali compagnie sudcoreane, come la KOGAS, la KNOC e la KORES. Il gas non convenzionale statunitense è l’alternativa per garantire energia al Paese asiatico

Investimento che non rende si cambia. Nella Giornata di Domenica, 14 Luglio, la Corea del Sud ha dichiarato l’intenzione di dismettere alcuni degli investimenti realizzati all’estero in campo energetico.

Come riportato dalla Reuters, le compagnie coinvolte nel progetto sono la KOGAS, la KNOC e la KORES, i tre principali enti energetici sudcoreani, i cui investimenti esteri sono stati ritenuti dalle Autorità di Seoul poco fruttuosi.

Del resto, la presa di posizione del Governo sudcoreano è in linea con la riduzione del 40% degli investimenti energetici in campo estero attuata negli ultimi anni in maniera progressiva ma netta.

La riduzione degli investimenti eteri in campo energetico della Corea del Sud è motivata anche dall’avvio dell’importazione del gas Shale degli Stati Uniti d’America, che Seoul ha preventivato non appena il Dipartimento di Stato USA darà il via libera all’esportazione di gas non convenzionale a Paesi che non hanno un Accordo di Libero Scambio con l’Ammimistrazione statunitense.

Lo scorso 7 Maggio, la KOGAS ha raggiunto un accordo con il Dipartimento di Stato USA per lo sfruttamento congiunto di giacimenti di oro blu non convenzionale in Corea del Sud, mentre nel Novembre 2012, la compagnia sudcoreana E1 ha firmato un pre-contratto con la statunitense USA Enterprise Products Operating per l’acquisto di 180 Mila tonnellate di gas shale dagli Stati Uniti d’America.

Nel Dicembre 2012, anche il colosso italiano ENI è entrato nella partita del gas in Corea del Sud, con la firma di un accordo con la KOGAS per l’invio in territorio sudcoreano di 28 spedizioni cargo di oro blu naturale liquefatto.

L’ENI e la KOGAS insieme per il gas cipriota

La presenza dell’ENI richiama all’attenzione un altro progetto che potrebbe essere interessato dalla campagna di riduzione degli investimenti energetici esteri da parte della Corea del Sud.

KOGAS e il colosso energetico italiano cooperano infatti nel giacimento cipriota Levantine: un’area di 4800 miglia quadrate da cui è preventivato lo sfruttamento di 12 Trilioni di piedi cubi di gas.

Venerdì, 12 Luglio, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha discusso con il Presidente cipriota, Nicolas Anastasiades, sull’implementazione dello sfruttamento del giacimento, su cui Cipro punta molto per rappresentare un fornitore di gas all’Unione Europea alternativo alla Russia.

Cipro è anche coinvolto nel progetto di trasporto in Europa del gas sfruttato dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar, nonostante Israele stia ancora valutando con grande interesse la possibilità di avviarne l’invio in UE attraverso la Turchia.

Matteo Cazzulani

GAS: COMPAGNIA AUSTRALIANA INTERESSATA NEL GAS DI CIPRO E ISRAELE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 1, 2013

L’ente australiano Woodside vicino alla compartecipazione nel rigassificatore cipriota di Vasillikos utile per l’importazione del gas cipriota e israeliano. Israele si rafforza come Paese esportatore

Una partnership che rafforza un progetto strategico per la sicurezza energetica europea. Nella giornata di Domenica, 30 Giugno, la compagnia australiana Woodside ha firmato un accordo con il Governo cipriota, la compagnia statunitense Noble Energy e gli enti israeliani Delek e Avner per la realizzazione di un rigassificatore a Cipro.

L’infrastruttura, pianificata nella località di Vassillikos, è progettata per importare gas liquefatto proveniente dai giacimenti marittimi di Cipro, tra cui l’Aphrodite.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’ingresso della Woodside nel progetto ha rafforzato la fattibilità dell’infrastruttura, anche per mezzo della ricezione del gas di Israele.

La Woodside è infatti tra gli enti che compartecipano nello sfruttamento del giacimento israeliano Leviathan.

Di recente, il Governo di Israele ha deciso di avviare le esportazioni del 40% del gas contenuto nel Leviathan e nell’altro giacimento israeliano, il Tamar.

L’UE interessata

L’importazione di gas da Israele e Cipro è considerata una forma di diversificazione degli approvvigionamenti di gas da parte dell’Europa.

Ad oggi, l’Unione Europea è fortemente legata alle forniture di gas di Russia ed Algeria.

Con l’apertura della TAP, l’UE avvierà anche le importazioni di oro blu dell’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani

ISRAELE DIVENTA UN PAESE ESPORTATORE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2013

Il Governo israeliano autorizza l’esportazione del 40% delle riserve nazionali di gas. L’Unione Europea resta la principale interessata alle esportazioni dell’oro blu dello Stato ebraico

Un Paese tradizionalmente povero di energia destinato a ricoprire un ruolo predominante nella politica energetica europea. Nella giornata di Domenica, 23 Giugno, Israele ha deciso di destinare il 40% delle riserve nazionali di gas all’esportazione

Come riportato da Natural Gas Europe, la decisione è stata comunicata dal Premier israeliano, Binyamin Netanyahu, insieme con il Ministro delle Finanze, Yair Lapid, ed il Governatore della Banca Nazionale di Israele, Stanley Fischer.

Nello specifico, il Governo ha stabilito di trattenere il 60% delle risorse di gas per la sicurezza energetica nazionale, mentre il restante 40% sarà utilizzato per rafforzare la posizione di Israele come Paese esportatore di energia.

Un punto interrogativo resta sulla destinazione che Israele intende scegliere per esportare il suo gas.

Come riportato dall’agenzia UPI, la prima direttrice può essere l’Europa attraverso la Turchia, per mezzo di un gasdotto costruito sul fondale del Mar Mediterraneo per collegare i giacimenti israeliani al territorio turco.

Il progetto è supportato dagli Stati Uniti d’America, che vedono nella cooperazione energetica tra Israele e Turchia un mezzo per rafforzare due alleati strategici in Medio Oriente.

Nel contempo, l’Amministrazione del Presidente statunitense, il democratico Barack Obama -che si è impegnato per ripianare una forte crisi diplomatica tra Israele e Turchia- ritiene il progetto una fonte di approvvigionamento che garantisce agli alleati dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas dalla dipendenza da Russia ed Algeria.

Secondo progetto, sempre orientato verso l’Europa, è l’esportazione di gas liquefatto a Cipro, dove la compagnia USA Noble Energy, in cooperazione con l’israeliana Delek -i due enti che sfruttano i giacimenti di oro blu di Israele- sta realizzando un rigassificatore.

La soluzione cipriota è supportata dalla Grecia, ma è opposta dalla Turchia, che vede Cipro come un potenziale avversario al mantenimento dello status di principale Paese di transito in Europa del gas necessario all’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia.

La terza soluzione è l’esportazione di gas liquefatto verso Egitto e Golfo Persico tramite la realizzazione di un rigassificatore nel Golfo di Eliat.

Questa soluzione porta Israele a competere nel mercato energetico mondiale con due potenze del settore, come Qatar, Iran ed Egitto.

Una decisione storica che cambia la posizione geopolitica israeliana

Il giacimento Leviathan contiene 7 trilioni di piedi cubi di gas, mentre il Tamar 10 Trilioni di piedi cubi.

Per il Governo israeliano la decisione rappresenta una pagina di storia, dal momento in cui i due giacimenti sono stati scoperti nel Mar Mediterraneo solo nel 2010.

Da allora, Israele è diventato un Paese in primo piano nel mercato energetico mondiale.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA RITORNA UN IMPERO

Posted in Russia by matteocazzulani on June 3, 2013

L’evoluzione dell’Unione Doganale nell’Unione Economica Eurasiatica garantisce a Mosca lo status di superpotenza mondiale. I rischi per l’Europa nello scacchiere della geopolitica mondiale

Putin lo ha promesso, ed ora lo ha realizzato: la Russia torna ad essere un impero mondiale egemone in Eurasia. Nella giornata di mercoledì, 29 Maggio, ad Astana, Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Ucraina e Kyrgyzstan hanno avviato la costituzione dell’Unione Economica Eurasiatica.

I Presidenti di Russia, Vladimir Putin, Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka, Ucraina, Viktor Yanukovych, e Kyrgyzstan, Almanzbek Atambayev, hanno concordato l’evoluzione dell’Unione Doganale -progetto di integrazione russo-bielorusso-kazako concepito da Mosca per stabilire l’egemonia del Cremlino nel Mondo ex-Sovietico- in un’Unione Economica Eurasiatica allargata ad Ucraina e Kyrgyzstan.

Nello specifico, oltre a protocolli riguardanti il rafforzamento della cooperazione tra i Paesi membri dell’Unione Doganale, Russia, Bielorussia e Kazakhstan hanno concesso ad Ucraina e Kyrgyzstan lo status di Osservatore, finalizzato alla piena integrazione di Kyiv e Bishkek nell’Unione Economica Eurasiatica.

L’evoluzione dell’Unione Doganale consente alla Russia di rafforzare la sua egemonia nello spazio ex-sovietico, e, nel contempo, di portare Mosca allo status di superpotenza mondiale a danno dell’Unione Europea.

L’inglobamento dell’Ucraina -Paese culturalmente, storicamente, linguisticamente e geograficamente europeo- nella sfera di influenza della Russia permette infatti a Mosca di mantenere il baricentro della nuova edizione del suo impero spostato verso l’Europa, e non posizionato unicamente in Eurasia.

Tale situazione consente alla Russia di dirigere la sua politica estera nei confronti dell’Unione Europea, su cui, come più volte affermato da Putin, Mosca intende rafforzare l’egemonia economica ed energetica per portare all’esclusione dell’UE dal mercato mondiale.

Ankara nel mirino di Mosca

La dimostrazione delle intenzioni della Russia nei confronti dell’Unione Europea è data dalla politica approntata da Mosca nei confronti della Turchia, con cui il Cremlino sta negoziando l’aumento delle esportazioni di gas.

Come riportato dal portale wnp.pl, alla fine di Aprile del 2013, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, e la compagnia turca BOTAS, hanno stretto la cooperazione per aumentare le forniture di gas dalla Russia.

Con l’operazione, che avviene tramite il gasdotto Blue Stream e il Gasdotto Trans Baltico, la Russia mira a costringere la Turchia a diminuire l’importazione di gas da Iran ed Azerbaijan, con ripercussioni notevoli per la politica di diversificazione delle forniture di carburante dell’Unione Europea.

Il gas dell’Azerbaijan è infatti destinato all’Unione Europea grazie alla realizzazione del Gasdotto Trans Anatolico -TANAP-, che renderà la Turchia il principale Paese di transito dell’oro blu azero, di cui l’UE ha bisogno per diminuire la dipendenza dagli approvvigionamenti della Russia.

Inoltre, sempre in ambito energetico, la Russia mira a bloccare il progetto di esportazione del gas da Israele in UE, mediante i gasdotti della Turchia.

L’operazione, possibile dopo la scoperta di ingenti giacimenti di gas -Tamar, Leviathan e Karish- nelle acque territoriali israeliane, è stata incoraggiata dal rappacificamento diplomatico tra Israele e Turchia, avvenuto grazie alla mediazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Infine, il controllo sul settore energetico della Turchia permette alla Russia di compensare la perdita di influenza economica e politica sulla Siria che, dopo le cosiddette Primavere Arabe, è rimasto l’unico Paese del Medio Oriente fedele alleato di Mosca.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE PREOCCUPATA PER IL RIARMO DELLA SIRIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2013

Tel Aviv inquieta per le forniture di missili anti-navali da parte della Russia a Damasco. Lo sviluppo energetico israeliano una possibilità per l’indipendenza dell’Occidente da Russia ed Algeria

Dalla Guerra del Gas alla Guerra Fredda per il controllo delle forniture di oro blu nel Mediterraneo, con tanto di corsa al riarmo. Nella giornata di giovedì. 23 Maggio, Israele ha espresso consistente preoccupazione per il riarmo della Siria, avvenuto tramite la vendita di missili supersonici anti-navali da parte della Russia.

Come riportato dall’Agenzia UPI, Israele ha illustrato la possibilità che gli armamenti finiscano nelle mani di gruppi terroristi, come Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, e che i progetti di estrazione di gas dai giacimenti israeliani siano messi a serio repentaglio.

Israele di recente ha avviato lo sfruttamento del Tamar e del Leviathian, due giacimenti situati nel Mar Mediterraneo, capienti rispettivamente di 10 e 20 Trilioni di piedi cubi di gas.

Ai due giacimenti, sfruttati dalla compagnia statunitense Noble Energy, e dalle israeliane Delek Group, Isramco e Dor Alon, si è aggiunto il Karish che, ubicato sempre nel Mar Mediterraneo, conta una riserva di 2 Trilioni di piedi cubi.

La cospicua presenza di gas porta Israele ad evolvere da Paese importatore a Paese esportatore di gas, con particolare attenzione ai mercati dell’Unione Europea, che è oggi alla ricerca di fonti di approvvigionamento alternative a quelle di Algeria e Russia.

Una Guerra Fredda del Gas in Medio Oriente

In seguito al riappacificamento diplomatico con la Turchia, avvenuto grazie all’intervento del Presidente USA, Barack Obama, Israele ha preventivato l’esportazione di gas in UE attraverso i gasdotti turchi, mediante la realizzazione di una conduttura per veicolare l’oro blu israeliano nella penisola anatolica.

Il progetto, sostenuto da Turchia, UE e USA, non piace a Siria, Giordania, Libano ed Iran, che mal digeriscono l’emancipazione energetica dello Stato ebraico, finora costretto ad importare il 100% dell’energia necessaria per soddisfare il suo fabbisogno nazionale.

A contrastare i piani di esportazione del gas israeliano in Europa è anche la Russia, che vede nei disegni di Israele una minaccia al mantenimento dell’egemonia del Cremlino nel mercato energetico UE.

Per questa ragione, la vendita di missili anti-navali dalla Russia alla Siria, e, più in generale, il supporto dato da Mosca al Regime siriano di Bashar al Assad, sono considerati con particolare allarme da Israele, che ha individuato nei siti energetici israeliani un obiettivo di possibili attacchi terroristici.

Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE SCOPRE IL TERZO GIACIMENTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 17, 2013

La piattaforma Kadish individua 3 Trilioni di piedi cubi di oro blu utili per rafforzare l’indipendenza energetica israeliana. Le esportazioni di gas in Europa, tramite la Turchia, destinate ad aumentare grazie al ruolo degli USA

Prezzi competitivi, sicurezza energetica, indipendenza dall’estero e consolidamento della posizione del mercato internazionale del gas. Nella giornata di mercoledì, 15 Maggio, Israele ha scoperto un giacimento di 2 trilioni di piedi cubi di gas presso la piattaforma Karish, al largo delle coste israeliane nel Mar Mediterraneo.

Come riportato da Natural Gas Asia, il giacimento consente ad Israele di diminuire i costi della bolletta energetica per il mercato interno e le importazioni di gas dall’estero.

Il Karish è il terzo giacimento di gas scoperto da Israele negli ultimi anni; nel 2009, sempre nel Mar Mediterraneo, il giacimento Tamar è stato scoperto, seguito, nel 2010, dal Leviathan.

L’avvio dello sfruttamento del Tamar, e quello programmato più tardi del Leviathan, permetteranno ad Israele di avviare le esportazioni di gas in Unione Europea, garantendo all’UE una fonte di approvvigionamento di gas alternativa a Russia ed Algeria.

Il progetto di esportazione del gas israeliano in Europa è stato reso possibile grazie al rappacificamento con la Turchia, dopo una lunga crisi diplomatica, fortemente voluto dal Presidente USA, Barack Obama.

Israele ha progettato la realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas dei giacimenti del Mar Mediterraneo in Turchia.

I gasdotti del Corridoio Meridionale -TANAP, Nabucco e TAP- veicoleranno poi il gas israeliano in Unione Europea attraverso la penisola anatolica.

Russia, Siria e Giordania contrarie alle esportazioni di gas israeliano in UE

Il progetto, sostenuto da Israele, Turchia e dall’Unione Europea, ha incontrato l’opposizione di Giordania, Siria e Russia.

Il Cremlino ha espresso preoccupazione per la realizzazione di un disegno destinato a diminuire l’egemonia di Mosca nel mercato UE dell’energia.

Gas e gasdotti sono i mezzi di cui finora la Russia si è servita per realizzare nel Vecchio Continente scopi di natura squisitamente politica, come il controllo economico dell’Europa Orientale, e il contrasto all’allargamento dell’UE nel Mondo ex-sovietico.

Matteo Cazzulani