LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Conoscere la storia d’Europa: visita al Museo delle Vittime del Genocidio di Vilna

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on August 24, 2012

Ungheria, Polonia e Lituania il giorno dell’Anniversario del Patto Molotov-Ribbentrop hanno ricordato le vittime dei totalitarismi comunista e nazista. Una visita virtuale all’esposizione museale lituana.

Vilna (Lituania) – Ungheria, Polonia e Lituania: tre Paesi dell’Europa Centrale uniti nel comune ricordo delle stragi compiute dai totalitarismi del Ventesimo Secolo. Nella giornata di giovedì, 23 Agosto, e stata celebrata la Giornata Europea del Ricordo delle Vittime dei Regimi Totalitari, istituita per commemorare i milioni di morti provocati dal comunismo e dal nazismo in Europa Centrale ed Orientale durante tutto il Novecento.

La commemorazione più importante ha avuto luogo a Budapest, dove le Autorità ungheresi e polacche si sono riunite per celebrare solennemente la ricorrenza.

Come sottolineato dal Sottosegretario di Stato del Ministero della Giustizia polacco, Wojciech Wegrzyn, il 23 Agosto 1939, con la firma del Patto Molotov-Ribbentrop, ha avuto inizio la collaborazione tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, che ha portato alla spartizione dell’Europa Centrale tra Mosca e Berlino, e alla realizzazione nel cuore del Vecchio Continente di eccidi e violenze che non bisogna dimenticare.

“Stalin ed Hitler credevano nell’eternità del tempo e nel permanere per sempre dei loro regimi – ha dichiarato il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban – Essi credevano che fosse possibile cancellare il ricordo del passato. Si sono sbagliati, e noi oggi non dobbiamo dimenticare quanto da essi compiuto”.

La celebrazione e avvenuta su iniziativa di Ungheria e Polonia nel Museo del Terrore di Budapest, la cui costruzione e stata fortemente voluta dal Governo Orban per dare la possibilità alle future generazioni di conoscere con i propri occhi quanto provocato in Europa Centrale dai due totalitarismi.

Il Museo si trova infatti presso la vecchia centrale operativa dei fascisti ungheresi che collaboravano coi nazisti. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’edificio – che oltre alla parte museale conserva le sale dove i dissidenti venivano torturati, detenuti, interrogati e fucilati, e divenuto la sede del Servizio di Sicurezza comunista.

Simile atmosfera di quella di Budapest la si e potuta registrare anche in Lituania. A Vilna, il Giorno del Ricordo delle Vittime dei Regimi Totalitari e stata l’occasione per issare tutte le bandiere presso gli edifici pubblici a mezz’asta, e permettere alla popolazione la visita gratuita al Museo delle Vittime dei Genocidi.

Proprio come il Museo del Terrore di Budapest, il centro museale di Vilna e situato presso la vecchia sede del KGB e dell’NKVD: le due principali emanazioni del regime sovietico responsabili, anche in Lituania, di massacri ai danni di migliaia di avversari politici.

Ad inaugurarla, il 14 Ottobre 1992, e stata un’iniziativa congiunta del Ministero lituano della Cultura e dell’Educazione e della Presidenza dell’Unione dei Prigionieri e dei Deportati Politici. Il 24 Marzo 1997, il Museo e stato riorganizzato per colerebbe del Governo della Lituania, e la sua gestione e stata affidata al Centro Ricerche sul Genocidio e sulla Resistenza lituano.

La struttura, situata presso la centrale via Gedimino, possiede tre piani, entro i quali sono dislocati più di 100 Mila reperti organizzati in un percorso espositivo ben strutturato. La prima sezione, situata sul piano terreno, raccoglie reperti legati a tre fasi della Storia della Lituania.

Si inizia con il periodo tra il il 1940 e il 1941 – quando le armate dell’Unione Sovietica con l’appoggio politico della Germania Nazista hanno occupato la Lituania ed hanno portato al progressivo annichilamento della sovranità politica e culturale dei lituani – per seguire con la Guerra Partigiana lituana tra il 1944 e il 1953 – combattuta dalla Lituania contro la dominazione sovietica, dopo tre anni di occupazione nazista, per ristabilire uno Stato indipendente – e concludere con la soppressione dell’attività bellica dei partigiani, avvenuta con l’eliminazione brutale di 20 Mila combattenti da parte delle forze armate comuniste com il sostegno militare dell’esercito russo.

La seconda sezione e dedicata alla descrizione della vita nei campi di detenzione in Lituania e nel resto dell’Unione Sovietica, dove gran parte dei partigiani lituani e stata spostata con la forza.

Proprio alle deportazioni di massa dei lituani – avvenuta tra il 1944 e il 1991 in maniera scientificamente organizzata per separare nuclei famigliari e rompere legami affettivi tra i sospettati di dissenso al regime comunista – e dedicata la seconda parte della seconda sezione, che comprende anche un’esibizione dedicata alla resistenza popolare nonviolenta all’Unione Sovietica tra il 1954 e il 1991, ed una serie di reperti inerenti all’attività del KGB a Vilna e in altre città della Lituania.

E nel piano seminterrato che si trova la parte più importante del Museo delle Vittime dei Genocidi: la Prigione del KGB. Essa e stata costruita dai sovietici nel 1940 per processare, detenere ed eliminare i dissidenti lituani. Una volta spezzata la guerra partigiana della Lituania, nel 1953, solo 23 delle 50 celle della Prigione sono state utilizzate per la detenzione e gli interrogatori dei prigionieri prima del loro invio nei Gulag in Russia, mentre il resto e stato adibito ad archivio fino all’Agosto del 1991, quando i russi sono stati costretti ad abbandonare la Lituania.

Tra le sale dell’esposizione, di particolare importanza sono i luoghi insonorizzati in cui venivano effettuate le torture, le stanze buie e umide in cui venivano rinchiusi i detenuti dopo gli interrogatori, la “sala dell’acqua” – in cui i prigionieri erano costretti a sostare su uno setto bordo per non cadere in una piscina di acqua ghiacciata – e, infine, la sala delle esecuzioni.

Quest’ultimo luogo si trova in una posizione più isolata, e mantiene l’aspetto tetro e funesto del passato. Dopo una sala in cui veniva compilato il certificato di morte del condannato, segue una stanza di poco più grande, in cui veniva eseguita l’esecuzione. A spiegare come il tutto avvenisse in maniera sistematica e ripetitiva e un filmato, proiettato su uno schermo all’interno della sezione.

Anche ebrei e sacerdoti cattolici tra le vittime dei totalitarismi comunista e nazista

Per concludere, non manca presso la prigione una stanza dedicata alle vittime ebraiche della Shoah provocate dall’occupazione nazista tra il 1941 e il 1944, ed una contenente i reperti appartenuti ai Sacerdoti cattolici impegnati con la preghiera nel sostegno della lotta partigiana: uccisi anch’essi dalla furia comunista per avere rifiutato di collaborare con il regime sovietico.

Matteo Cazzulani

Bielorussia: Lukashenka esclude oppositori dalle liste elettorali

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 23, 2012

Divieto di partecipazione per il Leader del movimento liberale e filoeuropeo Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e per il noto dissidente Niklau Paskevych. Le divisioni del dissenso bielorusso dinnanzi ad una consultazione parlamentare in cui ad avere la meglio sono con certezza le forze politiche filo-presidenziali

Firme scorrette, moduli irregolari, dichiarazioni dei redditi incomplete e sentenze giudiziarie sono le ragioni per le quali le Autorità bielorusse hanno decimato le liste dell’Opposizione in vista delle prossime Elezioni Parlamentari. Nella giornata di mercoledì, 22 Agosto, la Commissione Elettorale Centrale ha negato la partecipazione alla consultazione legislativa al Leader del Movimento filo-europeo di orientamento liberale Za Svabodu, Alyaksandr Milinkevych, e al noto oppositore del regime di Minsk, Niklau Paskevych.

Secondo la motivazione ufficiale, i due oppositori avrebbero omesso documenti importanti durante la presentazione delle loro candidature, ma gli attivisti dell’Opposizione bielorussa accusano il regime di volere sistematicamente escludere dalle liste elettorali ogni esponente di spicco del dissenso in Bielorussia.

Così, infatti, e capitato anche ad altri due leader dell’Opposizione, Niklau Statkevych ed Uladzimir Niaklayeu. Il primo e stato condannato a sei anni di detenzione per avere protestato contro i brogli elettorali perpetrati dalle Autorità Bielorusse durante le Elezioni Presidenziali del 19 Dicembre 2010, mentre al secondo la “giustizia” bielorussa ha imposto due anni di divieto di partecipazione alla vita politica per la medesima motivazione.

Oltre che l’estromissione dei principali candidati dell’Opposizione, a penalizzare il dissenso bielorusso e anche la cronica divisione con cui le diverse forze politiche si presentano alla tornata elettorale. Il movimento Bielorussia Europea, guidato dall’ex-Candidato alla presidenza, Andrey Sannikau, e la Democrazia Cristiana Bielorussa hanno deciso di boicottare la consultazione, mentre Za Svabodu e il Partito Mondo Giusto hanno giudicato utile prendere parte al voto con propri candidati.

Più originale e la posizione del Fronte Nazionale Bielorusso – capeggiato da Alyaksey Yanukevych – e del Partito Civico Unito di Anton Labiedzka, che hanno optato per la partecipazione al voto e l’immediata rinuncia da parte dei candidati eletti al mandato parlamentare in segno di protesta.

Dal canto loro, le Autorità governative si presentano agli elettori compatte, con liste uniche in sostegno del Presidente, Alyaksandr Lukashenka. Esse sono favorite, oltre che dall’estromissione dei principali avversari mediante l’arma della magistratura, anche dall’utilizzo di risorse statali e del favore della stampa di regime.

Tra i candidati dello schieramento filo-presidenziale emergono l’esponente di spicco del KGB bielorusso, Viktar Rusak, il Procuratore Eduard Senkevych, e il generale del Ministero degli Esteri Valery Gaydukevych.

Cacciato il Ministro degli Esteri vicino a Bruxelles

A proposito del Ministero degli Esteri, ha fatto discutere la decisione presa dal Presidente Lukashenka di sostituire il Capo della Diplomazia di Minsk, Syarhey Martynau, con il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Uladzimir Makey.

Martynau e stato l’unico esponente del governo della Bielorussia a non essere stato colpito dal divieto di ingresso in Unione Europea imposto da Bruxelles in risposta alle sistematiche violazioni dei Diritti Umani e della burocrazia da parte del regime di Lukashenka.

Inoltre, l’ex-Ministro degli Esteri e stato sempre considerato dalla Commissione Europea come l’unica personalità moderata dell’entourage di Lukashenka con cui potere dialogare per mantenere vivo il difficile dialogo tra la Bielorussia e l’Occidente.

Makey, il nuovo Capo della Diplomazia Bielorussia, di formazione pedagogica e linguistica, e il braccio destro di Lukashenka, e, secondo l’autorevole Radio pubblica polacca Polskie Radio, e uno degli esponenti politici di Minsk colpiti dal divieto di ingresso in Unione Europea.

Nonostante da Capo dell’Amministrazione Presidenziale Makey sia stato l’esecutore del tiepido processo di liberalizzazione in Bielorussia avvenuto dal 2008 al 2010 secondo le indicazioni UE, egli e considerato dai più importanti politologi l’esecutore delle direttive di Lukashenka.

La decisione di sostituire Martynau – dopo nove anni di servizio a capo del Dicastero degli Esteri – e un passo voluto dal Presidente bielorusso per rafforzare il controllo diretto di ogni settore della vita politica, e, nel contempo, di chiudere l’unico canale di cui l’Occidente ha potuto finora servirsi per mantenere aperto il dialogo con Minsk.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA RIATTUATA LA PENA DI MORTE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on March 18, 2012

Il regime bielorusso ha giustiziato i 25enni Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, condannati per l’attentato al metro di Minsk dell’11 Aprile 2011 e di altri atti di carattere terroristico precedenti. I sospetti sulla regolarità del processo e sulla fondatezza delle accuse, a cui si sono accompagnati appelli da parte dei parenti e della Comunità Internazionale contro l’esecuzione capitale

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Fucilati e seppelliti all’insaputa dei famigliari e dei mezzi di comunicazione di massa. Questa è la sorte che, in Bielorussia, è stata riservata dalle Autorità carcerarie a Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, rispettivamente operaio e perito elettronico di 25 anni, condannati alla pena capitale in quanto responsabili dell’attentato al metro di Minsk avvenuto l’11 Aprile 2011.

La notizia dell’avvenuta condanna, e della già effettuata sepoltura dei due giovani, sabato 17 Marzo, è pervenuta dapprima tramite lettera presso l’abitazione privata della famiglia Kavaliou, a Vitebsk, poi, è stata confermata dai principali media del Paese, tra cui la televisione statale – controllata dalle Autorità bielorusse – e l’autorevole Belsat.

I condannati sono stati accusati non solo per l’esplosione che ha provocato 15 vittime e 300 feriti, ma anche per altri atti di carattere terroristico, come l’attentato bombarono durante il concerto del Giorno dell’Indipendenza del 2008 a Minsk, e un simile evento nel 2005 a Vitebsk, che, in tutto, sono hanno provocato una manciata di feriti.

Nel corso del processo, Kanavalau ha riconosciuto in pieno le proprie responsabilità per ambo gli eventi, mentre Kavaliou ha rigettato le accuse, si è difeso a spada tratta di prima persona in tribunale, e si è rivolto direttamente al Presidente, Aljaksandar Lukashenka, per interrompere un procedimento giudiziario irregolare.

A confermare i sospetti sulla regolarità effettiva della questione non è solo la fretta con cui i due giovani sono stati ritenuti colpevoli, ma anche l’assenza di prove determinanti per giustificare la colpevolezza degli imputati, e il parere di diversi esperti, bielorussi ed europei, che non hanno escluso come gli attentati di Minsk e Vitebsk possano essere stati organizzati ad hoc dal KGB – i Servizi Segreti bielorussi.

Richiesta di clemenza a Lukashenka è stata inviata dalla madre di Kavaliau sulla base dell’articolo 61 della Costituzione bielorussa – che prevede la possibilità di posticipare di un anno l’esecuzione, per rendere possibile la dimostrazione da parte dell’imputato della propria non-colpevolezza – e dell’appello dell’ONU contro l’esecuzione della pena capitale.

A quella delle Nazioni Unite, si sono unite le voci del Segretario Generale e dello Speaker del Consiglio d’Europa, Thorbjon Jagland e Jean-Claude Mignon, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e dei Deputati di Germania e Lichtenstein, Marieluise Beck e Renate Wohlwend, mentre l’Incaricato per i Diritti Umani del Governo tedesco, Markus Loening, ha richiesto alle autorità bielorusse una moratoria sulla pena di morte.

Minsk sempre più lontana da Bruxelles

L’esecuzione dei due condannati non fa altro che allontanare sempre più la Bielorussia dall’Europa, nonostante il recente appello da parte dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, che ha invitato i Paesi del Vecchio Continente a porre fine al congelamento delle relazioni diplomatiche con la Bielorussia: una contromossa all’ordine di Lukashenka di espellere da Minsk gli Ambasciatori dell’Unione Europea e della Polonia.

Inoltre, l’esecuzione dei due giovani rappresenta l’ennesima macchia nel curriculum da vero dittatore di Lukashenka. Ininterrottamente al potere dal 1994, il bat’ka – com’è nominato Lukashenka in Patria – si è contraddistinto per continue repressioni a carico di giornalisti e oppositori politici, privati non solo del diritto di manifestare e di condurre la propria attività, ma anche della possibilità di riunirsi all’estero per creare un’alternativa politica al regime.

Il dittatore bielorusso si è mantenuto al potere mediante continue manipolazioni delle tornate elettorali, che gli hanno consegnato consensi in percentuali mai inferiori all’80%, tra le quali le presidenziali del 1994, del 2001, del 2006 e, infine, del 19 Dicembre 2010, quando ha provveduto all’arresto preventivo di tutti i suoi competitor di orientamento democratico, liberale, conservatore e socialdemocratico.

Accanto a ciò, Lukashenka ha cercato di barcamenarsi tra l’avvicinamento all’Europa e l’amicizia con la Russia, ma ha finito tuttavia per trascinare il Paese in un’isolamento internazionale che, in seguito a una grave crisi economica che ha colpito la Bielorussia, ha costretto Minsk ad accettare la sottomissione a Mosca.

Questa perdita di autonomia da parte della Bielorussia si è registrata sia sul piano energetico, con la cessione al monopolista energetico russo, Gazprom, dei gasdotti bielorussi, sia su quello politico, con l’ingresso di Minsk nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Cremlino, a immagine e somiglianza dell’Unione Europea, per riappropriarsi dello status di superpotenza mondiale, già goduto in epoca sovietica, a spese proprio di Bruxelles.

Matteo Cazzulani

PUTIN FA SUL SERIO: UN AGENTE KGB ALLA GUIDA DELLA DUMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 18, 2011

L’ex-Capo dell’Amministrazione Presidenziale, con un passato nei servizi segreti sovietici e negli enti locali di Pietroburgo, proposto dalla Verticale del Potere come Speaker del Parlamento, in cui Russia Unita – il Partito del Cremlino – ha la maggioranza certa. Protesta l’opposizione liberale e filo-europea, sull’onda della condanna dell’Occidente dei brogli perpetrati dalle Autorità durante le ultime Elezioni parlamentari

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Compagno di banco dello zar del gas nella scuola della servizi segreti sovietici prima una carriera profusa perlopiù negli enti locali. Questo è l’identikit del nuovo Speaker della Duma, Sergej Narishkin, eletto in Parlamento come indipendente, ma aperto sostenitore di Russia Unita: il Partito del Potere, guidato dal tandem Putin-Medvedev – rispettivamente ex-Premier e futuro Presidente, ed ex-Presidente e futuro Premier – che, secondo i dati delle elezioni parlamentari del 4 Dicembre riconosciuti dal Cremlino, avrebbe ottenuto la maggioranza quasi assoluta, con il 49% dei voti.

“Sono indipendente, ma appoggio Russia Unita, e sono onorato della scelta dei vertici del Partito” ha commentato Narishkin a seguito della notizia, trapelata nella serata di sabato, 17 Dicembre. Nella conduzione dei lavori del parlamento russo, l’ex compagno di banco del futuro Presidente, Vladimir Putin, potrà contare su un vice-speaker sempre espressione di Russia Unita: in lizza, sono l’ex-Vice Sindaco di Mosca, Ljudmila Shvecova, il Capo dell’esecutivo centrale del partito, Andrej Borobev, ed il Segretario del Consiglio Generale, Sergej Neverov.

Dunque, l’organo legislativo della Federazione Russa resta saldamente nelle mani della Verticale del Potere, che alla Casa Bianca sulle rive della Moscova potrà contare su uomini di propria diretta fiducia ed espressione. Oltre alla parentesi nel KGB condivisa con Putin, Narishkin, classe 1954, ha terminato l’Alta Scuola dei Servizi Segreti URSS di Minsk, si è laureato in economia, padroneggia inglese e francese, ed ha ricoperto cariche importanti nell’amministrazione cittadina di Pietroburgo – sua città natale – ed in quella regionale della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora il circondario di Pietroburgo. Il 3 Marzo 2004 è diventato Capo dell’Apparato del Governo russo col rango di Ministro, e, dal 12 Maggio 2008, nominato Direttore dell’Amministrazione Presidenziale.

Contro l’autoritarismo, anche parlamentare, è tornata a manifestare una parte dell’Opposizione alla Verticale del Potere: più di due mila persone sono scese in piazza per denunciare i brogli elettorali che hanno portato ad una distribuzione dei seggi alla Duma che garantisce a Russia Unita la maggioranza quasi assoluta, “costringendola” al governo di coalizione con i LiberalDemocratici di Zhirinovskij: lista connivente col Cremlino. Simili manifestazioni anche in alcune città di provincia, come Irkuck.

I liberali in piazza per giustizia ed Europa

Non saranno i 20 mila che, Sabato, 10 Dicembre, hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja, dando vita alla più imponente manifestazione anti-putiniana della storia organizzata dalle opposizioni unite, ma il numero dei partecipanti è notevole se si considera che la dimostrazione è stata organizzata solo da Jabloko: Partito liberale e filo-europeo, rimasto senza seggi dopo una consultazione caratterizzata da falsificazioni diffuse,certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa.

“La situazione cambierà il prossimo marzo, con le nuove Elezioni Presidenziali – ha dichiarato il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij – noi ci saremo e combatteremo per una Russia finalmente libera e democratica”.

Lecito ricordare che, lo scorso giovedì, 15 Dicembre, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna e preoccupazione per lo svolgimento irregolare della consultazione parlamentare in Russia, accodandosi alle simili proteste espresse dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton. A tali posizioni, l’attuale Presidente, Dmitrij Medvedev, ha risposto senza mezze parole, invitando l’Occidente a non badare agli affari di Mosca.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO I BROGLI ELETTORALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

300 gli arrestati per Illegittimo Dissenso durante la dimostrazione del movimento Solidarnist’, compartecipata da circa 2 Mila persone. Repressa, con l’incarcerazione di 150 persone, anche l’iniziativa dei liberal-progressisti di Altra Russia. Gli osservatori internazionali certificano l’irregolarità della votazione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Forse, questa volta il Cremlino ha aperto il Vaso di Pandora. La giornata di lunedì, 5 Dicembre, all’indomani delle elezioni parlamentari russe, è stata caratterizzata da continue manifestazioni da parte di militanti, attivisti e simpatizzanti della vera opposizione: quella non ammessa alla consultazione elettorale, in cui tre delle quattro liste che hanno ottenuto seggi alla Duma sono diretta espressione della Verticale del Potere.

La dimostrazione più imponente, in tarda serata: presso il Bulvar Chystoprudnyj si sono riuniti più di 2 Mila persone, intenzionate a raggiungere la piazza della Lubjanka – tristemente nota per avere ospitato la sede del KGB e, oggi, quella dell’FSB – esclamando slogan contro la falsificazione delle elezioni ed invitando la polizia ad aggiungersi al corteo. Nulla da fare, anche perché la milicija non solo ha impedito ad altri manifestanti di aggiungersi alla dimostrazione, ma, una volta terminato il corteo, hanno dato vita a cariche, culminate con manganellate ed arresti di più di 300 partecipanti. Tra essi, Il’ja Jashin ed Aleksej Naval’nyj: esponenti di spicco del movimento Solidarnost’ – creato da forze partitiche di diverso orientamento sul modello della Solidarnosc polacca.

I fatti della Lubjanka non sono che l’ultimo episodio di una crescente repressione del dissenso. Già nella giornata di Domenica, 4 Dicembre, ad urne ancora aperte, in Piazza Triumfal’naja la manifestazione del movimento di opposizione liberal-progressista Altra Russia è stata soffocata secondo il medesimo copione, con la spedizione in gattabuia di 150 dimostranti. Anteprima di tale epilogo, gli attacchi da parte di hacker denunciati poco prima dell’apertura dei seggi da parte di Radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos, impegnata nella democratizzazione della Russia.

A dare conferma alle ragioni della protesta, i diffusi casi di falsificazione della consultazione elettorale certificati dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa che, in particolare, hanno segnalato la sistematica intrusione di esponenti delle Autorità nel conteggio dei voti, attività di propaganda elettorale presso i seggi, ed aggiunta di schede pre-votate nelle urne. Una tecnica che ha dato i suoi frutti: durante la diretta dedicata ai risultati delle elezioni, il Canale Rossija 24, basandosi sui dati ufficiali, ha contato il 115,5% dei voti nella Oblast’ di Svedlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 129 % in quella di Voronezh.

Putinismo dal volto umano

Lecito ricordare che secondo i dati riconosciuti dal Cremlino, il Partito del Potere tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e, dal prossimo Marzo, Presidente e Premier – Russia Unita ha ottenuto il 49% dei consensi, in crollo di più del 15% rispetto ai sondaggi: guarda caso giusto sotto la soglia per l’ottenimento della maggioranza dei seggi alla Duma. Una situazione che porterà alla formazione di una coalizione di governo con i Liberal-Democratici di Zhirinosvs’kij – quarti con l’11,5% dei consensi – e la socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 13% dei voti: liste composte da politici riciclati, spesso fuoriusciti da Russia Unita, tutti conniventi col Cremlino. All’opposizione restano solo i comunisti di Zjuganov – secondi con il 19% – mentre i liberali filo europei di Jabloko non hanno superato lo sbarramento.

Così, la Verticale del Potere Putin-Medvedev mantiene stretto il potere, presentandosi con un volto più umano e “democratico” alla Comunità Internazionale. Tuttavia, resta la medesima natura repressiva di sempre, oggi chiamata agli straordinari per arginare un’ondata di proteste che, sempre crescenti, dimostrano un timido avvio del consolidamento della società civile attorno ad ideali di democrazia, libertà, e giustizia.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA LUKASHENKA LIBERA OPPOSITORE MA ARRESTA ALTRI DISSIDENTI

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on January 30, 2011

Rilasciato Valadymyr Njakljajev, ora agli arresti domiciliari. Incarcerati sotto stretta osservazione ancora 3 Leader dell’opposizione. Arrestati altri dissidenti

 

L'oppositore bielorusso, Valadymyr Njakljajev, al momento del rilascio. FOTO 5 KANAL

Libero, ma nemmeno di avvicinarsi alla finestra. Questo il trattamento riservato dalle Autorità di Minsk a Valadymyr Njakljajev. Dissidente politico liberato dall’isolamento lo scorso sabato, 29 Gennaio.

 

Trasferito agli arresti domiciliari, all’oppositore del Presidente, Aljaksandar Lukashenka, è proibito l’utilizzo di telefono, fax, ed internet.

 

Sempre meglio rispetto a prima, si direbbe, quando il poeta è stato percosso con violenza dalla milicija di regime.

 

Oppure, a confronto della condizione degli altri 30 dissidenti ancora in gattabuia. Tra essi, altri 3 competitor del Presidente bielorusso alle elezioni presidenziali dello scorso 19 Dicembre. Giorno in cui sono stati arrestati.

 

Ancora violenza sugli oppositori

 

Per richiederne il rilascio, a Minsk, Domenica 30 Gennaio, un presidio dell’opposizione, presso la sede del KGB bielorusso. Alle 19 locali – ore di chiusura giornaliera della redazione – 7 sono i manifestanti già arrestati.

 

Lecito ricordare che, lo scorso 19 Dicembre, Aljaksandar Lukashenka è stato riconfermato alla guida del Paese a seguito di pressioni sui media, violenze sugli oppositori, e brogli elettorali, certificati dagli osservatori internazionali.

 

In aggiunta, candidati democratici, e centinaia di dissidenti, sono stati arrestati. Spesso, dopo percosse da parte della polizia.

 

Condanne al regime bielorusso, da Stati Uniti, Unione Europea, OSCE, NATO e Consiglio d’Europa. Oltre ad esse, una lunga lista di ONG internazionali.

 

Matteo Cazzulani