LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: la Svizzera aiuta Putin ad aggirare le sanzioni dell’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2014

Il settimanale francese Le Point presenta il ruolo strategico di Berna nella gestione dei conti bancari russi e della commercializzazione del gas di Mosca in Europa. Attraverso succursali registrate nella Confederazione Elvetica il monopolista statale russo del gas Gazprom può aggirare le misure restrittive approntate dall’Unione Europea in reazione all’aggressione militare della Russia all’Ucraina

Il Paese del cioccolato, degli orologi e del formaggio coi buchi, ma anche lo Stato delle banche e il salvagente del malaffare russo in Europa per fuggire alle sanzioni applicate dall’Unione Europea per reagire all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina. Nella giornata di Domenica, 3 Agosto, la Svizzera, per voce del Ministro dell’Economia elvetico, Johann Schneider-Ammann, ha dichiarato di non intendere aderire alle sanzioni europee nei confronti della Russia, nonostante la Commissione Europea abbia apertamente invitato i Paesi terzi confinanti con l’UE ad unirsi all’iniziativa nei confronti del Cremlino.

Come riportato dal Ministro svizzero, Berna intende mantenere una posizione neutrale, anche e sopratutto tenuto conto dell’impatto che le sanzioni europee avranno nei confronti della Svizzera, la cui economia è strettamente collegata a quella UE.

Oltre alla tradizionale neutralità elvetica, a motivare la mancata partecipazione della Svizzera alla lista dei Paesi che hanno deciso di imporre sanzioni alla Russia vi è un’interesse più ampio, fatto di depositi bancari e traffici energetici.

Come riportato dall’autorevole settimanale francese Le Point, la Svizzera è infatti il rifugio di considerevoli capitali russi depositati in un paradiso fiscale in cui, non a caso, hanno scelto di abitare alcuni dei più potenti oligarchi della Federazione Russa, tra cui Gennady Timchenko: una delle personalità colpite dalle sanzioni dell’Occidente a Mosca stretto amico del Presidente russo, Vladimir Putin.

Oltre alle banche, sempre secondo Le Point, la Svizzera rappresenta un importante snodo per la commercializzazione del greggio e del grano russo: è proprio da Berna che, infatti, transita il 70% della benzina e il 60% della farina esportata da Mosca in Europa.

Tuttavia, le banche, il greggio e il grano -figurato e non- non sono le uniche fonti di ricchezza che tengono unite Svizzera e Russia, ma anche il gas ricopre un ruolo fondamentale nelle solide relazioni tra Berna e Mosca.

Come riportato da un’analisi effettuata dal Presidente dell’autorevole centro di studi di politica globale Strategia XXI, Mykhaylo Honchar, proprio in Svizzera è molto attivo il monopolista statale russo del gas Gazprom: la longa manus del Cremlino, che attraverso una sua società figlia, la Gazprom Schweiz AG, controlla la commercializzazione in Serbia, Austria e Italia del gas proveniente da Turkmenistan, Kazakhstan, Azerbaijan ed Uzbekistan.

Come rilevato da Honchar nell’analisi, ancora in via di pubblicazione, la Gazprom Schweiz AG gode di un mercato talmente fiorente da foraggiare il 53% delle entrate di bilancio della compagnia Gazpromeksport, deputata non solo alla commercializzazione del gas in Germania, ma anche, come riporta il suo statuto, ad attuare iniziative in favore della promozione della cultura russa sul piano culturale ed artistico.

La Gazpromeksport, così come la Gazprom Schweiz AG ed altre compagnie energetiche intermediarie afferenti sempre a Gazprom -e quindi al Cremlino- sono controllate sul piano finanziario dalla Gazprombank: la banca privata del monopolista statale del gas russo che, assieme alla Sberbank, alla VTB, alla Vnieshekonombank ed alla Rossielkhozbank, sono state inserite tra gli enti interessati dalle sanzioni UE.

Come conclude Honchar, grazie al passaggio in Svizzera, dove Gazprom possiede diverse sedi fisse, Putin riesce così a bypassare le sanzioni che l’Europa ha applicato per indebolire l’economia russa a partire proprio dall’energia: il settore di cui Mosca spesso si avvale per realizzare scopi di natura geopolitica a danno di Paesi terzi sovrani e indipendenti, come Ucraina, Moldova, Georgia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca.

La lobby filorussa forte anche in Europa Occidentale e nei Balcani

Oltre al passaggio in Svizzera, a mettere a serio repentaglio la riuscita delle sanzioni UE è anche l’attività delle singole compagnie energetiche dei Paesi dell’Unione che mantengono forti interessi con Gazprom, e che quindi sono intenzionati a convincere i rispettivi Governi ad assumere una posizione morbida nei confronti di Mosca.

Non è infatti un caso se la compagnia tedesca Wintershall ha portato la Germania ad essere molto cauta al momento della discussione delle sanzioni alla Russia, così come in Italia è molto forte la posizione filorussa del colosso nazionale ENI e della compagnia Saipem: entrambe coinvolte nella realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dalla Russia per bypassare l’Ucraina nel transito del gas russo in Europa, incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di oro blu di Mosca, e bloccare il progetto di diversificazione delle fonti di gas che la Commissione Europea ha di recente varato.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha dichiarato contrarietà al Southstream, ma i singoli Paesi interessati dal gasdotto -Austria, Slovenia, Ungheria e Bulgaria- hanno dato pieno sostegno al gasdotto di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Yatsenyuk resta Premier anche se senza maggioranza

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 1, 2014

Il Premier ucraino ottiene la fiducia con un largo consenso, anche se la coalizione ‘Scelta Europea’ resta separata. Approvato l’Assestamento di Bilancio per finanziare l’esercito impegnato contro le milizie filorusse nell’Est del Paese

Un mandato confermato a pieni voti, anche se la posizione resta ancora traballante. Nella giornata di giovedì, 31 Luglio, il Parlamento ucraino ha confermato la fiducia al Premier, Arseniy Yatsenyuk, che ha rimesso le dimissioni dalla guida del Governo al voto della Rada dopo il crollo della colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’.

A favore della permanenza di Yatsenyuk alla guida dell’Esecutivo ucraino hanno votato quasi tutti i Gruppi parlamentari, eccezion fatta per 16 deputati appartenenti al Partito delle Regioni, e indipendenti di estrazione comunista: le due forze partitiche che hanno sostenuto la Presidenza del dittatore ucraino Viktor Yanukovych.

Oltre alla conferma della fiducia a Yatsenyuk, il Parlamento ha anche approvato l’Assesstamento di Bilancio che, come richiesto dal Premier, sblocca 2,9 Miliardi di Hryvnye per sostenere l’esercito ucraino impegnato nella riconquista delle Regioni orientali dell’Ucraina occupate dalle milizie pro-russe.

Nello specifico, l’Assestamento di Bilancio, necessario per evitare alle casse ucraine la bancarotta, attinge risorse da una più alta tassazione sulle rendite finanziarie delle persone fisiche e sulle vincite della Lotteria Nazionale.

“Oggi a riguardo di economia vi sono due notizie -ha dichiarato il Premier Yatsenyuk a commento della votazione- L’Argentina è in default, mentre l’Ucraina è riuscita ad evitare di fallire”.

Nonostante la vittoria politica, sostenuta anche dal Presidente, Petro Poroshenko, per Yatsenyuk la fiducia e l’Assestamento di Bilancio non bastano a ricomporre la coalizione di maggioranza, alla quale, oltre a qualche Deputato indipendente, appartiene solo la forza politica del Premier di orientamento social-democratico-popolare Batkivshchyna.

Ad avere confermato l’uscita dalla maggioranza, che de facto lascia il Governo senza un appoggio sicuro in Parlamento, sono il Partito di orientamento moderato UDAR -la forza partitica del Sindaco di Kyiv Vitaliy Klichko vicina al Presidente Poroshenko- e gli ultraconservatori di Svoboda.

Infatti, questi due Partiti hanno affossato l’altro provvedimento che Yatsenyuk ha chiesto alla Rada di votare: la riforma del sistema nazionale energetico in chiave europea.

Ancora impasse sulla riforma del sistema infrastrutturale energetico in chiave UE

La riforma, che ha ottenuto i voti favorevoli solo di Batkivshchyna, prevede lo scorporo delle funzioni del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz -a cui resta la gestione della compravendita del gas con compagnie di Paesi terzi- del controllo del sistema infrastrutturale energetico, dei siti di stoccaggio e della distribuzione del carburante, affidate rispettivamente alle compagnie Ukrtranshaz, Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e Ukrayinska Hazotransportna Systema.

Inoltre la riforma del sistema infrastrutturale energetico ucraino, a cui si sono opposti UDAR, Svoboda e il Partito delle Regioni, prevede la cessione del 49% dei gasdotti ucraini a compagnie registrate in Unione Europea e negli Stati Uniti d’America: una prerogativa, supportata apertamente da Batkivshchyna, che armonizza la legislazione di Kyiv a quella UE.

Come dichiarato da Yatsenyuk, il provvedimento è necessario per assicurare all’Unione Europea il transito del gas russo attraverso il territorio ucraino e, nello stesso tempo, a bloccare la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, progettato dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas russo e, nel contempo, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del carburante di Mosca in territorio UE.

Malgrado la necessità di bloccare il Southstream -infrastruttura apertamente contrastata dalla Commissione Europea- la riforma del sistema energetico nazionale ucraino così com’è concepita contiene alcuni punti critici.

Come dichiarato in esclusiva a Welfare Network dal Direttore del centro-studi Nomos, Mykhaylo Honchar, la cessione da parte dello Stato del 49% dei gasdotti ucraini potrebbe favorirne l’acquisizione da parte di una società-fantoccio creata dal monopolista statale russo del gas Gazprom.

“La liberalizzazione del sistema dei gasdotti ucraini, che Kyiv ha sempre voluto considerare come una sorta di territorio neutrale da non svendere a nessuno, sopratutto in un periodo di guerra come quello attuale, è un’idea prematura -ha dichiarato il Professor Honchar- Prima di stabilire la cessione dei gasdotti, il Governo deve ottenere precise proposte da parte di società europee, e non di succursali di Gazprom: in tal caso, non credo che ci saranno forze politiche pronte ad affossare il provvedimento in Parlamento”.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Gas: l’Ucraina importa il gas della Russia dalla Germania tramite la Polonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 3, 2012

Il colosso ucraino Naftohaz firma un minicontratto di qualche mese con la compagnia tedesca RWE per l’importazione da ovest di oro blu russo. La nuova politica energetica del Presidente, Viktor Yanukovych, e il posizionamento geopolitico di un Paese sempre più vicino a Mosca ma ugualmente importante per la sicurezza energetica dell’Europa

Un’alleanza energetica ucraino-tedesco-polacca garantirà per i prossimi mesi forniture di gas russo in Ucraina da ovest anziché da est. Nella giornata di mercoledì, 31 Ottobre, il colosso energetico ucraino Naftohaz ha firmato con la compagnia tedesca RWE un accordo per l’importazione di gas russo acquistato in Germania attraverso il territorio polacco.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il mini-contratto obbliga Naftohaz all’acquisto di circa 57 Milioni di metri cubi gas dal Primo di Novembre al Primo di Gennaio del 2013. La compagnia tedesca RWE e leader nella compravendita di gas – precedentemente importato dalla Russia – in Europa Centro-Orientale.

Da parte del colosso ucraino non e pervenuta ancora nessuna conferma dell’operazione contrattuale, ma a dare valore alla notizia sono due note emanate dalla compagnia ucraina deputata alla gestione dei gasdotti nazionali, Ukrtranshaz, e dalla sua corrispettiva polacca Gaz System.

Dopo avere ristabilito le norme per la compravendita di gas tra Polonia e Ucraina, le due compagnie hanno raggiunto un accordo sull’impiego del terminale di Hermanovych per l’importazione in Ucraina di gas da occidente anziché da oriente, come invece finora avvenuto.

La decisione di Naftohaz e in linea con la politica energetica dettata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych. Scaduto il contratto per l’acquisto di gas dal monopolista russo Gazprom, e dinnanzi all’impossibilità di rinnovare l’accordo a causa delle esose clausole richieste dal Cremlino – che possiede più del 50% di Gazprom – Kyiv ha dichiarato la volontà di diminuire la quantità di gas importata dalla Russia a soli 27 miliardi di metri cubi all’anno.

Di pari passo, il Ministro dell’Energia, Yuri Boyko, ha avviato trattative per l’acquisto temporaneo di gas russo dalla Germania tramite lo sfruttamento in senso alternato dei gasdotti nazionali, e, per compensare la diminuzione di carburante dalla Russia, ha aumentato lo sfruttamento di carbone e greggio.

La sospensione delle trattative tra l’Ucraina e Gazprom e dettata dalla politica della Russia volta alla costruzione di gasdotti che riforniscono i clienti dell’Europa Occidentale di gas in via diretta, senza transitare per Paesi politicamente invisi al Cremlino, come Ucraina, Polonia e Paesi Baltici.

In particolare, il ruolo di Kyiv come Paese di transito del gas russo in Europa e stato ridimensionato con la costruzione, nel Febbraio 2012, del NordStream: gasdotto voluto da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per veicolare dalle coste russe a quelle tedesche 55 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno.

Un altro progetto che diminuirà ulteriormente l’importanza energetica dell’Ucraina e la costruzione del Southstream. Questa infrastruttura e progettata dal Cremlino sul fondale del Mar Nero per inviare in Europa Sud-Occidentale 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, ed impossibilitare alla Commissione Europea la realizzazione di condutture parallele per importare direttamente in Europa oro blu dall’Azerbaijan.

L’isolamento energetico dell’Ucraina – che va di pari passo con quello politico del Presidente Yanukovych, avviato con l’ondata di repressione politica che ha portato all’arresto della Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko – ha lasciato Kyiv senza la possibilità di utilizzare il suo ruolo di Paese di transito dell’oro blu dalla Russia in Europa Occidentale per ottenere da Mosca un prezzo per il gas inferiore al tariffario europeo.

Secondo esperti intervenuti sulla Nezavisimaya Gazeta, l’unica possibilità per l’Ucraina di ottenere un prezzo scontato per il gas russo e l’accordo su concessioni politiche di Kyiv nei confronti del Cremlino.

Tra esse vi e l’uscita dell’Ucraina dalla Comunità Energetica Europea – una sorta di UE dell’energia che raggruppa in un unico mercato i 27 Paesi dell’Unione Europea, più Moldova ed Ucraina – e l’ingresso di Kyiv nell’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione politica ed economica e stato varato da Mosca secondo l’esempio dell’UE per ristabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico. Ad oggi, i membri dell’Unione Eurasiatica sono, oltre alla Russia, la Bielorussia ed il Kazakhstan, e, nel breve termine, e previsto l’ingresso di Kyrgyzstan e Tajikistan.

L’Esperto: “La Russia non potrà mai fare a meno dell’Ucraina per vendere il gas all’Unione Europea”.

Nonostante la situazione quasi compromessa, l’Ucraina ha ancora una carta da giocare per mantenere un ruolo da protagonista per le forniture di gas russo all’Europa Occidentale.

Come dichiarato in esclusiva a Lombardi Nel Mondo dal Professor Mykhaylo Honchar, del centro Nomos, la Russia non potrà mai contare esclusivamente sui gasdotti sottomarini per garantire le forniture di gas all’Europa Occidentale, in quanto esse sono sprovviste di centri di stoccaggio dell’oro blu lungo il loro tragitto.

“I gasdotti che veicolano il gas russo verso l’Unione Europea attraverso l’Ucraina sono l’unico mezzo davvero sicuro per garantire all’Europa Occidentale oro blu da Mosca” ha dichiarato Honchar.

“In caso di avaria della conduttura, ad oggi l’Ucraina mantiene invariato il flusso del gas grazie alle riserve immagazzinate nei siti di stoccaggio lungo il tragitto della tubatura. Simili incubatori di carburante non possono essere costruiti lungo gasdotti sottomarini” ha continuato l’esperto del Centro Nomos.

Le parole di Honchar dimostrano come l’Ucraina resti un paese di importanza cruciale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea.

Per questa ragione, la posizione geopolitica di Kyiv in una parte del mondo particolarmente delicata tra l’Europa e la Russia deve restare una priorità dell’agenda politica di Bruxelles, anche dinnanzi al regresso democratico sulle Rive del Dnipro, confermato dallo svolgimento irregolare delle ultime Elezioni Parlamentari.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PRENDE FORMA IL CORRIDOIO NORD-SUD DELL’UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 24, 2012

Ungheria e Slovacchia avviano l’unificazione dei gasdotti nazionali nell’ambito del progetto della Commissione Europea mirante alla diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia. Benefici previsti anche per Croazia e Ucraina. Si alza la tensione tra Israele e Turchia per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Il Premier ungherese, Viktor Orban

Il gas unisce l’Europa ma divide il Mediterraneo. Nella giornata di mercoledì, 23 Maggio, Ungheria e Slovacchia hanno avviato il progetto di unificazione dei gasdotti dei due Paesi con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri tra le località di Vel’ky Krtis e Vecses.

Come riportato dall’autorevole agenzia Ukrinform, l’accordo, siglato tra la compagnia ungherese Magiar Gaz Tranzit Zrt e la slovacca Eustream, segue un documento firmato il 28 Gennaio 2011 dai Primi Ministri dei due Paesi, Viktor Orban e Iveta Radicova – oggi sostituita da Robert Fico dopo le ultime elezioni legislative – per il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea.

La messa in comune dei sistemi infrastrutturali di Budapest e Bratislava è infatti un passo fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: un sistema di gasdotti che unisce il Mar Baltico al Mar Mediterraneo, progettato dalla Commissione Europea, e sostenuto dal Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia – per consentire ai Paesi del’Europa Centrale approvvigionamenti di gas di provenienza non russa in maniera costante.

L’importanza europea del piano è confermata dai 30 Milioni di Euro stanziati da Bruxelles nell’ambito del Fondo European Energy Program for Recovery, che contribuiranno in maniera considerevole ad aiutare i governi ungherese e slovacco nella copertura delle spese complessive: pari a 160 Milioni di Euro.

“Il progetto soddisfa una strategia di medio raggio, e garantisce l’indipendenza energetica dell’Unione Europea – riporta una nota dell’ente energetico MVM, a cui appartiene la Magiar Gaz Tranzit Zrt – La messa in comunicazione dei gasdotti di Ungheria e Slovacchia è fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud dell’Unione Europea”.

Oltre al quartetto di Vysehrad, a beneficiare dell’infrastruttura saranno altri Paesi europei come la Croazia, in cui è prevista la costruzione del terminale sud del Corridoio della Commissione Europea, presso il quale il gas liquido importato via mare sarà rigassificato e inviato verso il centro del Vecchio Continente.

Un altro Stato potenzialmente interessato dal Corridoio Nord-Sud è la Lituania, che potrebbe deviare verso la tratta polacca parte del gas liquido rigassificato presso il terminale di Klajpeda – in via di realizzazione.

Discorso a parte merita l’Ucraina, che dall’unificazione dei gasdotti ungheresi e slovacchi potrebbe ottenere la possibilità di sfruttare il sistema infrastrutturale centro-europeo per diminuire la totale dipendenza dalla Russia.

Infatti, la realizzazione del Corridoio Nord-Sud permetterebbe l’invio di oro blu in circolazione nel Vecchio Continente verso est attraverso lo sfruttamento dei gasdotti della Slovacchia rimasti inutilizzati dall’avvio del progetto della Commissione.

Come riportato dall’esperto in materia energetica, Mykhajlo Honchar, Bratislava ha tutto l’interesse a mantenere attivo ogni suo gasdotto, e a riguardo trattative sono già state intavolate tra la Eustream e il colosso ucraino Naftohaz.

Israele e Turchia si misurano per il controllo dei giacimenti del Mediterraneo

Mentre in Europa si unificano i gasdotti, sempre a causa della corsa all’oro blu, nel Mediterraneo si alza la tensione mediatica, e forse anche militare. Nella giornata di giovedì, 15 Maggio, il Ministero degli Esteri israeliano ha smentito l’invio di un contingente militare di 20 Mila soldati a Cipro per presidiare i giacimenti di gas di Nicosia.

La notizia è stata battuta, nella medesima giornata, dall’agenzia turca Anatolia, e secondo il parere di diversi esperti testimonierebbe l’innalzarsi della tensione nell’est del Mediterraneo in seguito all’individuazione di un ricco giacimento di oro blu nelle acque territoriali israeliane, libanesi, e cipriote.

Noto come Leviathan, il serbatoio di gas è già entrato nei progetti di un’alleanza tra Israele, Cipro e Grecia per il trasporto dell’oro blu in Europa. Se realizzato, questo piano diminuirebbe non solo lo status di monopolista nelle forniture di gas in Europa della Russia, ma anche il ruolo di Paese di transito dell’oro blu finora esercitato dalla Turchia.

Matteo Cazzulani