LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA LASCIA L’UCRAINA A SECCO DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 24, 2012

Come preannunciato poche ore prima, il monopolista russo, Gazprom, ha trasferito il trasporto di oro blu riservato agli acquirenti Occidentali dalla tratta ucraina a quelle settentrionali: attraverso la Bielorussia e il Mar Baltico. La mossa è dettata dalla volontà di Mosca di impadronirsi dei gasdotti di Kyiv per unificare le proprie condutture con quelle già pre-acquisite in Unione Europea, e, così, mantenere la propria egemonia energetica, e politica, sul Vecchio Continente, l’Italia in primo luogo. L’Europa Centrale si ribella alla politica energetico-imperiale del Cremlino

Francobollo celebrativo dell'Urenhoj-Pomary-Uzhhorod di epoca sovietica

“Il transito del gas russo diretto in Europa per il territorio ucraino sarà presto pari a zero”. E’ con queste parole che giovedì, 23 Febbraio, il rappresentante del monopolista statale energetico russo Gazprom, Segej Kuprijanov, ha lanciato l’ennesimo attacco mediatico all’Ucraina e, de facto, ha riaperto il contenzioso per il gas tra Mosca e Kyiv.

Secondo Kuprijanov, il totale sfruttamento dei programmi infrastrutturali di Gazprom – di quelli realizzati e di quelli ancora in cantiere – permetteranno alla Russia di escludere il territorio ucraino dall’itinerario attraverso il quale Mosca invia il proprio oro blu agli acquirenti europei.

Nello specifico, Kuprijanov ha fatto riferimento al Nordstream – gasdotto sul fondale del Mar Baltico costruito dai russi per rifornire direttamente la Germania e bypassare Paesi politicamente invisi al Cremlino, come Stati Baltici e Polonia – e al gasdotto Jamal-Europa, che collega il territorio russo a quello tedesco transitando per Polonia e Bielorussia.

Come successivamente rilevato dall’autorevole Interfax, il flusso di gas attraverso il Nordstream sarebbe stato già incrementato a spese di quello del Jamal-Europa che, secondo i piani esposti da Kuprijanov, è stato liberato per supplire alla rinuncia dello sfruttamento della conduttura Urengoj-Pomary-Uzhhorod che attraversa tutto il territorio ucraino, e dalla quale transita l’80% del gas che Gazprom vende agli acquirenti occidentali, tra cui l’Italia.

Oltre all’immediato isolamento energetico dell’Ucraina, la Russia ha alzato la posta anche per il futuro. Sempre giovedì, 23 Febbraio, il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, ha ordinato al Capo di Gazprom, Aleksej Miller, di accelerare i tempi per la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino che, similmente al Nordstream, ha lo scopo di rifornire di gas russo direttamente l’Europa Occidentale, bypassando Stati ritenuti ostili al Cremlino come Romania, Moldova e, per l’appunto, l’Ucraina.

Pronta la risposta del Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, che dinnanzi alle minacce di isolamento energetico provenienti dalla Russia, si è detto comunque ottimista, e si è detto sicuro di trovare un’uscita dall’intricata situazione.

“I russi hanno la possibilità di sfruttare appieno il nostro sistema infrastrutturale energetico – ha dichiarato Azarov – se poi costoro hanno intenzione di buttare del danaro in progetti incerti che facciano pure”.

Secondo diversi analisti, Azarov – più o meno volutamente – non avrebbe colto la vera ragione della dura posizione presa dai russi. Con le minacce di isolamento energetico, accompagnate dalle accuse di appropriazione indebita del gas destinato agli acquirenti occidentali – che di recente Mosca ha mosso a Kyiv per mascherare il taglio delle forniture verso l’Europa: volutamente attuato per incrementare la pressione politica nei confronti degli ucraini – la Russia intende costringere l’Ucraina a cedere la gestione totale o parziale dei propri gasdotti.

Consapevole di non potere soddisfare la crescente domanda di gas da parte dell’Europa, ed intenzionata a mantenere la propria egemonia energetica sul Vecchio Continente, Mosca ha deciso di puntare sul controllo delle infrastrutture dell’UE, così da risultare determinante non solo nella compravendita di oro blu, ma anche nel suo trasporto attraverso l’Unione Europea.

Accordi in tale direzione sono già stati firmati con Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia: per questo, il controllo dei gasdotti dell’Ucraina rappresenta per la Russia una mossa strategica, necessaria per unire le proprie condutture a quelle già controllate nei Paesi UE.

Tale scenario comporterebbe gravi conseguenze in primis per l’Italia, che, già fortemente dipendente dal gas della Russia, si troverebbe costretta a fare i conti con un monopolista che, otre alle materie prime, controlla anche l’intero tragitto dei gasdotti da Mosca al Tarvisio.

Secondo diversi politologi, le possibilità di resistenza dell’Ucraina sono minime. Alla ricerca di uno sconto sulla bolletta del gas, e sempre più isolato a livello internazionale – sopratutto dopo la repressione politica scatenata contro esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko – il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, sarà presto costretto a cedere al diktat di Mosca.

Peraltro, Julija Tymoshenko – nota in Occidente per avere guidato nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione – è stata condannata al carcere proprio per avere firmato accordi energetici con la Russia con cui, pur accettando un tariffario oneroso, nel Gennaio 2009 ha garantito la sovranità dell’Ucraina sui propri gasdotti, e l’afflusso di gas in Unione Europea.

Polonia e Romania si ribellano alla Russia monopolista

Venuta meno l’Anima della rivoluzione arancione, altri sono gli enti, e i politici, che si oppongono alla politica imperiale del monopolista russo. Martedì, 22 Febbraio, il colosso energetico polacco PGNiG ha aperto un contenzioso con Gazprom presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma per richiedere la revisione di un contratto che lega Mosca a Varsavia dal 1996 e che, ad oggi, obbliga la Polonia a onorare tariffe più care di quelle imposte al resto dei Paesi dell’Unione Europea.

Nello specifico, PGNiG ritiene ingiusti, e politicamente motivati, gli sconti concessi da Gazprom alle principali compagnie dei soli Stati alleati della Russia, come Francia, Germania, Slovenia e Grecia. Questi ribassi, de facto, rendono la bolletta dei Paesi dell’Europa Centrale paradossalmente più salata rispetto a quella applicata a soggetti geograficamente più lontani dal territorio russo.

A reagire è stata anche la Romania. Su iniziativa del Presidente in persona, Traian Basescu, è stata avviata una campagna di ricerca di giacimenti domestici che, sempre martedì, 22 Febbraio, si è conclusa con successo: le compagnie Exxonmobile e OMV Petrom hanno individuato un serbatoio di gas nel mezzo del Mar Nero che consentirebbe a Bucarest un’autonomia energetica di tre anni.

“Cerchiamo di superare l’inverno gelido contando sul gas che siamo obbligati per contratto ad acquistare dalla Russia – ha dichiarato Basescu, come riportato dall’autorevole Mediafax – ma la Romania deve trovare forme alternative per superare le emergenze climatiche”.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: TRA RUSSIA ED UCRAINA E’ ANCORA GELO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 30, 2010

Mosca conferma il ruolo minoritario di Kyiv nella fusione Gazprom-Naftohaz. Southstream definito necessario per l’inaffidabilità del vicino

Il premier russo, Vladimir Putin

Viktor Janukovych da fastidio anche a Vladimir Putin. Nella giornata di giovedì, 29 dicembre, il Premier russo ha confermato la fusione delle compagnie statali del gas dei due Paesi, Gazprom e Naftohaz, in un unico supermonopolista.

L’operazione, attuata nel solo mercato ucraino — non in quello russo, né in quello mondiale — prevede la partecipazione di Kyiv come socio minoritario, in un soggetto che, ha garantito Putin, porterà risvolti positivi per ambo le economie.

“E’ una mia idea — ha dichiarato il Premier russo — Seppur socio di minoranza, Naftohaz avrà pieno diritto di partecipazione alla gestione del supermonopolista”.

Una doccia fredda, nel mezzo di un inverno ghiacciato, per il Capo di Stato ucraino, che ha accolto con favore la proposta avanzata da Putin lo scorso maggio, a Sochi, nel corso di un vertice con il suo collega ucraino, Mykola Azarov.

Mosca conferma il Southstream

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Ma c’è di più. Gazprom, illustrando i progetti in cantiere, ha confermato la costruzione del Southstream, giustifiandola come risarcimento al danaro perduto durante le precedenti crisi energetiche con l’Ucraina — 2006, 2007, e 2008.

Come illustrato dal rappresentante del monopolista russo, Sergej Kuprijanov, i circa 15 miliardi di euro investiti sono necessari per assiucurare le forniture di oro blu agli acquirenti dell’Europa Occidentale, meglio garantite dalla conduttura in cantiere, piuttosto che dalla rete infrastrutturale ucraina.

Un vero e proprio rosso diretto a Janukovych, che in sede internazionale ha definito il Southstream un progetto politico, contrario agli interessi di Kyiv. In alternativa, il Presidente ucraino ha persino concesso il prolungamnto della permanenza dei soldati russi in Crimea, ed offerto l’ingresso di capitali di Mosca nella gestione dei gasdotti di Kyiv.

Nota anche come Gasdotto Ortodosso, la conuttura collegherà, attraverso il fondale del Mar Nero, il sud della Russia alla Bulgaria. Da qui, un ramo sarà diretto a Grecia ed Italia. Un altro, verso Macedonia, Serbia ed Austria.

Progettata da Gazprom ed ENI, è compatecipata dalle compagnie energetiche statali dei Paesi interessati. Ad essi, si sono aggiunte la tedesca RWE e la francese Suez-Gaz de France. La sua entrata in funzione, prevista per il 2015.

Matteo Cazzulani