LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Caso Kohver: Putin cerca il casus belli con l’Estonia

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 8, 2014

Reparti dei Servizi Segreti russi rapiscono in territorio estone, e processano in un tribunale russo per direttissima, un funzionario dei servizi segreti dell’Estonia. Secondo il saggista Eduard Lucas, il Presidente russo vuole provocare la reazione di Tallinn per sentirsi autorizzato ad intervenire militarmente anche nei Paesi Baltici

Catturato in territorio straniero e subito arrestato dopo un processo-lampo celebrato a porte chiuse ad un solo giorno dalla sua cattura. Questo è quanto accaduto a Eston Kohver: funzionario dei Servizi di Sicurezza dell’Estonia che, nella giornata di sabato, 6 Settembre, è stato condannato alla detenzione in Russia per spionaggio.

Come riportato dal Wall Street Journal, Kohver è stato illegalmente prelevato dalle forze dei Servizi Segreti della Russia nei pressi di Luhamaa: città dell’Estonia, vicina alla frontiera russa, dove il funzionario stava svolgendo regolare attività di controllo anti-contrabbando.

Sempre secondo i Servizi Segreti dell’Estonia, l’operazione sarebbe stata effettuata sulla base di un vero e proprio scenario da sequestro: interruzione delle comunicazioni radio nella zona del sequestro, minacce fisiche da parte degli aggressori, uso di granate fumogene per disorientare Kohver.

Pronta è stata la reazione del Ministro degli Esteri estone, Urmas Paet, che, dopo avere dichiarato la disponibilità totale di collaborare con le Autorità russe da parte del Governo dell’Estonia, ha chiesto alla Russia chiarimenti sulla vicenda.

Da parte sua, come riportato da Russia Today –canale di propaganda del Cremlino in inglese– i servizi segreti russi hanno dichiarato che Kovher è stato arrestato nei pressi della città di Pskov, in Russia, per azioni volte allo spionaggio.

Il caso Kovher non deve passare inosservato, in quanto esso rappresenta una significativa provocazione, dopo i voli aerei nei cieli dei Paesi Baltici e il sostegno ideologico alle proteste della popolazione russofona in Lettonia, attuata dal Presidente russo, Vladimir Putin, all’Estonia e agli altri Stati della regione.

A spiegare il perché è stato Edward Lucas, autore del profetico libro ‘La Nuova Guerra Fredda’ che, come riportato dall’autorevole Delfi, durante un’audizione presso la Camera dei Comuni britannica, ha rilevato come lo scopo di Putin sia quello di provocare frizioni atte a spostare l’impegno armato dell’esercito russo dall’Ucraina ai Paesi Baltici.

Nello specifico, Lucas ha sottolineato come, con la guerra in Ucraina, Putin abbia solo compiuto il primo atto di un’aggressione militare più vasta, tesa ad eliminare i due veri avversari del Presidente russo: la NATO e l’Unione Europea.

“È la geografia a giocare contro i Paesi Baltici: una striscia di terra priva di difese naturali, scarsamente popolata, e basso spessore strategico. Le economie di questi Paesi sono fortemente legate a quella russa sopratutto sul piano energetico, in quanto nessuno dei tre Stati della regione del Baltico è indipendente dalle importazioni di gas dalla Russia” ha dichiarato Lucas, per evidenziare il perché proprio i Paesi Baltici sono il prossimo obiettivo dell’aggressione militare di Putin in Europa.

“Estonia e Lettonia sono particolarmente sensibili all’interferenza della Russia su quella parte di popolazione russofona che a Tallinn e a Riga si ritiene ‘russa’ a tutti gli effetti. La Lituania, da parte sua, è vulnerabile in virtù delle ambizioni di Putin di creare un corridoio tra la Russia e l’enclave di Kaliningrad” ha continuato Lucas durante la sua audizione al Parlamento britannico.

USA, Francia, Italia, Polonia e Norvegia incrementano la resistenza dell’Ucraina. Anzi no

Ad avere compreso il problema della pressione di Putin sui Paesi Baltici è stato il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, in una visita a Tallinn precedente al vertice NATO di Newport, ha ribadito che gli USA, in accordo con l’Articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, difenderanno Estonia, Lettonia e Lituania in caso di aggressione militare da parte della Russia.

Una lettura adeguata della situazione è stata data anche dal Primo Ministro britannico, David Cameron che, a capo di una coalizione interna all’Alleanza Atlantica formata da Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, Estonia, Lettonia e Lituania, ha dato avvio ad una forza di pronta reazione NATO con base in Polonia orientata ad incrementare la capacità di difesa dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Inoltre, importante è anche l’impegno sottoscritto da USA, Francia, Italia, Polonia e Norvegia, che hanno avviato la fornitura di armamenti all’Ucraina per accrescere la capacità difensiva di un Paese europeo aggredito da Putin.

Come dichiarato sul suo account Facebook dal Segretario del Partito del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, la fornitura di armamenti rappresenta un gesto politico di contrarietà alla politica aggressiva della Russia in Europa Orientale.

Nella notte di Domenica, 7 Settembre, la notizia del sostegno militare difensivo all’Ucraina è stata smentita dai Governi di USA, Norvegia Italia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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NORDSTREAM: LA SECONDA TRATTA INAUGURATA COME REGALO A PUTIN

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 10, 2012

Ampliato il gasdotto che collega direttamente Russia e Germania ed isola sul piano energetico i Paesi dell’Europa Centrale. Il giallo legato alla portata della conduttura, ben lontana nei fatti da quella preventivata al momento dell’inaugurazione del suo primo lotto.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un gasdotto sottomarino di 1,224 chilometri di lunghezza è il regalo che il popolo russo, e parte di quello europeo, hanno fatto al presidente della Russia, Vladimir Putin, per il suo sessantesimo compleanno. Nella giornata di lunedì, 8 Ottobre, presso il terminale portuale di Portovaya, non lontano da Pietroburgo, è stato avviato ufficialmente il secondo tratto del Nordstream: gasdotto progettato dal Cremlino per aumentare la presenza della Russia nel mercato energetico europeo rifornendo di proprio gas direttamente la Germania.

Il Capo del monopolista russo, Gazprom, Alexei Miller, ha sottolineato come l’inaugurazione del secondo tratto del Nordstream sia avvenuta il giorno successivo al compleanno di Putin. Una non coincidenza, dal momento in cui, come riferito da Miller, è stato proprio Putin a concepire l’infrastruttura per isolare energicamente Paesi dell’UE politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

Ad evidenziare l’alto valore simbolico delle date in Russia è stata l’autorevole Gazeta Wyborcza, che ha sottolineato come anche il varo della prima tratta del Nordstream sia avvenuto in giorno simbolico: l’8 Novembre 2011, l’anniversario della Rivoluzione Bolscevica del 1917.

Oltre alle date, resta tuttavia un giallo sulla reale necessità dell’ampliamento di una conduttura che nei primi mesi di funzione ha dimostrato di non essere in grado di rifornire la Germania della quantità di gas prevista.

Al posto dei 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il Nordstream ha infatti trasportato in Europa solo 8,7 Miliardi di metri cubi e, come rilevato dal Centro Studi Orientali OSW, la prima tratta è stata sfruttata per solo un terzo della sua capacità.

Differente è invece l’opinione di Putin, che a margine dell’inaugurazione della seconda tratta ha sottolineato come il Nordstream sia un progetto in grado di soddisfare la crescente richiesta di gas da parte dell’Europa.

“Il Nordstream è senza dubbio uno dei più moderni sistemi di invio di gas su cui il Vecchio Continente può contare – ha dichiarato il Capo degli Investitori del Nordstream, l’ex-Cancelliere socialdemocratico tedesco Gerhard Schroder – la conduttura rifornirà l’Europa da uno dei giacimenti più ricchi della Russia”.

Oltre a Putin e a Schroder, alla cerimonia hanno presenziato il Cancelliere tedesco in carica, Angela Merkel, il Presidente francese, Francois Hollande, il Premier olandese, Mark Rutte.

Dal costo di 7,4 Miliardi di Euro, il Nordstream è compartecipato al 51% da Gazprom, al 15,5% dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.ON, e al 9% dalle compagnie francese e olandese Suez-Gaz De France e Gasunie.

Un progetto politico dalla dubbia trasparenza

Costruito per rifornire di gas russo la Germania bypassando i Paesi dell’Europa Centrale, il Nordstream è riuscito ad ottenere lo status di Gasdotto Europeo grazie al sostegno politico di Germania e Francia: Paesi tradizionalmente inclini a sostenere i piani energetici della Russia anche quando essi rendono impossibile l’avvio di una politica comune del gas UE.

Critiche al Nordstream sono pervenute da diversi ambiti. Il Portavoce del Commissario UE all’Energia, Ferran Taradellas, ha sottolineato come la conduttura voluta da Putin non aiuti l’Europa a diversificare le proprie forniture di gas, e costituisce un’ulteriore fonte di approvvigionamento di oro blu dalla Russia.

L’allora Ministro della Difesa polacco – oggi Ministro degli Esteri – Radoslaw Sikorski ha definito il Norstream come un nuovo Patto Molotov-Ribbentropp orientato a dividere l’Europa sul piano energetico e politico.

Il Capo del Centro di Ricerche della Svezia, Robert Larsson, ha sottolineato i danni ambientali che la realizzazione di un gasdotto sottomarino nel Mar Baltico avrebbe creato.

Nel suo libro “La Nuova Guerra Fredda”, l’analista inglese Edward Lucas ha infine sottolineato la scarsa trasparenza di un progetto registrato in Svizzera, nel Cantone di Zug: un fatto che consente al consorzio Nordstream di non rispettare le regole di trasparenza richieste dall’Unione Europea.

Lecito ricordare che, nel Settembre 2012, la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anticoncorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Il monopolista russo, forte anche dell’isolamento energetico dell’Europa Centrale provocato dal Nordstream, ha mantenuto alti i prezzi per il gas applicati agli ex-Stati del Blocco Orientale, ed ha concesso tariffari ribassati ai Paesi dell’Occidente del Vecchio Continente in cambio di contratti prolungati nel tempo, e del sostengo politico ai disegni di Mosca.

Matteo Cazzulani