LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UNDICI ANNI SENZA GIJA GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 16, 2011

L’Ucraina ricorda il reporter di origine georgiana assassinato per la sua attività di opposizione all’ex-Presidente, Leonid Kuchma. Diverse manifestazioni in ucraina e Georgia in suffragio del simbolo della libertà di stampa. L’appello della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, a lottare per la stampa libera

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Un vuoto profondo nella stampa ucraina ed europea, difficile da colmare, sopratutto oggi. Il 16 Settembre 2000 il giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana, Heorhij Gongadze, è sparito al momento del suo ritorno a casa. Rapito e poi ucciso, come si saprà tre giorni più tardi al ritrovo del suo corpo: privato della testa, ed abbandonato non lontano dalla Capitale, Kyiv.

Una pagina nera della storia ucraina, purtroppo ancora non risolta. Le indagini sull’omicidio di Gija – com’è ricordato dai colleghi – provvedono in disordine, ed il processo aperto per stabilire mandanti ed esecutori lungi dall’essere chiuso con una condanna chiara e netta dei responsabili.

Tra i sospettati mandanti, l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, l’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchuk, suicidatosi nel 2005. Secondo registrazioni audio ottenute da Mykola Melnychenko, l’ex-guardia del corpo del Capo di Stato Emerito, Gija sarebbe stato eliminato per la sua attività di opposizione alle Autorità allora governanti, espresso platealmente un anno prima, quando, in occasione delle Elezioni Presidenziali del 1999, pur essendo liberale e patriota invitò gli ucraini a sostenere il comunista Petro Symonenko proprio contro Kuchma, ritenuto un pericolo per la democrazia del Paese.

Oggi, del coraggioso giornalista resta il giornale on-line da lui fondato, la Ukrajins’ka Pravda – la più autorevole fonte di informazione libera ed indipendente in Ucraina – ed un monumento in centro a Kyiv, ai piedi del quale è stata organizzata una manifestazione in suo ricordo, che unisce la Capitale ad altre città del Paese, e persino a Tbilisi, dove anche la comunità georgiana ricorderà Gija.

Un reporter coraggioso

Doveroso anche ricordare le conseguenze politiche che il suo sacrifico ha comportato: una forte reazione al suo omicidio provocò la costituzione del movimento Ucraina senza Kuchma e del Comitato di Rinascita dell’Ucraina, ai quali aderirono le principali forze dell’Opposizione patriottica, in una battaglia non-violenta per la democrazia e la libertà di stampa in ucraina ottenute solo nel 2005, in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Proprio l’anima di quei movimenti, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – oggi detenuta in isolamento, e, come un’altra decina di politici dell’Opposizione Democratica, sottoposta ad un processo politico – ha invitato al ricordo di una personalità importante per l’Ucraina, simbolo della lotta per il libero pensiero.

“E’ una persona da ricordare, anche solo con poche righe – ha dichiarato la Tymoshenko dalla sua cella all’Ukrajins’ka Pravda – perché la lotta per la democrazia passa dalla garanzia della Libertà di parola. Nessuna stabilità, nessuno sviluppo può essere ottenuto a costo della stampa indipendente – ha continuato – per questo, continuiamo a lottare – ha concluso – e a contrastare ogni tentativo di censura”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: AUTENTICHE LE REGISTRAZIONI DEL CASO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on April 7, 2011

Confermato il coinvolgimento dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma, e dell’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, nell’omicidio del giornalista di opposizione. La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, chiede di estendere le indagini al giro di affari del Capo di Stato emerito

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Nastri magnetici al centro della politica ucraina. Nella giornata di mercoledì, 6 Aprile, la Procura Generale ha confermato l’autenticità delle registrazioni di Mykola Mel’nychenko. Ex-Guardia del Corpo del Presidente emerito, Leonid Kuchma, coinvolto nel processo per l’omicidio del giornalista di opposizione, Gija Gongadze.

La prova, registrata di nascosto dal militare, certificherebbe le voci non solo di Kuchma, ma anche dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn – allora Capo dell’Amministrazione Presidenziale – e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005, e ritenuto il mandante dell’assassinio del fondatore della Ukrajins’ka Pravda.

Tuttavia, regna assoluta cautela. E, come confermato dal Vice-Procuratore Generale, Renat Kuz’min, Kuchma rimane indagato solo per abuso d’ufficio, in una delle pagine più tragiche per la Libertà di Stampa europea. Su cui, dal 2000, ancora non è stata fatta chiarezza.

Julija Tymoshenko per l’ampliamento delle indagini

Ad auspicare un utilizzo responsabile delle registrazioni dei nastri Mel’nychenko è la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Come dichiarato, da essi si potrebbero reperire dettagli non solo sul caso Gongadze – sui cui occorre giustizia – ma anche su un’epoca torbida, quella tra il 1996 ed il 2003, caratterizzata dalla svendita di terre, industrie, risorse energetiche, e benefici statali ad oligarchi vicini all’ex-Presidente.

In particolare, l’anima della Rivoluzione Arancione ha richiesto un’indagine sul possibile coinvolgimento in questo giro di affari dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, e del Premier, Mykola Azarov.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: INCONTRO KUCHMA-MEL’NYCHENKO SUL CASO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 5, 2011

Faccia a faccia in Procura tra l’ex-Capo di Stato e la sua guardia del corpo. Poche le rivelazioni sul contenuto dell’evento

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Un velo di mistero su un incontro tanto atteso. Nella giornata di lunedì, 4 Aprile, ha avuto luogo il faccia a faccia tra l’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, e la sua ex-guardia del corpo, Mykola Mel’nychenko.

Un evento già rinviato per tre volte, necessario ai giudici per procedere nelle indagini sull’omicidio del giornalista di opposizione, Gija Gongadze.

Bocche cucite sul contenuto dell’incontro. A parte Mel’nychenko. Il quale, all’uscita dalla Procura, si è lasciato scappare qualche dettaglio.

“Kuchma — ha illustrato — ha detto di essere venuto a conoscenza di fatti a lui estranei. Mi ha persino ringraziato”.

Cupo, invece, l’ex-Capo di Stato. Che, incalzato dalla stampa, ha risposto con laconica filosofia.

“Meno parli, meglio è — ha spiegato — in ogni caso, ad alcune domande ho risposto”.

Sul piano logistico, il faccia a faccia è avventuto alla presenza degli avvocati di ambo i protagonisti, dei giudici incaricati delle indagini, e di una squadra operativa della Procura adibiti alla registrazione.

Su quello procedurale, si inserisce nell’ambito dell’inchiesta aperta su Leonid Kuchma, accusato di abuso di potere nel caso Gongadze.

Ancora nessuna giustizia

Il giornalista di origine georgiana, fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, ed oppositore di Kuchma, è stato assassinato nel 2000. Il suo cadavere, privo della testa, è stato rinvenuto nei pressi di Kyiv, a tre giorni dalla scomparsa.

Secondo la Procura, il mandante sarebbe l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005.

Tuttavia, nastri magnetici registrati da Mel’nychenko certificherebbero le responsabilità dell’ex-Capo di Stato, intenzionato ad eliminare una delle migliori penne libere in un’Ucraina al tempo dominata da oligarchi e corruzione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER L’ACCUSA KUCHMA NON E’ IL MANDANTE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2011

L’ex-Capo di Stato, accusato di abuso d’Ufficio, continua a rinviare il confronto con i testimoni. Ed assume costosi avvocati.

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Nulla — quasi — da temere. Questo sembrerebbe il messaggio della Procura Generale nei confronti dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, sotto processo per l’omicio del giornalista d’opposizione, Gija Gongadze.

Secondo il documento ufficiale, reso noto dai media nella giornata di mercoledì, 30 Marzo, il Capo di Stato emerito è accusato di abuso di potere. Ma non di essere il mandante dell’assassinio del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, una delle poche voci libere del tempo.

Kuchma, stando all’accusa, avrebbe incaricato l’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, di interrompere l’attività giornalistica del eporter di origine georgiana. Successivamente, sarebbe stato l’ex-titolare del dicastero, suicidatosi nel 2005, ad ordinare l’esecuzione di Gongadze, all’allora Direttore del Servizio di Sicurezza, Oleksij Pukach.

Una ricostruzione che, se confermata, assolverebbe Kuchma dalle più pesanti accuse di partecipazione all’omicidio. Ciò nonostante, l’ex-Presidente è insidiato dalla sua ex-guardia del corpo, Mykola Melnychenko, con cui continua ad evitare ogni confronto.

Melnychenko ha consegnato registrazioni audio, che inchioderebbero il Presidente emerito come mandante dell’assassinio di Gongadze.

Ancora nessuna verità su Gija Gongadze

Una storia intricata, vergognosamente irrisolta da quando, nel 2000, Gija è stato ucciso dopo tre giorni di sequestro. Il suo cadavere, privo della testa, è stato ritrovato nei pressi di Kyiv, da dove si era allontanato. Addescato, forse, da un finto testimone.

Il Presidente, Viktor Janukovych, ha illustrato che il processo a carico del suo “padre politico” è un dovere per la giustizia del Paese.

L’avvocato della famiglia Gongadze, Valentyna Telychenko, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e molti politologi sono scettici sulle reali intenzioni di giustizia del Capo di Stato, e vedono la questione come un suo tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla repressione politica contro avversari politici e stampa libera.

Ciò nonostante, Kuchma si è premunito con una campagna acquisti di legali da Paperone. Nel pool di avvocati è stato ingaggiato persino Alan Derschovitz, difensore del fondatore di Wikileaks, Julien Assange.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LEONID KUCHMA INDAGATO PER L’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 23, 2011

La Procura Generale ampre un procedimento a carico dell’ex-Capo di Stato per l’assassinio del giornalista d’opposizione. Scettica la famiglia di Gija e Reporters sans Frontières. Per Julija Tymoshenko è una strategia politica del Presidente, Viktor Janukovych, per nascondere la repressione politica sul campo patriottico.

L'ex presidente ucraino, Leonid Kuchma

Abuso di potere. E’ questa la motivazione che, martedì, 22 Marzo, ha spinto il Vice-Procuratore, Renat Kuz’min, ad aprire un procedimento giudiziario a carico dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma.

Una decisione che, oltre a confinare in Patria l’ex-Capo di Stato, riapre il processo sull’omicidio di Gija Gongadze. Giornalista di opposizione a Kuchma, fondatore dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, assassinato nel 2000.

Tuttavia, il Presidente emerito è sospettato solo di abuso di ufficio. Non di essere il mandante dell’omicidio. Come, invece, testimoniato dai Nastri Melnychenko. Una registrazione, effettuata di nascosto dalla sua ex-guardia del corpo, che inchioderebbe sia Kuchma, che l’allora Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Volodymyr Lytvyn.

Ed è proprio l’attuale speaker della Rada a temere risvolti a suo carico, malgrado le rassicurazioni della Procura circa la limitazione all’ex-Capo di Stato degli interrogatori.

La messinscena di Janukovych

Scetticismo da parte della famiglia Gongadze. Come dichiarato dall’avvocato, Valentyna Telychenko, l’apertura del procedimento su Kuchma testimonia la conduzione politica delle indagini, e la loro incoerenza.

La Procura Generale ha archiviato il caso senza l’individuazione dei mandanti. Un suo precedente esame, invece, ne ha addossato la colpa all’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005.

Critiche anche da parte della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, convinta che il procedimento su Kuchma sia una strategia del Presidente, Viktor Janukovych, per presentarsi come paladino della giustizia, e mascherare i processi politici ai danni di esponenti del campo patriottico.

L’anima della Rivoluzione Arancione — ex-Primo Ministro — è confinata in Patria, con l’accusa di uso imporoprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko è detenuto in isolamento, come un carnefice. L’ex-Titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, è stato riconosciuto perseguitato dalla Repubblica Ceca, che gli ha concesso Asilo Politico.

Infine, all’attacco anche Reporters sans Frontières, che ha espresso scetticismo sulla reale volontà di fare chiarezza da parte della Procura.

Ed invitato i giudici ad estendere le indagini anche ad altri esponenti delle Autorità, coinvolti nell’omicidio del collega.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN UCRAINA: EPILOGO CON GIALLO A KHARKIV. ANCHE I COMUNISTI CONTRO I BROGLI DEL PARTIJA REHIONIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 2, 2010

Il Governatore Statale Provinciale della capitale dell’Ucraina sovietica assegna la vittoria al Partija Rehioniv. Protesta Bat’kivshchyna, che denuncia falsificazioni ed irregolarità. Nel capoluogo del Donbas, i comunisti accusano gli alleati di governo di manipolazioni

Il candidato sindaco di Kharkiv di Bat'kivshchyna, Arsen Avakov

Partita chiusa a Kharkiv. Solo per le Autorità, però. A sancirla, nel pomeriggio di martedì, 2 novembre, il Capo dell’Amministrazione Statale Provinciale, Mykhajlo Dobkin, forte dei faldoni contenenti tutti i 597 verbali delle sezioni elettorali, fieramente mostrati alla stampa.

Ad avere la meglio, Hennadij Kernes, candidato del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. Niente da fare per l’esponente di Bat’kivshchyna, Arsen Avakov, che avrebbe sfiorato l’impresa di strappare ai filogovernativi una storica roccaforte. Nello specifico, Kernes sarebbe stato preferito da 130.331 cittadini, mentre l’esponente del principale partito dell’Opposizione Democratica, da 127.605.

Una forbice minima, che pone il condizionale d’obbligo, e lascia la porta aperta a ricorsi e reclami. Soprattutto, alla luce delle denuncie pervenute da rappresentanti di lista della forza politica dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko. Infatti, irregolarità e brogli sarebbero stati attuati in quelle sezioni dove Avakov ha ottenuto numerosi consensi. Schede annullate senza motivo, né possibilità di contestazione, propaganda da parte dei rappresentanti di lista del Partija Rehioniv nei pressi dei seggi, interruzione ingiustificata delle operazioni di spoglio.

Ad avvalorare i dubbi sulla reale regolarità, il dato dell’exit-pool, che hanno assicurato al candidato di Bat’kivshchyna la vittoria per 34,38% a 30,6%. Un dato significativo. Che, tuttavia, Dobkin ha liquidato come mera strategia politica.

Il comunicato dell’Opposizione Democratica

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Quello della capitale dell’Ucraina sovietica, sommato agli altri casi di brogli certificati dalle ONG ucraine e dalla Commissione Elettorale Centrale, ha provocato la ferma reazione dell’Opposizione Democratica. In una nota congiunta, Bat’kivshchyna, Reformy i Porjadok, il Narodnyj Rukh, il partito dei Difensori della Patria, la Piattaforma Ucraina e Narodna Samooborona hanno denunciato la pianificazione della falsificazione della consultazione da parte della verticale del potere Janukovych-Azarov.

In particolare, espresso riferimento è stato fatto alla legge elettorale che, da un lato, ha impedito ad alleanze, blocchi e partiti registrati da meno di un anno di prendere parte alla consultazione. Dall’altro, ha determinato una distribuzione iniqua dei Rappresentanti di Lista nelle Commissioni Elettorali Territoriali. Ovviamente, in favore del Partija Rehioniv.

Inoltre, la nota ha denunciato la registrazione di liste-clone di Bat’kivshchyna nelle regioni di Kyiv e Leopoli. Tradizionali roccaforti, dove la principale forza politica dell’Opposizione Democratica non ha potuto presentarsi.

Anche i comunisti scontenti

Il segretario nazionale dei comunisti, Petro Symonenko

Ma non è solo il campo arancione a denunciare i brogli. Anche i comunisti hanno affermato di non riconoscere l’esito del voto della regione di Luhans’k. Motivo di tale scelta, le irregolarità commesse da rappresentati di lista regionali, sul modello di quelle denunciate da Bat’kivshchyna a Kharkiv. Una posizione senza se e senza ma, si direbbe nel Belpaese. Dal momento in cui il candidato sindaco, Spyrydon Kilinkarov, ha assicurato di esporre ricorso anche in caso di sua vittoria finale sull’esponente del partito di governo, l’uscente Serhij Kravchenko.

Una posizione di onestà intellettuale, che, secondo alcuni esperti, minerebbe seriamente gli equilibri di governo. Infatti, i comunisti, assieme al Blocco Lytvyn, appartengono alla coalizione di maggioranza, capeggiata dal Partija Rehioniv.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI AMMINISTATIVE IN UCRAINA: L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA AVANTI IN ROCCAFORTI REGIONALI. BROGLI PERMETTENDO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 1, 2010

Bat’kivshchyna conquisterebbe Kremenchuk e Zaporizhzhja. Vinnycja a Nasha Ukrajina. Ai democratici anche Cherkasy e Chernivci. Il Partija Rehioniv vincerebbe a Kherson, Dnipropetrovs’k e Luhans’k. Sale il rating di Svoboda

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Per l’Opposizione Democratica, buoni segnali dagli exit-poll locali. Stando allo studio sociologico dell’agenzia GfK Ukraine, Bat’kivshchyna avrebbe conquistato anche Kremenchuk – nella regione di Poltava – e Zaporizhzhja. Due risultati importanti, soprattutto perché ottenuti in centri da sempre controllati dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

I risultati dell’Opposizione Democratica

Il sindaco riconfermato di Leopoli, Andrij Sadovyj

Nella cittadina della Poltavshchyna, il candidato sindaco del principale partito dell’Opposzione Democratica, Oleh Babajev, avrebbe ottenuto il 49,2% dei consensi, contro il 25,6% del regionale Hlukhov. A Zaporizhzhja, l’esponente di Bat’kivshchyna, Oleksandr Sin, avrebbe staccato il regionale Volodymyr Kal’cev per 41,26% a 31,5%.

Altra vittoria per una forza dell’Opposizione Democratica, a Vinnycja, dove il candidato di Nasha Ukrajina, Volodymyr Hrojsman, avrebbe raccolto il 77% dei voti, contro l’11,2% dell’esponente di Svoboda, Anton Bajdachenko.

Competizioni interne al campo democratico, anche a Cherkassy – con il candidato del Partito dei Democratici Liberi, Serhij Odarych, in testa sull’esponente di Bat’kivshchyna, Mykola Buhatec’kyj per 40,4% a 13,6% – ed a Chernivci, dove l’esponente di Jedynist’, Mykola Fedoruk, con il 63,6% batterebbe quello del Partito Repubblicano Ucraino, Vasyl’ Zabrods’kyj, con l’8,4%.

Le conferme della maggioranza

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Ancora aperte, altresì, competizioni importanti. A Kherson, gli exit-pool danno il regionale Volodymyr Sad’o avanti sul candidato del partito Ridne Misto, Ihor Senchev, per 33,08% a 13,98%. Una percentuale molto simile a quella di un protocollo segreto, destinato alla Commissione Elettorale Territoriale del capoluogo della Tauria, intercettato da rappresentati di lista dell’opposizione il giorno prima del voto, e divulgato prontamente alle agenzie.

Le ultime rilevazioni prima delle consultazioni hanno certificato la vittoria di Senchev, e Sad’o in forte calo. Ciò nonostante, l’esponente del Partija Rehioniv cercherebbe in ogni modo la riconferma, per sfuggire a denuncie di corruzione già depositate a suo carico.

Sorride al partito del potere Dnipropetrovs’k. Qui, infatti, Ivan Kulichenko sarebbe stato riconfermato con il 40,1% dei consensi, contro l’esponente di Ucraina del Futuro, Svjatoslav Olijnyk, con il 16,1%. Nessuna sorpresa nemmeno a Luhans’k, dove il Partija Rehioniv ha dovuto fronteggiare l’opposizione dei comunisti, alleati di governo in Parlamento. Il sindaco uscente, Serhij Kravchenko, avrebbe sconfitto il candidato della Kompartija, il Deputato Spyrydon Kilinkarov, per 40,9% a 34,2%.

Significativa, tuttavia, l’affluenza, non all’altezza della media della regione nelle passate elezioni. Un dato che testimonierebbe una flessione del consenso nei confronti del Partija Rehioniv, in quella che è la sua roccaforte.

Svoboda incrementa

Il capo di Svoboda, Oleh Tjahnybok

Simile parallelo può essere fatto per la regione di Leopoli, culla di voti per Bat’kivshchyna. A causa di liste-clone, presentate da transfughi, dimissionati per essere passati alla Rada tra le file della maggioranza, il partito di Julija Tymoshenko non ha potuto presentarsi nella città delle cinque culture.

Un vacuum che, se, da un lato, non ha impedito la rielezione del candidato arancione Andrij Sadovyj – appoggiato dal Partito Cristiano Repubblicano – sul regionale Petro Pysarchyk, dall’altro ha causato la polarizzazione del voto nei confronti di quelle forze politiche più radicali nell’opposizione a Janukovych. In primis, il partito patriottico Svoboda, stimato, nel capoluogo della Galizia, al 34%. Un risultato considerevole, che rilancerebbe anche in chiave nazionale la forza di Oleh Tjahnybok.

Se confermata, la situazione degli exit-pool certificherebbe vittorie significative per l’Opposizione Democratica, abile a battere il Partija Rehioniv in alcune delle sue roccaforti. Ciò nonostante, i dati finora divulgati sono il frutto di interviste effettuate presso i seggi durante le operazioni di voto.

Ed i casi di falsificazioni, registrati prima e dopo le consultazioni, potrebbero stravolgere i risultati dei sondaggi post-elettorali.

Matteo Cazzulani

DIECI ANNI FA L’OMICIDIO GONGADZE. GIORNALISTA LIBERO. UOMO CORAGGIOSO

Posted in Caso Gongadze by matteocazzulani on September 16, 2010

Chiuse le indagini sull’omicidio del giornalista indipendente. Mandante riconosciuto nell’ex ministro dell’interno, suicidatosi nel 2005. Sconforto della madre, perplessità di legale ed opposizione. Solidarietà dai colleghi: “Giustizia”.

Girija Gongadze

Dopo dieci anni, sul caso Gongadze nessuna verità. Nella giornata di mercoledì, 15 settembre, la Procuratura generale ha chiuso le indagini sull’omicidio del giornalista indipendente ucraino, individuandone il mandante nell’ex ministro degli interni, Jurij Kravchenko.

“Una menzogna totale” ha commentato la madre alla Deutche Welle, distrutta, dinnanzi alla notizia della fine del processo, beffardamente conclusosi esattamente a dieci anni dalla scomparsa di suo figlio.
Nato in Georgia, Girija – com’era chiamato da coleghi ed amici – era un giornalista indipendente. Una di quelle penne libere, impegnate nello sviluppo della democrazia nell’Ucraina di Leonid Kuchma. Presidentissimo avversato, sulla cui condotta autoritaria Gongadze spendeva fiumi di inchiostro virtuale dalla Ukrajins’ka Pravda, il giornale on-line da lui fondato.

Un giornalista libero. Un uomo coraggioso 

Girija ha pagato caro il suo impegno politico: il 16 settembre del 2000, il suo corpo è stato ritrovato nei pressi della capitale, in un campo, privo della testa. Tre giorni prima, era salito a bordo di una Hundai Sonata, attirato da un presunto testimone che lo aveva contattato. Due mesi più tardi, il 28 novembre, sono spuntati dei nastri magnetici in cui l’ex guardia del corpo del presidente, Mykola Mel’nychenko, avrebbe registrato l’ordine di eliminare Girija, dato da Kuchma a Kravchenko ed al procuratore generale, Oleksij Pukach.

Proteste sul Majdan Nezalezhnosti

Nonostante la scarsa qualità, le registrazioni – poi rivelatesi autentiche – sono state sufficienti per avviare le indagini e, soprattutto, provocare lo sdegno generale, concretizzatosi nel movimento di protesta “Ucraina senza Kuchma”, autore di una mobilitazione permanente nella piazza principale di Kyiv, il Majdan Nezalezhnosti.
In dieci anni di inchiesta, Pukach ha indicato come mandante dell’omicidio Kravchenko, suicidatosi nel 2005. All’indomani di quella Rivoluzione Arancione che, con le armi della non violenza, ha detronizzato Kuchma – nel frattempo, sempre dichiaratosi innocente.

Perplessità sulla sentenza

Dubbioso sulla sentenza anche l’avvocato della madre di Girija, Andrij Fedur, secondo cui non vi sarebbe alcuna spiegazione logica sul perché l’ex ministro degli interni avrebbe commissionato l’omicidio del giornalista indipendente. Il legale ha promesso di continuare la battaglia in tribunale, affinché sulla faccenda sia fatta chiarezza.

Il deputato dell’Opposizione Democratica, Stepan Kurpil’, ha sottolineato la valenza politica della sentenza, con la volontà da parte del presidente, Viktor Janukovych, di chiudere la pratica per dimostrare di avere a cuore la questione. Tuttavia, il parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna ha sottolineato come una reale impegno sulla questione non sia mai stato profuso, né durante i primi mesi di amministrazione dell’attuale presidente – allora delfino di Kuchma – né sotto quella del predecessore, Viktor Jushchenko.

Chi non si arrende sono anche organizzazioni apartitiche e, soprattutto, i colleghi di Gongadze, determinati nel richiedere giustizia e pene severe per i reali mandanti di quella che è stata una delle pagine più nere della storia recente dell’Ucraina. A dichiararlo, sempre alla Deutsche Welle, il Presidente dell’Accademia della Stampa ucraina, Valerij Ivanov.

La risposta di Kuchma. Le preoccupazioni della Merkel. Il silenzio di Obama

Dal canto suo, Kuchma ha accolto la sentenza con soddisfazione, e ha definito l’affaire una provocazione internazionale organizzata da servizi segreti occidentali. A conferma del suo punto di vista, ha lodato il nuovo corso della politica estera americana, ed invitato Obama ad avere uno sguardo meno intrusivo sul Paese. 

Malgrado le rassicurazioni di Kuchma, in molti in Ucraina – e non solo – chiedono giustizia e verità. In particolare, in seguito ad un simile caso, recentemente verificatosi nella città di Kharkiv. Lo scorso 11 agosto, si sono perse le tracce del redattore della rivista locale “Novyj Styl’”, Vasyl’ Klyment’jev, impegnato in un’inchiesta sui servizi segreti ucraini.
Pochi giorni prima, l’associazione internazionale Réportères Sans Frontières ha lanciato l’allarme circa il peggioramento della condizione dei giornalisti in Ucraina dallo scorso mese di marzo. Tale preoccupazione è stata ripresa, ed esposta a Janukovych, dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, in occasione dell’ultimo vertice bilaterale di Berlino.

Matteo Cazzulani