LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ECCO CHI “CONTENDE” A VLADIMIR PUTIN LA PRESIDENZA DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 3, 2012

Con l’esclusione dei candidati liberali e dissidenti, le Elezioni Presidenziali Russe si apprestano a incoronare per la terza volta lo Zar del Gas sullo scranno del Cremlino. Il ritratto dei rivali nella consultazione elettorale

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Mosca non è Kyiv, e nemmeno Varsavia. Questa deduzione non è dettata dall’appartenenza o meno all’Europa delle capitali citate – sull’europeicità di Polonia e Ucraina, non solo per motivi calcistici, non ci sono dubbi, mentre è difficile inserire nel Vecchio Continente la Russia eurasiatica – ma dalla modalità con cui La Voce Arancione racconterà ai suoi lettori le Elezioni Presidenziali Russe di Domenica, 4 Marzo: purtroppo, non in diretta dalla Piazza Rossa.

Addentrarsi sull’atteggiamento poco professionale di sedicenti organizzazioni pro-democrazia, a causa del quale La Voce Arancione è rimasta a casa, è esercizio inutile che sottrarrebbe spazio all’analisi di un evento storico che, stando alle premesse, sembrerebbe confermare l’assenza di un sistema democratico in una Russia pronta a re-incoronare Vladimir Putin suo Presidente per la terza volta non consecutiva.

Attuale Primo Ministro, Leader del Partito Russia Unita e del Fronte Nazionale Panrusso – movimento creato ad hoc per sostenere la sua corsa alle elezioni – Putin proviene dalle fila dei servizi segreti URSS di Dresda, succede a Borys Jelcyn alla Presidenza della Federazione Russa nel 2000, e governa indisturbato il Paese fino ad oggi. Nel 2008, non potendosi ripresentare per un terzo mandato, si fa eleggere Primo Ministro, e pone a Capo dello Stato il suo delfino, Dmitrij Medvedev.

Il programma elettorale con cui Putin ambisce al ritorno alla Presidenza è stato illustrato “a puntate” con articoli tematici pubblicati sui principali giornali russi. In ambito interno, è improntato al raggiungimento della stabilità, alla concessione di incentivi alle famiglie con più di tre figli, al blocco dell’incremento dell’età previdenziale, a regole più severe per gli immigrati, alla costituzione di una “nuova nazione russa” che contempli la coesistenza di altre etnie purché cementate attorno al “nucleo etnico russo”, e, infine, a finanziamenti al settore chimico e nano tecnologico.

In politica estera, Putin intende rilanciare il ruolo della Russia come superpotenza a livello mondiale consolidando la propria egemonia nell’ex-URSS, dove Mosca è promotrice dell’Unione Eurasiatica: progetto a immagine e somiglianza dell’Unione Europea con cui il Cremlino intende integrare a sé prima economicamente, e poi politicamente, Kazakhstan, Kyrgystan, Uzbekistan e le altre ex-repubbliche dell’Unione Sovietica, tra cui le europee Bielorussia, Ucraina e Moldova.

Nel contempo, la Russia intende escludere l’UE dalla competizione mondiale mediante una spregiudicata politica energetica che – complici Paesi consenzienti come Germania e Francia – per mezzo della stipula di contratti per la compravendita di gas, e della presa di possesso dei gasdotti europei, divide l’Europa e contrasta ogni tentativo di autonomia del Vecchio Continente.

In alternativa al vecchio/nuovo presidente, i russi sulla scheda elettorale non troveranno alcun candidato in grado di competere con una personalità di pari carisma e un programma maggiormente evoluto di quello – a tratti sciovinista, nazionalista e post-sovietico – di Putin.

Grigorij Javlinskij – esponente del Partito Jabloko: forza politica di orientamento liberale e filo europeo – è stato escluso dalla competizione elettorale per una imprecisata scorrettezza commessa nella raccolta firme, mentre gli altri esponenti del dissenso russo – tra cui i Leader del movimento Solidarnist’, Borys Nemcov, Il’ja Jashin e Aleksej Naval’nyj – non sono stati ammessi fin dall’apertura della registrazione delle candidature. A rivalizzare con Putin restano, così, politici di medio-basso spessore.

I candidati voluti dal Cremlino

Il primo di essi è Mikhail Prorokhov. Espressione del ceto di quei “nuovi russi” che si sono arricchiti con le fortune accumulate negli anni ’90, la “novità” della politica russa si presenta al voto con un programma improntato sull’innalzamento dell’età previdenziale sopratutto per le donne, incremento delle tasse, parcellizzazione del monopolista energetico Gazprom, semplificazioni nelle procedure per la fondazione dei partiti, e liberalizzazione del sistema elettorale. Secondo i sondaggi, Prorokhov può contare sul 4% dei consensi.

Sostenuto da una percentuale simile, sempre secondo i sondaggi, è Sergej Mironov. Leader del partito socialista “Russia Giusta”, Mironov propone l’introduzione di una “scala mobile” per agevolare i ceti meno abbienti, il blocco delle tariffe per gas ed energia elettrica, e la lotta a povertà e corruzione.

Fortemente nazionalista è, invece, l’abito con cui ambisce al Cremlino, per la quarta volta di fila, Vladimir Zhirinovskij. Capo del Partito Liberal-Democratico Russo, Zhirinovskij è favorevole alla riduzione delle esportazioni di gas all’estero, e alla trasformazione della Russia da Federazione di Stati a Paese suddiviso in governatorati. Noto per la sua vicinanza al Cremlino, e per i proclami sciovinisti, Zhirinovskij propone anche il congelamento delle tasse e degli affitti per i cittadini più poveri e per i pensionati, ma, secondo i sondaggi, non può contare su più del 10%.

Infine, il principale competitor di Putin è il Capo dei comunisti, Gennadij Zjuganov, anch’egli alla quarta corsa alla presidenza. Erede diretto della tradizione URSS, Zjuganov promette la lotta alla destalinizzazione della Russia, la nazionalizzazione di industrie, agricoltura e imprese, gratuità di abitazioni e istruzione per i poveri, e rilancio della Paese in chiave internazionale secondo un programma dalle tinte nazionaliste. Secondo i sondaggi, Zjuganov potrebbe puntare al 20%: pur sempre troppo poco per contrastare un ritorno alla Presidenza di Vladimir Putin che, senza illusioni, è apparso dai primi scampoli di campagna elettorale sempre più certo.

Matteo Cazzulani

GASATA, EURASIATICA, E MEDITERRANEA: ECCO LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on January 24, 2012

Il prossimo Presidente, Vladimir Putin, resta senza rivali “scomodi” nella corsa al Cremlino, e presenta un programma basato sulla difesa della nazionalità russa. Sul piano internazionale, Mosca persegue l’espansione imperiale sull’ex-URSS con l’ambizione di riottenere lo status di superpotenza mondiale a discapito dell’Unione Europea: annichilita tramite il gas, con la connivenza dell’asse franco-tedesco. Si rafforza la presenza russa nel Mediterraneo per mezzo di alleanze con i Paesi arabi

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Sempre più certezze sulla Russia di domani. Nella giornata di lunedì, 23 Gennaio, la Commissione Elettorale Centrale ha messo in discussione la candidatura dell’esponente liberale Grigorij Javlin’skij: nel 23% delle firme in sostegno al Leader del Partito Jabloko sarebbero state riscontare irregolarità tali da non permettergli il riconoscimento dello status di pretendente alla presidenza della Federazione Russa.

Secondo diversi esperti, se confermata, l’esclusione di Javlin’skij indicherebbe la chiara volontà da parte delle Autorità di impedire il ballottaggio nelle prossime elezioni presidenziali – dato per probabile dagli ultimi sondaggi – e, sopratutto, evitare accuse di brogli da parte della comunità internazionale: infatti, sono stati i rappresentanti di lista di Jabloko a certificare il numero più alto di irregolarità nel corso della conta dei voti durante le elezioni parlamentari dello scorso Dicembre.

Certo il vincitore, e certo il suo programma. Vladimir Putin – attuale Primo Ministro e candidato alla presidenza dell’establishment al potere al Cremlino ininterrottamente dal 2000 – in un articolo sulla Nezavisimaja Gazeta ha illustrato quale saranno le priorità della politica interna della sua amministrazione: un “patriottismo civico” teso alla costruzione di una “Forte Russia” etnicamente più omogenea possibile.

Nello specifico, Putin ha rigettato ogni politica nazionalista, ma di fatto ha preventivato un controllo più severo sulle immigrazioni, l’introduzione di un esame di lingua russa obbligatorio per tutti gli stranieri, e la costruzione di una nazione multietnica cementata attorno al “nucleo russo”. Un piano chiaro, su cui da tempo la Russia sta lavorando in maniera scientifica: le recenti tensioni con il Tadzhikistan hanno portato le autorità di Mosca ad espellere centinaia di immigrati provenienti da Dushanbe, e simili trattamenti si sono ripetuti nel recente passato nei confronti di immigrati regolari di provenienza caucasica, sopratutto georgiana.

Proprio la Georgia resta il primo obiettivo di una politica estera che Putin ha già delineato nemmeno troppo velatamente. L’aggressione russa a Tbilisi dell’Agosto 2008 è una partita tutt’altro che chiusa, che potrebbe riaprirsi proprio nei prossimi mesi. Come rilevato da diversi esperti, la congiuntura internazionale – con l’Europa debole, gli USA impegnati nella corsa alla Casa Bianca, e l’attenzione dei media internazionali incentrata sui Giochi Olimpici – è la medesima del periodo in cui i carri armati di Mosca hanno infranto la sovranità territoriale georgiana, e strappato a Tbilisi il controllo di due regioni della Georgia settentrionale: Abkhazija ed Ossezia del Sud.

A fare compagnia alla Georgia potrebbero essere tutti quei Paesi della Comunità di Stati Indipendenti che non accetteranno di buon grado l’integrazione nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, volto a riunificare l’ex-Unione Sovietica attorno alla guida della Russia che, così, riotterrebbe lo status di superpotenza internazionale.

In un Mondo sempre più dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani, l’orso russo ha come primo obiettivo l’eliminazione dalla scena globale dei banchieri europei e dei cowboy americani: una zampata vigorosa, provata dalla recente politica di Mosca sul fronte europeo ed energetico. Il monopolista russo del gas, Gazprom, ha condotto una politica di revisione dei contratti con le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente, ottenendo il prolungamento della scadenza degli accordi e fedeltà assoluta in cambio di sconti.

Inoltre, Mosca è stata abile ad inserire clausole che consentirebbero ai russi di rilevare la gestione dei gasdotti in diversi Stati europei, seppure in piena violazione della legge UE: il Terzo Pacchetto Energetico, varato dal Parlamento Europeo da più di un anno, prevede l’unificazione e la liberalizzazione delle condutture del Vecchio Continente, e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei. Nell’infrangere la legge, e gli interessi del’Unione Europea, Putin può contare su alleati di peso come Germania e Francia: legati a Mosca, oltre che dalla dipendenza energetica, anche da tradizionali rapporti di cooperazione, che già in passato hanno portato a tragici eventi.

Su espressa richiesta dell’attuale Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha richiesto alla Commissione Europea di ammorbidire il Terzo Pacchetto Energetico: sopratutto, per consentire agli enti non-UE la compartecipazione nella gestione dei gasdotti del Vecchio Continente. Uno sforzo diplomatico coraggioso ed anti-europeo, che alla Merkel è stato ripagato con il rifornimento di gas direttamente dalla Russia. Nel Novembre del 2011 è entrato in funzione il Nordstream: gasdotto sul fondale del Baltico concepito da Mosca per bypassare Paesi UE politicamente ostili al Cremlino – Polonia e Stati Baltici – e, con il benestare di Germania, Francia e Olanda, dividere l’Europa tra Paesi occidentali “buoni” e membri centrali “cattivi” – ovviamente, secondo l’ottica della Russia.

Simile progetto, in via di realizzazione, è il Southstream: gasdotto sul fondale del Mediterraneo progettato per rifornire di gas Grecia, Balcani e Italia, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Slovenia, Serbia e Macedonia. Diversamente dal Nordstream, il Gasdotto Ortodosso – com’è stato rinominato il Southstream – ha un triplice scopo: dividere l’Europa, scoraggiare le ambizioni europee di Ucraina e Moldova – Paesi europei per cultura e tradizione, su cui Mosca ha da tempo rinnovato i propri appetiti imperiali eurasiatici – e cementare l’influenza russa nel Mediterraneo.

Contro Occidente ed Israele

Proprio la presenza di Mosca nel Mare Nostrum è un segnale importante ed attuale. Come riportato dall’autorevole Kommersant”, lunedì, 23 Gennaio, la Russia ha firmato un contratto per la vendita di 36 aerei militari Jak-130 alla Siria: secondo diversi esperti, l’affare sarebbe il primo passo di un’alleanza di ferro tra Mosca e Damasco in chiave anti-occidentale, per cui ad esprimere preoccupazione è anche Israele.

Infatti, Tel Aviv deve ora fare i conti con una Russia in buoni rapporti con tutti i Paesi ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale israeliana. Lunedì, 23 Gennaio, Mosca ha duramente criticato l’embargo della nafta proveniente dall’Iran da parte dell’Unione Europea: deciso da Bruxelles per protestare contro i piani di riarmo nucleare di Teheran. Venerdì, 20 Gennaio, il Presidente dell’Autonomia Palestinese, Mahmud Abbas, ha ottenuto rassicurazioni dalla Russia sul sostegno di Mosca alla causa palestinese, ed ha riconosciuto il Cremlino tra i principali interlocutori e consiglieri nelle trattative con Israele per l’ottenimento dell’indipendenza della Palestina.

Matteo Cazzulani

Elezioni Presidenziali russe: i liberali hanno un loro candidato

Posted in Russia, Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2011

Grigorij Javlinskij alla terza corsa per il Cremlino alla guida del Partito Jabloko: filoeuropeo e legato alla libera economia. Esclusi dalle Autorità altri candidati indipendenti, ed ostacolata la corsa di pretendenti “extra-parlamentari”

Il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij

59enne economista, attivista politico di lunga data, ed autore di alcuni programmi di riforma dell’economia russa in senso occidentale. Questo l’identikit di Grigorij Javlinskij: candidato ufficiale del partito liberale e filoeuropeo Jabloko alle Elezioni Presidenziali russe del prossimo 4 Marzo.

Una nomina ottenuta a seguito di un congresso convocato ad hoc, in cui il Leader del soggetto politico filoeuropeo, con il voto favorevole di 106 delegati, ha battuto il principale rivale, l’attore Viktor Balabanov – sostenuto solo da 3 consensi – dopo che la candidatura del blogger Aleksej Naval’nyj e stata respinta. Per Javlinskij e il terzo tentativo di una corsa infinita al Cremlino che già lo ha visto quarto nel 1996 e terzo nel 2000, rispettivamente con il 7,43% ed il 5,8%.

Leader di un Partito dal programma fortemente liberale ed improntato all’avvicinamento della Russia all’Occidente, Javlinskij si pone in totale opposizione alla Verticale del Potere Putin-Medvedev, come già dimostrato dalle manifestazioni organizzate dal suo movimento in diverse città del Paese. Solo a Mosca, nella giornata di sabato, 17 Dicembre, 2 Mila dimostranti sono scesi in piazza per protestare contro i brogli nelle elezioni parlamentari dello scorso 4 Dicembre con cui Russia Unita – il Partito del Potere – ha ottenuto la maggioranza quasi assoluta dei seggi.

Democrazia ancora calpestata

Una manipolazione della consultazione democratica che potrebbe ripetersi anche per quanto riguarda le Presidenziali, come dimostrato da prime, inconfondibili avvisaglie. Come ipotizzato, il candidato del movimento di opposizione progressista-liberale Altra Russia, Eduard Limonov, e stato escluso dalle elezioni per raccolta irregolare delle firme necessarie al sostegno della candidatura. Lo scorso 11 Dicembre, il politico e stato costretto a celebrare la kermesse di investitura elettorale su un autobus parcheggiato dinnanzi l’albergo in cui avrebbe dovuto tenersi l’evento: prontamente presidiato dalle forze di polizia per impedirne l’ingresso.

Ad oggi, i candidati ammessi sono il Capo di Russia Unita, l’ex-Presidente ed attuale Premier, Vladimir Putin, il Leader dei LiberalDemocratici – lista connivente col Cremlino – Vladimir Zhirinovs’kij, il Segretario dei comunisti, Gennadij Zjuganov, ed il Leader della socialdemocratica Russia Giusta, Sergej Mironov. Ad essi, si e aggiunto l’oligarga Mikhajl Prorokhov: tuttavia chiamato alla raccolta di 2 Mila firme in aggiunta in quanto candidato di una forza politica non rappresentata in Parlamento.

Medesimo compito che spetta a Javlinskij, in quanto Jabloko, secondo i dati ufficialmente riconosciuti dal Cremlino – malgrado i diffusi brogli, certificati dai più importanti osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa – non e riuscita a superare lo sbarramento necessario per ottenere seggi in Parlamento.

Matteo Cazzulani