LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gas: USA e UE varano un nuovo Piano Marshall dell’energia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 3, 2014

Il Consiglio per l’Energia tra Stati Uniti d’America e Unione Europea favorisce l’avvio delle forniture di gas liquefatto statunitense nel mercato europeo. Aiuti anche per la realizzazione di gasdotti per importare gas dal Caucaso

Necessario per la sicurezza dell’Europa, fondamentale per compattare l’Occidente in un Mondo sempre più globalizzato, in cui Cina, India, Sudafrica e Brasile, oltre che la Russia di Putin, sono i competitor con cui fare i conti. Nella giornata di mercoledì, 2 Aprile, il Consiglio per l’Energia tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea, a cui hanno preso parte, tra gli altri, il Segretario di Stato USA, John Kerry e il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha approvato un piano per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa.

Il progetto contempla l’avvio dell’esportazione in Europa di gas shale statunitense, che, come dichiarato in una nota ufficiale dell’evento, gli USA sono pronti ad esportare nel mercato europeo ok grandi quantità a prezzi bassi, grazie anche alla larga disponibilità di oro blu.

Il secondo punto del progetto riguarda il rafforzamento del Corridoio Meridionale UE: fascio di gasdotti che veicolano gas dal Caucaso -Azerbaijan e Turkmenistan- tra cui è contemplato il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per trasportare oro blu azero dalla Grecia all’Italia attraverso l’Albania.

Terzo provvedimento del progetto è la realizzazione di un mercato unico del gas UE attraverso la messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione che, una volta favorita la libera circolazione del gas, consente a Stati fortemente dipendenti da un solo fornitore di contare su fonti alternative.

Il progetto contempla anche aiuti all’Ucraina per la diversificazione delle forniture attraverso l’integrazione dei gasdotti ucraini nel mercato unico del gas UE: un passo fondamentale per permettere a Kyiv di decrementare la dipendenza dalla Russia, che si avvale dell’energia come strumento di coercizione geopolitica.

Attenzione al Global Warming e alla sicurezza geopolitica

Ultimo punto dell’accordo è un richiamo all’implementazione di forme di energia pulite e rinnovabili che consenta, oltre alla diversificazione delle forniture, anche il rispetto dell’ambiente e la lotta al surriscaldamento globale.

La manovra è stata resa necessaria dall’occupazione russa dell’Ucraina, e dalla conseguente annessione della Crimea da parte di Mosca: un gesto, che ha portato alla violazione di Trattati Internazionali che garantiscono l’integrità territoriale ucraina, seguito dal riarmo dell’esercito della Federazione Russa ai confini di Kyiv e dell’Europa.

Proprio per questa ragione, il Presidente USA, Barack Obama, ha supportato progetti per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, la cui forte dipendenza dalle forniture russe impedisce il consolidamento economico e politico dell’UE.

Matteo Cazzulani

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Ucraina: Putin lancia l’offensiva del gas in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 1, 2014

Dopo un incontro con il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, il Presidente russo ritira solo parzialmente l’esercito dai confini ucraini, ma riapre il discorso sullo status della Transnistria. Concessi crediti e sconti a Ungheria e Slovacchia per bloccare la strategia di diversificazione delle forniture di gas di Kyiv.

L’isolamento internazionale e le sanzioni volute dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, sono servite, ma il gas, e le lobby filorusse, hanno forse più successo in Europa della pressione diplomatica del Capo di Stato USA. Nella mattinata di lunedì, 31 Marzo, dopo circa quattro ore di colloquio a Parigi, il Segretario di Stato USA, John Kerry, inviato a discutere con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in merito alla questione ucraina, ha dichiarato che Washington consulterà sempre l’Ucraina in ogni passo delle trattative.

Kerry ha inoltre contestato la richiesta di federalizzazione dell’Ucraina che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha avanzato a Kyiv in cambio della normalizzazione delle relazioni. Secondo Kerry, la proposta è destinata a destabilizzare ulteriormente lo Stato ucraino in favore della Russia, ed ha rappresentato un interferimento di Mosca negli affari interni di un Paese sovrano ed indipendente.

Infine, il Segretario di Stato USA ha espresso preoccupazione per il rafforzamento della presenza militare russa ai confini dell’Ucraina, ed ha invitato Mosca a decrementare la tensione per evitare un’escalation del conflitto.

Pronta è stata la reazione di Putin, che, dopo poche ore, ha dato ordine di ritirare 10 Mila soldati dalla regione di Rostov: un segnale di timida apertura che, tuttavia, è stato ritenuto insufficiente dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier.

Oltre alla finta ritirata militare, Putin ha avuto una conversazione telefonica con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, con cui ha sollevato la questione della Trasnistria: territorio della Moldova occupato da truppe russe, per cui la Federazione Russa da tempo richiede il riconoscimento dell’autonomia da Chisinau.

Nella medesima giornata, Putin ha dato il via libera definitivo all’erogazione di un credito all’Ungheria per la realizzazione della centrale nucleare di Paks. La manovra è una mossa strategica per compattare il rapporto politico con il Premier ungherese, Victor Orban, che ha a più riprese dichiarato di non condividere le sanzioni poste dall’Unione Europea alla Russia per non rovinare il rapporto di collaborazione economica tra Budapest e Mosca.

Per Putin, l’Ungheria rappresenta anche una potenziale minaccia al controllo di Mosca sull’Ucraina, dal momento in cui è proprio tramite i gasdotti ungheresi che Kyiv ha previsto l’importazione di gas russo dalla Germania, venduto dalla compagnia tedesca RWE a minor prezzo rispetto a quello russo, per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu di Mosca, che coprono il 90% circa del gravi sogno complessivo ucraino.

A testimoniare l’offensiva energetica di Putin in Europa Centrale è anche la concessione di uno sconto sul prezzo del gas che il monopolista statale russo Gazprom -la longa manus del Cremlino in ambito energetico- ha concesso alla compagnia slovacca SPP. La decisione prolunga nel tempo anche il contratto che obbliga la SPP a veicolare in Austria ed Italia il gas dalla Russia e, così, rende impossibile l’utilizzo inverso dei gasdotti slovacchi per rifornire l’Ucraina di oro blu non russo.

La Polonia sfrutta il suo shale, l’Italia guarda a quello dagli USA

Chi, invece, persegue strategie di diversificazione energetica è la Polonia che, sempre lunedì, 31 Marzo, ha dato il via allo sfruttamento preventivo di gas shale grazie alla firma di un Accordo tra la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG e il colosso USA Chevron.

La firma dell’accordo, che riguarda lo sfruttamento dei giacimenti Tomaszow Lubelski, Wiszniow-Tarnoszyn, Zwierzyniec e Grabowiec, è in linea con la richiesta USA di sfruttare i giacimenti europei di shale per decrementare la dipendenza dall’importazione di energia dalla Russia, assieme all’importazione di gas non convenzionale che, su proposta di Obama, Washington è pronta a vendere all’UE.

Oltre alla Polonia, che secondo le stime EIA è il primo Paese per riserve di gas shale in UE, anche l’Italia ha cominciato a valutare la possibilità di decrementare la quantità di gas russo utilizzato a causa della crisi di Crimea.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, ha espresso dubbi sulla realizzazione del Southstream -gasdotto concepito da un accordo politico tra Putin e il Governo Berlusconi per incrementare la quantità di gas russo esportato in UE- ed ha ventilato l’ipotesi di avvalersi di forniture alternative di gas per il prossimo inverno.

Proprio Scaroni, assieme all’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha già ritenuto necessaria la realizzazione di rigassificatori per importare, anche in Italia, shale liquefatto che gli USA sono disposti a vendere.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: I RUSSI OCCUPANO ANCHE LA CRIMEA OCCIDENTALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 10, 2014

Militari russi occupano le basi aree ucraine di Chornomorske e Saki per rafforzare l’invio di mezzi armati in Ucraina. La NATO rafforza la difesa dei confini della Polonia in caso di invasione del territorio ucraino dell’esercito di Mosca

Con l’occupazione della base di Chornomorske, avvenuta nella giornata di Domenica, 9 Marzo, salgono a 11 le basi militari controllate dall’esercito russo in Crimea, e nulla sembra potere fermare Putin nel suo progetti di disgregazione territoriale dell’Ucraina. Come riportato da diversi media locali, uomini armati privi di uniforme, ma con espresso accento russo, hanno occupato anche l’aeroporto militare di Saki ed hanno bloccato la strada che porta alla base di Novofedorovce: un’azione che consente alla Russia di assicurarsi l’invio e il posizionamento di ulteriori truppe militari in Crimea per rafforzare una presenza militare che già vede in territorio ucraino un contingente armato di 30 Mila uomini della Federazione Russa.

Pronta è stata la riposta del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha dichiarato che l’integrità territoriale dell’Ucraina è inviolabile, ed ha discusso della situazione militare con l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America, che, nel frattempo, ha rafforzato la difesa dei Paesi NATO con il posizionamento di uno stormo di 12 aerei militari di categoria F16, con tanto di personali nei confini orientali della Polonia.

La misura difensiva degli USA, resa necessaria dopo che fonti attendibili hanno confermato l’installazione nella zona occupata della Crimea del sistema militare balistico Grad da parte dell’esercito russo, ha anche riguardato la diplomazia.

Sabato, 8 Marzo, il Segretario di Stato USA, John Kerry, in una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che l’occupazione militare della Crimea esclude ogni risoluzione diplomatica della crisi ucraina tra Russia ed Occidente.

La Germania non vede progressi nel dialogo con la Russia

Attiva sul ruolo della diplomazia, seppur invano, è anche la Germania, con il Ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, che ha dichiarato come il tentativo di dialogo finora approntato dall’Unione Europea con la Russia non abbia portato ad alcun risultato.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Steinmeier ha riportato come un accordo tra UE ed USA sia stato preventivamente raggiunto nella giornata di mercoledì, 5 Marzo.

Successivamente, come dichiarato sempre dal Ministro degli Esteri tedesco, l’indizione di un referendum per l’annessione della Crimea alla Russia da parte delle autorità separatiste crimee con l’appoggio di Mosca, giovedì, 6 Marzo, ha tuttavia riportato ad un congelamento delle relazioni tra i russi e l’Occidente.

Critico è stato anche il parere del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha invitato la Russia a non avvalersi della presunta difesa delle minoranze russofone come pretesto per giustificare la presenza militare in Crimea.

Sikorski, che con Steinmeier è stato molto attivo nel risolvere la precedente crisi politica tra i manifestanti per la democrazia e il regime dell’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha sottolineato che la questione delle minoranze nazionali -che in Ucraina non sono mai state discriminate- deve essere contestualizzata nell’OSCE.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DALL’EUROPA UN PIANO DI SALVATAGGIO FINANZIARIO ED ENERGETICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 6, 2014

La Commissione Europa concede a Kyiv 11 Miliardi di Euro di aiuti ed è pronta a mediare per l’erogazione di aiuti presso Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Avviati i lavori anche per diminuire la dipendenza dell’Ucraina dalle importazioni di gas dalla Russia attraverso la diversificazione delle forniture energetiche.

Aiuti economici, politici ed energetici per supportare la democrazia e l’indipendenza di un Paese europeo che si trova oggi sotto una minaccia militare. Nella giornata di mercoledì, 5 Marzo, l’Europa ha accordato un pacchetto di aiuti per l’Ucraina per un totale di 11 miliardi di euro, e si è posta come mediatore presso il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per l’erogazione a Kyiv di un credito che consenta il salvataggio dell’economia ucraina.

Le misure, presentate in conferenza stampa dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, comprendono in particolare dotazioni dal bilancio dell’Unione Europea per 3 miliardi di euro, 3,5 miliardi di euro proverranno dal Fondo per la Facilitazione del Vicinato, 1,6 miliardi saranno costituiti da aiuti di carattere macro finanziario, 1,4 miliardi saranno gli aiuti aggiuntivi, e 8 miliardi di euro proverranno dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

Oltre che in aiuti economici, l’Europa è molto attiva per ciò che riguarda anche la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina, che ad oggi dipende al 92% dal carburante importato dalla Russia: Paese che, con Kyiv, ma anche con altri Stati, spesso si avvale dell’oro blu come arma di costrizione geopolitica.

Come dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, l’Europa sostiene l’avvio dell’esportazione di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’uso inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia che, sempre mercoledì, 5 Marzo, ha confermato il suo impegno a diventare a breve paese di transito dell’oro blu dal territorio tedesco a quello ucraino.

Oltre all’invio di gas dalla Germania, su cui ha già espresso la sua disponibilità a ricoprire un ruolo attivo anche la compagnia tedesca RWE, l’UE aiuterà l’Ucraina ad integrarsi appieno nel mercato unico UE dell’energia per importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Algeria e Stati Uniti d’America per mezzo del rigassificatore di Krk, in Croazia. L’Ucraina potrà poi ricevere oro gas naturale proveniente dall’Azerbaijan, trasportato in Europa dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP, attraverso l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Le misure della Commissione Europea prevedono, tra l’altro, anche un ruolo attivo a livello politico per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina -documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo- assistenza tecnico-giuridica per l’attuazione di riforme nel settore giudiziario e per il varo delle legge elettorale, e la liberalizzazione del regime dei visti.

La liberalizzazione dei visti in particolare è una delle due misure, assieme all’imposizione di sanzioni al regime di Yanukovych per la violazione dei diritti umani e della democrazia in Ucraina, richieste alle Istituzioni Europee dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, che è attivo sul fronte ucraino sia per conto sia dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici che del Segretario del PD Matteo Renzi.

Aiuti anche dagli USA

Oltre all’UE, anche gli USA hanno erogato aiuti urgenti per un totale di 1 Miliardo di Dollari che, come dichiarato dal Segretario di Stato, John Kerry, servono a tamponare la falla nei conti ucraini.

Come riportato dal Segretario Kerry, la misura, fortemente voluta dal Presidente USA, Barack Obama, sarà votata al Senato in maniera urgente per consentire un primo, piccolo aiuto all’Ucraina in un momento di grande difficoltà per questo Paese.

Le misure prese dalla Commissione Europea sono necessarie dopo che il Presidente russo Putin, per tutelare le minoranza russofone che a suo dire sarebbero discriminate da Kyiv -un’accusa priva di fondamento, tanto che in Crimea il russo è la lingua ufficiale e in Ucraina regna un bilinguismo di fatto che mai ha provocato alcuna vittima per ragioni etniche- ha invaso militarmente la regione ucraina della Crimea, ed ha minacciato l’estensione dell’occupazione anche ad altre zone del’Ucraina.

Contro l’invasione russa in Ucraina si sono mobilitati ucraini di tutte le città del Paese, non ultimi quelli della russofona Donetsk: la città Natale dell’ex- Presidente Yanukovych presentata dalla propaganda russa come una delle città più filo-moscovite del Paese.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: TURCHYNOV È IL NUOVO PRESIDENTE. YANUKOVYCH RICERCATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 24, 2014

Il Parlamento ucraino nomina il Vicecapo di Batkivshchyna come Capo di Stato ad interim, dimissiona i Ministri imposti dall’ex-Presidente ucraino, ed annulla leggi che mettono a repentaglio l’unità nazionale. Il nuovo Capo dello Stato promette impegno nel sociale, nella posizione di Kyiv in campo economico, la ripresa dei negoziati con l’Europa, e rapporti paritetici con la Russia.

Corporatura robusta, sguardo attento e pensiero profondo da filosofo vero di credo luterano -una rarità nello scenario politico ucraino. Così si presenta il nuovo Presidente ucraino, Oleksandr Turchynov, eletto Domenica, 23 Febbraio, Capo di Stato ad interim dal Parlamento ucraino, di cui pochi giorni prima è stato eletto Speaker.

A favore della nomina del Vice-Capo del Partito social-popolare-democratico Batkivshchyna, che ha già ricoperto il Vicepremierato, il Premierato ad interim e la guida del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, ha votato la maggioranza totale del Parlamento, che, nella medesima giornata, ha provveduto anche a dimissionare i Ministri imposti dall’ex-Presidente Yanukovych.

Nel suo discorso di insediamento, Turchynov ha promesso di mettersi subito al lavoro per garantire il pagamento delle provvidenze sociali, tra cui stipendi e pensioni, e ha posto il recupero di fiducia da parte dei mercati internazionali come priorità della sua Amministrazione.

Per quanto riguarda la politica estera, Turchynov ha dichiarato la ripresa dei negoziati con l’Unione Europea per la firma dell’Accordo di Associazione: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico UE.

Il nuovo Capo dello Stato ha poi dichiarato la volontà di stabilire buoni e stretti rapporti con la Russia sulla base del principio di parità e comune rispetto.

Oltre alla nomina di Turchynov, il Parlamento ha anche votato per la nazionalizzazione della lussuosa residenza presidenziale Mezhyhirya -che sarà probabilmente destinata ad orfanotrofio- e l’abolizione di alcune delle controverse Leggi fatte approvare da Yanukovych, come quella sulla concessione alle lingue delle minoranze nazionali dello status di idiomi ufficiali dell’Ucraina.

Nella giornata di lunedì, 24 Febbraio, il Parlamento ucraino ha poi varato un mandato di arresto per lo stesso ex-Presidente Yanukovych che, dopo essere stato incolpato di crimini contro l’umanità dagli stessi parlamentari del suo Partito delle Regioni, ha cercato di fuggire in Russia: fonti lo danno ora nascosto nel Donbas, nell’est del Paese, altre addirittura in Crimea.

Reazioni positive all’insediamento e ai primi passi compiuti dall’Amministrazione Turchynov sono state pronunciate dal Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, mentre il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha accusato l’opposizione di avere sovvertito l’ordine con l’uso della forza.

In tre per il Premierato

Nel frattempo, sono cominciate le procedure per la formazione di un nuovo Governo di Unità Nazionale per traghettare l’Ucraina alle prossime elezioni presidenziali anticipate. Secondo le prime indiscrezioni, la carica di Premier potrebbe essere affidata al Leader di Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, oppure al Deputato indipendente Petro Poroshenko: imprenditore della cioccolata che molto si è speso per sostenere il corso europeo del suo Paese.

Tra i possibili candidati al Premierato è emerso anche il nome di Yulia Tymoshenko, l’ex-Premier liberata da due giorni dalla detenzione politica a cui è stata costretta dall’Agosto del 2011, che, tuttavia, ha fatto sapere di non essere interessata alla guida del Governo.

Secondo indiscrezioni, la Tymoshenko, che nella giornata di Domenica, 23 Febbraio, ha incontrato gli Ambasciatori di UE ed USA in Ucraina, ed ha ricevuto sia la chiamata del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che le felicitazioni del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, si starebbe preparando per correre alle elezioni presidenziali.

A contenderle la candidatura come leader dello schieramento democratico ci sarebbe il Capo del Partito moderato UDAR, Vitaly Klichko.

Matteo Cazzulani

OBAMA AUMENTA IL DEBT CEILING: I DEMOCRATICI CONVINCONO FINALMENTE I REPUBBLICANI

Posted in USA by matteocazzulani on February 17, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America firma l’aumento della soglia di indebitamento dello Stato che permette di finanziare progetti sociali, pagare stipendi e pensioni ed evita la bancarotta. Decisiva la costanza dei democratici, che hanno convinto i repubblicani a supportare le misure economiche del Capo dello Stato

Una vittoria ottenuta con la tenacia, che dimostra come, in tempo di crisi, l’aumento della spesa sociale sia una misura di gran lunga migliore rispetto alle politiche di austerità. Nella giornata di Domenica, 16 Febbraio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, il democratico Barack Obama, ha reso esecutivo il provvedimento per aumentare la soglia di indebitamento dello Stato.

Questa misura è stata necessaria per evitare il ripetersi dello Shut Down: la bancarotta delle casse statali che, già nell’Ottobre 2013, ha costretto centinaia di dipendenti pubblici alle ferie forzate, ed ha paralizzato il funzionamento degli uffici dell’Amministrazione Statale.

Nello specifico, la firma di Obama permette non solo l’erogazione di fondi per programmi sociali e per il pagamento di stipendi e pensioni per Dipendenti pubblici, ma mette in sicurezza la situazione dei conti statali almeno fino a dopo le Elezioni di Mid-Term del 2014.

A rendere possibile questo risultato è stata la ferma posizione mantenuta dai democratici, che hanno sempre supportato la necessità di incrementare la soglia di indebitamento per evitare la bancarotta, che si sono opposti all’ostruzionismo dei repubblicani, mirato ad ottenere il dietrofront del Presidente Obama sull’approvazione della riforma sanitaria e tagli alla spesa pubblica.

La resa dei conti è arrivata martedì, 11 Febbraio, quando presso la Camera dei Rappresentanti, 28 repubblicani, consapevoli del crollo nei sondaggi per via di un’opinione pubblica USA che non ha digerito il continuo ostruzionismo alle politiche fiscali del Presidente Obama, hanno votato con i 193 deputati della minoranza democratica per innalzare la soglia di indebitamento.

Più che una formalità è stato il voto al Senato, in cui la maggioranza democratica, che avrebbe comunque avuto i numeri per approvare la proposta di Obama da sola, è stata raggiunta nel voto favorevole da un manipolo di repubblicani guidati dal Senatore dell’Arizona, John McCain.

Tra USA e Cina un patto sul Global Warming

Oltre che in politica interna, un altro successo di Obama è stato ottenuto in ambito estero con l’accordo di cooperazione tra gli USA e la Cina per la lotta alle emissioni inquinanti che, come riporta una nota ufficiale, è stato negoziato durante una visita di lavoro a Pechino dal Segretario di Stato, John Kerry.

USA e Cina, responsabili della maggioranza delle emissioni inquinanti su scala mondiale, si impegneranno per approntare misure di contenimento del Global Warming, come lo scambio costante di informazioni e l’adozione di una comune strategia in preparazione al prossimo vertice climatico di Parigi, in cui una nuova agenda globale per la riduzione dell’inquinamento sarà apportata dalle principali potenze mondiali.

L’accordo tra USA e Cina segue l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una riduzione delle emissioni inquinanti più severa di quella prevista dal Protocollo di Kyoto, che indica la necessità di ridurre il Global Warming del 20% entro il 2020.

Con un atto di coraggio, l’Unione Europea ha deciso di fare un passo in più per dare un forte segnale anche alle altre superpotenze in merito ad un problema da cui dipendente la salute di tutto il pianeta.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: UE ED USA PRONTI A CONCEDERE AIUTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 4, 2014

L’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton, dichiara la preparazione di un pacchetto di aiuti per il breve termine anche da parte degli Stati Uniti d’America. È giallo sulle condizioni di salite del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Un’offerta considerevole che misura il grado di maturità del popolo ucraino. Nella giornata di lunedì, 3 Febbraio, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, ha dichiarato che UE e Stati Uniti d’America stanno lavorando ad un pacchetto di aiuti di corto termine per supportare l’integrazione dell’Ucraina nel Mondo libero democratico occidentale.

Come riportato dal Wall Street Journal, la Ashton, che ha condizionato le misure alla ripresa del dialogo tra i manifestanti e l’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha sottolineato come la consistenza economica dell’offerta dell’Occidente all’Ucraina, composta non solo da prestiti in danaro ma anche da garanzie sugli investimenti, sia considerevole.

A meglio declinare l’offerta è stato il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che ha evidenziato come l’Europa sia intenzionata a garantire l’immediato inserimento dell’Ucraina nel mercato unico europeo e a concedere una parziale apertura del mercato di Kyiv agli investimenti europei: un compromesso impari che consente agli ucraini di essere rassicurati in merito all’impatto positivo che avrebbe l’immediata firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre all’offerta economica resta in piedi il discorso delle sanzioni, sostenuto, sempre lunedì, 3 Febbraio, anche dal Ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier, che alla televisione ARD ha dichiarato come siano necessarie misure punitive nei confronti delle autorità ucraine per l’uso della violenza sui manifestanti qualora Yanukovych non dovesse effettuare concessioni, come l’allargamento dei poteri del Parlamento a spese di quelli del Presidente.

Importante è anche l’iniziativa per garantire aiuti economici e una chiara prospettiva europea all’Ucraina che è stata presa dai Paesi dell’Europa Centrale, baltica e scandinava dopo una girandola di incontri del Premier polacco, Donald Tusk, con i suoi colleghi di Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia e Finlandia.

Tusk ha dichiarato che l’Europa non può comprare l’integrazione dell’Ucraina a sue spese, ma ha illustrato la necessità di garantire agli ucraini il diritto di scegliere il proprio destino, senza che Paesi terzi, come la Russia, cerchino di influenzare il corso della politica estera di Kyiv.

La contromossa dell’Occidente, anticipata dal Segretario di Stato USA John Kerry e dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, è un passo necessario dopo che la Russia ha erogato all’Ucraina un credito di 15 Miliardi di Dollari come ricompensa per la decisione del Presidente Yanukovych di interrompere il processo di integrazione europea di Kyiv: un “aiuto” che, tuttavia, Mosca ha congelato in attesa di giudicare le politiche intraprese dal nuovo Governo, che il Capo di Stato ucraino deve ancora nominare.

A proposito di Yanukovych, il Capo di Stato ucraino è tornato al lavoro dopo un congedo per malattia in ospedale che ha fatto molto discutere: secondo il Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, Elmar Brok, Yanukovych ha cercato una giustificazione per non incontrare la delegazione dell’Emiciclo di Strasburgo, mentre indiscrezioni sottolineano come il Presidente ucraino sia stato persino rianimato.

Bulatov riceve cure mediche in Lituania

Una soluzione ha avuto anche la vicenda di Dmytro Bulatov: organizzatore della protesta Automaidan torturato, mutilato di un orecchio e persino crocefisso dalla polizia di regime Berkut prima di essere stato abbandonato in un campo ghiacciato nella periferia di Kyiv.

Grazie all’intercessione dell’Europa, Bulatov è stato trasferito in Lituania per ricevere un trattamento medico urgente, mentre la mediazione dell’imprenditore filo-europeo Petro Poroshenko ha convinto la Procuratura Generale ucraina a chiudere il processo aperto sull’oppositore.

Secondo dati ufficiali, dallo scorso 21 Novembre almeno sette sono i morti, diverse centinaia i feriti e gli arrestati, tutti tra gli oppositori, in seguito all’utilizzo di armi da fuoco, granate e cariche violente sui manifestanti da parte della polizia di regime ucraino.

Matteo Cazzulani

UE ED USA COMPATTI PER L’UCRAINA LIBERA E DEMOCRATICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 2, 2014

Durante la Conferenza di Monaco, Il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha dichiarato che il futuro degli ucraini è nell’UE, mentre il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, ha supportato la necessità che gli ucraini decidano in autonomia i propri partner politici ed economici. La rabbia del Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, che ha accusato i manifestanti in Ucraina e i media occidentali.

La battaglia per la Libertà che si gioca in Ucraina è una lotta per la Democrazia in tutto il Mondo. Questo è il messaggio che l’Occidente, compatto, ha invitato al Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, durante la Conferenza per la Sicurezza mondiale di Monaco di Baviera, nella giornata di sabato, Primo di Febbraio.

Come riportato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che ha parlato per conto di tutta l’Unione Europea, l’Ucraina è parte del’Europa e il futuro politico di Kyiv è nell’UE. Per questa ragione, Van Rompuy ha dichiarato che le Istituzioni Europee non devono chiudere le porte dell’Unione agli ucraini, ma offrono a Kyiv l’adozione di uno stile di vita europeo.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, ha evidenziato che USA ed UE sono al fianco del popolo ucraino e tutelano il suo diritto a scegliere i propri partner economici e politici in totale autonomia, senza permettere a nessun Paese terzo di influenzare questa scelta.

Kerry ha inoltre invitato la Russia, che ancora considera l’Ucraina come inserita nella propria sfera di influenza, a non vedere le aspirazioni europee degli ucraini come pericolose per Mosca, ma ha chiamato la Federazione Russa a collaborare per garantire pace e prosperità.

La presa di posizione di Kerry non è piaciuta al Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, che, con un discorso fortemente impregnato di emotività, ha dipinto i manifestanti ucraini come fascisti e antisemiti.

Il Ministro degli Esteri russo ha inoltre incolpato il canale TV Euronews per avere raccontato delle torture a Dmytro Bulatov: oppositore prelevato dall’ospedale, torturato, privato di un orecchio e poi addirittura crocefisso.

Continua la repressione del regime di Yanukovych: arrestato dissidente torturato, denunciato più grande Partito dell’opposizione

Oltre ai fatti, che finora vedono almeno sette morti -tutti tra i manifestanti- centinaia di feriti e diverse centinaia di dispersi, a dispetto delle dichiarazioni di Lavrov parlano anche le vicende accadute in contemporanea a Kyiv, dove proprio Bulatov è stato arrestato dalla polizia nell’ospedale in cui l’oppositore ha subito un delicato intervento chirurgico che gli ha concesso di vivere più a lungo.

Le forze speciali del regime Berkut hanno circondato il letto di Bulatov, accusato di avere organizzato la manifestazione Automaidan: caroselli di automobilisti impegnati ad invitare altri autisti ad unirsi alla manifestazione contro il regime di Yanukovych che dura dallo scorso 21 Novembre.

Nel mirino del Regime è finito il Partito dell’opposizione di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna, su cui la Procuratura Ucraina ha aperto un’inchiesta per tentativo di sovversione del potere con l’organizzazione della protesta pacifica contro il regime di Yanukovych.

Pronta è stata la risposta del Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, che, proprio a Monaco, ha fatto appello all’Occidente affinché siano imposte al più presto sanzioni personali nei confronti di quelle Autorità che sono responsabili della violazione dei Diritti Umani e della Democrazia in Ucraina.

Assieme a Yatsenyuk in Germania è stato presente anche Vitaly Klichko, il Leader del Partito moderato UDAR che, assieme a Barkivshchyna, rappresenta il nucleo della protesta degli ucraini: un’imiziativa pacifica e nonviolenta che, nonostante le insinuazioni di Lavrov, è composto da soggetti politici democratici ispirati dal modello dei grandi Partiti europei.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: EUROPA E USA CONDANNANO YANUKOVYCH PER LE REPRESSIONI SUI MANIFESTANTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 11, 2013

L’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catrine Ashton, il Ministro degli Esteri lituano, Linas Linkevicius, e i Capi della Diplomazia di Polonia e Svezia criticano la condotta del Presidente ucraino. Risoluta la censura da parte del Dipartimento di Stato USA

Con la violenza niente integrazione nell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 11 Dicembre, il mondo politico occidentale ha duramente condannato le repressioni forzate dei manifestanti ucraini in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in UE, attuate dalla polizia speciale Berkut al diretto comando del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Nel tardo pomeriggio, l’Alto Rappresentante UE per la politica estera, Catrine Ashton, ha dichiarato, durante un incontro con il Presidente Yanukovych, che ogni uso della violenza sui manifestanti rende difficile le trattative tra Ucraina ed Europa per l’integrazione di Kyiv.

Pronta è stata la reazione anche del Ministro degli Esteri della Lituania -il Paese che detiene la Presidenza di turno dell’UE- Linas Linkevicius, che ha dichiarato la volontà di parlare di persona con Yanukovych per spiegare come la violenza sui dimostranti precluda ogni dialogo tra Kyiv e l’Europa.

Parole dure anche da parte della Polonia, un Paese tradizionalmente attento a tenere la porta aperta all’Ucraina, che, dopo la repressione delle manifestazioni, ha convocato l’Ambasciatore ucraino a Varsavia per consultazioni urgenti, in cui è stata espressa solidarietà ai manifestanti di Kyiv.

Forte anche la reazione degli Stati Uniti d’America, che, con una nota del Segretario di Stato, John Kerry, hanno descritto le repressioni ai manifestanti come un atto contrario al rispetto dei Diritti Umani ed indice dell’immaturità democratica dell’Ucraina.

Kyiv chiede soldi

Da parte sua, il Presidente Yanukovych sembra non sentire alcunché e, come ha dichiarato alla Ashton, ha confermato la sua intenzione di firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico europeo, che lo stesso Presidente ucraino ha rifiutato di firmare, generando l’ondata di protesta che ha raggiunto il milione di partecipanti.

Tranciante anche la posizione del Premier ucraino, Mykola Azarov, che, senza mezzi termini, ha richiesto all’Europa 20 Miliardi di Euro per firmare l’Accordo di Associazione come aiuto economico da parte dell’Europa.

Alle reazioni della politica seguono i fatti incresciosi originati dalle repressioni delle forze speciali di polizia ucraine su manifestanti, giornalisti e persino deputati dell’Opposizione, che, nel complesso, hanno portato a diverse centinaia i feriti e gli arrestati.

L’Opposizione, guidata dai Leader dei due principali Partiti Batkivshchyna e UDAR, Arseny Yatsenyuk e Vitaly Klichko, ha richiesto la formazione di un Governo Tecnico per la firma immediata dell’Accordo di Associazione e, successivamente, l’indizione di Elezioni Parlamentari e Presidenziali Anticipate per restituire la parola al popolo.

Come riportato da diversi sondaggi, la maggioranza degli ucraini è favorevole all’integrazione nell’UE -tra cui, sopratutto, i grandi oligarchi dell’est del Paese sponsor politici del Presidente Yanukovych.

Il Presidente ucraino ha però rifiutato la firma dell’Accordo di Associazione, e, così, ha mantenuto il Paese fuori dall’Europa nonostante l’espressa volontà del suo popolo, dimostrata dalla larghissima partecipazione alle manifestazioni in sostegno dell’UE.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA MANIFESTA PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 23, 2013

Repressa con la forza, seppur senza successo, la manifestazione di più di 3 Mila persome contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di interrompere l’integrazione europea di Kyiv. Dimostrazioni anche in altre città del Paese.

La stessa piazza, la stessa voglia di Europa nove anni dopo la Rivoluzione Arancione. Nella giornata di venerdì, 22 Novembre, più di 3 Mila manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv, nel centralissimo Maydan Nezalezhnosti per protestare contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di sospendere il processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

La protesta -che, così come durante il processo democratico ‘arancione’ del 2004 ha radunato in maniera spontanea e non violenta i manifestanti nella piazza principale della capitale ucraina in favore dell’Europa, della Democrazia e dei Diritti Umani- non è stata gradita dalle Autorità che, dopo avere schierato le forze speciali di polizia, ha dato via ad alcune cariche per cercare, invano, di interrompere la manifestazione.

Simili dimostrazioni in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’UE hanno avuto luogo a Leopoli -dove la protesta ha visto un’alta partecipazioni di giovani e studenti- Chernivtsi, Kharkiv, Donetsk, Vinnitsya e Kryvy Rih, dove, nel complesso, hanno manifestato per tutta la notte in più di 15 Mila.

La protesta è apartitica, ma le voci di sostegno dei politici non si sono fatte attendere, come quella della Leader dell’Opposizione -già guida della Rivoluzione Arancione- Yulia Tymoshenko, con un lettera aperta dal carcere in cui è reclusa per motivazioni politiche.

La Tymoshenko ha invitato il Presidente Yanukovych ad adottare una strategia di lungo respiro e firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, senza temere ripercussioni dalla Russia.

La Leader dell’Opposizione ucraina ha anche dichiarato, pur di permettere la firma dell’Accordo tra Ucraina e l’UE, di rinunciare alla sua liberazione temporanea per cure mediche urgenti in Germania: una condizione che l’Europa ha posto come basilare per il varo del documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo.

Anche Milano si mobilita

Reazioni sono pervenute anche dal Commissario UE per l’Allargamento e l’Integrazione, Stefan Fule, che ha comunque lasciato intendere la possibilità per l’Ucraina di firmare l’Accordo di Associazione anche dopo la bocciatura da parte del Parlamento ucraino di sei Progetti di Legge che consentivano cure mediche urgenti alla Tymoshenko.

Più forte è stata la reazione del Segretario di Stato statunitense, John Kerry, che ha annullato la visita a Kyiv già pianificata come segno di protesta da parte degli Stati Uniti d’America nei confronti del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo.

Oltre alle manifestazioni di protesta in Ucraina, anche il resto del Mondo si mobilita. A Milano, la comunità ucraina locale ha organizzato per Domenica 24 Novembre, alle ore 15, un presidio in via Dante per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Tutti gli affezionati della Democrazia e dei Diritti Umani sono invitati a partecipare indossando qualcosa di arancione.

Matteo Cazzulani