LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

SEMPRE PIÙ VIVA LA GUERRA ENERGETICA IN ASIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 28, 2013

USA ed India rinsaldano il legame per l’importazione di gas liquefatto. Gli indiani impegnati in una contesa militare con la Cina per il controllo delle importazioni dal Golfo Persico e dall’Africa dell’Est, mentre la Russia vede il Giappone come obiettivo strategico

L’Asia sta passando dall’essere il Continente della crescita esponenziale della popolazione al centro di una contesa energetica mondiale.

Nella giornata di giovedì, 25 Aprile, l’India ha firmato il secondo accordo per l’importazione di gas dagli Stati Uniti d’America.

L’accordo, firmato tra il colosso indiano Petronet e la compagnia statunitense United LNG, prevede l’esportazione per vent’anni di 360 Miliardi di metri cubi di gas.

L’oro blu destinato all’India sarà caricato su cargo navali presso il rigassificatore Main Pass Hub, nel Golfo del Messico.

L’accordo per l’esportazione di gas all’India entrerà in vigore non appena il Dipartimento dell’Energia USA dara il via libera all’esportazione di gas ai Paesi che non appartengono alla Zona di Libero Scambio.

La misura sta per essere approvata dopo che gli USA hanno avviato l’estrazione dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking utilizzate solo in Nordamerica.

Con il via libera del Dipartimento dell’Energia, tutti i contratti firmati dagli USA con India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia diventeranno effettivi, e Washington diverrà il primo paese esportatore di gas in Asia.

Dal punto di vista indiano, l’accordo tra la Petronet e la United LNG è il secondo contratto firmato tra i due Paesi per l’importazione di gas dagli USA all’India, dopo che un precedente documento ha permesso ad alcune compagnie indiane di avviare lo sfruttamento congiunto di alcuni giacimenti di shale statunitensi.

L’importanza per la parte indiana dell’accordo con gli USA è data anche dalla concorrenza in atto tra India e Cina per il controllo delle risorse energetiche del Golfo Persico e dell’Est Africa che, come riportato dall’agenzia UPI, sta sfociando anche sul piano militare.

Per contrastare gli approvvigionamenti indiani di gas dal Qatar, la Cina ha insediato basi militari a Gwadar, tra Pakistan e Iran, in Sri Lanka, in Myanmar, ed in Bangladesh.

Come pronta risposta, per contrastare l’importazione di greggio della Cina sempre dal Golfo Persico e dall’Africa, l’India ha dislocato la sua flotta nelle isole Andabar e Nicobar, per controllare il Golfo del Bengala e lo Stretto di Malacca.

Il patto tra USA ed India, e la presenza della Cina nella contesa, ha messo in allarme la Russia, che teme di perdere la contesa con gli Stati Uniti d’America per il controllo del mercato dell’energia asiatico.

Come riportato dalla Bloomberg, Mosca ha avviato le operazioni per concedere al colosso statale del greggio, Rosneft, la possibilità di esportare gas liquefatto in Asia, su cui finora il monopolio è spettato al monopolista statale del gas, Gazprom.

Il 18 Aprile, la Rosneft ha inoltre firmato un accordo con la compagnia giapponese Marubeni per l’esportazione di gas liquefatto in Giappone.

Come dichiarato dal Governo giapponese, che necessita di diversificare le fonti di approvvigionamento di energia dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima, il rapporto energetico con la Russia è considerato di fondamentale importanza per il Giappone.

Il Canada cementa l’alleanza con la Cina

Oltre a USA e Russia, un altro attore nella Guerra Energetica in Asia è il Canada, che vede il mercato asiatico come uno sbocco per la produzione interna di greggio.

Come dichiarato dal Premier canadese, Stephen Harper, il Canada punta a diversificare le esportazioni di greggio dal solo invio di oro nero agli USA.

Il 17 Aprile, il Premier Harper ha favorito l’avvio di investimenti cinesi in Canada, a partire dall’acquisizione della compagnia Nexen da parte del colosso cinese CNOOC.

Matteo Cazzulani

GAS: RUSSIA ED AZERBAIJAN SI CONTENDONO LA GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 24, 2013

Atene inserisce clausole volute dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, per ottenere il controllo della compagnia nazionale greca. L’Azerbaijan ancora in corsa per garantire la diversificazione delle forniture di oro blu all’Europa

Una partita per il controllo del sistema energetico europeo che si sta combattendo nel cuore della Civiltà mediterranea. Nella giornata di lunedì, 22 Aprile, il Governo greco ha eliminato l’obbligo di imporre un deposito del 20% non rimborsabile per concorrere alla scalata della compagnia nazionale DEPA.

Come riportato da Natural Gas Europe, il Governo greco ha anche deciso di approvare una clausola per la restituzione del capitale investito alla compagnia vincitrice della scalata alla DEPA in caso di uscita della Grecia dalla Zona Euro.

Come riportato da Natural Gas Europe, ambo i provvedimenti sono stati fortemente voluti dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, interessato alla presa di possesso della DEPA.

Per Gazprom, la Grecia rappresenta un obiettivo importante per implementare l’espansione in Unione Europea ed incrementare la posizione di monopolio nel mercato energetico dell’UE -che ad oggi dipende dalle importazioni di gas dalla Russia per il 40% del fabbisogno continentale.

A contendere la scalata alla DEPA a Gazprom è il colosso energetico azero SOCAR, che ha avanzato un’offerta alla compagnia nazionale greca per garantire la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Questa infrastruttura, sostenuta dal Governo greco, è concepita dalla Commissione Europea per veicolare in Italia gas dall’Azerbaijan partendo dalla Grecia attraverso l’Albania, con lo scopo di diversificare le fonti di approvvigionamento dal monopolio di Russia ed Algeria.

Una decisione necessaria per fermare la crisi economica

La Grecia è costretta a cedere la DEPA per ripianare i debiti contratti per le operazioni di salvataggio del Paese nel corso della crisi economica.

Alla corsa alla compagnia greca solo inizialmente hanno preso parte il colosso italiano ENI e la compagnia francese Suez-Gaz de France, che poi si sono ritirate.

Matteo Cazzulani

GAS: IL GIAPPONE GUARDA ALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 18, 2013

L’Autorità dell’Energia giapponese esprime interesse per le importazioni di LNG russo dal rigassificatore di Vladivostok. È l’inizio della concorrenza in Asia del Cremlino agli Stati Uniti d’America.

Il Giappone è sempre più la prima colonia dell’espansione della Russia nel mercato energetico dell’Asia.

Nella giornata di mercoledì, 17 Aprile, il Direttore dell’Agenzia delle Risorse Energetiche giapponese, Hisayoshi Ando, ha dichiarato interesse per la realizzazione del terminale di Vladivostok.

L’infrastruttura è stata progettata dalla Russia per produrre 15 milioni di tonnellate all’anno di gas liquefatto all’anno per l’esportazione in Asia.

Come riportato dall’autorevole agenzia UPI, il Giappone, che dal disastro nucleare di Fukushima sta cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, ha ritenuto il progetto fondamentale per la sicurezza nazionale.

La manovra della Russia in Giappone è orientata a contrastare il dominio degli USA nel settore del gas in Asia.

Con l’avvio del l’estrazione dello shale gas -oro blu estratto a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica- Washington ha avviato i rifornimenti di energia a India, Singapore, Corea del Sud, ed Indonesia.

Interesse allo shale statunitense è stato espresso anche dalla Cina, che, dopo avere a lungo rifiutato contratti con la Russia, è legata al Turkmenistan: il quarto produttore di gas al mondo

Dal punto di vista giapponese, la Russia costituisce una fonte di diversificazione delle forniture di gas liquefatto, rispetto ad Australia e Qatar.

I giapponesi vogliono anche il gas canadese

Un altro mercato su cui il Giappone ha posto attenzione è il Canada, con cui Tokyo ha espresso la volontà di collaborare nel settore energetico per importare gas liquefatto.

Decisiva nella realizzazione del progetto è la posizione della Japan Oil: compagnia con sede a Vancouver, in Canada.

Il progetto del Giappone di incrementare gli investimenti in Canada è stato apprezzato dal Ministro dell’Energia canadese, Henry Coleman, che ha definito strategiche le relazioni tra Ottawa e Tokyo.

Matteo Cazzulani

GAS: GAZPROM PUNTA SULLO SHTOKMAN PER AUMENTARE L’EGEMONIA SULL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 10, 2013

Il monopolista statale russo pianifica l’inizio dello sfruttamento del più grande giacimento di oro blu al mondo. La compagnia francese Total l’unica partner del progetto dopo la dipartita del colosso norvegese Statoil

600 miliardi di metri cubi di gas dal giacimento più importante del pianeta a partire dal 2030. Nella giornata di venerdì,7 Febbraio, il monopolista russo del gas, Gazprom, ha dichiarato ai suoi investitori l’avvio dello sfruttamento del giacimento Shtokman, ubicato nell’Oceano Artico, a partire dal 2030.

Partner di Gazprom nello sfruttamento dello Shtokman sarà la compagnia francese Total, che ha preparato assieme al monopolista statale russo un piano per l’estrazione di gas dall’importante giacimento.

A venire meno nella partnership del progetto è però il colosso norvegese Statoil, che nel Dicembre 2012 ha abbandonato lo sfruttamento dello Shtokman a causa dell’assenza di una deadline precisa.

In origine, lo Shtokman doveva essere sfruttato per rifornire di gas liquefatto il mercato degli Stati Uniti. Tuttavia, l’avvio dello sfruttamento di gas shale in territorio statunitense, che ha reso Washington uno dei principali esportatori di gas al mondo, ha escluso gli USA tra i destinatari dell’oro blu artico.

A rischio l’UE

Come riportato da Gazeta Wyborcza, l’estrazione di gas dallo Shtokman interessa sopratutto il mercato dell’UE.

Il gas dello Shtokman finirà infatti in Germania attraverso il Nordstream: gasdotto realizzato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per rifornire di oro blu direttamente il territorio tedesco, bypassando Paesi UE come Polonia e Stati Baltici.

L’afflusso del gas dello Shtokman nel Nordstream permette inoltre l’ampliamento della portata del gasdotto, e il suo prolungamento in Inghilterra: un progetto su cui la Gran Bretagna ha espresso un forte assenso.

Lo sfruttamento dello Shtokman rappresenta un rischio geopolitico per l’Unione Europea, destinata a dipendere in misura sempre maggiore dalle forniture di oro blu di Mosca.

Oltre all’ampliamento del Nordstream, l’Europa deve fare i conti anche con il Southstream: gasdotto progettato dal Cremlino per rifornire di ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno il mercato UE.

Concepito dal territorio russo al terminale austriaco di Baumgarten attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, il Southstream blocca il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettato dalla Commissione Europea per importare gas dall’Azerbaijan per diminuire la dipendenza dagli approvvigionamenti della Russia.

Matteo Cazzulani