LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UN CONSIGLIO PER IL NUOVO ANNO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on December 31, 2011

Il caso di Julija Tymoshenko come esempio della reale situazione dell’Unione Europea: minacciata non solo dalla crisi dell’Euro, ma dalla decadenza dei valori di libertà, giustizia, e democrazia, di cui ad approfittarne, a sole spese dell’UE, è la Russia di Putin

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko . COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una treccia bionda dietro a sbarre fredde di un penitenziario buio e periferico. Non è serena l’immagine con cui si chiude l’anno appena trascorso, e si apre un 2012 che, per l’Ucraina, significa sopratutto campionato europeo di calcio. La rassegna UEFA aggiungerà nel vocabolario dell’italiano medio nomi di città come Leopoli, Kharkiv, e Donec’k – sperando che Kyiv, la capitale, abbia già trovato un suo spazio tra i nomi dei protagonisti del Grande Fratello – e l’Ucraina inizierà ad essere nota come un Paese esistente sulla carta geografica del Vecchio Continente. Miracoli del pallone, e del pressappochismo dello stivale.

Peccato che quasi nulla trasparirà sulla reale condizione di questo Paese, che la possibilità di entrare davvero a far parte dell’Europa l’ha avuta, e sprecata, più volte. L’ultima, lo scorso Dicembre, quando l’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, si è presentata impreparata alla firma di un’Accordo di Associazione UE-Ucraina che avrebbe conferito a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera.

L’Unione Europea non ha potuto finalizzare i negoziati a causa del regresso democratico in atto sulle Rive del Dnipro – per l’italiano medio, il fiume di Kyiv – con cui, in circa due anni di potere, Janukovych ha arrestato, processato, ed indagato una ventina tra esponenti dell’Opposizione Democratica, attivisti civili, e giornalisti indipendenti.

Vittima esemplare è la Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. A tale pena – maturata dopo un processo farsa, con la difesa privata dei propri diritti e prove costruite ad hoc per incastrare la Leader dell’Opposizione Democratica, addirittura datate il 31 Aprile – è stato aggiunto un secondo arresto preventivo: quasi paralizzata a letto da un forte mal di schiena – non curato dalle Autorità giudiziarie – la Tymoshenko è stata ritenuta elemento potenzialmente pericoloso per la prosecuzione del processo in cui è imputata per evasione fiscale durante presidenza della JEESU – colosso energetico guidato prima della discesa in campo del 1998.

In aggiunta, nella giornata di venerdì, 30 Dicembre, l’ex-Primo Ministro è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv: allontanata dai parenti giusto in occasione del Capodanno – che in Ucraina ha la medesima valenza del Natale cattolico, con bambini che si scambiano i doni e famiglie che si riuniscono. Il tutto è avvenuto nel buio della notte, malgrado la Tymoshenko sia impossibilitata persino a passeggiare per la propria cella: figuriamoci a percorrere centinaia di chilometri su una camionetta della polizia.

Nella medesima giornata, Janukovych ha emanato un decreto urgente con cui ha abolito il Giorno della Libertà, ovvero i festeggiamenti in ricordo della Rivoluzione Arancione: manifestazione pacifica con cui il popolo ucraino, guidato dalla Tymoshenko, ha reagito ai brogli elettorali perpetrati da Janukovych – e dal suo padrino, il Capo di Stato emerito, Leonid Kuchma – e preteso dalle proprie Autorità Europa, democrazia, e giustizia.

Guardare al Mondo, e non solo a Palazzo Chigi

Il caso ucraino deve fare riflettere tutti noi che, comodamente, passiamo il Capodanno al caldo e in compagnia: la libertà sulle Rive del Dnipro collima con la libertà nell’Unione Europea – e, quindi, dell’Italia. Nessuno scommette sulla totale innocenza della Tymoshenko – sopratutto in un Paese dall’altissima corruzione in diversi ambiti, politica in primo luogo – ma il trattamento riservato alla Lady di Ferro ucraina è disumano, illiberale, e, se si vuole, anche un po’ sessista.

Sarebbe bello se in Italia si cominciasse ad aprire gli occhi su quanto accade a Kyiv, e, magari, alcuni cari colleghi giornalisti, attivisti dei diritti umani del Belpaese, e le organizzazioni femministe iniziassero a condannare quanto perpetrato dal regime di Janukovych, anche se – diversamente dalle marachelle del dittatore bielorusso, Aljaksandar Lukashenka – questa causa non può essere usata per contestare Berlusconi, o dare addosso a certa parte politica.

In ballo è la democrazia di tutto il Vecchio Continente. Ad est di Kyiv, Putin è pronto a ripristinare una Russia imperiale che, dopo avere fagocitato l’Ucraina – gioco facile: sopratutto ora che Janukovych è sempre più isolato da Bruxelles – punta dritto all’Europa, con l’obiettivo di eliminarla dalla competizione planetaria. In un Mondo sempre più globalizzato, l’orso russo vuole giocare alla pari delle tigri asiatiche e dei puma brasiliani, senza banchieri europei e cowboy americani di mezzo.

Per questa ragione, e non ce ne vergogniamo, la Voce Arancione ha sostenuto la firma dell’Accordo di Associazione senza se e senza ma: integrare l’Ucraina è una priorità in primis per la sopravvivenza dell’Europa, anche se bisogna trattare con un tiranno post-sovietico. Una volta integrata con Bruxelles, Kyiv avrebbe giovato di una maggiore protezione dall’aggressione energetica di Mosca, e sarebbe stata costretta ad attenersi agli standard democratici dell’Unione, liberando la Tymoshenko e riconoscendo diritti alle opposizioni.

Delineato tale quadro, Auguriamo a tutti i lettori un Felice Anno Nuovo, con la speranza che chi seguirà l’Europeo di calcio sarà cosciente di quanto realmente succede in Ucraina. Ventidue atleti che corrono dietro a un pallone non bastano a fare l’Europa. Bensì, piaccia o meno, la libertà e la prosperità del Vecchio Continente sono legate alla bionda treccia della Tymoshenko: ieri, simbolo della svolta arancione, oggi della repressione post-sovietica, favorita anche dal silenzio imposto dai media politicamente corretti di casa nostra.

La Redazione

LA VOCE ARANCIONE ANCORA AL PIT-STOP

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 7, 2011

Da oggi, per un mese circa, è sospeso l’aggiornamento giornaliero sul Mondo ex-Sovietico. Ci scusiamo per il disagio. Ed invitiamo a seguire i contenuti esclusivi che saranno pubblicati su queste pagine

La copertina de La Democrazia Arancione. Storia Politica dell'Ucraina dall'Indipendenza alle Presidenziali 2010. Di Matteo Cazzulani

Nel Paese dei balocchi, dimentico di sé, dei suoi valori, e colpevole di soffocare i propri figli, vivono due categorie di persone. La maggior parte lo fa alla giornata, in passiva attesa della soddisfazione della sera, chiamata Grande Fratello, Champions’ League, Discoteca, sbronza, o Bunga Bunga. 

Un’esigua minoranza, invece, insegue sogni, progetti, ed ideali. Spesso, a costo di depressioni, e grandi sacrifici. Non solo economici, ma anche affettivi e morali. 

Dagli appartenenti al primo gruppo, le persone del secondo sono viste con sospetto, disprezzo, superficialità. Emozioni che tradiscono. E, nel contempo, nascondono un’inesprimibile ammirazione. Forse, anche un pizzico di invidia. 

La Voce Arancione torna ad un regime a singhiozzo. Questa volta, non per un Congedo di Studio – scaltra etichetta per giustificare una vacanza indimenticabile in una Città di cultura, con affetti che costituiscono parte indissolubile del proprio cuore. Ma per fornire ai lettori un servizio diretto, sul campo, esclusivo. 

Per permettere al Redattore di seguire, con coerenza, un Ideale. Recarsi in una terra amata, tanto quanto gli affetti di cui sopra. Ed agire, di prima persona, in favore di una Nazione, per il cui bene ha consacrato la propria professione. 

Per questioni di sicurezza, non sveliamo ora tutti i dettagli. Sappiamo che la Voce Arancione è letta con attenzione non solo da gentili Lettori, interessati agli argomenti di nicchia da essa trattati, ma anche da farabutti. Secondo alcuni, persino dal governo giapponese. 

Ringraziando per l’assidua frequentazione delle nostre pagine, vi rimandiamo alle prossime pubblicazioni. Vi assicuriamo che non ne rimarrete delusi. 

In prima fila per gli Ideali

Chi scrive spende un periodo della propria vita per il bene altrui. Con lo scopo di portare un poco di Speranza a chi ne ha ancor meno di lui. 

Non è un compito facile, soprattutto se si ha l’Onore di rappresentare una Patria che si ama. Nonostante la raccomandazione imperante, il dominio culturale dei comunisti, e la politica estera fatta col gas e con le pacche sulle spalle dei peggiori dittatori del Pianeta, anziché col cuore e con i principi innegoziabili. 

Uno stivale oramai vecchio e consumato. Che, così come il Paese da cui vi scriveremo, per il prossimo mese circa, speriamo trovi presto la forza di rialzarsi. E dire basta alla senocrazia degli imprenditori e dei marinaretti prestati alla politica. Questo sì, senza se e senza ma. 

Matteo Cazzulani

JAN PALACH: IL GRANDE FRATELLO VINCE ANCORA SUL CORAGGIOSO DISSIDENTE ANTI-SOVIETICO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 19, 2011

42 anni fa il suicidio del giovane ceco, in segno di protesta contro l’imperialismo URSS. Simili casi in tutto il Mondo ex-sovietico ancora ignorati. La Voce Arancione non dimentica

Jan Palach

Ogni anno, la medesima storia. Il 19 Gennaio 1969, a Praga, il giovane studente ceco Jan Palach si è dato fuoco nella centralissima Piazza Venceslao.

Un’agonia di tre giorni ha portato alla morte questo eroe del dissenso al totalitarismo sovietico. Che, con la propria vita, ha voluto indicare l’importanza dei diritti umani e della libertà. Valori irrinunciabili. Che i carri armati russi, entrati nella capitale dell’allora Cecoslovacchia, hanno calpestato troppo a lungo nella storia.

Il sacrificio del laureando in storia economica non è stato vano. Seppur represso nel sangue, il tentativo di costruire il socialismo dal volto umano a Praga fu la più rumorosa di una serie di dimostrazioni non violente contro il dominio di Mosca.

Fino alla Rivoluzione di Velluto, nel 1989. Con cui i cechi, e, con essi, gli altri popoli dell’Europa Centrale, si sono liberati dal peggiore dei totalitarismi del XX secolo.

La Voce Arancione intende ricordare non solo questa coraggiosa figura. Ma anche chi, prima e dopo di lui, ha perso la vita, nei Gulag o in una delle varie purghe staliniane o Holodomor. “Giustiziato” da un’ideologia ottocentesca, ancor oggi incensata da molti.

Lo Jan Palach ucraino

Tra le altre vittime, l’ucraino Vasyl’ Makukh. Il quale, il 5 novembre 1968, ha emulato il gesto di Jan Palach, per protestare contro la russificazione forzata dell’Ucraina. Una tragedia quanto mai attuale. Soprattutto, dinnanzi a quanto avviene oggi sulle rive del Dnipro. E, più in generale, nel Mondo ex-Sovietico.

Il rinato imperialismo del Cremlino, questa volta sotto forma di gas e gasdotti, e, nello specifico, il sacrificio di Jan Palach, anche quest anno in Italia è passato sotto silenzio.

Pochissimo è trapelato dai media del Belpaese, impegnati in commenti alla vita sessuale del Premier, analisi dell’ultima puntata di Amici di Maria de Filippi, ed ultime dall’Olimpico, in vista del derby di Roma.

Silenzio anche dalle autorità. Soprattutto da un Capo di Stato, che, ancora, non ha condannato in maniera convincente nemmeno il simile “aiuto fraterno” sovietico che, nel ’56, ha mietuto vittime e sangue in Ungheria. Oggi, orgogliosamente, a capo della Presidenza di turno dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: STAMPA RUSSA CERCA DISCREDITO DI VOCE ARANCIONE E LEGNO STORTO

Posted in Editoriale, Ukraina by matteocazzulani on January 13, 2011

Il blog ed il quotidiano vittime della menzogna di “traduttori”. Tutti i dettagli della questione

La bandiera ucraina

Cronaca di ordinario discredito. Per questo aggiornamento, abbiamo scelto di scrivere in prima persona, per narrare quanto di curioso accaduto nei media ucraini negli ultimi giorni.

Un articolo, circa l’ennesimo interrogatorio ai danni dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, postato sulla Voce Arancione, è stato pubblicato, come di consueto, anche su Il Legno Storto. Come si evince dai link, quanto riportato nel pezzo rimanda alle dichiarazioni dell’ufficio stampa BJuT, da cui è stata presa la notizia.

Succede che gli “amici” del sito INOSMI.RU, dedicato alla “traduzione” in russo degli articoli della stampa estera riguardanti Russia e dintorni, riprende la notizia a modo proprio, insinuando che il Legno Storto, e l’autore dell’articolo, hanno ottenuto informazioni dal governo giapponese – !!! – circa l’effettivo uso dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali da parte dell’ex Primo Ministro. Che, lo ricordiamo, per questo, ed altri capi d’accusa, è sotto processo.

Non è la prima volta che questo sito si permette di modificare a piacere pezzi di medesimo autore e testata. Già è successo nel maggio scorso, con un articolo sul Donbas, falsificato, nella versione russa, per gettare fango sulla missione diplomatica Jevroavtobus 3.

Il problema è che la versione INOSMI viene presa per buona. E, fatto sorprendente, ripresa anche da quella stampa ucraina teoricamente seria.

In primis, il sito di Bat’kivshchyna, che pone in risalto il fatto che un giornale occidentale tratti la questione.

Segue a ruota la UNIAN — l’ANSA italiana — che, inevitabilmente, genera la reazione della maggioranza. E qui viene il bello.

Interviene il Parlamentare

A rispondere è il Parlamentare del Partija Rehioniv, Vadym Kolesnichenko, che, sempre prendendo per buona la versione INOSMI, attacca Legno Storto, etichettandolo come “rivista di secondo ordine, letta solo nella regione di Milano [che, ricordiamo a Kolesnichenko, si chiama Lombardia, n.d.a.]”.

Inoltre, l’esponente del partito di governo confronta il media italiano con quelli che definisce “giornali ben più rappresentativi dell’Italia, sopratutto in quanto stampati [Legno Storto è un quotidiano on-line, n.d.a.] tra cui La Repubblica”. Che, guarda caso, a fine dicembre ha pubblicato un’intervista a Julija Tymoshenko, in cui il collega giornalista — a cui va il nostro rispetto profesionale, ma non la condivisione intellettuale — non ha dipinto un quadro ottimale della Leader dell’Opposizione Democratica.

Senza soffermarsi sul fatto che il quotidiano preso ad esempio da Kolesnichenko appartiene ad una famiglia editoriale di cui fa parte una nota rivista di politica estera che ha negato lo Holodomor — il genocidio del popolo ucraino per fame artificiale, compiuto da Stalin tra il 1932 ed il 1933 — occorrerebbe evitare di discernere tra media più o meno rappresentativi in base alla loro diffusione nel formato stampato. Ma questa è un’altra questione.

A cascarci è anche l’autorevole Ekonomichna Pravda, versione economica della gloriosa Ukrajins’ka Pravda. Che, oltre a riprendere la notizia, cita persino nome e cognome dell’autore — nulla di male — presentandolo come informato dei fatti direttamente dal Giappone – !!!!.

Chiarimento è arrivato da un blogger, Mykola Hudkovych, che, dopo avere sentito l’autore, ha dimostrato come nessuno abbia contatti con governanti del Sol Levante. Notizia prontamente ripresa dalla televisione ucraina, Channel 24.

Per dovere di cronaca

Alla fine della questione, non prima di avere ringraziato i lettori per gli attestati di stima, solidarietà, ed indignazione — verso chi discredita — pervenuti all’autore, alcune considerazioni.

Agli amici della Ukrajins’ka Pravda: prima di riportare una notizia, APPROFONDITE LE FONTI. Siete una testata degna del più grande rispetto, per il solo fatto di essere stata fondata dal coraggioso Gija Gongadze. Avete i contatti della Voce Arancione. Chiamate o scrivete, prima di controllare la notizia.

A INOSMI: definire il vostro operato un discredito professionale è poco. Capiamo la vostra continua ricerca della polemica. E, sopratutto, del fango sui media occidentali, che coinvolge anche testate autorevoli come Voice of America, Financial Times, Rzeczpospolita ecc.

Ogni organo di stampa ha la sua ratio di esistere. Ma insinuare che si ottengano informazioni da Tokyo, significa davvero spararla grossa. E, ancor peggio del vostro operato, reo chi alle vostre calunnie ci casca, e le prende per vere.

La questione ha generato una pausa nella narrazione degli sviluppi ucraini. La Voce Arancione, indignata dinnanzi a tali calunnie, non sa ancora quanto durerà. Per questo, ce ne scusiamo con i lettori, per cui siamo diventati un punto di riferimento per una informazione non uniformata ai cliché dei vari Grandi Fratelli o Amici di Maria de Filippi.

Per questa ragione, ci limitiamo ad elencare quanto accaduto nelle 48 di nostro silenzio in Ucraina.

 

  • Il Commissario Europeo all’Integrazione, Stefan Fule, ha incontrato il Presiente ucraino, Viktor Janukovych, a cui ha presentato la possibilità di un raffreddamento delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv qualora le pressioni su dissidenti e media indipendenti non sia arrestata.
  • L’audizione del procuratore Generale alla Rada, chiesta dall’Opposizione Democratica pr chiarire lo stato dell’ondata degli arresti politici — non c’è stata. Al suo posto, un incaricato, che ha garantito come i prigioneri stiano in condizioni accettabili.
  • A carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, è stato aperto un altro capo d’accusa. Questa volta per usurpazione di 50 Milioni di Hryvnje nell’acquisto di vaccini. Nella giornata di Giovedì, 13 Gennaio, l’ex Primo Ministro è attesa in Procura per l’ennesimo interrogatorio.
  • La nomina di Stepan Bandera a Eroe di Ucraina, voluta dall’ex-Capo di Stato, Viktor Jushchenko, è stata revocata da un verdetto della Corte Suprema.
  • Attivisti della Asociazione Tryzub sono stati arrestati. La blogger Olena Bilozers’ka , vittima di una perquisizione.

 

Matteo Cazzulani