LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Primarie USA. In Iowa vincono Cruz e Clinton: flop Trump, bene Rubio

Posted in USA by matteocazzulani on February 2, 2016

Tra i repubblicani, il Senatore conservatore del Texas supera a sorpresa il milionario anti-establishment di New York. Buono il risultato del Senatore della Florida, che arriva a pochi punti percentuali da Trump. Pareggio, che favorisce l’ex-Segretario di Stato, tra i democratici

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Uno stato agricolo di circa 3 Milioni di cittadini non è forse una cartina di tornasole delle politica degli Stati Uniti, ma, come storicamente dimostrato, può dettare importanti trend politici destinati a cambiare il Paese. Nella giornata di lunedì, Primo Febbraio, il Senatore del Texas Ted Cruz ha vinto le primarie repubblicane in Iowa, superando, con il 27%, il miliardario di New York Donald Trump, secondo con il 24%, e il Senatore della Florida Marco Rubio, terzo con il 23%.

Il risultato, maturato dopo una intensa campagna elettorale, che ha visto Cruz contrastare il mediatico Trump con incessanti visite in tutte le contee dello stato, lascia apertissima una competizione che, in molti, davano già archiviata con Trump come vincitore assoluto.

Invece, oltre a Cruz, vincitore dall’Iowa esce anche il Senatore Marco Rubio, che ha sempre dichiarato di considerare il terzo posto nella consultazione come il suo obiettivo per poi continuare la propria corsa alla nomination del Partito Repubblicano.

La vittoria di Cruz in Iowa rafforza la corsa alla nomination repubblicana dell’esponente conservatore, che ha saputo coniugare tematiche care alle frange conservatrici del Partito Repubblicano, come un forte controllo dell’immigrazione, con idee condivise dai libertari del Tea Party.

In politica estera, Cruz sostiene la necessità di rafforzare la difesa degli alleati USA per contrastare le principali minacce alla sicurezza nazionale statunitense, ISIS, Russia e Cina, ed ha criticato l’interventismo degli scorsi anni in Medio Oriente e Nord Africa che, a suo dire, avrebbe portato ad una maggiore instabilità in regioni calde del pianeta.

Trump, che non si aspettava un risultato così basso, ha riscosso il supporto di quell’elettorato deluso dall’establishment del Partito Repubblicano promettendo l’azzeramento del debito pubblico ed una operazione di “pulizia” della Casa Bianca con molti accenti populistici.

In politica estera, Trump ha individuato nella distruzione dell’ISIL il suo principale scopo in materia di diplomazia, tanto da proporre la messa al bando dei mussulmani nel Paese e lodare a più riprese il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Rubio, che ha trionfato nelle zone urbane dello Stato, è sostenuto dall’elettorato moderato del Partito Repubblicano che condivide una riforma del settore dell’immigrazione che non chiude le frontiere a priori e, nel contempo, prevede una minore presenza dello Stato Federale nella vita dei cittadini rispetto a quanto finora attuato dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Per quanto riguarda gli affari Esteri, Rubio si ispira all’internazionalismo liberale: dottrina che prevede il ruolo attivo degli Stati Uniti nella promozione di Democrazia e Libertà nel mondo come mezzo di garanzia della sicurezza nazionale USA.

Meno partecipata, ma maggiormente sul filo di lana, è stata la competizione nelle primarie del Partito Democratico, dove l’ex-Segretario di Stato Hillary Clinton ha superato di pochissimo il senatore del Vermont, Ben Sanders: ambo i candidati sono, infatti, appaiati al 49%.

La Clinton, che ha dichiarato di intendere continuare la battaglia per estendere diritti per tutti intrapresa dal Presidente Obama, a partire dalla riforma sanitaria, è sostenuta dall’establishment del Partito Democratico e dagli elettori democratici moderati.

Sanders, che siede in Senato come Indipendente, si dichiara invece socialista, ed ha il supporto dell’elettorato più estremo dei democratici e di coloro che non si riconoscono nell’establishment del Partito Democratico.

L’importanza del Caucus di Iowa

Le primarie in Iowa lasciano, dunque, tutti i giochi aperti, ma inviano un chiaro indirizzo politico relativo alla incertezza sul piano repubblicano e alla ledearship quasi sicura della Clinton tra i democratici.

Infatti, le primarie in Iowa, che si svolgono secondo la modalità dei Caucus -assemblee di cittadini che votano dopo un dibattito pubblico nel corso del quale, spesso, il posizionamento di molti partecipanti cambia rispetto alle intenzioni- tendono a premiare i candidati più radicali e meno legati all’establishment.

Così, ad esempio, è stato per i repubblicani nel 2012 con la vittoria di Rick Santorum su Mitt Romney -poi risultato vincitore delle primarie del Partito Repubblicano- e, sopratutto, per i democratici nel 2008 con la vittoria di Barack Obama, che proprio grazie al trionfo nel Caucus di Iowa ha lanciato la sua vittoriosa corsa alla presidenza.

Tenuto conto del dato storico, sul piano del Partito Repubblicano il basso rating di Trump, e il buon risultato di Rubio, lasciano aperta la possibilità per il Senatore della Florida, assieme a Cruz, di insidiare la leadership del miliardario di New York, data per certa dai principali sondaggi.

Tra i democratici, la vittoria della Clinton, seppur di misura, rafforza il margine di vantaggio dell’ex-Segretario di Stato su Sanders, che puntava su una vittoria nel Caucus di Iowa per ripetere quanto Obama, proprio con la Clinton, ha fatto.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche

@MatteoCazzulani

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Ucraina: Poroshenko in USA e Canada nel solco dell’Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 19, 2014

Durante il suo discorso al Congresso a Camere riunite, il Presidente ucraino attinge a piene mani della dottrina dell’Internazionalismo Liberale: richiede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, aiuti per realizzare le riforme, armi e lo status di alleato NATO per Kyiv. Presso il Parlamento canadese, Poroshenko dichiara l’inizio di un percorso inarrestabile verso l’Europa

Wilsoniano, Kennediano, Reaganiano e Clintoniano negli Stati Uniti d’America, Churchilliano, invece, in Canada. Queste sono le caratteristiche dimostrate dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, durante i discorsi ufficiali al Congresso USA e al Parlamento canadese, entrambi riuniti a camere congiunte per audire il Capo di Stato dell’Ucraina.

Al Congresso, Poroshenko ha esposto le richieste dell’Ucraina all’alleato statunitense attingendo a piene mani dall’Internazionalismo Liberale: dottrina geopolitica, seguita da moltissimi tra i Presidenti che dal 1918 si sono succeduti alla Casa Bianca, che postula lo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo come condizione necessaria a garanzia della sicurezza dell’intera Comunità Atlantica.

Con l’appello agli USA a mantenere l’impegno di rispettare l’integrità territoriale ucraina sancita nel Memorandum di Budapest del 1994 -con cui USA, Gran Bretagna e Russia hanno riconosciuto l’invio l’abilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia da parte di Kyiv alle armi nucleari- e con la richiesta al Congresso di applicare ulteriori sanzioni alla Russia in reazione all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina, Poroshenko si è rifatto alla dottrina del Presidente Woodrow Wilson.

Questo Presidente, il “padre” della dottrina dell’Internazionalismo Liberale di appartenenza democratica, nel primo dopoguerra ha ritenuto necessario per la sicurezza degli Stati Uniti adoperarsi ad ogni costo per garantire la Libertà e il rispetto dello Stato di Diritto nel Mondo.

Poroshenko ha poi richiesto al Congresso investimenti affinché l’Ucraina riesca ad attuare riforme in campo economico e giudiziario necessario per approvare riforme importanti finalizzate a soverchiare la corruzione e a garantire la giustizia sociale sulle Rive del Dnipro.

Questo appello ricalca la posizione di John Fitzgerald Kennedy, il Presidente USA di orientamento democratico che, nel solco della tradizione dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Sessanta ha postulato la realizzazione della Comunità per il Progresso: un’alleanza tra i popoli della terra, iniziando da quelli della Comunità Atlantica, per garantire nel Mondo pace e giustizia sociale come mezzo per rafforzare la Democrazia e garantire la Libertà.

Durante il suo discorso, Poroshenko ha anche richiesto agli USA di fornire aiuti di carattere logistico e militare per consentire all’Ucraina di difendersi in maniera adeguata dall’aggressione militare della Russia, dichiarando che gli ucraini vogliono la pace, e che la battaglia per la Libertà sta comportando per Kyiv un prezzo enorme.

Questa richiesta ha scaldato i cuori dell’ala repubblicana del Congresso, in quanto ha attinto a piene mani dalla dottrina del Presidente Ronald Reagan, che, sempre nel solco dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Ottanta ha postulato la necessità per il Mondo libero occidentale, di combattere a tutto campo per la difesa della Democrazia, anche per mezzo di un considerevole riarmo.

Infine, Poroshenko ha attinto dall’orientamento del Presidente democratico Bill Clinton che, negli anni Novanta, sempre facendo riferimento alla dottrina wilsoniana, ha postulato la riforma della NATO dopo la caduta dell’Unione Sovietica da patto a garanzia della sicurezza della comunità Euroatlantica ad alleanza impegnata nello sviluppo e nella tutela della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà nel Mondo.

Poroshenko, nel suo discorso, si è infatti appellato al Congresso affinché gli USA riconoscessero all’Ucraina lo status di “alleato speciale” della NATO: una carica, concessa già ad Israele, Argentina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia e Kuwait, che garantisce ai Paesi che la possiedono aiuti da parte dell’Alleanza Atlantica in caso di aggressione militare.

Prima del discorso al Congresso, Poroshenko ha parlato presso il Parlamento del Canada, un Paese tradizionalmente vicino all’Ucraina per via della consistente diaspora ucraina, che da circa un secolo vive pienamente integrata nel tessuto sociale canadese.

Dopo avere sottolineato come l’Ucraina abbia intrapreso un percorso verso l’Europa oramai inarrestabile, Poroshenko ha citato l’ex-Primo Ministro britannico Wiston Churchill nell’elogiare il difficile compito avuto dal politico inglese durante la Seconda Guerra Mondiale di frenare il nazismo dovendo guardarsi anche dal rafforzamento dei sovietici.

Il Presidente ucraino ha inoltre citato Churchill anche per condividere l’apprezzamento per il Canada come Paese impegnato nel rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo che il Primo Ministro della Gran Bretagna ha espresso a più riprese.

Aiuti finanziari e militari

I discorsi di Poroshenko in USA e Canada hanno portato a risultati contrastanti. In USA, come riportato da Radio Liberty il Senato, presso la Commissione Esteri, ha approvato un progetto di legge per riconoscere all’Ucraina lo status di alleato della NATO e armamenti per una quantità di 350 Dollari.

Nonostante il voto del Senato, come riportato dalla CNN, il Presidente USA, Barack Obama, ha dichiarato che il riconoscimento dello status di alleato NATO all’Ucraina non sia necessario, in quanto la cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e Kyiv è già a un livello superiore rispetto a quello con l’Argentina e gli altri Paesi che godono dello status richiesto dal Presidente Poroshenko.

Da parte sua, come riportato dalla Cancelleria del Capo del Governo, il Premier canadese, Stephen Harper, ha promesso l’implementazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina per i settori dell’energia, dell’agricoltura, della tecnologia e della realizzazione di macchinari.

Il Canada ha poi concesso un prestito di 200 Milioni di Dollari che l’Ucraina è chiamata ad utilizzare per il rafforzamento della sua economia, e a restituire nei prossimi 5 anni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Pace e Libertà: così Obama tutela l’Europa dall’aggressione imperiale di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 21, 2014

La visita del Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, in Ucraina determina il ritorno degli USA ad una politica assertiva per la difesa del Diritto Internazionale in Europa. L’assenza dell’UE e la forza della propaganda russa a dare manforte alla politica imperialista di Mosca che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’UE

“In Biden we trust” è il titolo di un articolo che ho scritto nella primavera del 2009, quando il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, fu mandato in Europa Centrale dal neoeletto Presidente USA, Barack Obama, per rassicurare Polonia e Repubblica Ceca in merito alla vicinanza dell’Amministrazione statunitense democratica dopo la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di revocare il piano di realizzazione dello scudo antimissilistico a Varsavia e Praga.

Allora, la mossa di Obama, in controtendenza con il provvedimento varato dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha segnato l’inizio di una politica di ‘reset’ nei confronti della Russia di Putin, necessaria all’Amministrazione democratica USA per spostare il focus della strategia geopolitica statunitense dall’Europa all’Asia: laddove si era già da tempo collocato il reale centro degli affari globali.

Oggi, la visita di Biden in Ucraina, organizzata per esprimere pieno sostegno ad un Paese che ha subito da parte della Russia di Putin un’occupazione parziale del suo territorio dopo l’annessione militare di una sua regione -la Crimea- e una continua campagna di aggressione energetica e commerciale, apre una nuova fase della politica estera USA, che sono finalmente tornati a sostenere la democrazia, la libertà e il rispetto dello Stato di Diritto in Europa.

A motivare il gesto politico di Obama è il comportamento preoccupantemente sciovinista e guerrafondaio della Russia di Putin, che, per controllare il territorio ucraino -pedina fondamentale per realizzare la ricostruzione dell’Impero Russo: il grande sogno di Putin- ha invaso una sua Regione, infrangendo così gli importanti Accordi di Budapest del 1994, che sanciva l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Oltre alla messa in discussione di un importate capitolo del disarmo nucleare su scala globale, Putin, con la giustificazione del suo intervento armato in Crimea -e, possibilmente, anche in Ucraina orientale- per tutelare le popolazioni russofone presenti in territorio ucraino, ha anche riaperto la questione delle minoranze linguistiche: un argomento, di cui in passato si è avvalso Hilter per annettere al Terzo Reich Austria, Sudeti e Corridoio di Danzica prima della Seconda Guerra Mondiale, che rimette in discussione l’intera natura delle relazioni tra Stati sovrani.

Sulla base di questo background, la mossa di Obama è necessaria per ripristinare la Pace in Europa. Per farlo, il Presidente USA ha preso spunto dalla dottrina dell’Internazionalismo Liberale che, fondata da Woodrow Wilson, e seguita, tra gli altri, da Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, considera lo sviluppo di Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Progresso nel Mondo come condizione necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Alla positiva notizia del ritrovato impegno per la Pace e la Libertà in Europa da parte di Obama fanno però compagnia notizie a dir poco preoccupanti, come, in primis, l’assenza dell’Unione Europea, che ha perso un’occasione irripetibile per esercitare finalmente un ruolo da protagonista sullo scenario globale.

Dinnanzi alle mire imperialiste realizzate con metodi bellici da parte della Russia di Putin in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina, l’UE avrebbe dovuto dapprima aprire le sue porte a Kyiv mediante l’abbattimento del regime dei visti per quei cittadini ucraini che desiderano vivere e progredire in territorio europeo.

Successivamente, l’Europa avrebbe dovuto parlare con Mosca in maniera forte e chiara in sostegno del rispetto di Democrazia, Diritti Umani e Pace: principi su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Un’apertura dell’UE all’Ucraina, da prendere senza timore per possibili ripercussioni dello Zar del Gas Putin -che se il gas non lo vende all’Europa non lo vende a nessuno- avrebbe ridato linfa alla mission di politica estera dell’Unione Europea come unico soggetto in grado di garantire lo sviluppo di Pace, Progresso, Democrazia e Libertà per mezzo di accordi commerciali e politici.

Questa, del resto, è stata la politica attuata nel 2004 con l’allargamento ai Paesi dell’Europa Centrale dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, in piena alternativa all’esportazione della democrazia con le armi e le bombe attuata dall’Amministrazione repubblicana di Bush.

Un altro aspetto negativo della questione è la constatazione di quanto ancora attraente sia la propaganda russa in Europa, sopratutto in Paesi come Italia e Francia, che hanno recepito appieno vere e proprie menzogne messe in circolo dalla Russia di Putin per discreditare gli ucraini come fascisti e irrispettosi delle minoranze nazionali.

Come confermato da un recente sondaggio dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, nessun ucraino russofono è mai stato vittima di violenze ed intimidazioni, né è mai stato minacciato dal Governo ucraino per la sua appartenenza linguistica.

Quando Putin dichiara che le proteste per la democrazia in Ucraina sono attuate dai fascisti armati di Pravy Sektor -e i media italiani quotano queste panzane senza verificare il fatto- mente spudoratamente: Pravy Sektor -come ho avuto modo di dichiarare oggi su Radio Popolare- rappresenta solo il 4% del fronte politico ucraino, e nell’Ucraina dell’Est gli squadroni di separatisti filorussi -in realtà agenti dell’esercito di Mosca infiltrati da tempo in territorio ucraino- hanno messo al bando i Partiti democratici ucraini dopo avere proclamato la “caccia all’ucrainofono”.

Se in Europa esiste un regime davvero fascista, dove le minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali sono represse, il dissenso politico sottaciuto, e i giornalisti non allineati picchiati quando non addirittura uccisi, questo è la Russia di Putin, e non l’Ucraina della Tymoshenko, né l’America di Obama.

L’UE è in pericolo se non si rafforza politicamente nell’areale internazionale

La mobilitazione degli USA in sostegno di Democrazia e Libertà, e l’assenza di un’iniziativa reale dell’UE, lascia capire che l’Europa ha bisogno dell’America democratica di Obama per tutelare i propri valori, quando non addirittura la propria esistenza.

Come sottolineato dall’autorevole centro studi polacco PISM -che è autorevole anche e sopratutto perché è polacco, e quindi più capace di comprendere le dinamiche dell’Europa Orientale- lo scopo di Putin nell’avere sollevato la questione linguistica non è tanto il giustificare l’azione militare in Ucraina, bensì il preparare simili provocazioni in Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE in cui vive una cospicua popolazione russofona.

C’è bisogno di più Obama, Kennedy, Spinelli e Prodi

Sulle dichiarazioni che ho rilasciato a Radio Popolare, e che qui ho riportato in maniera più estesa, avrei potuto scrivere la classica mia nota come Responsabile dei rapporti con l’Ucraina del PD metropolitano milanese.

Non ho ritenuto opportuno farlo per non mettere in imbarazzo il Segretario metropolitano, anche se dall’impegno profuso in prima persona da autorevoli esponenti democratici italiani, in primis dal Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, ma anche dagli Europarlamentari Patrizia Toia e David Sassoli, dalla Parlamentare Lia Quartapelle, e dalle dichiarazioni di recente rilasciate dall’ex-Premier Massimo D’Alema, è chiaro che il PD è, come unico Partito nell’arco politico italiano, in prima fila per il rispetto della Democrazia, della Libertà, dei Diritti Umani e della Pace.

In una situazione in cui, in Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia si sono schierati apertamente a difesa dell’aggressione della Russia all’Ucraina, sarebbe opportuno che il nostro Paese, come sostiene il PD, attingesse di più da Obama, Kennedy, Clinton, Spinelli e Prodi, e non da Putin, Grillo, Salvini e Berlusconi, per restituire dignità e slancio internazionale ad un’Unione Europea che, oggi, ha estremo bisogno di aiuto.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Fondazione Filitalia International
Twitter: @MatteoCazzulani