LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La TAP si rafforza con un rimpasto

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 1, 2014

La compagnia spagnola Enagas entra nel consorzio per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico, mentre la belga Fluxys incrementa le sue quote. La francese Total e la tedesca E.On lasciano il progetto sostenuto dall’Unione Europea

Via tedeschi e francesi, dentro gli spagnoli e più spazio ai belgi. Nella giornata di lunedì, 29 Settembre, la compagnia energetica spagnola Enagas è entrata nel consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- un’infrastruttura supportata dall’Unione Europea per veicolare gas dell’Azerbaijan dalla Grecia in Italia meridionale tramite l’Albania.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio, oltre all’ingresso della Enagas, che ha rilevato il 16% delle azioni TAP, la compagnia energetica del Belgio Fluxys ha incrementato le sue quote all’interno del gasdotto, passando dal 16% al 19%.

Nessun cambiamento, invece, tra i vertici: il colosso britannico British Petroleum, quello azero SOCAR e quello norvegese Statoil mantengono il 20% ciascuno delle azioni della TAP, mentre la compagnia svizzera AXPO ha confermato il suo 5%.

L’ingresso di Enagas, è motivato dalla richiesta di nuovi partner all’interno del consorzio espressa a più riprese dall’UE, che vede nella presenza di un alto numero di aziende economicamente e politicamente forti una sicurezza per l’adeguata realizzazione di un gasdotto ritenuto fondamentale per la sicurezza energetica europea.

“La Enagas è una compagnia con un’indubbia esperienza mondiale nella realizzazione di gasdotti anche a lungo chilometraggio sia in Europa che in Sud America: la sua presenza ci aiuta a rendere la TAP un vero e proprio progetto europeo anche sul lato della qualità” ha dichiarato il Direttore Manageriale del gasdotto, Kjetil Tungland.

Oltre a rafforzare la TAP con l’ingresso di nuovi membri di alta esperienza, l’ingresso di Enagas serve a tamponare la fuoriuscita dal consorzio della compagnia tedesca E.On e della francese Total, che hanno venduto le quote finora possedute nel gasdotto.

La notizia del disimpegno di E.On e Total è stata già nell’aria fin dallo scorso Luglio, quando, come riportato dalla Reuters, le due compagnie hanno avvisato i partner del consorzio della loro intenzione di abbandonare il progetto.

Come più tardi confermato dal Financial Times, la Total, ritenendo sconvenienti i progetti, ha anche rinunciato alle sue quote sia nel Shakh Deniz -il giacimento da cui proviene il gas veicolato dalla TAP- che nel Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- infrastruttura che veicola il carburante dall’Azerbaijan alla TAP.

Il gasdotto sostenuto dai moderati

Lunga circa 870 chilometri, con una portata media di 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, la TAP, assieme alla TANAP, è parte del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito dall’Unione Europea per diversificare le forniture di gas dei Paesi membri, che ad oggi sono fortemente dipendenti da un numero limitato di fornitori come Russia ed Algeria, Paesi che spesso si avvalgono dell’energia come mezzo di ricatto geopolitico.

Parte del Corridoio Meridionale sono anche le diramazioni della TAP previste per veicolare il gas dell’Azerbaijan anche in Europa Centrale e nei Balcani: il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- è concepito per trasportare il carburante azero dall’Albania a Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -e, successivamente, in Ungheria, Slovacchia e Polonia- mentre l’Interconnettore Grecia-Bulgaria potrà essere poi prolungato anche a Romania e Moldova.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza sopratutto per l’Italia, che grazie alla sua realizzazione è destinata a diventare l’hub europeo del gas azero: una posizione che, da un lato, incrementa il peso politico del nostro Paese in Europa e, dall’altro, crea nuovi posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica.

La realizzazione della TAP, fortemente voluta dai Governi Renzi e Letta, e prima ancora da quello Monti, è stata sostenuta in Parlamento da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti, che hanno evidenziato l’importanza di un’infrastruttura che crea occupazione e incrementa la sicurezza energetica del nostro Paese.

Contrari alla TAP, invece, si sono schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra-Ecologia-Libertà, parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia: forze populiste ed ‘estremiste’ che alla TAP sembrano preferire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per intralciare la TAP ed incrementare la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Europa diversifica le forniture di gas: a Baku varato il Corridoio Meridionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2014

Il progetto, composto dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- consente all’Europa di incrementare la sicurezza energetica importando carburante dal territorio azero. Nel complesso, le infrastrutture, per cui è previsto un investimento di più di 45 Miliardi di Dollari, raggiungono una lunghezza di circa 2 Mila chilometri

Un insieme di gasdotti di circa 2 Mila chilometri dal Caucaso all’Italia, attraverso Turchia, Grecia ed Albania, senza contare le diramazioni che assicureranno a molti Paesi dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas. Nella giornata di sabato, 20 Settembre, a Baku, in Azerbaijan, è stato varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, supportato dall’Unione Europea, concepito per veicolare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Corridoio Meridionale è composto dal già esistente Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, che veicola il gas dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP, che attraversa tutto il territorio turco- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che conduce il carburante dalla Grecia alla Provincia di Brindisi attraverso l’Albania.

Oltre a questi tre gasdotti, il Corridoio Meridionale prevede alcune diramazioni, come il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che conduce parte del gas dell’Azerbaijan dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -dove sarà immesso nel Corridoio Nord-Sud che conduce il gas dal rigassificatore croato di Krk fino alla Polonia- e l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Nel suo complesso, il progetto è compartecipato, oltre che dai Governi dei Paesi interessati, anche da alcune compagnie energetiche, come il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, quello norvegese Statoil, la compagnia francese Total, la tedesca E.On, la belga Fluxys, e la svizzera Axpo.

Soddisfazione per la realizzazione del Corridoio Meridionale, che come dichiarato dal Capo della SOCAR, Rovnag Abdullaev, comporta investimenti per più di 45 Miliardi di Dollari, è stata dichiarata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, come riportato dall’autorevole Trend, ha illustrato come il progetto sia necessario a garantire la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, che, ad oggi, dipende quasi esclusivamente da pochi fornitori che, spesso, si avvalgono dell’energia come arma di ricatto geopolitico.

Apprezzamenti sono stati dichiarati anche dal Ministro del Commercio britannico, John Livingston, che ha sottolineato come il Corridoio Meridionale, di cui si sta progettando il prolungamento dall’Italia alla Gran Bretagna, attraverso Svizzera, Germania, Francia e Belgio, sia necessario per lo sviluppo sia di tutti i Paesi interessati dal percorso dei gasdotti, che di tutti quelli dell’UE.

Pareri favorevoli all’infrastruttura sono stati dichiarato da altri rappresentanti dei Paesi coinvolti nel Corridoio Meridionale presenti all’inaugurazione, come, tra gli altri, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, il Premier greco, Antonis Samaras, e il Ministro dell’Energia albanese, Damian Gjiknuri.

Un successo anche del Governo Renzi

Degne di nota sono state le dichiarazioni del Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, che ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella realizzazione del Corridoio Meridionale per perseguire una politica mirata alla messa in sicurezza delle proprie forniture di idrocarburi.

Ad oggi, l’Italia dipende quasi esclusivamente dalle forniture di gas di Algeria e Russia, ma con la realizzazione della TAP -l’ultimo tratto del Corridoio Meridionale- ha la possibilità di diventare l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, e, così, di rafforzare notevolmente il suo peso energetico e politico in UE.

A volere fortemente la realizzazione della TAP, che oltre ad incrementare la sicurezza energetica dell’Italia è destinata a creare nuovi posti di lavoro, sono stati l’attuale Premier, Matteo Renzi, e i due Capi di Governo che lo hanno preceduto, Enrico Letta e Mario Monti.

Per quanto riguarda l’arco parlamentare, a sostenere la TAP, in Italia, sono stati Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Socialisti e parte di Forza Italia, mentre parere contrario all’ultimo tratto del Corridoio Meridionale è stato espresso da Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra-Ecologia-Libertà, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia.

Esemplificativo della motivazione dell’opposizione di alcune forse politiche alla TAP è il loro totale assenso al Southstream: un gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, e dall’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, per incrementare la quantità di gas russo inviata in Italia.

A differenza della TAP, il Southstream non diversifica le forniture di gas per l’Italia e l’Europa e, per questo, è osteggiato alla Commissione Europea, che ritiene il gasdotto russo non in linea con i principi di rafforzamento della sicurezza energetica che l’UE si è posta con la realizzazione del Corridoio Meridionale e di una serie di rigassificatori in tutto il continente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Dutkiewicz dopo Tusk: anche la Polonia ha forse il suo Renzi

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 3, 2014

Come riportato dal settimanale Newsweek, il Sindaco di Wroclaw sarebbe pronto a prendere la guida del Governo in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo dell’attuale Premier. Anche il Capo della corrente interna, Grzegorz Schetyna, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e la Presidente della camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz, tra i papabili successori di Tusk.

Un sindaco molto amato di una delle città più artistiche del Paese, pronto alla scalata verso il premierato se il Premier attuale dovesse accettare un incarico in Europa. La storia qui presentata non è quella di Matteo Renzi, sindaco di Firenze diventato Premier dopo una scalata culminata con la sostituzione di Enrico Letta -che è tutt’oggi in odore di nomina in sede europea- ma di Rafal Dutkiewicz: il Sindaco di Wroclaw che, secondo l’autorevole Newsweek Polska, è il possibile prossimo Capo del Governo polacco.

Come riportato dalla versione polacca del noto settimanale, Dutkiewicz avrebbe deciso di abbandonare la guida di Wroclaw -città altrimenti nota come Breslavia- dopo 10 anni di buona amministrazione, fatta di valorizzazione del patrimonio storico e multiculturale della città e di sviluppo del centro abitato, grazie anche e sopratutto al buon utilizzo dei fondi europei e di quelli erogati dalla UEFA per l’organizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A gettare il sospetto dell’ascesa di Dutkiewicz è stato un incontro che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Sindaco di Wroclaw ha avuto, di recente, con il Premier polacco Donald Tusk: uno dei candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo con buone probabilità di nomina.

In caso di accettazione dell’incarico in Europa da parte di Tusk, il Governo polacco si troverebbe senza una guida autorevole. Per questo, secondo Newsweek, la Piattaforma Civica -PO, la forza partitica di ispirazione cristianodemocratica di Tusk di maggioranza relativa- avrebbe trovato in Dutkiewicz il sostituto in grado di arginare il crollo di consensi che l’Esecutivo polacco sta registrando dopo la pubblicazione di intercettazioni compromette di alcuni Ministri ed alte cariche dello Stato.

Secondo il progetto di scalata, Dutkiewicz, che non appartiene alla PO e che governa a Wroclaw a Capo della sua lista Alta Slesia Civica -forza partitica alleata della Piattaforma Civica- dovrebbe aderire al Partito di Tusk subito dopo la nomina in Europa del Premier e, successivamente, ricevere la guida del Governo da parte della maggioranza.

L’adesione di Dutkiewicz alla PO, e la successiva accettazione della guida del Governo, non incontra resistenze sul piano ideologico -il Sindaco di Wroclaw ha appartenuto all’Unione Democratica: la forza Partitica di ispirazione sempre cristianodemocratica precedente alla PO- ma incontra intoppi sopratutto all’interno della Piattaforma Civica.

In primis, vi è l’opposizione di Grzegorz Schetyna: il Capo della corrente interna di minoranza nella PO che intende avanzare la sua candidatura al premierato per vendicare la sconfitta subita nel Congresso Regionale della Piattaforma Civica dell’Alta Slesia per mano di Jacek Protaszewicz, un sostenitore del Premier Tusk e dell’appoggio, a Wroclaw, della forza cristianodemocratica al Sindaco Dutkiewicz.

In secondo luogo, possibile, in caso di partenza di Tusk, è la successione alla carica di Premier di Radoslaw Sikorski: attuale Ministro degli Esteri che, in caso di mancata nomina o della concessione del premierato a Schetyna, potrebbe creare una propria corrente “di destra” interna alla PO.

Tuttavia, anche Sikorski è candidato ad una posizione in Europa dopo che, con una lettera ufficiale, Tusk ha candidato il suo Ministro degli Esteri ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un ruolo che l’esponente PO dovrà contendere alla sua collega italiana Federica Mogherini, candidata, in maniera identica a quella del Capo del Governo polacco, dal Presidente del Consiglio italiano Renzi.

In terzo luogo, la scalata di Dutkiewicz è contrastata dalla possibile concessione del premierato al Presidente della Camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz.

La nomina della Kopacz avrebbe, da un lato, lo scopo di sedare la lotta tra le correnti interne alla PO e, dall’altro, quello di affidare l’interim ad una persona che, nonostante la sua appartenenza alla Piattaforma Civica, finora ha ricoperto un ruolo di garanzia istituzionale.

Se Dutkiewicz dovesse diventare Premier, la successione a Tusk richiederebbe la gestione di un’eredità pesante di sette anni di buongoverno di coalizione tra la PO e il Partito contadino PSL, che hanno permesso all’attuale Capo di Governo di essere stato il primo -e finora l’unico- ad avere ottenuto la riconferma del suo mandato dal voto popolare.

L’opposizione conservatrice verso l’alleanza con gli anti europeisti

L’uscita di scena di Tusk, e la lotta interna alla PO ad essa legata, aprirebbe tuttavia degli ampi spazi di manovra per le opposizioni, sopratutto a destra, dove i conservatori di Diritto e Giustizia -PiS: il Partito dell’ex-Premier Jaroslaw Kaczynski- hanno già riunito in un unico cartello elettorale gli altri Partiti della conservazione.

Inoltre, come riportato sempre dal Newsweek, PiS sta strizzando l’occhio ai liberal-conservatori della Nuova Destra della Repubblica -NPR- la forza partitica del politico di lungo corso, Janusz Korwin-Mikke, che ha ottenuto un’exploit elettorale nelle ultime consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Korwin-Mikke ha già presentato al Parlamento Europeo il suo vero volto antisemita, razzista, anti europeista e filo-putiniano, al punto da essere stato privato della parola dal Vicepresidente dell’emiciclo di Strasburgo, David Sassoli, dopo avere pronunciato in un discorso in Aula la parola “negro”.

A contrastare l’opposizione conservatrice alla PO non basta la minoranza di sinistra, che, nonostante i tentativi di coalizione tra i socialdemocratici del SLD e i radical-progressisti del Tuo Movimento -TR- non riesce a trovare né unità, né un necessario rinnovamento ideologico di un’impostazione troppo vetero-postcomunista ed anticlericale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Nomine UE: riprende quota il tandem Sikorski-Thorning Schmidt

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 12, 2014

Il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, conversa con il Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri della Polonia. La sua scelta è possibile solo previa nomina del Premier danese a Presidente del Consiglio Europeo

Un polacco alla guida della politica estera e di difesa europea e una danese alla presidenza del Consiglio Europeo: nonostante i falchi che guardano a Mosca e all’Europa a due velocità, forse si può fare. Nella giornata di venerdì, 11 Luglio, il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha avuto una conversazione telefonica con il Premier polacco, Donald Tusk, nella quale, come riportato dall’autorevole TVN24, il Capo del Governo della Polonia avrebbe discusso in merito alla possibilità di nomina del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Sikorski, politico di lungo corso con studi ed esperienze lavorative in Gran Bretagna e mondo ex-sovietico, sarebbe la figura ideale per dare finalmente all’UE una guida forte e autorevole in campo internazionale.

All’abilità di Sikorski, oltre allo storico riavvicinamento della Polonia alla Germania, si deve sopratutto il ripristino della democrazia in Ucraina dopo la pacifica Rivoluzione della Dignità del Maydan e, poco più tardi, la firma da parte del Governo ucraino, della Georgia e della Moldova, dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Sikorski, esponente del Partito Popolare Europeo -PPE- che ad oggi gode del sostegno sicuro di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, per essere nominato Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE deve contare sulla nomina a Presidente del Consiglio Europeo di una donna appartenente al Partito dei Socialisti e Democratici Europei -PSE.

L’identikit ideale per la nomina alla Presidenza del Consiglio Europeo è quello del Premier danese, Helle Thorning Schmidt, Capo del Governo, appartenente al PSE, di un Paese che, come la Polonia, non appartiene alla zona Euro.

Il tandem Sikorski-Thorning Schmidt può garantire pari rappresentanza tra gli Stati che non hanno adottato la moneta unica europea e quelli della Zona Euro, che già hanno nel popolare Jean Claude Juncker e del socialista Martin Schulz, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Parlamento Europeo, i loro referenti politici ai vertici UE.

Tuttavia, le nomine di Sikorski e della Thorning Schmidt, che hanno ottenuto anche il sostegno della Francia, sono avversate da Germania, Italia, Grecia, Austria, Slovenia, Belgio e Ungheria: Paesi che non hanno condiviso né il ruolo risoluto ricoperto dal Ministro degli Esteri polacco per la democrazia in Ucraina, né le posizioni filo-atlantiste del Premier danese.

Georgieva-Letta e Mogherini-Barnier le alternative all’accoppiata polacco-danese

In alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt, i Paesi che si oppongono alla nomina del polacco e della danese hanno proposto candidature alternative, tra cui primeggia quella del Commissario UE bulgaro uscente, la PPE Kristalina Georgieva ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, e del PSE italiano Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Sia Georgieva che Letta soddisferebbero sia la parità di genere e di appartenenza politica, sia le pretese dei Paesi che si oppongono a Sikorski ed alla Thorning Schmidt. Questi Stati si caratterizzano infatti per i forti legami con la Russia di Putin, che ha tutto l’interesse ad evitare che polacchi e danesi siamo eletti ai vertici UE.

Un’altra alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt è dato dalla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri italiano, la PSE Federica Mogherini, e, alla Presidenza del Consiglio Europeo, di uno dei candidati scartati dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la nomination del PPE alla corsa alla Presidenza della Commissione Europea.

Tra i possibili nomi del prossimo Presidente del Consiglio Europeo si fanno quelli dell’ex-Premier finlandese, Jyrki Katainen, di quello svedese, Fridrik Reinfeldt, e quello del Commissario UE francese uscente, Michel Barnier.

L’accoppiata tra la Mogherini alla guida della politica estera UE e di un esponente PPE a quella del Consiglio Europeo -Reinfeldt a parte- escluderebbe dai vertici dell’Unione rappresentati della zona non-euro.

Così, la divisione interna tra un’Europa di serie A e di una di serie B a seconda dell’appartenenza o meno dei Paesi membri al processo di integrazione monetaria sarebbe incrementata, in un momento in cui, al contrario, l’UE necessita di unità, forza e autorevolezza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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UCRAINA: PUTIN ANNETTE LA CRIMEA E MARCIA SULLA TAURIDE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 12, 2014

Il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina ha dichiarato l’indipendenza sotto la pressione delle armate russe, mentre spie di Mosca sono state arrestate a Kherson, nell’Ucraina meridionale. L’Europa impone nuove sanzioni mentre la NATO rafforza la difesa dell’Unione Europea

Uno scenario a lungo temuto e negato, ma che alla fine è avvenuto: la Russia ha annesso la Crimea e, ora, punta dritto al resto dell’Ucraina per cancellare lo Stato ucraino dalle cartine geografiche per dare all’Occidente una prova di forza tipica di un’era che comunemente si credeva essere chiusa.

Nella giornata di martedì, 11 Marzo, il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina di Crimea, controllato da forze militari russe, ha emanato la Dichiarazione di Indipendenza da Kyiv ed ha richiesto l’annessione della penisola alla Federazione Russa tramite un referendum il cui svolgimento sarà controllato sempre dall’esercito inviato da Mosca.

La dichiarazione di indipendenza della Crimea è l’ultimo atto di un’occupazione militare russa che, dopo il rovesciamento del regime di Viktor Yanukovych a causa della protesta pacifica del Maidan, ha visto il Presidente russo, Vladimir Putin, intervenire con proprie armate per tutelare gli interessi della popolazione russofona della penisola che si affaccia sul Mar Nero.

Il giorno successivo, mercoledì, 12 Marzo, spie russe sono state fermate dalla polizia ucraina nei pressi di Kherson, nel sud dell’Ucraina, oltre i confini della Crimea. Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, le spie stavano compiendo un inventario della preparazione dell’esercito ucraino, con particolare attenzione alla capacità di resistenza e alle strutture difensive.

Pronta è stata la riposta dell’Europa, che, per voce del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha condannato l’annessione di una regione dell’Ucraina da parte della Russia. L’Unione Europea ha poi dato il via ad una seconda ondata di sanzioni personali nei confronti di Mosca, ed ha congelato la realizzazione di alcune infrastrutture energetiche, come il Southstream, concepite per accrescere la dipendenza dell’UE dalle forniture di gas della Russia.

Una forte reazione è provenuta anche dalla NATO, che già martedì, 11 Marzo, ha rafforzato la difesa aerea presso i confini di Polonia e Romania con l’Ucraina, ed ha posizionato alcune portaerei statunitensi al largo delle coste romene con una chiara mossa di carattere difensivo.

L’Europa per la democrazia, l’Italia per la pace

I fatti di Crimea avvalorano l’ipotesi che Putin intenda annichilire l’Ucraina, con un’invasione militare che parte dalla Crimea per toccare anche il resto del Paese, per dimostrare all’Occidente che la Russia è una superpotenza militare che bisogna temere, sopratutto nella sua vocazione imperialista che guarda all’Europa.

Le avvisaglie del comportamento aggressivo di Putin datano già all’Agosto del 2008, quando l’esercito russo, approfittando dell’apertura delle Olimpiadi di Pechino, ha invaso alcune regioni della Georgia -Abkhazia ed Ossezia del Sud- sempre con la scusa di tutelare le popolazioni autoctone russofona.

Dinnanzi ai fatti di Crimea, ben fa l’Europa a condannare l’accaduto. L’occupazione militare russa della penisola è una piena violazione dell’Accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio della cessione dell’intero suo arsenale nucleare, si è vista riconosciuta la sua indipendenza ed integrità territoriale da Russia, USA e Gran Bretagna.

Opportuna è stata anche la proposta avanzata dal Premier polacco Donald Tusk al Cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo cui l’UE deve diminuire la dipendenza energetica dalla Russia attraverso la realizzazione di gasdotti per importare gas naturale da Azerbaijan, Turkmenistan ed Israele e rigassificatori per acquistare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia ed USA.

Su questo, ben si è mossa anche l’Italia, che per volere dell’allora Premier Enrico Letta e dell’allora Ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha supportato con forza la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- per veicolare gas dell’Azerbaijan in Salento, e, così, rendere il nostro Paese l’hub europeo dell’oro blu azero.

Un ruolo attivo può essere giocato anche dalla NATO, che ha già iniziato a mobilitare le sue truppe in difesa dei confini dell’UE, con particolare attenzione a Polonia, Romania e Paesi Baltici: gli Stati verso i quali, nemmeno troppo velatamente, Putin ha sempre inviato pretese di carattere espansionistico.

Oltre a manovre difensive, la NATO sta valutando cin da subito di integrare al suo interno Georgia, Moldova ed Ucraina. Questi Paesi sono stati mantenuti fuori dall’Alleanza Atlantica per paura di irritare la Russia che, come dimostrato dai fatti ucraini, alla fine ha tuttavia mostrato il suo vero volto violento, a prescindere dall’appeasement dell’Europa.

Dopo la Georgia e la Crimea, è sempre più alta la preoccupazione che la Russia di Putin possa allargare il conflitto ad altre zone dell’Ucraina, se non ad altri Paesi dell’Europa: come ha dichiarato Putin a più riprese sopratutto durante l’ultima campagna elettorale, Mosca ritiene che l’Europa sia il principale avversario della Russia, che il Cremlino deve eliminare il prima possibile dalla competizione internazionale per recuperare lo status di superpotenza imperiale.

In questo, ben fa l’Italia a mantenere, per ragioni culturali ed economiche, una posizione equilibrata per cercare fino all’ultimo una soluzione pacifica del conflitto attraverso il dialogo con tutti.

L’Europa, dal canto suo, deve mantenere una posizione ferma in sostegno della pace, della democrazia, dei diritti umani e del progresso: valori su cui val bene la pena di sacrificare qualche goccia di gas.

Matteo Cazzulani

LA TAP TRASPORTERÀ IL GAS DELL’AZERBAIJAN ANCHE IN BULGARIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 8, 2014

Il Consorzio deputato alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico firma un accordo di collaborazione con quello per la creazione dell’Interconnettore Grecia Bulgaria. L’infrastruttura transadriatica rafforza la sicurezza energetica dell’Europa e rende l’Italia l’hub europeo del gas azero.

Diversificare le forniture di gas per l’Europa per rendere l’Unione Europea più forte e sicura: un progetto di cui, anche l’Italia, è protagonista. Nella giornata di lunedì, 6 Gennaio, il Consorzio incaricato di costruire il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- ha firmato un accordo di cooperazione con il Consorzio che costruirà l’Interconnetore Grecia Bulgaria -IGB.

L’accordo prevede lavori in cooperazione tra i due Consorzi per prolungare anche in Europa Sud-Orientale la TAP -che sarà realizzata per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dalla Grecia all’Italia attraverso l’Albania ed il fondale del Mar Adriatico- così da garantire la diversificazione delle forniture di oro blu ad una regione europea fortemente dipendente dalla Russia.

La TAP è un progetto promosso dalla Commissione Europea -che prevede anche la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Egitto e Norvegia e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America- per ridurre la dipendenza da Algeria e Russia: superpotenze dell’energia che, come dimostrato a più riprese dai russi in Ucraina, spesso si avvalgono delle risorse energetiche come mezzo per la realizzazione di obiettivi geopolitici a spese di Paesi terzi.

Per l’Italia, la TAP ha un significato importante non solo perché contribuisce a diversificare le forniture di gas -e, di conseguenza, a decrementare la bolletta dell’energia per industrie e utenti privati- ma anche perché rende il nostro Paese l’hub in Europa dell’oro blu azero: una posizione che aumenta il peso politico di una nazione che, oggi, ha bisogno di risollevare la propria posizione in campo europeo ed internazionale.

Per questa ragione, oltre che dal Premier Letta e dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, la TAP è stata sostenuta fortemente in maniera bipartisan da Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, mentre Enel ed Hera hanno firmato accordi per l’acquisto agevolato del gas azero.

Il gas azero anche in Croazia, Bosnia e Montenegro

Oltre alla Bulgaria, la TAP intende raggiungere anche Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia tramite la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- progettato per veicolare 5 Miliardi di metri cubi di gas dall’Albania lungo i Paesi dei Balcani Occidentali.

La realizzazione della IAP, possibile solo dopo che la quantità di gas inviato dall’Azerbaijan sarà incrementato, permetterà di rifornire, in una seconda fase, anche Ungheria e Slovacchia: due Paesi che, così come la Bulgaria, dipendono quasi interamente dalla Russia.

Matteo Cazzulani

“L’UCRAINA DI YANUKOVYCH È ILLIBERALE E ANTI-DEMOCRATICA”. IL PD FA PROPRIO L’ALLARME DI CHORNOVOL E TYMOSHENKO

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on January 6, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, proporrà alle Istituzioni Europee sanzioni per chi non rispetta diritti umani in Ucraina E inviterà Letta a porre la democrazia a Kyiv come priorità della Presidenza UE italiana. Da parte mia, ho invitato Yevhenia Tymoshenko e la Chornovol all’Expo di Milano per spiegare al Mondo la situazione della madre incarcerata.

ROMA – Una giornalista picchiata per avere osato indagare su autorità politiche e la figlia di una delle più importanti dissidenti costrette alla detenzione da un caso di giustizia selettiva sono le figure che hanno reso la missione in Ucraina con il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, molto rosa.

Tetyana Chornovol la ricordavo con il suo sorriso smagliante a bocca chiusa e i suoi occhi lucidi carichi di passione dei tempi del processo Tymoshenko, a Kyiv, quando ancora ero giornalista e attivista per i diritti umani senza alcun ruolo politico.

Oggi, la Chornovol ha il volto tumefatto, evidenti ematomi sulle guance, e un trauma cranico che l’ha ridotta sulla sedia a rotelle.

“Sono stata aggredita su ordine del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych -ci ha dichiarato dal letto della sua stanza d’ospedale- perché ho osato indagare su come ha utilizzato in maniera poco limpida 2 Miliardi di Dollari”.

Non solo un’indagine scomoda è però la causa dell’aggressione alla Chornovol, ma anche le sue attenzioni al traffico di danaro del Ministro degli Interni, Yuri Zakharchenko, e il suo impegno bell’organizzare a Kyiv l’Euromaidan: la protesta in supporto dell’ingresso dell’Ucraina in Europa.

“Il Presidente Yanukovych sta portando il nostro Paese tra le braccia della Russia di Putin -continua la Chornovol- io voglio un’Ucraina indipendente ed europea: temo ulteriori aggressioni, ma non ho paura per la vita”.

Le dichiarazioni della Chornovol sono tanto pesanti quanto quelle di Yevhenia Tymoshenko, la figlia di Yulia Tymoshenko: la Leader dell’Opposizione ucraina arrestata dopo un caso di giustizia selettiva.

Durante un incontro presso la sede del partito Batkivshchyna, Yevhenia ha espresso forte preoccupazione per le condizioni di salute della madre, che sono ad oggi molto critiche: Yulia Tymoshenko è infatti internata in una colonia penale umida e buia, e necessita di un’operazione urgente

“Anche la democrazia in Ucraina è a rischio -ha continuato Yevhenia Tymoshenko- Non solo gli oppositori, ma anche i loro avvocati sono confinati in patria, come il difensore di mia mamma, Serhiy Vlasenko”.

A Yevhenia ed alla Chornovol, il Vicepresidente Pittella ed io abbiamo portato un messaggio di solidarietà e supporto rivolto a Yulia Tymoshenko e ai manifestanti per la democrazia e all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Lo abbiamo fatto a nome nostro, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei -il Gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene il Partito Democratico- e del Segretario del PD, Matteo Renzi.

Il Vicepresidente Pittella si è fatto poi promotore presso le Istituzioni Europee della richiesta di imporre sanzioni personali nei confronti di quelle Autorità ucraine che sono responsabili del mancato rispetto dei diritti umani, ed ha proposto al Premier Letta di porre la questione della democrazia in Ucraina in cima alla lista delle priorità della Presidenza di turno dell’Italia dell’Unione Europea.

Da parte mia, ho inviato a Yulia Tymoshenko un messaggio di solidarietà, ho invitato Yevhenia Tymoshenko a Milano in occasione dell’Expo 2015 per diffondere la conoscenza dello stato di salute della madre in occasione dell’Esposizione Internazionale, ed ho promesso a Tetyana Chornovol vigile attenzione sulla condizione dei giornalisti in Ucraina.

Difendere la democrazia a Kyiv oggi per tutelare anche la libertà nel nostro Paese

Un Paese dove in giornalisti vengono picchiati solo perché svolgono il loro lavoro, dove gli oppositori sono incarcerati e il dissenso viene fatto tacere con l’uso della forza -come accaduto a più riprese all’Euromaidan- non si può definire una democrazia.

Sta a noi, sopratutto come esponenti del Partito Democratico, farci difensori delle istanze di libertà e democrazia che il popolo ucraino sta chiedendo manifestando pacificamente dallo scorso 21 Novembre a temperature polari sotto le bandiere UE.

Occuparci dell’Ucraina è necessario anche perché se Kyiv resta illiberale ed asservita alla Russia di Putin, l’Europa, e sopratutto l’Italia, resterà a lungo esposta al ricatto energetico di Mosca, che ambisce alla gestione diretta dei gasdotti ucraini per aumentare il peso contrattuale nei confronti degli europei.

Infine, è importante tenere conto che la democrazia e la libertà non sono due conquiste che durano in eterno, ma che occorre ogni giorno difendere e coltivare non solo a casa nostra, ma ovunque essa sia messa a repentaglio, sia in Europa che nel Mondo.

Non ascoltare il grido di libertà che proviene dagli ucraini metterebbe a rischio anche la tenuta della nostra democrazia, che, con fatica e sacrificio, abbiamo ottenuto dopo anni di lotta partigiana e resistenza contro l’oppressione nazifascista.

Matteo Cazzulani
Responsabile per i rapporti del PD metropolitano Milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo

IL FATTO

Sabato, 4 Gennaio, il Vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente del Partito Democratico, Gianni Pittella, e il Responsabile per i Rapporti del PD Metropolitano Milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo, Matteo Cazzulani, hanno incontrato a Kyiv Yevhenia Tymoshenko, Tetyana Chornovol, il Leader del Partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, e i manifestanti in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa.

La missione è stata supportata dal Parlamento Europeo, dall’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei al Parlamento Europeo, e dal Segretario del PD, Matteo Renzi.

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TAP: A BAKU LA FIRMA PER IL GASDOTTO CHE DIVERSIFICA LE FORNITURE DI GAS PER L’EUROPA E L’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2013

Commissione Europea, Gran Bretagna, Italia, Grecia, Albania, Azerbaijan, Georgia, Turchia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Bulgaria coinvolte in un progetto che crea posti di lavoro, abbatte il costo del gas e rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea. Oltre all’economia, positive le conseguenze sociali e politiche legate al Gasdotto Trans Adriatico

Un gasdotto che rafforza la sicurezza energetica dell’Unione Europea e garantisce integrazione, pace e progresso in una zona del Mondo devastata da anni di guerra come i Balcani. La scommessa con cui è stato firmato l’accordo definitivo per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- è ambiziosa e, nel contempo, necessaria.

Nella giornata di martedì, 17 Dicembre, a Baku, Commissione Europea, Italia, Grecia, Albania, Gran Bretagna, Croazia, Bulgaria, Georgia, Azerbaijan, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno dato il via libera definitivo ad un Gasotto concepito per veicolare in territorio italiano, attraverso il suolo greco ed albanese, 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno a partire dal 2018: data prevista per la fine dell’infrastruttura.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, la TAP apre una fase storica, poiché consente all’UE di diversificare le forniture di gas naturale dal monopolio di Paesi a cui l’Europa è fortemente legata come Algeria e Russia che, come dimostrato in diverse occasioni -ad esempio durante le Guerre del Gas tra Mosca e l’Ucraina del 2006, 2008 e 2009- si avvalgono del gas come arma di coercizione geopolitica nei confronti di Stati autonomi terzi.

Positivo è stato anche il commento del Segretario per gli Esteri della Gran Bretagna, William Hague, che ha illustrato come la TAP sia necessaria per decrementare il costo del gas per utenti privati ed industrie, dare un forte contributo alla lotta al surriscaldamento globale, e creare più di 30 Mila posti di lavoro.

Il valore politico dell’infrastruttura è stato sottolineato dal Premier albanese, Edi Rama, che ha evidenziato come la TAP, attraverso i prolungamenti già programmati in Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per avviare una proficua cooperazione tra i Paesi del Balcani, sopratutto in vista dell’allargamento dell’UE ad una Penisola a lungo sconvolta da guerre, odi e divisioni.

La TAP è stata considerata una grande occasione anche dal Premier bulgaro, Plamen Oresharski, che ha sottolineato la necessità per la Bulgaria di realizzare il Connettore Grecia Turchia: un’infrastruttura per importare a Sofia dal territorio greco il carburante del Gasdotto Trans Adriatico.

Il parere del Premier albanese è stato condiviso dal Capo del Governo croato, Zoran Milanovic, che ha evidenziato come la realizzazione del Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- concepito per veicolare il gas della TAP dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia, sia necessaria per diversificare le forniture di gas anche di Zagabria.

Soddisfatto anche il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, che ha illustrato come il transito del gas dell’Azerbaijan verso la Turchia e la Grecia -dove inizia la TAP- consente alla Georgia di rafforzare la sua posizione geopolitica, sopratutto dinnanzi all’aggressione della Russia, che cerca in tutti i modi, commerciali e militari, di inglobare Tbilisi nella sua sfera di influenza.

L’Italia ora può avere gas meno caro e può creare posti di lavoro

Nell’ambito della firma per l’avvio della TAP importante è il ruolo giocato dall’Italia, che, rappresentata a Baku dal Ministro degli Esteri, Emma Bonino, ritiene l’infrastruttura strategicamente importante per recepire una Direttiva UE volta alla effettiva diversificazione delle forniture di oro blu che rende il nostro Paese l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già firmato contratti per l’importazione di gas, permette anche di diminuire il costo della bolletta dell’oro blu per utenti privati ed industrie, e consente la realizzazione di posti di lavoro in un periodo di forte crisi economica e sociale.

Per questa ragione, la TAP è stata fortemente sostenuta dal Premier Letta, dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e dai Deputati di Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Forza Italia, che hanno votato a favore della costruzione del gasdotto -il cui approdo in territorio italiano è previsto in Salento, a Medidugno.

Contrarie alla TAP si sono invece schierate le frange estreme e populiste del Parlamento -Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra Ecologia Libertà- che, così come per la realizzazione della TAV in Piemonte, hanno sollevato perplessità di carattere ambientale.

Malgrado le proteste, la TAP non rappresenta un rischio di carattere ambientale e, come promesso dal Governo, la sua realizzazione in Salento sarà comunque concertata con gli Enti Locali.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA CAMBIA VERSO: LA TAP APPROVATA IN PARLAMENTO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on December 6, 2013

Votato alla Camera il Trattato per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico che veicola nel nostro Paese il gas dell’Azerbaijan. Decisiva la posizione di Letta e Franceschini e il sostegno di PD, SC, NCD, FI e Socialisti

In Italia c’è chi lavora a favore del rafforzamento della sicurezza nazionale e dell’alleggerimento delle bollette per gli italiani, e chi, invece, adotta un’opposizione ideologica senza sé e senza ma contro tutte -ma proprio tutte- le forme di progresso.

Nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato la ratifica dell’Accordo Internazionale tra Italia, Grecia ed Albania per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, fortemente voluta dal Premier Letta, concepita per veicolare in Italia 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan attraverso li territorio greco e quello albanese.

Come sottolineato a ragione dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, la TAP è un progetto di interesse strategico che rafforza la sicurezza nazionale del nostro Paese, poiché permette all’Italia di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal quasi monopolio oggi esercitato sul nostro mercato da Russia ed Algeria che, insieme, esportano nel nostro Paese circa il 70% del totale del fabbisogno di energia italiano.

La questione della diversificazione è fondamentale, sopratutto considerato il decremento dell’invio di gas dalla Libia e del le direttive in materia di politica energetica della Commissione Europea, che proprio attraverso la realizzazione della TAP, di altri gasdotti, e di rigassificatori, vuole decrementare la dipendenza da due soli fornitori di gas -Russia ed Algeria- importando oro blu sotto forma di LNG da Qatar, Norvegia, Egitto, e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Sempre in ambito internazionale, la TAP, che de facto rende l’Italia l’hub europeo del gas azero, rafforza la posizione del nostro Paese all’interno dell’Unione Europea come uno dei principali Paesi che garantiscono la sicurezza energetica UE e la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture voluta dalla Commissione: un vantaggio politico di cui il nostro Paese, spesso bistrattato da Germania, Francia e Nordeuropa, ha estremo bisogno.

La TAP infine, pur non veicolando un’alta quantità di gas, permette comunque un decremento della bolletta energetica per utenti privati ed industrie: un fatto non da poco, sopratutto in un periodo di crisi, tanto che Enel ed Hera hanno già firmato accordi per l’acquisto del carburante trasportato dall’infrastruttura.

Concordemente con le ragioni a favore della TAP, voto favorevole alla ratifica dell’accordo internazionale è stato espresso dalle forze politiche della Maggioranza -Partito Democratico, Scelta Civica e Nuovo Centro Destra- e da due Gruppi della Minoranza, come Forza Italia e i Socialisti.

Contro, invece, si sono schierati Lega Nord, Fratelli d’Italia, Sinistra Ecologia e Liberta e Movimento 5 Stelle: una coalizione del no al progresso che ha argomentato il suo voto negativo per l’assenza di interessi particolari da parte di compagnie energetiche italiane -LN e FDI, nonostante Enel ed Hera abbiano già firmato accordi per importare il gas della TAP- e per pregiudiziali di carattere paesaggistico -SEL e M5S.

L’opposizione alla TAP favorisce Putin

Con la loro opposizione, che i grillini hanno dimostrato con un ostruzionismo cieco, perfino occupando i banchi del Governo per sospendere forzatamente la seduta, le forze politiche dell’arco parlamentare di orientamento populista ed estremista hanno perso l’occasione per dimostrare un tratto di discontinuità con la politica dell’era Berlusconi.

L’ex-Premier si è infatti sempre opposto ad ogni iniziativa in ambito energetico della Commissione Europea, in quanto ha preferito condurre una politica unilaterale basata sulla sua amicizia personale con il Presidente russo Putin, che ha portato l’Italia ad incrementare la dipendenza dalle importazioni dalla Russia.

Esempio di questa politica è il Southstream: gasdotto, che la Russia ha concepito dalle coste meridionali russe in Austria attraverso Paesi Balcanici ed UE, tra cui l’Italia, per incrementare la quantità di gas esportata in Europa e, così, rafforzare la dipendenza degli europei dalle forniture di Mosca.

La natura della strategia di Putin, che, come dimostrato a più riprese in Ucraina, si avvale del gas arma di costrizione geopolitica, è stata compresa dalla Commissione Europea, che, proprio mercoledì, 4 Dicembre, ha dichiarato illegali rispetto alla legge UE il Southstream e gli accordi bilaterali per la realizzazione del gasdotto firmati dalla Russia con Bulgaria, Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Oltre che da Berlusconi, la strategia energetica e geopolitica della Russia di Putin non sembra essere stata compresa da chi, per presunti dubbi di carattere ambientale, si è opposto alla ratifica di un Trattato che garantisce all’Italia sicurezza energetica, affrancamento dalla schiavitù energetica di Mosca, e bollette meno care.

Il voto sulla TAP dimostra chi ha davvero a cuore il bene del Paese, a prescindere da slogan populistici atti solo a rastrellare voti in maniera semplice ed immediata.

Un plauso in particolare va al PD, che grazie al Premier Letta, al Ministro Franceschini, all’Europarlamentare Toia e a Parlamentari come Casati e Peluffo hanno fortemente difeso la TAP.

Una nota di demerito va invece a grillini, leghisti, estremisti di destra ed estremisti di sinistra che, con l’opposizione al Gasdotto Trans Adriatico, hanno testimoniato come Putin possa ancora contare in Italia su tanti amici dopo Berlusconi.

Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA RITIENE ILLEGALE IL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 5, 2013

Il Direttore dei Mercati Energetici UE, Klaus Dieter Borchardt, evidenzia come gli accordi bilaterali firmati tra la Russia ed alcuni Paesi UE per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso non siano conformi al Terzo Pacchetto Energetico UE. L’infrastruttura russa, pianificata da Putin e Berlusconi, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea.

Bulgaria, Serbia, Ungheria, Grecia, Slovenia Croazia ed Austria non rispettano la legge UE in tema di energia: l’Italia è avvertita. Nella giornata di mercoledì, 4 Dicembre, il Direttore dei Mercati Energetici della Commissione Europea, Klaus-Dieter Borchardt, ha dichiarato illegali i patti bilaterali tra la Russia ed alcuni Paesi dell’Unione Europea e della Comunità Energetica Europea per la realizzazione del Southstream.

Come riportato durante un’udienza pubblica presso il Parlamento Europeo, Borchardt ha dichiarato che la Russia ha infranto il Terzo Pacchetto Energetico UE: Legge che vieta il possesso dei gasdotti da parte dell’ente che già controlla il gas che da esso viene trasportato.

Nello specifico, l’esponente della Commissione Europea ha anche rilevato come il Southstream -posseduto dal monopolista russo statale del gas Gazprom, che realizza il gasdotto per incrementare le esportazioni in Europa del suo blu- non sia un progetto aperto alla compartecipazione di altre compagnie: de facto esso resta un’infrastruttura nelle mani di Mosca in pieno territorio UE.

Le ragioni per cui la Commissione Europea si è opposta al Southstream sono anche di carattere geopolitico, poiché l’infrastruttura -ribattezzata Gasdotto Ortodosso- è stato concepito appositamente dal Presidente russo Putin per incrementare la quantità di gas che la Russia esporta nei Paesi UE, con lo scopo di mantenere l’Europa fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Il Southstream, pianificato nel 2009 con un accordo tra Gazprom e il colosso italiano ENI, fortemente voluto da Putin e Berlusconi, è progettato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia meridionale fino in Bulgaria, per poi continuare in Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Se realizzato, il Southstream contrasta con il piano di diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha approntato per garantire ai cittadini UE una bolletta del gas meno cara e, sopratutto, forniture sicure senza dipendere prevalentemente da una sola fonte, quella russa, come invece fatto finora.

Per complementare le importazioni di gas russo, la Commissione Europea ha varato la realizzazione di un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Norvegia, Egitto e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e la costruzione di alcuni gasdotti per veicolare oro blu naturale da Azerbaijan ed Israele.

I russi vanno avanti

La condanna della Commissione Europea è un vero e proprio monito per la Bulgaria, che, durante una cerimonia fastosa, ha avviato la realizzazione del Southstream sul suo territorio.

Il medesimo atteggiamento, la Commissione lo ha tenuto nei confronti della Serbia, che pur non appartenendo ancora all’UE, è Stato membro della Comunità Energetica Europea: una sorta di CEE del gas che comprende Paesi extra UE come Moldova ed Ucraina.

La posizione dell’UE ha messo in una situazione di difficoltà anche i Paesi che, in questi mesi, hanno firmato con la Russia accordi bilaterali per la realizzazione del Southstream, come Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Quella sul Southstream non è la prima presa di posizione della Commissione Europea per difendersi dalla politica espansionistica di Putin per mezzo del gas. Nel Settembre 2012, Bruxelles ha aperto un’inchiesta su Gazprom per comportamento atniconcorrenziale nei mercati energetici di alcuni Paesi UE fortemente dipendenti dal gas della Russia, come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Romania e Bulgaria.

Presente al discorso di Borchardt presso il Parlamento Europeo, il Vice Capo di Gazprom, Aleksander Medvedev, ha dichiarato l’intenzione di procedere con la realizzazione del Southstream, mentre il Vice Ministro dell’Energia russo, Anatoly Yankovsky, ha dichiarato che il gasdotto russo deve essere escluso dalla legislazione UE perché non interamente posto in territorio europeo.

L’Italia approva la TAP

Differente la posizione dell’Italia, che, sebbene sia stata tra i principali sponsor del Southstream durante l’era Berlusconi, non ha ancora formato alcun accordo bilaterale con la Russia per la realizzazione del Gasdotto Ortodosso in territorio italiano.

Al contrario, nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato il trattato internazionale per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare in Italia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan attraverso Grecia ed Albania.

La TAP, con cui Enel ed Hera hanno già fissato accordi, è una delle infrastrutture concepite dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e garantire ai Paesi coinvolti la sicurezza energetica nazionale: un piano UE a cui il Premier Letta e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, hanno fortemente voluto tenere fede.

Matteo Cazzulani