LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Europa Centrale guarda a UE e Qatar per decrementare la dipendenza dalla Russia di Putin

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 14, 2014

Il Presidente ungherese, Janos Ader, sottolinea l’importanza del gas del Qatar e della Croazia come Paese di transito per diversificare le forniture di gas del Quartetto di Vysehrad. Polonia e Lituania vicine all’accordo per collegare il rigassificatore lituano di Klaipeda con il sistema infrastrutturale energetico polacco

C’è tanta Europa e molta voglia di diversificare nella proposta che i Paesi dell’Europa Centrale hanno avanzato per decrementare la dipendenza energetica dalle forniture di gas della Russia di Putin, andando a puntare su due risorse: l’oro blu liquefatto del Qatar e quello di altri Paesi come Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 14 Maggio, il Presidente ungherese, Janos Ader, ha dichiarato che il gas liquefatto del Qatar sarà importato dai Paesi del Quartetto di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu russo, da cui l’Europa Centrale, e più in generale tutta l’Unione Europea, dipendono mediamente per l’80% del fabbisogno complessivo.

Nello specifico, come dichiarato dal Presidente Ader, l’LNG del Qatar può essere importato in Europa Centrale attraverso nuove infrastrutture, tra cui condutture in fase di realizzazione destinate a trasportare l’oro blu del Golfo Persico in Italia.

Un’altra soluzione per realizzare il piano del Capo di Stato magiaro è lo sfruttamento del rigassificatore che la Croazia sta realizzando nell’isola di Krk, da cui, secondo un progetto dell’Unione Europea, il gas liquefatto sarà trasportato in Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia attraverso il Corridoio Nord-Sud: gasdotto progettato per collegare il terminale dell’isola croata con quello polacco di Swinoujscie, anch’esso in via di realizzazione.

Come dichiarato dal Presidente croato, Ivo Josipovic, la Croazia, grazie alla sua stabilità politica, può diventare un importante Paese per assicurare all’Europa la sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle forniture di gas.

Un’altra forma di diversificazione delle forniture di gas per i Paesi dell’Europa Centrale è rappresentata dalla realizzazione del rigassificatore di Klaipeda, in Lituania, attraverso il quale il Governo lituano intende importare oro blu liquefatto non solo dal Qatar, ma anche da Norvegia, Egitto e USA.

Come riportato dall’autorevole portale wnp.pl, è sempre più probabile la messa in comunicazione del rigassificatore di Klaipeda con il sistema infrastrutturale energetico della Polonia: un progetto che sarebbe contestualizzato nel programma LitPolLink.

Un ponte energetico tra Varsavia e Vilna

Questo progetto, orientato alla messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici di Polonia e Lituania, è finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo -FES- e, nella giornata di martedì, 13 Maggio, ha visto la sua prima approvazione con il via definitivo alla realizzazione della linea elettrica Elk-Atylus: la prima di una serie di infrastrutture concepire per collegare i sistemi infrastrutturali energetici di Varsavia e Vilna.

Come rimarcato dal Ministro dell’Economia polacco, Janusz Piechocinski, il Ponte Energetico tra Polonia e Lituania realizza le direttive UE in materia di sicurezza energetica.

Un forte richiamo all’Europa è stato fatto anche dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslaw Niewierowicz, che ha evidenziato come la data del via del ponte energetico coincida con il decimo anniversario dell’ingresso della Lituania nell’UE.

Matteo Cazzulani

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GAS: LA CROAZIA SCEGLIE IL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 18, 2013

Il Governo croato firma un accordo con il monopolista statale russo del gas, Gazprom, per la costruzione di una diramazione del Gasdotto Ortodosso. La scelta di Zagabria mette a serio repentaglio i disegni di indipendenza energetica approntati dall’UE

Il percorso del Nabucco in viola e del Southstream in giallo

Il percorso del Nabucco in viola e del Southstream in giallo

L’espansione in Europa del monopolista russo del gas, Gazprom, coinvolge un altro Paese che, dopo la Serbia, in Unione Europea ci deve ancora entrare. Giovedì, 17 Gennaio, Gazprom ha concordato con la compagnia energetica croata Plinacro la costruzione in Croazia di un ramo del Southstream di 100 chilometri di lunghezza, dalla portata di 2,7 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto concepito per rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas, collegando la Russia al terminale di Baumgarten, in Austria, tramite Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la costruzione della diramazione del Southstream in Croazia è dovuta alla nuova politica energetica di Zagabria: sia il Governo socialista-liberale, che il Presidente, Ivo Josipovic – anch’egli un esponente socialdemocratico – sostengono infatti relazioni più strette con la Russia.

Una dimostrazione dell’attenzione prestata dalle Autorità croate a Mosca la si è avuta nel Novembre 2012, quando Zagabria ha proposto invano a Gazprom di includere la Croazia al posto dell’Ungheria nella lista dei Paesi di transito della tratta principale del Southstream in Europa Centrale.

Differente è stata la politica energetica di Zagabria nel periodo precedente alle Elezioni Parlamentari del 2011, quando il Governo dell’Unione Democratica Croata, guidato dall’ex-Primo Ministro, Jadranka Kosor, per garantire alla Croazia una considerevole indipendenza energetica ha limitato la quantità di oro blu importata dalla Russia a 1,2 miliardi di metri cubi all’anno ed ha firmato importanti contratti per le forniture di gas con il colosso italiano ENI e la compagnia ungherese MOL.

La costruzione del ramo del Southstream in Croazia aumenta la presenza della Russia nel mercato energetico di un altro dei Paesi della Penisola Balcanica prossimo all’ingresso nell’UE.

Mosca – che si avvale del gas per realizzare lo scopo politico di impedire il costituirsi di un’Europa unita, anche sul piano energetico – detiene il controllo delle forniture di oro blu di tutti i Paesi membri dell’UE, è forte del sostegno politico di Francia, Germania, Belgio, Ungheria e Slovenia, ed è saldamente presente nei mercati energetici tedesco, sloveno, di quello della Serbia e della Repubblica Ceca.

Zagabria mette a rischio la realizzazione del Corridoio Nord-Sud

In particolare, la scelta di campo filorussa della Croazia – avvenuta a pochi mesi dall’ingresso ufficiale di Zagabria nell’UE – ha notevoli ripercussioni per quanto riguarda la sicurezza energetica dell’Unione Europea e, più nello specifico, la realizzazione del Corridoio Nord-Sud.

Quest’infrastruttura è un fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa Centrale gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America importato tramite i rigassificatori di Swinoujscie, in Polonia, e di quello dell’isola croata di Krk.

A mettere a serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Nord Sud – che ha lo scopo di diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture di oro blu della Russia, che ad oggi soddisfano il 40% del fabbisogno totale dell’Europa di gas – è stata anche la recente evoluzione della Repubblica Ceca da Paese chiave per il progetto UE ad importante Stato di transito del gas russo in Europa Centrale e Occidentale.

Con la costruzione del gasdotto GAZELLE, Praga smista verso Germania, Francia, Slovacchia, Polonia e Ungheria il gas che la Russia esporta in territorio tedesco tramite il Nordstream: infrastruttura realizzata da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per rifornire l’Europa di 55 miliardi di metri cubi di or blu all’anno, e bypassare Paesi UE osteggiati dal Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

Matteo Cazzulani

GAS: BULGARIA E CROAZIA DIBATTONO SUL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 5, 2012

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, accusato di condurre trattative segrete con il Presidente russo, Vladimir Putin. Il Capo di Stato croato, Ivo Josipovic, lamenta la mancata scelta di Zagabria da parte di Mosca come Paese di transito del Gasdotto Ortodosso

I percorsi di Nabucco e Southstream

L’imbarazzo della Bulgaria e la delusione della Croazia sono le due reazioni che stanno tenendo banco nella realizzazione del Southsream in Europa. Come riportato dall’agenzia Novinite, nella giornata di venerdì, 2 Novembre, il Premier bulgaro, Boyko Borysov, è stato accusato in Parlamento di avere concordato in segreto con il Presidente russo, Vladimir Putin, la costruzione del Southstream.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto fortemente voluto dal monopolista russo del gas, Gazprom, per bypassare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, incrementare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia, ed impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu tramite l’importazione diretta di carburante azero.

Come dichiarato dal Capo dell’Opposizione bulgara di destra, Ivan Kostov – ex-Primo Ministro e Leader del Partito “Democratici per una Forte Bulgaria” – il Premier moderato Borysov avrebbe concordato con la Russia la realizzazione di un piano contrastato dall’Unione Europea.

Per questa ragione, Kostov ha invitato il Capo del Governo di Sofia a rispondere in Parlamento a sette domande inerenti agli aspetti tecnici e politici del Southstream.

In particolare, Kostov ha chiesto al Premier di chiarire quale sia la modalità contrattuale stabilita per garantire il transito del gas russo attraverso la sezione bulgara del Southstream e, sopratutto, ha invitato Borysov ad appurare l’effettiva portata del Gasdotto Ortodosso.

Come sottolineato da Kostov, altri progetti sottomarini costruiti dai russi, come il NordStream e il Blue Stream – che collegano la Russia rispettivamente con la Germania sul fondale del Mar Baltico, e con la Turchia sul fondale del Mar Nero orientale – trasportano solamente il 37% della portata prevista.

Pronta è stata la risposta del delegato del Premier, Dian Chervenkondyev, che ha assicurato l’inesistenza di trattative segrete tra Putin e Borysov.

Seguendo le direttive della Commissione Europea, Borysov negli ultimi mesi ha inoltre sostenuto un piano di diversificazione delle forniture di gas, collegando i gasdotti nazionali con quelli di Romania, Grecia e Romania e Turchia.

In aggiunta, il Premier bulgaro ha proposto a Bruxelles di iniziare proprio in Bulgaria la costruzione del Nabucco: la principale delle condutture concepite dalla Commissione Europea per importare gas dall’Azerbaijan – transitando, oltre per per il territorio bulgaro, anche per Turchia, Romania, Ungheria ed Austria – e diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dall’oro blu della Russia.

Contrariamente alla Bulgaria, l’assenza di una politica energetica effettiva è stata denuncia dal Presidente della Croazia, Ivo Josipovic: deluso per la mancata scelta di Zagabria da parte di Gazprom come Paese di transito del Southstream.

Il Capo di Stato croato – esponente del Partito Socialdemocratico, ed ex-militante del Partito comunista negli anni Ottanta – alla tv nazionale HRT ha sottolineato il suo sostegno al Gasdotto Ortodosso, ed ha accusato gli imprenditori del suo Paese di scarsa fiducia nei conforti degli investitori russi.

Il voltafaccia di Orban mette a repentaglio l’indipendenza energetica dell’Europa

L’esclusione della Croazia dal percorso del Southstream è legata alla decisione di Gazprom di costruire il Gasdotto Ortodosso attraverso l’Ungheria, maturata dopo lunghe trattative legate alla compartecipazione di Budapest al Nabucco, che il Governo magiaro ha dichiarato di appoggiare politicamente.

Nella giornata di mercoledì, 31 ottobre, il Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, e il Premier ungherese, Victor Orban, hanno siglato un accordo definitivo per il transito del Southstream in territorio magiaro.

L’intesa russo-ungherese ha reso inutile la prosecuzione delle trattative che il monopolista russo ha avviato con la Croazia per garantire la costruzione del Gasdotto ortodosso dalla Serbia alla Slovenia in caso di mancato accordo con l’Ungheria.

Lungo 3600 Chilometri con una portata di 63 Miliardi di metri cubi all’anno, il Southstream è concepito dal monopolista russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall, dalla francese EDF, e da quelle nazionali slovena, serba, e greca.

Dopo avere collegato tramite il fondale del Mar Nero le coste russe con il porto bulgaro di Varna, con un ramo meridionale il Southstream raggiungerà Grecia e Italia, mentre una sezione settentrionale risalirà i Balcani lungo Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Appoggiato politicamente dai Governi di Germania e Francia, il Southstream è contestato dalla Commissione Europea, che giudica nell’ampliamento delle forniture di gas dalla Russia una minaccia per la sicurezza energetica dell’UE.

Bruxelles ha sottolineato come il Gasdotto ortodosso impossibiliti anche la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di oro blu per l’UE, e renda il Vecchio Continente unicamente dipendente dal carburante di Mosca.

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH RINVIA IL VERTICE DI JALTA. LA TYMOSHENKO TRASFERITA IN OSPEDALE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 9, 2012

Isolato dalla comunità internazionale, il Presidente ucraino congela il summit dei Paesi dell’Europa Centrale, mentre la Leader dell’Opposizione Democratica interrompe lo sciopero della fame, e accetta il trasferimento presso una struttura ospedaliera per ricevere le cure dei medici tedeschi

Le percosse subite dalla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

“Considerando l’indisponibilità a presenziare da parte di moti Paesi, riteniamo utile spostare il vertice dei Paesi dell’Europa Centrale ad un termine successivo”. Laconica, tagliente, al limite del rassegnato, è stata la comunicazione con cui l’Addetto Stampa del Ministero degli Esteri ucraino, Oleksandr Dykusarov, ha reso nota la decisione del Presidente, Viktor Janukovych, di rinviare il vertice di Jalta.

Al summit, che rappresenta un avvenimento di importanza notevole nella politica internazionale, quasi tutti i Capi di Stato invitati hanno dichiarato la loro assenza per protestare contro le condizioni disumane a cui è soggetta la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: detenuta in isolamento in seguito a una condanna politica, e di recente persino percossa dalle Autorità carcerarie nella sua cella.

Intenzionati a boicottare il vertice di Crimea sono stati i Presidenti di Germania Joachim Gauck, Repubblica Ceca Vaclav Klaus, Austria Heinz Fischer, Estonia Henryk Ilves, Bosnia Erzegovina Bakir Izetbegovic, Lettonia Andris Berzins, Croazia Ivo Josipovic, Montenegro Filip Vujanovic, Bulgaria Rosen Plevneliev, ma non quelli di Polonia, Slovacchia e Moldova, Bronislaw Komorowski, Ivan Gasparovic, e Nicolae Timofti, che hanno evidenziato come l’assenza a Jalta dei colleghi europei possa profondamente isolare l’Ucraina dall’Occidente, e rischi di consegnare Kyiv alla sfera di influenza della Russia.

Diversa è stata la posizione della Presidente della Lituania, Dalia Grybauskaite, che ha confermato la sua presenza al vertice solo dopo avere ottenuto da Janukovych il permesso di visitare la Tymoshenko presso la sua cella: una possibilità che finora le Autorità ucraine hanno negato a molti, tra cui esponenti politici dell’Unione Europea e l’ambasciatore francese per i Diritti Umani, Francois Zimeray.

Alla notizia del congelamento del vertice di Jalta, il Presidente della Commissione del Parlamento Europeo per i rapporti con l’Ucraina, Pawel Kowal, ha evidenziato come le Autorità ucraine da oggi debbano dimostrare al più presto di saper risolvere la questione del rispetto dei diritti umani per non peggiorare le relazioni con Bruxelles.

Dal canto suo, la Grybauskaite ha comunicato di non voler rinunciare alla visita alla Tymoshenko, e per questa ragione non ha cancellato il viaggio in Ucraina. Komorowski, invece, ha sottolineato come la decisione di congelare il vertice sia utile per consentire una più approfondita riflessione in merito ai rapporti tra Kyiv e l’Unione Europea.

La Leader dell’Opposizione Democratica accetta le cure

Nel contempo, la Leader dell’Opposizione Democratica ha comunicato la sospensione dello sciopero della fame, ed ha accettato il trasferimento presso l’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv una volta ottenuto il permesso di essere curata dal medico tedesco Lutz Harms: su cui la Tymoshenko ripone piena fiducia.

Come comunicato dalla figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija, la Tymoshenko per una ventina di giorni si è nutrita di sola acqua, ed è dimagrita di 10 chili. Sulla decisione di interrompere la protesta ha pesato il parere del Dottor Harms, che ha illustrato l’impossibilità di avviare il programma di cure mediche con una paziente malnutrita.

Durante il primo tentativo di curare Julija Tymoshenko, che ha avuto luogo il 20 Aprile, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata picchiata e costretta con la forza al trasferimento dal carcere da parte di agenti del servizio di polizia carceraria. In risposta, la Tymoshenko ha rifiutato ogni forma di assistenza, ed ha avviato l’astensione dal cibo in segno di protesta.

La Leader dell’Opposizione Democratica è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento per avere firmato nel 2009 – quando ha ricoperto la carica di Primo Ministro – accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato. L’8 Dicembre, alla Tymoshenko – già detenuta in carcere – è stato poi sentenziato un secondo arresto perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini di un secondo procedimento aperto a suo carico per evasione fiscale.

Secondo la diagnosi formulata da un’équipe di medici tedeschi e canadesi – che su pressione della Comunità Internazionale hanno potuto visitare la Leader dell’Opposizione Democratica – la Tymoshenko è affetta da un’ernia del disco, che se non curata adeguatamente può portare l’ex-Primo Ministro alla paralisi.

Dinnanzi all’insufficiente assistenza medica fornita dalle Autorità carcerarie, a offrire ospitalità presso le strutture mediche di Paesi occidentali sono stati il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed il Capo del Dipartimento Federale per gli Affari Esteri della Svizzera, Didier Burchalter.

Condanne al Presidente Janukovych per il mancato rispetto dei Diritti Umani in Ucraina sono pervenute a più riprese da Unione Europea, Stati Uniti d’America, Consiglio d’Europa, NATO, ONU, Canada, Australia, e persino dalla Federazione Russa.

Matteo Cazzulani

VERTICE DI JALTA: JANUKOVYCH E’ SEMPRE PIU ISOLATO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 5, 2012

Dodici Presidenti non parteciperanno al summit dei Paesi dell’Europa Centrale per protestare contro la repressione dell’Opposizione Democratica ucraina, mentre diversi Leader di governo nazionali e continentali hanno dichiarato l’intenzione di boicottare le partite del campionato europeo di calcio che si giocheranno in Ucraina. L’appello di Adam Michnik per la liberazione dell’anima del dissenso arancione, Julija Tymoshenko, e per il sostegno delle ambizioni europee di Kyiv

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dai vertici internazionali allo sport, Janukovych avrà molto da riflettere sul perché della sua solitudine politica. Nella giornata di venerdì, 4 Maggio, è salito a dodici il numero dei Presidenti che hanno deciso di non partecipare al summit dei Capi di Stato dell’Europa Centrale, organizzato a Jalta, in Crimea, sotto la dirigenza della Presidenza ucraina.

Alle defezioni dei Presidenti di Germania, Joachim Gauck, Austria, Heinz Fischer, Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, Croazia, Ivo Josipovic, Bulgaria, Rosen Plevnelev, Lettonia, Andis Berzins, Estonia, Henryk Ilves, Ungheria, Janos Ader, e Albania, Bamir Topi, si è aggiunta la rinuncia del Capo di Stato della Bosnia Erzegovina, Bagir Izetbegovic

Molte tra le giustificazioni fornite a Kyiv a corredo delle rinunce si sono limitate all’ambito diplomatico, ma in realtà le defezioni sono un segnale di aperta contestazione nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Egli è criticato per le repressioni politiche attuate nei confronti degli esponenti dell’Opposizione Democratica: molti dei quali sono stati arrestati, processati senza diritto di difesa, rinchiusi in carcere senza che un verdetto in merito fosse stato ancora pronunciato, privati dell’assistenza medica, e addirittura picchiati, come avvenuto alla Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Il regresso della democrazia a Kyiv ha provocato una protesta non solo nei confronti del vertice di Jalta, ma anche del campionato europeo di calcio del 2012, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

A favore dell’idea lanciata dal Cancelliere della Germania, Angela Merkel, e del segretario dell’opposizione tedesca, Sigmar Gabriel, di non recarsi negli stadi ucraini per protestare contro le detenzioni politiche si sono dichiarati il Ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, Uri Rosenthal, il suo collega Austriaco, Michael Spindelegger, e quello belga, Didier Reynders.

Differente è la situazione interna agli organismi politici UE: il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha sostenuto l’iniziativa della Merkel, e ha invitato tutti gli altri esponenti dell’esecutivo continentale a boicottare la parte ucraina della rassegna sportiva.

Diversamente, il Presidente del Parlamento, Martin Schulz, ha evidenziato come il boicottaggio non sia una soluzione che aiuti al miglioramento della situazione della Tymoshenko e degli altri detenuti politici, ma nel contempo ha comunicato la sua decisione di unirsi alla linea dei Commissari qualora il Regresso della democrazia in Ucraina continuasse a manifestarsi nella maniera così forte finora registrata.

Infine, una frattura più profonda è apparsa in Danimarca, dove la linea della Merkel è stata appoggiata dall’opposizione di centro-destra, mentre la maggioranza di centro-sinistra si è dichiarata contraria, in quanto essa ha ritenuto che il boicottaggio della manifestazione sportiva è una penalizzazione maggiore per il popolo ucraino più che per il suo Presidente.

L’appello di Michnik per la liberazione di Julija Tymoshenko e l’integrazione europea dell’Ucraina

La posizione di Schulz e della maggioranza danese – che ricopre la Presidenza di Turno dell’Unione Europea – è condivisa da una serie di Paesi del Vecchio Continente, che per ragioni storiche, economiche e geopolitiche affrontano la questione ucraina con maggiore cautela rispetto al punto di vista tedesco.

Il Presidente e il Premier polacco, Bronislaw Komorowski e Donald Tusk, hanno invitato i Capi di Stato dell’Europa Centrale a non disertare il vertice di Jalta, e hanno consigliato ai Leader di governo UE di non boicottare la parte ucraina dell’europeo di calcio per non isolare completamente l’Ucraina dalla comunità Occidentale.

A cogliere l’invito di Varsavia sono stati i Presidenti di Moldova e Slovacchia, Nicoli Timofti e Ivan Gasparovic, che assieme a Komorowski hanno dichiarato l’intenzione di recarsi a Jalta per mantenere le relazioni con l’Ucraina, e per affrontare vis-à-vis con Janukovych la questione del regresso democratico in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

A dare linfa a questa posizione è stato anche lo storico dissidente polacco del sindacato autonomo Solidarnosc, e attuale Redattore dell’autorevole Gazeta Wyborcza, Adam Michnik, che ha lanciato un appello – aperto alla sottoscrizione pubblica – per richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko e degli altri detenuti politici repressi dal regime autoritario di Janukovych senza boicottare l’euro 2012, né sostenere iniziative atte a isolare l’Ucraina dalla comunità europea.

Come illustrato da Michnik e da diversi politologi, l’allontanamento di Kyiv dall’Occidente, e l’inevitabile conseguente inglobamento dell’Ucraina nella zona di influenza della Russia, mette a serio repentaglio l’indipendenza economica e la sicurezza nazionale di tutta l’Europa.

Il controllo politico dei russi sulle risorse naturali e sulle infrastrutture energetiche ucraine porta a compimento le ancora forti velleità imperiali del Cremlino, e nel lungo-medio temine permette a Mosca di acquisire lo status di superpotenza mondiale, e di relegare ai margini dell’economia mondiale un’Unione Europea sempre più debole e divisa.

Matteo Cazzulani