LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia in prima fila per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea. Coi fondi UE che l’Italia non sa spendere

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2014

La compagnia polacca Gaz-System si aggiudica fondi europei per la realizzazione di gasdotti necessari per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea. La realizzazione del Corridoio Nord-Sud, di gasdotti verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania, e il sostegno allo sfruttamento dello shale del Governo polacco non piace a Mosca.

Un processo spedito, realizzato sopratutto grazie all’adeguato utilizzo dei fondi europei. Nella giornata di mercoledì, 18 giugno, la compagnia polacca Gaz-System, incaricata della gestione della rete infrastrutturale energetica della Polonia, ha firmato un accordo con la Banca degli Investimenti Europea per l’ottenimento di un prestito di circa 100 Milioni di Euro per la realizzazione del gasdotto Lwowek-Odolanow.

Quest’infrastruttura, ubicata nella regione della Wielkopolska, nell’ovest del Paese, è già stata co-finanziata dal Programma Operativo Infrastruttura e Ambiente, ed è stata sostenuta economicamente dall’Europa perché parte integrante del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud, è concepito per unificare i sistemi energetici nazionali dei Paesi dell’Europa Centrale, e per veicolare nel cuore dell’UE il gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America tramite i rigassificatori di Swinoujscie, nella Polonia Nord-occidentale, e di Krk, in Croazia.

Proprio il terminale di Swinoujscie è un’altra delle infrastrutture che la Polonia sta realizzando grazie al sostegno dei Fondi Europei, così come la costruzione di un gasdotto destinato a mettere in comunicazione proprio il terminale di Swinoujscie con la Lituania.

Infine, la Polonia sta sfruttando appieno i programmi di aiuto economico dell’Europa per realizzare altri 2 Mila chilometri di nuovi gasdotti necessari per collegare il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Repubblica Ceca e Slovacchia.

La manovra della Polonia, che grazie al corretto sfruttamento dei Fondi Europei è riuscita a dare un consistente sviluppo anche ad altri ambiti oltre all’energia -come i servizi, lo sviluppo infrastrutturale e il sostentamento all’agricoltura- rientra nel programma varato dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia ed Algeria.

Questi due Paesi, in particolare la Russia, si avvalgono dell’energia come forma di ricatto geopolitico nei confronti di Paesi terzi indipendenti, anche membri UE, come dimostrato dalla condotta di Mosca nei confronti di Ucraina, Lituania, Bulgaria ed anche della stessa Polonia.

La diversificazione delle forniture di gas, secondo i piani dell’Europa, può essere favorita mediante la realizzazione di nuovi rigassificatori e nuovi gasdotti per veicolare gas da altri Paesi esportatori, in primis dall’Azerbaijan, ed anche attraverso la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, così da creare un mercato europeo unico del gas.

Forse proprio per via della sua straordinaria attività nel realizzare i postulati della Commissione Europea in ambito energetico, la Polonia sta rischiando di pagare un prezzo politico molto alto.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale Wprost ha infatti pubblicato intercettazioni che rischiano di minare la stabilità del Governo polacco, che coinvolgono il Capo della Banca Centrale polacca, i Ministri dell’Interno e dei Trasporti, il Viceministro delle Finanze, e l’Addetto Stampa del Premier Donald Tusk.

Queste intercettazioni, registrate presso uno dei ristoranti più famosi di Varsavia con una professionalità e un’accuratezza inaudita, ha fin da subito originato il sospetto in merito alla loro preparazione per mano di agenti segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse a destabilizzare il Governo Tusk, che in Europa sta spingendo, assieme al Presidente francese, Francois Hollande, per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: un progetto che istituzionalizza la creazione del mercato comune UE dell’energia.

Tusk, assieme al Premier romeno, Victor Ponta, e al Primo Ministro britannico, David Cameron, sta inoltre sostenendo l’avvio in Europa dello sfruttamento del gas shale: oro blu sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità di cui, secondo i dati EIA, Polonia, Gran Bretagna, Romania e Lituania sarebbero talmente ricche al punto da diminuire in misura sensibile la loro dipendenza energetica dalla Russia.

L’Ucraina nel Corridoio Adriatico del gas con Croazia ed Ungheria

Oltre che dalla Polonia, il piano di diversificazione delle forniture di gas è sostenuto anche da Repubblica Ceca e Slovacchia, che, come dichiarato mercoledì, 18 Giugno, dai rispettivi Premier, Bohuslav Sobotka e Robert Fico, hanno sostenuto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE per reagire a possibili ulteriori blocchi dell’esportazione di gas dalla Russia.

Al progetto di messa in comunicazione dei gasdotti UE si è aggiunta anche l’Ucraina, che oltre all’aggressione militare nelle regioni di Donetsk e Luhansk, e prima ancora in Crimea, sta subendo dalla Russia il taglio delle forniture di gas russo, anche mediante l’esplosione dolosa del principale gasdotto deputato a veicolare l’oro blu di Mosca in Europa: il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e dal Capo del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz, Andriy Kobolev, durante una visita a Budapest con i Ministri degli Esteri e dell’Energia ungheresi, Tibor Navracsics e Miklos Sesztak, l’Ucraina ha firmato l’accordo per la costruzione del Corridoio Adriatico del gas.

Questo progetto, a cui partecipano Ucraina, Ungheria e Croazia, è concepito per veicolare in territorio ungherese ed ucraino il gas liquefatto proveniente dal rigassificatore di Krk, e il gas naturale di origine azera proveniente dal Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

Questa conduttura, la IAP, è una diramazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’infrastruttura che l’Europa ha scelto per veicolare in Italia, attraverso Grecia ed Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Ia lobby di Putin per il Southstream dietro all’esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2014

Un’esplosione ha colpito il gasdotto attraverso il quale il gas russo viene veicolato in UE attraverso il territorio ucraino. Tanti i segnali a sostegno della tesi dell’attentato russo per presentare Kyiv agli occhi dell’Europa come partner inaffidabile

Il Presidente russo, Vladimir Putin, ci ha provato con le pressione politiche, poi con gli sconti sul prezzo del gas ai Paesi amici, fino ad arrivare all’aggressione militare in Crimea ed Ucraina dell’Est. Ora, sembra essere arrivato persino agli atti di terrorismo.

Nella giornata di martedì, 17 Giugno, nella Regione di Poltava, nell’Ucraina centro-orientale, una forte esplosione ha interessato il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod: la principale infrastruttura attraverso la quale il gas russo è veicolato in Europa lungo il territorio ucraino, per una quantità annuale di 32 Miliardi di metri cubi.

Pronta è stata la risposta della compagna nazionale ucraina Naftohaz, che in seguito all’incidente ha subito ripristinato il transito del gas russo verso il territorio europeo attraverso gasdotti alternativi.

Oltre al danno infrastrutturale, a destare preoccupazione è sopratutto la motivazione che ha portato allo scoppio del gasdotto, che secondo il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, sarebbe di origine dolosa.

Nello specifico, Yatsenyuk ed Avakov hanno dichiarato che la Russia ha pianificato l’esplosione dell’Urengoy-Pomary-Uzhhorod per presentare l’Ucraina, agli occhi dell’Europa, come Paese di transito inaffidabile.

Lo scoppio dell’Urengoy-Pomary-Uzhhorod arriva infatti a pochi giorni dal congelamento della realizzazione in Bulgaria del Southstream: un gasdotto progettato dalla Russia per inviare 63 Miliardi di Metri Cubi di gas russo supplementare in Europa, bypassando l’Ucraina.

Il Southstream, concepito attraverso il Fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Austria, ha anche lo scopo di incrementare la quantità di gas russo esportato in Europa e, così, aumentare la dipendenza dei Paesi UE dalle forniture di gas della Russia.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha congelato la realizzazione del Southstream in Bulgaria, questionando la mancata congruenza del gasdotto russo con i regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Il Consiglio contro la Commissione sul gasdotto russo in UE

Nonostante la posizione ferma e risoluta della Commissione, il Consiglio Europeo potrebbe prendere una posizione differente sull’argomento.

Come riportato da Euractiv, il Consiglio Europeo ha predisposto una bozza di Documento da sottoporre all’approvazione dei Paesi membri, nella quale l’UE sosterrebbe la realizzazione di gasdotti costruiti da Paesi terzi, proprio come il Southstream.

Oltre al sostegno al Southstream -un’infrastruttura che de facto annichilisce il tentativo messo a punto dall’Unione Europea di diversificare le forniture di gas per incrementare la sicurezza nazionale dei Paesi membri- l’esplosione dell’Urengoy-Pomary-Uzhhorod potrebbe essere legata anche alla nuova politica energetica dell’Ucraina.

Il Premier Yatsenyuk, assieme al Capo di Naftohaz, Andriy Kobolev, ha infatti dichiarato l’intenzione di rafforzare i legami con le compagnie energetiche dei Paesi UE per l’acquisto di gas russo dalla Germania a basso costo.

Il carburante russo, che Kyiv già riceve in piccole quantità da ovest dalla compagnia tedesca RWE, verrebbe veicolato in Ucraina dalla Germania attraverso l’uso invertito dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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