LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin riapre le ostilità in Georgia

Posted in Georgia, NATO by matteocazzulani on July 15, 2015

L’esercito russo si espande in Ossezia del Sud, regione georgiana occupata dal 2008, per bloccare l’oleodotto Baku-Supsa. Il funzionamento di un’infrastruttura fondamentale per la diversificazione energetica dell’Unione Europea messo a serio repentaglio



Varsavia – Non in Lettonia, nemmeno in Polonia, e neanche ancora in Ucraina, come in molti temevano. Con l’inizio dell’estate, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha avviato una nuova offensiva militare in Georgia con l’occupazione di un’ulteriore porzione dell’Ossezia del Sud, regione storicamente e culturalmente georgiana che la Russia controlla illegalmente dal 2008.

Come riportato dall’autorevole sito di informazione militare Defence24, la manovra dell’esercito russo, avvenuta nei pressi di Tsitelubani -Paese ubicato nei pressi di Gori- ha permesso alla Russia di controllare una parte dell’oleodotto Baku-Supsa, una delle infrastrutture da cui l’olio estratto dal Mar Caspio viene esportato in Europa senza transitare per il territorio russo.

Con il controllo anche solo parziale dell’oleodotto Baku-Supsa, la Russia rende impossibile la realizzazione di un corridoio energetico per l’esportazione dell’olio centro asiatico in Europa Centrale, una delle regioni dell’Unione Europea maggiormente dipendenti dalle importazioni di energia russa.

Questo progetto, supportato dal consorzio Sarmatia -sostenuto politicamente da Polonia, Ucraina, Azerbaijan, Georgia e Lituania, e compartecipato dalla compagnia energetica polacca PERN, da quella ucraina UkrTransNafta, dalla georgiana GOGC, dalla lituana Klaipedos Nafta e dal colosso azero SOCAR- prevede l’invio dell’olio azero attraverso il Baku-Supsa e il suo trasporto via nave fino al porto di Odessa. Da qui, il carburante centro asiatico sarebbe inviato al porto di Danzica una volta completato il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody-Plock fino alla città polacca.

L’occupazione di una fetta di territorio in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa ha avuto luogo a pochi mesi dalla vittoria nelle Elezioni Presidenziali polacche di Andrzej Duda, giovane candidato conservatore che, in materia di politica estera ed energetica, ha dichiarato di voler ripristinare le iniziative attuate dal suo Predecessore, Lech Kaczynski.

Dinnanzi all’assenza di iniziative da parte dell’Unione Europea atte a garantire la sicurezza energetica dei suoi Paesi membri, Lech Kaczynski ha dato un forte impulso al progetto Sarmatia per diversificare le forniture di energia dell’Europa Centro-Orientale.

L’attività militare a scopo energetico della Russia in Georgia rappresenta una continuità preoccupante con le iniziative belliche che l’esercito russo sta attuando in Ucraina, dove, in seguito all’annessione armata della Crimea, le milizie di Mosca occupano le regioni orientali ucraine e, secondo fonti afferenti all’ambito militare, avrebbero come prossimo obiettivo proprio la città di Odessa.

Inoltre, come testimoniato da diverse fonti internazionali, l’esercito russo sta attuando sistematiche provocazioni nei cieli e nelle acque territoriali di Stati membri di NATO ed Unione Europea, quali Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Gran Bretagna.

Obama e l’Europa ancora indifferenti

A facilitare l’attività bellica della Russia è la noncuranza dell’Unione Europea, incapace di condannare fermamente l’aggressività militare di Mosca nei confronti dei Paesi membri dell’UE situati in Europa Centro-Orientale.

Oltre al silenzio dell’UE, provocato dagli stretti interessi energetici ed economici con la Russia di alcuni Stati membri spiccatamente filorussi -Germania, Grecia, Italia ed Ungheria in primis- a favorire l’attività bellica di Putin in Georgia ed Ucraina è anche la distrazione dell’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America del democratico Barack Obama.

Nel Dicembre 2014, Obama ha rifiutato di concedere a Georgia ed Ucraina lo status di alleato particolare della NATO, un riconoscimento, chiesto a gran voce dai membri del Congresso sia repubblicani che democratici, che avrebbe consentito una stretta collaborazione militare di Tbilisi e Kyiv con gli USA.

Come riportato dalla Reuters, d’altro canto l’Amministrazione Obama ha concesso lo status di alleato particolare della NATO alla Tunisia, l’unico Paese del Nord Africa ad avere compiuto un processo democratico dopo le cosiddette Primavere Arabe.

Senza una reale comprensione da parte di Obama del problema rappresentato dall’aggressività militare russa in Europa Centrale ed Orientale -che tuttavia è stato ben compreso dal principale candidato alle Primarie repubblicane, Jeb Bush- l’Unione Europea vede la sicurezza energetica, nazionale e militare dei suoi Stati membri essere seriamente a repentaglio.

Inoltre, senza un vero e proprio rafforzamento della NATO, con una presenza permanente di uno o più contingenti dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale, e senza una comune politica dell’energia che punti a diversificare le forniture di gas e olio dalla forte dipendenza da Mosca, l’Unione Europea sarà incapace di affrancarsi dall’influenza di Putin sul piano militare ed energetico.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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LA LITUANIA IN PRIMA FILA PER LA LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO DEL GAS UE

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on February 10, 2014

Procedono i lavori per la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda per l’importazione di almeno 25 miliardi di metri cubi di LNG all’anno da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America. Il terminale, cofinanziato dall’Unione Europea, permetterà a Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia e Finlandia il decremento della dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia di Lituania.

Un terminale marittimo dalla capacità di 200 Mila metri cubi di gas liquefatto per una lunghezza di 300 metri, collegato alla costa da un molo di 450 metri in cui possono attraccare navi container di categoria FSRU acquistare in leasing dalla Norvegia ma prodotte in Corea del Sud. Queste sono le caratteristiche del rigassificatore di Klaipeda, in Lituania, che, come riportato dall’autorevole PAP, sarà pronto a breve per garantire alla Lituania e all’Unione Europea di diversificare le forniture di gas.

Il terminale, gestito dalla compagnia Klaipedos Nafta, funzionerà secondo le Leggi UE che permettono la partecipazione di altre compagnie alla co-gestione del terminale che, secondo le stime preventive, dovrebbe importare 3 miliardi di metri cubi di gas liquefatto all’anno per soddisfare il fabbisogno della Lituania.

Come dichiarato da fonti ufficiali, la quantità complessiva di LNG importata a Klaipeda aumenterà fino a 25 miliardi di metri cubi per soddisfare anche la necessità di diversificazione delle forniture di gas della Lettonia, che ha in programma di veicolare dal rigassificatore lituano 1,7 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto, dell’Estonia, che ha già ordinato 700 milioni di metri cubi di LNG, e di Polonia e Finlandia, a cui l’oro blu verrà inviato tramite due distinti gasdotti in fase di realizzazione.

Il terminale permetterà l’importazione di gas liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto e da altri Paesi esportatori di LNG come gli Stati Uniti d’America, che, con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale, hanno aumentato vertiginosamente la produzione interna di oro blu, al punto da avviare le prime esportazioni di carburante a prezzi stracciati in Gran Bretagna, India e Corea del Sud.

Il rigassificatore di Klaipeda, realizzato con l’ausilio di investimenti UE, che ha inquadrato il progetto nell’abito della politica di diversificazione delle forniture di gas, serve dunque ad aiutare Paesi fortemente dipendenti dall’oro blu della Russia a limitare la dipendenza da Mosca, che, finora, si è avvalsa di pretese contrattuali alte come mezzo per influire nelle decisioni politiche degli Stati dell’Europa Centro-Orientale.

Ad esempio, la decisione di entrare nell’UE e nella NATO ha comportato per Estonia, Lettonia, Lituania, Lettonia, ed anche Romania, Slovacchia ed Ungheria, una maggiorazione del prezzo del gas fornito dalla Russia di Putin rispetto al tariffario imposto dai russi ai Paesi dell’Europa Occidentale, più inclini a sostenere la politica energetica di Mosca -che de facto mira a dividere l’UE al suo interno per mantenerla debole sul piano internazionale.

Secondo stime ufficiali, l’assenza di fonti diversificate di gas ha portato ad una spesa supplementare di circa 18 miliardi di Euro all’anno per l’UE, di cui 3,6 solo in Europa Centro-Orientale: una cifra dovuta proprio al diktat energetico del monopolista statale russo del gas Gazprom, la longa manus del Presidente della Russia Putin.

Continua il ricorso della Commissione Europea contro Gazprom

In seguito all’imposizione di tariffari ingiusti tra Europa Centro-Orientale e Paesi dell’UE occidentale, la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta su Gazprom per condotta anti-concorrenziale su cui, come riportato dal Commissario UE alla Concorrenza, Joaquin Almunia, ancora pochi progressi sono stati effettuati.

Come riportato dalla Reuters, il Commissario Almunia ha illustrato di avere ottenuto commenti positivi da parte di Gazprom su diverse questioni, eccetto che su quella del tariffario, che rappresenta il tema principale del ricorso che la Commissione Europea si prepara ad esporre nei confronti del monopolista russo.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ITALIA E POLONIA SI RAFFORZANO IN UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 14, 2011

Il colosso italiano ENI si assicura giacimenti di gas in bacino del Dnipro, Donbas, e Carpazi. Varsavia riprende il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica

Il premier polacco, Donald Tusk

L’Italia per il gas, la Polonia per la nafta. Nella giornata di mercoledì, 13 Aprile, il colosso energetico italiano ENI ha rilevato dalla britannica Cadogan Petroleum il controllo di giacimenti di gas ucraini.

Un’operazione di circa 38 milioni di dollari, con cui il Cane a Sei Zampe si è assicurato non solo lo sfruttamento di siti importanti tra il Dnipro, il Don, ed i Carpazi, ma anche una vantaggiosa opzione sull’oro blu da essi ricavato.

Quella dell’ENI non è l’unica presenza estera nel mercato interno ucraino. Sempre per quanto riguarda il gas, oltre al monopolista russo, Gazprom, interesse a giacimenti nel Mar Nero è stato esternato dalla compagnia norvegese Statoil.

Sulla nafta, invece, torna Varsavia. Come illustrato dal Premier polacco, Donald Tusk, la Polonia è pronta a riprendere i lavori per il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica. Un progetto travagliato, in stand-by da troppo tempo. Che, tuttavia, rappresenta un enorme vantaggio economico, e politico, per ambo i Paesi.

Un oleodotto arancione

Concepito nel 2004 per trasportare nafta centro asiatica in Europa, il prolungamento dell’Odessa-Brodyha subito uno stop nel 2006. A causa della decisione dell’allora Primo Ministro, ed attuale Presidente, Viktor Janukovych, di sfruttare l’infrastruttura in senso inverso, per importare nafta russa.

Successivamente, il piano ha ritrovato vigore con il ritorno al governo degli arancioni, guidati da Julija Tymoshenko. Il 10 Ottobre 2007, è stata allargata la partecipazione alle compagnie georgiana GOGC, lituana Klaipedos Nafta, ed azera SOCAR.

Successivamente, un Protocollo di Intesa stretto dai ministri dell’energia dei Paesi interessati ha previsto, oltre alla ripresa dei lavori di ampliamento dell’Odessa-Brody fino a Plock, anche la stesura di un contratto per il trasporto dell’oro nero azero per il territorio georgiano. Ed il suo seguente trasporto via mare fino al porto ucraino di fondazione genovese.

A rilanciare ulteriormente il progetto, la decisione di Janukovych di implementare l’Odessa-Brody — questa volta da sud verso nord — per il trasporto di nafta venezuelana in Bielorussia.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: STABILITO IL PROLUNGAMENTO DELL’ODESSA-BRODY IN POLONIA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 24, 2011

L’oleodotto ucraino sarà prolungato fino alla città polacca di Plock, e rifornirà l’Unione Europea di nafta centroasiatica

Il percorso del progetto Sarmatia

Un progetto per la sicurezza energetica europea. Così è stato presentato il progetto di prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino alla città polacca di Plock.

Ad illustrarlo, nei dettagli, durante una seduta ad hoc del Senato della Polonia, il Capo della compagnia Sarmatia, Vitalij Bajlarbajev.

Il quale, accanto ai tono ottimistici circa la realizzazione del progetto, ha invitato Polonia, Ucraina, Azerbajdzhan, e Georgia a stringere accordi ufficiali internazionali per regolamentare il trasporto di nafta. Unico problema, la scarsità di oro nero disponibile per il progetto.

A dare una risposta, l’intero arco politico dell’Ucraina. Il Primo Ministro, Mykola Azarov, ha avanzato la possibilità di aumentare l’estrazione di nafta sul proprio territorio, così da poter soddisfare il 70% dell’esportazione in territorio UE.

Un investimento sensibile, ma non sufficiente secondo l’Opposizione Democratica, che ha richiesto maggiori sforzi orientati all’indipendenza energetica sia di Kyiv, che di Varsavia, che di tutta l’Unione Europea. Alla quale Kyiv deve ambire.

Un progetto arancione per l’indipendenza energetica europea

La Sarmatia è una compagnia energetica internazionale fondata nel luglio del 2004 dalla polacca Przyjazn, e dall’ucraina Ukransnafta, per implementare l’oleodotto Odessa-Brody fino a Plock.

Dopo uno stop nel 2006, a causa della decisione dell’allora Primo Ministro, ed attuale Presidente, Viktor Janukovych, di sfruttare l’infrastruttura in senso inverso, per importare nafta russa, la Sarmazia ha ritrovato vigore con il ritorno al governo degli arancioni, guidati da Julija Tymoshenko.

Il 10 Ottobre 2007, è stata allargata alla partecipazione della georgiana GOGC, della lituana Klaipedos Nafta, e dell’azera SOCAR.

Successivamente, un Protocollo di Intesa stretto dai ministri dell’energia dei Paesi interessati ha previsto, oltre alla ripresa dei lavori di ampliamento dell’Odessa-Brody fino a Plock, anche la stesura di un contratto per il trasporto dell’oro nero azero per il territorio georgiano. Ed il suo seguente trasporto via mare fino al porto ucraino di fondazione genovese.

A rilanciare ulteriormente il progetto, la decisione di Janukovych di implementare l’Odessa-Brody — questa volta da sud verso nord — per il trasporto di nafta venezuelana in Bielorussia.

Matteo Cazzulani