LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin contro l’offerta di pace di Poroshenko e la diversificazione energetica dell’UE

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 20, 2014

Il Presidente ucraino dichiara il cessate il fuoco unilaterale e propone al Capo di Stato russo un programma per la pace. Mosca ammassa le sue truppe ai confini orientali dell’Ucraina

Poroshenko offre la pace, Putin vuole ancora la guerra. Nella giornata di giovedì, 19 Giugno, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha presentato via telefono al suo collega russo, Vladimir Putin, un piano di pace di quattordici punti per stabilizzare definitivamente la situazione in Ucraina orientale, da tempo occupate da miliziani dell’esercito della Federazione Russa.

Poroshenko, che ha unilateralmente dichiarato il cessate il fuoco da parte dell’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle regioni di Donetsk e Luhansk, ha garantito sicurezza ai partecipanti delle negoziazioni, ed ha promesso amnistia per i miliziani russi che depongono le armi in cambio del rilascio immediato degli ostaggi di guerra.

Inoltre, il Presidente ucraino ha stabilito la creazione di una zona demilitarizzata di 10 chilometri a cavallo del confine tra Ucraina e Russia, ha permesso la creazione di un Corrodoio Sanirario per permettere il rimpatrio dei miliziani russi e dei mercenari ucraini, ed ha proposto la riorganizzazione del sistema radiotelevisivo ed amministrativo delle regioni di Donetsk e Luhansk.

Sul piano politico, Poroshenko ha poi dichiarato l’intenzione di indire Elezioni Parlamentari ed Amministrative anticipate, consultazioni frequenti con i Governatori delle regioni dell’Est dell’Ucraina, un programma di incentivi per la creazione di lavoro nelle regioni di Donetsk e Luhansk, decentralizzazione del potere e rafforzamento dell’uso della lingua russa.

Nonostante l’apertura di pace del Presidente ucraino, che ha persino rimpiazzato a Capo del Ministero degli Esteri Andriy Deshchytsya -noto per avere offeso pubblicamente Putin- con il più mite Pavlo Klimkin -Ambasciatore ucraino a Berlino noto per le sue posizioni marcatamente filo europee- la Russia ha risposto concentrando nuove truppe ai confini orientali dell’Ucraina, a pochi chilometri da Luhansk.

“Abbiamo riscontrato il concentrarsi di soldati ed armamenti russi al confine con l’Ucraina: siamo preoccupati per questo passo indietro compiuto da Mosca, che mette a serio repentaglio la realizzazione del piano di pace,mvolto a stabilizzare la situazione in Ucraina orientale” ha dichiarato il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Mosca finanzia la lobby anti-shale in Europa

Rasmussen, a Londra, durante una conferenza presso il noto Think-Tank di politica estera Chatman House, ha poi lanciato l’allarme in merito al sostegno dato dalla Russia alle organizzazioni ambientaliste ed ecologiste che si oppongono in Europa allo sfruttamento del gas shale.

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità che, se estratto in Europa, permetterebbe, secondo i dati EIA, a Paesi come Polonia, Francia, Olanda, Danimarca, Romania e Lituania di ridurre al minimo la loro dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia.

“Alcuni Paesi dell’Alleanza Atlantica lamentano la campagna mediatica scatenata dalla Russia contro lo sfruttamento dello shale” ha dichiarato Rasmussen, argomentando come vi siano molte associazioni ambientaliste che contestano lo sfruttamento dello shale, che invece è regolarmente sfruttato negli Stati Uniti d’America.

Rasmussen ha poi aggiunto che molte di queste Associazioni ambientaliste, che agiscono per ragioni ecologiche ed ideologiche, sono all’oscuro dei vantaggi che la loro posizione porta alla strategia geopolitica della Russia di Putin, che mira a mantenere l’Europa dipendente dal gas di Mosca.

Lo shale, come la diversificazione delle forniture energetiche dell’Europa messa a punto dall’Unione Europea, è vista come una minaccia al progetto della Russia di mantenere l’Europa sotto il suo controllo.

“La sicurezza energetica è una questione legata a stretto filo con la sicurezza nazionale” ha aggiunto, a ragione, Rasmussen- solo con una maggiore indipendenza energetica l’UE ha la possibilità di diventare davvero forte ed autonoma nel mercato mondiale”.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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SUMMIT UE-UCRAINA: IL CASO TYMOSHENKO ESCLUDE JANUKOVYCH DALL’EUROPA

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on December 20, 2011

Bruxelles dichiara la conclusione dei negoziati, ma congela la firma dell’Accordo di Associazione – altresì da tempo preventivata – fino alla riprova del rispetto degli standard democratici e civili da parte delle Autorità ucraine. Il Presidente ucraino esprime ottimismo, ma le chance di ratifica di un documento storico sono sempre meno.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Europa non è solo carta e parole, ma valori e codice etico da rispettare se si vuole appartenere all’Unione. E’ con questa motivazione che i Presidenti di Consiglio Europeo e Commissione Europea, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, hanno certificato l’impreparazione della parte Ucraina a firmare l’Accordo di Associazione: documento storico che, prevedendo il rafforzamento delle relazioni politiche e la creazione di una Zona di Libero Scambio, avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’UE, oggi goduto da Svizzera, Islanda, e Norvegia.

Nello specifico, i Rappresentanti dell’Unione Europea hanno contestato l’ondata di repressioni politiche che, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, ha colpito esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko: condannata a sette anni di isolamento dopo un processo dalla palese irregolarità.

“Il caso Tymoshenko è politicamente motivato – ha dichiarato Van Rompuy nel corso della conferenza stampa di chiusura del 15esimo summit UE-Ucraina – e dimostra la politicizzazione della magistratura ucraina. Questa ed altre situazioni sono fonte di preoccupazione da parte di Bruxelles – ha continuato il Presidente del Consiglio Europeo – come le pressioni a carico di media e giornalisti indipendenti”.

Dunque, il pallino resta nelle mani di Janukovych. Come dichiarato nel documento del vertice, l’Accordo di Associazione è stato negoziato in tutte le sue parti, ed ora è pronto per la firma, a patto che la situazione della politica interna di Kyiv migliori.

“I prossimi passi dipendono solo dall’evolversi dei fatti in Ucraina – ha illustrato Barroso – l’Unione Europea vuole costruire un rapporto solido con Kyiv, ma sono le Autorità ucraine a dover dimostrare rispetto della democrazia, garanzia dello stato di diritto, divisione dei poteri, rispetto dei diritti umani, ed altri valori fondanti della democrazia”.

Dichiarazioni pesanti, cariche di significato e chiarezza, a cui Janukovych ha fatto orecchie da mercante. Dopo la vaga promessa di considerare le osservazioni da parte europea, si è congratulato con le parti per la finalizzazione dei negoziati, ed ha dichiarato l’avvio immediato dei lavori per la preparazione di Kyiv alla ratifica, di cui ha incaricato un pool di esperti coordinato dal vice-ministro degli Esteri, Pavlo Klimkin.

Janukovych canta vittoria, ma Bruxelles gli rovina la festa

“Considero l’Accordo di Associazione un documento chiave per l’appartenenza dell’Ucraina all’Unione Europea – ha evidenziato Janukovych – ma, prima ancora, un passo importante per l’integrazione economica di Kyiv nel mercato UE”.

Sulla medesima frequenza anche altri esponenti della maggioranza, tra cui il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko: fiducioso nella firma dell’Accordo nei prossimi mesi, anche senza una solenne cerimonia. Come dichiarato dal Capo della Diplomazia ucraina al canale ISTV, il summit UE-Ucraina sarebbe stato un vero successo, in quanto il compromesso raggiunto tra UE ed Ucraina indica il pieno riconoscimento di Kyiv come Paese europeo.

Una prospettiva rosea, a cui solo Janukovych e compagnia sembrano credere davvero: forse per mascherare l’impasse diplomatica di cui lui stesso è il primo responsabile. Il Presidente ucraino ha desiderato fino all’ultimo la firma dell’Accordo di Associazione solo per un proprio tornaconto politico interno: dimostrare di dettare le regole a Bruxelles, e di essere in grado di portare il Paese in Europa, laddove gli arancioni, sotto la presidenza Jushchenko ed i governi Tymoshenko – periodo in cui, nel 2007, sono iniziati i lavori per la redazione del documento – non sono riusciti malgrado le promesse.

Con la dichiarazione della sola conclusione dei negoziati, e dell’impossibilità di varare il documento a causa del regresso democratico in Ucraina, l’Unione Europea ha abilmente disinnescato tale trappola, e mantenuto la porta aperta al popolo ucraino che, differentemente dai suoi governanti, merita l’UE in quanto popolo europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani