LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: il Senato approva il Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on January 30, 2015

Una maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici approva la realizzazione dell’oleodotto concepito per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti. Il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, invita alla firma del provvedimento il Presidente statunitense, Barack Obama, che invece ventila l’ipotesi di veto

Philadelphia – 3 settimane per una mozione e più di 40 emendamenti da esaminare è quanto il Senato degli Stati Uniti d’America ha impegnato per giungere all’approvazione della realizzazione del Keystone XL, oleodotto progettato dal colosso energetico Trans Canada per veicolare 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato dell’Alberta, in Canada, al Texas attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri e Louisiana.

Come riportato da Politico, nella giornata di giovedì, 29 Gennaio, 62 senatori, tra repubblicani e centristi democratici, hanno votato a favore del provvedimento, contro 36 democratici liberali fortemente contrari alla realizzazione del Keystone XL.

L’approvazione della mozione, avvenuta dopo che, nella giornata di lunedì, 26 Gennaio, la maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici ha mancato i numeri per approvare il documento, porta ora la realizzazione del Keystone XL direttamente sulla scrivania del Presidente Barack Obama, un democratico liberale che ha già fatto sapere di essere orientato a porre il veto sul provvedimento.

Tuttavia, un gruppo ristretto di senatori sta valutando l’ipotesi di rinviare il provvedimento così come emendato al Senato alla Camera dei Rappresentanti, dove una mozione sulla realizzazione del Keystone XL è stata approvata ad ampia maggioranza.

Subito dopo l’approvazione, il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, ha invitato il Presidente Obama ad accettare il voto del Senato per realizzare un’infrastruttura necessaria per creare posti di lavoro ed incrementare la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Reuterse, l’Amministrazione Obama, che in passato ha dubitato circa la reale capacità del Keystone XL di creare nuovi posti di lavoro, ha ritenuto necessario lasciare l’ultima parola sull’approvazione dell’oleodotto al Dipartimento di Stato, che ancora si deve pronunciare in merito alla fattibilità dell’opera.

Un oleodotto che divide

Come ritenuto dai sostenitori dell’iniziativa -repubblicani e centristi democratici- la realizzazione del Keystone XL non solo permetterebbe la realizzazione di nuovi posti di lavoro e l’incremento della sicurezza energetica degli Stati Uniti, ma rinsalderebbe le relazioni tra USA e Canada in uno scenario globale in cui la Comunità Trans Atlantica necessita di unità e coesione, sopratutto sul piano energetico.

I contrari al gasdotto -democratici liberali ed ambientalisti- contestano invece il fatto che il Keystone XL provocherebbe l’incremento dello sfruttamento del greggio in un’era in cui gli Stati Uniti d’America si sono impegnati a contrastare il surriscaldamento globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: la minoranza democratica ferma l’approvazione del Keystone XL al Senato

Posted in USA by matteocazzulani on January 27, 2015

La maggioranza bipartisan in favore dell’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso canadese dall’Alberta in Texas non ha i numeri per chiudere il dibattito. Condizioni meteo e protesta per la conduzione del dibattito le ragioni che hanno dato forza al fronte del no sostenuto da Obama

Philadelphia – Una tempesta di neve può bloccare un’infrastruttura internazionale e ad aiutare il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad ottenere un’inaspettata vittoria laddove i numeri lo davano, e lo danno ancora, nettamente perdente.

Lunedì, 26 Gennaio, la minoranza democratica al Senato ha sospeso l’iter di approvazione dell’oleodotto Keystone XL, una misura sponsorizzata dai repubblicani che, dopo avere ottenuto il controllo del Congresso dopo le ultime Elezioni di Mid-Term, mira a realizzare un’infrastruttura concepita per veicolare circa 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato canadese dell’Alberta al Texas, attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri and Louisiana.

Come riportato dall’autorevole Reuters, favorevoli alla chiusura del dibattito sull’approvazione della mozione che autorizza la realizzazione del Keystone XL sono stati solamente 53 senatori, una quota molto lontana dai 60 voti a favore che una coalizione bipartisan di repubblicani e centristi democratici avrebbe invece necessitato.

A motivare il risultato è stata l’assenza di un alto numero di senatori, molti dei quali costretti a disertare al seduta a causa della bufera di neve e gelo che, durante il voto, si sta preparando ad abbattersi su New York ed altri Stati del NordEst della nazione.

Alti senatori di spessore, come i repubblicani John McCain e Marco Rubio e i democratici Harry Reid ed Elizabeth Warren, non hanno partecipato al voto per motivi istituzionali e personali.

Oltre alla bassa affluenza, a fare mancare il quorum alla maggioranza bipartisan favorevole al Keystone XL è stata anche una pattuglia di centristi democratici che, pur essendo favorevole all’infrastruttura, ha votato con i democratici liberali in segno di protesta contro la chiusura affrettata del dibattito sugli emendamenti presentati dal Partito Democratico decisa, nella giornata di venerdì, 23 Gennaio, dal Capogruppo dei repubblicani, Mitch McConnell.

Pronta, alla prima sconfitta dei repubblicani al Senato, è stata la risposta della Presidente della Commissione Energia, la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, che ha evidenziato come un accordo sia ora necessario tra repubblicani e democratici per approvare un documento condiviso nel più breve tempo possibile.

Da parte sua, il Senatore del New York Chuck Schumer, un democratico, ha sottolineato come la posizione dura del Partito Democratico sia stata motivata dalla decisione di McConnell di chiudere il dibattito in maniera frettolosa sugli emendamenti democratici.

McConnell si è giustificato dichiarando che la procedura da lui scelta ha permesso ai democratici di presentare un numero di emendamenti ben più alto rispetto a quello che, pochi mesi prima, l’ex-maggioranza democratica ha permesso di presentare all’allora minoranza repubblicana.

Tom Carper, senatore del Delaware del Partito Democratico, ha invece dichiarato di essere stato uno dei democratici favorevoli al Keystone XL ad avere votato contro il provvedimento in segno di protesta per la decisione di McConnell.

Obama verso il veto all’oleodotto

Con la sconfitta repubblicana al Senato, la discussione sul Keystone XL procede con un ritmo più lento rispetto a quello che la maggioranza bipartisan favorevole all’infrastruttura ha inteso accelerare con il voto.

Nonostante il parere del Congresso, il Presidente Obama, un democratico liberale, ha già dichiarato di non intendere sostenere il Keystone XL, ventilando persino l’ipotesi di porre il veto qualora la mozione della colazione di repubblicani e centristi democratici fosse approvata in definitiva.

La decisione di Obama, ribadita durante lo Stato dell’Unione -il discorso più importante che il Presidente rivolge alla Nazionale in diretta TV a Camere riunite- è motivata da un lato dalla volontà di soddisfare le richieste degli ambientalisti.

Dall’altro, Obama ritiene che il Keystone XL produca danni alla lotta al surriscaldamento globale, che gli Stati Uniti si sono impegnati a contrastare diminuendo le emissioni inquinanti.

I repubblicani e i centristi democratici ritengono, invece, che il Keystone XL crei posti di lavoro e favorisca la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Inoltre la coalizione che sostiene l’infrastruttura ritiene che la realizzazione del Keystone XL favorisca rafforzamento dei rapporti bilaterali con il Canada.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Pacifico e diplomazia le priorità della politica estera nello Stato dell’Unione di Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 22, 2015

Durante il più importante discorso alla nazione, il Presidente degli Stati Uniti invita alla finalizzazione della Partnership Trans Pacifica per contenere la Cina nella regione dell’Asia/Pacifico, e vanta il successo della linea morbida della sua Amministrazione nei confronti di Russia, Siria, Cuba ed Iran. Lotta al surriscaldamento globale e leadership nel settore del gas tra i punti esposti da Obama nella parte dedicata alla politica estera

Philadelphia – Economia, diplomazia e la forza solo quando e se serve. Questa è la strategia di politica estera che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha presentato durante lo Stato dell’Unione, il discorso annuale che il Capo dello Stato rivolge una volta all’anno a Camere riunite, in collegamento diretto con tutto il Paese, per esporre le linee-guida della sua Amministrazione.

Obama, dopo avere sottolineato la necessità per gli Stati Uniti di assumere una nuova leadership nel Mondo, ha evidenziato come egli preferisca avvalersi di strumenti diplomatici e di misure economiche, piuttosto che di soluzioni di carattere militare, per contrastare minacce globali alla democrazia e ai valori dell’Occidente.

Priorità nella politica estera di Obama è la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo che crea una zona di libero scambio tra gli Stati Uniti ed i più importanti Paesi della regione del Pacifico, come Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Come dichiarato da Obama, il TPP permette agli Stati Uniti d’America e ai suoi alleati nel Pacifico di contrastare la crescita della Cina che, senza la creazione di un fronte economico comune tra i Paesi della Partnership Trans Pacifica, è destinata a ricoprire un ruolo egemone in una zona del Mondo cruciale per le sorti della geopolitica globale.

Oltre alla Partnership Trans Pacifica, Obama ha evidenziato la necessità di finalizzare un accordo di cooperazione economica con l’Unione Europea, con la quale le trattative per il varo della Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- sono ancora in via di conclusione.

Altro ambito in cui l’economia rappresenta una leva per la realizzazione di una politica estera incisiva, secondo Obama, è anche quello della Russia, che proprio a causa delle sanzioni economiche, applicate dagli Stati Uniti come riposta all’aggressione militare all’Ucraina, si trova ora economicamente in ginocchio.

“Stiamo dimostrando il potere della forza e della diplomazia degli Stati Uniti d’America. Abbiamo fermamente sostenuto il principio che i Paesi più forti non possono sopraffare quelli più deboli. Ci siamo opposti all’aggressione russa, abbiamo sostenuto la democrazia in Ucraina, abbiamo riassicurato i nostri alleati della NATO” ha dichiarato Obama.

La diplomazia è stata anche la carta di cui Obama, come ricordato durante lo Stato dell’Unione, si è avvalso anche con Cuba, con cui gli Stati Uniti hanno ripristinato rapporti diplomatici congelati dal 1961.

Come sottolineato da Obama, la decisione di riaprire le relazioni con Cuba rappresenta un piccolo passo, incoraggiato da Papa Francesco, che chiude definitivamente con una pesante eredità della Guerra Fredda sulla quale, finora, nessun Presidente statunitense ha avuto il coraggio di mettere la parola fine.

Altro ambito della politica internazionale in cui Obama ha premuto sull’acceleratore della diplomazia è quello delle relazioni con l’Iran, nei confronti del quale, come già anticipato durante la visita con il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il Presidente statunitense ha ritenuto necessario continuare a dialogare per evitare la proliferazione atomica.

“Le misure proposte dal Congresso in favore dell’inasprimento delle sanzioni all’Iran rischiano di mandare in fumo il percorso finora fatto e di estraniare gli Stati Uniti dai suoi alleati nel Mondo. Per questa ragione, porrò il veto su ogni simile provvedimento” ha dichiarato Obama.

Sempre in ambito diplomatico, Obama ha sottolineato la volontà degli Stati Uniti di rafforzare le strutture difensive dell’Afghanistan attraverso l’addestramento di reparti militari locali.

Nello stesso tempo, Obama ha ritenuto necessario l’uso della forza per contrastare lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ed ha richiesto al Congresso l’approvazione di una misura che autorizzi l’intervento militare contro l’ISIL.

Obama ha poi annoverato tra le priorità della politica estera anche un maggiore impegno degli USA per contrastare il Global Warming, sul quale gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo storico con la Cina per decrementare le emissioni inquinanti dei due Paesi del Mondo maggiormente responsabili per il surriscaldamento globale.

Infine, Obama ha supportato lo sviluppo dello sfruttamento dei giacimenti domestici di gas per rafforzare la leadership USA nel mercato mondiale dell’Europa dell’energia, ed ha espresso la sua contrarietà, seppur senza nominarlo, alla realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti.

La risposta dei repubblicani

Pronta, a Obama, è stata la risposta della senatrice dell’Iowa, Joni Ernst, che, per contro dei repubblicani, ha attaccato il Presidente a partire proprio dal Keystone XL, considerato dall’esponente del Partito Repubblicano un’infrastruttura necessaria per creare nuove opportunità di lavoro.

La Ernst ha poi concordato con Obama sulla necessità di abbattere le barriere doganali nella regione dell’Asia/Pacifico e sul bisogno di incrementare l’impegno bellico contro lo Stato Islamico e il terrorismo internazionale.

Sull’Iran, la Ernst ha espresso forte contrarietà al piano dell’Amministrazione Democratica di continuare con le trattative per persuadere Teheran a rinunciare al programma di proliferazione nucleare.

Da parte sua, la Ernst ha sottolineato la necessità di inasprire le sanzioni nei confronti di un Paese il cui riarmo nucleare rappresenta una minaccia per la sicurezza globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama e il Congresso ai ferri corti sul Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on January 10, 2015

La Corte Suprema del Nebraska da il via libera alla realizzazione dell’oleodotto concepito per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas, mentre la Camera dei Rappresentanti approva la costruzione del Keystone XL. A repentaglio i rapporti tra Stati Uniti e Canada

Philadelphia – Un oleodotto che divide sia gli Stati Uniti che il Nordamerica. Nella giornata di venerdì, 9 Gennaio, la Corte Suprema dello Stato del Nebraska ha dato il via libera alla realizzazione del Keystone XL, un oleodotto, progettato dal colosso energetico canadese Trans Canada, per veicolare 830 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato dell’Alberta, in Canada, alle raffinerie del Texas, negli Stati Uniti.

La decisione della Corte Suprema del Nebraska è stata seguita dal voto favorevole della Camera dei Rappresentanti ad una mozione che prevede la realizzazione del Keystone XL. A favore del provvedimento hanno votato, compatta, la maggioranza repubblicana ed i centristi democratici.

A commento del voto, lo Speaker della Camera Bassa del Parlamento, il repubblicano John Boehner, ha invitato il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad approvare la realizzazione del Keystone XL senza più alcun timore per un possibile pronunciamento negativo della Corte Suprema del Nebraska.

Pronta è stata la risposta di Obama, un democratico liberale che, tramite il suo portavoce Eric Schulz, ha fatto sapere di essere intenzionato a porre il veto sul provvedimento per la costruzione del Keystone XL.

I repubblicani ed i centristi democratici sostengono che la realizzazione dell’infrastruttura possa creare nuovi posti di lavoro, incrementare la sicurezza energetica degli Stati Uniti, e rafforzare i rapporti bilaterali con il Canada.

I democratici liberali, invece, sono contrari al Keystone XL perché ritengono l’infrastruttura controproducente per la lotta alle emissioni inquinanti, in cui gli Stati Uniti, proprio sotto l’Amministrazione Obama, si sono schierati in prima fila.

La questione del Keystone XL riguarda, inoltre, i rapporti con il Canada, Paese tradizionalmente alleato degli USA che, con l’avvio dello sfruttamento dell’olio e del gas shale, ha avviato una competizione con gli Stati Uniti per il primato delle esportazioni di energia non convenzionale a livello mondiale.

Con una nota, il Governo canadese ha accolto con favore la decisione della Corte Suprema del Nebraska in favore della realizzazione del Keystone XL, ed ha auspicato una pronta approvazione da parte sia del Congresso che dell’Amministrazione Presidenziale.

Da parte sua, Obama, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, ha dichiarato apertamente che l’infrastruttura in questione serve solo al Canada per trasportare olio crudo presso i terminali statunitensi, senza assicurare alcun vantaggio all’economia statunitense.

Al senato la decisione definitiva

Il duello tra il Congresso ed Obama attende ora il suo ultimo atto presso il Senato, dove la maggioranza repubblicana conta di ottenere i 67 voti favorevoli al provvedimento per approvare il Keystone XL aggirando il veto del Presidente degli Stati Uniti.

Come riportato dal senatore repubblicano John Hoeven, il senato è vicino ad avere la maggioranza necessaria ad aggirare il veto presidenziale.

Tuttavia, oltre che dal voto al senato, l’approvazione del Keystone XL dipende anche dal parere espresso sull’argomento dal Dipartimento di Stato statunitense.

Come dichiarato dall’attuale Segretario di Stato USA, John Kerry, durante il vertice sul clima in Perù, in un’epoca in cui si cerca di ridurre le emissioni inquinanti la realizzazione di un oleodotto è controproducente.

Differente è stato però il parere del precedente Segretario di Stato, nonché possibile candidata alle primarie presidenziali democratiche, Hillary Clinton, che, nel 2010, ha dato l’assenso preventivo al progetto per permettere agli USA di diversificare le proprie forniture.

Matteo Cazzulani
Analista politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama perde anche la Louisiana

Posted in USA by matteocazzulani on December 7, 2014

L’esponente repubblicano Bill Cassidy vince decisamente sulla candidata democratica uscente Mary Landrieu nel ballottaggio per l’ultimo seggio del Senato conteso nelle Elezioni di Mid-Term. Il Partito Repubblicano vince anche in seggi della Louisiana della Camera dei Rappresentanti

Philadelphia – Un’asfaltata netta, con i repubblicani oramai padroni di tutto il sud-est degli Stati Uniti d’America e i democratici in ritirata libera. Nella giornata di sabato, 6 Dicembre, il candidato repubblicano Bill Cassidy ha battuto l’esponente democratica Mary Landrieu nel ballottaggio delle elezioni di Mid-Term per il seggio del Senato della Louisiana.

Cassidy ha ottenuto una vittoria notevole, con il 57% dei voti a suo favore contro il 43% dei consensi per la Landrieu, che, così, abbandona il Senato dopo tre legislature.

Come riportato da Politico, la vittoria di Cassidy, un medico già Rappresentante della Louisiana presso la Camera dei Rappresentanti del Congresso, è stata possibile grazie all’abilità dei repubblicani di trasformare la consultazione in un referendum contro l’Amministrazione Presidenziale di Barack Obama.

Oltre alla forte impopolarità del Presidente Obama, a punire la Landrieu è stata anche la decisione da parte del Comitato Democratico per la Campagna del Senato di non supportare la senatrice uscente, mentre il Comitato Nazionale Repubblicano ha investito su Cassidy ingenti risorse.

Oltre alla vittoria di Cassidy, che permette ai repubblicani di controllare i seggi del Senato degli Stati che vanno dalle Caroline al Texas dopo la storica vittoria nelle Elezioni di Mid-Term -nelle quali il Partito Repubblicano, lo scorso 4 Novembre, ha strappato al Partito Democratico ben 8 seggi- esponenti repubblicani hanno ottenuto vittorie anche in alcuni seggi della Camera dei Rappresentanti.

Ralph Abraham ha ottenuto la vittoria nella roccaforte repubblicana finora posseduta dal Rappresentante uscente Vance McAllister, mentre l’esponente del Partito Repubblicano Garret Graves ha vinto sull’ex-Governatore democratico Edwin Edwards per un altro seggio alla Camera dei Rappresentanti.

La questione energetica alla base della vittoria di Cassidy

Come riportato dall’autorevole Reuters, oltre che dal vento contrario al Presidente Obama, la vittoria di Cassidy è stata motivata anche dalla questione energetica, in quanto l’esponente repubblicano si è dimostrato essere un più acceso sostenitore dell’approvazione dell’oleodotto Keystone XL rispetto alla sua rivale democratica.

Una mozione proposta da Cassidy per la realizzazione del Keystone XL, infrastruttura progettata per veicolare olio crudo canadese dall’Alberta alle raffinerie del Texas, è stata approvata dalla Camera dei Rappresentanti con un’ampia maggioranza, ma la Landrieu non è stata capace di portare il provvedimento alla sua approvazione in Senato.

Ad opporsi al Keystone XL è stata l’ala più liberale dei democratici, che nonostante il coinvolgimento della Landrieu in favore dell’infrastruttura non ha accettato il verdetto espresso alla Camera dei Rappresentanti da una maggioranza di repubblicani e democratici centristi.

Grazia alla sua vittoria, Cassidy diventerà con tutta probabilità il Presidente della Commissione Energia del Senato, una posizione di prestigio che, finora, è stata ricoperta proprio dalla Landrieu.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama si prende la rivincita al Senato sul Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on November 19, 2014

Un fronte trasversale di repubblicani e democratici centristi non riesce ad ottenere i 60 voti necessari per approvare la realizzazione dell’oleodotto concepito dalla Trans Canada per trasportare negli Stati Uniti olio crudo dal Canada. Contrari all’infrastruttura la sinistra dei democratici e il Presidente degli Stati Uniti

È mancato un voto perché al Senato i repubblicani potessero infliggere la prima sconfitta politica al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dopo il tracollo dei democratici alle Elezioni di Mid-Term. Nella giornata di martedì, 18 Novembre, una maggioranza trasversale di 59 senatori, 45 repubblicani e 14 democratici, non è riuscita a raggiungere la quota di 60 voti necessaria per approvare in definitiva la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL.

Questa infrastruttura, concepita dal colosso energetico Trans Canada per un investimento massimo di 8 miliardi di Dollari, è stata sostenuta dai repubblicani e dalla parte centrista dei democratici per diversificare le forniture di greggio e diminuire la dipendenza da Venezuela e Paesi Arabi, veicolando olio crudo dallo stato canadese dell’Alberta fino in Texas.

Di contro, la parte più a sinistra dei democratici si è opposta al Keystone XL perché ritenuto dannoso per l’ambiente ed inutile a limitare le emissioni inquinanti contro cui l’Amministrazione Obama ha promesso di lottare negli ultimi due anni alla guida degli USA.

Il respingimento del Keystone XL rappresenta una vittoria della sinistra dei democratici, dopo che venerdì, 14 Novembre, la maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti ha approvato a larga maggioranza la realizzazione dell’oleodotto.

A dare un contributo alla risicata vittoria della sinistra dei democratici è stato lo stesso Obama, che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha fatto sapere di essere intenzionato a porre il veto al provvedimento qualora in Senato il fronte trasversale favorevole all’infrastruttura avesse trovato i 60 voti necessari per approvare il provvedimento in definitiva.

Come riportato da Politico, la vittoria della sinistra dei democratici può tuttavia tramutarsi in un boomerang elettorale, dal momento in cui, dal prossimo mese di Gennaio, la maggioranza repubblicana sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato avrà la possibilità di approvare il provvedimento con un ampio vantaggio.

Inoltre, il sostegno dato all’oleodotto da parte di una nutrita pattuglia di democratici al Congresso ha incrementato l’opposizione da parte delle associazioni ambientaliste che da tradizione, sostengono fortemente i candidati della del Partito Democratico nei vari stati.

I democratici verso una sconfitta anche in Louisiana

Chi, tuttavia, rischia di pagare il prezzo più alto per la sconfitta del fonte pro-Keystone XL è la Senatrice democratica della Louisiana Mary Landrieu, chiamata ad affrontare al ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term per un seggio al Senato il repubblicano Bill Cassidy: attuale esponente della Camera dei Rappresentanti, relatore del provvedimento per la realizzazione dell’oleodotto approvata la scorsa settimana.

Per privare l’esponente repubblicano del merito di sostenere un’infrastruttura necessaria per l’interesse nazionale della Louisiana, la Landrieu ha fatto lobby su un alto numero di esponenti democratici affinché appoggiassero la sua proposta di legge per l’approvazione del Keystone XL al Senato.

Tuttavia, l’opera di persuasione della Landrieu ha finito per lambire il risultato di portare l’infrastruttura a completa approvazione prima che ad appropriarsi dell’intero merito dell’approvazione del Keystone XL siano solo i repubblicani.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: ai repubblicani il primo round sul Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on November 15, 2014

La Camera dei Rappresentanti approva il progetto per la realizzazione dell’oleodotto che veicola olio crudo dal Canada al Texas con il voto compatto dei repubblicani e di una parte dei democratici. La corsa per il ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term in Louisiana tra il conservatore Cassidy e la liberale Landrieu sullo sfondo del voto sul Keystone XL

Philadelphia – Le sorti dell’Amministrazione Presidenziale di Barack Obama appese ad un oleodotto tanto dibattuto e capace di dividere in due i democratici. Nella giornata di venerdì, 14 Novembre, la Camera dei Rappresentanti del Congresso statunitense ha approvato la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL: un’infrastruttura concepita dal colosso energetico Trans Canada per veicolare olio crudo dalle pianure desertiche dello Stato canadese dell’Alberta fino alle raffinerie degli Stati Uniti ubicate in Texas.

A favore del provvedimento hanno votato 252 Rappresentanti, tra cui tutti i repubblicani e 31 democratici. Contrari, invece si sono espressi 161 membri della Camera -tutti democratici- mentre un repubblicano si è astenuto.

L’esito della votazione rappresenta lo schieramento di forze in merito all’infrastruttura, che vede da un lato l’ampio sostegno dei conservatori, che ritengono necessario costruire il Keystone XL per creare nuovi posti di lavoro, diversificare le forniture di olio degli USA per decrementare le importazioni da Venezuela e Paesi arabi e, di conseguenza, abbassare il prezzo dell’energia per la popolazione.

Dall’altro, invece, i liberali si sono presentati spaccati, con la parte più a sinistra contraria alla realizzazione dell’oleodotto perché ritenuto insufficiente per decrementare il prezzo dell’energia ed inutile per contrastare il surriscaldamento globale dovuto all’eccessivo consumo di combustibili fossili.

La fazione più centrista dei democratici ha invece condiviso l’idea di realizzare al più presto l’infrastruttura per aumentare l’occupazione degli Stati interessati, tra cui la Louisiana, dove la candidata dei liberali Mary Landrieu è chiamata a fronteggiare il Rappresentante repubblicano Bill Cassidy nel ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term per il Senato.

Proprio la Landrieu, per ottenere consenso in uno stato tradizionalmente repubblicano, ha invitato i suoi colleghi democratici alla Camera a sostenere il Keystone XL, e si è proposta come relatrice del provvedimento al Senato, dove la maggioranza appartiene, ancora per poche sessioni, ai liberali.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Politico, la legge approvata alla Camera dei Rappresentanti ha come primo firmatario Cassidy, il rivale nel ballottaggio in Louisiana della Landrieu, che così, si è vista vanificare il credito che ha pensato di capitalizzare agli occhi dei suoi elettori.

Dopo il passaggio alla Camera, il provvedimento sul Keystone XL passa al Senato, dove, secondo i pronostici, l’oleodotto dovrebbe essere approvato con il voto favorevole di 59 senatori, tra cui 14 democratici e tutti i repubblicani.

Infine, l’ultimo soglio resta quello dell’Amministrazione Presidenziale, in quanto il Presidente Obama ha lasciato intendere di essere orientato ad avvalersi del diritto di veto per bloccare il provvedimento.

Duello tra Boehner e Obama a distanza

Proprio a riguardo del possibile veto del Presidente è stato improntato il commento dello Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che ha invitato Obama a non opporsi ad un provvedimento voluto dalla maggioranza degli americani che diversifica le forniture di energia per il Paese.

Di diverso avviso, invece, si è detto Obama, che, come riportato dalla Reuters, durante una conferenza stampa in Birmania con la leader dell’Opposizione Democratica Aung San Suu Kyi si è detto perplesso in merito alla reale capacità dell’oleodotto di creare posti di lavoro, né di abbassare i costi dell’energia.

A spezzare una lancia in favore di Obama è la considerazione che l’esportazione di olio crudo in Texas sarà utilizzata per incrementare le esportazioni statunitensi, e non per il mercato interno.

Tuttavia, va anche considerato che l’incremento della quantità di olio importata può portare ad una minore spesa per le importazioni, e quindi ad un minore sovraccarico sulle spalle della popolazione.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: i repubblicani già pronti ad attaccare Obama l’indomani delle Elezioni di Mid-Term

Posted in USA by matteocazzulani on November 6, 2014

Dopo la sconfitta dei democratici nelle lezioni di Mid-Term, il nuovo Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, evidenzia la necessità di bloccare i fondi destinati all’attuazione della riforma sanitaria voluta dall’Amministrazione Presidenziale. Joe Bohner verso la riconferma a Speaker della Camera dei Rappresentanti, mentre Harry Reid e Nancy Pelosi non hanno rivali tra per essere eletti Capigruppo dei liberali nei due rami del Congresso

Philadelphia – Dopo la tempesta, una bufera sembra abbattersi nella vita politica degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 5 Novembre, all’indomani della storica vittoria del repubblicani nelle Elezioni di Mid-Term, il Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, ha dichiarato di volere avviare fin da subito un’attività legislativa volta a bloccare l’attuazione della riforma sanitaria del Presidente Barack Obama.

Durante la sua prima conferenza stampa da Capogruppo del Senato, McConnell, senatore del Kentucky, ha sottolineato come, con il totale controllo del Congresso, i repubblicani abbiano ora la possibilità di limitare lo stanziamento di una parte consistente del bilancio per l’attuazione di riforme volute dall’Amministrazione Presidenziale.

Per quanto riguarda la riforma della sanità di Obama, che è stata approvata dall’ex-maggioranza democratica, e che prevede l’estensione della copertura sanitaria agevolata per una fetta più ampia della popolazione, McConnell ha dichiarato di volere concentrare il blocco dei fondi per i soli capitoli della Legge che i repubblicani ritengono inammissibili.

Una spalla per McConnell sarà sicuramente prestata da John Boehner, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti che, sempre mercoledì, 5 Novembre, ha messo al sicuro la sua rielezione alla Presidenza del ramo basso del Congresso dopo la rinuncia alla competizione del suo collega conservatore, Jeb Hensarling.

Nomine sicure sembrano anche essere quelle in casa democratica, dove l’ex-Capogruppo dei liberali al Senato, Harry Reid, è oramai avviato alla riconferma, anche se i malumori all’interno del Partito Democratico non si sono fatti mancare, come espresso dal Senatore della West Virgina, Joe Manchin.

Per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, la Capogruppo uscente dei democratici, Nancy Pelosi, si è detta disposta alla ricandidatura, e, secondo quanto riportato dall’autorevole Politico, non sembra avere rivali.

Obama rilancia su immigrazione ed energia

Il giorno dopo la vittoria repubblicana alle Elezioni di Mid-Term, a scendere in campo è stato anche il Presidente Obama che, in una conferenza stampa di commento al voto, si è detto convinto della necessità di fare tesoro del risultato elettorale per governare meglio nei prossimi due anni.

Tuttavia, Obama non ha effettuato il mea culpa che in tanti si aspettavano: da un lato, il Presidente, di appartenenza politica democratica, si è detto convinto della volontà di McConnell e di Boehner di collaborare su alcuni punti comuni per il bene della nazione.

Dall’altro, il Presidente ha rilanciato la competizione con i repubblicani su alcuni temi in cui la differenza con i democratici è molto forte, come, in primis, la riforma dell’Immigrazione, con la quale Obama e i liberali intendono regolarizzare 11 Milioni di clandestini che risulterebbe troppo costoso, e disumano, rimpatriare.

Un secondo tema affrontato da Obama è quello della realizzazione dell’oleodotto Keystone XL: infrastruttura concepita per veicolare olio crudo dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana, che i repubblicani vorrebbero realizzare al più presto per diversificare le forniture di greggio degli USA.

I democratici, invece, hanno espresso più cautela per valutare gli impatti che l’infrastruttura avrebbe sull’ambiente, e per verificare se il Keystone XL può veramente decrementare il costo dell’energia dopo il recente crollo del prezzo del greggio su scala mondiale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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USA: SI RIAPRE IL DIBATTITO SUL KEYSTONE XL

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 16, 2013

Presentato al Senato un emendamento per accelerare la realizzazione dell’oleodotto. Il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, blocca l’iniziativa in attesa dell’accordo sulla riforma dell’Immigrazione

Un oleodotto che intreccia la sua realizzazione con la riforma dell’Immigrazione. Nella giornata di venerdì, 13 Settembre, nel Congresso degli Stati Uniti d’America è stato presentato un emendamento che ritiene l’oleodotto Keystone XL un progetto di priorità nazionale.

Come riportato dall’agenzia UPI, l’emendamento, presentato dalla senatrice democratica Mary Landrieu e dal senatore repubblicano John Hoeven, è stato allegato all’iniziativa in favore dell’efficienza energetica di altri due membri del Senato, la democratica Jeanne Shaheen ed il repubblicano Rob Portman.

La presentazione dell’emendamento punta all’approvazione in tempi rapidi dell’infrastruttura, la cui realizzazione è ora analizzata dal Dipartimento di Stato USA.

Il Presidente USA, il democratico Barack Obama, ha dichiarato il suo sostegno al Keystone XL, a patto che esso non produca emissioni altamente inquinanti.

Il sostegno di Obama è condiviso al Congresso sia da buona parte dei democratici -che controllano il Senato- che dai repubblicani -che possiedono la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti- che ritengono l’oleodotto necessario per diversificare le fonti di approvvigionamento di greggio degli USA.

Parere contrario al Keystone XL è stato espresso invece dall’ala liberal -sinistra- dei democratici che, d’accordo con il Vice Presidente statunitense, Joe Biden, hanno sollevato obiezioni di carattere ecologico all’infrastruttura.

A rendere meno agevole l’approvazione della realizzazione del Keystone XL è anche la volontà del Capogruppo al Senato dei democratici, Harry Reid, di mettere da parte l’analisi della questione per dare precedenza al raggiungimento di un accordo bipartisan sulla riforma dell’Immigrazione.

Il gas shale per diminuire le emissioni inquinanti

Il Keystone XL è un oleodotto progettato per veicolare greggio dal Canada al Golfo del Messico, che secondo i progetti consente agli USA di limitare le importazioni di oro nero da Golfo Persico e Venezuela.

La politica energetica di Obama si è però basata sul potenziamento del gas, dopo che gli USA hanno avviato lo sfruttamento dello shale: oro blu posto a bassa profondità, estratto con sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Obama ha incentivato l’uso del gas anche per ridurre le emissioni inquinanti, e fare degli USA il Paese modello per la lotta al Global Warming in tutto il Mondo.

Matteo Cazzulani

KEYSTONE XL: BATTIBECCO TRA CANADA E USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 3, 2013

La compagnia candese TransCanada contesta le perplessità del Presidente statunitense, Barack Obama, in merito all’impatto dell’oleodotto sul mercato del lavoro degli Stati Uniti d’America. Vivo anche lo scontro tra la maggioranza democratica e l’opposizione repubblicana

Energia e lavoro sono due tematiche che spesso possono intrecciare i loro destini, provocando situazioni di politica estera tese anche tra due Paesi tradizionalmente solidi alleati. Nella giornata di lunedì, 29 Luglio, la compagnia energetica canadese TransCanada ha criticato le obiezioni sollevate dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, in merito alla realizzazione dell’infrastruttura Keystone XL.

La TransCanada ha contestato l’opinione secondo cui il Keystone XL creerebbe pochi posti di lavoro che, in virtù del loro numero esiguo, non aiuterebbero l’economia statunitense a migliorare una situazione critica sul piano dell’occupazione.

Il portavoce della TransCanada, James Millar, ha affermato che il Keystone XL ha già comportato il varo di 4 Mila posti di lavoro, mentre il Presidente Obama, in un’intervista al New York Times, ha parlato di una prospettiva futura di soli 2 Mila.

Il braccio di ferro tra la TransCanada e gli USA riguarda anche il piano politico, dal momento che tra i principali sostenitori del Keystone XL c’è il Primo Ministro canadese in persona, Stephen Harper, protagonista di una tournée in USA per supportare la realizzazione dell’oleodotto.

Il Keystone XL è un’infrastruttura concepita per veicolare greggio canadese dall’Alberta -Canada- al Golfo del Messico, così da garantire agli USA di ridurre le importazioni di energia da Paesi nemici e non democratici come Venezuela e Stati arabi.

Democratici divisi, repubblicani a favore

Il Presidente democratico Obama, così come gran parte della maggioranza democratica, che controlla il Senato, si è detto favorevole alla realizzazione del Keystone XL a patto che gli impatti ambientali siano ridotti al minimo.

Obama, in un discorso alla Nazione, ha inoltre sostenuto la necessità di ridurre le emissioni inquinanti: uno scopo posto alla base dell’attività internazionale del suo secondo mandato come Presidente della più grande democrazia del Mondo.

L’opposizione repubblicana, che controlla la Camera dei Rappresentanti, è apertamente favorevole alla realizzazione del Keystone XL, in quanto, secondo la loro versione, l’infrastruttura sarebbe utile per creare posti di lavoro e rafforzare l’indipendenza energetica USA.

Contraria al Keystone XL è una minoranza democratica vicina alle lobby ambientaliste, con cui il Presidente Obama è tenuto a fare i conti.

Un parere sulla realizzazione dell’oleodotto sarà formulato dal Dipartimento di Stato USA, che ha la competenza sull’approvazione di progetti transnazionali.

Matteo Cazzulani