LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

CASO JULIJA TYMOSHENKO: SANZIONI PER PIU’ DI DIECI POLITICI AL POTERE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 3, 2012

Il Partito della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Bat’kivshchyna, rende noti i nomi delle Autorità di Kyiv ritenute responsabili per l’ondata di repressione politica che ha colpito una decina di esponenti del campo arancione. Oltre al Presidente, Viktor Janukovych, inseriti suo figlio  il Premier, i Procuratori e i giudici dei processi organizzati a carico dell’Eroina della Rivoluzione Arancione

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza

Tre gruppi per una decina di sanzioni che Bruxelles e Washington dovrebbero apportare per reagire alla repressione della democrazia in Ucraina. Nella giornata di venerdì, Primo di Giugno, l’autorevole quotidiano Kommersant” Ukrajina ha ottenuto l’elenco dei nominativi che sono stati indicati alle Autorità politiche di Unione Europea e Stati Uniti come responsabili dell’arresto diurna decina di esponenti dell’Opposizione Democratica ucraina.

A redigere la lista è stato Hryhorij Nemyr’ja, uno dei Leader di Bat’kivshchyna: la forza politica della Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko, detenuta in un carcere di massima sicurezza dal 5 Agosto 2011 dove, dopo non avere subito cure mediche per diversi mesi, è stata addirittura vittima di percosse da parte delle Autorità carcerarie.

Nel primo gruppo dell’elenco rientrano esponenti politici che attualmente governano l’Ucraina, che Bat’kivshchyna ha ritenuto i veri mandanti politici dell’ondata di arresti degli esponenti dell’Opposizione Democratica.

Tra essi, oltre al Presidente, Viktor Janukovych, rientrano il figlio del Capo di Stato Oleksandr Janukovych – Deputato Nazionale e oggi una delle personalità più ricche del paese – il Consigliere del Presidente, Andrij Portnov, il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Serhij L’ovochkin, il Primo Ministro Mykola Azarov, e il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko.

Nel secondo gruppo sono stati inseriti i giudici e i procuratori che hanno partecipato ai processi acarico della Tymoshenko e di un’altra decina di personalità di spicco del campo arancione, come il Procuratore Generale Viktor Pshonka, i suoi Vice Jevhen Blazhivs’kyj e Renat Kuz’min , il magistrato Rodion Kirejev, e i Procuratori Lillja Frolova e Oleksandr Nechvohlod.

Il terzo gruppo contiene gli esperti che, per conto del colosso energetico ucraino, hanno certificato le indagini compiute per conto del colosso energetico nazionale Naftohaz a carico di Julija Tymoshenko, e che hanno fornito i capi d’accusa con cui la Tymoshenko è stata condannata l’11 Ottobre 2011.

La condanna dell’Occidente

Alla Leader dell’Opposizione Democratica, ex-Primo Ministro, sono stati sentenziati sette anni di detenzione in isolamento più tre di interdizione dalla vita politica per la firma di accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse dello stato.

Il processo con cui la Tymoshenko è stata condannata si è svolto in maniera irregolare: con l’imputata detenuta in misura preventiva in galere, la difesa sistematicamente privata della possibilità di presentare testimoni e prove a sostegno dell’arringa.

Condanne al trattamento illiberale che l’Amministrazione Janukovych ha riservato agli esponenti dell’Opposizione Democratica – oltre alla Tymoshenko, all’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, l’ex-viceministro della Difesa, Valerij Ivashchenko, e l’ex-Viceministro dell’Ambiente, Heorhij Filipchuk – sono state mosse a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, ONU, Consiglio d’Europa, NATO, Canada, Australia e Federazione Russa.

Matteo Cazzulani

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ACCORDO DI ASSOCIAZIONE UE-UCRAINA: GIALLO SULLA PARTECIPAZIONE DI VIKTOR JANUKOVYCH AL VERTICE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2011

Il Presidente ucraino non conferma la presenza al summit euro-ucraino per la firma di un documento storico, che riconoscerebbe a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato di Bruxelles oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Pressing della Diplomazia polacca e svedese su Rinat Akhmetov per evitare il remake dello scenario bielorusso sulle Rive del Dnipro. Continua la pressione energetica della Russia

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

“Il 19 Dicembre sarò là dove necessario per gli interessi nazionali ucraini”. E’ con questa frase enigmatica che il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha chiuso il dibattito con la stampa circa la sua presenza o meno al Summit UE-Ucraina: un’occasione storica, in cui Kyiv e Bruxelles potrebbero firmare un Accordo di Associazione con cui l’Unione Europea riconoscerebbe alla parte ucraina il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera, e Norvegia.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui nella giornata di giovedì, 24 Novembre, l’autorevole agenzia Interfax ha comunicato la presenza di Janukovych al vertice della Comunità Economica Eurasiatica – CEEA – fissato a Mosca proprio il 19 Dicembre. Notizia subito smentita sia dalla stessa CEEA, che ha chiarito di non avere nemmeno preparato gli inviti, che dalla Rappresentanza dell’Unione Europea di Kyiv, impegnata nella preparazione di un summit importante ancora non cancellato.

Dunque, un vero e proprio giallo a cui una risposta ha provato a darla l’altrettanto autorevole Kommersant” Ukrajina, secondo cui, sulla base di fonti ben informate, la notizia della partecipazione del Capo dello Stato ucraino al vertice eurasiatico sarebbe una provocazione orchestrata dalla stessa Amministrazione Presidenziale per alzare la posta in gioco con l’Unione Europea negli ultimi giorni di trattative prima del varo dell’Accordo di Associazione.

Concorde con tale versione, il noto politologo Volodymyr Fesenko, il quale, come riportato da Radio Liberty, ha illustrato quanto sia rischiosa la nuova trovata di Janukovych che, in seguito ai continui tira e molla, alle ramanzine non ascoltate, ed alle promesse non mantenute, potrebbe irritare anche chi a Bruxelles – Gran Bretagna, Paesi dell’Europa Centrale e, nell’Europarlamento, conservatori, socialdemocratici, e deputati polacchi del Partito Popolare Europeo – continua a sostenere la conclusione delle trattative con Kyiv entro la data del summit.

Finora, le parti hanno ultimato i negoziati per la parte tecnica dell’Accordo – con la creazione di una Zona di Libero Scambio UE-Ucraina e l’apertura dei mercati europei ai prodotti di Kyiv – ma in stallo è rimasta quella politica: la parte ucraina chiede l’ingresso nell’UE entro i prossimi 10 anni, mentre l’Unione Europea aspetta un gesto di chiaro rispetto dei diritti umani e della democrazia, come processi onesti e partecipazione alle prossime elezioni parlamentari di esponenti dell’Opposizione incarcerati dopo procedimenti dalla dubbia correttezza, in primis della Leader degli arancioni, Julija Tymoshenko.

Diplomazia sportiva vs. politica energetica

Per uscire dall’impasse diplomatica, alcuni esperti hanno avanzato l’ipotesi di stralciare il documento, con la firma in Dicembre della parte economica, ed il rinvio di quella politica a tempi migliori. Una soluzione che scontenta tutti, ma che almenotiene aperta una questione di vitale importanza per ambo le parti. L”integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea è condicio sine qua non per la sicurezza ed il rilancio economico di Bruxelles, sopratutto dinnanzi al ritorno di una Russia dalle velleità imperiali, che, proprio con il progetto eurasiatico, sta ristabilendo la propria egemonia sui Paesi ex-URSS: Ucraina inclusa.

Non è un caso se, di recente, si sono moltiplicati gli sforzi diplomatici di esponenti del Vecchio Continente: mai come ora così di frequente in Ucraina. Mercoledì, 23 Novembre, i Ministri degli Esteri polacco e svedese, Radoslaw Sikorski e Karl Bildt, hanno approfittato dell’invito alla Partita di Champions’ League Shakhtar Donec’k-Porto – per la cronaca, vinta dagli ospiti per tre a zero, con conseguente esclusione dalla ex-Coppa dei Campioni della squadra dei minatori del Donbas – per indurre Rinat Akhmetov, Presidente della formazione padrona di casa e principale sponsor del Capo di Stato ucraino, ad un pressing su Janukovych per la conclusione dei negoziati.

Martedì, 22 Novembre, a Kyiv si è presentata la Presidente lituana, Dalia Gribauskaite, che, a nome dell’Unione Europea, ha ribadito l’importanza per la firma dell’Accordo di Associazione di un gesto chiaro da parte ucraina in rispetto di democrazia e diritti umani.

“Tra Ucraina ed Unione Europea è possibile una pausa di riflessione” è stata la risposta di Janukovych: un’affermazione che, se confermata, non farà che avvantaggiare unicamente la Russia, nella cui orbita Kyiv finirebbe inevitabilmente per essere fagocitata.

A dimostrazione, lo scenario bielorusso, dove l’equilibrismo autoritario del dittatore Aljaksandar Lukashenka – a cui Janukovych sta sempre più assomigliando – ha portato la Bielorussia all’accettazione dell’ingresso nell’Unione Euroasiatica, alla sudditanza politico-militare dal Cremlino, e, proprio venerdì, 25 Novembre, alla cessione del proprio sistema infrastrutturale energetico al monopolista russo, Gazprom.

Un chiaro successo della Russia in una parte d’Europa dove energia e politica sono legate a doppio filo. Non a caso, da tempo Mosca ambisce alla realizzazione di simili piani anche in Ucraina, con l’assorbimento nelle strutture di Gazprom della compagnia statale ucraina, Naftohaz.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA RUSSIA IMPONE LE CONDIZIONI ALL’UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 24, 2011

Mosca avanza la proposta di fusione delle compagnie energetiche, Gazprom e Naftohaz, o della creazione di un supermonopolista per diminuire il prezzo dell’oro blu imposto a Kyiv. Protesta l’Opposizione Democratica per la sempre maggiore sottomissione alla parte russa. Concluso il primo tratto del NordStream

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

In cambio di gas scontato, o la fusione, o il supermonopolista con Mosca. Queste le condizioni che, secondo quanto riportato dal Kommersant” Ukrajina, il monopolista russo, Gazprom, avrebbe avanzato al colosso ucraino, Naftohaz, in risposta alla richiesta di una diminuzione del costo dell’Oro blu.

Nello specifico, qualora le due compagnie si fondessero, crollerebbero le tariffe doganali, ed il gas potrebbe costare il 40% in meno rispetto a quanto pagato dai paesi dell’Unione Europea.

Altra opzione, il varo di un supermonopolista Gazprom-Naftohaz, che, secondo i progetti, avanzati a Sochi nel Maggio 2010 dal primo Ministro russo, Vladimir Putin, al suo collega ucraino, Mykola Azarov, consentirebbe a Mosca di gestire non solo la compravendita di oro blu, ma anche di controllare i gasdotti ucraini.

Contraria questa ipotesi, l’Opposizione Democratica, che ha illustrato come la cessione del patrimonio infrastrutturale energetico ucraino sia l’anticamera alla sottomissione politica alla Russia.

Concluso il primo settore del NordStream

Nel mentre, martedì 21 Giugno, Gazprom ha cominciato di avere completato il primo settore del NordStream: gasdotto progettato da Mosca sul fondale del Mar Baltico, concepito perrifornire direttamente la Germania, ed aggirare Paesi ritenuti politicamente ostili come Lituania, Estonia, Lettonia, e Polonia.

Oltre a Gazprom, a finanziare l’infrastruttura anche compagnia tedesca E.On, la francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: TRA UCRAINA E POLONIA TIMIDO PASSO IN AVANTI PER IL RINNOVO DELLE ESPORTAZIONI ENERGETICHE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 21, 2011

Dopo due anni, trovato l’accordo politico per la ripresa dell’esportazione di oro blu ucraino in territorio polacco. Da stabilire gli aspetti contrattuali 

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Gas ucraino ancora in Polonia, contratti permettendo. Secondo quanto riportato dall’autorevole Kommersant” Ukrajina, Kyiv sarebbe pronta a rinnovare la concessione per lo sfruttamento dei propri giacimenti alla compagnia polacca Devon.

Controllata per il 36,37% dal colosso nazionale di Varsavia, PGNiG, e per il 12,2% da quello ucraino, Naftohaz, è stata creata per esportare oro blu estratto in ucraina verso la Polonia.

Un ruolo che, come deciso dai due Presidenti, Viktor Janukovych e Bronislaw Komorowski, la Devon potrebbe ripristinare dopo due anni di stop. E, con esso, porre fine alla Guerra del Gas tra Kyiv e Varsavia. Oramai in corso da circa due anni.

Nel 2004, il Comitato di Stato per le Risorse Naturali ha strappato il diritto di sfruttamento alla compartecipata ucraino-polacca, consegnandolo all’ente privato Ukrnaftoburinnja.

Dopo un estenuante ricorso, il 4 Marzo 2009, il secondo governo di Julija Tymoshenko lo ha concesso alla compagnia statale Naftohaz. Una breve parentesi, poiché, già l’8 Dicembre 2009, la Corte Amministrativa di Kyiv lo ha restituito ad Ukrnaftoburinnja. Decisione ratificata dal governo Azarov, il 26 Marzo 2010.

Aspetti finanziari ancora da risolvere

Sebbene tra i due Presidenti vi sia l’accordo, a complicare la risoluzione del conflitto è l’aspetto economico. Per legge, il gas estratto in territorio ucraino deve essere utilizzato solo per i siti e le abitazioni ubicate in Ucraina.

Dunque, qualora il diritto di estrazione di oro blu fosse riassegnato alla Devon, essa sarebbe costretta a cedere e riacquistare il carburante da Naftohaz, per poterlo inviare in territorio polacco.

Un complicato iter burocratico e contrattuale, che potrebbe dilungare il superamento della crisi.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’AUSTRIA VERSO IL SOUTHSTREAM. L’UCRAINA INTERESSATA AL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 2, 2011

La compagnia austriaca OMV tratta con Gazprom. Il Governo ucraino critica il Gasdotto Ortodosso, e si avvicina al Turkmenistan

I percorsi di Southstream e Nabucco

Un Gasdotto Ortodosso sempre più germanofono. Nella giornata di venerdì, Primo di Aprile, la compagnia austriaca OMV ha dichiarato l’intenzione di collaborare con il monopolista russo, Gazprom, per la realizzazione del tratto finale del Southstream.

Una posizione scomoda, quella di Vienna, impegnata non solo nel progetto russo-italiano, ma anche nel concorrente Nabucco.

Un vero e proprio piede in due scarpe, tutto nella località di Baumgarten. Dove, secondo i progetti, sia il Southstream che la conduttura di verdiana denominazione dovrebbero terminare.

In seguito alla recente iniziatva della Commissione Europea, volta al rafforzamento del Nabucco, ed alla rottura con la Turchia sulla posa dei tubi nelle acque territoriali anatoliche, la Russia ha accellerato per la realizzazione del Southstream.

Da un lato, rafforzando la cooperazione con i partner già presenti — Serbia e Slovenia. Dall’altro, accogliendo nuovi soci, come i tedeschi della Wintershall. Nel solco di tale strategia, starebbe anche il possibile ingresso di OMV.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il progetto di Gazprom è stato concepito in collaborazione con il colosso italiano ENI, e compartecipato dalla compagnia statale francese Suez-Gaz de France, dalla tedesca RWE, e da quelle dei Paesi interessati — Grecia, Macedonia, Serbia, e Slovenia.

Scopo del Southstream, il rifornimento di gas russo all’Unione Europea, bypassando Paesi ritenuti instabili, come Moldova, Romania, ed Ucraina.

L’Ucraina a patti col Turkmenistan

Proprio Kyiv, sempre il Primo di Aprile, ha contestato duramente la politica energetica russa. Come riportato dalla UNIAN, il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, ha definito il Gasdotto Ortodosso un progetto destinato a sottrarre gas al suo Paese, ed invitato Russia ed UE ad investire nella ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico ucraino. Più sicuro, e conveniente per l’invio di oro blu, rispetto alla via sottomarina.

Una strenua opposizione, che ha portato l’Ucraina ad avvicinarsi alla concorrenza. In contemporanea alle dichiarazioni di Bojko, il Vice Premier Andrij Kljujev ha proposto al Turkmenistan una partnership per la realizzazione dell’Est-Ovest.

Un gasdotto di cruciale importanza, destinato al rifornimento di oro blu centro-asiatico al Nabucco. Secondo quanto riportato dal Kommersant’‘ Ukrajina, l’esponente di Kyiv ne avrebbe discusso ad Ashkhabad con il Presidente turkmeno in persona.

Lecito ricordare che il Nabucco è la risposta sottomarina al Southstream. Concepito dall’UE, è appoggiato politicamente dalla Commissione Barroso e dal consorzio AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria, ed economicamente dalle compagnie statali turca, bulgara, romena, ungherese, ed austriaca.

Scopo del progetto, il rifornimento di gas centro-asiatico in Europa, saltando il territorio russo. Ed allentando la dipendenza energetica da Mosca di un Vecchio Continente sempre più assetato di oro blu.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: UCRAINA E RUSSIA SI CONTENDONO LA POLONIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 24, 2011

Kyiv progetta l’aumento delle espotazioni di oro blu a Varsavia, ed insidia l’egemonia di Mosca nel Paese UE

I simboli di Gazprom e Naftohaz. FOTO JAMESTOWN.ORG

Naftohaz lancia l’offensiva a Gazprom sul fronte polacco. Come riportato dall’autorevole Kommersant” Ukrajina, il Governo ucraino è intenzionato non solo a rinnovare le forniture di gas alla Polonia, ma anche ad aumentarle, e strappare a Gazprom il primato nel mercato del Paese UE.

300 milioni di metri cubi annui, espandibili fino a 3 miliardi, che la compagnia statale ucraina, Naftohaz, sarebbe pronta a garantire a quella polacca, PGNiG. Per un guadagno, non inferiore ai 300 Dollari per Mille metri cubi.

A consentire la manovra, l’aumento delle importazioni di oro blu russo, concordata nel recente rinnovo contrattuale. E la modifica di una legge, che obbliga Kyiv ad utilizzare il proprio gas per il fabbisogno interno.

Una condizione che, lo scorso Primo di Gennaio, ha costretto Naftohaz all’interuzione delle forniture a Varsavia. Anche perché una clausola contratturale con il monopolista russo, Gazprom, vieta la vendita dell’oro blu in surplus, precedentemente acquistato da Mosca.

Pronta la reazione dei russi, che hanno chiesto agli ucraini di aumentare le esportazioni di gas a Varsavia a non più di 1,5 miliardi di metri cubi annui.

Ad oggi, la Polonia dipende all’89% dall’oro di blu di Mosca. Pagato, come prevedibile, molto caro.

Baku la chiave di svolta

A garantire possibilità di successo del piano ucraino, il gas azero, che Naftohaz importa in forma liquida, via mare.

Secondo quanto ipotizzato dal Presidente della Commissione Energia della Rada, Oleksandr Hudyma, esso potrebbe essere destinato in toto alle esportazioni in Polonia.

Aggirando, così, la dipendenza dalle forniture di Gazprom. Da cui pure l’Ucraina dipende fortemente.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: GAZPROM VUOLE CHIUSURA DI ROSUKRENERGO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 12, 2011

Il monopolista russo fissa la fine dell’esistenza dell’intermediario, compartecipato da oligarchi vicini al Presidente ucraino, Viktor Janukovych, al momento del saldo dei debiti pregressi

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Prima paga, poi scompari. Sa di ultimatum il messaggio lanciato dal monopolista russo del gas, Gazprom, a RosUkrEnergo. Un vero e proprio countdown, che sancirà la fine della compagnia elvetico-russo-ucraina, non appena saranno assolti i debiti con Mosca.

550 milioni di Dollari, prestati da Gazprom a RUE, nel novembre 2010. Una quota cospicua. Che, come ripotato dal Kommersant” Ukrajina, potrà essere versata anche tramite cessione di parte dei dividendi.

Oppure, soluzione preferita da Mosca, di gas. 12,1 miliardi di metri cubi per l’esattezza, ottenuti dalla compagnia statale ucraina, Naftohaz, in seguito ad una decisione dell’Arbitrato di Stoccolma della scorsa estate.

 

“Il gas c’è, e si può pagare. Successivamente — riporta una fonte di Gazprom, sempre ripresa dal Kommersant” Ukrajina — RUE potrà anche chiudere, dal momento in cui non abbiamo in progetto azioni in comune. L’Unico nostro interesse — ha concluso — è la fusione con Naftohaz, in un supermonopolista per il mercato ucraino”.

E’ la prima volta che il monopolista russo presta denaro alla compagnia elvetica. In passato, spesso si è verificato il contrario, con la concessione di crediti sia a Mosca — poi annullati — che a Kyiv, spenti dalla cessione dei 12,1 miliardi di metri cubi di oro blu.

Un’attività complicata

Appartenente per il 50% a Gazprom, e per l’altro 50% a due oligarchi ucraini, Dmytro Firtash ed Ivan Fursin, RUE è stata registrata in Svizzera, nel 2006. Ma ha operato, in condizione di monopolio, come intermediario nella compravendita di oro blu russo e turkmeno in Ucraina, ed in altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Nata per volere dell’allora Presidente, Viktor Jushchenko, sceso a patti con gli sponsor dell’attuale, Viktor Janukovych, la compagnia è stata al centro di continui scandali. Fino al gennaio del 2009.

Quando, nell’ambito della reprivatizzazione onesta delle risorse statali, l’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko, ha annullato ogni accordo con RUE, ne ha confiscato il gas prelevato dai siti di stoccaggio ucraini — i cui ricavi non sono mai finiti nelle casse statali di Kyiv — e si è accordata direttamente con Gazprom ed il Primo Ministro russo, Vladimir Putin. Altrettanto concordi nell’eliminazione del fastidioso intermediario.

Con la caduta dell’anima della Rivoluzione Arancione, nel Febbraio 2010, e la successiva risalita al potere di Janukovych — già Primo Ministro dal 2006 al 2007 — RUE ha esposto denuncia all’Arbitrato di Stoccolma. La scorsa estate, Naftohaz è stata condannata alla restituzione dei 12,1 miliardi di metri cubi di oro blu, di cui il governo Tymoshenko si era riappropriato.

Nessun ricorso da parte delle Autorità ucraine. Che hanno inserito la restituzione del gas a Firtash e Fursyn — sponsor del Presidente Janukovych — tra le uscite del bilancio statale.

Matteo Cazzulani

NOBEL: UE CONGELA SERBIA ED UCRAINA

Posted in Balcani, Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on December 9, 2010

L’assenza alla premiazione del dissidente cinese Liu Xiaobo pone in dubbio l’integrazione europea di Belgrado e Kyiv

Il premio Nobel per la pace 2010, Liu Xiaobo

“In Europa ci sono dei valori. Chi non li rispetta, non può farne parte”. Dura la posizione di Bruxelles nei confronti di quei Paesi, che hanno deciso di boicottare la cerimonia di premiazione del Premio Nobel per la Pace, il dissidente cinese Liu Xiaobo.

Venerdì, ad Oslo, 18 Stati non invieranno propri rappresentanti, ed obbediranno al diktakt della Cina, che ha intimato alle cancellerie mondiali di disertare la cerimonia in onore dell’oppositore politico.

Principale destinataro della critica UE, la Serbia, tra i Paesi che più apertamente hanno aderito all’invito di Pechino. Con una nota, Bruxelles ha ricordato a Belgrado che democrazia e diritti umani sono valori fondanti del Vecchio Continente, da tutelare ovunque nel Mondo.

“L’assenza alla premiazione di un attivista per le libertà civili e politiche — riporta la nota, pubblicata dalla Deutsche Welle — perseguitato dalla dittatura comunista cinese, è una scelta di campo, destinata ad incidere sul futuro europeo della Serbia”.

Il giallo ucraino

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Nel mirino, anche l’Ucraina. L’UE ha accolto con profonda delusione la sua presenza nella lista dei boicottatori, accanto a Stati come Russia, Venezuela, Iran, Irak, Bielorussia, Marocco, Filippine, Arabia Saudita, Egitto e Sudan.

Ad aggravare il giudizio, il rammarico per i passi in avanti compiuti a seguito della Rivoluzione Arancione, quando i governi di Julija Tymoshenko e l’amminitrazione di Viktor Jushchenko di molto hanno avvicinato il Paese a Bruxelles.

Anche per Kyiv, la decisione di boicottare il Nobel, assieme ai regressi della democrazia, registrati nel primo anno della presidenza di Viktor Janukovych, costerà caro in termini di futura integrazione.

Un caso, quello ucraino, che le autorità hanno giustificato con la concomitante riunione degli ambasciatori nel Mondo, a cui è stato convocato anche il rappresentante di Oslo, Oleksandr Cvjetkov.

In un’intervista al Kommersant” Ukrajina, Cvjetkov ha ammesso di avere ricevuto pressioni dalla Cina, ma ha negato che esse siano la ragione della sua assenza. Infatti, il diplomatico ha spiegato di dover esere a Kyiv già venerdì, malgrado il meeting sia in programma matedì e mercoledì.

Il Comitato per l’Asegnazione dei Nobel non ha vietato la partecipazione alla cerimonia a sostituti dell’ambasciatore. Possibilità adottata da diversi Stati, impossibilitati a garantire la presenza della propria massima carica diplomatica in Norvegia, dove avverrà la premiazione.

L’amministrazione Janukovych non si è avvalsa di tale opzione.

Matteo Cazzulani