LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: il Senato approva il Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on January 30, 2015

Una maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici approva la realizzazione dell’oleodotto concepito per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti. Il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, invita alla firma del provvedimento il Presidente statunitense, Barack Obama, che invece ventila l’ipotesi di veto

Philadelphia – 3 settimane per una mozione e più di 40 emendamenti da esaminare è quanto il Senato degli Stati Uniti d’America ha impegnato per giungere all’approvazione della realizzazione del Keystone XL, oleodotto progettato dal colosso energetico Trans Canada per veicolare 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato dell’Alberta, in Canada, al Texas attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri e Louisiana.

Come riportato da Politico, nella giornata di giovedì, 29 Gennaio, 62 senatori, tra repubblicani e centristi democratici, hanno votato a favore del provvedimento, contro 36 democratici liberali fortemente contrari alla realizzazione del Keystone XL.

L’approvazione della mozione, avvenuta dopo che, nella giornata di lunedì, 26 Gennaio, la maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici ha mancato i numeri per approvare il documento, porta ora la realizzazione del Keystone XL direttamente sulla scrivania del Presidente Barack Obama, un democratico liberale che ha già fatto sapere di essere orientato a porre il veto sul provvedimento.

Tuttavia, un gruppo ristretto di senatori sta valutando l’ipotesi di rinviare il provvedimento così come emendato al Senato alla Camera dei Rappresentanti, dove una mozione sulla realizzazione del Keystone XL è stata approvata ad ampia maggioranza.

Subito dopo l’approvazione, il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, ha invitato il Presidente Obama ad accettare il voto del Senato per realizzare un’infrastruttura necessaria per creare posti di lavoro ed incrementare la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Reuterse, l’Amministrazione Obama, che in passato ha dubitato circa la reale capacità del Keystone XL di creare nuovi posti di lavoro, ha ritenuto necessario lasciare l’ultima parola sull’approvazione dell’oleodotto al Dipartimento di Stato, che ancora si deve pronunciare in merito alla fattibilità dell’opera.

Un oleodotto che divide

Come ritenuto dai sostenitori dell’iniziativa -repubblicani e centristi democratici- la realizzazione del Keystone XL non solo permetterebbe la realizzazione di nuovi posti di lavoro e l’incremento della sicurezza energetica degli Stati Uniti, ma rinsalderebbe le relazioni tra USA e Canada in uno scenario globale in cui la Comunità Trans Atlantica necessita di unità e coesione, sopratutto sul piano energetico.

I contrari al gasdotto -democratici liberali ed ambientalisti- contestano invece il fatto che il Keystone XL provocherebbe l’incremento dello sfruttamento del greggio in un’era in cui gli Stati Uniti d’America si sono impegnati a contrastare il surriscaldamento globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Obama rafforza l’intesa con l’India

Posted in USA by matteocazzulani on January 29, 2015

Il Presidente statunitense e il Premier indiano, Narendra Modi, concordano una partnership in ambito nucleare, climatico e militare. La crescita della Cina e la collaborazione Trans Pacifica le motivazioni del rafforzamento delle relazioni tra Stati Uniti ed India

Philadelphia – Una cooperazione di 4 Miliardi di Dollari per una partnership importante per gli equilibri geopolitici mondiali. Nella giornata di martedì, 27 Gennaio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e il Primo Ministro dell’India, Narendra Modi, hanno raggiunto un accordo per stanziare diversi miliardi di Dollari per rafforzare la cooperazione nucleare, tecnologica e militare.

Come riportato dall’autorevole Reuters, l’accordo tra Obama e Modi prevede il comune impegno per lo sviluppo dell’energia nucleare e la comune produzione di materiali di uso militare.

Inoltre, Obama e Modi hanno concordato l’incremento dell’utilizzo di energia pulita da parte dell’India, una decisione che, seppur non in maniera incisiva, segue la posizione presa dagli Stati Uniti per lottare contro il surriscaldamento globale.

Tuttavia, la parte più importante dell’accordo tra Stati Uniti ed India è rappresentata da una nota comune emanata circa il condiviso impegno per la sicurezza nell’Oceano Indiano e nel Mare Cinese Meridionale, una battaglia che vede Obama e Modi schierati l’uno al fianco dell’altro per contenere la crescente potenza della Cina in ambito economico, militare ed energetico.

Oltre allo scacchiere cinese, gli Stati Uniti hanno proposto un coinvolgimento di primo piano nella lotta allo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- dell’India, che, finora, si è tenuta lontano da ogni possibile coinvolgimento internazionale di rilievo militare.

La partnership tra Stati Uniti ed India rappresenta una continuità nella politica estera di Obama, che, con l’avvio di una relazione speciale con Modi, ha rinsaldato ulteriormente la posizione degli Stati Uniti nella regione dell’Asia/Pacifico presentando gli USA come il Paese leader una coalizione di Stati democratici per fronteggiare l’ascesa della Cina.

Fin dalla sua prima Amministrazione, iniziata nel 2009, Obama ha spostato il baricentro dell’attenzione geopolitica degli Stati Uniti dall’Europa all’Asia/Pacifico, rafforzando l’alleanza politica e militare con la Corea del Sud ed avviando trattative con Paesi tradizionalmente alleati della regione, come Australia e Giappone, per l’avvio di una partnership economica.

Lo shale per rafforzare la posizione degli USA in Asia/Pacifico

Il forte impegno di Obama nella regione dell’Asia/Pacifico è infatti dimostrato dalle energie che il Presidente statunitense sta impegnando per arrivare ad una pronta ratifica della Partnership Trans Pacifica -TPP.

Questo accordo mira alla creazione di una zona di libero mercato tra alcuni dei più importanti Paesi della regione, Cina esclusa, come, oltre agli Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Inoltre, con l’avvio dello sfruttamento del gas shale, e in attesa del via libera per la sua esportazione, gli Stati Uniti hanno stretto pre-contratti per le forniture di LNG con Corea del Sud, Singapore, Indonesia e proprio l’India, che, così, sarà portata a considerare gli USA come un Paese fondamentale per la propria sicurezza energetica.

Da parte sua, Modi, dopo la vittoria elettorale nel Maggio 2014, grazie all’accordo con Obama ha dimostrato la sua volontà di intraprendere una politica più attiva in campo estero, posizionando l’India in una posizione di alleanza con gli Stati Uniti e di aperto contrasto alla Cina.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Pacifico e diplomazia le priorità della politica estera nello Stato dell’Unione di Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 22, 2015

Durante il più importante discorso alla nazione, il Presidente degli Stati Uniti invita alla finalizzazione della Partnership Trans Pacifica per contenere la Cina nella regione dell’Asia/Pacifico, e vanta il successo della linea morbida della sua Amministrazione nei confronti di Russia, Siria, Cuba ed Iran. Lotta al surriscaldamento globale e leadership nel settore del gas tra i punti esposti da Obama nella parte dedicata alla politica estera

Philadelphia – Economia, diplomazia e la forza solo quando e se serve. Questa è la strategia di politica estera che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha presentato durante lo Stato dell’Unione, il discorso annuale che il Capo dello Stato rivolge una volta all’anno a Camere riunite, in collegamento diretto con tutto il Paese, per esporre le linee-guida della sua Amministrazione.

Obama, dopo avere sottolineato la necessità per gli Stati Uniti di assumere una nuova leadership nel Mondo, ha evidenziato come egli preferisca avvalersi di strumenti diplomatici e di misure economiche, piuttosto che di soluzioni di carattere militare, per contrastare minacce globali alla democrazia e ai valori dell’Occidente.

Priorità nella politica estera di Obama è la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo che crea una zona di libero scambio tra gli Stati Uniti ed i più importanti Paesi della regione del Pacifico, come Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Come dichiarato da Obama, il TPP permette agli Stati Uniti d’America e ai suoi alleati nel Pacifico di contrastare la crescita della Cina che, senza la creazione di un fronte economico comune tra i Paesi della Partnership Trans Pacifica, è destinata a ricoprire un ruolo egemone in una zona del Mondo cruciale per le sorti della geopolitica globale.

Oltre alla Partnership Trans Pacifica, Obama ha evidenziato la necessità di finalizzare un accordo di cooperazione economica con l’Unione Europea, con la quale le trattative per il varo della Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- sono ancora in via di conclusione.

Altro ambito in cui l’economia rappresenta una leva per la realizzazione di una politica estera incisiva, secondo Obama, è anche quello della Russia, che proprio a causa delle sanzioni economiche, applicate dagli Stati Uniti come riposta all’aggressione militare all’Ucraina, si trova ora economicamente in ginocchio.

“Stiamo dimostrando il potere della forza e della diplomazia degli Stati Uniti d’America. Abbiamo fermamente sostenuto il principio che i Paesi più forti non possono sopraffare quelli più deboli. Ci siamo opposti all’aggressione russa, abbiamo sostenuto la democrazia in Ucraina, abbiamo riassicurato i nostri alleati della NATO” ha dichiarato Obama.

La diplomazia è stata anche la carta di cui Obama, come ricordato durante lo Stato dell’Unione, si è avvalso anche con Cuba, con cui gli Stati Uniti hanno ripristinato rapporti diplomatici congelati dal 1961.

Come sottolineato da Obama, la decisione di riaprire le relazioni con Cuba rappresenta un piccolo passo, incoraggiato da Papa Francesco, che chiude definitivamente con una pesante eredità della Guerra Fredda sulla quale, finora, nessun Presidente statunitense ha avuto il coraggio di mettere la parola fine.

Altro ambito della politica internazionale in cui Obama ha premuto sull’acceleratore della diplomazia è quello delle relazioni con l’Iran, nei confronti del quale, come già anticipato durante la visita con il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il Presidente statunitense ha ritenuto necessario continuare a dialogare per evitare la proliferazione atomica.

“Le misure proposte dal Congresso in favore dell’inasprimento delle sanzioni all’Iran rischiano di mandare in fumo il percorso finora fatto e di estraniare gli Stati Uniti dai suoi alleati nel Mondo. Per questa ragione, porrò il veto su ogni simile provvedimento” ha dichiarato Obama.

Sempre in ambito diplomatico, Obama ha sottolineato la volontà degli Stati Uniti di rafforzare le strutture difensive dell’Afghanistan attraverso l’addestramento di reparti militari locali.

Nello stesso tempo, Obama ha ritenuto necessario l’uso della forza per contrastare lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ed ha richiesto al Congresso l’approvazione di una misura che autorizzi l’intervento militare contro l’ISIL.

Obama ha poi annoverato tra le priorità della politica estera anche un maggiore impegno degli USA per contrastare il Global Warming, sul quale gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo storico con la Cina per decrementare le emissioni inquinanti dei due Paesi del Mondo maggiormente responsabili per il surriscaldamento globale.

Infine, Obama ha supportato lo sviluppo dello sfruttamento dei giacimenti domestici di gas per rafforzare la leadership USA nel mercato mondiale dell’Europa dell’energia, ed ha espresso la sua contrarietà, seppur senza nominarlo, alla realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti.

La risposta dei repubblicani

Pronta, a Obama, è stata la risposta della senatrice dell’Iowa, Joni Ernst, che, per contro dei repubblicani, ha attaccato il Presidente a partire proprio dal Keystone XL, considerato dall’esponente del Partito Repubblicano un’infrastruttura necessaria per creare nuove opportunità di lavoro.

La Ernst ha poi concordato con Obama sulla necessità di abbattere le barriere doganali nella regione dell’Asia/Pacifico e sul bisogno di incrementare l’impegno bellico contro lo Stato Islamico e il terrorismo internazionale.

Sull’Iran, la Ernst ha espresso forte contrarietà al piano dell’Amministrazione Democratica di continuare con le trattative per persuadere Teheran a rinunciare al programma di proliferazione nucleare.

Da parte sua, la Ernst ha sottolineato la necessità di inasprire le sanzioni nei confronti di un Paese il cui riarmo nucleare rappresenta una minaccia per la sicurezza globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: Obama guarda al Pacifico per contrastare i repubblicani al Congresso

Posted in USA by matteocazzulani on November 12, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti si accorda con il suo collega cinese per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto al 2005 entro il 2025 e accelera sul varo della Partnership Trans Pacifica. L’iniziativa di politica estera necessaria alla Casa Bianca per contrastare l’iniziativa legislativa che i conservatori stanno approntando alla Camera dei Rappresentanti e al Senato

Philadelphia – Un risultato che sa di storico, anche se ancora tutto da verificare, ed un’attività internazionale rilanciata per porre un argine al calo di consenso in patria. Nella giornata di mercoledì, 12 Novembre, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha raggiunto un accordo con il suo collega cinese, Xi Jimping, per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto i parametri del 2005 entro il 2025.

L’accordo, raggiunto a Pechino a margine del vertice della Partnership Trans Pacifica, rappresenta un risultato storico che vede i due principali Paesi responsabili per l’emissione di gas inquinanti cercare di ridurre gli effetti che stanno per portare al Global Warming: un fenomeno che preoccupa sia i cinesi che gli statunitensi.

Come dichiarato da Politico, oltre che un successo sul piano internazionale, l’accordo climatico con la Cina rappresenta per Obama una risposta al Partito Repubblicano che, dopo avere conquistato il controllo del Congresso nelle ultime Elezioni di Mid-Term, ha dichiarato che gli obiettivi che l’Amministrazione Presidenziale si è prefissata sono irrealizzabili.

Obama, forse grazie alla sconfitta alle Elezioni di Mid-Term, sembra aver capito che, così come fatto da tutti i suoi predecessori che hanno ottenuto la riconferma dalle urne, il secondo mandato del Presidente degli Stati Uniti prevede un forte impegno della Casa Bianca in tematiche di natura internazionale.

Finora, Obama ha preferito concentrarsi sulla politica interna, senza peraltro ottenere buoni risultati a causa della strenua opposizione dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, ma ora sembra avere avviato un’iniziativa più incisiva anche grazie ai risultati ottenuti a margine del vertice sulla Partnership Trans Pacifica, avvenuto sempre a Pechino.

Durante l’evento, come riportato dalla Reuters, Obama ha invitato la Cina a condividere la responsabilità che spetta a tutte le grandi potenze di mantenere la sicurezza globale in un clima di cooperazione, e non di sfiducia ed astio reciproco.

Come primo passo in tale direzione, USA e Cina hanno concordato una road map per la liberalizzazione dei regimi dei visti secondo un modello simile a quello già in vigore con alcuni Paesi dell’Unione Europea e con il Brasile.

Inoltre, Obama ha ritenuto che i tempi sono oramai maturi per il varo di una Zona di Libero Scambio tra i Paesi dell’area del Pacifico, che, con la libera circolazione delle merci consente agli Stati che si affacciano sulla Regione di trarre beneficio in termini di ricavi e mobilità anche lavorativa.

Il varo della Partnership Trans Pacifica -TPP- va di pari passo con la Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- un progetto che Obama, con lo spostarsi del baricentro dell’economia mondiale dall’Europa all’Asia-Pacifico, sembra avere posto in secondo piano: una decisione che ha provocato le critiche dei repubblicani ed anche della parte centrista del Partito Democratico vicina all’ex-Segretario di Stato Hillary Clinton.

L’Europa e l’Ucraina nell’agenda del Presidente

Anche su questo fronte, Obama sembra volere imprimere un cambiamento dopo avere inserito tra i temi di discussione con i Leader del vertice di Pechino, in primis con il Premier australiano, Tony Abbott, la questione ucraina.

Dopo avere lesinato il confronto con il Presidente russo, Vladimir Putin, la Casa Bianca ha rilasciato una nota in cui è stata condannata l’ennesima violazione da parte dell’esercito russo del confine ucraino.

Nello specifico, l’Amministrazione Presidenziale ha ribadito la sua posizione di aperto sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina, senza alcuna tolleranza per alcuno sconfinamento di truppe straniere in territorio ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
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OBAMA AUMENTA IL DEBT CEILING: I DEMOCRATICI CONVINCONO FINALMENTE I REPUBBLICANI

Posted in USA by matteocazzulani on February 17, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America firma l’aumento della soglia di indebitamento dello Stato che permette di finanziare progetti sociali, pagare stipendi e pensioni ed evita la bancarotta. Decisiva la costanza dei democratici, che hanno convinto i repubblicani a supportare le misure economiche del Capo dello Stato

Una vittoria ottenuta con la tenacia, che dimostra come, in tempo di crisi, l’aumento della spesa sociale sia una misura di gran lunga migliore rispetto alle politiche di austerità. Nella giornata di Domenica, 16 Febbraio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, il democratico Barack Obama, ha reso esecutivo il provvedimento per aumentare la soglia di indebitamento dello Stato.

Questa misura è stata necessaria per evitare il ripetersi dello Shut Down: la bancarotta delle casse statali che, già nell’Ottobre 2013, ha costretto centinaia di dipendenti pubblici alle ferie forzate, ed ha paralizzato il funzionamento degli uffici dell’Amministrazione Statale.

Nello specifico, la firma di Obama permette non solo l’erogazione di fondi per programmi sociali e per il pagamento di stipendi e pensioni per Dipendenti pubblici, ma mette in sicurezza la situazione dei conti statali almeno fino a dopo le Elezioni di Mid-Term del 2014.

A rendere possibile questo risultato è stata la ferma posizione mantenuta dai democratici, che hanno sempre supportato la necessità di incrementare la soglia di indebitamento per evitare la bancarotta, che si sono opposti all’ostruzionismo dei repubblicani, mirato ad ottenere il dietrofront del Presidente Obama sull’approvazione della riforma sanitaria e tagli alla spesa pubblica.

La resa dei conti è arrivata martedì, 11 Febbraio, quando presso la Camera dei Rappresentanti, 28 repubblicani, consapevoli del crollo nei sondaggi per via di un’opinione pubblica USA che non ha digerito il continuo ostruzionismo alle politiche fiscali del Presidente Obama, hanno votato con i 193 deputati della minoranza democratica per innalzare la soglia di indebitamento.

Più che una formalità è stato il voto al Senato, in cui la maggioranza democratica, che avrebbe comunque avuto i numeri per approvare la proposta di Obama da sola, è stata raggiunta nel voto favorevole da un manipolo di repubblicani guidati dal Senatore dell’Arizona, John McCain.

Tra USA e Cina un patto sul Global Warming

Oltre che in politica interna, un altro successo di Obama è stato ottenuto in ambito estero con l’accordo di cooperazione tra gli USA e la Cina per la lotta alle emissioni inquinanti che, come riporta una nota ufficiale, è stato negoziato durante una visita di lavoro a Pechino dal Segretario di Stato, John Kerry.

USA e Cina, responsabili della maggioranza delle emissioni inquinanti su scala mondiale, si impegneranno per approntare misure di contenimento del Global Warming, come lo scambio costante di informazioni e l’adozione di una comune strategia in preparazione al prossimo vertice climatico di Parigi, in cui una nuova agenda globale per la riduzione dell’inquinamento sarà apportata dalle principali potenze mondiali.

L’accordo tra USA e Cina segue l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una riduzione delle emissioni inquinanti più severa di quella prevista dal Protocollo di Kyoto, che indica la necessità di ridurre il Global Warming del 20% entro il 2020.

Con un atto di coraggio, l’Unione Europea ha deciso di fare un passo in più per dare un forte segnale anche alle altre superpotenze in merito ad un problema da cui dipendente la salute di tutto il pianeta.

Matteo Cazzulani

AUSTRALIA: CLIMA ED ENERGIA I TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 13, 2013

Il candidato della coalizione liberal-nazionale, Tony Abbott promette il mantenimento della Carbon Tax, istituita dai laburisti per contrastare il surriscaldamento climatico. Kevin Rudd pronto a incentivare lo sfruttamento dello shale gas e il rispetto del Protocollo di Kyoto

Una campagna elettorale basata anche e sopratutto sull’energia. Nella giornata di Martedì, 6 Agosto, dopo il dissolvimento del Parlamento, in Australia ha avuto avvio una campagna elettorale che, secondo le aspettative, sarà molto incentrata sul tema energetico e climatico.

Ad aprire il tema è stato il candidato della coalizione liberal-nazionale, il Capo del Partito Liberale, Tony Abbott, che, in caso di vittoria, ha promesso il mantenimento della Carbon Tax.

Il provvedimento, introdotto nel 2012 dalla Premier laburista Julia Gillard, prevede la tassazione di aziende che emettono inquinamento per più di 25 Mila tonnellate di emissioni carbonifere all’anno, fatto salvo il settore dell’agricoltura e dei trasporti.

La notizia ha reso l’Australia uno dei Paesi più attivi nella lotta alle emissioni inquinanti, a prescindere dallo schieramento politico che uscirà vincitore dalla contesa.

Particolarmente attento al tema del Global Warming è anche il candidato del Partito Laburista, Kevin Rudd, che, durante il suo primo mandato da Premier, tra il 2007 e il 2010, ha portato l’Australia a firmare il Protocollo di Kyoto.

L’Australia è responsabile del 1,5% delle emissioni inquinanti, ma il mantenimento dell’Amministrazione australiana su posizioni fortemente attente alla riduzione delle emissioni inquinanti rappresenta un gesto di notevole importanza per il resto del Mondo.

Assieme all’Australia, attiva nella lotta al Global Warming è anche l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha incentivato lo sfruttamento dello shale gas per ridurre le emissioni inquinanti.

A proposito di shale, anche l’Australia è impegnata nella ricerca di giacimenti di gas non convenzionale sul suo territorio, che, secondo le stime, ammontano a 437 Trilioni di Piedi Cubi: una quantità che ha posizionato Canberra al settimo posto del ranking mondiale, dopo Cina, Argentina, Algeria, USA, Canada e Messico.

Nello specifico, i giacimenti più capienti sono quello di Canning, nell’Australia Nord-Occidentale, il Georgina e il Beetaloo nel Queensland e nel Nord del Paese, e il Bacino di Cooper nella parte centrale del subcontinente australiano.

Il lavoro e il welfare nel dibattito politico

Oltre all’Energia e al clima, la campagna elettorale australiana si giova su altre tematiche, come il Welfare e il lavoro.

I laburisti di Rudd hanno promesso incentivi per la scolarizzazione e la creazione di nuove opportunità di impiego, mentre i liberal-nazionali si sono concentrati su proposte di carattere prettamente economico.

Secondo i sondaggi, i liberal-nazionali sono in testa con il 52% contro il 48% dei laburisti, ma Rudd è di gran lunga preferito ad Abbott come prossimo Premier del Paese.

Le scorse elezioni del 2010 hanno visto un pareggio tra laburisti e liberal-nazionali -ciascuno schieramento ha ottenuto 72 seggi nel Parlamento- ed hanno portato la Gillard a formare un Governo di minoranza con l’appoggio del Verdi.

Matteo Cazzulani

SHALE: LA RUSSIA INTERESSATA ALL’ARGENTINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 6, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, vicino al controllo delle azioni sul gas argentino della compagnia tedesca Wintershall. I buoni rapporti tra Putin e la Kirchner a corredo dell’accordo

Favorevole in America Latina, contrario in Europa. Questa è la versione presentata dal giornale russo Kommersant” in merito alla posizione del monopolista statale della Russia del gas, Gazprom, sullo shale gas.

Secondo la fonte, Gazprom ha avviato trattative con la compagna tedesca Wintershall per l’acquisizione di progetti in Argentina per lo sfruttamento dello shale.

Nello specifico, l’operazione consiste nello scambio di azioni tra Gazprom e Wintershall in 15 progetti energetici in diverse aree del Mondo, e la compartecipazione in alcune compagnie energetiche attive in Europa, come Wingas, WIEH e WIEE.

L’interesse di Gazprom per lo shale argentino è una notizia, dal momento in cui il monopolista statale russo del gas si è sempre opposto allo sfruttamento dell’oro blu non convenzionale in Europa.

Gazprom, che è emanazione diretta del Cremlino, teme che l’avvio dello sfruttamento di shale decrementi il monopolio che, oggi, la Russia mantiene nel mercato energetico europeo.

A favorire l’intesa tra Gazprom e l’Argentina è l’accordo stretto tra la Presidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, e il Capo di Stato russo, Vladimir Putin, nel 2012.

Kirchner e Putin hanno stabilito la cooperazione bilaterale per la realizzazione di gas liquefatto tra Gazprom e il monopolista statale argentino YPF.

Secondo le rilevazioni EIA, l’Argentina, con 802 Trilioni di Piedi Cubi, è il terzo Paese al Mondo per riserve di gas shale, dopo USA e Cina, che possiedono rispettivamente 1161 e 1115 Trilioni di Piedi Cubi.

Dopo la nazionalizzazione forzata della YPF, attuata per concedere al monopolista nazionale il controllo unico sulle risorse energetiche argentine, la Presidente Kirchner ha concesso al colosso statunitense Chevron il permesso di sfruttare il giacimento di shale Vaca Muerta, uno dei più capienti al Mondo.

Una manovra contro gli USA di Obama

L’interesse della Russia all’Argentina, se confermato, rientra in una strategia globale tesa a contrastare il predominio degli Stati Uniti d’America che, con l’avvio dello sfruttamento dello shale, hanno incrementato sensibilmente la produzione interna di gas.

Gli USA hanno anche avviato le esportazioni di shale in India e Gran Bretagna, hanno firmato pre-accordi per le forniture in Corea del Sud, Taiwan, Singapore, ed hanno riscosso l’interesse ad importare gas non convenzionale di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è inoltre necessario per ridurre le emissioni inquinanti, e contribuire concretamente alla lotta mondiale al Global Warming.

Matteo Cazzulani

KEYSTONE XL: BATTIBECCO TRA CANADA E USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 3, 2013

La compagnia candese TransCanada contesta le perplessità del Presidente statunitense, Barack Obama, in merito all’impatto dell’oleodotto sul mercato del lavoro degli Stati Uniti d’America. Vivo anche lo scontro tra la maggioranza democratica e l’opposizione repubblicana

Energia e lavoro sono due tematiche che spesso possono intrecciare i loro destini, provocando situazioni di politica estera tese anche tra due Paesi tradizionalmente solidi alleati. Nella giornata di lunedì, 29 Luglio, la compagnia energetica canadese TransCanada ha criticato le obiezioni sollevate dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, in merito alla realizzazione dell’infrastruttura Keystone XL.

La TransCanada ha contestato l’opinione secondo cui il Keystone XL creerebbe pochi posti di lavoro che, in virtù del loro numero esiguo, non aiuterebbero l’economia statunitense a migliorare una situazione critica sul piano dell’occupazione.

Il portavoce della TransCanada, James Millar, ha affermato che il Keystone XL ha già comportato il varo di 4 Mila posti di lavoro, mentre il Presidente Obama, in un’intervista al New York Times, ha parlato di una prospettiva futura di soli 2 Mila.

Il braccio di ferro tra la TransCanada e gli USA riguarda anche il piano politico, dal momento che tra i principali sostenitori del Keystone XL c’è il Primo Ministro canadese in persona, Stephen Harper, protagonista di una tournée in USA per supportare la realizzazione dell’oleodotto.

Il Keystone XL è un’infrastruttura concepita per veicolare greggio canadese dall’Alberta -Canada- al Golfo del Messico, così da garantire agli USA di ridurre le importazioni di energia da Paesi nemici e non democratici come Venezuela e Stati arabi.

Democratici divisi, repubblicani a favore

Il Presidente democratico Obama, così come gran parte della maggioranza democratica, che controlla il Senato, si è detto favorevole alla realizzazione del Keystone XL a patto che gli impatti ambientali siano ridotti al minimo.

Obama, in un discorso alla Nazione, ha inoltre sostenuto la necessità di ridurre le emissioni inquinanti: uno scopo posto alla base dell’attività internazionale del suo secondo mandato come Presidente della più grande democrazia del Mondo.

L’opposizione repubblicana, che controlla la Camera dei Rappresentanti, è apertamente favorevole alla realizzazione del Keystone XL, in quanto, secondo la loro versione, l’infrastruttura sarebbe utile per creare posti di lavoro e rafforzare l’indipendenza energetica USA.

Contraria al Keystone XL è una minoranza democratica vicina alle lobby ambientaliste, con cui il Presidente Obama è tenuto a fare i conti.

Un parere sulla realizzazione dell’oleodotto sarà formulato dal Dipartimento di Stato USA, che ha la competenza sull’approvazione di progetti transnazionali.

Matteo Cazzulani

GRAN BRETAGNA: STUDIO RADDOPPIA LE RISERVE DI SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 28, 2013

L’Ente Geologico Britannico certifica la presenza di 1300 Trilioni di piedi cubi di gas non convenzionale nel sottosuolo del Paese. Aumentate di molto le stime di 26 Trilioni di metri cubi fissate nel rapporto degli Stati Uniti d’America

Da isola indecisa se stare o meno nell’Unione Europea a pozzo che garantirebbe all’Europa una cospicua quantità di gas Shale. Nella giornata di venerdì, 28 giugno, l’Ente Geologico Britannico BGS ha certificato la presenza di 1300 Trilioni di piedi cubi di gas Shale nella parte centrale della Gran Bretagna.

Nello specifico, le stime riportano un minimo di 822 trilioni di piedi cubi ed un massimo di 2281, per una media di 1329 Trilioni di piedi cubi che, secondo la BGS, sarebbero presenti nel sottosuolo britannico, tra le città di Blackpool, Wexham, Nottingham e Scarbourough.

La stima del rapporto raddoppia la quantità di shale posseduta dalla Gran Bretagna che la EIA ha fissato nel suo rapporto annuale.

Secondo l’Amministrazione per l’Informazione Energetica USA, nel sottosuolo britannico sono ubicati 26 Trilioni di piedi cubi di gas non convenzionale.

Lo studio della BGS ha riguardato la quantità di shale che, sulla base delle tecnologie ad oggi possedute, è possibile estrarre e commercializzare oggi.

Il rapporto de facto incrementa le potenzialità energetiche della Gran Bretagna nella geopolitica europea e mondiale dell’energia.

La Gran Bretagna è l’unico Paese UE che ha avviato sia lo sfruttamento dei giacimenti domestici di gas non convenzionale, sia le importazioni di shale liquefatto statunitense.

La decisione di avviare lo sfruttamento dello Shale e di iniziare le importazioni dagli USA è stata fortemente voluta dal Premier britannico, David Cameron.

La Gran Bretagna si trova oggi a dover affrontare la decrescita dei giacimenti di gas del Mare del Nord, da cui, finora, il Paese ha importato la gran parte dell’energia necessaria per soddisfare il fabbisogno nazionale.

Lo Shale britannico per ridurre le emissioni inquinanti

Di pari passo, la Gran Bretagna ha avviato un piano per la massiccia modernizzazione del settore energetico per sfruttare i giacimenti domestici di Shale e sviluppare il nucleare di nuova generazione.

Come dichiarato dal Segretario di Stato per gli Affari Energetici ed i Mutamenti Climatici, Edward Dave, lo scopo della Gran Bretagna è la diminuzione delle emissioni inquinanti, anche attraverso l’incremento dell’uso delle fonti rinnovabili e pulite.

Matteo Cazzulani