LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PUTIN SI ARMA E CACCIA DALLA RUSSIA LE ORGANIZZAZIONI AMERICANE

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2012

La USAID – ente impegnato nella tutela dell’ambiente, nello sviluppo delle strutture democratiche e nel supporto della costituzione di una società civile – estromessa dalla Federazione Russa per volere del Ministero degli Esteri alla vigilia delle Elezioni Amministrative. Il Ministero della Difesa di Mosca avvia un programma per il rafforzamento dell’aviazione militare.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Dopo la caduta del comunismo è stata attiva in Russia nell’ambito della difesa dell’ambiente, dello sviluppo socio-economico e del tentativo di rafforzamento delle strutture democratiche. Nell’anno 2012, l’organizzazione USAID è stata cacciata definitivamente dalla Russia di Putin.

Nella giornata di mercoledì, 19 Settembre, il Ministero degli Esteri russo ha dato il benservito all’organizzazione internazionale statunitense, particolarmente attiva negli ultimi tempi nel monitoraggio della preparazione delle Elezioni Regionali, in programma in Russia alla metà di Ottobre.

A dare la notizia è stata la rappresentante della Segreteria di Stato USA, Victoria Nuland, che, nonostante la cacciata della USAID, ha tuttavia confermato la cooperazione con le organizzazioni indipendenti russe impegnate nel rafforzamento della democrazia e dei diritti umani, tra cui l’associazione Memorial e l’ONG Golos.

Proprio la Golos ha espresso allarme per la chiusura della sede moscovita della USAID. Grazie a fondi dell’organizzazione statunitense, la ONG russa sta stilando una mappa dei brogli elettorali, con diversi corrispondenti dislocati nei seggi periferici per monitorare l’andamento delle votazioni amministrative, sopratutto nel Nord del Caucaso.

“Sono profondamente turbata dall’allontanamento della USAID – ha dichiarato a Radio Liberty la Direttrice di Golos, Liliya Shibanova – avevamo pianificato un accurato lavoro di monitoraggio della preparazione delle elezioni, ma l’assenza dell’organizzazione statunitense mette a rischio il nostro progetto”.

A confermare che la paternità della decisione è legata al Cremlino è stato il Ministero degli Esteri russo, che, con una nota, ha motivato l’espulsione della USAID con la volontà di allontanare dal Paese un ente straniero intenzionato ad interessarsi degli affari interni della Russia.

La cacciata della USAID rappresenta un duro colpo per l’immagine del Presidente USA, Barack Obama, che ha fatto del dialogo con il Presidente russo, Vladimir Putin, la bandiera della sua attività di politica estera.

Lo schiaffo ricevuto dal Cremlino, in piena corsa alla Casa Bianca, è un assist alle critiche mosse dallo schieramento repubblicano al Presidente democratico per avere assunto una posizione troppo morbida nei confronti dei regimi autocratici, come la Russia di Putin e l’Iran di Akhmadinedjad.

La cacciata dell’USAID è stata accompagnata dall’ennesimo step legato al rafforzamento delle strutture dell’esercito russo. Sempre mercoledì, 19 Settembre, il Ministro della Difesa russo, Dmitriy Rogozin, ha dichiarato l’avvio della costruzione di una flotta di aerei supersonici di ultima generazione, invisibili ai radar, concepiti per concorrere con il simile velivolo sperimentale statunitense Boeing X-51.

Se realizzato, il progetto di Rogozin innalzerebbe in maniera sensibile il potenziale militare dell’esercito russo, che Mosca sta nel contempo mostrando al Mondo con i missili Iskander e Tochka lanciati durante l’operazione Caucaso 2012: un’esercitazione organizzata dimostrativamente – e provocatoriamente – a pochi chilometri dal confine con la Georgia alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari.

Una vendetta gasata

Sullo sfondo dell’allontanamento della USAID, e del riarmo dell’esercito di Mosca, resta la questione energetica, di cui il Cremlino si avvale per realizzare precisi fini geopolitici a discapito dell’Occidente e, in particolare, dell’Unione Europea.

Dinnanzi alla condotta anticoncorrenziale del monopolista energetico russo, Gazprom – ente posseduto per più del 50% dal Cremlino, contestato da Bruxelles per avere legato la concessione di sconti sulle tariffe del gas alla fedeltà politica a Mosca dimostrata da alcuni Paesi dell’UE, sopratutto Germania e Francia – la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale, che potrebbe portare ad onerose sanzioni nei confronti della Russia.

In risposta, il Presidente Putin – che ha definito la Commissione Europea come schiava dei Paesi al di fuori della zona euro – ha obbligato ogni ente russo ad informare e concordare con il Cremlino le strategie da adottare nei confronti di Stati ed organizzazioni terze. De facto, egli ha assimilato la politica commerciale, economica ed energetica al diretto controllo politico della sua Amministrazione.

Matteo Cazzulani

L’EUROPA AL VOTO: LA SORPRESA SLOVENA, LA CONFERMA CROATA, LA FURBIZIA RUSSA

Posted in Balcani, Russia by matteocazzulani on July 1, 2012

Colpo di scena in Slovenia, con i progressisti davanti ai moderati. Conferma della annunciata vittoria del centrosinistra in Croazia. Ancora repressioni nella Russia di Putin

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Il gusto della democrazia ed il cinismo della repressione. Questo lo scenario politico di Domenica, 4 Dicembre, giorno in cui si è votato contemporaneamente per il rinnovo dei Parlamenti in Slovenia, Croazia, e Russia. Tre scenari differenti, dominati da emozioni, colpi di scena, ma manche brutali conferme.

Sorpresa per il risultato sloveno, dove ad avere la meglio è stata Slovenia Positiva: partito di centro-sinistra fondato da poco dal sindaco di Lubiana, Zoran Jankovic, popolare non solo come guida storica della capitale – rieletto nel 2010 dopo la prima investura nel 2006 – ma anche per avere guidato la catena di supermercati Mercator. Sarà lui, con il 29,6% dei consensi, ad avere la responsabilità di tenere fuori la Slovenia da una crisi dell’Euro che, dopo Grecia, Spagna, Italia, ed Irlanda, rischia di colpire l’unico Stato Balcanico ad avere adottato la divisa unica.

Nulla da fare per il moderato Partito Democratico Sloveno – SDS – dell’ex-Premier Janez Jansa, dato per favorito ma fermo al 26%, e nemmeno per la forza socialdemocratica del Capo del Governo uscente, Borut Pahor, terzo con il 10,7%.

Nihil novi per la Croazia, dove la vittoria preannunciata dell’opposizione di centro-sinistra ha avuto conferma: un risultato storico, dal momento in cui la Kukuruda – coalizione progressista, così chiamata dal nome del ristorante presso Rijeka in cui è stata fondata, guidata dal Partito Socialdemocratico della Croazia – SDP – di Zoran Milanovic – ha interrotto il lungo governo della conservatrice Comunità Democratica Croata – HDZ – dell’ex-Premier, Jadranki Kosor: al potere dall’indipendenza del Paese del 1991, ultimamente incapace di scacciare l’incubo bancarotta. Dunque, enormi responsabilità sulle spalle del 45enne Milanovic, anche perché la Croazia è in dirittura d’arrivo nel lungo cammino per l’ingresso nell’Unione Europea, che sarà finalizzato il prossimo 9 Dicembre.

La bufala russa

Amare notizie, invece, per la Russia. I media occidentali hanno salutato la perdita della maggioranza assoluta da parte di Russia Unita – il Partito del potere del tandem Putin-Medvedev – come un segnale di risveglio democratico in un Paese cronicamente affetto da elezioni falsate e riduzione violenta al silenzio del dissenso. Nulla di più sbagliato, dal momento in cui a vincere la consultazione sono stati solo partiti-satelliti del Cremlino – i Liberal-Democratici di Zhirinovs’kij, quarti con l’11,42%, i socialdemocratici di Russia Giusta, terzi con il 12,8% – oppure opposizioni vere, tollerate in quanto sostenute da una fascia minoritaria della popolazione, come i comunisti di Zjuganov, secondi con il 19,8%. Niente da fare per la vera opposizione di Jabloko, Partito liberale e filo-europeo, guarda caso non in grado di abbattere il quorum necessario per ottenere seggi alla Duma.

In aggiunta, le solite repressioni: una manifestazione del movimento di opposizione Altra Russia è stato contrastato dall’intervento violento della milicija, con la solida coda di una decina di arresti. Inoltre, i siti di Radio Ekho Moskvy e della ONG Golos – nota per l’impegno a democraticizzare la Federazione Russa – sono stati oscurati fin dalla mattinata, quando le urne stavano giusto per essere aperte nella regione di Mosca.

Matteo Cazzulani

BROGLI ELETTORALI RENDONO VLADIMIR PUTIN ZAR DEL CREMLINO PER LA TERZA VOLTA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 5, 2012

Dissidenti e ONG locali indipendenti – privati di un proprio candidato – denunciano falsificazioni e irregolarità durante e dopo lo spoglio dei voti che, secondo la Commissione Elettorale Centrale, avrebbe confermato il ritorno alla presidenza dell’ex-Premier con il 63% dei consensi. Il neo-eletto Capo dello Stato promette una Russia forte protetta da ogni “provocazione destabilizzante”

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Niente di nuovo in Russia: Vladimir Putin vince le elezioni, i suoi giovani sostenitori occupano i siti nevralgici della capitale per impedire manifestazioni di dissenso, e l’opposizione – priva di un proprio candidato alla corsa presidenziale – denuncia brogli elettorali a dismisura. Sono le 7 del mattino – ora italiana – quando la Commissione Elettorale Centrale, giunta allo spoglio del 99% delle schede, ha certificato il ritorno al Cremlino di Vladimir Putin.

Premier uscente, Putin ha già ricoperto la carica di Capo dello Stato della Federazione Russa dal 2000 al 2008 – quando, per non cambiare la Costituzione, ha rinunciato a un terzo mandato consecutivo occupando la guida del governo, e ha posto sullo scranno presidenziale il suo fedele alleato, Dmitrij Medvedev.

“E’ una vittoria fondamentale per il nostro Paese, non cederemo a nessuno” ha commentato proprio Medvedev davanti ai militanti di Putin, radunati nella centralissima Piazza del Maneggio già a poche ore dalla chiusura dei seggi. “Ringrazio tutti coloro che hanno detto sì a una grande Russia, e hanno respinto le provocazioni politiche che mirano a distruggere lo Stato russo. Questa variante è irrealizzabile. L’ho detto, e così è stato. Vi ho promesso la vittoria, e abbiamo vinto” ha aggiunto Putin in lacrime.

Secondo le rilevazioni ufficiali, Putin ha ottenuto il 63,74% dei consensi, staccando di molto il comunista Gennadij Zjuganov, secondo con il 17,18%, e l’indipendente businessman Mikhail Prorokhov, terzo con il 7,81%. Lontani anche i rimanenti candidati: il nazionalista Vladimir Zhirinovskij ha ottenuto il 6,23% dei voti, mentre il socialdemocratico Sergej Mironov il 3,85%.

La vittoria, apparentemente schiacciante, è stata contestata dalla reale opposizione la quale, oltre ad avere evidenziato l’assenza di un candidato veramente indipendente dal Cremlino ed espressione diretta del dissenso alla verticale del potere di Putin, ha rilevato un alto numero di brogli elettorali, perpetrati sopratutto a Mosca, Pietroburgo e Jekaterinburg.

Come illustrato dal blogger Aleksej Naval’nyj, solo alle 15:30 i casi di falsificazione sono arrivati a 2712, e verso la chiusura dei seggi sono andati via via ad aumentare fino alla realizzazione della conta dei voti, durante la quale, anche secondo le associazioni indipendenti Golos e Osservatore Civico, il lavoro dei giornalisti e degli osservatori elettorali è stato ostacolato in diverse sezioni elettorali.

Nello specifico, le associazioni hanno denunciato l’organizzazione dei cosiddetti “caroselli” – il trasporto degli elettori da un seggio all’altro per votare più di una volta – la consegna ad alcuni votanti di più di una scheda, e lo spegnimento all’inizio della conta dei voti delle telecamere che il Cremlino ha installato in ogni sezione per consentire ai cittadini di monitorare da sé la “regolarità” delle operazioni.

Di diverso avviso sono la Commissione Elettorale Centrale, che ha registrato solo 36 denunce di irregolarità, e le Autorità cittadine di Mosca, che, dopo avere ridotto il centro della Capitale in stato d’assedio, hanno riservato le principali piazze moscovite esclusivamente per i meeting della gioventù filo-putiniana: de facto costringendo le opposizioni a manifestare solo il giorno successivo.

L’unica nota di colore risulta la protesta delle FEMEN. Le monelle ucraine, note per condurre le loro proteste seminude, si sono presentate presso il seggio dove ha votato Putin e, a torso nudo, hanno contestato la scelta del Premier di ricandidarsi per la terza volta alla presidenza della Federazione Russa. Dopo essere state bloccate senza complimenti dalle forze di polizia, le manifestanti sono state inviate in commissariato: pronte per il rimpatrio in Ucraina e la condanna al pagamento di una multa.

Un pericolo per l’Europa

Certificato un dato elettorale tutt’altro che inaspettato, resta ora da riflettere sul senso che la rielezione di Putin alla Presidenza della Russia ha per gli equilibri geopolitici, sopratutto in relazione all’Occidente. Stando alle promesse pre-elettorali, Putin punta sulla costituzione di una “grande Russia” cementata internamente attorno al nucleo nazionale russo e, sul piano estero, pronta a rilanciare la propria presenza nel Mondo come superpotenza globale.

Per realizzare questa seconda via, Mosca ha intensificato la propria egemonia energetica, e si è fatta promotrice dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione economico-politico con cui il Cremlino – seguendo specularmente il modello della CEE e dell’Unione Europea – intende assoggettare i Paesi dell’ex-Unione Sovietica, e, così, rendere la Federazione Russia un soggetto para-imperiale.

Questo scenario ha particolari risvolti proprio sull’Unione Europea, che Mosca considera il primo avversario da neutralizzare per certificare il re-ottenimento dello status di superpotenza mondiale. Per questa ragione, non c’è da meravigliarsi se la Russia implementerà la propria politica energetica con la continuazione del processo di stipula di contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’UE e, sopratutto, con la rilevazione del controllo totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente.

Di pari passo, il rafforzamento dell’Unione Eurasiatica – a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgystan – e la sua estensione a Paesi dell’Europa Orientale come Ucraina e Moldova sancirà il rafforzamento della connotazione imperiale del Cremlino e, nel contempo, affogherà una volta per tutte le speranze di riscossa per l’Europa: sempre più in preda a una crisi economica, e relegata ai confini di un Mondo oggi dominato da Cina, India, Brasile e Sud Africa – e, per l’appunto, anche da Mosca.

Se non è già troppo tardi, l’unica speranza per risollevare la situazione dell’Unione Europeaè il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti d’America, e la costituzione di un forte blocco occidentale che, ispirato ai principi della democrazia, del libero mercato, della divisione dei poteri, e del rispetto dei diritti umani e della libertà del singolo cittadino – nel pieno rispetto delle minoranze e del pluralismo di opinione – possa concorrere con i colossi economici laddove questi ultimi sono deboli e maggiormente arretrati rispetto all’Occidente.

Per questa ragione, l’unica risposta che gli europei possono dare ai brogli elettorali in Russia è un cambio radicale della propria prospettiva culturale: coniugare uno storico europeismo, che finora ha portato alla costituzione dell’Unione tra stati divisi da secoli di odi e divisioni, con un pragmatico atlantismo, maggiormente aderente al Mondo di oggi, in cui gli equilibri geopolitici non sono più decisi a Washington, Londra o Bruxelles, ma a Pechino, Nuova Delhi, Mosca e Brasilia.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA LA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTI-PUTIN DI SEMPRE

Posted in Russia by matteocazzulani on December 11, 2011

Più di 20 Mila dimostranti dell’opposizione liberale, democratica, e progressista scendono in Piazza Bolotnaja per manifestare contro i brogli elettorali. Le Autorità lasciano fare, ma nel contempo confermano i dati contestati, arrestano dissidenti nelle località di provincia, ed oscurano le pagine dei media scomodi, come la Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja

La protesta delle opposizioni russe. FOTO E VIDEO MUSTAFA NAJEM

“Presso il Cremlino non cambierà nulla, ma l’atmosfera della dimostrazione, anche solo per qualche ora, ha dato un nuovo volto alla Russia”. E il commento di uno stimato collega ucraino – che tra Rivoluzione Arancione e proteste in Bielorussia ha una discreta conoscenza della questione – che meglio sintetizza l’imponente manifestazione delle opposizioni russe, riunitesi, sabato 10 Dicembre, per protestare contro i brogli elettorali della Verticale del Potere, in piazza Bolotnaja.

Un’ubicazione assegnata dalle Autorità dopo un’attenta mediazione con gli organizzatori, che, reduci da proteste pacifiche spontanee nei tre giorni seguenti alle elezioni parlamentari di Domenica, 4 Dicembre – puntualmente represse dalla polizia, con violenze ed arresti a più di mille manifestanti – hanno ottenuto il permesso di dimostrare sull’isolotto dirimpetto al Cremlino, con la presenza di non più di 300 persone.

Limite oltrepassato a dismisura dall’invasione di più di 20 Mila dimostranti: giovani, anziani, donne, uomini, e bambini, assiepati persino sul ponte adiacente al palco, vista l’impossibilità di raggiungere una piazza stipata. Sorpresi sopratutto i Leader politici dell’opposizione, che mai hanno avuto modo di parlare ad una platea così ampia senza temere cariche della polizia e notti in gattabuia per illegittimo dissenso.

“Il 17 Dicembre si replica in piazza Pushkinskaja – ha dichiarato Sergej Mitrokhin, Segretario del partito liberale e filoeuropeo Jabloko, escluso dalla Duma per non essere riuscito a superare lo sbarramento secondo il conteggio del Cremlino: principale oggetto della critica di tutti gli interventi della dimostrazione – continueremo a dire no ai brogli elettorali – ha continuato – fino a quando anche a Mosca non regnerà la giustizia”.

Ulteriore appuntamento è stato proposto da uno degli esponenti di spicco del movimento liberal-progressista Altra Russia, Boris Nemcov, che ha chiamato i dimostranti ad accorrere, sempre in piazza Bolotnaja, il prossimo 24 Dicembre, con il preciso scopo di chiedere nuove elezioni, sopratutto in seguito alle irregolarità certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di Consiglio d’Europa ed OSCE.

A chiudere l’evento, durato in tutto più di tre ore, una dichiarazione congiunta delle opposizioni, firmata, ed esposta pubblicamente, dai Leader di Jabloko, Altra Russia, e del movimento democratico Solidarnost’. Chiesta l’immediata liberazione dei detenuti politici ancora in carcere dopo le manifestazioni degli scorsi giorni, una severa punizione per i responsabili di tali violazioni del diritto di manifestazione – garantito, seppur solo formalmente, dalla Costituzione russa – la legalizzazione di tutti i partiti non allineati alla Verticale del Potere, l’indizione di nuove elezioni regolari e democratiche, e le dimissioni del Capo della Commissione Elettorale Centrale, Vladimir Churov.

La repressione e l’autoritarismo continuano

Proprio il suo vice, durante la manifestazione di piazza Bolotnaja, ha confermato i dati elettorali contestati, e ritenuto inutile verificare la regolarità delle operazioni di voto e di conteggio dei consensi. Dunque, maggioranza quasi assoluta confermata a Russia Unita: il Partito del tandem Putin-Medvedev, libero di governare in coalizione con due liste conniventi col Cremlino – i liberal-democratici di Zhirinovskij ed i socialdemocratici di Russia Giusta – e di relegare all’opposizione parlamentare i comunisti, e a quella extra-parlamentare il popolo della Bolotnaja. Colorato, festoso e determinato nell’esprimere il proprio dissenso, quest’ultimo ha saputo regalare al Mondo intero l’immagine di una Russia finalmente libera e democratica.

Ma non solo a carte bollate: il regime, apparentemente sornione, ha continuato a colpire anche con notevole furbizia mediatica. Dimostranti di altre città – impossibilitati a recarsi a Mosca, ma desiderosi di solidarizzare con piazza Bolotnaja con simili presidi – sono stati arrestati, ed invitati con maniere forti ad interrompere la protesta.

Inoltre, il sito ed i telefoni della Novaja Gazeta – giornale di opposizione a Putin, celebre per avere denunciato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia per mezzo dei pezzi di Anna Politkovskaja: coraggiosa giornalista assassinata a domicilio da misteriosi sicari il giorno del compleanno dello zar del gas – sono stati oscurati ed assaliti da una registrazione automatica inneggiante alle Autorità del Cremlino. Pronto l’allarme comunicato dalla redazione, subito rilanciato dal giornale Kommersant”, da Radio Ekho Moskvy, e dall’ONG Golos: già vittime di simili attacchi mediatici nel corso della giornata elettorale e delle seguenti dimostrazioni.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO I BROGLI ELETTORALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

300 gli arrestati per Illegittimo Dissenso durante la dimostrazione del movimento Solidarnist’, compartecipata da circa 2 Mila persone. Repressa, con l’incarcerazione di 150 persone, anche l’iniziativa dei liberal-progressisti di Altra Russia. Gli osservatori internazionali certificano l’irregolarità della votazione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Forse, questa volta il Cremlino ha aperto il Vaso di Pandora. La giornata di lunedì, 5 Dicembre, all’indomani delle elezioni parlamentari russe, è stata caratterizzata da continue manifestazioni da parte di militanti, attivisti e simpatizzanti della vera opposizione: quella non ammessa alla consultazione elettorale, in cui tre delle quattro liste che hanno ottenuto seggi alla Duma sono diretta espressione della Verticale del Potere.

La dimostrazione più imponente, in tarda serata: presso il Bulvar Chystoprudnyj si sono riuniti più di 2 Mila persone, intenzionate a raggiungere la piazza della Lubjanka – tristemente nota per avere ospitato la sede del KGB e, oggi, quella dell’FSB – esclamando slogan contro la falsificazione delle elezioni ed invitando la polizia ad aggiungersi al corteo. Nulla da fare, anche perché la milicija non solo ha impedito ad altri manifestanti di aggiungersi alla dimostrazione, ma, una volta terminato il corteo, hanno dato vita a cariche, culminate con manganellate ed arresti di più di 300 partecipanti. Tra essi, Il’ja Jashin ed Aleksej Naval’nyj: esponenti di spicco del movimento Solidarnost’ – creato da forze partitiche di diverso orientamento sul modello della Solidarnosc polacca.

I fatti della Lubjanka non sono che l’ultimo episodio di una crescente repressione del dissenso. Già nella giornata di Domenica, 4 Dicembre, ad urne ancora aperte, in Piazza Triumfal’naja la manifestazione del movimento di opposizione liberal-progressista Altra Russia è stata soffocata secondo il medesimo copione, con la spedizione in gattabuia di 150 dimostranti. Anteprima di tale epilogo, gli attacchi da parte di hacker denunciati poco prima dell’apertura dei seggi da parte di Radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos, impegnata nella democratizzazione della Russia.

A dare conferma alle ragioni della protesta, i diffusi casi di falsificazione della consultazione elettorale certificati dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa che, in particolare, hanno segnalato la sistematica intrusione di esponenti delle Autorità nel conteggio dei voti, attività di propaganda elettorale presso i seggi, ed aggiunta di schede pre-votate nelle urne. Una tecnica che ha dato i suoi frutti: durante la diretta dedicata ai risultati delle elezioni, il Canale Rossija 24, basandosi sui dati ufficiali, ha contato il 115,5% dei voti nella Oblast’ di Svedlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 129 % in quella di Voronezh.

Putinismo dal volto umano

Lecito ricordare che secondo i dati riconosciuti dal Cremlino, il Partito del Potere tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e, dal prossimo Marzo, Presidente e Premier – Russia Unita ha ottenuto il 49% dei consensi, in crollo di più del 15% rispetto ai sondaggi: guarda caso giusto sotto la soglia per l’ottenimento della maggioranza dei seggi alla Duma. Una situazione che porterà alla formazione di una coalizione di governo con i Liberal-Democratici di Zhirinosvs’kij – quarti con l’11,5% dei consensi – e la socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 13% dei voti: liste composte da politici riciclati, spesso fuoriusciti da Russia Unita, tutti conniventi col Cremlino. All’opposizione restano solo i comunisti di Zjuganov – secondi con il 19% – mentre i liberali filo europei di Jabloko non hanno superato lo sbarramento.

Così, la Verticale del Potere Putin-Medvedev mantiene stretto il potere, presentandosi con un volto più umano e “democratico” alla Comunità Internazionale. Tuttavia, resta la medesima natura repressiva di sempre, oggi chiamata agli straordinari per arginare un’ondata di proteste che, sempre crescenti, dimostrano un timido avvio del consolidamento della società civile attorno ad ideali di democrazia, libertà, e giustizia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani