LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: PARLAMENTARE ARANCIONE INVITA ALL’ELIMINAZIONE DEI VISTI UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 10, 2011

Esclusiva intervista per il Legno Storto del Deputato Nazionale di Nasha Ukrajina, Jurij Kljuchkovs’kyj. “Il libero ingresso in UE per gli ucraini facilita l’integrazione”

Il deputato nazionale di Nasha Ukrajina, Jurij Kljuchkovs'kyj

Tallinn — Tra il voto in internet e quello via cellulare, le sorti dell’Ucraina. E’ accaduto anche questo alla vigilia dell’election day estone, lo scorso sabato, 5 Marzo.

In esclusiva per il Legno Storto, il Deputato Nazionale Jurij Kljuchkovs’kyj, a Tallinn per osservare le elezioni più hi-tech del pianeta, ha analizzato la situazione politica del suo Paese. Ed approfittato del giornale italiano per lanciare un appello.

“C’è bisogno dell’annullamento del regime dei visti per l’UE — ha tenuto a specificare, sin da principio — solo tale apertura può cambiare la visione che gli ucraini hanno di Bruxelles”.

Un punto non di scarsa importanza. Ad oggi, a non necessitare documenti più complessi del solo Passaporto sono solo i cittadini dell’Unione Europea. Non quelli dell’Ucraina, costretti all’acquisto di costosi visti.

Spesso, ottenuti dopo peripezie burocratiche di diversi mesi. E, prima ancora, interminabili file, presso le rappresentanze di Paesi politicamente già nel Vecchio Continente. Polonia e Slovacchia, in primis.

L’eliminazione del regime dei visti, ed una politica delle porte aperte, sono l’unico mezzo per dimostrare agli ucraini che Bruxelles è futuro ed opportunità”.

Ne è convinto il sessantenne Parlamentare, alla Rada dal 1998, sempre nello schiramento arancione. Dapprima, come esponente del Narodnyj Rukh Ukrajiny. Poi, dal 2002, eletto nelle liste di Nasha Ukrajina per tre tornate consecutive. Fino al periodo attuale. In cui le forze della Rivoluzione Arancione appaiono quantomai frammentate.

“In Ucraina, la politica è legata a persone, non a partiti politici — spiega Kljuchkovs’kyj — i dissidi interni alla Coalizione Democratica [al governo dall’autunno del 2007, al Febbraio del 2009, composta dal Blocco Tymoshenko, Nasha Ukrajina, e Blocco Lytvyn, n.d.a.] tra l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko lo hanno dimostrato”.

Una caratteristica tutta ucraina quella della divisione. Immortalata persino in uno dei detti più popolari del Paese — Dove ci sono due ucraini, ci sono tre Het’many [capi militari]. Strana, tuttavia, dinnanzi allo strapotere accumulato dal comune avversario, l’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Notizie circa la creazione di nuovi soggetti politici sono all’ordine del giorno nell’Opposizione. Incapace di accantonare il passato per il bene comune. Ed unirsi, per battere il comune avversario.

“Anche qui, l’Europa deve giocare il suo ruolo — afferma il Deputato — l’UE è comoda per tutti. Non solo per le regioni centro-occidentali [che la cultura europea l’hanno nel DNA, in virtù della loro appartenenza al Granducato di Lituania, e, poi, al Commonwealth Polacco-Lituano, tra il XIV ed il XVIII secolo, n.d.a.] ma anche per quelle orientali, russofone, che guardano a Mosca. Le porte aperte dell’Europa, sono comode anche al Donbas”.

Un uscio che, purtroppo, l’Occidente ha chiuso in faccia a Kyiv nel momento meno propizio. Nel 2008, con gli arancioni al governo — sostenuti dalla speranza in essi risposta da un elettorato desoderoso di un futuro euroatlantico — la presidenza francese UE ha congelato l’ingresso di Ucraina, Georgia e Moldova.

Pochi mesi prima, simile decisione è stata adottata dal vertice NATO di Bucarest, in cui lo scontro tra una Nuova Europa — Inghilterra ed Europa Centrale — attenta alle richieste di Kyiv, Chisinau e Tbilisi, ed una Vecchia — Francia, Germania, Belgio, Italia, ed Olanda in primis — timorosa della reazione della Russia a tali aperture, ha segnato la vittoria degli ultimi.

E l’avvio di una politica estera dell’Occidente basata su gas, interessi, e pragmatismo, piuttosto che sul cuore, e sul rispetto della propria cultura.

Matteo Cazzulani

Ha collaborato Sara Anderlini

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Elezioni parlamentari estoni: la consultazione i-tech al suo Election Day

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 6, 2011

Un sistema di voto avanzato rende quelle estoni le consultazioni più tecnologiche. Canada, Taiwan, ed Ucraina pronte ad adottarlo.

Tallinn – Dal click alla SIM, e le elezioni fanno la storia. E un’Estonia davvero i tech quella che Domenica 6 marzo, affronta il voto parlamentare.

Al rinnovo del Riigkogu – Parlamento – di un paese con una popolazione come quella meneghina, in 4 mila. Tutti alle prese non più solo con carta e penna, ma anche applicazioni, download, e cellulari.

Nello specifico, gli estoni possono scegliere uno dei 789 candidati anche dal web. Basta registrarsi sul sito della Commissione Elettorale Centrale, scaricare l’apposito programma – non installante, una semplice applicazione – autenticarsi con codice, ricevuto con l’iscrizione, e numero di Carta di Identica – per tutti elettronica nel Paese Baltico.

Ma c’è di più. Da queste elezioni, si può esprimere la propria preferenza anche dal cellulare. Il meccanismo e il medesimo, con un’iscrizione on-line obbligatoria per ottenere due pin, da adoperare per accedere e confermare l’operazione.

All’avanguardia anche il sistema di protezione di un voto, che per la generazione carta e penna appare insicuro. Oltre ad un pool di esperti, prontamente addestrati nella patria di Skype e Kazaa, anche la possibilità di ripetere il voto personale virtuale in forma cartacea.

Si, perché on-line si può votare, ma solo nelle due settimane prima dell’Election Day Domenicale. Giusto il tempo di raccogliere i dati in un server, comunicare ai seggi l’elenco dei votanti sul web, ed iniziarne lo spoglio.

“Una necessita – l’ha definita l’addetto della Commissione Elettorale Centrale, Tarni Martens – per sconfiggere un’affluenza tradizionalmente bassa. Seppur di poco – ha continuato – nelle recenti tornate ha incrementato il numero di partecipanti”.

Un esempio per il mondo. Una speranza per l’Ucraina

Ad ascoltarlo e una sala gremita di reporter, osservatori, e politici di ogni dove. Dalla vicina Russia alla ben più affine culturalmente Germania. Persino da Canada e Taiwan – i più scatenati.

Tra essi, anche la delegazione della Rada Ucraina, coordinata dal deputato nazionale del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Andrij Shevchenko. A spiegare il motivo di tale interesse, il suo collega, Jurij Kljuchkovs’kyj, sempre dell’Opposizione Democratica.

“Un domani che a Kyiv la situazione migliorerà – ha spiegato per il Legno Storto – siamo interessati ad un simile rimedio per innalzare anche la nostra affluenza. Ma l’Ucraina e un Paese grande – ha continuato – occorrerà qualcosa di specifico”.

Un augurio che ci sentiamo di condividere, in uno stato europeo che soffre una crisi della democrazia.

Tornando alla già da tempo, ed orgogliosamente, libera Estonia, dei 9 partiti in corsa solo 4 dovrebbero superare la soglia di sbarramento.

Il liberal-moderato Partito delle Riforme, dell’attuale premier, Andrus Ansip, e dato in vantaggio di misura sul liberal-progressista Partito del Centro, guidato dal sindaco filorusso di Tallinn, Edgar Savisaar.

A seguire, il moderato-popolare Unione Pro Patria e Res Publica, ed i Social-Democratici del Capo di Stato, Toomas Ilves.

In cerca di uno dei 101 seggi a disposizione, anche i verdi. Superati, sempre secondo rilevazioni sociologiche, persino dai candidati indipendenti.

Matteo Cazzulani