LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

MEMORIA STORICA E MAGGIORE INTEGRAZIONE: LA POLONIA GIA’ LAVORA PER L’EUROPA DI DOMANI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 30, 2011

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, rende omaggio alle vittime polacche ed ucraine delle fosse comuni staliniane di Bykovnja, e rilancia il solido rapporto con l’Ucraina, con la speranza di un prossimo ingresso nell’UE. Storico discorso del Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, a Berlino, dove, tra gli applausi, evidenzia le soluzioni di Varsavia per rafforzare Bruxelles

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Un gesto di responsabilità nei confronti del passato, con uno sguardo fisso al presente, ed all’immediato futuro. Così si è caratterizzata la giornata politica di lunedì, 28 Novembre, di una Polonia oramai giunta all’ultimo mese di presidenza di turno dell’Unione Europea. Un’incombenza non da poco, che Varsavia sta gestendo al meglio possibile in un periodo di crisi sia sul piano della politica interna che estera.

Nella mattinata, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, si è recato in Ucraina al cimitero di Bykovnja, nei pressi di Kyiv, dove è stato eretto un obelisco in memoria dei polacchi sterminati dalla polizia staliniana tra il 1939 ed il 1940: dopo la spartizione della Polonia – pianificata d’accordo con la Germania di Hitler – Stalin ha ordinato all’NKVD l’arresto e l’esecuzione di circa 3435 polacchi appartenenti ad intellighenzia ed alte sfere militari, poi seppelliti in fosse comuni a Katyn, Kherson e Kharkiv. In queste località – tristemente note alla storiografia dell’Europa Centrale, ma non ancora a quella del Belpaese – già sorgono memoriali simili a quello in programma a Bykovnja entro il 2012, dove, fino ad oggi, ad essere ricordate sono solo le vittime ucraine di comunismo e nazismo.

“E’ una pagina nera della storia, che accomuna Polonia ed Ucraina in una memoria che non ci deve dividere, ma unire – ha dichiarato Komorowski dinnanzi all’obelisco, in compagnia del suo collega ucraino, Viktor Janukovych – La reale attività dell’NKVD è stata sottaciuta per tutto il periodo sovietico – ha continuato – ma oggi, finalmente liberi, per mezzo della verità storica intendiamo costruire rapporti sempre migliori con i nostri vicini – ha continuato – che hanno condiviso tali barbarie”.

Un concetto che il Presidente polacco ha ripetuto anche nel pomeriggio, quando il tema dei colloqui con Janukovych si è spostato sulla stretta attualità. Komorowski ha invitato il collega ucraino a dare un chiaro segnale di rispetto della democrazia e dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda la Leader dell’Opposizione, Julija Tymoshenko: la detenzione in isolamento dell’ex-Primo Ministro – seguita ad uno dei tanti processi-farsa che le Autorità hanno scatenato a carico di esponenti del campo arancione – può seriamente compromettere la firma di un’Accordo di Associazione UE-Ucraina, con cui Bruxelles intende riconoscere a Kyiv lo status di partner privilegiato, oggi goduto da Svizzera, Islanda, e Norvegia.

“Vorremmo che l’affare Tymoshenko non condizioni le trattative per la conclusione dei negoziati – ha dichiarato il Capo di Stato polacco nella tarda serata, dopo avere incontrato anche il braccio destro della Leader dell’Opposizione, Oleksandr Turchynov – siamo amici e fratelli del popolo ucraino, e ne sosteniamo le legittime aspirazioni europee. Tuttavia – ha continuato – molti dei Paesi UE sono contrari ad ogni Accordo fino a quando Kyiv non ritornerà a rispettare pluralismo partitico e dialettica democratica”.

Sikorski da lezioni di europeismo alla Merkel

Parole di alta responsabilità che hanno fatto eco a quelle pronunciate a Berlino dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski: invitato d’eccezione ad un convegno intergovernativo, organizzato dall’Associazione di Politica Estera Tedesca, il Capo della Diplomazia di Varsavia ha definito con chiarezza proposte e misure per salvare l’Europa dalla crisi.

In primis, maggiore presenza della Polonia nell’ambito decisionale dell’UE, almeno alla pari di quel trio franco-tedesco-italiano che si appresta a riscrivere le regole per salvare la casa comune. Come illustrato da Sikorski, la prima minaccia per il Vecchio Continente è la crisi dell’Euro, di cui si devono occupare tutti i 27 Paesi dell’Unione: compreso chi, come la Polonia, pur non avendo adottato la valuta unica ha un’economia fortemente dipendente dallo stato di salute di eurolandia.

“Non bisogna addossare la colpa della crisi all’allargamento: proprio l’ingresso dei Paesi dell’Europa Centrale ha permesso alle esportazioni tedesche un’incremento da 15 a 95 Miliardi tra il 2004 ed il 2010 – ha evidenziato il Ministro degli Esteri – E’ una questione di fiducia. L’unica risposta possibile è la maggiore integrazione delle istituzioni europee, su cui Varsavia è in prima fila per un lavoro comune ed adeguato”.

Una proposta su cui Sikorski ha fornito esempi concreti, come la diminuzione del numero dei Commissari: dai 27 attuali a non più di 12, designati non più per logiche di appartenenza nazionale, ma, possibilmente, a rotazione, tenendo conto della capacità del singolo politico più che del peso dello Stato di provenienza.

Altra innovazione – che gioverebbe sia all’assetto decisionale del Vecchio Continente che alle casse del bilancio comunitario – è la fusione tra le cariche di Presidente della Commissione Europea e Rappresentante del Consiglio dell’UE: spesso i rispettivi titolari, José Manuel Barroso ed Herman Van Rompuy, si sono occupati delle medesime tematiche, gettando il Vecchio Continente in un’impasse istituzionale inaccettabile per dare risposte concrete alla concorrenza mondiale. Infine, il Capo della Diplomazia polacca ha proposto lo smantellamento di due delle tre sedi UE – Bruxelles, Strasburgo, e Lussemburgo – per un risparmio annuo di non meno di 200 Milioni di Euro.

Il discorso di Sikorski è stato accolto con applausi ed un entusiasmo rari in terra teutonica per un esponente della Polonia – prima di lui, solo il suo predecessore, Wladyslaw Bartoszewski, ha ricevuto simili ovazioni il 28 Maggio 1995, durante l’exposé al parlamento tedesco in occasione del cinquantesimo anniversario della Fine della Seconda Guerra Mondiale. Diversi tra gli esperti hanno addirittura evidenziato come il Ministro degli Esteri polacco abbia saputo proporre una nuova Europa capace di ripartire, e risvegliare nei tedeschi un sentimento europeista ultimamente frustrato dalla crisi: riuscendo laddove lo stesso Cancelliere, Angela Merkel, ha ultimamente arrancato.

“Temo addirittura che la Germania non sia così matura da comprendere il discorso di Sikorski – ha dichiarato Cornelius Ochmann, analista dell’autorevole Fondazione Bertelsmann – a Berlino nessun altro politico dell’ex-blocco orientale ha mai pronunciato parole così cariche di europeismo”.

Matteo Cazzulani

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La Polonia rinnova il Parlamento: tutti contro Kaczynski

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 9, 2011

Terminata la campagna elettorale per le Elezioni Parlamentari polacche tra polemiche e promesse di ogni genere. La formula del sistema misto Sejm-Senato mette alla prova la democrazia polacca

Varsavia – La demonizzazione e la santificazione, la continuità nella concordia ed una politica della forza. Sono queste le emozioni con cui, in un piovoso venerdì di inizio autunno, si e chiusa la campagna elettorale per le Elezioni Parlamentari Polacche: una delle più noiose degli ultimi anni in quanto ad eventi, che, tuttavia, solo nell’ultima settimana ha regalato spunti per nuove polemiche e colpi di scena.

A tenere banco e stato Jaroslaw Kaczynski: Capo del maggiore partito di opposizione, Diritto e Giustizia – PiS – grande assente ai dibattiti televisivi, ma, costantemente attaccato dagli avversari ed osannato dagli oppositori dell’attuale maggioranza, in diretta polemica con tutti gli avversari. Persino con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel: accusata, in suo libro, di condizionare le scelte politiche di un Governo polacco debole e succube alla Germania.

Opinione che e costata una lieve flessione nei sondaggi per il Partito conservatore, e scatenato la reazione della Forza di governo, la liberale Piattaforma Civica: manna dal cielo per il movimento del Premier, Donald Tusk, e del Presidente Bronislaw Komorowski, che, secondo le ultime rilevazioni, non sarebbe abbastanza avanti per creare una maggioranza in autonomia, per la quale potrebbe ricorrere, oltre all’alleanza rinnovata con gli attuali partner del Partito Contadino – PSL – anche ai seggi del Movimento di Palikot – RP, radical-liberale fuoriuscito proprio dalla PO – e dei SocialDemocratici – SLD – anch’essi in perdita di voti.

Dunque, la battaglia si gioca sui numeri e sull’affluenza: tutto dipende da quanti accorreranno alle urne per ridare fiducia ad una maggioranza che, in cinque anni, e riuscita a mantenere a galla il Paese in un periodo di crisi economica mondiale, ad attuare liberalizzazioni, a stabilizzare l’economia, e, infine, guidare l’Unione Europea durante la crisi dell’Euro ed i default in Grecia e Spagna.

L’unico punto negativo, la politica estera, nella quale la PO ha cercato un ostinato dialogo con una Russia dalle rinate velleità imperiali. Una posizione inaccettabile per una Polonia erede di Solidarnosc e, sopratutto, storico difensore delle ambizioni euroatlantiche dei vicini orientali, Georgia, Ucraina, e Bielorussa, la cui indipendenza ed europeicita sono condicio sine qua non per la prosperità e l’esistenza dello Stato polacco e, con esso, di tutta l’Unione Europea.

Una visione di politica estera lungimirante che, seppur tardivamente, anche Tusk sembra avere capito, come dimostrato dal vertice del Partenariato Orientale UE, in cui Varsavia ha convinto Berlino e Parigi a tenere la porta aperta all’avvicinamento economico e politico a Bruxelles per Tbilisi, Kyiv, e Minsk, malgrado i regressi democratici registrati dalle presidenze Janukovych e Lukashenka.

Anche sul campo interno il confronto e particolarmente ricco di spunti. La PO chiede un’altra possibilità di governo per continuare quanto fatto nell’ultimo quinquennio, con politiche liberali ispirate agli standard europei.

PiS, forte di un elettorato militante, e di una posizione in politica estera coerente con la visione jagellonica di diffusione della democrazia nel Mondo ex-Societico, invita ad una maggiore attenzione alla sanità pubblica, alle pensioni, ai valori cristiano-cattolici, ed alla memoria storica, sopratutto circa il massacro di Katyn e la Tragedia di Smolensk, nella quale, il 10 Aprile 2010, e morto l’ex-Presidente, Lech Kaczynski, fratello di Jaroslaw.

Ad accomunare – e, nel contempo, dividere – Diritto e Giustizia con il Partito Contadino sono le promesse riforme in campo agrario, con maggiori sussidi per un settore primario indispensabile nell’economia del Paese. PiS in particolare propone l’aumento dei finanziamenti alle regioni orientali del Paese, elettoralmente si fedeli a Kaczynski, ma de facto meno sviluppate dell’Ovest che, come le grandi città – Varsavia, Danzica, Wroclaw e Cracovia – vota PO.

Il RP promette politiche più liberali e laiche, così come i Socialdemocratici, che mirano alla legalizzazione di matrimoni gay e più attenzione alle classe operaie delle città industriali – Lodz e Katowice – dove e forte il consenso al partito guidato dal giovane Grzegorz Napieralski.

Degno di nota e anche la corsa della neonata Polska Jest Najwazniejsza: formazione di centro-destra originata da fuoriusciti dal PiS che, guidata dal Parlamentare Europeo, Pawel Kowal, in caso di superamento dello sbarramento del 5% potrebbe portare acqua al mulino di una estesa coalizione guidata dalla Piattaforma Civica, già nell’aria come progetto per isolare Diritto e Giustizia in un’Opposizione Solitaria.

Star dello spettacolo al Senato

Lecito ricordare che, sul piano istituzionale, queste Elezioni Parlamentari rappresentano un precedente, dal
Momento in cui il sistema elettorale e un misto di proporzionale puro al Sejm – la Camera Bassa – in cui a concorrere sono liste bloccate, e collegi uninominali al Senato.

Un’innovazione che ha portato le diverse forze politiche a candidare per la Camera Alta personalità del mondo dello spettacolo, dello sport, o della cultura in grado di ottenere consensi grazie alla propria figura, e non al programma del partito da cui sono sostenuti.

Le urne saranno aperte dalla mattinata presto fino alla sera tardi, in cui sono attesi i primi risultati di una competizione che, seppur noiosa nelle premesse, si prospetta comunque combattuta fino all’ultimo voto.

Matteo Cazzulani

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UN ANNO FA LA STRAGE DI SMOLENSK. VICINANZA AL POPOLO POLACCO

Posted in Editoriale, Polonia by matteocazzulani on April 10, 2011

Il 10 Aprile 2010 un incidente aereo ha torlo la vita all’ex-Presidente, Lech Kaczynski, a sua moglie, ed a 94 alte cariche della Repubblica della Polonia. Come esprimere vicinanza a Varsavia in Italia

L'ex-presidente polacco, Lech Kaczynski, e la moglie

96 vittime, ed un intero stato nuovamente decapitato, a 70 anni dallo sterminio di Katyn. Questo quanto successo esattamente un anno fa. Il 10 Aprile 2010, la coppia presidenziale, e le più alte cariche della Repubblica polacca, sono morte nella tragedia aerea di Smolensk.

Un terribile scherzo di una storia che, cinicamente, si è ripetuta nei confronti di Varsavia. l’Aereo, diretto al terminale russo, avrebbe dovuto consentire ai passeggeri di rendere omaggio alle vittime delle fosse di Katyn, nella vicina Bielorussia.

Dove, tra l’aprile ed il maggio 1940, le truppe sovietiche dell’NKVD hanno ucciso il fiore dell’intellighenzia polacca. 22 Mila innocenti, a cui si sono aggiunti georgiani, bielorussi, ucraini, attagli, ed ebrei. Uno dei peggiori massacri voluti da Stalin, su cui la storiografia, sopratutto quella occidentale, continua a tacere.

70 anni dopo, un incidente ha nuovamente privato la Polonia dei suoi vertici. Sulla personalità del Presidente, Lech Kaczynski, molto si è discusso. Conservatore, per i suoi critici è stato troppo estremista in politica interna. In politica estera, ha difeso le ragioni del suo Paese, non senza forti contrasti con Unione Europea e Russia.

Non sta alla Voce Arancione darne un giudizio, né commentarne l’operato. Agli storici tale compito. Bensì, riteniamo opportuno esprimere vicinanza ad un popolo, quello polacco, a noi simpatico e caro.

Un paese, la Polonia, già colpito dai fatti della storia, fin dall’epoca delle spartizioni del 18esimo secolo. E che, ancor oggi, con un nuovo Capo dello Stato, ed un nuovo orientamento in politica estera, continua a faticare a ritrovare se stesso, ed a rappacificarsi con il proprio passato.

Il ricordo in Italia. Dove e come

L’incidente di Smolensk assume un significato ben superiore rispetto alla “sola” scomparsa delle più alte cariche del Paese.

In Italia, chi volesse stringersi attorno al popolo polacco può farlo in due occasioni. A Roma, presso la Chiesa di San Stanislao, l’Ambasciata della Repubblica di Polonia ha organizzato una Santa Messa di suffragio. A Milano, alle ore 11:30, simile iniziativa presso la Chiesa di Santa Maria alla Porta.

La Voce Arancione lo fa, citando il testo della risoluzione a riguardo, presentata al Senato USA dal repubblicano Richard Lugar.

“Gli Stati Uniti esprimono omaggio alle vittime polacche della catastrofe di Smolensk. Ed apprezzano l’attaccamento alla Costituzione con cui la Polonia ha saputo superare questo difficile capitolo della sua storia”.

Matteo Cazzulani

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