LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’EUROPA AL VOTO: LA SORPRESA SLOVENA, LA CONFERMA CROATA, LA FURBIZIA RUSSA

Posted in Balcani, Russia by matteocazzulani on July 1, 2012

Colpo di scena in Slovenia, con i progressisti davanti ai moderati. Conferma della annunciata vittoria del centrosinistra in Croazia. Ancora repressioni nella Russia di Putin

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Il gusto della democrazia ed il cinismo della repressione. Questo lo scenario politico di Domenica, 4 Dicembre, giorno in cui si è votato contemporaneamente per il rinnovo dei Parlamenti in Slovenia, Croazia, e Russia. Tre scenari differenti, dominati da emozioni, colpi di scena, ma manche brutali conferme.

Sorpresa per il risultato sloveno, dove ad avere la meglio è stata Slovenia Positiva: partito di centro-sinistra fondato da poco dal sindaco di Lubiana, Zoran Jankovic, popolare non solo come guida storica della capitale – rieletto nel 2010 dopo la prima investura nel 2006 – ma anche per avere guidato la catena di supermercati Mercator. Sarà lui, con il 29,6% dei consensi, ad avere la responsabilità di tenere fuori la Slovenia da una crisi dell’Euro che, dopo Grecia, Spagna, Italia, ed Irlanda, rischia di colpire l’unico Stato Balcanico ad avere adottato la divisa unica.

Nulla da fare per il moderato Partito Democratico Sloveno – SDS – dell’ex-Premier Janez Jansa, dato per favorito ma fermo al 26%, e nemmeno per la forza socialdemocratica del Capo del Governo uscente, Borut Pahor, terzo con il 10,7%.

Nihil novi per la Croazia, dove la vittoria preannunciata dell’opposizione di centro-sinistra ha avuto conferma: un risultato storico, dal momento in cui la Kukuruda – coalizione progressista, così chiamata dal nome del ristorante presso Rijeka in cui è stata fondata, guidata dal Partito Socialdemocratico della Croazia – SDP – di Zoran Milanovic – ha interrotto il lungo governo della conservatrice Comunità Democratica Croata – HDZ – dell’ex-Premier, Jadranki Kosor: al potere dall’indipendenza del Paese del 1991, ultimamente incapace di scacciare l’incubo bancarotta. Dunque, enormi responsabilità sulle spalle del 45enne Milanovic, anche perché la Croazia è in dirittura d’arrivo nel lungo cammino per l’ingresso nell’Unione Europea, che sarà finalizzato il prossimo 9 Dicembre.

La bufala russa

Amare notizie, invece, per la Russia. I media occidentali hanno salutato la perdita della maggioranza assoluta da parte di Russia Unita – il Partito del potere del tandem Putin-Medvedev – come un segnale di risveglio democratico in un Paese cronicamente affetto da elezioni falsate e riduzione violenta al silenzio del dissenso. Nulla di più sbagliato, dal momento in cui a vincere la consultazione sono stati solo partiti-satelliti del Cremlino – i Liberal-Democratici di Zhirinovs’kij, quarti con l’11,42%, i socialdemocratici di Russia Giusta, terzi con il 12,8% – oppure opposizioni vere, tollerate in quanto sostenute da una fascia minoritaria della popolazione, come i comunisti di Zjuganov, secondi con il 19,8%. Niente da fare per la vera opposizione di Jabloko, Partito liberale e filo-europeo, guarda caso non in grado di abbattere il quorum necessario per ottenere seggi alla Duma.

In aggiunta, le solite repressioni: una manifestazione del movimento di opposizione Altra Russia è stato contrastato dall’intervento violento della milicija, con la solida coda di una decina di arresti. Inoltre, i siti di Radio Ekho Moskvy e della ONG Golos – nota per l’impegno a democraticizzare la Federazione Russa – sono stati oscurati fin dalla mattinata, quando le urne stavano giusto per essere aperte nella regione di Mosca.

Matteo Cazzulani

GASATA, EURASIATICA, E MEDITERRANEA: ECCO LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Russia by matteocazzulani on January 24, 2012

Il prossimo Presidente, Vladimir Putin, resta senza rivali “scomodi” nella corsa al Cremlino, e presenta un programma basato sulla difesa della nazionalità russa. Sul piano internazionale, Mosca persegue l’espansione imperiale sull’ex-URSS con l’ambizione di riottenere lo status di superpotenza mondiale a discapito dell’Unione Europea: annichilita tramite il gas, con la connivenza dell’asse franco-tedesco. Si rafforza la presenza russa nel Mediterraneo per mezzo di alleanze con i Paesi arabi

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Sempre più certezze sulla Russia di domani. Nella giornata di lunedì, 23 Gennaio, la Commissione Elettorale Centrale ha messo in discussione la candidatura dell’esponente liberale Grigorij Javlin’skij: nel 23% delle firme in sostegno al Leader del Partito Jabloko sarebbero state riscontare irregolarità tali da non permettergli il riconoscimento dello status di pretendente alla presidenza della Federazione Russa.

Secondo diversi esperti, se confermata, l’esclusione di Javlin’skij indicherebbe la chiara volontà da parte delle Autorità di impedire il ballottaggio nelle prossime elezioni presidenziali – dato per probabile dagli ultimi sondaggi – e, sopratutto, evitare accuse di brogli da parte della comunità internazionale: infatti, sono stati i rappresentanti di lista di Jabloko a certificare il numero più alto di irregolarità nel corso della conta dei voti durante le elezioni parlamentari dello scorso Dicembre.

Certo il vincitore, e certo il suo programma. Vladimir Putin – attuale Primo Ministro e candidato alla presidenza dell’establishment al potere al Cremlino ininterrottamente dal 2000 – in un articolo sulla Nezavisimaja Gazeta ha illustrato quale saranno le priorità della politica interna della sua amministrazione: un “patriottismo civico” teso alla costruzione di una “Forte Russia” etnicamente più omogenea possibile.

Nello specifico, Putin ha rigettato ogni politica nazionalista, ma di fatto ha preventivato un controllo più severo sulle immigrazioni, l’introduzione di un esame di lingua russa obbligatorio per tutti gli stranieri, e la costruzione di una nazione multietnica cementata attorno al “nucleo russo”. Un piano chiaro, su cui da tempo la Russia sta lavorando in maniera scientifica: le recenti tensioni con il Tadzhikistan hanno portato le autorità di Mosca ad espellere centinaia di immigrati provenienti da Dushanbe, e simili trattamenti si sono ripetuti nel recente passato nei confronti di immigrati regolari di provenienza caucasica, sopratutto georgiana.

Proprio la Georgia resta il primo obiettivo di una politica estera che Putin ha già delineato nemmeno troppo velatamente. L’aggressione russa a Tbilisi dell’Agosto 2008 è una partita tutt’altro che chiusa, che potrebbe riaprirsi proprio nei prossimi mesi. Come rilevato da diversi esperti, la congiuntura internazionale – con l’Europa debole, gli USA impegnati nella corsa alla Casa Bianca, e l’attenzione dei media internazionali incentrata sui Giochi Olimpici – è la medesima del periodo in cui i carri armati di Mosca hanno infranto la sovranità territoriale georgiana, e strappato a Tbilisi il controllo di due regioni della Georgia settentrionale: Abkhazija ed Ossezia del Sud.

A fare compagnia alla Georgia potrebbero essere tutti quei Paesi della Comunità di Stati Indipendenti che non accetteranno di buon grado l’integrazione nell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, volto a riunificare l’ex-Unione Sovietica attorno alla guida della Russia che, così, riotterrebbe lo status di superpotenza internazionale.

In un Mondo sempre più dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani, l’orso russo ha come primo obiettivo l’eliminazione dalla scena globale dei banchieri europei e dei cowboy americani: una zampata vigorosa, provata dalla recente politica di Mosca sul fronte europeo ed energetico. Il monopolista russo del gas, Gazprom, ha condotto una politica di revisione dei contratti con le principali compagnie energetiche del Vecchio Continente, ottenendo il prolungamento della scadenza degli accordi e fedeltà assoluta in cambio di sconti.

Inoltre, Mosca è stata abile ad inserire clausole che consentirebbero ai russi di rilevare la gestione dei gasdotti in diversi Stati europei, seppure in piena violazione della legge UE: il Terzo Pacchetto Energetico, varato dal Parlamento Europeo da più di un anno, prevede l’unificazione e la liberalizzazione delle condutture del Vecchio Continente, e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei. Nell’infrangere la legge, e gli interessi del’Unione Europea, Putin può contare su alleati di peso come Germania e Francia: legati a Mosca, oltre che dalla dipendenza energetica, anche da tradizionali rapporti di cooperazione, che già in passato hanno portato a tragici eventi.

Su espressa richiesta dell’attuale Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha richiesto alla Commissione Europea di ammorbidire il Terzo Pacchetto Energetico: sopratutto, per consentire agli enti non-UE la compartecipazione nella gestione dei gasdotti del Vecchio Continente. Uno sforzo diplomatico coraggioso ed anti-europeo, che alla Merkel è stato ripagato con il rifornimento di gas direttamente dalla Russia. Nel Novembre del 2011 è entrato in funzione il Nordstream: gasdotto sul fondale del Baltico concepito da Mosca per bypassare Paesi UE politicamente ostili al Cremlino – Polonia e Stati Baltici – e, con il benestare di Germania, Francia e Olanda, dividere l’Europa tra Paesi occidentali “buoni” e membri centrali “cattivi” – ovviamente, secondo l’ottica della Russia.

Simile progetto, in via di realizzazione, è il Southstream: gasdotto sul fondale del Mediterraneo progettato per rifornire di gas Grecia, Balcani e Italia, compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Slovenia, Serbia e Macedonia. Diversamente dal Nordstream, il Gasdotto Ortodosso – com’è stato rinominato il Southstream – ha un triplice scopo: dividere l’Europa, scoraggiare le ambizioni europee di Ucraina e Moldova – Paesi europei per cultura e tradizione, su cui Mosca ha da tempo rinnovato i propri appetiti imperiali eurasiatici – e cementare l’influenza russa nel Mediterraneo.

Contro Occidente ed Israele

Proprio la presenza di Mosca nel Mare Nostrum è un segnale importante ed attuale. Come riportato dall’autorevole Kommersant”, lunedì, 23 Gennaio, la Russia ha firmato un contratto per la vendita di 36 aerei militari Jak-130 alla Siria: secondo diversi esperti, l’affare sarebbe il primo passo di un’alleanza di ferro tra Mosca e Damasco in chiave anti-occidentale, per cui ad esprimere preoccupazione è anche Israele.

Infatti, Tel Aviv deve ora fare i conti con una Russia in buoni rapporti con tutti i Paesi ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale israeliana. Lunedì, 23 Gennaio, Mosca ha duramente criticato l’embargo della nafta proveniente dall’Iran da parte dell’Unione Europea: deciso da Bruxelles per protestare contro i piani di riarmo nucleare di Teheran. Venerdì, 20 Gennaio, il Presidente dell’Autonomia Palestinese, Mahmud Abbas, ha ottenuto rassicurazioni dalla Russia sul sostegno di Mosca alla causa palestinese, ed ha riconosciuto il Cremlino tra i principali interlocutori e consiglieri nelle trattative con Israele per l’ottenimento dell’indipendenza della Palestina.

Matteo Cazzulani

Elezioni Presidenziali russe: i liberali hanno un loro candidato

Posted in Russia, Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2011

Grigorij Javlinskij alla terza corsa per il Cremlino alla guida del Partito Jabloko: filoeuropeo e legato alla libera economia. Esclusi dalle Autorità altri candidati indipendenti, ed ostacolata la corsa di pretendenti “extra-parlamentari”

Il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij

59enne economista, attivista politico di lunga data, ed autore di alcuni programmi di riforma dell’economia russa in senso occidentale. Questo l’identikit di Grigorij Javlinskij: candidato ufficiale del partito liberale e filoeuropeo Jabloko alle Elezioni Presidenziali russe del prossimo 4 Marzo.

Una nomina ottenuta a seguito di un congresso convocato ad hoc, in cui il Leader del soggetto politico filoeuropeo, con il voto favorevole di 106 delegati, ha battuto il principale rivale, l’attore Viktor Balabanov – sostenuto solo da 3 consensi – dopo che la candidatura del blogger Aleksej Naval’nyj e stata respinta. Per Javlinskij e il terzo tentativo di una corsa infinita al Cremlino che già lo ha visto quarto nel 1996 e terzo nel 2000, rispettivamente con il 7,43% ed il 5,8%.

Leader di un Partito dal programma fortemente liberale ed improntato all’avvicinamento della Russia all’Occidente, Javlinskij si pone in totale opposizione alla Verticale del Potere Putin-Medvedev, come già dimostrato dalle manifestazioni organizzate dal suo movimento in diverse città del Paese. Solo a Mosca, nella giornata di sabato, 17 Dicembre, 2 Mila dimostranti sono scesi in piazza per protestare contro i brogli nelle elezioni parlamentari dello scorso 4 Dicembre con cui Russia Unita – il Partito del Potere – ha ottenuto la maggioranza quasi assoluta dei seggi.

Democrazia ancora calpestata

Una manipolazione della consultazione democratica che potrebbe ripetersi anche per quanto riguarda le Presidenziali, come dimostrato da prime, inconfondibili avvisaglie. Come ipotizzato, il candidato del movimento di opposizione progressista-liberale Altra Russia, Eduard Limonov, e stato escluso dalle elezioni per raccolta irregolare delle firme necessarie al sostegno della candidatura. Lo scorso 11 Dicembre, il politico e stato costretto a celebrare la kermesse di investitura elettorale su un autobus parcheggiato dinnanzi l’albergo in cui avrebbe dovuto tenersi l’evento: prontamente presidiato dalle forze di polizia per impedirne l’ingresso.

Ad oggi, i candidati ammessi sono il Capo di Russia Unita, l’ex-Presidente ed attuale Premier, Vladimir Putin, il Leader dei LiberalDemocratici – lista connivente col Cremlino – Vladimir Zhirinovs’kij, il Segretario dei comunisti, Gennadij Zjuganov, ed il Leader della socialdemocratica Russia Giusta, Sergej Mironov. Ad essi, si e aggiunto l’oligarga Mikhajl Prorokhov: tuttavia chiamato alla raccolta di 2 Mila firme in aggiunta in quanto candidato di una forza politica non rappresentata in Parlamento.

Medesimo compito che spetta a Javlinskij, in quanto Jabloko, secondo i dati ufficialmente riconosciuti dal Cremlino – malgrado i diffusi brogli, certificati dai più importanti osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa – non e riuscita a superare lo sbarramento necessario per ottenere seggi in Parlamento.

Matteo Cazzulani

PUTIN FA SUL SERIO: UN AGENTE KGB ALLA GUIDA DELLA DUMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 18, 2011

L’ex-Capo dell’Amministrazione Presidenziale, con un passato nei servizi segreti sovietici e negli enti locali di Pietroburgo, proposto dalla Verticale del Potere come Speaker del Parlamento, in cui Russia Unita – il Partito del Cremlino – ha la maggioranza certa. Protesta l’opposizione liberale e filo-europea, sull’onda della condanna dell’Occidente dei brogli perpetrati dalle Autorità durante le ultime Elezioni parlamentari

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Compagno di banco dello zar del gas nella scuola della servizi segreti sovietici prima una carriera profusa perlopiù negli enti locali. Questo è l’identikit del nuovo Speaker della Duma, Sergej Narishkin, eletto in Parlamento come indipendente, ma aperto sostenitore di Russia Unita: il Partito del Potere, guidato dal tandem Putin-Medvedev – rispettivamente ex-Premier e futuro Presidente, ed ex-Presidente e futuro Premier – che, secondo i dati delle elezioni parlamentari del 4 Dicembre riconosciuti dal Cremlino, avrebbe ottenuto la maggioranza quasi assoluta, con il 49% dei voti.

“Sono indipendente, ma appoggio Russia Unita, e sono onorato della scelta dei vertici del Partito” ha commentato Narishkin a seguito della notizia, trapelata nella serata di sabato, 17 Dicembre. Nella conduzione dei lavori del parlamento russo, l’ex compagno di banco del futuro Presidente, Vladimir Putin, potrà contare su un vice-speaker sempre espressione di Russia Unita: in lizza, sono l’ex-Vice Sindaco di Mosca, Ljudmila Shvecova, il Capo dell’esecutivo centrale del partito, Andrej Borobev, ed il Segretario del Consiglio Generale, Sergej Neverov.

Dunque, l’organo legislativo della Federazione Russa resta saldamente nelle mani della Verticale del Potere, che alla Casa Bianca sulle rive della Moscova potrà contare su uomini di propria diretta fiducia ed espressione. Oltre alla parentesi nel KGB condivisa con Putin, Narishkin, classe 1954, ha terminato l’Alta Scuola dei Servizi Segreti URSS di Minsk, si è laureato in economia, padroneggia inglese e francese, ed ha ricoperto cariche importanti nell’amministrazione cittadina di Pietroburgo – sua città natale – ed in quella regionale della Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora il circondario di Pietroburgo. Il 3 Marzo 2004 è diventato Capo dell’Apparato del Governo russo col rango di Ministro, e, dal 12 Maggio 2008, nominato Direttore dell’Amministrazione Presidenziale.

Contro l’autoritarismo, anche parlamentare, è tornata a manifestare una parte dell’Opposizione alla Verticale del Potere: più di due mila persone sono scese in piazza per denunciare i brogli elettorali che hanno portato ad una distribuzione dei seggi alla Duma che garantisce a Russia Unita la maggioranza quasi assoluta, “costringendola” al governo di coalizione con i LiberalDemocratici di Zhirinovskij: lista connivente col Cremlino. Simili manifestazioni anche in alcune città di provincia, come Irkuck.

I liberali in piazza per giustizia ed Europa

Non saranno i 20 mila che, Sabato, 10 Dicembre, hanno pacificamente invaso piazza Bolotnaja, dando vita alla più imponente manifestazione anti-putiniana della storia organizzata dalle opposizioni unite, ma il numero dei partecipanti è notevole se si considera che la dimostrazione è stata organizzata solo da Jabloko: Partito liberale e filo-europeo, rimasto senza seggi dopo una consultazione caratterizzata da falsificazioni diffuse,certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa.

“La situazione cambierà il prossimo marzo, con le nuove Elezioni Presidenziali – ha dichiarato il Leader di Jabloko, Grigorij Javlinskij – noi ci saremo e combatteremo per una Russia finalmente libera e democratica”.

Lecito ricordare che, lo scorso giovedì, 15 Dicembre, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna e preoccupazione per lo svolgimento irregolare della consultazione parlamentare in Russia, accodandosi alle simili proteste espresse dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton. A tali posizioni, l’attuale Presidente, Dmitrij Medvedev, ha risposto senza mezze parole, invitando l’Occidente a non badare agli affari di Mosca.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA LA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTI-PUTIN DI SEMPRE

Posted in Russia by matteocazzulani on December 11, 2011

Più di 20 Mila dimostranti dell’opposizione liberale, democratica, e progressista scendono in Piazza Bolotnaja per manifestare contro i brogli elettorali. Le Autorità lasciano fare, ma nel contempo confermano i dati contestati, arrestano dissidenti nelle località di provincia, ed oscurano le pagine dei media scomodi, come la Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja

La protesta delle opposizioni russe. FOTO E VIDEO MUSTAFA NAJEM

“Presso il Cremlino non cambierà nulla, ma l’atmosfera della dimostrazione, anche solo per qualche ora, ha dato un nuovo volto alla Russia”. E il commento di uno stimato collega ucraino – che tra Rivoluzione Arancione e proteste in Bielorussia ha una discreta conoscenza della questione – che meglio sintetizza l’imponente manifestazione delle opposizioni russe, riunitesi, sabato 10 Dicembre, per protestare contro i brogli elettorali della Verticale del Potere, in piazza Bolotnaja.

Un’ubicazione assegnata dalle Autorità dopo un’attenta mediazione con gli organizzatori, che, reduci da proteste pacifiche spontanee nei tre giorni seguenti alle elezioni parlamentari di Domenica, 4 Dicembre – puntualmente represse dalla polizia, con violenze ed arresti a più di mille manifestanti – hanno ottenuto il permesso di dimostrare sull’isolotto dirimpetto al Cremlino, con la presenza di non più di 300 persone.

Limite oltrepassato a dismisura dall’invasione di più di 20 Mila dimostranti: giovani, anziani, donne, uomini, e bambini, assiepati persino sul ponte adiacente al palco, vista l’impossibilità di raggiungere una piazza stipata. Sorpresi sopratutto i Leader politici dell’opposizione, che mai hanno avuto modo di parlare ad una platea così ampia senza temere cariche della polizia e notti in gattabuia per illegittimo dissenso.

“Il 17 Dicembre si replica in piazza Pushkinskaja – ha dichiarato Sergej Mitrokhin, Segretario del partito liberale e filoeuropeo Jabloko, escluso dalla Duma per non essere riuscito a superare lo sbarramento secondo il conteggio del Cremlino: principale oggetto della critica di tutti gli interventi della dimostrazione – continueremo a dire no ai brogli elettorali – ha continuato – fino a quando anche a Mosca non regnerà la giustizia”.

Ulteriore appuntamento è stato proposto da uno degli esponenti di spicco del movimento liberal-progressista Altra Russia, Boris Nemcov, che ha chiamato i dimostranti ad accorrere, sempre in piazza Bolotnaja, il prossimo 24 Dicembre, con il preciso scopo di chiedere nuove elezioni, sopratutto in seguito alle irregolarità certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di Consiglio d’Europa ed OSCE.

A chiudere l’evento, durato in tutto più di tre ore, una dichiarazione congiunta delle opposizioni, firmata, ed esposta pubblicamente, dai Leader di Jabloko, Altra Russia, e del movimento democratico Solidarnost’. Chiesta l’immediata liberazione dei detenuti politici ancora in carcere dopo le manifestazioni degli scorsi giorni, una severa punizione per i responsabili di tali violazioni del diritto di manifestazione – garantito, seppur solo formalmente, dalla Costituzione russa – la legalizzazione di tutti i partiti non allineati alla Verticale del Potere, l’indizione di nuove elezioni regolari e democratiche, e le dimissioni del Capo della Commissione Elettorale Centrale, Vladimir Churov.

La repressione e l’autoritarismo continuano

Proprio il suo vice, durante la manifestazione di piazza Bolotnaja, ha confermato i dati elettorali contestati, e ritenuto inutile verificare la regolarità delle operazioni di voto e di conteggio dei consensi. Dunque, maggioranza quasi assoluta confermata a Russia Unita: il Partito del tandem Putin-Medvedev, libero di governare in coalizione con due liste conniventi col Cremlino – i liberal-democratici di Zhirinovskij ed i socialdemocratici di Russia Giusta – e di relegare all’opposizione parlamentare i comunisti, e a quella extra-parlamentare il popolo della Bolotnaja. Colorato, festoso e determinato nell’esprimere il proprio dissenso, quest’ultimo ha saputo regalare al Mondo intero l’immagine di una Russia finalmente libera e democratica.

Ma non solo a carte bollate: il regime, apparentemente sornione, ha continuato a colpire anche con notevole furbizia mediatica. Dimostranti di altre città – impossibilitati a recarsi a Mosca, ma desiderosi di solidarizzare con piazza Bolotnaja con simili presidi – sono stati arrestati, ed invitati con maniere forti ad interrompere la protesta.

Inoltre, il sito ed i telefoni della Novaja Gazeta – giornale di opposizione a Putin, celebre per avere denunciato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia per mezzo dei pezzi di Anna Politkovskaja: coraggiosa giornalista assassinata a domicilio da misteriosi sicari il giorno del compleanno dello zar del gas – sono stati oscurati ed assaliti da una registrazione automatica inneggiante alle Autorità del Cremlino. Pronto l’allarme comunicato dalla redazione, subito rilanciato dal giornale Kommersant”, da Radio Ekho Moskvy, e dall’ONG Golos: già vittime di simili attacchi mediatici nel corso della giornata elettorale e delle seguenti dimostrazioni.

Matteo Cazzulani

Elezioni Parlamentari Russe: una bufala “democratica”

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

I media occidentali evidenziano con enfasi il crollo del partito del potere. Liste civetta conniventi con l’asse Putin-Medvedev le uniche ad entrare nella Duma, con arresti di oppositori, e repressioni sui media indipendenti

La menzogna e servita, con il tacito assenso di un occidente impaurito ed ingannato. Il risultato delle elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, e stato accolto come passo in avanti verso la democrazia da parte di una Russia palesemente autocratica, e tradizionalmente avvezza a consultazioni elettorali manipolate senza troppi mascheramenti.

In effetti, i risultati sono storici, dal momento in cui Russia Unita, il partito del potere del tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e domani certamente Presidente e Premier – ha registrato un crollo vertiginoso dei consensi: passando dal 68% al 46,0. Una maggioranza assoluta non più posseduta solo nella forma, dal momento in cui, nella sostanza, le elezioni sono state un grande bluff.

Difficile ritenere opposizione gli altri partiti entrati alla Duma: il Partito Liberal-Democratico di Zhirinovskij , quarto con il 13,2% dei voti, e apertamente sciovinista ed in linea con le politiche imperialiste con cui Putin e Medvedev si sono presentati. La sedicente socialdemocratica Russia Giusta, terza con il 14,1% dei voti, e una cozzagli a elettorale, secondo molti esperti autorevoli creata ad hoc dal Cremlino per dare una parvenza di democrazia.

Il medesimo atteggiamento tenuto dalla verticale del potere per i comunisti di Zjuganov: secondi con il 21,0%, presentati alla stampa mondiale come prova tangibile di un pluralismo partitico difficile da credere. Guarda caso fuori dal Parlamento sono rimasti i Deputati di Jabloko: unica forza di opposizione, chiaramente liberale e filo europea.

Repressioni ed arresti a corredo del “successo” dello zar del gas

Per ora, le organizzazioni non governative impegnate nell’osservazione delle consultazioni non si sono espresse, ma restano alcuni precisi segnali. In primis, le notizie della stampa russa ed internazionale: tutte allineate nell’esaltare i progressi della democrazia russa. In secondo luogo, i fatti sapientemente sottaciuti da chi ha interesse nel presentare lo zar del gas come alfiere della democrazia.

Sin dalla mattinata i siti di radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos – impegnata nel rispetto della democrazia – sono stati oscurati. Nella serata, presso piazza Triumfal’naja, più di una decina di militanti del movimento di opposizione Altra Russia sono stati arrestati: rei di avere manifestato il proprio dissenso alle elezioni-farsa organizzate da un regime che, legittimato dalle ennesime manipolazioni, e santificato da un’Occidente addormentato, resta una minaccia per l’Europa tutta.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO I BROGLI ELETTORALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

300 gli arrestati per Illegittimo Dissenso durante la dimostrazione del movimento Solidarnist’, compartecipata da circa 2 Mila persone. Repressa, con l’incarcerazione di 150 persone, anche l’iniziativa dei liberal-progressisti di Altra Russia. Gli osservatori internazionali certificano l’irregolarità della votazione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Forse, questa volta il Cremlino ha aperto il Vaso di Pandora. La giornata di lunedì, 5 Dicembre, all’indomani delle elezioni parlamentari russe, è stata caratterizzata da continue manifestazioni da parte di militanti, attivisti e simpatizzanti della vera opposizione: quella non ammessa alla consultazione elettorale, in cui tre delle quattro liste che hanno ottenuto seggi alla Duma sono diretta espressione della Verticale del Potere.

La dimostrazione più imponente, in tarda serata: presso il Bulvar Chystoprudnyj si sono riuniti più di 2 Mila persone, intenzionate a raggiungere la piazza della Lubjanka – tristemente nota per avere ospitato la sede del KGB e, oggi, quella dell’FSB – esclamando slogan contro la falsificazione delle elezioni ed invitando la polizia ad aggiungersi al corteo. Nulla da fare, anche perché la milicija non solo ha impedito ad altri manifestanti di aggiungersi alla dimostrazione, ma, una volta terminato il corteo, hanno dato vita a cariche, culminate con manganellate ed arresti di più di 300 partecipanti. Tra essi, Il’ja Jashin ed Aleksej Naval’nyj: esponenti di spicco del movimento Solidarnost’ – creato da forze partitiche di diverso orientamento sul modello della Solidarnosc polacca.

I fatti della Lubjanka non sono che l’ultimo episodio di una crescente repressione del dissenso. Già nella giornata di Domenica, 4 Dicembre, ad urne ancora aperte, in Piazza Triumfal’naja la manifestazione del movimento di opposizione liberal-progressista Altra Russia è stata soffocata secondo il medesimo copione, con la spedizione in gattabuia di 150 dimostranti. Anteprima di tale epilogo, gli attacchi da parte di hacker denunciati poco prima dell’apertura dei seggi da parte di Radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos, impegnata nella democratizzazione della Russia.

A dare conferma alle ragioni della protesta, i diffusi casi di falsificazione della consultazione elettorale certificati dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa che, in particolare, hanno segnalato la sistematica intrusione di esponenti delle Autorità nel conteggio dei voti, attività di propaganda elettorale presso i seggi, ed aggiunta di schede pre-votate nelle urne. Una tecnica che ha dato i suoi frutti: durante la diretta dedicata ai risultati delle elezioni, il Canale Rossija 24, basandosi sui dati ufficiali, ha contato il 115,5% dei voti nella Oblast’ di Svedlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 129 % in quella di Voronezh.

Putinismo dal volto umano

Lecito ricordare che secondo i dati riconosciuti dal Cremlino, il Partito del Potere tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e, dal prossimo Marzo, Presidente e Premier – Russia Unita ha ottenuto il 49% dei consensi, in crollo di più del 15% rispetto ai sondaggi: guarda caso giusto sotto la soglia per l’ottenimento della maggioranza dei seggi alla Duma. Una situazione che porterà alla formazione di una coalizione di governo con i Liberal-Democratici di Zhirinosvs’kij – quarti con l’11,5% dei consensi – e la socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 13% dei voti: liste composte da politici riciclati, spesso fuoriusciti da Russia Unita, tutti conniventi col Cremlino. All’opposizione restano solo i comunisti di Zjuganov – secondi con il 19% – mentre i liberali filo europei di Jabloko non hanno superato lo sbarramento.

Così, la Verticale del Potere Putin-Medvedev mantiene stretto il potere, presentandosi con un volto più umano e “democratico” alla Comunità Internazionale. Tuttavia, resta la medesima natura repressiva di sempre, oggi chiamata agli straordinari per arginare un’ondata di proteste che, sempre crescenti, dimostrano un timido avvio del consolidamento della società civile attorno ad ideali di democrazia, libertà, e giustizia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PRIVATA DELLE PROVE DELLA SUA INNOCENZA. JURIJ LUCENKO A RISCHIO VITA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 2, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica si vede ancora una volta respinto lo studio Ernst and Young , nonostante le accuse di parzialità al giovane giudice, Rodion Kirejev, e l’ennesima mobilitazione internazionale in suo supporto. L’ex-Ministro degli Interni affetto da Cirrosi Epatica, ma lasciato in isolamento

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Non è nemmeno la saggezza del Dalai Lama ad indurre il giovane giudice, Rodion Kirejev, ad un più equo processo, né la presenza virtuale, di una manciata di Premi Nobel ad indurre l’accusa a studiare un poco di geografia. Nella giornata di giovedì, Primo di Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, si è vista negare la liberazione dall’isolamento per la quindicesima volta, e respingere l’inserimento agli atti di materiali certificanti la sua innocenza – peraltro certificata dalla maggior parte dei testimoni, sopratutto da quelli convocati dall’accusa – in un processo in cui l’ex-Primo Ministro è accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

“Lei è un delinquente, il Suo posto è in galera – ha accusato il PM l’anima della Rivoluzione Arancione con le poche energie ancora rimaste, nonostante le precarie condizioni di salute da cui non riesce a guarire senza indispensabili visite mediche da parte dei suoi medici, continuamente negate da Kirejev -così giovane e cinico, ma qual’è la Sua educazione, quando continua a falsificare gli atti del processo?”.

Nello specifico, la corte si è rifiutata di accogliere lo studio della prestigiosa compagnia Ernst and Young ed articoli dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda certificanti gli effettivi vantaggi derivanti per le casse statali dagli accordi per il gas del Gennaio 2009: documenti che farebbero cadere ogni imputazione, tuttavia ignorati dal PM, che ha preferito accogliere una registrazione di una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – e le dichiarazioni della Tymoshenko sulla sua pagina Twitter.

Ad evidenziare la parzialità di una corte sempre più sbilanciata verso l’accusa, l’avvocato, Oleksandr Plakhotnjuk, che, nel formulare la richiesta di liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica da un isolamento che dura oramai dallo scorso 5 Agosto, si è appellato alla lettera aperta di personalità di spessore della politica e della cultura mondiale appartenenti alla Shared Concern Initiative: tra essi, l’ex-Presidente ceco, Vaclav Havel, l’ex-cancelliere tedesco, Richard von Weizsacher, l’ex Vescovo di Città del Capo, il Nobel per la Pace, Desmond Tutu, il Ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzemberg, il saggista francese André Glucksmann, il Leader del partito di opposizione russo Jabloko di ispirazione liberale ed europea, Grigorij Javlin’skij, e, ultimo ma non meno importante, il Dalai Lama.

“Perché continuate ad appellarvi all’Occidente in questo processo – ha obiettato la maggiore accusatrice, il procuratore Lilija Frolova – quando la stessa imputata si rivolge con accuse al giudice?” “Lo studio di Ernst and Young è una prova schiacciante che Kirejev si ostina a respingere perché, a suo dire, non è pertinente col processo – le ha risposto dalla difesa l’avvocato, Mykola Siryj – e poi il Dalai Lama non mi risulta sia il Leader di una potenza occidentale”.

Jurij Lucenko gravemente malato. ma il giudice lo lascia dietro le sbarre

Se Julija Tymoshenko è sempre più spinta ad una condanna politica, ed alla perdita della libertà, c’è chi invece, in peggiori condizioni di salute, rischia addirittura la vita. L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko – un’altro della decina di esponenti di spicco del campo arancione vittima della repressione da parte delle autorità di Kyiv – soffre di una grave forma di Cirrosi Epatica che, se non curata in apposite strutture, potrebbe seriamente portarlo alla conta dei suoi giorni. A certificarlo, un bollettino medico del carcere di isolamento – in cui è detenuto dallo scorso 26 Dicembre – subito impugnato dalla difesa per richiederne la scarcerazione immediata, ed il trasferimento con urgenza in strutture sanitarie.

Tentativo vano, poiché la Corte ha ammesso trattamenti medici speciali solamente all’interno del Carcere di massima Sicurezza. “Vogliono annichilire mio marito, sia fisicamente che mentalmente – ha dichiarato la sconfortata moglie Iryna – quella del PM è una violazione dello stesso codice penale, che garantisce all’imputato il diritto alla salute ed alla vita”.

Matteo Cazzulani