LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: IL NABUCCO ACQUISTA PUNTI SULLA TAP

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 1, 2013

Il Gruppo di Lavoro della Commissione Europea sulle questioni energetiche ha dato appoggio al gasdotto dalla verdiana denominazione. Supporto anche a TAP, ITGI e Trans Med.

Il Nabucco per primo, ma poi anche la TAP, l’ITGI e il Trans Med. Nella giornata di martedì, 30 Aprile, il Gruppo di Lavoro del Direttivo Generale della Commissione Europea ha fissato le linee guida per lo sviluppo di infrastrutture nel settore energetico in UE.

Come riportato da Natural Gas Europe, pieno sostegno è stato dato al Nabucco: gasdotto concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato sostenuto per via della necessità di diminuire la dipendenza dalla Russia transitando per Paesi che, ad oggi, dipendono dalle importazioni di Mosca per più del 60% circa del loro fabbisogno nazionale.

Sostegno, meno forte, è stato dato anche al Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas azero all’anno in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Supporto e stato dato anche all’Interconnettore Turchia Grecia Italia -ITGI- progetto affossato dalla TAP, recuperato nell’ottica di trasportare il gas dei giacimenti ciprioti ed israeliani da Cipro alla Grecia.

Il progetto e un’alternativa al Trans Med, gasdotto concepito sempre per veicolare il gas israeliano dal Mar Mediterraneo orientale in Europa.

No al rigassificatore mobile

Rigettata e stata invece la realizzazione di un rigassificatore mobile nel Mediterraneo Orientale, poiché esso non soddisfa mercati di Paesi UE.

Il progetto sarebbe servito per convogliare gas liquefatto nel Mediterraneo, e distribuirlo ai Paesi della zona, anche extra UE.

Matteo Cazzulani

LA GRECIA PROMETTE ALL’UE L’INDIPENDENZA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 29, 2012

Nel discorso di apertura della Conferenza Gas e Petrolio di Atene, il Capo della compagnia nazionale greca DEPA, Harry Sachinis, ha comunicato l’avvio dei lavori di sfruttamento dei giacimento di oro blu ubicati nel Mediterraneo Orientale in collaborazione con Cipro. I vantaggi per l’Italia dall’operazione che, se realizzata, potrebbe contare su una fornitura costante differente da quella russa

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Due congressi, tre soluzioni per l’indipendenza energetica europea dalla Russia. Nella giornata di lunedì, 28 Maggio, il Capo della compagnia greca DEPA, Harry Sachinis, ha comunicato l’avvio dello sfruttamento dei bacini situati nel Mediterraneo sud-orientale in collaborazione con Cipro.

Come evidenziato nel discorso di apertura della Conferenza Gas e Petrolio di Atene, la compagnia greca ha già avviato il percorso di preparazione per l’estrazione di oro blu dai giacimenti Leviathan e Tamar: due importanti serbatoi situati nelle acque territoriali israeliane, libanesi e cipriote.

Se da un lato i partner di Atene non sono ancora stati definiti ufficialmente – oltre a Cipro è comunque quasi certo che a sostenere la Grecia sarà anche Israele – dall’altro sono già noti i principali beneficiari del progetto di estrazione del gas mediterraneo: oltre alla Commissione Europea – che potrà contare su Atene per realizzare il progetto di diversificazione delle forniture di gas dalla Russia – l’oro blu sarà inviato sopratutto in Italia, Balcani e, più in generale, Europa Meridionale.

Certa è anche l’infrastruttura deputata al trasporto del gas del Mediterraneo orientale in Europa: Sachinis ha comunicato di considerare l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI – come il gasdotto più adatto per adempiere alla funzione preventivata da Atene.

Qualora tale scelta fosse confermata, l’Italia otterrebbe notevoli vantaggi: l’ITGI è compartecipato dalla compagnia Edison, e il punto di arrivo del gasdotto -ancora in fase di realizzazione – è fissato in Puglia.

“Dobbiamo anticipare i lavori per trasportare in Europa gas dall’Azerbajdzhan – ha dichiarato il Capo della DEPA – e impedire a Baku di divenire il primo esportatore sul mercato dell’Europa Mediterranea alternativo a Mosca. Questo deve servire di stimolo per il governo greco, quello cipriota, e quello israeliano”.

Le dichiarazioni di Sachinis collimano con quanto contemporaneamente dichiarato dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, presso la Conferenza Annuale del Gasdotti di Cracovia.

L’esponente europeo ha evidenziato come il gas sia destinato ad esercitare un ruolo sempre più importante nell’economia dell’Europa, e, per questo, sia necessario per l’UE realizzare infrastrutture che consentano di allentare la dipendenza dal gas della Russia.

Tra i progetti, oltre a nuovi gasdotti che consentano il trasporto di oro blu centro-asiatico in Europa, come il Gasdotto Europeo Sud-Est e il Nabucco, Oettinger ha illustrato l’efficacia dei rigassificatori, la cui produzione negli ultimi tempi è stata notevolmente implementata, sopratutto nella regione del Baltico.

La Lituania estromette Gazprom dai gasdotti nazionali

Particolare esperienza in materia è stata dimostrata dalla Lituania: Paese UE costretto a combattere contro una dipendenza dalla Russia pari a circa il 90% del fabbisogno nazionale.

Per diminuire il legame con l’unico fornitore russo, Vilna non solo ha avviato la costruzione di un importante rigassificatore a Klajpeda – che servirà anche Estonia, Lettonia e parte della Polonia – ma è anche riuscita ad escludere i russi dal proprio mercato energetico nazionale.

Secondo quanto dichiarato dall’autorevole Associated Press, la Lituania ha ripreso il controllo sulla Lietuvos Dujos – la compagnia a cui appartengono i gasdotti del Paese – per mezzo dell’espulsione da essa del monopolista russo, Gazprom, finora padrone del 37% dell’ente energetico nazionale.

La manovra è stata possibile grazie all’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico: una legge dell’Unione Europea che vieta agli enti esportatori di gas – come lo è Gazprom per Vilna – il controllo totale o parziale dei gasdotti UE.

Lo scopo con cui la Commissione Europea ha appuntato il Terzo Pacchetto è la tutela della concorrenza e la lotta ai monopoli. Per questa ragione, il Governo lituano ha dichiarato di voler re-privatizzare la Lietuvos Dujos cedendone quote a enti registrati in Lituania o in altri luoghi dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA VICINA A UNA RIVOLUZIONE ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 17, 2012

La Polonia si allea con il Canada per lo sfruttamento dei giacimenti di gas shale sul suo territorio, mentre Italia e Grecia si candidano come principali Paesi di transito del gas di provenienza israelo-cipriota. Si moltiplicano i progetti in gara per lo sfruttamento del bacino di oro blu azero

Il Premier polacco, Donald Tusk

I polacchi che contendono la leadership nelle esportazioni di gas a turchi, israeliani, e ciprioti, con italiani e greci principali attori di transito, e i russi fuori dal mercato del Vecchio Continente. Lo scenario tracciato appartiene alla fantapolitica, ma nulla esclude che alcuni importanti sviluppi che si sono verificati negli ultimi giorni possano consentirne una parziale, se non totale, realizzazione.

La notizia più importante è il varo di un’alleanza tra la Polonia e il Canada, firmata di persona dai Premier dei due Paesi, Donald Tusk e Stephen Harper, martedì, 15 Maggio, per la ricerca e l’estrazione sul territorio polacco di gas shale: categoria di oro blu che, a differenza di quello naturale, è situato in maggiore profondità, e che per il suo sfruttamento richiede attrezzature specifiche oggi possedute solo nel Nord America.

Secondo diversi studi, il sottosuolo della Polonia sarebbe talmente ricco di giacimenti shale da consentire non solo l’autosufficienza energetica di tutta l’Europa, ma anche l’affermazione di Varsavia come uno dei principali esportatori di oro blu nel Mondo. E’ per questa ragione che, durante la recente visita ad Ottawa, Tusk ha affermato come l’Europa si trovi alla vigilia di una possibile rivoluzione energetica.

Accanto al serbatoio polacco di shale, sempre più pressanti sono le indiscrezioni riguardanti la presenza di un importante giacimento di gas naturale nel fondale del Mediterraneo orientale: tra le acque territoriali di Israele e Cipro.

Secondo le rilevazioni delle compagnie statunitensi Noble Energy e israeliana Delek, riportate dall’autorevole Reuters, il bacino israelo-cipriota, ribattezzato Leviathan, contiene 480 miliardi di metri cubi di gas. Per il suo trasporto in Europa, fin da subito si è proposto l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI.

Questo gasdotto, compartecipato a maggioranza dalla compagnia greca DEPA e dall’italiana Edison, collega la Penisola Anatolica alla Puglia, passando per il Peloponneso: se la capacità del Leviathan fosse confermata, il peso di Italia e Grecia – due Paesi oggi sull’orlo di una crisi finanziaria – nella politica energetica dell’Unione Europea sarebbe destinato ad aumentare in maniera vertiginosa.

In aggiunta ai “futuribili” giacimenti polacchi e israeliani, continua la corsa allo sfruttamento dei bacini di gas naturale dell’Azerbajdzhan, con cui la Commissione Europea ha già firmato accordi per l’acquisto di oro blu, senza, tuttavia, definire l’itinerario infrastrutturale attraverso il quale trasportare il carburante nel Vecchio Continente.

Nella giornata di lunedì, 14 Maggio, la compagnia tedesca RWE ha messo in dubbio la sua partecipazione alla costruzione del Nabucco: gasdotto concepito dall’UE per trasportare gas di provenienza azera dalla Turchia fino all’Austria.

Se le intenzioni dei tedeschi saranno confermate, come probabile secondo l’autorevole Deutsche Welle, la RWE sarebbe il secondo partner a lasciare il progetto dopo la ungherese MOL che, come riportato ancora dalla Reuters, ha iniziato trattative per il suo ingresso nel Gasdotto Europeo Sud-Orientale – SEEP: un progetto parallelo al Nabucco, sostenuto dal colosso britannico British Petroleum.

Finora, l’Azerbajdzhan non ha espresso alcuna preferenza tra il Nabucco e la SEEP, ma, insieme con la Turchia, ha dato il via alla costruzione del Gasdotto Transanatolico: unaterza alternativa al trasporto di gas azero in Europa, grazie alla partnership con la TAP.

Questa seconda infrastruttura, altrimenti nota come Gasdotto Transadriatico, collegherà la Bulgaria all’Italia meridionale attraverso l’Albania, e, di recente, su di essa ha espresso particolare inerisse l’ente italiano ENEL.

La Russia continua a mantenere il monopolio delle forniture energetiche

Il motivo principale che sta muovendo la geopolitica del gas del Vecchio Continente è necessità per l’UE di diminuire il quanto più possibile la propria dipendenza dalla Russia, alla quale, ad oggi, non vi sono valide alternative.

Dal canto suo, Mosca ha approntato una politica basata non solo sul controllo totale dei rifornimenti di oro blu diretti all’Europa, ma anche sulla gestione, parziale o totale, dei gasdotti europei, che finora ha avuto successo grazie alla connivenza di una serie di Paesi UE tradizionalmente alleati del Cremlino, come Francia, Germania, Slovacchia, Austria e Slovenia.

Inoltre, sempre per disinnescare ogni piano di indipendenza energetica approntato dall’Unione Europea, la Russia ha avviato la costruzione del Southstream: un gasdotto progettato per rifornire di oro blu russo direttamente il Vecchio Continente, bypassando Paesi ritenuti ostili dal Cremlino come Romania, Polonia, Moldova, e Ucraina.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è compartecipato dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Serbia, Macedonia, Slovenia, e Montenegro.

Matteo Cazzulani

GAZPROM MARCIA VERSO IL CENTRO DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2012

Il monopolista del gas russo dichiara la realizzazione della seconda diramazione terrestre del Nordstream verso Germania Occidentale, Benelux e Francia. Allo stesso tempo, conferma la costruzione del Southstream per collegare Italia e Balcani direttamente alla Russia. I tentativi dell’Unione Europea nel contrastare l’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente e il consolidamento dell’alleanza tra Grecia, Cipro e Israele

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Due lunghe tenaglie per soffocare energicamente l’Europa stanno per essere realizzate nel breve tempo, senza che Bruxelles abbia le armi adeguate per potersi difendere. Nella giornata di giovedì, 15 Marzo, il Direttore Generale del consorzio russo-energetico Wingas, Hans-Georg Engelkamp, ha dichiarato l’avvio dei lavori per il prolungamento del Nordstream nel continente europeo.

Costruito, su iniziativa della Russia, per bypassare energicamente Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino – come Polonia e Stati Baltici – il Nordstream è un gasdotto che transita lungo il fondale del Mar Baltico, e rifornisce direttamente di gas russo la Germania. Arrivata a Greifswald, la conduttura si divide in due diramazioni: la OPAL, verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria, e la NEL, la quale, ancora da realizzare, è diretta in Renania, Olanda, Belgio,e Francia.

Secondo quanto riportato dal Kommersant”, la Russia tiene molto alla realizzazione di questi due gasdotti terrestri, da un lato per mantenere un rapporto diretto con i Paesi dell’Europa Occidentale e, dall’altro, per realizzare nel Vecchio Continente due condutture direttamente controllate non solo sul piano delle forniture, ma anche su quello amministrativo.

Infatti, sia nella OPAL che nella NEL, il monopolista russo Gazprom, per mezzo di compagnie da esso controllate, mantiene più del 50% del possesso di questi due gasdotti, ma l’Unione Europea è riuscita a rallentare i progetti della Russia grazie al Terzo Pacchetto Energetico UE: una legge che vieta a società extra-europee la gestione in regime di monopolio delle condutture sul suolo dell’Unione.

Per quanto riguarda la NEL, la Wingas – controllata da Gazprom – è costretta a rinunciare al 51% del controllo del gasdotto, e a cedere almeno il 35% delle azioni o a un nuovo ente, oppure alle compagnie già presenti nell’infrastruttura: la compagnia tedesca E.On, l’olandese Gasunie, e la belga Fluxys.

Secondo diversi esperti, la questione potrebbe portare solamente a un ritardo nella costruzione di un gasdotto, che sarà comunque realizzato per soddisfare le richieste dei Paesi del Benelux e della Francia, con uno sguardo attento verso la Gran Bretagna. All’indomani della sua terza rielezione, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato Londra a compartecipare al Nordstream o in una delle sue diramazioni sul suolo europeo, tuttavia, senza ottenere risposta alcuna da parte della Autorità britanniche.

Di pari passo, sempre giovedì, 15 Marzo, la Russia ha comunicato l’avvio della realizzazione anche del Southstream: gasdotto che, similmente al Nordstream, è stato progettato sul fondale del Mar Nero per isolare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino – come Romania, Moldova e Ucraina – e rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e l’Italia.

Nel corso dei colloqui con il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, avvenuti a Mosca giovedì, 15 Marzo, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha illustrato come il Gasdotto Ortodosso – ossia il Southstream – sia sul punto di essere avviato con la collaborazione delle compagnie energetiche di Italia, Serbia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, Francia, Germania, e Grecia.

Proprio la Grecia, tuttavia, è protagonista di un gioco su due fronti. Da un lato, è tra i principali partner della politica energetica russa, ma, dall’altro, si è candidata come principale garante di una soluzione con cui la Commissione Europea – nonostante l’opposizione dell’asse franco-tedesco e di altri Paesi apertamente filo russi -sta cercando di diminuire la dipendenza di Bruxelles dal gas russo.

Come dichiarato dal Capo Esecutivo della compagnia greca DEPA, Harry Sachinis, Atene sarebbe pronta a collaborare con Israele e Cipro per trasportare l’oro blu dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar fino alla Grecia, per poi servire la Bulgaria attraverso l’Interconnetore Grecia-Bulgaria – IGB – e l’Italia tramite l’Interconnetore Turchia-Grecia-Italia – il quale, attraverso i Mari Egeo e Ionio, arriva fino ad Otranto.

Sempre secondo il parere di diversi esperti, la realizzazione del piano greco-cirpiota-israeliano è poco probabile per tre motivi. In primo luogo, ad oggi manca la tecnologia necessaria per realizzare un gasdotto dal Mediterraneo orientale alla penisola greca, e l’ubicazione geografica dei due giacimenti israeliani è troppo vicina ad aree politicamente instabili, come Siria e Libano.

Infine, incombe l’incognita sull’esito della privatizzazione della DEPA: necessaria algoverno greco al fine di risanare il bilancio statale. Secondo varie indiscrezioni, tra gli interessati alla scalata al colosso energetico di Atene ci sarebbe proprio Gazprom che, così, eliminerebbe sul nascere un potenziale concorrente ai propri piani egemonici sull’Europa.

Torna in auge il Nabucco

Per l’Unione Europea, dunque, non resta che puntare sull’importazione diretta di gas dall’Asia Centrale, per il cui acquisto la Commissione Barroso ha già firmato accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan. Tuttavia, problemi permangono sulla modalità del suo trasporto diretto nel Vecchio Continente, per il quale si stanno fronteggiando due progetti concorrenti.

Il primo è il Gasdotto Europeo Sud-Orientale – SEEP – che punta a unificare il Gasdotto Transanatolico – TANAP, che collega l’Azerbajdzhan alla Turchia – con il Gasdotto Transadriatco – TAP, che va dalla Grecia alla città italiana di Brindisi transitando per l’Albania.

Ad esso, concorrente è il Nabucco West: revisione del “Grande Nabucco” – il quale, originariamente, avrebbe dovuto partire direttamente dal territorio turco – che collega il Gasdotto Transanatolico al terminale di Baumgarten, in Austria, per mezzo del territorio di Bulgaria, Romania, e Ungheria. Su di esso, sempre giovedì, 15 Marzo, ha espresso sostengo l’Azerbajdzhan.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’ITALIA FUORI DAL PIANO DI INDIPENDENZA ENERGETICA UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 22, 2012

Il consorzio Shakh Deniz esclude il gasdotto sostenuto dal governo italiano dall’itinerario di cui l’Azerbajdzhan si avvarrà per l’invio dell’oro blu centro-asiatico in Europa. L’isolamento energetico di Roma rende il Belpaese sempre più dipendente dalla Russia monopolista, e mette a serio repentaglio il nostro interesse nazionale

Il tragitto della TAP e del Nabucco

Se mai il gas dal centro Asia sarà trasportato in Italia, a gestire il traffico saranno svizzeri, norvegesi e tedeschi. Questa è la decisione presa dal consorzio incaricato della gestione del giacimento Shakh Deniz: una delle riserve di gas naturale più ricca al Mondo, per questo individuata dall’Unione Europea come serbatoio da cui attingere oro blu per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Come riportato dall’autorevole Trend, il gasdotto TAP – Trans Adriatic Pipeline, compartecipato dalle compagnie elvetica EGL, dalla norvegese STATOIL, e dalla tedesca E.On – è stato designato come unica via su cui il consorzio azero intende puntare per il trasporto del proprio gas in Europa meridionale.

Questa scelta rappresenta una sconfitta per l’Italia e per la Grecia, i cui governi hanno attivamente sostenuto l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI: candidato alternativo alla TAP, compartecipato dalle compagnie turca BOTAS, greca DESFA, ed italiana Edison.

Maggiori dettagli sul perché di tale scelta non sono stati resi noti, ma alcuni esperti hanno evidenziato come il consorzio azero abbia ritenuto più sicuro un gasdotto prevalentemente terrestre, con capacità di trasporto superiore rispetto ad una conduttura interamente sottomarina: a discapito delle pressioni politiche di Roma e Atene.

Infatti, la TAP è progettata per il trasporto del gas dalla Grecia a Brindisi passando per l’Albania, mentre l’ITGI collega il Mare Egeo allo Ionio fino ad Otranto.

Tuttavia, la presenza italiana nella corsa all’approvvigionamento diretto al Centro-Asia potrebbe subire ulteriori limitazioni, in quanto la decisione definitiva del consorzio Shakh Deniz riguarderà la scelta tra un “tragitto meridionale” – rappresentato dalla TAP – ed uno “settentrionale” servito dal gasdotto Nabucco: infrastruttura compartecipata dalle compagnie bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL ed austriaca OMV.

Se, come probabile, gli azeri punteranno sul secondo progetto, l’oro blu importato dal Bacino del Caspio sarà convogliato dalla Turchia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraverso la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria: il nostro Paese perderebbe così una preziosa opportunità per diversificare le proprie forniture di gas, per le quali oggi l’Italia è fortemente legata alla Russia.

L’importanza per l’Europa dell’Azerbajdzhan e delle sue risorse naturali è nata dalla politica energetica della Commissione Barroso, che, per scalfire il monopolio di Mosca nella compravendita di gas nel Vecchio Continente, ha stretto accordi con Baku per l’importazione di oro blu centroasiatico.

Per il trasporto di questo carburante in Europa dal Gasdotto Transanatolico – TANAP: infrastruttura deputata al trasporto del gas dal Mar Caspio allo stretto del Bosforo, compartecipata dalle compagnie azera SOCAR, turca BOTAS, olandese Shell e britannica British Petroleum, e sostenuta dai governi di Baku e Ankara – è scoppiata una vera e propria gara tra diverse condutture: espressioni di differenti interessi, tra i quali il consorzio Shakh Deniz è stato costretto ad una scelta lunga ed accurata.

L’Europa litiga, la Russia vince

L’assenza di una proposta unica europea, e il proliferare dei gasdotti, rischia però di rallentare irreversibilmente l’inizio dell’invio di gas centro-asiatico in Europa, e favorire la politica energetica della Russia, la quale, intenzionata com’è a mantenere la propria egemonia sull’Unione Europea, sta percorrendo con successo due diverse strade.

Per affossare il patto tra Bruxelles e Baku, il monopolista statale russo, Gazprom, ha progettato la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino ideato per trasportare il proprio gas dalla Russia meridionale in Europa attraverso il fondale del Mar Nero e, successivamente, due tronchi che, dalla Grecia, serviranno verso sud la Puglia, e verso nord i Balcani e la Pianura Padana.

Compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro, il Southstream ricopre un tragitto speculare a quello progettato dalla Commissione Barroso per importare il gas dall’Azerbajdzhan.

Inoltre, consapevole di non essere in grado di soddisfare la richiesta di gas – sempre più alta da parte degli acquirenti Occidentali – la Russia ha puntato sull’acquisizione totale o parziale dei gasdotti dei Paesi dell’Unione Europea, e in tale direzione ha già raggiunto accordi con Germania, Francia, Austria, Slovenia e Slovacchia.

La quasi certa prossima cessione a Mosca del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – a cui Kyiv sarà presto costretta in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas – permetterà al Cremlino il controllo diretto dei gasdotti tramite i quali l’Italia importa l’oro blu necessario per sostenere la propria economia.

Per questa ragione, la diminuzione dell’importanza del BelPaese nella politica della Commissione Barroso, e, più in generale, il fallimento della strategia di Bruxelles e Baku, da cui dipende la realizzazione degli obiettivi della Russia, costituisce un serio colpo all’indipendenza energetica italiana, e, in misura ben maggiore rispetto alla crisi dell’Euro, mette a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale.

Matteo Cazzulani

CAMBIANO GLI EQUILIBRI NELLA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 6, 2012

Il sostegno della Turchia al Gasdotto Transanatolico, e il supporto delle compagnie Shell e British Petroleum al Gasdotto Europeo del Sud Est, costringono il Nabucco, progettato dall’Unione Europea, ad un sensibile ridimensionamento. Le differenti infrastrutture chiamate in causa nella corsa UE all’eldorado energetico azero, e i tentativi della Russia di impedire tale disegno per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP)

Turchia, Italia e Ucraina, con Unione Europea e Russia dietro le quinte: questi sono gli attori principali destinati a influenzare la realizzazione di un’infrastruttura per consentire a Bruxelles lo sfruttamento dei giacimenti di gas della regione del Mar Caspio. Un’operazione da tempo supportata dalla Commissione Barroso, la quale, dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan per l’acquisto di oro blu dal giacimento Shakh-Deniz, ha preventivato la realizzazione di un fascio di gasdotti in cui rientrano interessi nazionali, geopolitici ed energetici di diversa natura e provenienza che, ad oggi, hanno impedito a Bruxelles l’elaborazione un progetto unico.

Chiave di svolta è stata, il 27 Dicembre 2011, la decisione da parte della Turchia di sostenere il Gasdotto Transanatolico (TANAP). L’infrastruttura, progettata lungo tutta la penisola anatolica per trasportare gas dall’Azerbajdzhan al Bosforo, è sostenuta non solo da un accordo politico tra Ankara e Baku, ma anche da un consorzio compartecipato delle compagnie nazionali di Turchia e Azerbajdzhan, BOTAS e SOCAR, dell’olandese Shell, e della britannica British Petroleum.

Secondo i piani di questo consorzio, il gasdotto Transanatolico dovrebbe rappresentare il primo tratto del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP): una lunga infrastruttura che consentirà il trasporto dell’oro blu di provenienza azera ai Paesi centrali e occidentali del Vecchio Continente tramite lo sfruttamento di una delle due infrastrutture già esistenti.

La prima è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (ITGI), posseduto dal consorzio Poseidon, in cui rientrano la BOTAS, la compagnia greca DESFA, e l’italiana Edison. Questo gasdotto collega la penisola anatolica ad Otranto, passando per la Grecia e i Mari Egeo e Ionio. Come ammesso dal suo Presidente, Elio Ruggeri, l’infrastruttura vanta modeste dimensioni, ma può contare sull’appoggio politico dell’Azerbajdzhan: confermato, lo scorso 2 Febbraio, dall’incontro tra i vertici della SOCAR e il vice-Ministro allo sviluppo economico italiano, Claudio de Vincenti.

Insidia al’ITGI è la Trans-Adriatic Pipeline (TAP) che è compartecipata dalla compagnia elvetica EGL, dalla norvegese Statoil, e dalla tedesca E.On. Questo gasdotto collega la Grecia a Brindisi passando per l’Albania e, come dichiarato dal suo Direttore delle Relazioni Internazionali, Michael Hoffman, può garantire il trasporto di una quantità di gas superiore a quella attuale in caso di accordo con il consorzio Transanatolico.

L’ultima parola spetta all’Azebajdzhan, che, al momento della firma dei pre-contratti con la Commissione Europea, ha promesso di decidere in tempi brevi su quale itinerario energetico puntare per onorare i propri obblighi di Paese fornitore. Tuttavia, a complicare questa scelta è la presenza di altri due progetti alternativi al Gasdotto Europeo del Sud-Est.

Il primo è il Nabucco: gasdotto progettato lungo i Balcani per raggiungere i giacimenti azeri senza transitare per il territorio della Russia: dalle cui forniture l’UE già dipende quasi in toto. Riconosciuto progetto di primaria importanza per Bruxelles, il gasdotto dalla verdiana denominazione è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia – e consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania e Ungheria – ed economicamente dalle compagnie energetiche bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL e austriaca OMW.

Dato inizialmente per favorito, il Nabucco ha perso prestigio in seguito alla fuoriuscita della BOTAS e della SOCAR – che hanno sostenuto il Gasdotto Transanatolico – e ai ripensamenti della compagnia tedesca RWE, il cui Presidente, Stefan Judisch – preso atto che la decisione dei governi turco e azero ha complicato la situazione – ha proposto un ridimensionamento del progetto ad una sorta di Nabucco Occidentale: da considerare come il prolungamento in territorio europeo del Gasdotto Transanatolico alternativo a ITGI e TAP.

La Russia cerca di bloccare l’indipendenza energetica dell’Unione Europea

Finora, il Nabucco non ha ancora adottato contromosse. Come dichiarato dal suo Presidente, Kristian Dolezan, il consorzio continua a ritenere la Turchia un partner privilegiato, malgrado il sostegno concesso da Ankara al Gasdotto Trasnanatolico e, ancor prima, all’accordo con la Russia per il transito nelle acque territoriali turche del Southstream.

Questa infrastruttura è l’ultimo attore della guerra dei gasdotti nell’Europa Centro-Orientale e Meridionale. Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream rappresenta il tentativo da parte del Cremlino di impedire all’Unione Europea la corsa all’eldorado azero. L’accesso diretto di Bruxelles ai giacimenti del Mar Caspio comporterebbe non solo un brusco ridimensionamento della dipendenza energetica dell’UE da Mosca, ma metterebbe anche in crisi i piani di egemonia della Russia sul Vecchio Continente, che, come dimostrato dai recenti eventi, il Cremlino intende realizzare con l’arma del gas e dei gasdotti.

Cruciale per la realizzazione del Southstream è la situazione in Ucraina, poiché è da tempo che Mosca ambisce al controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino: passo fondamentale per collegare i gasdotti russi a quelli di Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia e Italia, ossia i Paesi con cui il monopolista russo, Gazprom, ha già firmato accordi e pre-accordi per la gestione totale o parziale delle condutture nazionali.

Oggi, l’indipendenza dei gasdotti dell’Ucraina è garantita dai contratti firmati tra Kyiv e Mosca nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko – attualmente, in seguito a un’opera di repressione politica, detenuta in isolamento proprio per avere firmato quegli accordi – ma presto il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, sarà costretto a cedere alle richieste del Cremlino: isolato com’è sia sul piano internazionale – per via della sua condotta autoritaria – sia su quello energetico.

Difatti, il Southstream è concepito anche per bypassare – e minacciare – l’Ucraina, rifornendo gli acquirenti del Mediterraneo occidentale per mezzo di un percorso alternativo a quello dipendente dai gasdotti ucraini: dal fondale del Mar Nero, il Gasdotto Ortodosso raggiungerà la Grecia, da dove una diramazione sarà orientata verso l’Italia meridionale, e, un’altra, verso Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia, e Pianura Padana.

Il Southstream è un progetto costoso, che la Russia stessa preferirebbe non realizzare per non impiegare troppe risorse finanziare. Tuttavia, in questo progetto Mosca è supportata da una cordata molto influente sul piano economico: oltre a Gazprom, quote di partecipazione del Southstream sono possedute dal colosso energetico italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro.

Sul piano politico, il Gasdotto Ortodosso è sostenuto attivamente non solo dalla Russia, ma anche dai governi di Francia e Germania, i quali, in diverse occasioni, hanno sostenuto apertamente gli interessi energetici di Mosca in sede europea: a prescindere dal palese contrasto con l’interesse generale di Bruxelles nel diversificare le fonti dal quasi unico fornitore russo e, de facto, dalla messa a serio repentaglio della sicurezza energetica dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA TURCHIA ABBANDONA IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 31, 2012

Ankara dichiara prioritario il gasdotto Transanatolico per la propria politica energtica. La decisione influisce sui piani di sicurezza energetica dell’UE 

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est

Sullo stretto del Bosforo, il bello e cattivo tempo dell’indipendenza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 30 Gennaio, il Ministero dell’Energia turco ha dichiarato che tra, le priorità strategiche di Ankara, il gasdotto Transanatolico ha superato il Nabucco.

Secondo quanto riportato da una nota, la Turchia preferisce sfruttare infrastrutture già esistenti, piuttosto che finanziare la costruzione di nuove condutture, progettate per il medesimo scopo: l’accesso da parte dell’Unione Europea alle risorse di gas del Bacino del Caspio.

“Il gasdotto Transanatolico trasporterà 16 miliardi di metri cubi annui di gas dall’Azebajdzhan attraverso condutture già in funzione – riporta la nota del Ministero – La costruzione del Nabucco potrebbe altresì incentivare la ricerca da parte di Bruxelles di nuove fonti di approvvigionamento , e realizzare una ancor maggiore diversificazione di quella inizialmente prevista”.

La posizione della Turchia ricopre una fondamentale importanza per l’Unione Europea: intenta nella non semplice realizzazione di una politica energetica quanto più indipendente dalle forniture di gas della Russia: da cui il Vecchio Continente dipende quasi in toto.

Oltre alle influenti Francia e Germania – sostenitrici della politica energetica del Cremlino e dei suoi progetti infrastrutturali atti a dividere l’Europa e mantenere l’egemonia energetica sul Vecchio Continente – l’iniziativa della Commissione Barroso deve fare i conti anche con la concorrenza interna tra due progetti infrastrutturali concepiti per trasportare oro blu centro-asiatico in territorio UE, senza transitare per quello russo.

Il primo è il Nabucco: gasdotto di 4 Mila chilometri di lunghezza ubicati in parte sul fondale del Mediterraneo, e in parte sulla terraferma nella sua tratta lungo i Balcani e la Penisola Anatolica. Dalla portata prevista di 31 Miliardi di metri cubi, il gasdotto di verdiana denominazione è supportato politicamente dall’Unione Europea e dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania ed Ungheria – e economicamente dalla compagnia austriaca OMW, dalla romena Transneft, dalla ungherese MOL e dalla bulgara Bulgargaz.

Concorrenti al Nabucco sono altri tre gasdotti, i cui consorzi, di recente, hanno deciso di unirsi nel Gasdotto Europeo del Sud-Est – SEEP – per offrire una valida alternativa a costo di gran lunga inferiore. Il primo è il già citato gasdotto Transanatolico: compartecipato dalle compagnie turca BOTAS, azera SOCAR, olandese Shell e britannica British Petroleum, è forte di un accordo recentemente siglato tra la Turchia e l’Azerbajdzhan per l’importazione di oro blu proveniente dal giacimento di Shakh Deniz ad Ankara.

Secondo progetto è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI – gestito dall’operatore Poseidon, in cui rientrano la compagnia turca BOTAS, la greca DEPA, e l’italiana Edison. Dalla penisola anatolica, l’ITGI trasporta l’oro blu fino ad Otranto sul fondale dei Mari Egeo e Ionio. Infine, il terzo gasdotto è la TAP – Trans-Adriatic-Pipeline – progettata per trasportare gas dalla Grecia a Brindisi attraverso l’Albania ed il Mare Adriatico, compartecipata dalle compagnie di Svizzera EGL, Norvegia, Statoil, e Germania E.On.

Vince la Russia con il suo divide et impera energetico

Seppur positiva in termini di risparmio economico, la rivalità tra il Nabucco e le singole condutture del Gasdotto Europeo Sud-Est favorisce solo il Southstream: progetto sottomarino voluto della Russia sul fondale del Mediterraneo per rifornire di gas direttamente l’Europa, mantenere il Vecchio Continente dipendente da Mosca, e bypassare Paesi politicamente invisi al Cremlino come Ucraina, Polonia, Moldova, e Romania.

Il Gasdotto Ortodosso – come è altrimenti noto il Southstream – in via di realizzazione, è compartecipato dal monopolista russo, Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche, francese e greca, Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia e Slovenia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: SPUNTA UN NUOVO GASDOTTO PER LA SICUREZZA ENERGETICA EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 28, 2011

Il Gasdotto Europeo del Sud-Est – SEEP – punta al trasporto dell’oro blu centro asiatico in Europa in alternativa al Nabucco, sfruttando le condutture già esistenti. Sostenuto dalle compagnie energetiche azera e turca, con la compartecipazione di Shell e British Petroleum, potrebbe diventare l’infrastruttura principale del Corridoio Meridionale: progetto dell’Unione Europea per diminuire la dipendenza dalla Russia

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est

Utilizzare quello che si ha è meglio che costruire ex-novo: è tutto più economico, ecologico, e facile da realizzare, resta solo la volontà politica. Questa la scommessa lanciata dalle compagnie energetiche azera e turca, SOCAR e BOTAS, che, coadiuvate dall’olandese Shell e dall’inglese British Petroleum, hanno progettato un nuovo gasdotto per rifornire l’Europa di gas centro asiatico.

Il Gasdotto Europeo del Sud-Est – SEEP – è un progetto che mira al trasporto dell’oro blu dal giacimento azero Shakh Deniz all’Austria, sfruttando il più possibile le infrastrutture già esistenti. Una vera e propria alternativa che, se realizzata, neutralizzerebbe il Nabucco: gasdotto concepito sul fondale del Mediterraneo per rifornire di gas centro asiatico l’Europa evitando il transito in Russia – ed il ricatto politico di Mosca – su cui la Commissione Europea ha puntato tutto per diversificare le forniture di oro blu di un Vecchio Continente oggi dipendente quasi in toto dal gas del Cremlino.

Come sottolineato dal consorzio SEEP, il nuovo progetto sarebbe più conveniente del gasdotto di verdiana denominazione, dal momento in cui il tratto balcanico-europeo – ancora da realizzare – includerebbe anche la Croazia: nuovo membro dell’Unione Europea in cui il Nabucco non prevede di passare. L’unico interrogativo resta la portata: basandosi sui gasdotti già realizzati, il SEEP non supererebbe i 10 miliardi di metri cubi annui, contro i 31 preventivati per il Nabucco.

Al via il Gasdotto Transanatolico

Ciò nonostante, i lavori per la realizzazione del nuovo progetto sono già iniziati. Nella giornata di martedì, 27 Dicembre, Azerbajdzhan e Turchia si sono accordati definitivamente per la costruzione del Gasdotto Transanatolico: trasporterà gas dal Shakh-Deniz ai Balcani lungo la penisola turca. Come dichiarato a corredo della firma del contratto, l’infrastruttura punta a diventare uno dei gasdotti-cardine del Corridoio Meridionale: progetto di unificazione dei gasdotti del Mediterraneo, di cui, oltre al Nabucco – SEEP permettendo – faranno parte anche l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI – ed il Gasdotto Transadriatico – TAP.

Lecito ricordare che tale politica dei gasdotti è resa necessaria non solo dall’egemonia energetica della Russia, ma anche da un progetto, simile al Nabucco, concepito dal monopolista russo, Gazprom, per rifornire direttamente l’Europa Occidentale di proprio oro blu, bypassando Paesi – anche appartenenti all’Unione Europea – politicamente invisi al Cremlino, come Romania, Polonia, Stati Baltici, Ucraina, e Moldova.

Battezzata Southstream, la conduttura russa, nonostante contrasti l’interesse generale europeo, è compartecipata dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.On, dalla francese EDF, dalla greca DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia e Serbia.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA UE: LA TURCHIA NUOVA PORTA D’ORIENTE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 22, 2011

I governi turco ed azero varano la costruzione del Gasdotto Transanatolico, e firmano un accordo per le forniture di gas che, tramite Ankara, sarà destinato all’UE. Bulgaria ed Ungheria in primo piano per sfruttare la nuova conduttura. Cauta la Commissione Europea per il possibile rallentamento nella realizzazione del Nabucco e, più in generale, nella messa a punto di progetti alternativi alla dipendenza dall’oro blu della Russia

Il sistema energetico della Turchia

Un unico gasdotto dal Caspio al Mar Nero, poi via verso l’Adriatico e le Alpi. Questo è il nuovo progetto infrastrutturale che negli ultimi tempi sta mescolando le carte di una corsa al gasdotto che vede Il Vecchio Continente impegnato nella ricerca di approvvigionamenti di gas alternativi a quello russo, dalla cui totale dipendenza non è facile disfarsi.

A smuovere le carte, venerdì, 18 Novembre, è stato l’annuncio della costruzione del Gasdotto Transanatolico: infrastruttura che collegherà l’Azerbajdzhan all’Unione Europea transitando lungo tutto il territorio della Turchia. Un’iniziativa salutata con soddisfazione non solo dalla compagnia azera SOCAR – incaricata della realizzazione – ma anche dai governi coinvolti, sempre più importanti nei confronti di Bruxelles: Baku in quanto principale fornitore alternativo a Mosca, Ankara come nuovo Paese di transito da cui l’UE non potrà prescindere.

A garantire la serietà del progetto, ed il suo funzionamento, è un accordo per le forniture di oro blu siglato dai due Ministri dell’Energia parallelamente alla presentazione della conduttura transanatolica, che già in molti hanno dichiarato di volere sfruttare. In primis, la Bulgaria che, già il giorno seguente agli accordi azero-turchi, si è accordata con la Turchia per il prolungamento del Gasdotto Anatolico fino a Sofia, con possibili diramazioni in tutta l’area dei Balcani.

Nonostante i miseri investimenti e la bassa portata – 2 Miliardi di metri cubi di gas annui per una conduttura di 77 chilometri – il progetto bulgaro-turco ha un’alta rilevanza geopolitica, dal momento in cui consentirebbe un canale di approvvigionamento aggiuntivo all’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI: gasdotto da tempo progettato proprio per il trasporto di oro blu centro-asiatico senza transitare per il territorio russo.

Soddisfazione, anche se meno convinta, da parte della Commissione Europea, che ha salutato il Gasdotto Transanatolico come ennesima opzione per l’importazione di oro blu dall’Azerbajdzhan – con cui Bruxelles ha già raggiunto accordi – pur non nascondendo preoccupazione per le possibili ricadute che potrebbe avere sul Nabucco: infrastruttura, alternativa all’ITGI, progettata nel Mediterraneo per trasportare gas da Baku fino all’Austria, appoggiata economicamente da una considerevole cordata, composta dalle compagnie nazionali azera, turca, bulgara, ed austriaca.

L’Ungheria leader nell’Europa centro-meridionale

Come rilevato da diversi esperti, la rivalità tra i progetti in campo è sì positiva, ma rischia di posticipare di troppo tempo la realizzazione di un’indispensabile politica di indipendenza energetica europea in alternativa alla proposta della Russa. Difatti, il monopolista statale di Mosca, Gazprom, si è accordato con le singole compagnie di Germania, Francia, Olanda ed Italia per la costruzione del NordStream e del Southstream: due condutture sottomarine, concepite sui fondali del Baltico e del Mediterraneo per rifornire direttamente l’Europa Occidentale, e scavalcare i Paesi centrali, politicamente invisi al Cremlino.

Non è un caso se nel proprio piano di sviluppo energetico per il nuovo anno, l’Ungheria ha dichiarato piena disponibilità a dislocare finanziamenti in sostegno dei progetti UE, pur non essendo in grado di stabilire su quale infrastruttura investire per rendere il Vecchio Continente il meno dipendente possibile da Mosca. Uno scopo che Budapest sta cercando di perseguire anche nel suo piccolo per mezzo della realizzazione di interconnetori con Romania Croazia e Slovacchia per integrare Bucarest, Zagabria, e Bratislava al Corridoio Nord-Sud: sistema energetico europeo deputato al trasporto di gas liquido acquistato in Qatar, Irak, e Norvegia, dalle coste della Polonia occidentale fino alla Grecia.

Matteo Cazzulani

LA GRECIA AFFOSSA L’EUROPA ANCHE SUL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2011

Atene invita l’Azerbajdzhan a scegliere l’ITGI come conduttura principale per l’invio di oro blu centro asiatico all’UE, offrendo in cambio la privatizzazione del colosso statale DEPA. A rischio la realizzazione del Nabucco, su cui la Commissione Europea sta puntando tutto per la diminuzione delle forniture energetiche dalla Russia. Il Turkmenistan in soccorso a Bruxelles

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Dopo l’economia e la moneta unica, anche i progetti continentali di indipendenza energetica. Nella giornata di giovedì, 3 Novembre, il Ministro dell’Energia greco, Georgios Papakonstantinou, ha offerto all’Azerbajdzhan il pieno sfruttamento a condizioni di favore dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia: un gasdotto sottomarino – compartecipato da compagnie nazionali turca, greca, e dall’italiana Edison- ideato per il trasporto di gas centro asiatico senza transitare per il territorio russo e, così, diminuire la forte dipendenza energetica del Vecchio Continente dall’oro blu del Cremlino.

Secondo quanto riportato dall’autorevole ANA/MRA, Atene avrebbe addirittura invitato la compagnia azera DNKAR a prendere parte alla realizzazione dell’ultimo tratto dell’ITGI – da Komotini ad Otranto – ed a rilevarne quote di partecipazione in cambio della proposta di prendere parte come socio di maggioranza alla privatizzazione della DEPA: il colosso energetico statale che, in Paese in bancarotta, è l’unico ente pubblico con un bilancio in positivo.

“La DEPA è un’azienda sana e robusta – ha dichiarato Papakonstantinou – e la collaborazione con gli azeri potrebbe estendersi fruttuosamente anche ad altri progetti. Vogliamo fare della Grecia la porta dell’Europa per il gas centro asiatico – ha continuato – includendo i Paesi partner nella compartecipazione delle infrastrutture energetiche deputate alle forniture per il Vecchio Continente”.

L’offerta greca ha sollevato molti commenti tra gli esperti, per la maggiore perplessi non tanto dalla presa di posizione di un Paese che ha ben altri problemi da risolvere, ma, sopratutto, per il carattere lesivo degli interessi generali dell’Unione Europea che tale proposta ricopre. Difatti, l’ITGI è uno dei gasdotti candidati a divenire asse principale di un Corridoio Meridionale con cui la Commissione Europea, favorita dalla presidenza di turno polacca, sta cercando al più presto di rendere l’UE il meno dipendente possibile dal gas russo.

Finora, l’infrastruttura preferita – su cui Bruxelles sta investendo molto in termini economici e politici – è stata il Nabucco, che, sostenuta dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e supportata dalle compagnie OMV – Austria – SOCAR – Azerbajdzhan – BOTAS – Turchia – MOL – Ungheria – Bulgargaz – Bulgaria – Transgaz – Romania – ed RWE – Germania – è ad oggi il progetto più credibile per convincere Baku a concedere il via libera allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz – per cui la Commissione Barroso ha già stretto accordi.

Tuttavia, la proposta greca porta le autorità azere ad una valutazione supplementare dei due gasdotti, provocando da un lato una competizione suicida tra due progetti UE con il medesimo scopo, e, dall’altro, una frenata sulla tabella di marcia della costituzione del Corridoio Meridionale, che favorisce solamente il Southstream: gasdotto progettato dal monopolista russo Gazprom – e compartecipato dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.ON, dalla francese EDF, da quelle nazionali Serba e Macedone e, guarda caso, proprio dalla greca DEPA – con lo scopo di mantenere dipendente da Mosca il Vecchio Continente, rifornendolo di oro blu dalla Russia con una conduttura sul fondale del Mar Nero che aggira Paesi invisi al Cremlino, come Polonia, Ucraina, Romania, Moldova, e Stati Baltici.

Il Turkmenistan sceglie l’Europa

Chi di sicuro aiuterà la Commissione Barroso a diminuire la dipendenza energetica europea è governo turkmeno che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha promesso all’UE gas ad alte quantità e, sopratutto, un impegno concreto nel realizzare la tranche conclusiva del gasdotto Transcaspico.

Collegandola all’Azerbajdzhan, l’infrastruttura permetterà al Turkmenistan il collegamento ad un corridoio, per mezzo del quale collocare il proprio carburante sul mercato del Vecchio Continente. Una priorità della Politica Estera di uno dei Leader mondiali dell’esportazione di carburante che, di recente, ha portato il Turkmenistan ad un aspro scontro proprio con la Russia: preoccupata di perdere la competizione per il monopolio sulle forniture a Bruxelles non nel Mediterraneo, ma nel Mar Caspio.

Matteo Cazzulani