LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin avvia l’offensiva energetica in Georgia e Lettonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 14, 2015

Il Vicepremier georgiano supporta l’incremento di importazioni di gas russo e concorda con il monopolista statale russo del gas Gazprom la realizzazione di un gasdotto attraverso Armenia ed Abkhazia. Il Governo lettone applica la legge UE per tutelare la sicurezza energetica del Paese



Varsavia – L’inverno si avvicina, la Russia riavvia l’offensiva energetica nello spazio ex-sovietico, con tanti alleati autoctoni e molti amici “di peso” in Europa. Nella giornata di sabato, 10 Ottobre, il Vicepremier georgiano, Kakha Kaladze, ha affermato la necessità di incrementare le importazioni di gas russo per diversificare le forniture di gas della Georgia, che, ad oggi, provengono quasi interamente dall’Azerbaijan.

Kaladze, ex calciatore del Milan che nel Governo georgiano ricopre anche la funzione di Ministro dell’Energia, ha inoltre dichiarato che, sulla base di un incontro avuto il 25 Settembre con il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, Russia e Georgia stanno valutando l’ipotesi di realizzare un gasdotto dalla Federazione Russa al terminale di Poti attraverso l’Armenia e l’Abkhazia, regione georgiana militarmente occupata da Mosca dal 2008.

Pronte alle dichiarazioni di Kaladze, esponente di spicco della coalizione centrista Sogno Georgiano, sono arrivati i commenti del Movimento Popolare Unito, principale forza dell’opposizione che ha accusato il Governo di mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale georgiana incrementando la dipendenza di Tbilisi dalle forniture di un Paese, la Russia, che ha aggredito militarmente la Georgia e continua ad occuparne porzioni di territorio in piena violazione degli accordi internazionali.

Il Movimento Popolare Unito ha inoltre contestato Sogno Georgiano -forza di Governo fondata dal miliardario Bidzina Ivanishvili, sospettato di strette relazioni di affari con la Russia- di demolire la politica energetica dell’ex-Presidente Mikheil Saakashvili, Capo di Stato filo europeo che, per rendere la Georgia il meno dipendente possibile dalla Russia, ha rafforzato la cooperazione energetica con l’Azerbaijan.

A sostenere le preoccupazioni dell’opposizione georgiana sono gli accordi che la Russia ha già firmato in Georgia con il beneplacito del Governo di Tbilisi, come l’acquisizione, il 29 Dicembre 2014, della compagnia Petrocas Energy, strettamente collegata al terminale di Poti.

Da ricordare è anche lo spostamento forzato della zona di occupazione delle truppe russe in Georgia, che lo scorso Luglio hanno avanzato la loro presenza in territorio georgiano per inglobare un tratto dell’oleodotto Baku-Supsa, attraverso il quale l’olio dell’Azerbaijan viene trasportato in Europa.

Oltre che in Georgia, l’attivismo energetico russo è forte anche in Lettonia, dove Gazprom possiede il 49% della compagnia nazionale lettone Latvijas Gaze, finendo così per influenzare la politica energetica di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

Nella giornata di Domenica, 11 Ottobre, il Ministero dell’Economia lettone ha preparato un piano di esproprio e messa in vendita delle quote della Latvijas Gaze possedute da Gazprom in nome del Terzo Pacchetto Energetico, legge dell’Unione Europea che vieta il possesso congiunto di gas e gasdotti da parte di un solo operatore extraeuropeo.

Con l’iniziativa, la Lettonia è il terzo Paese del Baltico, dopo Estonia e Lituania, ad attuare la legge europea per eliminare il controllo di Gazprom nel settore energetico nazionale, un’arma di cui la Russia si avvale per destabilizzare Paesi appartenenti o vicini alla comunità Euroatlantica, come anche Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Moldova ed Ucraina.

Gabriel incontra i vertici Gazprom nonostante le sanzioni

Tuttavia, l’esistenza di una legge UE che metterebbe al sicuro i Paesi dell’Unione Europea dall’offensiva energetica della Russia non impedisce ad alcuni importanti Paesi dell’Unione di attuare una politica energetica bilaterale con Mosca, come, ad esempio, la Germania.

Come riportato dall’autorevole agenzia di informazione PAP, il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, ha incontrato il Capo di Gazprom Miller nella giornata di sabato, 10 Ottobre, per discutere di nuovi progetti energetici per rafforzare la cooperazione bilaterale tra Russia e Germania.

Nello specifico, Gabriel ha discusso il raddoppio del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare gas russo direttamente in Germania bypassando i Paesi dell’Europa Centro Orientale che appartengono all’UE ed alla NATO.

Il Nordstream, criticato dai Paesi del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero -associazione di Paesi dell’Unione Europea composta da Polonia, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Austria, Slovenia e Bulgaria- non dovrebbe essere realizzato a causa delle sanzioni che l’Occidente ha imposto alla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale.

Inoltre, il Nordstream rappresenta una violazione del principio di solidarietà europea, a cui la Germania tanto si è appellata in merito alla questione dei migranti, dimenticando di stare agendo in maniera unilaterale in ambito energetico a discapito dell’interesse dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, su cui la Russia da sempre coltiva aspirazioni espansionistiche.

Matteo Cazzulani

Analista politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Non solo Siria. A New York nasce il nuovo Intermarium

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on October 5, 2015

Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria formano il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero. I Presidenti polacco e croato guidano l’associazione di Stati sorta per rappresentare gli interessi dell’Europa Centro Orientale per quanto riguarda energia, trasporti, telecomunicazioni, fondi europei e cooperazione politica  



Varsavia – Insieme per una nuova Europa, con più giustizia ed equità. Questo potrebbe essere lo slogan del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero, un’associazione di Paesi, formata da Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria, creata ufficialmente nella giornata di mercoledì, 30 Settembre, a New York, in occasione della 70 sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Il gruppo, riunitosi su iniziativa della Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha stabilito la nascita di un’associazione i cui i Paesi membri avviano piani di azione comuni inerenti a tematiche di importanza fondamentale per la regione dell’Europa Centro-Orientale, quali energia, trasporti e telecomunicazioni. 

Inoltre, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero ha sostenuto la necessità di unire le forze per rafforzare la fiducia reciproca tra i Paesi membri, e per riuscire ad attrarre e gestire in maniera efficiente la maggiore quantità possibile di Fondi Europei attraverso la pianificazione di progetti comuni.

Oltre al Capo di Stato croato, deciso promotore del Gruppo è stato il Presidente polacco, Andrzej Duda, che proprio nel rafforzamento della Polonia come Paese-guida dell’Europa Centro-Orientale ha sempre evidenziato la priorità della sua attività in politica estera.

Come riportato dal Ministro degli Affari Esteri dell’Amministrazione Presidenziale polacca, Krzystof Szczerski, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è concepito per supportare le posizioni in seno all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, i cui interessi sono schiacciati dagli accordi bilaterali che, troppo spesso, Germania e Francia stringono con la Russia, come l’esempio del gasdotto Nordstream.

Proprio a riguardo del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico tra Russia e Germania per isolare energeticamente i Paesi dell’Europa Centrale -in primis Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, membri sia dell’Unione Europea che della NATO- si sono dichiarati Duda e il Presidente della Slovacchia, Andrej Kiska.

In una nota congiunta a margine di un incontro bilaterale in Slovacchia, Duda e Kiska hanno sottolineato come l’accordo per il raddoppio del Nordstream, stretto lo scorso 4 Settembre nonostante le sanzioni applicate alla Russia dall’Occidente in seguito all’annessione militare russa della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale da parte dell’esercito di Mosca, sia un progetto politico volto a danneggiare l’interesse energetico ed economico dell’Europa Centro Orientale.

La nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è sia una necessità per garantire gli interessi dell’Europa Centro Orientale, che un’opportunità per l’Unione Europea per rinnovarsi in un’entità politica davvero collegiale, con pari dignità e trattamento tra i suoi Paesi membri.

Come dimostra il caso del Nordstream, Germania, Francia e gli altri Stati dell’Europa Occidentale hanno spesso considerato l’Europa Centro Orientale come una zona di secondo rango, quasi sempre privata del diritto di parola, quando non discreditata, su tematiche di importanza continentale.

Ne è un esempio l’opposizione di Germania e Francia all’insediamento di basi permanenti della NATO in Europa Centro Orientale, una misura richiesta a gran voce da Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania come mezzo per tutelare la sicurezza di Paesi esposti alle velleità aggressive della Russia.

Inoltre, lecito ricordare che Germania e Francia non hanno sostenuto la realizzazione del gasdotto Nabucco -progettato per decrementare la dipendenza energetica dell’Europa Centro Orientale dalle forniture di gas russo- preferendo supportare sia il Nordstream, che il Southstream, un altro gasdotto concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dall’oro azzurro di Mosca veicolando gas in Italia attraverso Fondale del Mar Nero, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria.

Una necessità storica

Infine, la nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero a guida polacca rappresenta un’opportunità anche per rafforzare la posizione dell’Occidente nell’ambito di una politica mondiale in cui, in seguito al disimpegno degli Stati Uniti da Europa e Medio Oriente, a ricoprire un ruolo fondamentale per la sicurezza del blocco occidentale saranno sempre più potenze regionali, come la Polonia de facto è per vocazione storica.

Infatti, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero non è altro che la riattualizzazione dell’Intermarium, Federazione di Stati dell’Europa ubicati tra il Mar Baltico, il Mar Nero e il Mare Adriatico, concepita dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per tutelare la sicurezza dell’Europa Centro Orientale dalle velleità espansionistiche di Unione Sovietica e Germania.

Il ricorso alla storia non è casuale, dal momento in cui il riattivarsi del militarismo aggressivo di Putin a stampo imperialista in Georgia, Ucraina e Siria mette a serio repentaglio la sicurezza non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani