LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin scende in campo alle Europee. Con Le Pen, Salvini, Jobbik ed Alba Dorata

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on April 12, 2014

Secondo l’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, per destabilizzare l’Unione Europea ed estendere l’influenza russa in Europa, il Presidente russo, oltre che della forza militare e del gas, si avvale anche di una coalizione di Partiti di estrema destra ed euroscettici in grado di ottenere ampi consensi. La dottrina del conservatorismo post-sovietico e l’odio per l’immigrazione e gli Stati Uniti d’America tra le motivazioni che spingono movimenti europei ad abbracciare lo zar del gas come loro riferimento

Una grande famiglia elettorale europea per ottenere un buon risultato sull’onda dell’euroscetticismo e minare dall’interno il funzionamento di un’Unione Europea che, come dimostrato dal caso ucraino, se agisce unita e con una voce sola è ancora in grado di dare forza allo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo. Questa, secondo quanto riportato da uno studio del Marzo 2014 dell’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, è la strategia elettorale per le prossime Elezioni Europee del Presidente russo, Vladimir Putin.

Come riportato dal documento -visualizzabile al seguente link http://www.riskandforecast.com/useruploads/files/pc_flash_report_russian_connection.pdf – Putin avrebbe deciso di estendere l’influenza della Russia in Europa non solo con la forza militare e con il gas, come finora fatto rispettivamente con l’Ucraina e con i Paesi dell’UE, ma anche con la presenza di una coalizione elettorale a lui fedele in grado di influenzare le decisioni politiche delle Istituzioni europee e, se possibile, rallentare la già fin troppo farraginosa macchina decisionale dell’Europa unita.

Il sostegno dato da Putin a questo partiti sarebbe, più che di natura economica, di carattere logistico, con la fornitura di un know how e di una copertura mediatica che, aggiunta all’assistenza data a questi soggetti partitici da Mosca, porta al compattarsi di questa coalizione a partire da elementi di carattere ideologico e propagandistico che, in un’Europa fortemente in crisi, fanno breccia sull’elettorato poco colto ed incolto.

Nella rete della coalizione putiniana in Europa sono presenti sopratutto Partiti di estrema destra e movimenti euroscettici che, con la critica aspra all’Europa basata sul sentore della pancia della gente più che su valide e fondate argomentazioni, da un lato minano a racimolare consensi e, dall’altro, sviluppano un pensiero di netta opposizione non solo all’UE, ma a tutta la civiltà occidentale nel suo complesso, a cui contrappongono la Russia di Putin come nuovo punto di riferimento geopolitico.

Dichiarazioni in tale direzione sono state effettuate, ad esempio, dal Capo del Fronte Nazionale francese, Marine Le Pen, che ha invitato a superare l’UE della burocrazia e delle tasse con l’Unione Pan-Europea che, oltre agli Stati Nazionali europei, comprenda anche Svizzera e Russia, chiudendo le porte alla Turchia.

Tra i principali esponenti della coalizione putiniana lo studio annovera anche il Segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha dichiarato come la Russia sia il futuro e come il Carroccio miri a cementare le relazioni con la Federazione Russa.

Su posizioni marcatamente filorusse ci sono anche i greci di Alba Dorata, che, come dichiarato dal loro Capo, Nikolaos Michaloliakos, propongono una stretta coalizione con Mosca destinata a dominare l’Europa, in quanto la Grecia è ritenuta superpotenza del mare, mentre la Russia e la superpotenza della terra.

A distinguersi per posizioni filo putiniane è anche il movimento di estrema destra ungherese Jobbik che, forte del 20% ottenuto nelle ultime elezioni ungheresi, ritiene necessario costruire un’Unione Euro-Asiatica che valorizzi il ruolo dei popoli e delle regioni, che che veda l’Ungheria esercitare la funzione di ponte tra Europa e Russia.

Oltre al Partito Nazionale Britannico, che ha dichiarato che le elezioni politiche russe sono più corrette di quelle che si attuano in Europa, della coalizione filo putiniana che partecipa alle prossime Elezioni Europee fanno parte anche il Partito della Libertà olandese, la FPO austriaca, i Democratici Svedesi e l’Interesse Fiammingo.

Oltre che tattica, la decisione di Putin di formare una coalizione in suo supporto per le prossime Elezioni Europee è motivata anche dalla dottrina dell’Eurasismo: un preciso progetto ideologico, con cui il Presidente russo si è presentato agli elettori durante le elezioni Presidenziali del 2012, che prevede la costituzione di una superpotenza russa che compatta sotto la sua egida i Paesi dell’Europa, considerata una propaggine della Grande Russa.

Questa dottrina, ribattezzata Conservatorismo post-sovietico, è pienamente accolta dai Partiti di estrema destra europei per contestare l’UE. Non a caso, i Partiti in questione hanno sostenuto i dittatori ucraini, bielorussi e siriani Yanukovych, Lukashenka ed Assad, hanno condannato l’intervento umanitario della NATO in Kosovo, propagano odio verso la Turchia, gli immigrati e il riconoscimento delle coppie di fatto sia etero che omosessuali, attingendo non poco dall’antiamericanismo latente ben radicato in molti dei Paesi dell’Unione, Francia e Italia in primis.

Questi Partiti nulla hanno detto, e semmai hanno persino negato, in merito alle violazioni dei Diritti Umani perpetrate dalla Russia di Putin in Cecenia e in altri teatri geopolitici, né hanno mai condannato la sistematica repressione della Libertà di Stampa, di Parola, di Associazione e di Pensiero, con tanto di arresti ed omicidi di attivisti politici e giornalisti.

Un preciso monito per le prossime Elezioni: salvare la Democrazia e la Libertà

Il rafforzamento della coalizione putiniana, che ha avuto sostenitori, per lo meno sul piano economico, anche da casi singoli appartenenti ad altre famiglie politiche -basti pensare al sostegno a Putin dato da Orban, Berlusconi, Schroder e Tsipras- crea un forte punto di preoccupazione per il mantenimento non solo dell’Unione Europea, ma della civiltà europea in generale.

Per evitare il ritorno ad un medioevo politico, in cui l’odio per il diverso e l’assenza di democrazia regolano la Cosa Pubblica, è auspicabile che ad ottenere il maggior numero di consensi siano quelle forze politiche europee che sostengono un rafforzamento politico dell’UE, in quanto è solo con l’Europa che i Paesi dell’Unione possono uscire dalla crisi.

Gli elettori europei su questo avranno due opzioni ben precise: sostenere chi propone una maggiore attenzione al sociale e al lavoro, oppure chi continua a dare appoggio al rigore finanziario -nello specifico, rispettivamente PSE e PPE- ma senza mai mettere in discussione i valori che l’Europa è stata in grado di garantire per un secolo circa in un continente devastato da secoli di odi e divisioni: Pace, Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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LA CRIMEA NON È IL KOSOVO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on March 14, 2014

L’occupazione militare russa della penisola ucraina è orientata ad annettere una regione di uno stato indipendente, L’Ucraina, senza alcuna motivazione di carattere umanitario, come invece è successo in Serbia nel 1998. L’imperialismo armato di Putin contrapposto all’internazionalismo liberale di Clinton

La separazione della Crimea come il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo: una bugia grossa come una casa su cui la Russia di Putin sta facendo leva per legittimare l’occupazione militare dell’Ucraina e lo smembramento del territorio ucraino.

Nella dichiarazione di indipendenza che, martedì, 11 Marzo, il Parlamento della Repubblica autonoma di Crimea ha proclamato sotto il controllo dell’esercito russo è stato sancito che ogni regione del Mondo ha il diritto di dichiararsi autonomo dallo stato a cui appartiene, così come fatto nel 2008 dal Kosovo nei confronti della Serbia.

Il paragone tra Crimea e Kosovo è stato orchestrato dal Presidente russo, Vladimir Putin: il vero regista della separazione della Crimea dall’Ucraina, attuata per mezzo di un’occupazione militare della penisola che, oggi, costituisce una Repubblica Autonoma all’interno dello stato ucraino.

Oltre alla modalità -l’occupazione militare è un gesto che appartiene a logiche geopolitiche del secolo passato- a preoccupare è sopratutto la retorica utilizzata da Putin, che si avvale di mistificazioni della storia recente per autorizzare l’occupazione militare di un Paese sovrano ed indipendente come l’Ucraina.

Il paragone tra la penisola ucraina e l’entità statale balcanica è errato innanzitutto per la modalità dell’intervento militare. Se la Russia ha giustificato l’occupazione militare per tutelare i diritti della popolazione russofona della Crimea, l’azione della NATO in Serbia nel 1998 è stata necessaria per arrestare il genocidio della popolazione albanese del Kosovo da parte del Presidente serbo, Slobodan Milosevic.

La riflessione sulla ratio dell’occupazione russa della Crimea e dell’intervento della NATO in Kosovo è un punto estremamente importante. La Russia ha ritenuto opportuno penetrare nella penisola ucraina per “proteggere” la popolazione russofona senza che essa sia mai stata discriminata da parte di Kyiv -al contrario, il russo è addirittura la lingua ufficiale in Crimea, e la penisola gode di un’ampia autonomia dal governo centrale dell’Ucraina. Nel 1998, l’Alleanza Atlantica è stata invece costretta a bombardare Belgrado per porre fine alla pulizia etnica degli albanesi nella Serbia meridionale -leggasi violazione dei Diritti Umani- perpetrata da Milosevic.

Oltre che per la differente natura dell’intervento militare -etno-linguistico quello dei russi in Crimea, umanitario quello della NATO in Kosovo- i due casi si distinguono anche perché l’occupazione della Crimea da Parte di Mosca mira alla sottrazione forzata della penisola ucraina dal controllo di Kyiv ed alla sua immediata integrazione nella Federazione Russa, mentre i bombardamenti aerei della NATO in Serbia, che non sono mai stati seguiti da un’occupazione militare, hanno portato alla creazione di un nuovo stato indipendente e sovrano sia dalla Serbia che dall’Albania.

È opportuno inoltre ricordare che mentre l’occupazione della Crimea da parte della Russia è motivata dalla volontà di Mosca di annettere la penisola ucraina, l’intervento militare della NATO non era affatto teso a rendere il Kosovo una regione di uno dei Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Infine, ciò che differenzia l’occupazione militare russa della Crimea e l’intervento della NATO in Kosovo è l’impostazione ideologica che sta alla base delle due azioni: uno scontro tra l’imperialismo putiniano e il liberalismo internazionale della tradizione democratica degli Stati Uniti d’America.

L’occupazione militare della Crimea è motivata dal desiderio di Putin di prendere il controllo dell’Ucraina per conferire alla Russia lo status di superpotenza mondiale -e, nel contempo, di indebolire l’Europa. Mosca, per ragioni geopolitiche, energetiche ed anche culturali, non potrà mai ricoprire un ruolo di primo piano nella geopolitica mondiale fino a quando in Europa permarrà uno stato ucraino indipendente ed autonomo dall’influenza del Cremlino.

L’intervento dell’Alleanza Atlantica in Serbia si è basato invece sulla dottrina Clinton, che prevede, solo quando la diplomazia ha completamente cessato il suo ruolo, l’intervento militare mirato e temporaneo per garantire il rispetto della democrazia e dei diritti umani nel Mondo: due principi la cui tutela sta alla base della sicurezza nazionale non solo degli USA, ma anche di tutto l’Occidente.

L’Europa chiamata a fare la sua parte per la pace

Mistificazione della storia, distorsione della lettura di alcune pagine del recente passato, polarizzazione di due modelli di interventismo -imperialistico e umanitario- riflette quanto l’occupazione russa della Crimea sia l’ennesimo sintomo di come il Mondo si trovi oggi alla soglia di un possibile conflitto di portata internazionale.

Preso atto dell’aggressività di Putin, dell’inesistenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e del fiato corto che oggi hanno gli USA, un’enorme responsabilità per evitare lo scoppio di una guerra spetta dunque all’Europa.

È compito dell’UE, come da sua tradizione, attivarsi in maniera risoluta e determinata per la continuazione del dialogo con tutte le parti in campo, senza tuttavia concedere a Mosca il diritto di violare la sovranità di Paesi non russi e diritti fondamentali come la democrazia, la libertà ed i Diritti Umani.

Nel bel mezzo di una crisi economica senza precedenti, l’Europa non può permettersi un’altra guerra. Al contrario, l’UE deve cogliere l’occasione per imporsi nella geopolitica mondiale come l’alfiere nonviolento di quei principi -Democrazia, Diritti Umani, Libertà e Progresso- che hanno garantito la pace in un continente colpito da secoli di odi, eccidi e divisioni profonde.

Matteo Cazzulani