LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA LIBIA INTERROMPE ANCORA LE FORNITURE DI GAS ALL’ITALIA. IL PD DI RENZI DEVE SOSTENERE IL PROGRESSO INFRASTRUTTURALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 19, 2013

Interrotte le forniture di oro blu libico per l’instabilità politica nel Paese nordafricano, mente la Russia minaccia un nuovo stop del flusso di carburante. Il nostro Paese è ancora sull’orlo di una crisi energetica

L’instabilità energetica e la necessità di una proposta politica che non metta solo a posto i conti del Paese, ma che guardi alla sicurezza nazionale: il PD di Renzi ha una grande occasione. Nella giornata di Domenica, 17 Novembre, le forniture di gas all’Italia provenienti dalla Libia sono state interrotte a seguito di proteste presso il porto di Melillah.

Come riportato da una nota del colosso energetico libico NOC, l’attacco dei ribelli avrebbe danneggiato un supercompurer di categoria Petaflop che regola la concessione di permessi per lo sfruttamento di idrocarburi nel Paese.

Per l’Italia, l’interruzione delle formiture di gas dalla Libia -l’ennesima in poco tempo, dopo quella, avvenuta per le stesse motivazioni, del 30 Settembre- rappresenta un duro colpo alla sicurezza nazionale, poiché incrementa l’importazione di carburante da Russia ed Algeria.

Dalla Libia, secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, l’Italia importa il 10% del fabbisogno energetico nazionale attraverso il gasdotto Greenstream: realizzato tra Melillah e Gela per veicolare 8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Sempre secondo la Camera di Commercio di Milano, Russia ed Algeria ricoprono il 35% circa delle importazioni di gas dell’Italia e, in caso di interruzione delle forniture al nostro Paese, restano le uniche fonti di approvvigionamento da cui il Nostro Paese dipende fortemente, peraltro acquistando il carburante a prezzi molto alti.

Questa situazione -confermata dai dati del monopolista statale russo del gas Gazprom, che ha rilevato l’incremento della quantità di oro blu esportata in Italia negli ultimi anni, anche in seguito all’interruzione delle forniture dalla Libia- espone l’Italia ad alti costi per l’energia, e mette a repentaglio la sicurezza nazionale.

Lo scenario della Libia potrebbe però presto ripetersi anche da parte della Russia, che, di recente, per costringere l’Ucraina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea -documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico dell’UE- ha minacciato, come in passato, di interrompere le forniture di gas dirette in Europa.

Per smettere di pagare bollette troppo salate, e dipendere da soli due fonti di approvvigionamento che, molto spesso, si avvalgono dell’energia come strumento di pressione geopolitica -come il caso della Russia nei confronti dell’Ucraina- l’Italia dunque non ha che una sola soluzione: diversificare le forniture di gas.

Buono il lavoro del Premier Letta

In questo, bene ha fatto il Premier Letta a sostenere la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- progettato per veicolare in Italia 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania, ma occorre fare di più.

Come ritenuto dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, e dall’Ammimistratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, l’Italia deve cogliere l’opportunità dello shale dagli Stati Uniti per importare nel nostro Paese gas a basso costo.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce argillose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di sfruttamento orizzontale e verticale- gli USA hanno incrementato espomenzialmente la produzione interna di energia, ed hanno avviato l’esportazione di oro blu a basso prezzo, sopratutto a India e Gran Bretagna.

L’Italia, che non possiede giacimenti di shale sul proprio territorio, non può dunque lasciarsi perdere l’occasione di diversificare le forniture di gas con l’importazione di oro blu non convenzionale a basso costo dagli USA.

Per farlo, come hanno sottolineato sia Zanonato che Scaroni, occorre però la realizzazione di rigassificatori: un progetto abbandonato in passato e tutt’oggi osteggiato da frange pseudo-ambientaliste afferenti all’estrema sinistra e a da esponenti politici di forze di sinistra più moderate, come il Governatore della Puglia, Nichi Vendola.

La necessità di infrastrutture per abbattere il costo dell’energia

È in questo panorama politico che il PD, sopratutto con la nuova segreteria Renzi, può trovare la propria ricetta di politica energetica, e, finalmente, iniziare a parlare in Italia di un tema, come il gas, finora trascurato dal dibattito politico.

Da un lato, il PD deve osteggiare con fermezza la politica energetica personalistica che, negli ultimi anni, ha portato l’Italia ad incrementare vertiginosamente la dipendenza dalla Russia grazie si rapporti di amicizia personale tra l’ex-Premier italiano Berlusconi e il Presidente russo Putin.

Dall’altro, il PD di Renzi deve farsi sostenitore del rilancio infrastrutturale del Paese, e sostenere la costruzione dei rigassificatori necessari per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per garantire la sicurezza nazionale dell’Italia e diminuire il costo dell’energia per industrie e privati.

Il centrosinistra a guida PD -una forza partitica a vocazione maggioritaria che ambisce senza paura al sostegno dei delusi di centrodestra- deve portare l’Italia a divenire un Paese più maturo, che non conduce le trattative energetiche in maniera personalistica, e che non teme le proteste di chi, spesso in maniera ingiustificata, è contro ogni forma di progresso ideologico ed infrastrutturale.

Matteo Cazzulani

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SEMPRE MENO GAS DALLA LIBIA ALL’ITALIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 2, 2013

Assalto di ribelli alla centrale ENI di Nalout provoca l’interruzione del flusso di oro blu nel Greenstream. Il Nord Africa si rivela fonte di energia sempre meno affidabile

Non solo la crisi di Governo, negli ultimi giorni l’Italia è stata nuovamente sull’orlo dell’emergenza energetica. Nella giornata di lunedì, 30 Settembre, il gasdotto Greenstream, che veicola in Italia 8,5 Miliardi di Metri Cubi di gas all’anno, è stato interrotto.

Come riportato da Natural Gas Europe, a provocare lo stop del flusso di gas attraverso l’infrastruttura che collega Melillah a Gela è stato l’assalto alla stazione del colosso energetico italiano ENI di Nalout da parte di manifestanti berberi che richiedono l’inserimento della loro lingua nella Costituzione della Libia.

L’ennesima interruzione del flusso di gas dalla Libia, da cui l’Italia importa sempre meno gas, è simile a quella registrata dall’Algeria nel Gennaio 2013, quando un assedio da parte di un’organizzazione affiliata ad Al Qaeda alla centrale di Amenas -gestita dal colosso britannico British Petroleum e da quello norvegese Statoil- ha portato a allo stop delle forniture di oro blu in territorio italiano per qualche giorno.

Il venir meno del gas libico, che copre il 10% del fabbisogno di gas italiano, aumenta le forniture di oro blu in Italia da Algeria e Russia, che, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio di Milano, coprono ciascuna più del 35% del fabbisogno nazionale.

Tale incremento ha una ripercussione diretta sia sulla sicurezza nazionale, poiché l’Italia si trova completamente dipendente da due sole fonti di approvvigionamento, sia sul prezzo del gas per industrie e privati, destinato a lievitare.

Per questa ragione, è opportuno realizzare un progetto di diversificazione delle forniture di gas, così da consentire all’Italia di contare su una vasta gamma di approvvigionamenti in caso di crisi politiche in Nord Africa, oppure del taglio arbitrario delle forniture di gas che la Russia spesso attua come strumento di pressione politica nei confronti dell’Europa Centro-Orientale.

Gas azero e shale USA le soluzioni, ambientalisti permettendo

La dipendenza da Libia, Russia ed Algeria è legata alla politica energetica dei Governi Berlusconi, sotto cui i contratti per l’acquisto di gas sono stati negoziati, e firmati, sulla base dell’amicizia personale dell’ex-Premier italiano con il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Dittatore libico, Muhammar Gheddafi.

Il Governo Monti prima, e sopratutto quello Letta poi, hanno dato un forte contributo alla diversificazione delle forniture di gas con il sostegno alla realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Quest’infrastruttura è progettata per veicolare 10 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia -con un possibile suo prolungamento in Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Gran Bretagna- dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Oltre che sul gas azero della TAP, l’Italia può puntare anche sull’aumento delle importazioni di gas liquefatto dal Qatar, sull’avvio delle forniture di LNG da Norvegia ed Egitto, e sull’acquisto dello shale dagli Stati Uniti d’America.

Come dichiarato sia dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che dall’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, il gas liquefatto e lo shale dagli USA sono un’opportunità che l’Italia deve cogliere per mezzo della realizzazione di rigassificatori.

Secondo i progetti, terminali per l’importazione di gas liquefatto sono in programma a La Spezia, Brindisi ed Agrigento, ma la loro realizzazione può trovare ostacoli notevoli, nonostante il parere favorevole del Parlamento.

La crisi economica, che rischia di provocare un taglio negli investimenti dello Stato, è il primo impedimento alla realizzazione di infrastrutture necessarie per diversificare le forniture di gas.

Inoltre, la presenza di associazioni ambientaliste, tradizionalmente contrarie ad ogni investimento in materia energetica, può rallentare la costruzione dei rigassificatori e, con esso, privare l’Italia di infrastrutture di importanza fondamentale per la sicurezza nazionale e le casse dei cittadini.

Matteo Cazzulani

LA LIBIA POSSIEDE PIÙ GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 18, 2013

La compagnia energetica libica NOC e quella polacca PGNiG individuano l’ennesimo giacimento a Sud-Ovest di Tripoli. Le opportunità per l’Italia per diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu

Da colonia italiana a pozzo di petrolio, ed ora anche contenitore di gas. Nella giornata di mercoledì, 11 Settembre, la compagnia nazionale energetica libica NOC ha dichiarato l’esistenza di un nuovo giacimento di gas a Murzeq, a 750 chilometri a Sud-Ovest della Capitale Tripoli.

Come riportato da Natural Gas Asia, la scoperta del giacimento, da cui si potranno sfruttare 4 Milioni di Piedi Cubi di gas al giorno, è stata realizzata dalla NOC e dalla compagnia energetica polacca PGNiG.

La scoperta del giacimento segue quella realizzata presso il Bacino di Ghadames, a 800 chilometri a Sud-Ovest di Tripoli, che consente lo sfruttamento di 10 Milioni di Piedi Cubi di gas al giorno.

Quest’ultimo giacimento è stato scoperto dal colosso nazionale algerino Sonatrach, in collaborazione con le compagnie indiane Oil India ed Indian Oil.

La scoperta del gas in Libia rappresenta una buona notizia anche per l’Italia che, sulla carta, ha ora la possibilità di incrementare la quantità di gas importata dalla Libia e, così, diminuire la dipendenza da Russia ed Algeria.

Per mezzo del Greenstream -gasdotto compartecipato da ENI e NOC che collega la città libica di Wafa a Gela- l’Italia già importa dalla Libia 8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno sfruttati dal giacimento Bahr Essalam.

Le Nazioni Unite preoccupate per il Governo libico

Nonostante la scoperta, il gas libico potrebbe non essere sfruttato per via dell’instabile situazione politica che caratterizza il Paese.

Nella giornata di martedì, 17 Settembre, l’inviato delle Nazioni Unite, Tarek Mitri, ha invitato la Libia a sospendere le azioni di guerra interna per potere mantenere fede agli obblighi contrattuali che legano il Paese a Stati importatori.

Con lo scoppio della guerra, la Libia, dinnanzi ad una situazione fuori controllo, ha congelato tutti i contratti energetici.

Secondo le rilevazioni EIA, la Libia possiede riserve per 58 Trilioni di piedi cubi di gas naturale.

Matteo Cazzulani

LA LIBIA TAGLIA IL GAS E AUMENTA LA DIPENDENZA DELL’ITALIA DALLA RUSSIA DI PUTIN

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on March 4, 2013

L’interruzione provocata da scontri armati nei pressi del complesso libico di Mellitah. L’instabilità del Nordafrica favorisce la realizzazione dei piani di Mosca nella geopolitica energetica italiana ed europea 

La dipendenza energetica dell'Italia sulla carta

La dipendenza energetica dell’Italia sulla carta

Il Greenstream resta a secco, e l’Italia è sempre più energicamente vulnerabile. Nella giornata di Domenica, 3 Marzo, la Libia ha interrotto le forniture di gas dirette in Italia per mezzo del gasdotto Greenstream: conduttura dalla portata di 8 miliardi di metri cubi di oro blu all’anno che unisce il compresso di Mellitah a Gela, in Sicilia.

A riportare la notizia è stato il Vicecapo della compagnia libica NOC, che ha individuato nelle lotte armate tra fazioni locali nei pressi di Mellitah la ragione del blocco dell’invio di gas attraverso il Greenstream.

Non è la prima volta che l’Italia -che importa dalla Libia il 10% circa del fabbisogno nazionale di gas- riscontra problemi in ambito energetico con i Paesi del Nordafrica.

Nel 2011, dopo lo scoppio dell’insurrezione contro Muhammar Gheddafi, le Autorità libiche hanno sospeso le esportazioni di gas e greggio fino alla metà dello stesso anno, quando il Governo post-insurrezionale ha ammesso il ritorno delle compagnie internazionali e, nel contempo, ha rinnovato l’invio di carburante verso l’estero.

Nel Gennaio 2013, l’Italia ha registrato l’interruzione delle forniture anche da parte dell’Algeria -che soddisfa il 35,5% del fabbisogno nazionale di gas nostro Paese- in seguito all’assalto armato di un commando terrorista alla stazione di Ain Amenas.

Il più importante complesso energetico algerino, da cui proviene l’oro blu che alimenta il Gasdotto Trans Mediterraneo -conduttura che veicola 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Algeria all’Italia attraverso la Tunisia- ad oggi è stato liberato, ma ha ripristinato la sua attività solo per il 35% della sua capacità complessiva.

L’interruzione delle forniture di gas da Libia e Algeria spinge il nostro Paese a ricorrere, anche solo temporaneamente, ad importazioni supplementari dalla Russia: il secondo fornitore di oro blu nel mercato italiano, da cui il Belpaese dipende per il 30% del fabbisogno nazionale.

Il crescente ruolo di Mosca come forniture sicuro di gas rende l’Italia fortemente vulnerabile da una fonte di approvvigionamento di oro blu unica, che in Europa si avvale dell’energia per realizzare scopi di natura politica.

Nel 2012, la Russia ha realizzato il Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo direttamente alla Germania, aumentare la dipendenza dell’Unione Europea agli approvvigionamenti di Mosca, ed isolare nel contempo i Paesi Europa Centro-Orientale.

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha inoltre concesso sconti sulle tariffe per il gas a Germania, Francia, Belgio e Repubblica Ceca per ottenere in seno all’UE l’appoggio politico delle Cancellerie più importanti del Vecchio Continente.

Di pari passo, Gazprom ha mantenuto alta la bolletta per l’oro blu esportato in Polonia, Paesi Baltici e in altri Stati dell’UE centro-orientale, ed è finito sotto osservazione da parte della Commissione Europea, che, nel Settembre 2012, ha aperto a carico dell’ente energetico controllato dal Cremlino un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale.

Infine, la Russia ha progettato il Southstream: gasdotto concepito per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Lo scopo del Southstream, oltre che aumentare la dipendenza dell’Europa del gas della Russia, è quello di bloccare la politica energetica della Commissione Europea che, con il sostegno politico dei Paesi UE dell’Europa Centro Orientale, mira a diminuire la dipendenza da Mosca mediante la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Nello specifico, Bruxelles ha progettato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti concepito per veicolare in Europa 30 miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan. Inoltre, la Commissione Europea ha stimolato la realizzazione di rigassificatori in diverse aree del Vecchio Continente per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

L’importanza della TAP e dell’Europa per l’interesse nazionale dell’Italia

Il progetto di diversificazione delle forniture di gas approntato dall’Unione Europea rappresenta una possibilità anche per la messa in sicurezza delle fonti di approvvigionamento dell’Italia.

In particolare, l’Italia è coinvolta in uno dei progetti del Corridoio Meridionale, il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura progettata per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia in Italia, nel Salento, attraverso l’Albania.

Supportata economicamente dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera Axpo, e da quella tedesca E.On, la TAP è sostenuta politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Albania e Svizzera, che si sono impegnati a realizzare l’infrastruttura con la firma di accordi ufficiali.

21 Miliardi di metri cubi di gas non bastano per mettere in sicurezza gli approvvigionamenti di gas per il nostro Paese, né tantomeno per l’UE, ma permettono di diminuire la dipendenza dell’Italia da Paesi militarmente instabili come Libia e Algeria, e da Stati che si avvalgono dell’energia in ambito geopolitico come la Russia.

E’ quindi opportuno che il nuovo Governo italiano, a prescindere dal suo colore politico, continui a sostenere il piano di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea, sostenendo con vigore la realizzazione della TAP per salvaguardare l’interesse nazionale.

Oltre che implementare la diversificazione delle forniture di gas, il Gasdotto Trans Adriatico rende l’Italia l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, rafforza la posizione del nostro Paese in seno all’UE, e contribuisce alla creazione di posti di lavoro in un periodo di particolare crisi economica e sociale.

Matteo Cazzulani