LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ARRESTI E REPRESSIONI: LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN MOSTRA GIA’ IL SUO VERO VOLTO

Posted in Russia by matteocazzulani on March 6, 2012

Dopo solo un giorno dalla chiusura dei seggi la polizia russa arresta più di 500 manifestanti e giornalisti tra Mosca e Pietroburgo, scesi in piazza per protestare contro le irregolarità compiute durante le elezioni presidenziali di Domenica, 4 Marzo. Germania e Francia sembrano non accorgersi dell’accaduto e si congratulano con lo zar del gas per la terza rielezione

Una foto dei dissidenti arrestati di Aleksej Naval'nyj

Se il buongiorno si vede dal mattino, in Russia è prevista una folta tenebra, e in Europa un venticello tanto debole quanto la posizione che i suoi principali Leader hanno assunto nei confronti dei brogli elettorali e delle repressioni attuate a Mosca. Nella giornata di lunedì, 5 Marzo, la polizia russa ha arrestato più di 500 tra manifestanti: scesi in piazza per richiedere la ripetizione delle elezioni presidenziali del giorno precedente.

Secondo i dimostranti, le consultazioni elettorali si sono svolte in un clima di irregolarità diffusa e di falsificazioni attuate per consentire al Premier, Vladimir Putin, la rielezione sullo scranno presidenziale per la terza volta non consecutiva. Riunitisi in più di 20 Mila nella centrale piazza Pushkin’skaja, a Mosca, i dissidenti sono stati presto oggetto delle cariche delle forze dell’ordine, che hanno provveduto ad arrestare 150 manifestanti.

Tra essi, molti giornalisti, i Leader del movimento di opposizione progressista Altra Russia, Eduard Limonov, quello della democratica Solidarnist’, Ilja Jashin, e il blogger Aleksej Naval’nyj: noto per avere raccolto, e diffuso, le diverse testimonianze di brogli durante le procedure di voto.

Medesimo scenario si è registrato sul Kol’co – la circonvallazione di Mosca – dove l’opposizione ha organizzato una catena umana colorata di bianco – la tinta scelta per esprimere il dissenso a Putin – tuttavia, rotta dall’imponente presenza degli Omon. Infine, ancora più lontano dal Cremlino, a San Pietroburgo, in 1500 si sono riuniti presso la Piazza di Sant’Isacco in un’azione conclusa con l’arresto di 300 dissidenti.

Le opposizioni, guidate dal Segretario del Partito della Libertà Popolare PARNAS, Borys Nemcov, dal Leader del Partito Repubblicano Russo, Vladimir Ryzhkov, da quello del Fronte Civico Unito, Garri Kasparov, dal Capo del Fronte Radicale della Sinistra, Sergej Udal’cov, non riconoscono i dati delle elezioni presidenziali.

Secondo la Commissione Elettorale Centrale, Putin sarebbe ritornato al Cremlino con il 63,5% dei consensi, seguito dal comunista Gennadij Zjuganov con il 17,18%, dall’indipendente Mikhail Prorokhov – che è sceso in piazza con l’opposizione – con il 7,98%, dal nazionalista Vladimir Zhirinovskij con il 6,21% e dal socialdemocratico Sergej Mironov con il 3,86%.

In Russia il manganello, in Europa il fioretto

“Non abbandoneremo la piazza fino a quando Putin non se ne andrà dal Cremlino, e sarà riconvocata una nuova elezione del Capo dello Stato” ha dichiarato Udal’cov: più tardi anch’egli arrestato dalla polizia. “Chiediamo che la gente possa votare secondo le proprie idee, e non sull’onda del terrore” ha illustrato Mikahil Prorokhov, mentre il deputato del partito socialdemocratico Russia Giusta, Il’ja Ponomarev, ha invitato, invano, la polizia a lasciare libertà di manifestazione ai dimostranti.

Chi invece ha accettato i dati, nonostante le palesi violazioni della libertà di voto e di espressione, sono stati i Capi di Stato e di Governo di Germania e Francia. Pur riconoscendo la differente pratica con cui le elezioni sono state condotte, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dopo avere evidenziato l’importanza delle relazioni tra Berlino e Mosca, ha illustrato come al neo-rieletto Presidente spetti il compito di modernizzare la Russia.

Stesso senso ha avuto il messaggio di congratulazioni per la vittoria inviato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che ha riconosciuto a Putin l’impegno per la democratizzazione e il progresso economico di uno Stato la cui partnership è fondamentale per Parigi e per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

ECCO CHI “CONTENDE” A VLADIMIR PUTIN LA PRESIDENZA DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 3, 2012

Con l’esclusione dei candidati liberali e dissidenti, le Elezioni Presidenziali Russe si apprestano a incoronare per la terza volta lo Zar del Gas sullo scranno del Cremlino. Il ritratto dei rivali nella consultazione elettorale

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Mosca non è Kyiv, e nemmeno Varsavia. Questa deduzione non è dettata dall’appartenenza o meno all’Europa delle capitali citate – sull’europeicità di Polonia e Ucraina, non solo per motivi calcistici, non ci sono dubbi, mentre è difficile inserire nel Vecchio Continente la Russia eurasiatica – ma dalla modalità con cui La Voce Arancione racconterà ai suoi lettori le Elezioni Presidenziali Russe di Domenica, 4 Marzo: purtroppo, non in diretta dalla Piazza Rossa.

Addentrarsi sull’atteggiamento poco professionale di sedicenti organizzazioni pro-democrazia, a causa del quale La Voce Arancione è rimasta a casa, è esercizio inutile che sottrarrebbe spazio all’analisi di un evento storico che, stando alle premesse, sembrerebbe confermare l’assenza di un sistema democratico in una Russia pronta a re-incoronare Vladimir Putin suo Presidente per la terza volta non consecutiva.

Attuale Primo Ministro, Leader del Partito Russia Unita e del Fronte Nazionale Panrusso – movimento creato ad hoc per sostenere la sua corsa alle elezioni – Putin proviene dalle fila dei servizi segreti URSS di Dresda, succede a Borys Jelcyn alla Presidenza della Federazione Russa nel 2000, e governa indisturbato il Paese fino ad oggi. Nel 2008, non potendosi ripresentare per un terzo mandato, si fa eleggere Primo Ministro, e pone a Capo dello Stato il suo delfino, Dmitrij Medvedev.

Il programma elettorale con cui Putin ambisce al ritorno alla Presidenza è stato illustrato “a puntate” con articoli tematici pubblicati sui principali giornali russi. In ambito interno, è improntato al raggiungimento della stabilità, alla concessione di incentivi alle famiglie con più di tre figli, al blocco dell’incremento dell’età previdenziale, a regole più severe per gli immigrati, alla costituzione di una “nuova nazione russa” che contempli la coesistenza di altre etnie purché cementate attorno al “nucleo etnico russo”, e, infine, a finanziamenti al settore chimico e nano tecnologico.

In politica estera, Putin intende rilanciare il ruolo della Russia come superpotenza a livello mondiale consolidando la propria egemonia nell’ex-URSS, dove Mosca è promotrice dell’Unione Eurasiatica: progetto a immagine e somiglianza dell’Unione Europea con cui il Cremlino intende integrare a sé prima economicamente, e poi politicamente, Kazakhstan, Kyrgystan, Uzbekistan e le altre ex-repubbliche dell’Unione Sovietica, tra cui le europee Bielorussia, Ucraina e Moldova.

Nel contempo, la Russia intende escludere l’UE dalla competizione mondiale mediante una spregiudicata politica energetica che – complici Paesi consenzienti come Germania e Francia – per mezzo della stipula di contratti per la compravendita di gas, e della presa di possesso dei gasdotti europei, divide l’Europa e contrasta ogni tentativo di autonomia del Vecchio Continente.

In alternativa al vecchio/nuovo presidente, i russi sulla scheda elettorale non troveranno alcun candidato in grado di competere con una personalità di pari carisma e un programma maggiormente evoluto di quello – a tratti sciovinista, nazionalista e post-sovietico – di Putin.

Grigorij Javlinskij – esponente del Partito Jabloko: forza politica di orientamento liberale e filo europeo – è stato escluso dalla competizione elettorale per una imprecisata scorrettezza commessa nella raccolta firme, mentre gli altri esponenti del dissenso russo – tra cui i Leader del movimento Solidarnist’, Borys Nemcov, Il’ja Jashin e Aleksej Naval’nyj – non sono stati ammessi fin dall’apertura della registrazione delle candidature. A rivalizzare con Putin restano, così, politici di medio-basso spessore.

I candidati voluti dal Cremlino

Il primo di essi è Mikhail Prorokhov. Espressione del ceto di quei “nuovi russi” che si sono arricchiti con le fortune accumulate negli anni ’90, la “novità” della politica russa si presenta al voto con un programma improntato sull’innalzamento dell’età previdenziale sopratutto per le donne, incremento delle tasse, parcellizzazione del monopolista energetico Gazprom, semplificazioni nelle procedure per la fondazione dei partiti, e liberalizzazione del sistema elettorale. Secondo i sondaggi, Prorokhov può contare sul 4% dei consensi.

Sostenuto da una percentuale simile, sempre secondo i sondaggi, è Sergej Mironov. Leader del partito socialista “Russia Giusta”, Mironov propone l’introduzione di una “scala mobile” per agevolare i ceti meno abbienti, il blocco delle tariffe per gas ed energia elettrica, e la lotta a povertà e corruzione.

Fortemente nazionalista è, invece, l’abito con cui ambisce al Cremlino, per la quarta volta di fila, Vladimir Zhirinovskij. Capo del Partito Liberal-Democratico Russo, Zhirinovskij è favorevole alla riduzione delle esportazioni di gas all’estero, e alla trasformazione della Russia da Federazione di Stati a Paese suddiviso in governatorati. Noto per la sua vicinanza al Cremlino, e per i proclami sciovinisti, Zhirinovskij propone anche il congelamento delle tasse e degli affitti per i cittadini più poveri e per i pensionati, ma, secondo i sondaggi, non può contare su più del 10%.

Infine, il principale competitor di Putin è il Capo dei comunisti, Gennadij Zjuganov, anch’egli alla quarta corsa alla presidenza. Erede diretto della tradizione URSS, Zjuganov promette la lotta alla destalinizzazione della Russia, la nazionalizzazione di industrie, agricoltura e imprese, gratuità di abitazioni e istruzione per i poveri, e rilancio della Paese in chiave internazionale secondo un programma dalle tinte nazionaliste. Secondo i sondaggi, Zjuganov potrebbe puntare al 20%: pur sempre troppo poco per contrastare un ritorno alla Presidenza di Vladimir Putin che, senza illusioni, è apparso dai primi scampoli di campagna elettorale sempre più certo.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO I BROGLI ELETTORALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

300 gli arrestati per Illegittimo Dissenso durante la dimostrazione del movimento Solidarnist’, compartecipata da circa 2 Mila persone. Repressa, con l’incarcerazione di 150 persone, anche l’iniziativa dei liberal-progressisti di Altra Russia. Gli osservatori internazionali certificano l’irregolarità della votazione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Forse, questa volta il Cremlino ha aperto il Vaso di Pandora. La giornata di lunedì, 5 Dicembre, all’indomani delle elezioni parlamentari russe, è stata caratterizzata da continue manifestazioni da parte di militanti, attivisti e simpatizzanti della vera opposizione: quella non ammessa alla consultazione elettorale, in cui tre delle quattro liste che hanno ottenuto seggi alla Duma sono diretta espressione della Verticale del Potere.

La dimostrazione più imponente, in tarda serata: presso il Bulvar Chystoprudnyj si sono riuniti più di 2 Mila persone, intenzionate a raggiungere la piazza della Lubjanka – tristemente nota per avere ospitato la sede del KGB e, oggi, quella dell’FSB – esclamando slogan contro la falsificazione delle elezioni ed invitando la polizia ad aggiungersi al corteo. Nulla da fare, anche perché la milicija non solo ha impedito ad altri manifestanti di aggiungersi alla dimostrazione, ma, una volta terminato il corteo, hanno dato vita a cariche, culminate con manganellate ed arresti di più di 300 partecipanti. Tra essi, Il’ja Jashin ed Aleksej Naval’nyj: esponenti di spicco del movimento Solidarnost’ – creato da forze partitiche di diverso orientamento sul modello della Solidarnosc polacca.

I fatti della Lubjanka non sono che l’ultimo episodio di una crescente repressione del dissenso. Già nella giornata di Domenica, 4 Dicembre, ad urne ancora aperte, in Piazza Triumfal’naja la manifestazione del movimento di opposizione liberal-progressista Altra Russia è stata soffocata secondo il medesimo copione, con la spedizione in gattabuia di 150 dimostranti. Anteprima di tale epilogo, gli attacchi da parte di hacker denunciati poco prima dell’apertura dei seggi da parte di Radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos, impegnata nella democratizzazione della Russia.

A dare conferma alle ragioni della protesta, i diffusi casi di falsificazione della consultazione elettorale certificati dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa che, in particolare, hanno segnalato la sistematica intrusione di esponenti delle Autorità nel conteggio dei voti, attività di propaganda elettorale presso i seggi, ed aggiunta di schede pre-votate nelle urne. Una tecnica che ha dato i suoi frutti: durante la diretta dedicata ai risultati delle elezioni, il Canale Rossija 24, basandosi sui dati ufficiali, ha contato il 115,5% dei voti nella Oblast’ di Svedlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 129 % in quella di Voronezh.

Putinismo dal volto umano

Lecito ricordare che secondo i dati riconosciuti dal Cremlino, il Partito del Potere tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e, dal prossimo Marzo, Presidente e Premier – Russia Unita ha ottenuto il 49% dei consensi, in crollo di più del 15% rispetto ai sondaggi: guarda caso giusto sotto la soglia per l’ottenimento della maggioranza dei seggi alla Duma. Una situazione che porterà alla formazione di una coalizione di governo con i Liberal-Democratici di Zhirinosvs’kij – quarti con l’11,5% dei consensi – e la socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 13% dei voti: liste composte da politici riciclati, spesso fuoriusciti da Russia Unita, tutti conniventi col Cremlino. All’opposizione restano solo i comunisti di Zjuganov – secondi con il 19% – mentre i liberali filo europei di Jabloko non hanno superato lo sbarramento.

Così, la Verticale del Potere Putin-Medvedev mantiene stretto il potere, presentandosi con un volto più umano e “democratico” alla Comunità Internazionale. Tuttavia, resta la medesima natura repressiva di sempre, oggi chiamata agli straordinari per arginare un’ondata di proteste che, sempre crescenti, dimostrano un timido avvio del consolidamento della società civile attorno ad ideali di democrazia, libertà, e giustizia.

Matteo Cazzulani