LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IL PARLAMENTO ITALIANO HA DECISO: A JULIJA TYMOSHENKO IL NOBEL PER LA PACE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 11, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una mozione bipartisan – non appoggiata solo dalla Lega Nord – ha impegnato il Primo Ministro, Mario Monti, a sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, e ad attivarsi per il riconoscimento del Premio norvegese all’eroina della Rivoluzione Arancione. Il Deputato Enrico Farinone: “I diritti umani sono una priorità, non potevamo restare silenti”

Da correttore dei conti del Paese, come è stato presentato al momento del suo insediamento, Mario Monti sarà anche l’alfiere della democrazia in Ucraina. Nella serata di mercoledì, 9 Maggio, il Parlamento italiano ha approvato una mozione che obbliga il Presidente del Consiglio ad attivarsi con ogni misura possibile in campo diplomatico per sostenere la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di altri esponenti del campo arancione arrestati dalla salita al potere del Presidente oggi in carica, Viktor Janukovych.

Successivamente all’incontro con la figlia della Tymoshenko, Jevhenija, e al numero crescente di iniziative in favore della liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica – tra cui l’appello de Il Legno Storto sottoscritto da centinaia di lettori, e la battaglia combattuta da portali di informazione popolari nella comunità degli italiani all’estero, come Lombardi Nel Mondo – ciascuna delle forze politiche della Camera dei Deputati ha presentato una propria risoluzione sulla questione.

Tra le proposte, quella di maggiore rilievo è stata la mozione redatta da Gianni Vernetti, dell’Alleanza Per l’Italia, sostenuta da PDL, PD, IDV, UDC e Gruppo Misto. In nome della volontà del popolo italiano, essa impegna il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ad attivarsi per la liberazione di Julija Tymoshenko, dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko,e degli altri dieci detenuti politici dell’Opposizione Democratica ucraina.

Altresì, essa obbliga il Capo del Governo a esercitare pressione affinché la Tymoshenko possa ricevere le visite di esponenti dell’Unione Europea e della Comunità Internazionale, contrariamente a quanto finora concesso dalle Autorità Carcerarie.

Inoltre, il documento invita Mario Monti a sostenere con tutti i mezzi possibili la candidatura di Julija Tymoshenko al conseguimento del Premio Nobel per la Pace, in quanto la Leader arancione è una figura attiva nella democratizzazione dell’Ucraina e nell’integrazione tra le diverse componenti della società del suo Paese.

“Quello di Julija Tymoshenko è un caso di emergenza europea che ci ha scosso – ha dichiarato Enrico Farinone, Deputato del Partito Democratico, membro del gruppo di lavoro che ha redatto il documento – non potevamo rimanere silenti, nemmeno in un periodo in cui la crisi economica e l’esito delle amministrative dettano ben altre priorità: i diritti umani vanno prima di tutto”.

Dal Majdan allo sciopero della fame

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato nel 2004 il processo democratico noto come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato durante l’ultimo anno del suo premierato, nel Gennaio 2009, accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse statali.

A questa prima condanna, maturata dopo un processo dalla dubbia regolarità, con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e l’imputata incarcerata preventivamente dal 5 Agosto, si è sommato un secondo procedimento in cui la Tymoshenko è accusata di evasione fiscale e gestione fraudolenta del denaro statale.

Impossibilitata ad incontrare famigliari e avvocati, la Leader dell’Opposizione Democratica soffre di un’ernia del disco che, trascurata dalle Autorità carcerarie, le rende impossibile la deambulazione. Inoltre, il 20 Maggio la Tymoshenko è stata picchiata nella sua cella, e ha riportato evidenti ematomi all’altezza dello stomaco e su gambe e braccia.

Per questa ragione, la Leader dell’Opposizione Democratica ha intrapreso uno sciopero della fame, mentre la comunità internazionale ha apertamente protestato contro il Presidente Janukovych disertando il vertice di Jalta dei Paesi dell’Europa Centrale, e ventilando l’ipotesi di boicottare il campionato europeo di calcio, che l’Ucraina organizzerà assieme alla Polonia.

Matteo Cazzulani

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LE CONVINZIONI E L’IMPEGNO DI UN “PARTIGIANO DI JULIJA” ITALIANO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on February 12, 2012

Il Redattore de La Voce Arancione e Il Legno Storto presentati come fabbricatori di notizie false e tendenziose previo pagamento dell’Opposizione Democratica ucraina da parte del giornale Segodnya: di proprietà del principale sponsor del Presidente, Viktor Janukovych. Il perché un giornalista italiano fa bene ad occuparsi – e preoccuparsi – della situazione politica in Ucraina e, più in generale, dell’evoluzione geopolitica che vede il Vecchio Continente sempre più dipendente dalla Russia dalle rinate velleità monopolistiche e imperiali

Immagine di Julija Tymoshenko rimossa da un poliziotto

“Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. L’insegnamento impartitoci dal Sommo Poeta nella Commedia è di straordinaria attualità: il sottoscritto né è convinto non solo perché Dante ha fatto pronunciare la ricordata citazione dal “conterraneo lombardo” [per chi scrive] Virgilio, ma anche in virtù dell’attività giornalistica in cui, dovendo testimoniare verità scomode per molti, spesso si incappa in professionisti del discredito e della disinformazione.

Nella giornata di venerdì, 10 Febbraio, sul giornale Segodnya è stato pubblicato un articoletto in cui il redattore del La Voce Arancione è stato dipinto come “partigiano di Julija [Tymoshenko, la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, oggi in carcere in seguito a un processo politico, M.C.] mosso da un interesse per le tematiche dell’area CSI e le questioni energetiche tanto forte quanto immotivato, che nella sua professione si avvale di strumenti più o meno leciti”.

Inoltre, il quotidiano ucraino in lingua russa – di proprietà di Rinat Akhmetov: il principale sponsor del Presidente Janukovych – se l’è presa anche con il giornale in cui il sottoscritto scrive di Europa Centro-Orientale, il Legno Storto: dipinto come un blog di secondaria importanza al servizio della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, o di qualche altra forza occulta, impegnato nel fabbricare notizie su commissione.

La questione parla da sé, sopratutto se si considera che a scatenare tale “opera” giornalistica è stata la pubblicazione su alcuni media ucraini di un articolo del Legno Storto in cui il sottoscritto ha evidenziato l’isolamento internazionale in cui si trova il Presidente ucraino, Viktor Janukovych: snobbato dai principali Capi di Stato e di Governo mondiali per via della condotta autoritaria che – come dichiarato da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, e principali ONG internazionali indipendenti – negli ultimi due anni ha portato all’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Rifacendomi alla massima dantesca, non mi soffermerò troppo nell’evidenziare dinnanzi a a quale tipo di giornalismo ci troviamo. Quello di Segodnya è una brutta copia dello stile adottato nell’Unione Sovietica per demonizzare e discreditare chi, nella stampa del Mondo libero, racconta con obiettività – ed analizza con onestà intellettuale – la situazione di una Parte d’Europa oggi in preda ad un’involuzione democratica senza precedenti.

L’adozione di questo metodo da parte dell’organo di stampa che, più di tutti, supporta il Presidente Janukovych la dice lunga sulla reale natura delle Autorità ucraine. Janukovych e i suoi gregari, dispiace evidenziare, sono ben lontani dal rispetto di quegli standard occidentali a cui tanto Kyiv dichiara di essere legata nell’ottica di un’integrazione nell’Unione Europea che, con la Tymoshenko e gli altri Leader arancioni in carcere, appartiene sempre più alla fantapolitica che all’agenda di Bruxelles.

Invece, è opportuno cogliere l’occasione per chiarire i dubbi dei “colleghi” di Segodnya, e ribadire, ancora una volta, il perché un libero giornalista italiano si preoccupa tanto della Tymoshenko e della guerra del gas tra Ucraina e Russia. Oltre che Paese europeo per cultura, storia e tradizioni, l’Ucraina è uno Stato di primaria importanza per la sopravvivenza dell’Unione Europea: senza la cui integrazione nelle strutture europee il Vecchio Continente è destinato a soccombere alla Russia dalle rinate velleità imperiali.

Ricreatosi sotto le vesti dell’Unione Eurasiatica – progetto concepito da Mosca ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea – il nuovo impero russo, che non può essere tale senza l’Ucraina, punta all’eliminazione geopolitica dell’Europa per ottenere lo status di superpotenza in un Mondo dominato da Cina, India, Brasile e Sud Africa.

Inoltre, vi è anche la questione energetica, in quanto l’Ucraina è situata sulla tratta del gas che dalla Russia arriva direttamente in Italia. Questa collocazione geografica rende Kyiv non solo un soggetto di primaria importanza per le forniture energetiche di Roma, ma fa di un’Ucraina democratica, europea e il quanto più possibile indipendente da Mosca una questione di fondamentale importanza per la sicurezza nazionale italiana: ogni qual volta che il Cremlino chiude i rubinetti per destabilizzare la situazione interna all’Ucraina, a risentirne sono, in primis, l’Italia e la sua economia.

A dimostrarlo è sia la stretta attualità, che i fatti del Gennaio 2009, quando, per mettere in crisi il governo ucraino filo-europeo di Julija Tymoshenko, la Russia ha interrotto le forniture di gas verso l’Occidente, lasciando al freddo l’Ucraina e l’Europa centro-meridionale. Allora, la crisi è stata risolta proprio dalla Tymoshenko che, pur di rinnovare il transito di oro blu per scaldare il suo popolo e mantenere gli impegni energetici con l’Unione Europea, ha accettato la firma di un contratto oneroso, a causa del quale, una volta tornata all’Opposizione, è stata processata e condannata a sette anni di detenzione in isolamento: de facto esclusa dalla vita politica.

Infine, sempre legata all’energia, vi è un’ulteriore ragione per cui è bene che ogni europeo si preoccupi della questione ucraina. Consapevole dell’incapacità di garantire in eterno il gas all’Occidente, ed intenzionata a mantenere l’egemonia energetica sull’Europa, la Russia ha avviato una politica mirata all’acquisizione totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente: in tale direzione, Mosca ha già raggiunto accordi con Germania, Francia, Slovenia, e Slovacchia.

In virtù di tale situazione, l’unificazione dei gasdotti russi con quelli europei è possibile solo mediante il possesso del sistema infrastrutturale energetico ucraino, la cui indipendenza, fino ad oggi, è stata garantita sempre da Julija Tymoshenko che, con gli accordi del Gennaio 2009 sopra citati – forte dell’appoggio dell’Occidente – è riuscita a mantenere il possesso dei gasdotti del suo Paese.

Isolato com’è dall’Unione Europea, Janukovych presto sarà costretto alla cessione delle tubature alla Russia in cambio di uno sconto sul gas che, da tempo, la sua Amministrazione va istericamente elemosinando per cercare di migliorare un indice di gradimento interno oramai ai minimi storici.

Alla luce di tutto ciò, chi esprime su La Voce Arancione e sul Legno Storto una lettura dei fatti obiettiva e realistica – forse, persino lungimirante – non è né sul libro paga della Tymoshenko, né un venditore di fumo, ma solamente un italiano – e quando anche europeo – che ama la sua Patria, e si preoccupa per il futuro suo e dei suoi figli.

Gli “amici” di Segodnya – e, con loro, tutti i sostenitori dei rinati regimi autocratici in Europa Orientale – farebbero bene a non perdere tempo nell’inventare congetture per discreditare il dissenso, ma a cercare di capire il perché l’involuzione democratica del loro Paese è destinata ad avere effetti tragici per tutto il Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani

Per ulteriore chiarezza d’informazione, pubblico la traduzione dell’articolato apparso su Segodnya.

Nonostante i numerosi riferimenti in lingua russa al Legno Storto, in Europa esso è praticamente sconosciuto. Di fatto, questo sito appare non come un portale di informazione, ma come una pagina di amatori delle notizie, in cui alcuni blogger pubblicano le loro idee. Inoltre, nella traduzione dall’italiano “Il Legno Storto” è “legno che sta storto”.

Per quanto riguarda l’autore dell’Articolo “Janukovych a Monaco”, Matteo Cazzulani, sembra si specializzi esclusivamente di temi dell’ex-CSI, poiché di 20 dei suoi articoli nel 2012 sette sono dedicati al tema di Julija Tymoshenko, o a Viktor Janukovych sempre in relazione a Julija Tymoshenko, e ancora cinque alla “Guerra del Gas” tra Russia e Ucraina. Che cosa spiega questo interesse dell’italiano alla tematica postsovietica non è chiaro, ma non nasconde le sue opinioni. “Il Legno Storto continua la sua lotta per la Democrazia in Ucraina e per la liberazione di Julija Tymoshenko” ha dichiarato Cazzulani in uno dei suoi articoli. In verità, in questa lotta non sempre usa metodi puliti. Un anno fa con rimando a una sua pubblicazione in Ucraina è arrivata notizia che il governo giapponese non ritiene Julija Tymoshenko colpevole dell’utilizzo improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto, ma ne è emerso che in Giappone non ne sanno nulla.

NAGORNO-KARABAKH: NON SOLO UNA QUESTIONE DI “BUONI” E “CATTIVI”

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 29, 2012

L’articolo “Genocidio armeno e Guerra del Gas”, pubblicato il 27 Gennaio sul Legno Storto, è stato oggetto di obiezioni da parte dell’Iniziativa Italiana per il Karabakh: preoccupata nell’evidenziare le sole responsabilità azere di un conflitto delicato e complesso. Il perché le questioni etniche dell’area ex-URSS non possono essere giudicate limitandosi alla circoscritta area geografica, bensì, considerando un areale più ampio: in cui le tendenze imperiali di Mosca – mai sopite – rappresentano una minaccia attuale per l’Unione Europea

La carte dell'Europa Centro-Orientale presso la sede di Praga di Radio Liberty

Le obiezioni sono legittime, ma il vero significato della questione resta poco chiaro. Di recente, l’articolo “Genocidio Armeno e Guerra del Gas” è stato oggetto di critica da parte dell’Iniziativa Italiana per il Nagorno-Karabakh che, con una lettera alla Redazione, ha obiettato su alcuni passaggi inerenti la regione contesa tra Armenia ed Azerbajdzhan.

Tra essi, viene discussa l’ampiezza della regione – 11458,00 chilometri quadrati, contro i 4500 riportati nell’articolo – è sottolineato il diritto alla nascita di questo Stato autonomo “concordemente con la legislazione dell’URSS e successivi atti giuridici della Corte Costituzionale di Mosca”, e si addossa la colpa del mancato riconoscimento della “piccola, indipendente realtà democratica del Nagorno-Karabakh” agli “interessi petroliferi dell’Occidente”.

Tralasciando ogni commento sulle obiezioni di carattere geografico – la superficie di 4500 chilometri quadrati è confermata dai più autorevoli siti di informazione, tra cui quello della BBC: da cui l’autore dell’articolo ha tratto l’informazione – restano una serie di problemi di fondo che portano a tre serie riflessioni di ordine culturale, storico, e geopolitico.

La prima, su cui l’autore dell’articolo concorda con quello della lettera, riguarda la scarsa attenzione che, salvo rare eccezioni, l’informazione e l’istruzione italiana riservano allo Spazio ex-sovietico. Nel Belpaese, tanto si parla di Africa, troppo di Sudamerica, ma poco nulla di Europa Centro-Orientale, e, quando lo si fa, sovente si traggono conclusioni superficiali: motivate dalla considerazione del problema da una prospettiva russo-centrica.

Sul perché l’Italia racconta con le lenti di Mosca presente e passato di altri Paesi europei – molti dei quali membri UE – è una questione culturale tanto consolidata quanto inaccettabile, che, di conseguenza, porta ad una scarsa informazione anche sull’area dell’ex-Unione Sovietica: tra cui, per l’appunto, il Nagorno-Karabakh.

Pertanto, bene fa l’Iniziativa Italiana per il Karabakh a “lavorare da poco più di un anno per far conoscere anche in Italia” questa realtà territoriale: sulla quale, tuttavia, nonostante le difficoltà storico-culturali, è sempre bene mantenere un equilibrio di vedute.

Proprio nella ratio storica sta il secondo punto: il conflitto del Nagorno-Karabakh è una delle molteplici frizioni etniche nell’ex-Unione Sovietica sfruttate da Mosca, sin dai tempi dello zarismo, per mantenere la propria egemonia imperiale nell’area. Un caso simile a quello del Nagorno-Karabakh è, ad esempio, quello della Crimea.

Questa penisola sul Mar Nero in epoca antica è avamposto degli sciiti, poi terra di conquista per goti, unni, e tatari dell’Orda d’Oro. Nel 1400, passa sotto l’influenza dei turchi, per poi, due secoli più tardi, essere oggetto di scontro tra la Respublica Polacco-Lituana, la Turchia, e l’Impero Russo.

Indebolitasi la prima, la Crimea – Canato multietnico e plurireligioso – diventa una questione tra turchi e russi, i quali, nel 1783, includono la penisola nell’Impero Zarista. Roccaforte dell’Armata Bianca durante la Rivoluzione Bolscevica, la Crimea, nel 1921, è inclusa nella Repubblica Socialista Sovietica Russa, ed è presto colpita dai primi due Holodomor .

Queste carestie artificiali – organizzate nel 1921-22 e nel 1932-33 nell’ambito della politica di collettivizzazione forzata delle terre di Stalin – sono provocate della autorità di Mosca per eliminare il popolo ucraino: ritenuto pericoloso ed ostile all’imposizione del comunismo. Eliminati gli ucraini, Stalin, nel 1944, convinto della collaborazione tra i tatari e i nazisti, deporta l’intera popolazione mussulmana della penisola in Siberia.

Completamente russificata dal punto di vista etnico, culturale, e linguistico, nel 1954 la Crimea è ceduta alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Indipendente da Mosca nel 1991, Kyiv deve gestire la presenza russa non solo a livello etnico, ma anche militare: la permanenza della Flotta Russa del Mar Nero nella base militare di Sebastopoli è questione attuale fino al 2042.

Di pari passo, la Russia ha gioco facile nell’appoggiare le rivendicazioni separatiste dei russi di Crimea per destabilizzare l’Ucraina, e contrastarne le legittime aspirazioni euro-atlantiche: sopratutto in seguito alla Rivoluzione Arancione del 2004.

Questo lungo excursus sulla Crimea è solo un esempio per indicare come delicate questioni di carattere etnico nell’ex-Unione Sovietica non possano essere analizzate a prescindere da un contesto più ampio della singola regione che si desidera trattare.

Così come la vicenda di Crimea non può esaurirsi alla sola questione tra russi e tatari, ma va altresì collegata alle politiche etniche sovietiche adottate anche nei confronti degli ucraini – e, in epoca odierna, ai rapporti di forza tra la Russia e l’Ucraina Indipendente – anche la questione nel Nagorno-Karabakh non può essere limitata ad un conflitto tra “buoni” e “cattivi”, azeri o armeni che siano.

Da dove proviene il maggiore pericolo per l’Unione Europea

A dover essere sottolineata è, bensì, una pericolosa costante della storia che dovrebbe allarmare in primo luogo gli Europei: nello spazio ex-sovietico, la tentazione imperiale della Russia non è mai cessata, e, nel 2012, si appresta a riemergere con ancora maggior vigore.

Oggi, in un Mondo totalmente diverso da quello in cui si è vissuti solo un decennio fa, Mosca vuole imporsi come superpotenza al pari di Cina, India, e Brasile: il tutto, chiaramente a discapito dell’Unione Europea, destinata sempre più alla provincia del pianeta.

Negli ultimi mesi, su spinta del futuro Presidente russo, Vladimir Putin, il Cremlino ha ricompattato attorno a se la vecchia URSS nell’ambito dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, concepito da Mosca, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, con il preciso scopo di eliminare Bruxelles dalla competizione globale.

Con l’UE in preda alla crisi dell’Euro, gli Stati Uniti che hanno rinunciato al ruolo di difensori dei valori occidentali nel Mondo finora esercitato, e le forniture di gas per l’Europa in mano quasi unicamente alla Russia, occorre ammettere che la minaccia principale per la Sicurezza ed il prestigio internazionale del Vecchio Continente proviene ancora da est.

Per questa ragione, e per salvaguardare il futuro nostro e delle prossime generazioni di Europei, è opportuno non lasciarsi attirare dalle sirene arabe, o preoccuparsi solo per il rafforzamento della posizione geopolitica della Turchia, ma guardare al Mondo nella sua totalità: coniugando prospettive globali con riflessioni di carattere storico, culturale, ed energetico.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO TORNA IN PUBBLICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 6, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica si mostra ai sostenitori dalle finestre della sua cella di isolamento, dove è detenuta da tre mesi. Perché è necessario sostenere l’ex-Primo Ministro

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

Tre sono i mesi trascorsi da un arresto illegale avvenuto ancor prima della sentenza, così come tre sono le settimane passate dal verdetto che, a chiusura di un processo farsa – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – ha condannato a sette anni di isolamento la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Nella giornata di venerdì, 5 Novembre, l’ex-Primo Ministro è tornata ad interloquire con i suoi sostenitori, e, sopratutto, a mostrarsi in pubblico, dopo che le rigide condizioni del Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj le vietano di continuo la visita di parenti, esponenti politici di calibro internazionale – da ultimo l’esponente del Consiglio d’Europa, che ha promesso una discussione urgente a Strasburgo sulla situazione ucraina – e persino dei suoi medici di fiducia.

Dopo le dimostrazioni presso la Verkhovna Rada – dove, in contemporanea con Kharkiv, Donec’k, Dnipropetrovs’k e Leopoli, migliaia di ucraini si sono aggiunti ai liquidatori della catastrofe di Chernobyl’ ed ai reduci della guerra in Afghanistan per protestare contro i tagli sociali approntati dall’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych – un centinaio di manifestanti si è diretto sotto la cella della Tymoshenko per esprimere il proprio sostegno con slogan e manifesti. Inattesa la risposta della Leader dell’Opposizione Democratica, che si è affacciata alla finestra e, senza nascondere i segni della dura reclusione, ha ringraziato gli accorsi con un cenno di saluto, ed un breve discorso udito a fatica a causa della considerevole distanza in cui la cella dell’Anima della Rivoluzione Arancione è stata abilmente posizionata.

In realtà, la Tymoshenko è già riuscita ad aggirare il muro che la isola dal Mondo lo scorso martedì, Primo di Novembre, con una lettera fatta pervenire all’autorevole agenzia Associated Press, in cui ha invitato l’Unione Europea a concludere i negoziati per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, malgrado la firma di un documento – che conferisce a Kyiv il medesimo status nelle relazioni con il Vecchio Continente di Svizzera, Islanda, e Norvegia – potrà essere presentata da Janukovych come un proprio successo personale.

“Il cammino dell’Ucraina verso l’Europa non può essere interrotto – ha scritto la Tymoshenko – finire oggi significherebbe la rinuncia delle ambizioni occidentali che gli ucraini hanno dimostrato di avere, e lo slittamento dell’Ucraina verso la Russia. Janukovych ha tutto l’interesse a non firmare l’Accordo di Associazione per isolare il Paese – ha continuato – e sfruttarne le risorse per il tornaconto suo e degli oligarchi che lo sponsorizzano, ma la sua entrata in vigore lo obbligherebbe a rispettare quegli standard democratici che l’ondata di repressione politica sta contrastando – ha concluso – e che in UE sono legge fondante”.

Quella della Tymoshenko è una situazione davvero critica: dopo la condanna per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per le forniture di gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – costruita su prove falsate e sommarie, addirittura datate il 31 Aprile – sull’ex-Primo Ministro sono piovute un carico di altre accuse che anche qualora l’articolo 365 del Codice Penale dovesse essere decriminalizzato dal Parlamento – la discussione alla Rada sull’eliminazione di una voce di diretta eredità sovietica è in corso – trascinerebbero la Tymoshenko di nuovo in aula.

Sempre costruite su prove incerte, le nuove imputazioni riguardano l’accollo del debito della sua ex-azienda energetica JEESU sul bilancio statale, concussione con l’ex-Primo Ministro, Pavlo Lazarenko, gestione irregolare dei fondi per il Protocollo di Kyoto – ricevuti per eliminare le emissioni nocive ma spesi per comprare strutture sanitarie e finanziare le pensioni – acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze e, da ultimo, persino dell’omicidio del Deputato Jevhen Shcherban: imprenditore del gas che, secondo indiscrezioni Wikileaks, sarebbe stato eliminato assieme alla moglie per volere di Lazarenko su ordine dell’attuale Leader dell’opposizione Democratica – allora in stretta relazione d’affari con l’ex-Primo Ministro – a Donec’k, nel 1996, al rientro da un volo privato, da parte di un commando di uomini con le insegne della polizia.

A tutto ciò, va aggiunto il sempre più precario stato di salute, con forti dolori alla schiena che costringono la Tymoshenko a manipolazioni giornaliere, e che rischiano di ridurne seriamente le capacità motorie. Il tutto, puntualmente ignorato dall’equipe di medici del Carcere, nella quale – su ordine della Procura Generale – i dottori privati della Leader dell’Opposizione Democratica non hanno il diritto di far parte, lasciando, così, che l’ex-Primo Ministro sia visitata da personale estraneo, in una cella che i pochi testimoni dicono essere fredda, sporca, priva di riscaldamento e finestre sigillate.

I rischi di un nuovo appeasement

La comparsa di Julija Tymoshenko, e la foto che anche noi pubblichiamo, hanno fatto il giro del Mondo, con un tam tam sui social network e lanci di agenzia che hanno riacceso le speranze dei militanti di Bat’kivshchyna – il Partito della Leader dell’Opposizione Democratica – ancora accampati nella tendopoli presso il Tribunale Pechers’kyj, dove la farsa del processo è andata in scena – e, con essi, le preoccupazioni di un Occidente che richiede a gran voce il ristabilimento dello Stato di Diritto in Ucraina. Anche il Legno Storto è sceso in campo con un appello che invitiamo a firmare e fare circolare sopratutto ora che le precarie condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica sono chiare a tutti, e che il Ricorso in Appello alla sentenza del processo farsa – che abbiamo raccontato direttamente dalla sala della Corte – è pronto a partire.

Julija Tymoshenko non sarà una santa, come del resto tutti i politici in un Paese dove la corruzione è una piaga tanto diffusa quanto i Pizzoccheri in Valtellina, ma oggi è il simbolo del rispetto di democrazia diritti umani in un Paese europeo per storia, cultura, e tradizione, che l’UE deve integrare al più presto per la propria sicurezza e prosperità: ad est la Russia di Putin è tornata con forti accenti imperialisti, tutti diretti contro un Vecchio Continente considerato il rivale per eccellenza da eliminare per tornare a rivestire un ruolo di superpotenza Mondiale.

Firmare l’appello, e sostenere Julija Tymoshenko, non significa supportare un politico, nasconderne le pagine nere, e glorificare un’icona, bensì dare concreta prova di amore per la Libertà, per il futuro dei nostri figli, e di attaccamento ai valori di un Occidente che, con l’indifferenza alla causa ucraina, rischia di replicare l’atteggiamento di Francia e Gran Bretagna nel periodo interbellico, e permettere ad un nuovo totalitarismo il dominio sull’Europa.

Matteo Cazzulani

LIBERTA DI JULIJA TYMOSHENKO E DEMOCRAZIA IN UCRAINA: LA FIRMA E NECESSARIA SOPRATUTTO ORA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 15, 2011

Nonostante la condanna della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, la battaglia de Il Legno Storto non si ferma, ma procede con ancora più forza sopratutto ora che la fase inizia ad essere decisiva non solo a Kyiv, ma anche in Unione Europea. Gli scenari per la possibile liberazione dell’ex-Primo Ministro, ed il perché l’Occidente non deve abbandonare l’Ucraina alla Russia di Putin

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Battere il ferro finche è caldo, sopratutto se si tratta dell’arma con cui – pacificamente – si cerca di difendere la democrazia in un angolo d’Europa. Il Legno Storto non si ferma, e va avanti chiedendo un maggiore sforzo da parte di tutti nel sottoscrivere e, sopratutto, diffondere la lettera aperta per la liberazione di Julija Tymoshenko, Leader dell’Opposizione Democratica, e, nel 2004, guida della Rivoluzione Arancione, simbolo di quella libertà ed europeicità che in Ucraina oggi sta scomparendo sempre più velocemente.

Abbiamo riflettuto a lungo sull’eventualità di ritirare la lettera aperta alle Autorità europee ed italiane per la liberazione di Julija Tymoshenko, ora che l’iter del processo farsa – che, unici in Italia, abbiamo raccontato direttamente dal campo – è finito, e la Leader dell’Opposizione Democrazia passerà sette anni di galera, più tre di interdizione alla vita politica. Una decisione che, de facto, la estromette dai giochi elettorali, e lascia il Presidente, Viktor Janukovych, libero di operare senza la carismatica avversaria: mollare dinnanzi a sibille scenario sarebbe l’errore da non commettere.

Innanzitutto, per Julija Tymoshenko ci sono ancora alcune speranze di riacquistare la libertà. In primis, un Appello, a cui gli avvocati difensori hanno comunicato di voler ricorrere a breve, che, secondo diverse fonti, potrebbe essere esaminato nell’immediato, sopratutto grazie al fatto che in gioco non ci sono solo gli equilibri di politica interna, ma anche, e soprattutto, le pressioni internazionali di un’Unione Europea che ha chiesto chiaramente un passo indietro a Kyiv, ed una Russia che già ha fatto sapere di non valutare l’arresto dell’ex-Primo Ministro come pretesto per rivedere al ribasso gli accordi del gas firmati nel Gennaio 2009.

La seconda via d’uscita potrebbe essere la decriminalizzazione dell’articolo 365, per cui la Tymoshenko è stata condannata: una voce del Codice Penale istituita in epoca sovietica che, con il medesimo stile di allora, è ancora applicato da Autorita – che proprio nel brezhnievismo vedono le proprie radici ideologiche – come machete politico per eliminare gli oppositori più fastidiosi. Un biglietto da visita impresentabile se con l’Europa si vuole dialogare ed integrarsi – anche solo sul piano economico – a cui già si sta cercando di porre rimedio: alla Rada sono stati presentati diversi Disegni di Legge a riguardo, e, sempre secondo fonti autorevoli, non è escluso che lo stesso Janukovych possa accellerarne l’approvazione, sopratutto in un Parlamento a lui fedele.

La terza exit-strategy dalla figuraccia mondiale, tuttavia meno probabile, è l’amnistia: un decreto presidenziale che Janukovych sarebbe disposto a concedere, ma la Tymoshenko per nulla disposta a controfirmare, in quanto la sigla del documento significherebbe l’ammissione di un reato da lei non commesso – come confermato in sede giudiziaria dalla maggioranza dei testimoni, e dall’inconsistenza della documentazione su cui si è retta la pubblica accusa per formulare l’imputazione: imprecisa, fotocopiata, e datata persino il 31 Aprile – e l’implicita creazione di un debito morale nei confronti del Capo dello Stato, senza il cui intervento l’ex-Primo Ministro non avrebbe ottenuto la libertà.

In tutti gli scenari possibili, resta una certezza: l’immagine di Kyiv è rovinata, e la sua maturità democratica posta in serio dubbio. Una situazione che pesa come un macigno sui negoziati per la Firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e, di conseguenza, su quelle legittime ambizioni occidentali per cui la stessa Tymoshenko ha sempre lottato, portando, nel 2008, il Paese ad un nulla dall’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea.

La Democrazia in Ucraina per la sicurezza dell’Europa

Proprio per questa ragione è importante la voce dell’occidente, anche e sopratutto dei lettori di un giornale che, per la sua coerenza nel difendere certi valori, è apostrofato dagli avversari della Leader dell’Opposizione Democratica come un giornaletto di campagna redatto da uno studentello di Padova. La consapevolezza della gravità della situazione in Ucraina da parte del popolo italiano è un mezzo con cui davvero si può cambiare qualcosa, se non altro perché, udita da Kyiv, ogni presa di posizione dell’Europa davvero ricopre grande spazio in tutti i media locali: per questa ragione, ritirarsi ora che si gioca il rush finale anche a Bruxelles – l’Unione Europea si sta chiedendo se continuare o meno i negoziati per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – sarebbe illogico e controproducente per l’ottenimento del risultato sperato in una battaglia che Il Legno Storto sta conducendo con energia da più di un mese.

Opportuno anche incordare il perché bisogna battersi con fermezza per la democrazia in Ucraina. Il Paese, come Bielorussia, Moldova, e Georgia, è europeo per storia, cultura, e tradizione, ma non è ancora parte dell’Unione Europea per motivi di geopolitica gasata, che ha sempre visto i Paesi dell’Europa Occidentale – Francia e Germania in primis – scettici dinnanzi ad ogni forma di allargamento ad est. Tuttavia, la democrazia, l’indipendenza, e la libertà di questi Stati è condizione fondamentale per il mantenimento della prosperità e della sicurezza nell’ UE, sopratutto ora che una forte crisi sta mettendo in ginocchio il sud del Vecchio Continente e, con il certo ritorno al Cremlino di Vladimir Putin, la Russia ha dato nuova linfa a tendenze imperialistiche ed illiberali: mai abbandonate dall’epoca del Granducato di Moscovia, in un continuum che passa per l’epoca zarista e, sopratutto, per il periodo sovietico. Una realtà spaventosa che, complice la debolezza degli USA di Obama, potrebbe riportare Mosca al rango di superpotenza nell’areale euroasiatico: il tutto, ovviamente, a spese dell’Europa.

Ecco perché anche una semplice firma in calce ad una lettera aperta può cambiare qualcosa. Convincere le Autorità Europee ed Italiane che quella per la democrazia in Ucraina – e non solo per la libertà di Julija Tymoshenko – è una battaglia per la nostra sicurezza futura che va combattuta oggi è un dovere morale per tutti coloro che, davvero, sostengono i valori dell’Occidente, e non quelli delle autocrazie mascherate sotto effigi di aquile bicipiti.

Matteo Cazzulani

PRIMA IL BASTONE, POI LA CAROTA AVVELENATA PER JULIJA TYMOSHENKO: ECCO COME POTREBBE FINIRE IL PROCESSO FARSA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 9, 2011

Le autorita ucraine pensano alla decriminalizzazione dell’articolo per cui e incrimanata – e reclusa – la Leader dell’Opposizione Democratica: possibilitata, cosi, alla partecipazione alle prossime elezioni – come richiesto dall’Unione Europea – seppur moralmente colpevole. La contrarieta della sua Forza Politica ad una manovra del Presidente, Viktor Janukovych, mirata all’incremento del suo rating a livello internazionale, dove anche la Grecia non supporta l’Ucraina

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Prima la condanna, poi la decrimilizzazione. Questa sarebbe la soluzione che l’Amministrazione Presidenziale di Viktor Janukovych avrebbe ipotecato per la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: in isolamento dallo scorso 5 Agosto, prima ancora che a condannarla sia stato un verdetto in un processo palesemente politico, che vede l’ex-Primo Ministro imputata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas nel Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Capi privi di fondamento, negati persino dai testimoni convocati dall’accusa – 40 contro i solo 2 ammessi per conto della Difesa – che hanno preoccupato ulteriormente l’Europa: pronta a mettere in discussione la sigla dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina dinnanzi alle repressioni non solo della Leader dell’Opposizione Democratica, ma anche di un’altra decina di esponenti del campo arancione similmente trattati, come l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Una situazione scomoda, che le Autorita avrebbero pensato di risolvere con la decrimilizzazione dell’articolo del Codice Penale – il 365 –  per cui Julija Tymoshenko e finita  addirittura in galera: un passaggio tecnico, da approntare per via parlamentare, ma su iniziativa presidenziale, una volta annunciata la condanna in sede gidiziaria.

„Vogliono incolpare la Tymoshenko sul piano morale, ma non su quello legale – ha evidenziato, a Radio Liberty, Andrij Shkil’, Deputato nazionale di Bat’kivshchyna, la Forza Politica della Leader dell’Opposizione Democratica – e permetterle cosi la partecipazione alle prossime elezioni, seppur ancora sostanzialmente colpevole dinnanzi alla legge”.

Un abile gioco, confermato, da una fonte governativa, all’autorevole Dzerkalo Tyzhnja: prima la condanna, poi la decriminalizzazione su decreto di Janukovych, giusto in tempo per la sua prossima visita a Bruxelles, dove il Capo di Stato ucraino sarebbe pronto a mostrarsi come garante di una giustizia, altresi assente nel Paese.

Tuttavia, a cadere nel tranello della via tecnica per la liberazione di Julija Tymoshenko sono stati i suoi alleati di Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona, che, nella giornata di mercoledi, 5 Ottobre, hanno presentato un emendamento per la modifica dell’articolo 365, respinto dalla maggioranza compatta – composta da comunisti, Narodna Partija, e Partija Rehioniv: la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – e dalla stessa Bat’kivshchyna.

„Siamo contrari ad ogni decriminalizzazione, poiche Julija Tymoshenko e innocente – ha dichiarato, sempre a Radio Liberty, il Capogruppo, Ivan Kyrylenko –  la sua liberazione previa modifica del Codice Penale significherebbe ammettere la sua responsabilita per qualcosa che non ha commesso”.

Lecito ricordare che per Julija Tymoshenko l’Accusa ha chiesto 7 anni di galera, piu 3 di interdizione alla vita politica, ed il pagamento di una multa. Nel corso dei dibattiti, la Difesa ha dimostato la falsificazione di numerosi documenti, registrati agli atti come presunte prove della colpevolezza dell’ex-Premier, alcuni di essi addirittura datati il 31 Aprile. Per volere del giovane giudice, Rodion Kirejev, la sentenza sara annunciata senza la presenza di Rappresentanti Diplomatici ne politici, ma solo di non specificati giornalisti ufficialmente accreditati.

Contrari a quello che e stato valutato come un processo politico si sono dichiarati Unione Europea, Consiglio d’Europa, USA, NATO, principali Diplomazie del Mondo Libero occidentale, maggiori ONG indipendenti internazionali – tra cui l’autorevole Freedom House, e numerose petizioni di letterati, politologi, Professori e giornalisti – simile a quella lanciata da Il Legno Storto, acncora aperta all’adesione di tutti.

Anche la Grecia scarica Janukovych

Nel corso del summit del Partenariato Orientale di Varsavia, la Polonia ha mantenuto la porta aperta all’Ucraina, ma ha avvertito Kyiv che la repressione politica complica il tradizionale supporto polacco alle aspirazioni euroatlantiche ucraine. Infine, nella giornata di mercoledi, 5, Ottobre, il Presidente, Viktor Janukovych ha incassato il no all’UE persino dalla Grecia in pieno default. Come riportato dall’Ambasciatore di Kyiv, Atene non ha alcuna intenzione di supportare l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, in quanto non ancora matura sul piano politico.

Matteo Cazzulani

CI LASCIA STEVE JOBS: PIONIERE DELLA LIBERA COMUNICAZIONE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 6, 2011

Si e spento a 56 anni il Leader della Apple: azienda produttrice di Macintosh, Ipod, Ipad, ed Iphone. Il ricordo di concorrenti, politici, e singoli utenti legati ai prodotti della Mela Bianca

Il Leader della Apple, Steve Jobs

Ci sono persone che non si conoscono direttamente, ma che riescono a cambiarti il modo di essere, ragionare, pensare, e lavorare. In questa ultima categoria non si puo non ascrivere Steve Jobs, co-fondatore e Leader della Apple: azienda americana nota in tutto il Mondo per i suoi prodotti, tra i piu in voga nel mercato dell’elettronica.

Tra essi, dal colorato Ipod per ascoltare musica durante il jogging mattutino, all’Ipad per comunicare con chiunque in qualunque parte del Mondo, senza dimenticarsi dell’Iphone: di notevole importanza sopratutto per Il Legno Storto e La Voce Arancione, su cui buona parte dei  post e pubblicata, proprio attraverso il telefonino dalla Grande Mela.

Un tumore ha spento un genio delle nuove tecnologie, strappandolo alla moglie e ai quattro figli, ma non alla memoria ed alla gratitudine mondiale. Non e un caso se in Patria, negli USA, le prime espressioni di cordoglio sono arrivate proprio da Bill Gates: il magnate della Microsoft, principale concorrente di quei computer Mac tanto disprezzati quanto, alla fine dei conti, ambiti dai piu, e – una volta provati – grazie alla loro comodita ed utilita, inseparabili compagni di viaggio, studio, e professione.

A quelle di Gates, sono seguite le dichiarazioni del Presidente, Barack Obama, noto aficionado del Blackberry: altro concorrente, sopratutto nel campo della telefonia, della Mela Bianca che, secondo le principali rilevazioni, seppur con prodotti di buona qualita, non e riuscito a vincere la concorrenza dell’azienda di Jobs nel mercato mondiale.

Il ricordo de Il Legno Storto e della Voce Arancione

Nel piccolo delle nostre pagine, il ricordo a Steve Jobs e tanto sentito quanto opportuno. Senza le sue innovazioni, non avremmo potuto raccontare – e mostrare – capitoli di storia e politica trascurati dai media del BelPaese, altresi interessati ad altre tematiche – spesso, documentate sempre attraverso mezzi Apple.

Con la sua scomparsa, resta un patrimonio dalle notevoli potenzialita da non disperdere ma, altresi, da continuare ad utilizzare al meglio, sopratutto se per finalita di utilita collettiva, quali l’informazione e la messa in comune di materiali con il resto del Mondo.

Matteo Cazzulani

FIRMIAMO PER LIBERARE JULIJA TYMOSHENKO DOPO UN ANNO IN ARANCIONE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on September 12, 2011

In occasione del nostro primo compleanno, invitiamo ad aderire all’appello per la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, lanciato dal giornale Il Legno Storto. Un piccolo-grande gesto per salvare un’Europa sempre più in crisi

La milicija rimuove un adesivo in sostegno a Julija Tymoshenko sul blindato su cui e costretta a viaggiare

Ci hanno accusato di essere dei disillusi, agenti al soldo della CIA, penne politicamente scorrette, ed anche degli studentelli di Padova, con dedizione alla raccolta dell’uva per produrre gustoso vino veronese. Noi non ci siamo fermati, e siamo andati avanti, con passione, umiltà, amore per la verità e, sopratutto, rispetto dei nostri lettori: valori che – dispiace rimarcarlo – ci caratterizzano da altri blog o sedicenti organi di informazione, che hanno caratterizzato questo primo anno di vita della Voce Arancione.

Era il 12 Settembre di un anno fa quando questa pagina ha visto la luce, figlia di un precedente blog, gestito dal medesimo redattore. Qui, abbiamo raccontato un anno di sviluppi politici nell’Europa Centro-Orientale, con particolare attenzione ad Ucraina, Polonia, e questioni energetiche. Spesso, ci siamo recati sul campo per regalarVi pagine di freschezza da una parte del Mondo che in pochi altri giornali hanno l’onestà intellettuale di trattare seriamente. Con particolare orgoglio, ricordiamo le elezioni parlamentari estoni, la missione Eurobus, articoli da Cracovia e Leopoli e, da ultimo, il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, che stiamo documentando direttamente da Kyiv.

Tra i media illuminati di cui sopra ci sia permesso citare – e ringraziare – Il Legno Storto: giornale on-line, su cui potete leggere in anteprima articoli poi pubblicati anche da La Voce Arancione. Ebbene, proprio il giornale diretto dai Prof. Cavallotti e Passaniti ci porta ad una richiesta particolare a tutti Voi, poiché è anche – e sopratutto – grazie al Vostro contributo che certe battaglie da noi iniziate possono essere condotte, e, possibilmente, vinte.

Una firma per la Libertà

Su iniziativa dei Redattori de Il Legno Storto e La Voce Arancione, e di insigni Accademici, è stato lanciato un appello alle Autorità italiane ed Europee per la liberazione di Julija Tymoshenko, e, più in generale, per la difesa di democrazia e libertà in Ucraina. Dove trovare il testo della lettera, e come firmare, lo potete leggere a questo link. Da parte nostra, vi chiediamo l’adesione – che non costa nulla, se non qualche minuto della vostra giornata – e, possibilmente, la diffusione tra i vostri amici di un appello dalla cruciale importanza.

Un’Ucraina libera, indipendente, giusta, ed europea è condizione indispensabile per la prosperità dell’Europa tutta: non lasciamo che il prezioso insegnamento di Giedroyc sia sommerso da un mare di insensatezze, veicolate dalla maggior parte dei media italiani, solo perché corrette politicamente – e sovieticamente, ci permettiamo di aggiungere – rispetto alla politica del gas e del volemose bene cosmico, senza se e senza ma.

La firma all’appello non solo è un segno di maturità civica e di amore per Libertà e Democrazia. Se volete, è un regalo di compleanno a La Voce Arancione, che ci induce a non mollare nella nostra attività di giornaliera informazione.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO SCAGIONATA ANCHE DA WIKILEAKS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 29, 2011

Un giornalista russo arrestato a Simferopoli forse perché in possesso di documenti utilizzabili per ulteriori incriminazioni alla Leader dell’Opposizione Democratica. Rivelazioni Wikileaks confermano l’appoggio USA alla politica energetica dell’ex-Primo Ministro, orientata all’eliminazione di oscuri intermediari

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Dall’arancione del campo politico di appartenenza della decina dei politici repressi ed arrestati, ed al nero delle condizioni in cui versano alcuni di loro, il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, si tinge anche di giallo. Nella giornata di sabato, 27 Agosto, all’aeroporto di Simferopoli è stato arrestato il Capo-Redattore della testata russa The Monitoring News: impossibilitato a partire per Mosca ufficialmente per alto tasso di ubriachezza che, secondo l’equipaggio del velivolo, avrebbe compromesso la sicurezza del volo.

Una versione che, come riportato dalla BBC, non corrisponde con quella diffusa dai media russi ed alcune forti indiscrezioni, secondo cui il giornalista – il cui nome resta ancora top secret – sarebbe stato in possesso di preziosi documenti utili per formulare nuove incriminazioni ai danni di Julija Tymoshenko, sempre a riguardo degli accordi del gas del Gennaio 2009, in cui l’ex-Primo Ministro ucraino è imputata per abuso d’ufficio nel corso delle trattative con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ma non è solo la storia dal sapore poliziesco a gettare sale su una giornata di pausa nel processo Tymoshenko: anche Wikileaks ha contribuito ampiamente, con la pubblicazioni di materiali inediti che scagionerebbero l’anima della Rivoluzione Arancione anche dall’insinuazione di accordi svantaggiosi per l’Ucraina. Secondo una nota dell’8 Gennaio 2008, l’ex-Ambasciatore USA, William Taylor, avrebbe informato in Patria circa l’enorme svantaggio addotto alle casse statali dalla presenza nella compravendita del gas tra Kyiv e Mosca delle compagnie RosUkrEnergo ed UkrHazEnerho: fastidiosi intermediari – voluti dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, e posseduti da sponsor dell’attuale Capo di Stato, Viktor Janukovych, ritenuto il vero e proprio organizzatore della repressione politica a Julija Tymoshenko – che l’allora Capo del Governo a più riprese aveva dichiarato di voler eliminare dalle trattative tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso ucraino, Naftohaz.

Secondo la nota del Diplomatico USA, RosUkrEnergo – joint venture registrata in Isvizzera, ma posseduta per metà da Gazprom, e per l’altra dall’oligarca Dmytro Firtash – era responsabile dell’incremento dei prezzi per l’importazione di gas dalla Russia, mentre UkrHazEnerho, a cui spettava l’esclusiva per le forniture alle industrie, non concedeva alcuna percentuale di guadagno a Naftohaz – compagnia di proprietà dello Stato – malgrado appartenesse ad essa per il 50%. Lecito ricordare che è stato proprio con gli accordi del Gennaio 2009 che Julija Tymoshenko ha eliminato ogni intermediario dalle trattative con la Russia, accettando in cambio un tariffario calibrato su standard europei ma, nel contempo, assicurando un inverno finalmente al caldo al suo popolo.

Julija Tymoshenko è innocente, ma il processo continua

Nell’ambito del processo a cui giornalmente è sottoposta, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata spesso accusata di accordi svantaggiosi per le casse statali, ma anche scagionata dall’accusa di aver imposto gli accordi senza l’avvallo del Consiglio dei Ministri: vero e proprio pallino del procedimento che l’ha vista dapprima confinata in patria, poi sottoposta ad udienze giornaliere, e, infine, addirittura arrestata, e reclusa in isolamento.

Oltre alle forze politiche dell’Opposizione Democratica – unitesi nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed installatesi presso il Tribunale Pechers’kyj in una tendopoli abitata da 200 manifestanti – a richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko, e la fine di un processo politico sono stati Unione Europea, Consiglio d’Europa, USA, Principali Rappresentanze Diplomatiche del Mondo Libero Occidentale, Maggiori ONG internazionali indipendenti, persino la Federazione Russa, ed i Capi delle Chiese e delle confessioni prosseneti in Ucraina.

Come rilevato dal Legno Storto, ed altri media ucraini, europei, ed americani, Julija Tymoshenko è in gravi condizioni di salute, malata, debole, e, malgrado questo, privata non solo della liberazione – a più riprese richiesta dalla difesa – ma anche della possibilità di ricevere visite mediche dai suoi medici di fiducia presso il Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj, dove, dallo scorso venerdì, 5 Agosto, è detenuta in isolamento.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO CHIEDE DI PROCESSARE ANCHE VIKTOR JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 27, 2011

Oltre che sull’attuale Presidente, la Leader dell’Opposizione Democratica vuole l’apertura di un procedimento anche sul Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, e sul Procuratore responsabile delle imputazioni, Oleksandr Nechvolhod, ma il giovane giudice, Rodion Kirejev, nega. Ministeri degli Interni e degli Esteri al centro di scandali riguardanti la libertà di manifestazione e le relazioni con la Francia

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Se la trasparenza delle prove e delle deposizioni giurate si coniuga con quella via etere allora si che può fare davvero paura. Nella giornata di venerdì, 26 Agosto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha negato la trasmissione in diretta delle sedute del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Una decisione fuori legge, si è lamentata la difesa, dal momento in cui il regolamento prevede il divieto di riprese audio-visive e fotografie solo durante le deposizioni dei testimoni: una tappa già chiusa dal PM, dopo che la stragrande maggioranza dei testè, peraltro, ha scagionato dalle imputazioni l’anima della Rivoluzione Arancione. La quale, con il suo tradizionale coraggio, è passata al contrattacco, chiedendo la testa del Presidente, Vikor Janukovych, e del Procuratore Oleksandr Nechvolhod.

“Julija Tymoshenko è sotto processo per avere imposto accordi che hanno mantenuto invariate le entrate per i diritti di transito del gas russo, ma incrementato le spese per l’importazione di oro blu da Mosca – ha evidenziato a Radio Liberty l’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Plakhotnjuk – ma anche con i contratti del governo Janukovych del 2007 il tariffario applicato a Kyiv è aumentato, mentre il guadagno per il passaggio del gas è addirittura diminuito. Se sussiste reato – ha concluso – allora chiediamo l’apertura di un fascicolo anche a carico dell’attuale Capo di Stato, e del suo Ministro dell’Energia, Jurij Bojko”

Differente l’accusa mossa a Nechvolhod, il Procuratore che ha aperto il fascicolo sul gas a carico di Julija Tymoshenko. Secondo la Leader dell’Opposizione Democratica, costui avrebbe ottenuto informazioni private sul suo conto servendosi dei servizi segreti, con cui avrebbe pianificato dapprima l’interrogatorio giornaliero a cui è stata sottoposta, il suo confino in Patria – che le ha reso impossibile la conduzione dell’attività politica in Ucraina ed Europa – l’apertura del procedimento giudiziario e, infine, il suo arresto in isolamento, dietro a fredde sbarre, come un animale selvaggio.

Ed è proprio con l’opinione di rendere il processo un circo che Kirejev ha negato ogni richiesta di una Tymoshenko sempre più debilitata, indebolita, e costretta ad orari proibitivi, che le rendono impossibile la preparazione alle sedute del processo a cui è imputata: anche la domanda della difesa per una pausa di qualche giorno, e per l’ammissione degli avvocati presso il Carcere di Massima Sicurezza sono state rigettate dalla Corte, che, spedita, ha continuato una noiosa lettura delle memorie scritte, sempre saltando i tomi 6 e 7, che conterrebbero le prove dell’innocenza dell’ex-Primo Ministro.

Ministeri degli Interni e degli Esteri nell’occhio del ciclone

Nel contempo, si è registrato un amaro successo di quel poco di stampa libera che ancora resta nel Paese. Durante le manifestazioni dell’Opposizione Democratica per il Giorno dell’Indipendenza Ucraina e la liberazione di Julija Tymoshenko, la polizia, in assetto antisommossa, è intervenuta con gas tossici, spruzzati addosso a militanti, “colpevoli” solo di marciare pacificamente e professare le proprie idee. A confermare la natura di tale arma, un dettagliato servizio fotografico dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, dinnanzi al quale la milicija non ha più potuto giustificare il tubetto come deodorante.

“E una dotazione speciale, che gli agenti possono adoperare in casi di particolare emergenza” ha riportato una nota del Ministero degli Interni, che ha promesso l’apertura di un’inchiesta a riguardo.

Ma non sono solo gli Interni ad essere nell’occhio del ciclone, poiché anche il Ministero degli Esteri è stato accusato di condotta inappropriata e scorretta da parte dell’Ambasciatore Francese, Jacques Faure, secondo cui sarebbe stata proprio la Farnesina ucraina a diffondere la falsa notizia della sua rimozione in seguito alla condanna da lui espressa al trattamento illiberale ed antidemocratico a cui è sottoposta Julija Tymoshenko.

“Sono dispiaciuto che tale informazione scorretta sia stata pubblicata per primo dal sito ufficiale degli esteri – ha dichiarato all’Ukrajins’kyj Tyzhden’ – è un atteggiamento scorretto, che ha provocato errori a catena anche su diversi altri media, pronti a riprendere il testo”.

Un caso di discredito a cui, lecito ricordare, in Ucraina si è spesso abituati. Lo scorso Gennaio è stato lo stesso Legno Storto ad essere contestato aver ricevuto informazioni dal governo giapponese – peraltro sotto accusa per corruzione – riguardo l’innocenza di Julija Tymoshenko. A diffondere la notizia – comparsa su diversi media ucraini – una traduzione creativa dell’agenzia russa INOSMI – specializzata nella manipolazione di articoli della stampa Occidentale  riguardanti il Mondo ex-sovietico – con il preciso scopo di gettare fango su una testata che attua una libera informazione riguardo società non più libere.

Uno scenario preoccupante, che ben illustra quanto ciò che accade in Ucraina, e, più nello specifico, alla stessa Julija Tymoshenko, sia molto più vicino al Belpaese di quando si pensi: un vero e proprio campanello d’allarme per la libertà di un occidente sempre più disposto a negoziare i propri valori per soddisfare la sete di gas, in nome di un volemose bene, senza se e senza ma, che non risolve alcunché quando si dialoga con autocrati. poco inclini a comprendere il significato di termini come Democrazia e Rispetto della Singola Persona.

Matteo Cazzulani