LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA E BIELORUSSIA DICHIARANO GUERRA DIPLOMATICA ALL’UNIONE EUROPEA

Posted in Bielorussia, Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on March 1, 2012

Il Ministero degli Esteri ucraino denuncia l’intrusione nelle proprie questioni politiche interne da parte dell’Ambasciatore UE, José Manuel Pinto Teixeira. Bruxelles difende il proprio rappresentante, reo di avere espresso analisi obiettive sulla critica situazione nel Paese. Nel contempo, Minsk risponde alle sanzioni applicate dal Vecchio Continente alle alte autorità bielorusse per il mancato rispetto della democrazia con il richiamo dei propri emissari da Bruxelles e Varsavia, ottenendo la risposta speculare di Polonia e di tutti gli Stati europei.

L'ambasciatore UE a Kyiv, Manuel Pinto Teixeira

Per l’UE, due bracci di ferro in due Paesi che hanno perso la democrazia. Nella giornata di martedì, 28 Febbraio, il Ministero degli Esteri dell’Ucraina, con una nota ufficiale, ha contestato la condotta dell’Ambasciatore UE a Kyiv, José Manuel Pinto Teixeira. Nel documento, la parte ucraina si è lamentata per la continua intrusione del Diplomatico di Bruxelles nelle questioni politiche interne del Paese in cui è stato inviato per rappresentare l’Unione Europea, e non, come riporta letteralmente il comunicato, per ucrainizzarsi profondamente.

A scatenare la reazione del Ministero degli Esteri di Kyiv sono state le considerazioni di Teixeira in merito alla mancata realizzazione da parte del presidente ucraino, Viktor Janukovych, delle promesse fatte all’Unione Europea in merito alla democratizzazione del Paese e alla lotta alla corruzione: una situazione che, ad oggi, pone l’Ucraina tra gli ultimi Paesi del Vecchio Continente per capacità di attrazione degli investimenti sul proprio territorio.

In un’occasione pubblica, l’Ambasciatore UE ha evidenziato come, nel Novembre del 2010, Janukovych abbia giustificato l’accentramento del potere nelle sue mani – operato, a discapito di parlamento e Magistratura, con manovre politiche dalla correttezza molto discutibile – con la necessità di combattere la corruzione: tuttavia, senza mai centrare tale obiettivo.

In altre occasioni, Teixeira si è detto perplesso, amareggiato e preoccupato per l’ondata di arresti politici che, dalla salita al potere di Janukovych, hanno colpito, dopo processi dalla dubbia regolarità, esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui i suoi due principali Leader: l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro egli Interni, Jurij Lucenko.

“Il nostro Ambasciatore mantiene la totale fiducia dell’Unione Europea. Le accuse mosse a suo carico sono prive di fondamento, e rappresentano un attacco personale alla professionalità e alla pulizia morale di Teixeira, su cui non nutriamo dubbio alcuno” è stata la risposta, con una nota, dell’Alto Rappresentante UE alla Politica Estera, Catherine Ashton.

Quello che può sembrare un semplice battibecco diplomatico, in realtà, è il riflesso della situazione dell’Ucraina: Paese dove il regresso della democrazia ha raggiunto un livello davvero profondo. Nonostante il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e il sempre più evidente isolamento internazionale di Janukovych – come dimostrato nei vertici internazionali di Davos e Monaco di Baviera, in cui il Presidente ucraino è stato ricevuto solo dai suoi colleghi di Azerbajdzhan e Polonia e dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton: dalla quale peraltro è stato fortemente criticato – a Kyiv la repressione politica si è inasprita.

L’apertura del caso diplomatico con l’Ambasciatore dell’Unione Europea – contestato per avere analizzato in maniera obiettiva la situazione sulle Rive del Dnipro – sembra essere dettato dalla volontà dell’Ucraina di alzare la tensione politica con l’UE, se non addirittura di indurre Bruxelles al richiamo del proprio rappresentante: un fatto che porrebbe le relazioni euro-ucraine sul medesimo piano di quelle con la Bielorussia del dittatore Aljaksandar Lukashenka.

UE e Bielorussia ai ferri corti

Sempre martedì, 28 Febbraio, il regime di Minsk ha dato luogo a una crisi diplomatica ben peggiore di quella tra Bruxelles e Kyiv. In reazione all’approvazione delle sanzioni da parte dell’Unione Europea a carico di 27 esponenti del governo bielorusso – responsabili delle falsificazioni delle elezioni presidenziali del 19 Dicembre 2010, delle continue violenze ai danni delle opposizioni, e della repressione a carico di giornalisti e pensatori dissidenti – Lukashenka ha cacciato da Minsk gli Ambasciatori di UE e Polonia, e ha richiamato in patria per consultazioni i rappresentanti diplomatici a Bruxelles e Varsavia.

Una decisione tanto secca da avere ottenuto, come forte risposta, la reazione compatta dei 27 Paesi dell’Unione Europea, i quali, in segno di solidarietà alla Polonia, hanno ritirato i propri ambasciatori dalla Bielorussia e, in sintonia con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, hanno criticato l’ennesimo gesto di un autocrate intenzionato a mantenere il suo Paese in una condizione di isolamento internazionale dannoso per l’economia di Minsk.

Riuniti in una sessione straordinaria, i Ministri degli Esteri della Trojka di Weimar – alleanza militare a cui appartengono Polonia, Germania, e Francia – hanno espresso sostegno ai dissidenti bielorussi impegnati per lo sviluppo democratico del loro Paese e, nel contempo, hanno ventilato al possibilità di ulteriori sanzioni nei confronti di Lukashenka qualora il regime non dovesse interrompere la repressione del dissenso.

“Siamo pronti a rinnovare il dialogo con Minsk non appena i detenuti politici saranno riabilitati” ha dichiarato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. “La risposta compatta di tutta l’Unione Europea è un gesto di forte sostegno alla Democrazia: Bruxelles non si deve dividere quando è necessario difendere i Diritti Umani” ha aggiunto il capo della diplomazia tedesca, Guido Westerwelle.

Matteo Cazzulani

VERITA SU STALIN ED HITLER: L’ INTEGRAZIONE UE PASSA ANCHE DALLA STORIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 28, 2011

L’iniziativa del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi presa per educare le nuove generazioni europee su un passato di sangue e violenza non adeguatamente trattato nemmeno nel presente. Il ruolo del Gruppo di Vysehrad e della presidenza polacca, particolarmente impegnata al futuro di un continente sempre più vecchio e relegato ai margini del Mondo globalizzato

Campagna di divulgazione dei crimini del comunismo a Leopoli, Ucraina

Non servirà a battere la crisi, e nemmeno a risolvere la cronica mancanza di una politica estera, di difesa, ed energetica comune, ma almeno permetterà ad un Vecchio Continente chiarezza sul proprio passato, ed un futuro maggiormente responsabile. Nella giornata di Sabato, 15 Ottobre, è stata varata la creazione del Centro Europeo di Studio sui Totalitarismi, una struttura per il coordinamento del lavoro di storici UE, finalizzato a ricerca, documentazione, e produzione di materiale riguardo al comunismo ed al nazismo: due grandi barbarie che, non ancora adeguatamente investigate – sopratutto nei Paesi dell’Europa Occidentale – nel secolo scorso hanno trasformato il continente in una fabbrica di morte.

Nello specifico, il Centro si occuperà di dialogare con le nuove generazioni di studenti che, nati dopo il crollo del Muro di Berlino, rischiano di smarrire la reale percezione della gravità di fatti come gulag, purghe, olocausto, shoah, holodomor ed altri crimini contro l’umanità perpetrati da sanguinari dittatori quali Stalin ed Hitler. Come illustrato nella conferenza stampa di presentazione del progetto, il Centro – che avrà sede a Praga, nel cuore dell’Europa, con una filiale a Bruxelles, la Capitale politica – ha lo scopo di rendere giustizia ai milioni di europei vittime di inaudite violenze per differente appartenenza politica, religiosa e nazionale: la cui reale portata non va né dimenticata, né ridimensionata.

A livello politico, a dare una scossa all’iniziativa europea è stato il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – che, avendo sperimentato sulla propria pelle ambo i totalitarismi fino ad una ventina di anni or sono, hanno deciso di mettere il proprio passato al servizio del futuro di una generazione europea che, nel bene o nel male, è destinata un giorno a prendere le redini del Vecchio Continente.

“E’ sulla storia delle nostre generazioni che si costruisce il futuro – ha illustrato il Primo Ministro ceco, Petr Necas – per questo l’iniziativa è di fondamentale importanza”.

Ancora un successo per Varsavia

Dunque, un’iniziativa per l’integrazione europea fortemente voluta anche dalla singola Polonia: presidente di turno UE che, non senza difficoltà, sta sfruttando il primo semestre di guida della sua storia per rafforzare le strutture comunitarie, e dare a Bruxelles una comune visione in settori chiave come l’Estero, l’Energia, e la Difesa. Se nei primi due casi un qualche minimo successo è stato raggiunto – si ricordi l’avvio dei negoziati per Accordi di Associazione con l’UE per Moldova e Georgia, e la collaborazione con la Commissione Barroso per diminuire la dipendenza dal gas russo – nel secondo, Varsavia non è riuscita a battere la cronica divisione che caratterizza il Vecchio Continente fin dalla sua nascita. Ma non si è data per vinta.

Respinta l’idea di evolvere ad esercito europeo il Gruppo di Weimar – alleanza di coordinamento degli sforzi militari tra Polonia, Francia, e Germania – a causa del veto di una Gran Bretagna maggiormente attenta a non sminuire il ruolo della NATO, il governo polacco si è rivolto proprio a Vysehrad per concepire una comune forza di intervento in crisi internazionali con la partecipazione di Georgia ed Ucraina, da allargare in primis agli Stati Baltici e, successivamente, all’Europa Occidentale.

Un programma che, se attuato, potrebbe finalmente dimostrare quanto la tanto vituperata in Occidente Nuova Europa sia molto più filo europea di molti altri Paesi. Magari, riuscendo a convincere francesi, tedeschi, ed inglesi, che dinnanzi alle crisi economiche ed umanitarie di oggi – default nel sud UE e ritorno delle velleità imperiali della Russia di Putin – l’unico modo per mantenere il continente competitivo sia l’allargamento ad est, e l’unità di azione: sopratutto in quei settori in cui singoli colossi energetici antepongono il proprio interesse a quello generale.

Matteo Cazzulani

UNIONE EUROPEA: LA POLONIA TESTA QUANTO E’ DURA GOVERNARLA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 22, 2011

La Gran Bretagna blocca la proposta polacco-franco-tedesca di una nuova CED, e, assieme alla Repubblica Ceca, promette battaglia alle proposte della Francia sul Finanziamento a Lungo Termine. Mosca toglie l’embargo ortofrutticolo, ed incassa il niet di Berlino all’ampliamento del Nordstream. Varsavia supporta ufficialmente il Nabucco

Il percorso di Southstream e Nabucco

Esercito, gas, Finanziamento a Lungo Termine, e, ovviamente, politica estera comune: è qui che la presidenza polacca è chiamata a superare l’esame di Maturità europea. Più che una metafora scolastica occorrerebbe quella diplomatica, dal momento in cui, nemmeno conclusosi il primo mese di presidenza UE, il Governo del Primo Ministro della Polonia, Donald Tusk – autore di un programma ambizioso, che davvero potrebbe rilanciare il ruolo del Vecchio Continente su scala mondiale – già è stato chiamato a difficili mediazioni, e a dare risposte alle sfide che le spetteranno nell’immediato futuro.

In primis, la comune di fesa europea. Nella giornata di lunedì, 19 Luglio, la Gran Bretagna ha stoppato i lavori per la costituzione del Gruppo di Weimar: Comando unico polacco-tedesco-francese per la gestione di operazioni civili e militari sotto l’egida UE, proposto da Varsavia – che ne avrebbe detenuto il comando – ed appoggiato da Berlino e Parigi. Secondo Londra, il tentativo di creare una nuova CED è ancora prematuro, dispendioso, e concorrenziale ad una NATO che, seppur con qualche difficoltà, ancora oggi funziona, e, impegnata in delicati scenari mondiali – Afghanistan e Libia in primis – necessita altresì un suo rafforzamento, con una maggiore partecipazione dei Paesi membri. Nonostante l’opposizione britannica, Varsavia ha comunicato di voler procedere nel progetto.

Oltre che su quello militare, la Gran Bretagna ha promesso battaglia anche sul piano finanziario, e formato un fronte comune con la Repubblica Ceca su Budget ed aiuti alla Grecia: i Primi Ministri dei due Paesi, David Cameron, e Petr Necas, hanno dapprima invitato i soli Paesi della zona euro ad intervenire in aiuto di Atene, e, per quanto riguarda i Finanziamenti a Lungo Termine, si sono schierati contro l’incremento delle uscite e per maggiori investimenti in innovazione, concorrenza e liberalizzazione dei mercati.

A discutere il piano di Finanziamento a Lungo Termine – pubblicato dalla Commissione Europea lo scorso 23 Giugno, ora in attesa di emendamenti e discussioni – è anche la Germania, discorde con il fronte ceco-britannico sull’incremento dei fondi per lo sviluppo regionale, ma con esso concorde nell’abbattere sia l’imposizione di nuove imposte Europee, sia i fondi per la Comune Politica Agricola: tema su cui è stata incontrata l’evidente opposizione di Francia e Polonia, entrambe legate al primario.

Finisce la guerra della verdura, continua quella del gas

Proprio in ambito agro-alimentare, si è risolta una battaglia di politica estera in cui l’Unione Europea, a differenza di difesa e bilancio, si è dimostrata compatta. Nella giornata di lunedì, 19 Luglio, la Russia ha comunicato la revoca definitiva dell’embargo sui prodotti alimentari, ed un simile provvedimento è aspettato anche dall’Ucraina. Motivato dalla diffusione del batterio E.coli, lo scorso 2 Giugno, il blocco delle importazioni ortofrutticole è stato introdotto da Mosca per i soli prodotti belgi, olandesi, danesi, spagnoli, greci, cechi, e polacchi, ma ha ottenuto la mobilitazione di tutta l’UE, turbata da una decisione dal sapore politico, che ha fortemente penalizzato le esportazioni europee in un periodo chiave dell’anno.

Ultima sfida della presidenza polacca è il raggiungimento della medesima compattezza anche sul piano energetico, dove molto è stato fatto, ma su cui ancora bisogna lavorare. Sempre Lunedì, 19 Luglio, la Germania ha rigettato la proposta russa di costruzione del terzo tratto del Nordstream: gasdotto sottomarino che, attraverso il fondale del Mar Baltico, rifornisce l’Europa Occidentale di gas direttamente dalla Russia, saltando Paesi invisi al Cremlino, come Stati Baltici e Polonia. Come spiegato da Berlino, vi è sì l’esigenza di più oro blu, sopratutto in seguito alla decisione di abbandonare il nucleare, ma non a costo di una ancora maggiore dipendenza da un unico fornitore. Posizione, però, non condivisa dapprima dalle stesse compagnie energetiche tedesche RWE ed E.On, pronte a siglare onerosi contratti di collaborazione a lungo termine con il monopolista russo, Gazprom.

Tuttavia, in tale direzione si sta muovendo la Commissione Europea, che proprio nella presidenza polacca ha trovato un propulsore capace di accelerare nella definizione della comune politica energetica, sopratutto per quanto riguarda la realizzazione del Nabucco: gasdotto, dislocato sul fondale del mediterraneo, concepito per importare gas centro asiatico senza transitare per il territorio russo. Oltre a quello di Bruxelles, la conduttura di verdiana denominazione conta sull’appoggio politico del consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e su quello economico delle compagnie statali romena, turca, ungherese, austriaca, e bulgara.

Come dichiarato all’avvio della Presidenza di turno, lo scorso Primo di Luglio, anche la Polonia ritiene ufficialmente il Nabucco un progetto indispensabile per l’indipendenza energetica dell’UE, teso sopratutto a limitare la dipendenza da Mosca, che attanaglia con maggiore forza i Paesi dell’Europa Centrale: un tempo, satelliti dell’URSS nel Patto di Varsavia, oggi, invece, nuovi motori di un’Europa che vuole riprendere a correre.

Matteo Cazzulani

Al via i lavori della presidenza dell’Unione Europea della Polonia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 10, 2011

Riunione tradizionale dei Commissari UE di inizio presidenza. Budget, emergenza climatica, Schengen, e politica estera i primi punti della guida polacca.

Integrazione ed allargamento per battere la crisi, mantenimento di Schengen, ed implementazione della collaborazione interna all’Ue. Questi i punti forti su cui la presidenza di turno polacca dell’Unione Europea ha iniziato ad operare venerdì, 8 Luglio.

Con la presenza del Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, il Primo Ministro di Varsavia, Donald Tusk, ha condotto il tradizionale consiglio dei ventisette commissari, per delineare le linee guida dell’Unione Continentale.

Bilancio comunitario ed emergenza climatica sono state le questioni trattate con maggiore priorità, ma non solo: a colloquio con la stampa, Barroso si e detto soddisfatto dell’agenda polacca, che, come evidenziato da Tusk giovedì, 7 Luglio, a Strasburgo, nel Parlamento Europeo, prevede tre punti precisi.

Il primo e il rafforzamento della collaborazione interna, già avviato in campo militare con il varo dell’Unione Militare di Weimar con Germania e Francia.

Il secondo e la politica di apertura in campo estero, con l’integrazione della Croazia, e l’avvio dell’allargamento a Serbia ed Ucraina: condizione necessaria per il progresso politico ed economico di tutta l’Unione Europea.

“Non e con la chiusura che si supera la crisi – ha dichiarato Tusk – Bruxelles deve influire sulla democratizzazione dei propri confini orientali, e del Mediterraneo”.

Contro visti e dazi alle frontiere

Terzo punto, il mantenimento di Schengen, una questione su cui e scontro aperto con la Francia, di recente decisa al rinnovo dei controlli alle frontiere, e con la Danimarca, tentata di replicare la chiusura adottata in campo economico, con il ripristino delle tariffe doganali.

Tuttavia, come acutamente sottolineato dalla stampa scandinava, Varsavia potrà contare su Parigi nella comune battaglia per l’aumento delle uscite per l’agricoltura, capitolo su cui i restanti Stati sono, in maggioranza, dubbiosi.

Matteo Cazzulani

Difesa comune europea: la nuova CED si chiama Weimar

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 8, 2011

Polonia, Germania, e Francia ufficializzano il primo nocciolo di una forza militare europea comune, incentivate dalla Presidenza di turno di Varsavia, e dopo la rottura NATO-Russia sullo Scudo Spaziale.

Se Obama dorme e la NATO esita a difendere l’occidente ci pensa Varsavia con Berlino e Parigi. Nella giornata di martedì, 5 Luglio, a Bruxelles e stata ufficializzato il Gruppo Militare di Weimar: un contingente europeo di 1700 unita polacche, tedesche, e francesi, che costituiscono il nocciolo di un’armata comune del Vecchio Continente, da utilizzare in operazioni di peacekeeping e, sopratutto, per la tutela di stabilita ed interessi – solo difensivi – europei.

Sui dettagli – ancora da limare entro il 2013, quando il Trattato sara implementato – già e noto che il comando spetterà alla Polonia, alla Germania la logistica, mentre la Francia fornirà il supporto medico.

“Siamo pronti a partecipare ad ogni azione bellica – ha dichiarato il Rappresentante di Varsavia presso la Nato, il Generale, Janusz Bojarski – in cui l’UE può dare il proprio aiuto”.

A caricare il Gruppo di Weimar di importanza, la recente spaccatura tra NATO e Russia all’ultimo vertice di Sochi, in cui, su Libia e Scudo Spaziale, il
Cremlino ha fortemente criticato l’Alleanza Atlantica per il presunto tentativo di escluderlo dalla cooperazione.

Accuse smentite dal Segretario Generale, Anders Fog Rasmussen, che ha riaperto a Mosca nella realizzazione del sistema di difesa missilistico in Europa.

Quella del Leader NATO e un’apertura politica, atta a mitigare una frattura evidente: di recente, il Presidente USA, Barack Obama, ha ripresentato la possibilità di dislocare intercettori in Polonia ed in Romania per la sicurezza del Mondo occidentale.

In aggiunta, il Ministro della Difesa della Polonia – Presidente di turno UE – Bohdan Klich, ha negato la partecipazione russa allo Scudo Spaziale, in quanto spetta ai soli membri NATO la difesa del proprio territorio.

Forse non a caso, tali dichiarazioni sono state pronunciate nel corso del vertice “Come assicurare la difesa dell’Europa senza gli USA”.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA PRESENTA LE LINEE GUIDA DELLA PRESIDENZA UE

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on June 4, 2011

Integrazione solo economica per l’Ucraina, e politica per Croazia e Serbia. Maggiore dialogo con il mondo arabo, e collaborazione tra gli eserciti dell’Unione Europea. Sussidi alle aree meno sviluppate

Il Premier polacco, Donald Tusk

Uno sguardo sempre fisso ad Oriente, ma non troppo. Nella giornata di giovedì, 2 Giugno, il governo polacco ha presentato le linee guida della presidenza UE, che assumerà dal Primo di Luglio.

Sul piano estero, il Premier, Donald Tusk, ha assicurato che uno degli obiettivi polacchi è l’integrazione dell’Ucraina, mediante la sigla del trattato per la zona di libero scambio. Una meta squisitamente economica, che, come rilevato dal Capo di Governo, assicurerà a Kyiv notevoli vantaggi in programmi a lungo raggio.

Nessuna menzione, invece, del piano politico, anche perché l’Ucraina già ha concordato la sigla dell’accordo di Associazione con l’UE entro la fine dell’anno. Una scadenza a cui Kyiv è chiamata progressivamente, ed ottenibile solamente previo raggiungimento di determinati step suggeriti da Bruxelles, su cui ancora il Paese ha tanto da lavorare: tra essi, il rispetto della libertà di stampa e del pluralismo partitico.

Oltre all’Ucraina, priorità della politica estera UE di Varsavia sono anche Balcani e Mondo Arabo. Come evidenziato da Tusk, la Polonia punta alla piena integrazione della Croazia, all’accelerazione delle procedure per l’ingresso della Serbia, ed al mantenimento di un dialogo produttivo con Libia, Marocco, Algeria, Tunisia, ed Egitto, recentemente interessate da instabilità politica.

Tale scelta è indicativa del reale nuovo orientamento di Varsavia nel Mondo: la Polonia si è contraddistinta come paladina della diffusione della democrazia e delle libertà nello spazio ex-sovietico, almeno fino al 2009, quando il governo – e, nel 2010, la presidenza di Bronislaw Komorowski – ha optato per una politica maggiormente pragmatica, e meno coraggiosa, sul fronte ex-URSS. Risultato, una Polonia molto diversa, meno attenta ai popoli fratelli di Bielorussia ed Ucraina, e più alla cooperazione con Russia ed Europa.

Esercito comune e finanziamenti per le regioni svantaggiate

A conferma di ciò, i punti programmatici della politica di difesa UE della presidenza polacca:Varsavia si batterà per il rafforzamento di una forza continentale comune, ispirandosi al già esistente Gruppo di Weimar: un accordo di pronta reazione a possibili attacchi in vigore tra Polonia, Francia, e Germania.

Infine, meno conciliante la politica economica. Tusk ha promesso una dura battaglia per mantenere il budget comunitario sul livello attuale, senza tagli, né aumenti, ma con una sua ridistribuzione più equa, con finanziamenti alle aree meno sviluppate dell’Unione. Una questione di maggiore giustizia ed integrazione, come ha spiegato il Premier polacco, che non trova concordi Gran Bretagna e Germania, per nulla interessate a modificare l’attuale assetto del bilancio.

Matteo Cazzulani