LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ISRAELE PENSA ALL’ESERCITO PER PROTEGGERE I GIACIMENTI DI GAS NEL MEDITERRANEO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 29, 2013

Il Governo israeliano vuole adottare navi militari per proteggere da azioni terroristiche i pozzi di oro blu Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono circa 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale. Si intrica il progetto di esportazione di carburante in Europa attraverso la Turchia

L’esercito per difendere i giacimenti di gas nel Mar Mediterraneo. Nella giornata di Venerdì, 26 Luglio, Israele ha ipotizzato l’adozione di navi militari per proteggere i pozzi di oro blu individuati nelle acque territoriali israeliane, che Tel Aviv ha considerato strategicamente importanti.

Come riportato dal Globes, la proposta è stata formulata dalla Marina Militare di Israele, che, per scongiurare attacchi terroristici, ha sostenuto la necessita di acquistare navi da guerra dalla Germania.

Concorde si è detto il Ministero della Difesa che, tuttavia, ha sostenuto la necessita di acquistare le navi militari dalla Corea del Sud.

Israele ha approvato l’esportazione del 40% del gas sfruttato dai giacimenti del Mar Mediterraneo Kadish, Tamar e Leviathan, che contengono 30 Trilioni di Piedi Cubi di gas naturale.

Da sciogliere è ancora il nodo inerente alla destinazione del gas, che, inizialmente, è stato individuato nell’esportazione in Unione Europea attraversulna realizzazione di un gasdotto per veicolare il gas israeliano in Turchia.

Come riportato sempre dal Globes, la soluzione turca sembra però perdere quotazioni a causa della freddezza dimostrata da Ankara nei conforti del tentativo di riavvicinamento di Tel Aviv.

Il superamento di una crisi diplomatica tra Israele e Turchia è stato sollecitato dal Presidente USA, Barack Obama, che ha invitato due Paesi amici dell’Occidente a cooperare in un settore del Mondo particolarmente delicato come il Medio Oriente.

Oro blu di Israele per il mercato cinese

Per Israele, la soluzione alternativa all’invio di gas in Europa è la realizzazione di un rigassificatore per l’invio di LNG in Asia, in particolare in alcuni Paesi Arabi e in Cina.

Il piano, che è stato valutato dalla compagnia statunitense Noble Energy e dagli enti israeliani Delek e Ratio Oil, è fortemente sostenuto dalla compagnia australiana Woodside Petroleum, che ha firmato un accordo per l’acquisto del 30% delle azioni del Leviathan.

Come riportato da Natural Gas Asia, la compagnia australiana è intenzionata a sfruttare il gas israeliano per rifornire il mercato cinese, la cui richiesta di energia è in forte crescita.

Matteo Cazzulani

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ISRAELE E IRAK: IL NUOVO ELDORADO ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 4, 2012

Un giacimento di gas presso le coste mediterranee israeliane dalle cospicue potenzialità è conteso tra l’UE e la Russia: quest’ultima, intenzionata a disinnescare ogni possibile fornitura alternativa di oro blu per il Vecchio Continente da quella moscovita. Il governo iracheno offre i suoi giacimenti per ridare vigore al Nabucco, ma il Cremlino propone un forte partnership con Baghdad

Il percorso del Nabucco

Un Mostro biblico e la terra tra il Tigri e l’Eufrate potrebbero imporsi tra i principali soggetti energetici del Vecchio Continente. Nel 2010, presso le coste israeliane del Mar Mediterraneo è stato individuato un bacino di gas naturale battezzato Leviathan – come il celebre mostro biblico – che, secondo le stime degli esperti, potrebbe scombinare gli equilibri geopolitici europei.

Come rilevato dall’autorevole Globes, il Leviatano non gode di una capacità cospicua, ma i suoi 450 miliardi di metri cubi sarebbero sufficienti a fare di Israele un Paese esportatore in grado di caratterizzare un’alternativa ai rifornimenti russi e centro asiatici da cui l’Unione Europea è rimasta finora dipendente.

Questa, stando alla fonte ben informata, sarebbe l’intenzione del consorzio deputato allo sfruttamento del Leviatano, compartecipato al 39,65% dalla compagnia statunitense Noble Energy e al 22,67% dall’israeliana Delek Drilling: l’avvio dell’emissione di oro blu verso il mercato UE potrebbe incrementare il peso geopolitico di Tel Aviv.

Sulla stessa onda, ma con minori potenzialità di riuscita, per lo meno nel breve termine, si è posto l’Irak, che, venerdì, 2 Marzo, ha messo i propri giacimenti a disposizione del Nabucco. Questo gasdotto, progettato inizialmente per condurre in Europa direttamente dal Bacino del Caspio gas acquistato dall’Unione Europea in Azerbajdzhan, è stato il punto forte della politica di autonomia energetica voluta dalla Commissione Barroso, ma è entrato in crisi in seguito alla decisione di Baku di sfruttare il gasdotto Transanatolico – TANAP – e quello Transadriatico – TAP – per rifornire il Vecchio Continente di oro blu: de facto, rendendo inutile la realizzazione del progetto dalla verdiana denominazione.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia iracheno, Asym Jihad, il gas di Bagdad potrebbe riattivare il Nabucco come conduttura deputata al trasporto di oro blu proveniente da una fonte differente rispetto a quella centro-asiatica. Tuttavia, come ha ammesso lo stesso esponente politico, tale piano non potrà essere realizzato nell’immediato a causa dei problemi di distribuzione dell’oro blu interni a un Paese in cui sono ancora in corso azioni militari.

Conferma del valore posseduto dall’offerta energetica di Israele e Irak è provenuta dall’interessamento espresso da Cipro, che, proprio con Tel Aviv, da tempo ha avviato consultazioni per il rafforzamento di un partnership energetica cipriota-israeliana. Seppur ancora tutta da definire, questa cooperazione potrebbe portare qualche beneficio all’Europa, sopratutto considerando che, dopo la scadenza dell’attuale Presidenza di turno della Danimarca, sarà proprio Nicosia a guidare l’Unione Europea.

Il condizionale è d’obbligo dal momento in cui a rompere le uova nel paniere è arrivata la Russia, che considera il ruolo di Israele e Irak, al pari di quello di Azerbajdzhan e Turkmenistan, un ostacolo al mantenimento dell’egemonia energetica di Mosca sul Vecchio Continente. Come riportato dall’altrettanto autorevole Newsland, e confermato da diversi enti di informazione israeliani, il monopolista russo, Gazprom, ha aperto le trattative con il consorzio Leviathan per la compartecipazione del Cremlino nel progetto.

Secondo le fonti, Gazprom potrebbe entrare nel consorzio come membro associato della Delek Drilling e della Noble Energy, oppure rilevando i diritti di esportazione del gas estratto dal giacimento mediterraneo. Con quest’ultima soluzione, i russi non solo neutralizzerebbero l’ennesima possibile via per la realizzazione di una politica energetica dell’Unione Europea il quanto più autonoma da Mosca, ma conferirebbero al Cremlino un ruolo importante anche nelle forniture di gas al Medio Oriente.

La Russia monopolista avanza anche in Asia

Non è un caso se, venerdì 2 Marzo, sul solco di tale progetto, il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, ha dedicato una delle sue ultime visite all’estero da Capo dello Stato proprio in Irak, al cui Primo Ministro, Nuri Al-Maliki, ha promesso il rafforzamento della collaborazione sul piano agricolo, industriale e energetico.

All’offensiva della Russia, e al palesarsi dell’opzione irachena, una risposta è stata data da Azerbajdzhan e Turkmenistan, le quali, mercoledì, 29 Febbraio, hanno consegnato all’Unione Europea la documentazione necessaria per certificare i diritti di sfruttamento dei propri giacimenti da parte di Bruxelles, ed il trasporto dell’oro blu di provenienza azera e turkmena in Europa attraverso la TANAP.

In contemporanea, il governo turkmeno – che con la Russia concorre non solo sul versante europeo, ma anche su quello asiatico – ha lanciato il progetto TAPI: un gasdotto varato per esportare gas dal Turkmenistan ad Afghanistan, Pakistan, e India, a cui ha aderito anche la Turchia.

Matteo Cazzulani