LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ORBAN AFFOSSA IL NABUCCO E I PROGETTI DI INDIPENDENZA ENRGETICA DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 26, 2012

Il Premier ungherese decreta la fuoriuscita della compagnia statale MOL dal gasdotto progettato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dal gas della Russia. Serie le conseguenze che questa decisione potrebbe comportare alla sicurezza nazionale dell’UE

Il premier ungherese, Viktor Orban

Non è una questione di decisioni politiche, di mutamento della Costituzione, o di risistemazione del sistemazione bancario, ma l’Ungheria ha di nuovo diviso l’Europa, questa volta sul piano energetico. Nella giornata di martedì, 24 Aprile, la compagnia energetica ungherese MOL ha rigettato la programmazione di bilancio del consorzio incaricato della costruzione del Nabucco, e ha ritenuto pubblicamente il progetto irrazionale e inattuabile.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato progettato dalla Commissione Europea per veicolare nel Vecchio Continente gas di provenienza centroasiatica, evitando il transito per il territorio russo, e diminuendo la dipendenza dell’UE da Mosca. Finora, esso è stato compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla tedesca RWE, e, per l’appunto, dall’ungherese MOL.

Secondo quanto riportato dall’ente energetico di Budapest, perplessità in merito al progetto sarebbero state sollevate già da un anno e mezzo a causa della lievitazione continua del costo dell’infrastruttura, senza che ad esso corrispondesse un rafforzamento della portata del progetto: sempre fissa a 31 miliardi di metri cubi annui di gas.

A dare la conferma del disinteresse dell’Ungheria nei confronti del progetto della Commissione Europea sono state le dichiarazioni del Primo Ministro ungherese in persona, Viktor Orban, che, nella serata di lunedì, 23 Aprile, ha comunicato di essere a conoscenza della rinuncia della MOL alla compartecipazione nel Nabucco, e della decisione dell’ente energetico nazionale di congelare l’approvazione del bilancio del consorzio deputato alla costruzione del gasdotto.

Come rilevato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ad avere condizionato Orban potrebbe essere stata la precedente visita intercorsa a Budapest con il Capo del monopolista russo Gazprom, durante la quale, come comunicato ufficialmente da forti del governo, i due avrebbero discusso sull’ingresso dell’Ungheria nel progetto Southstream.

Questo gasdotto, noto anche come “Gasdotto Ortodosso”, è il rivale del Nabucco, ed è stato concepito dalla Russia per bypassare Paesi osteggiati dal Cremlino – come Ucraina, Polonia, Romania e Moldova – e aumentare la dipendenza dei Paesi occidentali del Vecchio Continente dalle forniture energetiche di Mosca.

Anche la Germania si defila dal gasdotto

La compagnia austriaca OMV – la capofila del consorzio Nabucco – ha commentato come ragionevoli i dubbi della MOL, dal momento in cui il gasdotto dalla verdiana denominazione ultimamente ha decisamente perso di smalto e forza. Con la fuoriuscita della compagnia turca BOTAS, che ha preferito sostenere la costruzione di un proprio gasdotto in comune con l’Azerbajdzhan – da cui proviene il gas che la Commissione Europea intende esportare – il Nabucco è stato ridotto a un “Nabucco Occidentale” concepito per trasportare l’oro blu in Europa non più dal Centro-Asia, ma dalla Turchia.

Inoltre, simili dubbi a quelli della MOL sono stati espressi anche dalla compagnia tedesca RWE, che notoriamente mantiene buoni rapporti con Gazprom e le compagnie russe in generale, e che ha definito sulle colonne del Wall Street Journal Deutschland la permanenza nel Nabucco come un gesto di pura misericordia.

Secondo il parere di diversi esperti, con il blocco del finanziamento, e la fuoriuscita dell’Ungheria, quello che è stato il principale progetto per l’indipendenza energetica dell’Unione Europea può seriamente essere affossato per mancanza di risorse, e la sua mancata costruzione rischia di avere serie conseguenze sulla sicurezza nazionale dei Paesi dell’UE.

Difatti, a poco potrebbe servire l’intervento che un’altra compagnia tedesca, la Biogas, ha intenzione di apportare con il proprio ingresso nel Nabucco in caso di definitiva fuoriuscita della MOL e della RWE. A presentare questa eventualità è stata la Vice-Commissaria UE all’Energia, Marlene Holtzner, che nella giornata di mercoledì, 25 Aprile, all’agenzia Focus Information ha dichiarato la possibilità di un’ancora per il mantenimento a galla del gasdotto europeo.

Matteo Cazzulani

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LA RUSSIA VUOLE I GASDOTTI DELL’UCRAINA: L’EUROPA RESTA AL FREDDO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 4, 2012

La Commissione Europea conferma il calo delle forniture di oro blu da parte della Russia sull’asse meridionale, da cui dipende anche l’Italia. La Guerra del Gas russo-ucraina dietro la crisi di cui risente l’Unione Europea. La necessità della diversificazione delle forniture energetiche come unica soluzione per garantire la sicurezza nazionale italiana e di Bruxelles

I loghi del colosso energetico ucraino, Naftohaz - in alto - e del monopolista russo, Gazprom - in basso.

E’ in momenti come questo che emerge l’importanza di non dipendere da un solo fornitore energetico. Nella giornata di venerdì, 3 Febbraio, la Commissione Europea ha registrato un crollo nelle forniture di gas dalla Russia di portata considerevole: i Paesi UE colpiti maggiormente sono l’Austria, la Slovacchia – che hanno registrato una diminuzione del 30% – l’Italia – Snam Rete gas ha rilevato un deficit nella ricezione dell’oro blu pari al 24% – l’Ungheria, la Bulgaria, la Romania, e la Grecia.

Secondo quanto dichiarato dal Rappresentante della Commissione Europea, Marlene Holtzner, la situazione è seria ma non ancora grave, in quanto la legislazione europea consente di compensare la diminuzione di gas dalla Russia con soluzioni alternative: il Secondo Pacchetto Energetico UE concede la possibilità ad ogni Paese di trattenere una certa quantità di gas importato dalla Russia destinato al suo vicino occidentale – da ricompensare con un pagamento in denaro per l’oro blu sottratto – inoltre, l’Unione Europea ha obbligato ogni Paese del Vecchio Continente a costruire siti di stoccaggio in grado di soddisfare il fabbisogno nazionale per un minimo di trenta giorni.

L’opera di prevenzione dell’Unione Europea è utile, ma non è necessaria per la soluzione del vero problema: la dipendenza energetica dall’unico fornitore russo. Come illustrato dalla Holtzner, l’ondata di gelo che ha investito l’Europa ha costretto la Russia a trattenere, per il proprio fabbisogno, una quota considerevole di gas sottratta a quella destinata agli acquirenti occidentali. Questi ultimi, per l’invio dell’oro blu, hanno pagato in anticipo bollette non poco onerose.

Del medesimo avviso è l’esperto di questioni energetiche, Hennadij Rjabcev, che, sull’autorevole Radio Liberty, ha evidenziato come la situazione attuale dimostri l’incapacità da parte della Russia di garantire gas all’Europa in momenti di crisi climatica. Per questo, il Vecchio Continente – legato com’è alle esportazioni di Mosca – risente di ogni mutamento climatico russo: per quanto paradossale che sia, per il proprio interesse economico la mediterranea Italia deve temere più una tempesta in Siberia che una bassa pressione eccezionale a sud delle Alpi.

Tuttavia, un ulteriore interrogativo è dato dalla condotta della Russia. Il monopolista russo del gas, Gazprom, ha negato la diminuzione della quantità di oro blu inviato in Europa, ma, al contrario, ha dichiarato di avere rispettato i parametri contrattuali con gli acquirenti occidentali, ed ha riversato l’intera colpa sull’Ucraina. Paese di transito dei gasdotti tra Russia e Unione Europea, l’Ucraina è accusata di avere sottratto per il proprio fabbisogno l’oro blu riservato agli Stati dell’Europa Occidentale. Dal canto suo, Kyiv ha rigettato ogni accusa, confermato di avere garantito l’afflusso stabile di gas attraverso i propri gasdotti, e illustrato di avere fronteggiato l’ondata di gelo tramite lo sfruttamento dei propri siti di stoccaggio: tra i più grandi in Europa.

Come rilevato dai principali analisti di politica energetica, con il taglio delle forniture di gas Mosca intende costringere l’Ucraina alla cessione della gestione, totale o parziale, del suo sistema infrastrutturale energetico: resasi conto dell’incapacità di garantire le forniture all’Europa in caso di crisi climatica, la Russia sta puntando sul controllo dei gasdotti dell’Unione Europea per mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente. Contratti in tale direzione sono stati firmati già con Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia e, forse, anche Italia – nell’operazione di scorporo tra ENI e Snam Rete Gas non è chiaro se siano state vendute a Gazprom quote di partecipazione nei gasdotti italiani – il controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino risulta dunque fondamentale per unificare i gasdotti russi con quelli, parzialmente già controllati, dell’Europa centrale e occidentale.

Ulteriore conferma della ragione politica del calo delle forniture russe arriva dalla Polonia. Come dichiarato dal Premier polacco, Donald Tusk, Varsavia risente solo in parte della diminuzione del gas inviato da Mosca, in quanto il gasdotto Jamal-Europa, che collega la Russia alla Germania transitando per Bielorussia e Polonia – ma non per l’Ucraina – continua ad operare al pieno della sua portata. Dunque, non è da escludere che Gazprom abbia chiuso solamente il rubinetto della tratta meridionale, con cui, oltre all’Ucraina, la Russia serve il gas a Italia, Austria, Slovacchia, Slovenia, Grecia, Romania, e Bulgaria: i Paesi che, secondo le dichiarazione della Holtzner, hanno registrato il deficit più consistente.

La presentazione all’Occidente di un’Ucraina “ladra” di gas è la tradizionale giustificazione con cui la Russia cerca di mascherare l’utilizzo dell’arma energetica per i propri fini politici: dividere l’Europa tra “alleati” occidentali – Germania, Francia e Italia – e “nemici” centrali – Polonia, Paesi Baltici, Romania, e Ungheria – e mantenere dipendenti da Mosca i Paesi dell’Europa Orientale – Moldova, Georgia e Ucraina.

Ieri e oggi l’Ucraina. Domani anche l’Italia

Questo è stato particolarmente evidente durante l’ultima crisi del gas: nel Gennaio 2009. Per destabilizzare la situazione politica interna all’Ucraina, la Russia ha chiuso i rubinetti, dimezzato l’invio di oro blu all’Europa Occidentale, e accusato Kyiv di sottrarre il gas per i propri fabbisogni. L’impasse è stata risolta dall’allora Primo Ministro ucraino, Julija Tymoshenko, che, pressata dall’Unione Europea, pur di garantire al suo popolo un inverno al caldo, e all’Europa il ripristino delle forniture, ha accettato clausole onerose imposte, in un nuovo contratto, dai russi. Per avere siglato questi accordi – che hanno garantito la sicurezza nazionale di Ucraina e Paesi UE -la Tymoshenko, divenuta Leader dell’Opposizione Democratica, è stata condannata a sette anni di carcere in isolamento nell’ambito della repressione politica organizzata dall’attuale Presidente, Viktor Janukovych.

Il venir meno dell’indipendenza energetica dei Paesi dell’Europa Orientale, in primis dell’Ucraina – che, isolata dall’Occidente dopo la detenzione della Tymoshenko, presto sarà costretta a cedere i propri gasdotti alla Russia – è un serio problema per la sicurezza nazionale di tutti i Paesi dell’Unione Europea: con l’Italia in prima fila. Le pressioni volte alla destabilizzazione interna dei Paesi confinanti, la sistematica chiusura dei rubinetti adoperata come arma politica, e la campagna acquisti dei gasdotti dell’UE da parte del Cremlino sono da leggere come segnali preoccupanti per il futuro del Vecchio Continente: molto più di crisi ambientali, centrali nucleari e ondate migratorie dal Nord Africa.

L’unica soluzione da approntare è l’immediata diversificazione delle forniture di gas da parte dell’Unione Europea. In tale direzione, la Commissione Barroso ha raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan per lo sfruttamento dei giacimenti della regione del Caspio, ma la costruzione di adeguate infrastrutture per collegare l’Europa al Centro-Asia è puntualmente ostacolata dalla Russia e da Paesi UE suoi fedeli alleati, come Francia e Germania.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’UNIONE EUROPEA VERSO UNA POLITICA COMUNE GRAZIE ALLA POLONIA

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on July 16, 2011

Varsavia accelera per la comune strategia comunitaria che, secondo alcune fonti accreditate, potrebbe davvero essere realizzata. L’esempio della Lituania per diversificazione e liberalizzazione delle forniture

Il percorso del Nabucco e del Southstream

Finalmente, forse, ci siamo. Su iniziativa polacca, l’Unione Europea adotterà una comune politica energetica. Così ha dichiarato Marlene Holzner, portavoce del Commissario Europeo all’Energia, Gunter Oettinger, con una nota, subito ripresa dall’autorevole UAEnergy.

Sui dettagli, che saranno comunicati entro la fine della presidenza di turno polacca, ancora poche indiscrezioni, ma già è noto che punti forti del programma saranno diversificazione delle forniture e rispetto del Terzo Pacchetto Energetico UE, che liberalizza il mercato energetico, e vieta ad un unico soggetto il controllo, in regime di monopolio, dei gasdotti europei.

Quella della Holzner è l’ennesima comunicazione di Bruxelles a riguardo, che segue a molte altre, finora poco rispettate. Tuttavia, secondo diversi analisti, questa volta l’Unione Europea sembrerebbe davvero procedere con decisione, come confermato da differenti segnali.

In primis, la ventata di aria fresca impressa alla politica UE dalla presidenza polacca, che ha posto la questione degli approvvigionamenti in cima alla lista degli obiettivi da realizzare durante il semestre di guida dell’Unione Europea.

In secondo luogo, la decisione dell’Unione Europea di allentare la dipendenza dal gas della Russia, da un lato, dichiarandosi disponibile a finanziare la ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – Paese ponte con Mosca – dall’altro, con la costruzione di nuove infrastrutture, alimentate da fornitori centro asiatici.

Tra esse, il Nabucco e, più in generale, il Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti che, per mezzo del Mediterraneo, ha lo scopo di trasportare oro blu azero, senza passare per la Federazione Russa, a sua volta impegnata con singole compagnie statali europee nella realizzazione del Southstream, un simile progetto, però finalizzato all’isolamento di Romania, Ucraina, Polonia, e Moldova.

La liberalizzazione dei gasdotti lituani

In ultimo, lo sviluppo della situazione in Lituania, dove il governo ha avviato una gara per la costruzione di un terminale per l’importazione di gas liquido, a cui già diversi soggetti già hanno aderito. Tra essi, la Cherniere Energy, e la lituana Klaipeda Nafta.

Per Vilna, si tratta di una scelta fondamentale, non solo per abbassare i prezzi delle forniture, ma, sopratutto, poiché è stato proprio il Paese baltico a fronteggiare aspramente il Cremlino per realizzare le direttive del Terzo Pacchetto Energetico.

La compagnia statale, Lietuvos Dujos, che controlla sia la compravendita di oro blu che i gasdotti, appartiene per il 37,1% al monopolista russo, Gazprom, e per il 38,7% alla sua alleata tedesca, E.On Ruhrgas: per assicurare la liberalizzazione delle infrastrutture energetiche, un’apposita legge, approvata dal Sejmas, ha obbligato i russi a rinunciare al controllo dei gasdotti lituani. Inoltre, è stato ipotizzata la statalizzazione della compagnia, al fine di scorporarla, e re-privattizarla.

Matteo Cazzulani