LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ACCORDO DI ASSOCIAZIONE UE-UCRAINA: GIALLO SULLA PARTECIPAZIONE DI VIKTOR JANUKOVYCH AL VERTICE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2011

Il Presidente ucraino non conferma la presenza al summit euro-ucraino per la firma di un documento storico, che riconoscerebbe a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato di Bruxelles oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Pressing della Diplomazia polacca e svedese su Rinat Akhmetov per evitare il remake dello scenario bielorusso sulle Rive del Dnipro. Continua la pressione energetica della Russia

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

“Il 19 Dicembre sarò là dove necessario per gli interessi nazionali ucraini”. E’ con questa frase enigmatica che il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha chiuso il dibattito con la stampa circa la sua presenza o meno al Summit UE-Ucraina: un’occasione storica, in cui Kyiv e Bruxelles potrebbero firmare un Accordo di Associazione con cui l’Unione Europea riconoscerebbe alla parte ucraina il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera, e Norvegia.

Il condizionale è d’obbligo, dal momento in cui nella giornata di giovedì, 24 Novembre, l’autorevole agenzia Interfax ha comunicato la presenza di Janukovych al vertice della Comunità Economica Eurasiatica – CEEA – fissato a Mosca proprio il 19 Dicembre. Notizia subito smentita sia dalla stessa CEEA, che ha chiarito di non avere nemmeno preparato gli inviti, che dalla Rappresentanza dell’Unione Europea di Kyiv, impegnata nella preparazione di un summit importante ancora non cancellato.

Dunque, un vero e proprio giallo a cui una risposta ha provato a darla l’altrettanto autorevole Kommersant” Ukrajina, secondo cui, sulla base di fonti ben informate, la notizia della partecipazione del Capo dello Stato ucraino al vertice eurasiatico sarebbe una provocazione orchestrata dalla stessa Amministrazione Presidenziale per alzare la posta in gioco con l’Unione Europea negli ultimi giorni di trattative prima del varo dell’Accordo di Associazione.

Concorde con tale versione, il noto politologo Volodymyr Fesenko, il quale, come riportato da Radio Liberty, ha illustrato quanto sia rischiosa la nuova trovata di Janukovych che, in seguito ai continui tira e molla, alle ramanzine non ascoltate, ed alle promesse non mantenute, potrebbe irritare anche chi a Bruxelles – Gran Bretagna, Paesi dell’Europa Centrale e, nell’Europarlamento, conservatori, socialdemocratici, e deputati polacchi del Partito Popolare Europeo – continua a sostenere la conclusione delle trattative con Kyiv entro la data del summit.

Finora, le parti hanno ultimato i negoziati per la parte tecnica dell’Accordo – con la creazione di una Zona di Libero Scambio UE-Ucraina e l’apertura dei mercati europei ai prodotti di Kyiv – ma in stallo è rimasta quella politica: la parte ucraina chiede l’ingresso nell’UE entro i prossimi 10 anni, mentre l’Unione Europea aspetta un gesto di chiaro rispetto dei diritti umani e della democrazia, come processi onesti e partecipazione alle prossime elezioni parlamentari di esponenti dell’Opposizione incarcerati dopo procedimenti dalla dubbia correttezza, in primis della Leader degli arancioni, Julija Tymoshenko.

Diplomazia sportiva vs. politica energetica

Per uscire dall’impasse diplomatica, alcuni esperti hanno avanzato l’ipotesi di stralciare il documento, con la firma in Dicembre della parte economica, ed il rinvio di quella politica a tempi migliori. Una soluzione che scontenta tutti, ma che almenotiene aperta una questione di vitale importanza per ambo le parti. L”integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea è condicio sine qua non per la sicurezza ed il rilancio economico di Bruxelles, sopratutto dinnanzi al ritorno di una Russia dalle velleità imperiali, che, proprio con il progetto eurasiatico, sta ristabilendo la propria egemonia sui Paesi ex-URSS: Ucraina inclusa.

Non è un caso se, di recente, si sono moltiplicati gli sforzi diplomatici di esponenti del Vecchio Continente: mai come ora così di frequente in Ucraina. Mercoledì, 23 Novembre, i Ministri degli Esteri polacco e svedese, Radoslaw Sikorski e Karl Bildt, hanno approfittato dell’invito alla Partita di Champions’ League Shakhtar Donec’k-Porto – per la cronaca, vinta dagli ospiti per tre a zero, con conseguente esclusione dalla ex-Coppa dei Campioni della squadra dei minatori del Donbas – per indurre Rinat Akhmetov, Presidente della formazione padrona di casa e principale sponsor del Capo di Stato ucraino, ad un pressing su Janukovych per la conclusione dei negoziati.

Martedì, 22 Novembre, a Kyiv si è presentata la Presidente lituana, Dalia Gribauskaite, che, a nome dell’Unione Europea, ha ribadito l’importanza per la firma dell’Accordo di Associazione di un gesto chiaro da parte ucraina in rispetto di democrazia e diritti umani.

“Tra Ucraina ed Unione Europea è possibile una pausa di riflessione” è stata la risposta di Janukovych: un’affermazione che, se confermata, non farà che avvantaggiare unicamente la Russia, nella cui orbita Kyiv finirebbe inevitabilmente per essere fagocitata.

A dimostrazione, lo scenario bielorusso, dove l’equilibrismo autoritario del dittatore Aljaksandar Lukashenka – a cui Janukovych sta sempre più assomigliando – ha portato la Bielorussia all’accettazione dell’ingresso nell’Unione Euroasiatica, alla sudditanza politico-militare dal Cremlino, e, proprio venerdì, 25 Novembre, alla cessione del proprio sistema infrastrutturale energetico al monopolista russo, Gazprom.

Un chiaro successo della Russia in una parte d’Europa dove energia e politica sono legate a doppio filo. Non a caso, da tempo Mosca ambisce alla realizzazione di simili piani anche in Ucraina, con l’assorbimento nelle strutture di Gazprom della compagnia statale ucraina, Naftohaz.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PARALIZZATA A LETTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 24, 2011

La conferma in diretta TV da parte dell’incaricata del parlamento per il rispetto dei Diritti Umani, Nina Karpachova, appartenente alla maggioranza fedele al Presidente, Viktor Janukovych. La Leader dell’Opposizione è dimagrita di 5 chili, colpita da un forte mal di schiena. Le Autorità vietano le manifestazioni in ricordo della Rivoluzione Arancione e chiudono il Majdan

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Lo stato di salute di Julija Tymoshenko è davvero serio, non era nemmeno in grado di alzarsi dal letto mentre parlava con me”. Questa la frase shock che, pronunciata dagli schermi del 5 Kanal Domenica, 19 Novembre, è stata ribattuta immediatamente dalle più autorevoli agenzie stampa, e rimesso in allerta le principali organizzazioni per la difesa dei diritti civili.

Una testimonianza credibile, come ritengono diversi esperti, dal momento in cui è stata pronunciata dall’incaricata dal Parlamento per il rispetto dei diritti umani, Nina Karpachova: esponente della maggioranza di governo fedele al Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko e dal suo entourage il vero responsabile di un’ondata di arresti e processi a danno di esponenti dell’Opposizione.

Nello specifico, la Karpachova si è recata presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj per la tradizionale visita a sorpresa dei carcerati: giunta presso la cella della Leader del campo arancione, ha trovato una persona dimagrita di circa 5 chili, incapace di spostarsi dal giaciglio senza l’aiuto di una persona terza, sempre in preda ad un forte mal di schiena lamentato fin dai primi giorni della reclusione quando, dinnanzi al giudice – lecito ricordare che la Tymoshenko è stata incarcerata ancor prima che fosse pronunciato il verdetto di un processo-farsa costruito su prove fumose, fabbricate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile – ha denunciato le condizioni disumane della prigione, e richiesto di essere visitata dai propri medici di fiducia. Un diritto, tuttavia, sempre negatole: anche a procedimento concluso.

Conferma di quanto illustrato in televisione è arrivata nella tarda serata di lunedì, 21 Novembre, con una nota in cui la Karpachova si è appellata al Premier, Mykola Azarov, affinché alla Leader dell’Opposizione siano consentiti trattamenti medici urgenti e particolari, anche al di fuori della struttura di massima sicurezza. Una richiesta che difficilmente sarà esaminata dalle Autorità, impegnate in ben altre urgenze.

Majdan chiuso per l’anniversario della Rivoluzione Arancione

Una direttiva dell’Amministrazione Cittadina di Kyiv – retta da una figura di nomina presidenziale, ergo direttamente legata al Capo dello Stato – ha vietato ogni manifestazione sul Majdan Nezalezhnosti in ricordo della Rivoluzione Arancione: rivolta pacifica con cui, il 22 Novembre 2004, migliaia di ucraini installarono una tendopoli nella piazza principale della capitale per protestare contro le continue repressioni dell’Amministrazione dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma e, nello specifico, i brogli elettorali da essa perpetrati in favore di Viktor Janukovych: candidato della verticale del potere opposto a Viktor Jushchenko, altresì sostenuto da un ampio sostegno popolare che, nel Gennaio 2005, lo ha portato alla vittoria in elezioni finalmente corrette e democratiche.

Proprio Jushchenko, memore di quella svolta storica, ha reso il 22 Novembre Festa Nazionale della Libertà: una ricorrenza finora solennemente osservata con meeting ed eventi nel medesimo luogo dove, anni prima, la Rivoluzione Arancione ha avuto inizio. Non per quest’anno – il secondo dell’era Janukovych – dal momento in cui la polizia ha già provveduto al transennamento del Majdan, costantemente pattugliato da agenti delle forze speciali, attente nel vietare anche il solo passaggio a turisti ignari e perplessi, e nel fornire spiegazioni in linea con il diktat di regime.

La Rivoluzione Arancione non c’entra nulla: il Majdan è stato chiuso per la prematura installazione dell’Albero del Nuovo Anno – il nostro Albero di Natale – eper garantire la sicurezza del Presidente Lituano, Dalia Gribauskaite. Una giustificazione che sa di beffa, dal momento in cui il Capo di Stato di Vilna è stata chiamata ad una visita urgente per cercare di convincere Janukovych al rispetto delle regole democratiche: condicio sine qua non per la firma di un Accordo di Associazione che, con il riconoscimento all’Ucraina del medesimo status di partner speciale dell’UE oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera, rappresenta, forse, l’ultima spiaggia per salvare Kyiv – e quindi anche Bruxelles – dal ritorno dell’imperialismo russo.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO PARALIZZATA A LETTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 23, 2011

La conferma in diretta TV da parte dell’incaricata del parlamento per il rispetto dei Diritti Umani, Nina Karpachova, appartenente alla maggioranza fedele al Presidente, Viktor Janukovych. La Leader dell’Opposizione è dimagrita di 5 chili, colpita da un forte mal di schiena. Le Autorità vietano le manifestazioni in ricordo della Rivoluzione Arancione e chiudono il Majdan

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

“Lo stato di salute di Julija Tymoshenko è davvero serio, non era nemmeno in grado di alzarsi dal letto mentre parlava con me”. Questa la frase shock che, pronunciata dagli schermi del 5 Kanal Domenica, 19 Novembre, è stata ribattuta immediatamente dalle più autorevoli agenzie stampa, e rimesso in allerta le principali organizzazioni per la difesa dei diritti civili.

Una testimonianza credibile, come ritengono diversi esperti, dal momento in cui è stata pronunciata dall’incaricata dal Parlamento per il rispetto dei diritti umani, Nina Karpachova: esponente della maggioranza di governo fedele al Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko e dal suo entourage il vero responsabile di un’ondata di arresti e processi a danno di esponenti dell’Opposizione.

Nello specifico, la Karpachova si è recata presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj per la tradizionale visita a sorpresa dei carcerati: giunta presso la cella della Leader del campo arancione, ha trovato una persona dimagrita di circa 5 chili, incapace di spostarsi dal giaciglio senza l’aiuto di una persona terza, sempre in preda ad un forte mal di schiena lamentato fin dai primi giorni della reclusione quando, dinnanzi al giudice – lecito ricordare che la Tymoshenko è stata incarcerata ancor prima che fosse pronunciato il verdetto di un processo-farsa costruito su prove fumose, fabbricate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile – ha denunciato le condizioni disumane della prigione, e richiesto di essere visitata dai propri medici di fiducia. Un diritto, tuttavia, sempre negatole: anche a procedimento concluso.

Conferma di quanto illustrato in televisione è arrivata nella tarda serata di lunedì, 21 Novembre, con una nota in cui la Karpachova si è appellata al Premier, Mykola Azarov, affinché alla Leader dell’Opposizione siano consentiti trattamenti medici urgenti e particolari, anche al di fuori della struttura di massima sicurezza. Una richiesta che difficilmente sarà esaminata dalle Autorità, impegnate in ben altre urgenze.

Majdan chiuso per l’anniversario della Rivoluzione Arancione

Una direttiva dell’Amministrazione Cittadina di Kyiv – retta da una figura di nomina presidenziale, ergo direttamente legata al Capo dello Stato – ha vietato ogni manifestazione sul Majdan Nezalezhnosti in ricordo della Rivoluzione Arancione: rivolta pacifica con cui, il 22 Novembre 2004, migliaia di ucraini installarono una tendopoli nella piazza principale della capitale per protestare contro le continue repressioni dell’Amministrazione dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma e, nello specifico, i brogli elettorali da essa perpetrati in favore di Viktor Janukovych: candidato della verticale del potere opposto a Viktor Jushchenko, altresì sostenuto da un ampio sostegno popolare che, nel Gennaio 2005, lo ha portato alla vittoria in elezioni finalmente corrette e democratiche.

Proprio Jushchenko, memore di quella svolta storica, ha reso il 22 Novembre Festa Nazionale della Libertà: una ricorrenza finora solennemente osservata con meeting ed eventi nel medesimo luogo dove, anni prima, la Rivoluzione Arancione ha avuto inizio. Non per quest’anno – il secondo dell’era Janukovych – dal momento in cui la polizia ha già provveduto al transennamento del Majdan, costantemente pattugliato da agenti delle forze speciali, attente nel vietare anche il solo passaggio a turisti ignari e perplessi, e nel fornire spiegazioni in linea con il diktat di regime.

La Rivoluzione Arancione non c’entra nulla: il Majdan è stato chiuso per la prematura installazione dell’Albero del Nuovo Anno – il nostro Albero di Natale – eper garantire la sicurezza del Presidente Lituano, Dalia Gribauskaite. Una giustificazione che sa di beffa, dal momento in cui il Capo di Stato di Vilna è stata chiamata ad una visita urgente per cercare di convincere Janukovych al rispetto delle regole democratiche: condicio sine qua non per la firma di un Accordo di Associazione che, con il riconoscimento all’Ucraina del medesimo status di partner speciale dell’UE oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera, rappresenta, forse, l’ultima spiaggia per salvare Kyiv – e quindi anche Bruxelles – dal ritorno dell’imperialismo russo.

Matteo Cazzulani