LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA EUROPEA SEMPRE PIU A RISCHIO: BLOCCATO L’OLEODOTTO ODESSA-BRODY-DANZICA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 30, 2012

Congelato il prolungamento della conduttura che avrebbe garantito l’importazione diretta di nafta centro-asiatica in territorio europeo e diminuito la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Gli sviluppi del progetto come chiave per comprendere i rapporti tra l’UE e l’Ucraina, e l’importanza di quest’ultima per la sicurezza nazionale degli Stati Vecchio Continente

Il percorso del progetto Odessa-Brody-Plock-Danzica

Politica ed energia sono legate a stretto filo: il raffreddamento delle relazioni con i Paesi dell’Europa Orientale – dettato dalla loro involuzione democratica – può comportare il congelamento di piani indispensabili per la sicurezza dell’Unione Europea. Questo teorema geopolitico sta tutto nell’oleodotto Odessa-Brody: infrastruttura deputata all’invio di nafta dal terminale marittimo di Odessa, sul Mar Nero, fino al centro dell’Ucraina e, da qui, verso il territorio UE.

A rendere ancor più importante questo oleodotto è stato il suo prolungamento fino a Danzica: progettato per consentire l’afflusso diretto di greggio di provenienza centro-asiatica direttamente nel Vecchio Continente, e, in questo modo, diminuire la forte dipendenza che – così come per il gas – lega l’Europa alla Russia.

Il piano, non senza difficoltà, nel 2011 è stato inserito tra le priorità dell’Unione Europea grazie allo sforzo della Presidenza di turno della Polonia, il cui Premier, Donald Tusk – convinto dell’importanza strategica di una conduttura destinata a diversificare le forniture energetiche del Vecchio Continente – è riuscito anche a stanziare 120 Milioni di Euro dal budget UE per l’avvio dei lavori.

A vanificare tale slancio sono state le relazioni con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Incassato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione con l’UE il 19 Dicembre 2001 – a causa dell’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – il Capo di Stato di Kyiv si è progressivamente allontanato da Bruxelles.

A certificare tale raffreddamento è stata l’ultima dichiarazione del Premier ucraino, Mykola Azarov, il quale, sabato, 28 Gennaio, ha comunicato il blocco dei lavori per il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica, incolpando la Polonia.

“Abbiamo proposto tale progetto diverse volte ai polacchi, ma ci hanno risposto che l’infrastruttura non rientra nei loro interessi” ha riportato le parole del Capo del Governo ucraino l’autorevole Dzerkalo Tyzhnja.

Tra le parole di Azarov e i fatti di Tusk resta una palese differenza di lettura su un progetto di cruciale importanza sia per l’Ucraina che per l’Unione Europea. Quest’ultima in particolare si trova ora impossibilitata a sfruttare il canale di importazione di nafta dal Centro-Asia: indispensabile per diminuire la quantità di greggio finora acquistata, a caro prezzo, da Russia e Paesi arabi.

Un oleodotto complicato

L’Odessa-Brody-Danzica è una esemplificazione dei rapporti tra l’Ucraina e la Polonia – e, con essa, l’Unione Europea: mai del tutto decollati dall’ottenimento dell’Indipendenza da parte di Kyiv, nel 1991. Rappresentano eccezioni rare parentesi: come i cinque anni seguenti al processo democratico ucraino, passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Plock – città nei pressi di Varsavia – concepito per trasportare nafta acquistata da Turkmenistan, Azerbajdzhan e Kazakhstan direttamente in Polonia attraverso il territorio dell’Ucraina, viene preventivato nel 2001 dai Premier polacco e ucraino di quell’anno, Jerzy Buzek – fino a pochi giorni or sono Presidente del Parlamento Europeo – e Viktor Jushchenko – futuro Presidente ucraino, eletto in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Due anni più tardi, su iniziativa dei due Presidenti, Aleksander Kwasniewski e Leonid Kuchma, viene firmata con la Commissione Europea una dichiarazione di sostegno politico al progetto energetico. Inoltre, viene registrata la Sarmatia: compagnia energetica polacco-ucraina, compartecipata da enti azeri, turkmeni e georgiani, incaricata non solo di realizzare il prolungamento della conduttura fino a Danzica e ai Paesi Baltici, ma anche di garantire le forniture di greggio secondo un complicato tragitto terra-mare. Dal Bacino del Caspio, la nafta sarebbe dovuta essere trasportata via terra in Georgia, da dove, caricata su navi, avrebbe raggiunto Odessa e, quindi, il territorio polacco.

Tuttavia, nel 2004 i rapporti tra Polonia ed Ucraina peggiorano in seguito alla fallita scalata del colosso ucraino ISD all’ambito complesso metallurgico Huta Czestochowa. Per ripicca, su direttiva di Kuchma, il Premier ucraino, Viktor Janukovych – l’attuale Presidente – inverte lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da nord verso sud per trasportare nafta di provenienza russa verso il Mar Nero, ed esportarla via mare a mercati alternativi a quello polacco.

Il prolungamento dell’Odessa-Brody nel territorio dell’Unione Europea riprende attualità in seguito alla Rivoluzione Arancione. Nel 2005, i Presidenti Lech Kaczynski e Viktor Jushchenko varano un nuovo progetto per collegare con un unico oleodotto il Mar Nero al Mar Baltico: da Odessa a Danzica.

Sostenuto dall’Europa Centrale – oltre che da Polonia ed Ucraina, anche da Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici – il progetto entra nuovamente in crisi nell’agosto 2008, quando l’aggressione militare della Russia alla Georgia danneggia gravemente l’oleodotto tra il Mar Caspio e il Mar Nero: tratta da cui passa l’intera importazione di greggio centro-asiatico a Tbilisi.

Al conflitto armato russo-georgiano, in Ucraina si somma la crisi politica interna al campo arancione: la rivalità tra Jushchenko e il Primo Ministro, Julija Tymoshenko – vera e propria Leader spirituale della Rivoluzione Arancione – blocca ogni decisione sia a livello politico che energetico: tra cui, per l’appunto, l’Odessa-Brody-Danzica.

Una nuova svolta si registra nel 2010, quando il neoeletto Presidente ucraino, Viktor Janukovych – contrariamente a quanto fatto sei anni prima da Capo del Governo – ripristina lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da sud a nord per trasportare nafta venezuelana verso la Bielorussia.

L’intenzione del Capo di Stato ucraino è la realizzazione di una politica di neutralità energetica sia dall’Europa che dalla Russia, ma il ripristino del senso d’utilizzo originario dell’Odessa-Brody convince il nuovo Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ed il Premier, Donald Tusk, ad intavolare trattative per il ripristino del prolungamento della conduttura fino a Danzica, ed inserire il progetto tra le priorità strategiche dell’Unione Europea.

Tuttavia, le relazioni tra Bruxelles e Kyiv si fanno sempre più aspre a causa del processo politico alla Tymoshenko – divenuta Leader dell’Opposizione Democratica ucraina – fino a rompersi definitivamente dopo l’arresto della Lady di Ferro ucraina: come dimostra il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina. Gli sforzi profusi dalla Polonia risultano vani, e l’Ucraina si trova sempre più isolata a livello internazionale: totalmente in balia della Russia, sopratutto sul piano energetico.

Alla luce di tutto questo, occorre evidenziare quanto la condotta illiberale del Presidente Janukovych sia gravosa per la sicurezza energetica dell’Unione Europea, che, in assenza delle repressioni agli esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica a Kyiv, avrebbe potuto contare su un’Ucraina garante delle forniture di greggio alternative a quelle russe.

Matteo Cazzulani