LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PROCESSO A JURIJ LUCENKO: AVANTI TUTTA SENZA I TESTIMONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 25, 2012

Una trentina di teste in attesa di deporre è stata ignorata dal giudice, Serhij Vovk, che ha preferito leggere deposizioni scritte in conferma della colpevolezza dell’ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni. La protesta dell’esponente dell’Opposizione Democratica e dei suoi legali non serve a fermare un iter processuale destinato alla chiusura in tempi brevi

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

21 memorie scritte in un’ora e mezza di sessione pomeridiana. Questa la modalità con cui è stata condotta l’udienza di martedì, 24 Gennaio, del Processo a Jurij Lucenko: ex-Ministro degli Interni ed esponente di spicco dell’Opposizione Democratica ucraina.

Al rientro dalla pausa pranzo, il giudice, Serhij Vovk, ha rinunciato all’audizione di una trentina di testimoni, da giorni in attesa di deporre. Di costoro, tuttavia, sono state accolte delle memorie scritte.

“Non convocare i testimoni è un’irregolarità. Lei sa benissimo che i teste finora interrogati hanno negato le accuse sollevate a mio carico – ha protestato Lucenko dalla gabbia nella quale è costretto ad assistere alle sedute: ancor prima che un verdetto ne abbia accertato la presunta colpevolezza – le persone in attesa di deporre hanno aspettato fino ad adesso, mentre altre si sono dovute recare al lavoro”.

“Sono state raccolte le generalità dei testimoni, e le loro testimonianze scritte. Il giudice ha tutto il diritto di accluderle agli atti senza la presenza fisica degli autori. Punto” ha risposto freddamente Vovk, iniziando una lettura delle deposizioni scritte veloce e confusa, in cui l’unica frase ricorrente, e ben scandita, ha riguardato l’ammissione della colpevolezza del politico dell’Opposizione Democratica.

A nulla è servita la protesta degli avvocati difensori di Lucenko: intenti nel convincere il Pubblico Ministero a convocare nuovamente i testimoni in una seduta supplementare.

“Vostro Onore, esiste una risoluzione della Corte Europea dei Diritti Umani che certifica la mancata audizione dei testimoni come reato – ha dichiarato l’avvocato Ihor Fomin – Tenga conto che la difesa è una parte in causa del processo”.

Secondo quanto rilevato da diversi esperti, negli ultimi giorni il processo Lucenko ha subito una notevole accelerata: chiaramente mirata alla chiusura del procedimento in tempi brevi, contrariamente alla condotta finora adottata dal PM.

Il secondo processo politico a Kyiv

L’ex-Ministro degli Interni è accusato di incremento della paga e concessione illecita di abitazioni statali al proprio autista, Leonid Prystupljuk, gestione fraudolenta del bilancio statale nell’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, e chiusura anticipata delle indagini sull’autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk: proprietario della casa in cui, alla vigilia della Rivoluzione Arancione, è stato avvelenato l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Il 26 Dicembre 2010, al rientro dalla passeggiata con il cane, Lucenko è stato prelevato da una squadra speciale di polizia, e recluso nel Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv.

Al pari della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione, l’ex-Ministro degli Interni è stato sottoposto immediatamente ad un processo politico costruito su prove irregolari, e condotto in maniera parziale: con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti.

Nel caso di Lucenko, degli 83 testimoni finora ascoltati solo tre hanno riconosciuto l’ex-Ministro degli Interni colpevole, mentre la restante ottantina ha categoricamente negato la sussistenza delle imputazioni.

Avvocati e sostenitori politici dell’esponente dell’Opposizione Democratica addossano la responsabilità dell’ondata di repressione politica al Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Appelli e risoluzioni per la liberazione di Lucenko sono stati emanati da Stati Uniti, Unione Europea, ONU, OSCE, NATO e principali ONG internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani

CAPODANNO DI ORDINARIA REPRESSIONE IN RUSSIA ED UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 1, 2012

Ottanta arrestati nelle manifestazioni per la libertà di associazione a Mosca e Pietroburgo, tra cui il candidato alle Elezioni Presidenziali, Eduard Limonov. A Kharkiv meeting in solidarietà della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: detenuta per motivi politici nella colonia penale femminile Kachanivs’kyj. A Kyiv, il Presidente, Viktor Janukovych, elimina ogni accenno alla Lady di Ferro ucraina, ed anche l’inno nazionale dal tradizionale discorso di fine anno

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, durante il tradizionale messaggio di fine anno. FOTO UKRAJINS'KA PRAVDA

Un silenzio assordante rotto dal tintinnio delle manette e da vuote parole di pura retorica dittatoriale. Così è stato vissuto il Capodanno 2012 in Russia ed Ucraina: due Paesi in cui regimi autoritari hanno sfruttato le distrazioni delle masse, impegnate a preparare i festeggiamenti per l’Anno Nuovo, per dare l’ennesima prova della vera natura di sé.

A Mosca, una settantina di dimostranti è stata arrestata per avere partecipato alla tradizionale manifestazione che, il 31 di ogni mese, raduna in Piazza Triumfal’naja le opposizioni di qualsiasi orientamento – dall’estrema desta ai bolscevichi – per rivendicare la libertà di associazione: diritto garantito dall’Articolo 31 della Costituzione della Federazione Russa, puntualmente calpestato dal Cremlino.

Tra gli arrestati, giornalisti, blogger, attivisti politici ed il Leader dell’Altra Russia, Eduard Limonov. L’esponente del movimento di opposizione liberal-progressista, candidato alle prossime Elezioni Presidenziali di Marzo in concorrenza all’attuale Premier, Vladimir Putin, non ha fatto in tempo nemmeno a scendere dalla propria auto: subito, una manciata di poliziotti lo ha prelevato e caricato su una camionetta diretta al primo commissariato.

Simili manifestazioni anche a San Pietroburgo, dove gli arrestati sono stati “solo” dieci. La cifra è stata riportata da Radio Liberty, e confermata poco dopo dalla direzione regionale della polizia della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora la regione di Pietroburgo.

Janukovych impara dal Cremlino

Medesima atmosfera anche in Ucraina, dove le manifestazioni sono state quelle dei sostenitori della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: accampati a Kharkiv presso la colonia penale femminile Kachanivs’kyj in sostegno dell’ex-Primo Ministro. La Lady di Ferro ucraina è stata deportata dal carcere di Kyiv nella mattinata del giorno precedente, nonostante le precarie condizioni di salute che le impediscono la deambulazione per la propria cella.

La Tymoshenko deve scontare sette anni di detenzione per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: una sentenza politica, maturata dopo un processo farsa in cui la difesa è stata sistematicamente privata dei propri diritti, e le imputazioni montate ad hoc per incastrare l’ex-Primo Ministro.

Inoltre, alla Leader dell’Opposizione Democratica è stato inflitto un secondo arresto cautelativo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo del procedimento in cui la Lady di Ferro ucraina è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato dalla Tymoshenko prima della discesa in campo del 1998.

Per questa ragione, la detenuta doc non ha potuto né giovare del menù speciale concesso ai detenuti per Capodanno, né distrarsi con la partecipazione al concerto organizzato dalle Autorità carcerarie: la Tymoshenko è stata costretta ad attendere la mezzanotte sola, in compagnia di un brodo tiepido e di un silenzio gelido.

Ovviamente, della Tymoshenko non si è ricordato il Presidente, Viktor Janukovych, che, altresì, ha sfruttato il tradizionale messaggio di fine anno per annichilire ulteriormente ogni simbolo di indipendenza nazionale ucraina. Dopo avere elogiato il raggiungimento della stabilità, la costruzione di infrastrutture, l’ottenimento degli europei di calcio, e il miglioramento dell’immagine di Kyiv nel Mondo, il Capo di Stato ha concluso gli Auguri con un semplice saluto: senza il tradizionale inno nazionale.

Janukovych si sta rilevando un Presidente autoritario, capace di spazzare ogni conquista democratica, anche simbolica, ottenuta dall’Ucraina degli ultimi anni. Di recente – dopo avere indebolito il Parlamento, falsato le Elezioni Amministrative dell’Ottobre 2010, e concesso il prolungamento dell’esercito russo in Crimea – il Capo di Stato ha abolito con un decreto urgente il Giorno della Libertà – la festa in ricordo della Rivoluzione Arancione – e cancellato altre ricorrenze patriottiche istituite dal suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Il 19 Dicembre, l’Unione Europea ha congelato la Firma dell’Accordo di Associazione: storico documento con cui Kyiv avebbe ottenuto lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera. I Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, non hanno potuto ratificare tale passo dinnanzi al regresso democratico in Ucraina che, oltre alla Tymoshenko, ha portato tra carcere, prigione ed esilio una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Tra essi, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – in detenzione preventiva, ancor prima che una sentenza lo abbia condannato per abuso d’ufficio – e l’ex-Titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn – in asilo politico in Repubblica Ceca.

Matteo Cazzulani

REGRESSO DEMOCRATICO IN UCRAINA: JURIJ LUCENKO DA UN ANNO IN ISOLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 26, 2011

L’ex-Ministro degli Interni, uno degli esponenti più carismatici dell’Opposizione Democratica ucraina, costretto alla detenzione in isolamento, all’alimentazione forzata, e ad assistere dietro alle sbarre ad uno dei processi politici organizzati dalle autorità per eliminare i Leader dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko. Un video del collega Kostjantyn Usov di TVI ne racconta il caso

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Per 365 giorni detenuto in isolamento a causa di 3 imputazioni prive di fondamento, con soli due testimoni a favore delle accuse, ma alcun verdetto che ne abbia certificato la colpa. Questo è il Santo Stefano che, oggi, trascorre Jurij Lucenko: esponente di spicco dell’Opposizione Democratica che, parimenti alla sua carismatica Leader, Julija Tymoshenko, è caduto vittima della repressione politica attuata dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych.

Il 26 Dicembre 2010, Lucenko è incarcerato in una cella di isolamento, prelevato dalle forze di polizia sotto casa sua, al rientro dalla passeggiata con il cane: sotto lo sguardo impotente di madre e figli. Mesi prima, giusto in seguito all’insediamento di Janukovych, a carico dell’ex-Ministro degli Interni sono sollevate tre imputazioni: incremento della paga e concessione di abitazioni governative illecita al suo autista, Leonid Prystupljuk, sperpero di danaro del bilancio statale per l’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, chiusura anticipata delle indagini sul cittadino Davydenko, l’ autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk – proprietario della casa in cui, durante la Rivoluzione Arancione, sarebbe stato avvelenato il futuro Capo di Stato, Viktor Jushchenko.

A sostegno di tali imputazioni, per cui è aperto un processo con la richiesta di 12 anni di reclusione per abuso d’ufficio, sono sopratutto l’allora Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, il nuovo Procuratore Generale nominato da Janukovych, Viktor Pshonka, il suo vice, Rinat Kuz’min, e solo due dei più di 200 testimoni chiamati a testimoniare durante un lungo procedimento, condotto da un PM, Serhij Vovk, a sua volta indagato per truffa edile, ma finora graziato dalle autorità.

Costretto ad assistere alle sedute del proprio processo dietro a delle sbarre – barbara procedura che, illegalmente, dipinge l’imputato come già colpevole nella psicologia dei presenti e della Corte – Lucenko più volte denuncia il conflitto di interessi del giudice, e, per protesta, ricorre persino allo sciopero della fame. Nulla da fare, dal momento in cui le Autorità giudiziarie impongono la nutrizione forzata al ribelle galeotto: altra pratica autoritaria, vietata dall’Unione Europea, ma ancora ammessa dal Codice Penale ucraino.

Un carismatico arancione

Il processo all’ex-Ministro degli Interni continua lentamente, lasciando una condanna già annunciata sempre più lontana: così da mantenere al di fuori della vita politica una delle più importanti personalità dell’Opposizione Democratica. Aiutante del Segretario del Partito Socialista ucraino, Oleksandr Moroz, Lucenko nel 2002 è alla testa del movimento Ucraina senza Kuchma, in opposizione all’ex-Presidente Leonid Kuchma: di cui Janukovych è il delfino politico. Nel 2004, è uno dei più attivi colonnelli della pacifica Rivoluzione Arancione: ruolo per cui viene premiato da Jushchenko con la nomina a Ministro degli Interni nel primo governo di Julija Tymoshenko.

Deciso nel realizzare la promessa di giustizia, Lucenko adotta la mano dura contro gli oligarchi dell’Est del Paese, sponsor di Viktor Janukovych: un gesto di coerenza politica che gli costa caro fin a subito. Entrato in crisi con la Tymoshenko – dimissionata nel 2005 – Lucenko mantiene la carica sotto il secondo governo arancione di Jurij Jekhanurov, fino al 2006, quando la vittoria alle elezioni parlamentari di Janukovych – che realizza una coalizione di governo con comunisti e socialisti – ne provoca l’espulsione e, contemporaneamente, l’uscita dal Partito Socialista Ucraino per evidenti divergenze politiche con Moroz.

Nel 2007, fonda il Partito Avanti Ucraina – poi ribattezzato Narodna Samooborona – si riavvicina a Julija Tymoshenko, e, nelle elezioni anticipate del 2007, guida la lista filo-presidenziale Nasha Ukrajina, che gli consente il ritorno al Dicastero degli Interni nel secondo governo della Lady di Ferro ucraina. Ripristinata la lotta contro gli oligarchi, la sua immagine viene lesa dall’arresto del figlio in stato di ubriachezza all’aeroporto di Francoforte. Ciò nonostante, la Tymoshenko fa quadrato attorno a lui, difendendolo persino nei difficili giorni del suo terzo governo: esecutivo di minoranza, in cui la conta dei voti è necessaria per l’approvazione di ogni mozione.

Il saldo legame con la Leader degli arancioni porta Lucenko a condividere anche le conseguenze della risalita al potere di Janukovych, nel Febbraio 2010: parimenti alla Lady di Ferro ucraina – condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: il tutto dopo un processo farsa costruito su imputazioni montate ad hoc, e senza diritti per la difesa – l’ex-Ministro degli Interni diventa l’oggetto ed il simbolo di un regresso democratico sulle Rive del Dnipro.

Dinnanzi agli arresti di Lucenko e della Tymoshenko, alle ripetute risoluzioni di condanna da parte di USA, ONU, NATO, e Parlamento Europeo, è seguito, lo scorso 19 Dicembre, il congelamento della firma dell’Accordo di Asociazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Kyiv avrebbe ottenuto il medesimo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO RINUNCIA A DIFESA E RICORSO IN CASSAZIONE: “LA MIA CONDANNA GIA SCRITTA DAL PRESIDENTE JANUKOVYCH”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina denuncia la politicizzazione dei processi a suo carico, e ricorre alla Corte Europea per i Diritti Umani. Oltre a Serhij Vlasenko, ingaggiato l’avvocato della vedova Gongadze

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, scortata dalle forze speciali

Se in Ucraina non c’è giustizia, meglio puntare solo sull’Europa. Giovedì, 22 Dicembre, la difesa della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko ha deciso di boicottare le prossime sedute dei processi a carico dell’ex-Primo Ministro, rinunciato al ricorso in cassazione, e ritenuto la Corte Europea per i Diritti Umani l’unico tribunale in cui cercare giustizia.

Secondo quanto dichiarato dall’avvocato Serhij Vlasenko, la scelta è stata presa dalla stessa Tymoshenko che, con una lettera scritta di proprio pugno dalla cella del carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj – dove è detenuta dallo scorso 5 Agosto: ancor prima che un verdetto ne certificasse la colpevolezza – ha contestato i giudici per la loro parzialità nella conduzione dei procedimenti, ed accusato il Presidente, Viktor Janukovych, di essere il regista di una repressione politica volta all’eliminazione della sua principale oppositrice.

“Guardando dalla mia cella al terribile spettacolo in cui si sono tramutati i processi a mio carico rinuncio alla partecipazione ed al ricorso in cassazione contro le vergognose decisioni delle Corti di primo e secondo grado – ha scritto la Leader dell’Opposizione Democratica – L’Amministrazione Janukovych ha annichilito l’indipendenza della magistratura. Credo che la Corte Europea per i Diritti Umani saprà riconoscere e valutare le assurdità di quelli che le Autorità di Kyiv chiamano processi”.

Già designata la squadra di legali che difenderà la Leader dell’Opposizione Democratica in Europa. Oltre a Vlasenko – l’avvocato di fiducia – è stata ingaggiata Valentyna Telychenko, già difensore della vedova di Georgij Gongadze: giornalista di opposizione alla presidenza autoritaria di Leonid Kuchma – poi spazzata dalla Rivoluzione Arancione, guidata, nel 2004, proprio dalla Tymoshenko – barbaramente assassinato il 16 Novembre del 2000 nelle campagne alle porte di Kyiv e, oggi, simbolo di una libertà di stampa che Janukovych è tornato a reprimere, dopo la parentesi felice legata all’Amministrazione del suo predecessore, Viktor Jushchenko.

Lo scorso 10 Agosto, l’istanza di ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani è stata presentata contro la politicizzazione del processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’illegalità della sua detenzione preventiva – prima della formulazione di un verdetto – la condotta irregolare dei giudici – rei di avere ripetutamente violato la Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo – e le condizioni disumane in cui l’imputata è costretta a vivere nel Carcere di massima sicurezza.

Successivamente, la Corte ha inserito agli atti le risoluzioni di USA e Parlamento Europeo di condanna della repressione politica in atto in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica: tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e la Leader dello schieramento arancione, Julija Tymoshenko.

La Corte ucraina procede anche senza l’arringa

Lecito ricordare che l’ex-Primo Ministro è stata condannata a sette anni di reclusione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto è stato formulato dopo un processo farsa, costruito su prove irregolari – addirittura datate il 31 Aprile – e sistematica violazione dei diritti della difesa: privata persino della possibilità di convocare propri testimoni.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata una seconda volta per sospetta evasione fiscale durante la guida del colosso energetico JEESU – controllato prima della discesa in campo del 1998. La sentenza è stata pronunciata lo scorso 8 Dicembre, dopo un’udienza lampo nella cella della Tymoshenko, con giudice e pubblica accusa seduti attorno al letto dell’imputata.

Come dichiarato a più riprese dai suoi difensori, l’ex-Primo Ministro rischia la paralisi, ed è costretta alla permanenza in posizione supina da un forte mal di schiena, che le condizioni igienico-sanitarie della prigione, e la condotta della Autorità carcerarie – contrarie alla concessione del permesso di ingresso ai medici di fiducia della Leader dell’Opposizione Democratica – non consentono di curare.

Anche i ricorsi alle due condanne sono stati condotti in linea con le irregolarità registratesi nel primo grado: le richieste della difesa per il ripristino della fase degli interrogatori, la liberazione dell’imputata, e la garanzia di assistenza medica per la Tymoshenko sono state sistematicamente respinte scena valide motivazioni. Dinnanzi alla rinuncia alla presenza alle sedute, la Corte d’Appello ha deciso la continuazione del procedimento anche senza la difesa.

Matteo Cazzulani

SUMMIT UE-UCRAINA: IL CASO TYMOSHENKO ESCLUDE JANUKOVYCH DALL’EUROPA

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on December 20, 2011

Bruxelles dichiara la conclusione dei negoziati, ma congela la firma dell’Accordo di Associazione – altresì da tempo preventivata – fino alla riprova del rispetto degli standard democratici e civili da parte delle Autorità ucraine. Il Presidente ucraino esprime ottimismo, ma le chance di ratifica di un documento storico sono sempre meno.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Europa non è solo carta e parole, ma valori e codice etico da rispettare se si vuole appartenere all’Unione. E’ con questa motivazione che i Presidenti di Consiglio Europeo e Commissione Europea, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, hanno certificato l’impreparazione della parte Ucraina a firmare l’Accordo di Associazione: documento storico che, prevedendo il rafforzamento delle relazioni politiche e la creazione di una Zona di Libero Scambio, avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’UE, oggi goduto da Svizzera, Islanda, e Norvegia.

Nello specifico, i Rappresentanti dell’Unione Europea hanno contestato l’ondata di repressioni politiche che, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, ha colpito esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko: condannata a sette anni di isolamento dopo un processo dalla palese irregolarità.

“Il caso Tymoshenko è politicamente motivato – ha dichiarato Van Rompuy nel corso della conferenza stampa di chiusura del 15esimo summit UE-Ucraina – e dimostra la politicizzazione della magistratura ucraina. Questa ed altre situazioni sono fonte di preoccupazione da parte di Bruxelles – ha continuato il Presidente del Consiglio Europeo – come le pressioni a carico di media e giornalisti indipendenti”.

Dunque, il pallino resta nelle mani di Janukovych. Come dichiarato nel documento del vertice, l’Accordo di Associazione è stato negoziato in tutte le sue parti, ed ora è pronto per la firma, a patto che la situazione della politica interna di Kyiv migliori.

“I prossimi passi dipendono solo dall’evolversi dei fatti in Ucraina – ha illustrato Barroso – l’Unione Europea vuole costruire un rapporto solido con Kyiv, ma sono le Autorità ucraine a dover dimostrare rispetto della democrazia, garanzia dello stato di diritto, divisione dei poteri, rispetto dei diritti umani, ed altri valori fondanti della democrazia”.

Dichiarazioni pesanti, cariche di significato e chiarezza, a cui Janukovych ha fatto orecchie da mercante. Dopo la vaga promessa di considerare le osservazioni da parte europea, si è congratulato con le parti per la finalizzazione dei negoziati, ed ha dichiarato l’avvio immediato dei lavori per la preparazione di Kyiv alla ratifica, di cui ha incaricato un pool di esperti coordinato dal vice-ministro degli Esteri, Pavlo Klimkin.

Janukovych canta vittoria, ma Bruxelles gli rovina la festa

“Considero l’Accordo di Associazione un documento chiave per l’appartenenza dell’Ucraina all’Unione Europea – ha evidenziato Janukovych – ma, prima ancora, un passo importante per l’integrazione economica di Kyiv nel mercato UE”.

Sulla medesima frequenza anche altri esponenti della maggioranza, tra cui il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko: fiducioso nella firma dell’Accordo nei prossimi mesi, anche senza una solenne cerimonia. Come dichiarato dal Capo della Diplomazia ucraina al canale ISTV, il summit UE-Ucraina sarebbe stato un vero successo, in quanto il compromesso raggiunto tra UE ed Ucraina indica il pieno riconoscimento di Kyiv come Paese europeo.

Una prospettiva rosea, a cui solo Janukovych e compagnia sembrano credere davvero: forse per mascherare l’impasse diplomatica di cui lui stesso è il primo responsabile. Il Presidente ucraino ha desiderato fino all’ultimo la firma dell’Accordo di Associazione solo per un proprio tornaconto politico interno: dimostrare di dettare le regole a Bruxelles, e di essere in grado di portare il Paese in Europa, laddove gli arancioni, sotto la presidenza Jushchenko ed i governi Tymoshenko – periodo in cui, nel 2007, sono iniziati i lavori per la redazione del documento – non sono riusciti malgrado le promesse.

Con la dichiarazione della sola conclusione dei negoziati, e dell’impossibilità di varare il documento a causa del regresso democratico in Ucraina, l’Unione Europea ha abilmente disinnescato tale trappola, e mantenuto la porta aperta al popolo ucraino che, differentemente dai suoi governanti, merita l’UE in quanto popolo europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani

Caso Julija Tymoshenko: la difesa entra a fatica in tribunale

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on December 15, 2011

<p>L’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Mykola Siryj, costretto al gesto atletico per scavalcare recinzione e cordone di polizia posti ad ostacolo per l’ingresso in aula. Stampa ancora estromessa dalla seduta, e richieste della difesa cronicamente rigettate. L’Accordo di Associazione UE-Ucraina sempre più prossimo al mancato varo.


l'Avvocato difensore, Mykola Siryj, durante lo scavalcamento della recinzione. FOTO REUTERS

Sara pur macabro ed antidemocratico, ma il processo d’Appello a Julija Tymoshenko ha un che di atletico ed amaramente divertente. Nella giornata di mercoledì, 14 Dicembre, ha avuto luogo la seconda seduta del Secondo Grado del procedimento a carico della Leader dell’Opposizione Democratica: l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, ricorre contro la condanna a sette anni di reclusione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

A differenza del Primo Grado, a difendersi in aula non e la Lady di Ferro ucraina – costretta da precarie condizioni di salute alla permanenza a letto – ma solo i suoi avvocati: sempre che venga loro permesso l’ingresso. Si perché il legale Mykola Siryj e stato prima fermato dal cordone di polizia schierato per “difendere” la Corte dai pacifici manifestanti di Bat’kivshchyna – il Partito di Julija Tymoshenko – poi, costretto a scavalcare il cancello dall’alto, con conseguente caduta nel lato del Tribunale, senza che gli OMON siano intervenuti in suo soccorso.

Una scena che sa di ridicolo, ma che nel contempo la dice lunga sullo stato della giustizia in Ucraina, dove nemmeno ai difensori di un’imputata politica e permessa la libera entrata nell’aula del processo. Chi ci ha fatto il callo sono i giornalisti: ancora una volta costretti ad assistere all’autodafe politico in una stanza adiacente davanti ad un maxischermo, su cui e andata in scena la conferma della parzialità della magistratura ucraina.

Parimenti alla seduta del giorno precedente, i PM hanno respinto tutte le richieste della difesa. In primis, lo stesso Siryj si e appellato in favore della liberazione di Julija Tymoshenko, per permetterle la partecipazione al processo d’Appello in cui e imputata: un diritto garantito dalla costituzione che la Corte, tuttavia, ha ignorato, evidenziando come la questione sia già stata respinta nella seduta d’apertura.

Niente di grave per Siryj che, dopo il salto della grata ed il primo respingimento della giornata non si e perso d’animo, ed ha chiesto la riedizione della seduta preliminare, nella quale, il Primo di Dicembre, il giudice, Olena Sitajlo, ha effettuato un esame sommario delle imputazioni, senza approfondirne la natura: perlopiù, interrotto dalla necessita di assistenza medica, che ha costretto la PM ad una lunga pausa tecnica in ambulanza.

“Secondo la legislazione attuale non e previsto il rifacimento della seduta preliminare” ha argomentato la Sitajlo dopo la pausa pranzo, durante la quale il principale accusatore della Tymoshenko, il Procuratore Lilija Frolova, ha accusato la Leader dell’Opposizione Democratica di simulare la malattia per scampare al processo. Pronta la risposta di Serhij Vlasenko, il Capo del pool di legali dell’ex-Primo Ministro, che, per la seconda volta, ha mostrato alla stampa il referto medico certificante il precario stato di salute dell’assistita.

Niente valzer dei politici ucraini

Alla ripresa pomeridiana, l’avvocato difensore Oleksandr Plakhotnjuk ha richiesto il ripristino della fase degli interrogatori: nel Primo Grado sono stati ascoltati solamente 2 testimoni proposti dalla difesa, contro 42 convocati dalla Pubblica Accusa. Una disparità che l’appello non solo avrebbe dovuto appianare, ma anche approfondire: Plakhotnjuk ha invitato la Corte a riconvocare testimoni di cruciale importanza, come l’attuale Primo Ministro, Mykola Azarov, l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, l’ex Vice-Premier, Oleksandr Turchynov, e l’ex-Capo del colosso nazionale energetico Naftohaz, Oleh Dubyna.

Domanda nuovamente rigettata dalla triade di giudici in rosa, che ha fissato una pausa di circa una settimana per rendere possibile la partecipazione alla Tymoshenko il prossimo 20 Dicembre. Una data non casuale, in quanto, il giorno precedente, e in programma a Kyiv il Summit UE-Ucraina, in cui dovrebbe essere varato l’Accordo di Associazione: storico documento con cui Bruxelles riconoscerebbe a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’Unione Europea, oggi concesso a Norvegia, Islanda, e Svizzera.

Il condizionale e d’obbligo, dal momento in cui il documento e già pronto, ma a intralciare la firma e la repressione politica che, dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, ha colpito espone ti di spicco dell’Opposizione Democratica, come, oltre alla Tymoshenko, anche l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – che ieri ha festeggiato il suo Compleanno in gattabuia: anch’egli detenuto nel carcere di isolamento Luk’janivs’kyj prima che un verdetto ne abbia certificato la colpevolezza.

A porre in forse la conclusione dei negoziati – fortemente appoggiata dalla coraggiosa Presidenza di turno UE polacca, ma de facto contrastata da deficit democratico di Kyiv – e stato anche il Ministero degli Esteri ucraino che, sempre mercoledì, 14 Dicembre, con una nota, ha ventilato l’ipotesi di un rinvio della questione.

Matteo Cazzulani

HOLODOMOR: IL MONDO RICORDA IL GENOCIDIO DEGLI UCRAINI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2011

Il 26 Novembre è la giornata mondiale del ricordo della Grande Fame, perpetrata dal regime staliniano per eliminare il popolo ucraino da terre storicamente ambite dai russi. L’importanza di una pagina nera della storia europea, politicamente scorretta secondo la vulgata sovietica

Commemorazioni dello Holodomor a Kyiv

Spesso le parole hanno un’importanza ben maggiore della semplice comunicazione, anche a costo di essere noiosi, pedanti, e ripetitivi. Nella giornata di Sabato, 26 Novembre, il Mondo intero ricorda lo Holodomor: genocidio del popolo ucraino per mano del regime staliniano che, nell’ambito della collettivizzazione forzata delle terre, tra il 1932 ed il 1933 ha ucciso per fame circa 7 milioni di piccoli proprietari terrieri e contadini, rei di non appartenere né alla classe operaia, né ad una popolazione mansueta dinnanzi al giogo russo.

A dimostrazione del carattere nazionale della barbarie sono le regioni in cui lo Holodomor è stato acutamente organizzato: le Oblast’ di Donec’k, Dnipropetrovs’k, Kharkiv, Poltava, Kherson, Kyrovohrad, Mykolajiv, Cherkasy, Zaporizhzhja, e persino il Kuban – oggi geograficamente nella Federazione Russa – terre popolate da ucraini che i sovietici, riprendendo la politica zarista, hanno voluto russificare per legittimare il proprio dominio, dapprima con deportazioni forzate, poi con la morte per fame.

Sulle modalità di esecuzione, le testimonianze che ancor oggi si possono raccogliere in molti villaggi dell’Ucraina sono tanto chiare quanto agghiaccianti. I villaggi venivano sistematicamente isolati dai soldati dell’Armata Rossa, le vie di comunicazione presidiate, il bestiame ed ogni altro genere di conforto confiscato. Nessuna necessità di sparare, salvo quando qualche ucraino veniva scoperto con delle sementi, magari accuratamente nascoste persino nel risvolto dei calzoni.

Dettagli atroci che, ancor oggi, devono essere del tutto riabilitati. Duole constatare come non solo i libri di storia dell’Europa Occidentale – con l’eccezione di quelli britannici – continuino sistematicamente ad ignorare questo genocidio di un popolo del Vecchio Continente, ma, di recente, come persino le stesse Autorità ucraine – molto probabilmente in sudditanza psicologica di Mosca – abbiano declassato la Grande Fame ad una “grande tragedia che ha accomunato russi, bielorussi ed ucraini”.

Queste sono state le parole del Presidente, Viktor Janukovych nel maggio del 2010 presso un Consiglio d’Europa esterrefatto tanto quanto gli stessi ucraini che, immediatamente, hanno preso le distanze dalle parole del loro Capo di Stato, altresì apprezzate da una sinistra al caviale che, molto influente nella cultura europea, ben si astiene nel permettere l’insegnamento nelle scuole dell’ennesimo genocidio compiuto da Stalin e, più in generale, dall’Unione Sovietica.

Dunque, lo Holodomor è una pagina politicamente scorretta, da non leggere perché scomoda e pericolosa, oppure da raccontare in modo parziale e distorto. Una tentazione che, in qualche modo, ha colpito anche chi scrive, dimentico di precisare che quella del 1932-33 non è che la seconda ondata della Grande Fame. Prima di essa vi fu quella del 1920-1921, all’indomani della Rivoluzione Bolscevica, mentre la terza avvenne tra il 1946 ed il 1947, dopo un Secondo Conflitto Mondiale in cui, attaccati da comunisti e nazisti, quello ucraino è stato tra i popoli più duramente colpito.

A riconoscere la Grande Fame come genocidio del popolo ucraino è stata la Verkhovna Rada all’indomani dell’Indipendenza nel 1991, ma solo un decreto firmato dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, ha istituzionalizzato la ricorrenza.

Nonostante l’indifferenza delle autorità odierne, a Kyiv, ed in altre città ucraine, è prevista la classica veglia di preghiera, con l’accensione pubblica di una candela alle 16: quando il sole è già tramontato, e l’unica luce visibile è quella del simbolo della Grande Fame. Come ogni anno, a tale iniziativa partecipa anche la diaspora ucraina nel Mondo, spesso sostenuta dalle comunità locali, per nulla insensibili alla ricorrenza.

Una candela per battere lil silenzio

Forse, nel privato di ciascuno, non sarebbe una cattiva idea l’accensione di una candela anche in ogni famiglia italiana: così come questo articolo, non servirà alla riabilitazione delle vittime innocenti, ma sarà un segno di maturità civile che, si spera, possa spingere un Vecchio Continente sempre più attaccato al gas di Putin, piuttosto che ai valori dell’Occidente, a fare finalmente i conti con il proprio passato, ed a riconoscere anche quegli episodi della storia politicamente scorretti.

Una lettura onesta della storia è condizione fondamentale non solo per il rafforzamento di una comune coscienza europea, ma anche per la crescita della generazione del domani, chiamata ad affrontare tempi che, sul piano internazionale, si prospettano assai complicati.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PARALIZZATA A LETTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 24, 2011

La conferma in diretta TV da parte dell’incaricata del parlamento per il rispetto dei Diritti Umani, Nina Karpachova, appartenente alla maggioranza fedele al Presidente, Viktor Janukovych. La Leader dell’Opposizione è dimagrita di 5 chili, colpita da un forte mal di schiena. Le Autorità vietano le manifestazioni in ricordo della Rivoluzione Arancione e chiudono il Majdan

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Lo stato di salute di Julija Tymoshenko è davvero serio, non era nemmeno in grado di alzarsi dal letto mentre parlava con me”. Questa la frase shock che, pronunciata dagli schermi del 5 Kanal Domenica, 19 Novembre, è stata ribattuta immediatamente dalle più autorevoli agenzie stampa, e rimesso in allerta le principali organizzazioni per la difesa dei diritti civili.

Una testimonianza credibile, come ritengono diversi esperti, dal momento in cui è stata pronunciata dall’incaricata dal Parlamento per il rispetto dei diritti umani, Nina Karpachova: esponente della maggioranza di governo fedele al Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko e dal suo entourage il vero responsabile di un’ondata di arresti e processi a danno di esponenti dell’Opposizione.

Nello specifico, la Karpachova si è recata presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj per la tradizionale visita a sorpresa dei carcerati: giunta presso la cella della Leader del campo arancione, ha trovato una persona dimagrita di circa 5 chili, incapace di spostarsi dal giaciglio senza l’aiuto di una persona terza, sempre in preda ad un forte mal di schiena lamentato fin dai primi giorni della reclusione quando, dinnanzi al giudice – lecito ricordare che la Tymoshenko è stata incarcerata ancor prima che fosse pronunciato il verdetto di un processo-farsa costruito su prove fumose, fabbricate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile – ha denunciato le condizioni disumane della prigione, e richiesto di essere visitata dai propri medici di fiducia. Un diritto, tuttavia, sempre negatole: anche a procedimento concluso.

Conferma di quanto illustrato in televisione è arrivata nella tarda serata di lunedì, 21 Novembre, con una nota in cui la Karpachova si è appellata al Premier, Mykola Azarov, affinché alla Leader dell’Opposizione siano consentiti trattamenti medici urgenti e particolari, anche al di fuori della struttura di massima sicurezza. Una richiesta che difficilmente sarà esaminata dalle Autorità, impegnate in ben altre urgenze.

Majdan chiuso per l’anniversario della Rivoluzione Arancione

Una direttiva dell’Amministrazione Cittadina di Kyiv – retta da una figura di nomina presidenziale, ergo direttamente legata al Capo dello Stato – ha vietato ogni manifestazione sul Majdan Nezalezhnosti in ricordo della Rivoluzione Arancione: rivolta pacifica con cui, il 22 Novembre 2004, migliaia di ucraini installarono una tendopoli nella piazza principale della capitale per protestare contro le continue repressioni dell’Amministrazione dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma e, nello specifico, i brogli elettorali da essa perpetrati in favore di Viktor Janukovych: candidato della verticale del potere opposto a Viktor Jushchenko, altresì sostenuto da un ampio sostegno popolare che, nel Gennaio 2005, lo ha portato alla vittoria in elezioni finalmente corrette e democratiche.

Proprio Jushchenko, memore di quella svolta storica, ha reso il 22 Novembre Festa Nazionale della Libertà: una ricorrenza finora solennemente osservata con meeting ed eventi nel medesimo luogo dove, anni prima, la Rivoluzione Arancione ha avuto inizio. Non per quest’anno – il secondo dell’era Janukovych – dal momento in cui la polizia ha già provveduto al transennamento del Majdan, costantemente pattugliato da agenti delle forze speciali, attente nel vietare anche il solo passaggio a turisti ignari e perplessi, e nel fornire spiegazioni in linea con il diktat di regime.

La Rivoluzione Arancione non c’entra nulla: il Majdan è stato chiuso per la prematura installazione dell’Albero del Nuovo Anno – il nostro Albero di Natale – eper garantire la sicurezza del Presidente Lituano, Dalia Gribauskaite. Una giustificazione che sa di beffa, dal momento in cui il Capo di Stato di Vilna è stata chiamata ad una visita urgente per cercare di convincere Janukovych al rispetto delle regole democratiche: condicio sine qua non per la firma di un Accordo di Associazione che, con il riconoscimento all’Ucraina del medesimo status di partner speciale dell’UE oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera, rappresenta, forse, l’ultima spiaggia per salvare Kyiv – e quindi anche Bruxelles – dal ritorno dell’imperialismo russo.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PARALIZZATA A LETTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 23, 2011

La conferma in diretta TV da parte dell’incaricata del parlamento per il rispetto dei Diritti Umani, Nina Karpachova, appartenente alla maggioranza fedele al Presidente, Viktor Janukovych. La Leader dell’Opposizione è dimagrita di 5 chili, colpita da un forte mal di schiena. Le Autorità vietano le manifestazioni in ricordo della Rivoluzione Arancione e chiudono il Majdan

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Lo stato di salute di Julija Tymoshenko è davvero serio, non era nemmeno in grado di alzarsi dal letto mentre parlava con me”. Questa la frase shock che, pronunciata dagli schermi del 5 Kanal Domenica, 19 Novembre, è stata ribattuta immediatamente dalle più autorevoli agenzie stampa, e rimesso in allerta le principali organizzazioni per la difesa dei diritti civili.

Una testimonianza credibile, come ritengono diversi esperti, dal momento in cui è stata pronunciata dall’incaricata dal Parlamento per il rispetto dei diritti umani, Nina Karpachova: esponente della maggioranza di governo fedele al Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko e dal suo entourage il vero responsabile di un’ondata di arresti e processi a danno di esponenti dell’Opposizione.

Nello specifico, la Karpachova si è recata presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj per la tradizionale visita a sorpresa dei carcerati: giunta presso la cella della Leader del campo arancione, ha trovato una persona dimagrita di circa 5 chili, incapace di spostarsi dal giaciglio senza l’aiuto di una persona terza, sempre in preda ad un forte mal di schiena lamentato fin dai primi giorni della reclusione quando, dinnanzi al giudice – lecito ricordare che la Tymoshenko è stata incarcerata ancor prima che fosse pronunciato il verdetto di un processo-farsa costruito su prove fumose, fabbricate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile – ha denunciato le condizioni disumane della prigione, e richiesto di essere visitata dai propri medici di fiducia. Un diritto, tuttavia, sempre negatole: anche a procedimento concluso.

Conferma di quanto illustrato in televisione è arrivata nella tarda serata di lunedì, 21 Novembre, con una nota in cui la Karpachova si è appellata al Premier, Mykola Azarov, affinché alla Leader dell’Opposizione siano consentiti trattamenti medici urgenti e particolari, anche al di fuori della struttura di massima sicurezza. Una richiesta che difficilmente sarà esaminata dalle Autorità, impegnate in ben altre urgenze.

Majdan chiuso per l’anniversario della Rivoluzione Arancione

Una direttiva dell’Amministrazione Cittadina di Kyiv – retta da una figura di nomina presidenziale, ergo direttamente legata al Capo dello Stato – ha vietato ogni manifestazione sul Majdan Nezalezhnosti in ricordo della Rivoluzione Arancione: rivolta pacifica con cui, il 22 Novembre 2004, migliaia di ucraini installarono una tendopoli nella piazza principale della capitale per protestare contro le continue repressioni dell’Amministrazione dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma e, nello specifico, i brogli elettorali da essa perpetrati in favore di Viktor Janukovych: candidato della verticale del potere opposto a Viktor Jushchenko, altresì sostenuto da un ampio sostegno popolare che, nel Gennaio 2005, lo ha portato alla vittoria in elezioni finalmente corrette e democratiche.

Proprio Jushchenko, memore di quella svolta storica, ha reso il 22 Novembre Festa Nazionale della Libertà: una ricorrenza finora solennemente osservata con meeting ed eventi nel medesimo luogo dove, anni prima, la Rivoluzione Arancione ha avuto inizio. Non per quest’anno – il secondo dell’era Janukovych – dal momento in cui la polizia ha già provveduto al transennamento del Majdan, costantemente pattugliato da agenti delle forze speciali, attente nel vietare anche il solo passaggio a turisti ignari e perplessi, e nel fornire spiegazioni in linea con il diktat di regime.

La Rivoluzione Arancione non c’entra nulla: il Majdan è stato chiuso per la prematura installazione dell’Albero del Nuovo Anno – il nostro Albero di Natale – eper garantire la sicurezza del Presidente Lituano, Dalia Gribauskaite. Una giustificazione che sa di beffa, dal momento in cui il Capo di Stato di Vilna è stata chiamata ad una visita urgente per cercare di convincere Janukovych al rispetto delle regole democratiche: condicio sine qua non per la firma di un Accordo di Associazione che, con il riconoscimento all’Ucraina del medesimo status di partner speciale dell’UE oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera, rappresenta, forse, l’ultima spiaggia per salvare Kyiv – e quindi anche Bruxelles – dal ritorno dell’imperialismo russo.

Matteo Cazzulani

A VLADIMIR PUTIN IL NOBEL PER LA PACE CINESE

Posted in Russia by matteocazzulani on November 18, 2011

Il Primo Ministro russo insignito del Premio Confucio per l’opposizione alla guerra in Libia, ma la tensione tra Mosca e Pechino sale vertiginosamente, sopratutto in Tadzikistan. Il precedente del Quadriga e l’asse con la Germania dello zar del gas per prendere il controllo sull’Unione Europea 

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Tutti lo temono, e tutti lo premiano. Nella giornata di lunedì, 14 Novembre, il Primo Ministro russo, e prossimo presidente per il terzo mandato non consecutivo, Vladimir Putin, è stato insignito del Confucio per la Pace: la versione cinese del Nobel che Pechino ha deciso di istituire nel 2008, in risposta al conferimento dell’onorificenza occidentale al dissidente Lui Xiaobo: attivista dei diritti umani e della democrazia in Cina.

Secondo quanto comunicato dal Comitato Organizzatore – composto da una giuria di Professori delle Università di Pechino e Qingua, riconosciuta dallo Stato – Putin è stato preferito all’ex-Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, ed al Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la sua contrarietà alla guerra in Libia dello scorso mese di Aprile: una decisione davvero singolare dal momento in cui, secondo diversi politologi, l’intervento contro il regime di Gheddafi – iniziato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, tradizionale alleato di Mosca – avrebbe giocato a favore della Russia che, tornata coltivare ambizioni da superpotenza mondiale, sarebbe intervenuta per contrastare l’espansione della Cina nel continente africano, mantenendo il controllo – sopratutto energetico – sulla parte settentrionale.

Congetture o meno, la rivalità tra Mosca e Pechino per il primato mondiale è un dato di fatto, come dimostrato dalla recente crisi con il Tadzikistan: Paese dell’ex-Unione Sovietica che da tempo sta cercando di liberarsi dell’influenza della Russia per orientare la propria politica estera in direzione della Cina, con cui sono stati siglati importanti accordi commerciali.

Lo scorso marzo, due piloti militari russi di ritorno dalle operazioni in Afghanistan – in cui Mosca sta cooperando con la NATO – atterrati senza permesso in territorio tadziko, sono stati arrestati per aver infranto la sovranità territoriale di Dushanbe, ma solo lo scorso novembre il Cremlino ha sollevato la questione, rifacendosi con l’espulsione di centinaia di immigrati, e con l’avvio di un embargo sulle importazioni dal Tadzikistan: la medesima ritorsione attuata contro la Rivoluzione delle Rose georgiana, e l’imprimatur polacco alla dislocazione degli elementi dello Scudo Antimissilistico USA in territorio UE,che, rispettivamente nel 2003 e 2006, ha portato al blocco dell’importazione di vini da Tbilisi e carni da Varsavia.

Tuttavia, la strana abitudine di conferire premi internazionali a personalità dal dubbio merito è una caratteristica anche europea. Sempre Putin, lo scorso mese di Luglio è stato scelto per il conferimento del Quadriga: riconoscimento per il dialogo internazionale conferito dal Parlamento tedesco ad eminenti personalità politiche attive nel rispetto dei diritti umani e della democrazia, quali Mikhail Gorbachev, Viktor Jushchenko, e José Manuel Barroso. Allora, una protesta succinta di politici ed intellettuali guidata dall’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel – anch’egli insignito del Quadriga – ed una campagna di informazione dei media ha convinto il Comitato Organizzatore a tornare sui propri passi, e revocare la concessione della statuetta allo zar del gas che, proprio il giorno precedente, aveva ottenuto la creazione di joint-venture con il colosso energetico tedesco RWE per lo sfruttamento di giacimenti di Oro blu e carbone in Germania.

La Merkel pedina di Mosca

Secondo diversi politologi, la premiazione di Pechino – che non ragiona secondo le categorie occidentali – sarebbe un chiaro messaggio per invitare Mosca a desistere dal contrastare l’espansione economica cinese nel continente africano. Quella di Berlino, invece, l’ennesimo atto di sudditanza da parte di un’Europa Occidentale sempre più assetata di gas, e, per questo, succube di un Cremlino che con l’arma energetica, e la costruzione di impensabili gasdotti sottomarini, ha ammanettato l’Europa.

Un divide et impera per impedire il varo di una politica energetica comune dell’Unione Europea, e scavalcare i Paesi della parte centro-orientale del Continente che, memori della dominazione sovietica, sono con la Gran Bretagna i soli davvero consapevoli della reale pericolosità che il rinato imperialismo russo – continuum dello zarismo e dell’URSS – rappresenta per un’Europa sempre più debole e destinata ad un ruolo marginale nell’economia mondiale.

A conferma, il comportamento dello stesso Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che – durante la cerimonia del varo del NordStrem: gasdotto sul fondale del Mar Baltico che collega direttamente Russia e Germania, e bypassa Paesi UE invisi a Mosca come Polonia e Stati Baltici – su richiesta del Cremlino ha invitato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, a rivedere il Terzo Pacchetto Energetico: legge comunitaria che vieta la gestione di gasdotti e reti elettriche dell’Unione in condizione di monopolio, sopratutto da parte di enti extra-europei, come il monopolista statale russo, Gazprom.

Matteo Cazzulani