LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN POLONIA LA SINISTRA CORRE DIVISA ALLE ELEZIONI EUROPEE

Posted in Polonia by matteocazzulani on December 29, 2013

Il movimento europeista e progressista di centro-sinistra Europa Plus presenta programma e liste con la presenza di un testimonial d’eccezione come l’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski. Il Partito socialdemocratico SLD corre ai ripari con il giovane ex-Segretario Grzegorz Napieralski

Un nuovo centro-sinistra europeista e progressista per lanciare la concorrenza ai socialdemocratici tradizionali nelle prossime elezioni europee, con testimonial d’eccezione e candidati forti nei loro collegi. Nella giornata di sabato, 28 Dicembre, il movimento Europa Plus ha comunicato di essere a buon punto nel processo di composizione delle liste per le Elezioni Europee e nella redazione del programma elettorale.

Il movimento di centro-sinistra a forte vocazione europeista ha promesso di combattere in Europa per un migliore utilizzo da parte della Polonia dei fondi europei -che, a dire il vero, sono stati sfruttati in maniera eccellente dai governi della cristiano-democratica Piattaforma Civica- e, per quanto riguarda la politica interna, per una semplificazione del sistema previdenziale e sociale e per l’istituzione del limite dei due mandati per Presidenti di Regione, Provincia e Sindaci di tutte le città.

Ancor più attrattiva per Europa Plus è la composizione della lista per le elezioni europee che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere guidata nel collegio della Masovia -la Regione della Capitale, Varsavia- dall’ex-Presidente socialdemocratico, Aleksander Kwasniewski.

L’ex-Capo di Stato, della cui Amministrazione dal 1995 al 2005 i polacchi hanno un buonissimo ricordo, potrebbe essere accompagnato nella lista della Masovia da Ryszard Kalisz: noto politico fuoriuscito dal partito socialdemocratico SLD che, ora, milita nel movimento radical-liberale Tuo Movimento -TR- e che, secondo stime, potrebbe correre alla carica di Sindaco di Varsavia.

Altro esponente importante di Tuo Movimento è il Parlamentare Europeo Marek Siwiec, che potrebbe senza dubbio guidare la lista di Europa Plus nella Wielkopolska -la Regione di Poznan- mentre il Braccio destro del Rabbino Capo di Cracovia, Jan Hartman, potrebbe guidare la lista in Malopolska.

Possibile per Europa Plus anche la candidatura della Vice Presidente del Parlamento, Wanda Nowicka, e della Professoressa Magdalena Sroda, mentre in dubbio sembrano essere gli inserimenti dell’ex-Sindaco di Varsavia, Pawel Piskorski -in rappresentanza dello Stronnictwo Demokratyczne -SD: partito di centrosinistra che fa parte del movimento- e dell’ex-Ministro di Finanze ed Esteri Andrzej Olechowski, che, tuttavia, ha criticato l’adesione del Movimento al Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei.

Europa Plus è un progetto politico concepito da Kwasniewski, Siwiec e dal Leader di Tuo Movimento, Janusz Palikot -con la partecipazione anche dello Stronnictwo Demokratyczne e dei Demokraci.pl -forza cristiano democratica di sinistra fondata dall’ex-Ministro degli Esteri, Bronislaw Geremek- per rilanciare un nuovo centrosinistra che sia in grado di rafforzare una parte della politica che in Polonia è all’opposizione dal 2005.

Alle prese con le liste per le europee è anche il partito socialdemocratico SLD, che, secondo indiscrezioni, intende compensare la perdita di personalità di spessore in favore di Europa Plus con candidature di peso, tra cui quella probabile del Segretario Nazionale, Leszek Miller.

In anticipo rispetto ad Europa Plus, SLD, durante il suo Congresso Nazionale ha sostenuto la candidatura alla Commissione Europea del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ed ha promesso impegno in Europa ed in Polonia per l’abbattimento del costo dei medicinali per i ceti meno abbienti, una riforma previdenziale nel segno dell’equità, e la moltiplicazione dei Voivodati per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

Per SLD, Nel Collegio della Masovia potrebbe essere candidato il giovane ex-Segretario Grzegorz Napieralski -anche ex-Candidato alla presidenza nel 2010- mentre negli altre Regioni potrebbero essere collocati militanti di lunga tradizione SLD, come Joanna Senyszyn, Boguslaw Liberadzki e l’ex-Ministro dell’Agricoltura, nonché esponente della Commissione Europea e già Capogruppo in Parlamento, Wojciech Olejniczak.

Cristiano Democratici e Conservatori in testa nelle consultazioni elettorali

Data per favorita nonostante la perdita di consensi è la cristiano democratica Piattaforma Civica -PO- che per il collegio della Masovia sta optando per l’ex-Ministro della Digitalizzazione, Michal Boni, e per l’Europarlamentare uscente Dariusz Rosati, mentre per vincere la concorrenza del partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS sarebbero da nominare le candidature dell’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e dell’ex-Ministro dello Sport, Johanna Mucha: convinti dal Premier polacco, Donald Tusk, in persona.

Proprio PiS per il collegio della Masovia starebbe pensando al tecnico Piotr Glinski -capace di attirare gli elettori di centro in una delle roccaforti della PO- e ad altri esponenti fedeli alla linea del Capo di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, come l’ex-Ministro degli Esteri Anna Fotyga, l’Europarlamentare Ryszard Legutko e il Segretario Generale del sindacato Solidarnosc Andrzej Duda, che potrebbe correre in Malopolska per contrastare Zbigniew Ziobro: conservatore fuoriuscito per creare il suo Partito Polonia Solidale -SP.

Altre candidature importanti sono quelle dell’europarlamentare uscente Pawel Kowal per il nuovo creato Partito conservatore Polonia Razem -PR, nato dalla scissione di Jaroslaw Gowin dalla Piattaforma Civica- dell’altro ex-PiS Marek Migalski, e quella di Jaroslaw Kalinowski per il partito contadino PSL.

Secondo i sondaggi di Novembre, PiS -che nel Parlamento Europeo appartiene al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, sarebbe supportato dal 25%, la PO -che governa con PSL e che, così come il Partito contadino, appartiene al Partito Popolare Europeo- sarebbe votata dal 24%, SLD -che appartiene al gruppo S&D, come Europa Plus- dal 10%. A seguire, PSL otterrebbe il 7%, mentre Europa Plus il 3%.

Matteo Cazzulani

ULTIM’ORA. MAZOWIECKI È MORTO: SE NE VA UN PADRE DELL’EUROPA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 28, 2013

Il primo Premier della Polonia post-comunista è stato l’artefice del passaggio dell’Europa Centrale all’Economia di Mercato. Di orientamento cristiano-democratico, Mazowiecki è stato anche uno dei più attivi esponenti del dissenso democratico e cattolico

Dissidente, attivista per i Diritti Umani, e cristiano-democratico attento al sociale. Lunedì, 28 Ottobre, è morto Tadeusz Mazowiecki: primo Premier della Polonia post-comunista dal 1989 al 1990 a cui si deve l’evoluzione dell’Europa Centrale dal comunismo al libero mercato.

Mazowiecki, assieme al suo ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz, è infatti noto per la Terapia Shock: progetto di riforme dell’economia che, in poco tempo, ha portato la Polonia ad adottare un’efficiente economia di mercato rispettosa della libera concorrenza e del diritto al lavoro.

In poco tempo, Mazowiecki è riuscito a rinegoziare l’astronomico debito estero lasciato dalla Polonia sovietica, e a porre fine al sistematico finanziamento del budget statale -che a sua volta foraggiava le imprese poco redditizie- da parte della Banca Nazionale Polacca. Nel contempo, la Terapia Shock ha introdotto garanzie per i lavoratori assunti e tutele per chi perdeva il posto di lavoro.

La ricetta di Mazowiecki ha pagato: dopo una prima inflazione, ed un immediato incremento della disoccupazione, solo due anni più tardi hanno consentito alla Polonia di raggiungere finalmente la stabilizzazione economica ed occupazionale e, successivamente, un graduale sviluppo del Paese, durato fino ad oggi.

Oltre che attento economista, Mazowiecki è stato anche un dissidente proveniente dall’ambito del cattolicesimo polacco che ha poi aderito agli scioperi contro il regime sovietico organizzati a Danzica dal sindacato autonomo Solidarnosc.

Internato in alcuni campi di prigionia da parte del Regime sovietico, Mazowiecki ha poi partecipato alla Tavola Rotonda che, nel 1989, ha permesso la formazione di un Governo guidato dal dissenso democratico, che il Leader di Solidarnosc, Lech Walesa, ha deciso di affidare proprio a Mazowiecki.

Srebrenica e i Diritti Umani

Un altro aspetto importante di Mazowiecki è legato all’impegno per il rispetto dei Diritti Umani come inviato speciale dell’ONU nei Balcani: ruolo che ha saputo abilmente lasciare in segno di protesta nei confronti della scarsa attenzione prestata dalle Grandi Potenze dinnanzi all’eccidio di Srebrenica, perpetrato dall’esercito serbo nei confronti di alcune migliaia di mussulmani bosniaci.

L’esperienza balcanica è strettamente legata con una famosa intervista rilasciata nel 1976 alla Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui, da dissidente, ha invitato con coraggio il Governo Sovietico a rispettare Diritti Umani, Libertà ed autonomia delle organizzazioni sindacali, tra cui Solidarnosc.

Un padre del pensiero cristiano-democratico attento al sociale

Mazowiecki è stato anche un importante elaboratore della dottrina politica cristiano-democratica che, in un Paese tradizionalmente conservatore come la Polonia, ha saputo aprire a contributi provenienti da sinistra.

Terminata l’esperienza governativa, e perse le Elezioni Presidenziali proprio contro Walesa nel 1990, Mazowiecki, nello stesso anno, ha fondato prima l’Unione Democratica e, dopo la fusione con il Congresso Liberal-Democratico, è stato Capo dell’Unione della Libertà: forza politica di centrista che ha appoggiato il Governo di centrodestra guidato dal Leader dell’Azione Elettorale Solidarnosc, Jerzy Buzek -poi Presidente del Parlamento Europeo dal 2009 al 2012.

Nel 2005, Mazowiecki è stato tra i fondatori del Partito Democratico polacco: forza partitica guidata dall’ex-dissidente Bronislaw Germek -già Ministro degli Esteri per conto dell’Unione della Libertà dal 1999 al 2001- che si è prefissa lo scopo di aprire l’Unione delle Libertà a politici provenienti da sinistra, e di unire così la tradizione cristiano-democratica con la socialdemocrazia postcomunista.

Mazowiecki è una figura che ha segnato profondamente la politica europea. Grazie a lui non si deve ‘solamente’ l’ingresso nell’UE della Polonia -e degli altri Paesi dell’Europa Centrale: che dai polacchi hanno tratto ispirazione- ma anche un esempio di amore per la democrazia e di attenzione per i Diritti Umani: due principi su cui proprio l’Unione Europea è stata costruita dopo secoli di odi e divisioni.

Matteo Cazzulani

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Medyka-Shehyni: la frontiera della vergogna dopo Euro 2012

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on July 17, 2012

Al confine tra Polonia ed Ucraina lunghe file di attesa a causa del comportamento della polizia polacca. Luci ed ombre sulla motivazione di una condotta che nuoce all’immagine dell’Unione Europea

L’Europa sembra essere governata da due leitmotiv. Il primo, fissato nelle varie Costituzioni del Vecchio Continente e ribadito in ogni vertice UE – ma ben lungi dall’essere attuato – e “uniti nella diversità”. Il secondo, invece, potrebbe suonare così: “chi si trova più a est e sempre svantaggiato”. Il condizionale e d’obbligo dal momento in cui questo secondo motivo e una regola non scritta in nessuna carta ufficiale UE che, tuttavia, viene applicata con estremo rigore in ogni fase della storia dell’integrazione europea.

Per verificare con mano questa cruda realtà basta recarsi alla frontiera di Medyka-Shehyni. Ubicata a pochi minuti di minibus dalla stazione ferroviaria di Przemysl, essa divide la Polonia dall’Ucraina, e deve la sua paternità al dittatore sovietico Stalin, che agli sgoccioli della Seconda Guerra Mondiale, durante la Conferenza di Teheran, ha imposto ai Leader di USA e Gran Bretagna, Theodore Roosevelt e Wiston Churchill, l’attribuzione all’Unione Sovietica di territori storicamente multiculturali, prevalentemente abitati da ucraini e polacchi.

Oggi la frontiera di Medyka-Shehyni non e solo il confine tra i due Paesi che di recente hanno ospitato il campionato europeo di calcio, ma e anche il limes che divide l’Unione Europea (la Polonia) dagli stati extra-Shengen (l’Ucraina). Un muro difficile da valicare, che, tuttavia, ogni giorno e attraversato da migliaia di persone: turisti in cerca di riposo sui monti Carpazi o di compere a buon mercato a Leopoli, ma anche pazienti di dentisti ucraini – oltre Shengen l’odontoiatria costa meno – e, dall’Ucraina alla Polonia, gente comune in cerca di lavoro nell’Unione Europea, pronta ad affrontare 4 ore di fila sotto il sole per mettere piede nell’UE.

“Durante Euro 2012 tutto andava meglio – racconta Karolina, studentessa polacca di cultura ucraina pronta per una quindicina di giorni di full immersion linguistica tra Leopoli e i luoghi natii di Shevchenko sulle Rive del Dnipro (Taras, il poeta nazionale ucraino) – al controllo polacco per entrare in Ucraina c’erano tre file di poliziotti: una più celere peri tifosi con biglietto, una altrettanto veloce per i turisti, e un’altra lenta per i lavoratori”.

Tutta un’altra storia rispetto alla situazione che Karolina, come un’altro centinaio di persone in attesa di entrare in Ucraina, e costretta a sopportare in un caldo pomeriggio di meta Luglio: finita la kermesse sportiva, e spenti i riflettori dei media, la frontiera polacca di Medyka ha ripreso la regolare attività. Al controllo passaporti c’è un solo poliziotto, e i viaggiatori sono costretti ad attendere circa due minuti per ciascuna persona chiamata dal doganiere presso il gabbiotto di vetro del piccolo edificio nero per l’esibizione dei documenti.

“Sono così lenti perché non sono soddisfatti della paga che ricevono – ci spiega Oxana, badante ucraina in Italia abituata a valicare il muro di Shengen almeno due volte l’anno per tornare dalla famiglia rimasta in Ucraina- eppure per molti non c’e scelta: in autobus il viaggio e più costoso, per questo e meglio in treno fino a Przemysl, frontiera a piedi, e marshrutka per Leopoli fino alla stazione ferroviaria. L’attesa val bene il risparmio”.

In effetti, i lavori all’interno della stazione di frontiera di Medyka procedono a rilento. Due sono i gabbiotti per il controllo dei passaporti, ma ad essere aperta e solo quello riservato a “tutti i passaporti”: quello per i cittadini UE resta chiuso, e pazienza se esso e dedicato ai cittadini dell’Unione Europea che chiedono di uscire dall’Area Schengen.

A lavorare con estrema attività e invece la sezione adiacente a quella per il controllo passaporti, isolata dal resto del piccolo edificio da un muro. Di tanto in tanto, la porticciola si apre per consentire a un poliziotto polacco di condurre fuori dal perimetro qualche ucraino sprovvisto delle carte necessarie per approdare in Europa. “Gli manca il timbro, la riporto di la” dice un alto e robusto poliziotto polacco con una signora anziana ucraina nei confronti dell’unico collega impegnato nel controllo passaporti, costretto ad arrestare le già lente procedure per aprire la porta di sicurezza.

Se la situazione e molto critica per chi dall’Unione Europea intende abbandonare l’Area Schengen, di gran lunga peggiore e il trattamento riservato ai malcapitati che dall’Ucraina desiderano rientrare in Polonia. Le persone in fila superano le mille unita: lungo il corridoio a cielo aperto che conduce al solito nero edificio della polizia di frontiera polacca esse si dispongono in una lunga fila, intervallata di tanto in tanto da una manciata di metri di spazio vuoto, realizzata per evitare il sovraffollamento.

A mantenere l’ordine sono gli habitué della frontiera: ucraini in perenne viaggio da Shehyni a Medyka, che durante le ore di attesa si trasformano in forze di polizia locale attenta a mantenere il rispetto della distanza tra i blocchi nella fila avvalendosi dei carrelli posati in terra come una sorta di dissuasore mobile.

Oltrepassare la lunga coda e un’impresa al limite dell’impossibile. I primi a ribellarsi alla persona che ha fretta di passare il confine per non perdere il treno a Przemysl – di cui ha spesso già acquistato il biglietto – sono gli stessi “poliziotti” della coda ucraini. Si può passare, ma solo se si paga un obolo per il pedaggio.

Superato questo primo ostacolo, per il viaggiatore intento a non perdere il convoglio ferroviario le peripezie non sono ancora terminate. I “blocchi” della fila si possono oltrepassare con la forza del denaro, ma una volta giunti alla sbarra che delimita la fine del corridoio con l’ingresso nella dogana polacca – un edificio nero a forma di parallelepipedo – le speranze di convincere i poliziotti si rivelano essere vane.

“Forse bisogna pagare anche loro – sostiene, visibilmente arrabbiato, Andrzej, che ha appena accompagnato la fidanzata in Ucraina dal dentista – e sempre la solita storia: si entra quando lo vogliono i doganieri, e guai a protestare. Loro possono prendersela comoda, non importa se hai fretta”.

La climax della tragica situazione la si raggiunge quando la sbarra posta alla fine del corridoio viene sollevata, e ciascun blocco umano e autorizzato ad entrare nel territorio della dogana polacca. Una fiumana di persone si riversa con una forza inaudita verso l’ingresso con spintoni e mosse di ogni tipo. La poliziotta polacca incaricata di regolare il traffico riceve sostegno dal suo robusto collega: il muratore Oleh – fisico da pugile e sguardo glaciale – e l’ultimo autorizzato ad entrare, mentre la signora Olena, visibilmente sulla cinquantina, resta in terra lamentando lividi e la sparizione del suo bagaglio, che poco dopo le viene restituito dalla doganiera. Spinta dalla forza umana, la valigia, a differenza della sua proprietaria, era riuscita ad entrare al controllo passaporti.

Rispettata la fila, e superata l’onda umana, all’interno della frontiera polacca la situazione e la medesima rispetto a quella vissuta dai viaggiatori diretti oltre Schengen. L’unica differenza e la presenza di un secondo doganiere addetto al controllo bagagli per i soli turisti, costretti tuttavia ad assorbirsi l’intera coda assieme ai lavoratori e ai frontalieri. Lo stile con cui si lavora alla dogana di Medyka, come ci dicono, e tipico di chi non e soddisfatto del proprio mestiere ed approfitta di un margine minimo di potere posseduto per dimostrare tale disagio lavorativo. In polacco lo chiamano lo “sciopero italiano” e, a quanto pare, l’Italia e davvero molto popolare presso la frontiera di Medyka.

“Italiano? Berlusconi e bunga bunga – si rivolge il doganiere al viaggiatore del BelPaese, sorpreso di notare un cittadino dell’Italia in un posto del Mondo così disperso e cercando, invano, di attirare la sua simpatia – vada vada, evviva il limoncello” si congeda al termine di un rapido controllo.

Il passaporto italiano, così come quello polacco e di altri Paesi dell’Area Schengen, in questi casi si rivela essere un privilegio per chi lo possiede: i controlli sono infatti nettamente più blandi rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli ucraini, costretti, dopo la lunga attesa, a disfare e rifare la valigia più di una volta. I doganieri polacchi sembrano cercare sempre qualche prodotto irregolare, convinti che il muratore ucraino diretto a Varsavia per lavorare sia per forza un bandito o un malfattore. In realtà, il signor Danylo può essere anche una brava persona, ma se non convince il poliziotto di turno può anche vedersi negato l’ingresso in Europa per le più disparate ed incomprensibili ragioni.

Il comportamento della polizia polacca alla frontiera tra Polonia e Ucraina e un pessimo biglietto da visita che l’Unione Europea mostra a chi vede nell’UE una meta in cui realizzare i sogni di una vita o, più semplicemente, tentare l’avvio di una carriera dignitosa. Queste persone cercano una via d’uscita da un Paese colpito da una regresso della democrazia e del benessere sociale a causa delle politiche dell’Amministrazione Presidenziale di Yanukovych, e cronicamente devastato da una corruzione diffusa in quasi ogni ambito della società, che rende impossibile ogni forma di meritocrazia.

La Polonia e un grande Paese, a cui l’Europa deve moltissimo, sopratutto oggi. Dal punto di vista economico, la stabilita e la prosperità dell’economia di Varsavia e un toccasana per un Vecchio Continente devastato da una delle peggiori crisi monetarie degli ultimi secoli, mentre sul piano storico-culturale il popolo polacco e quello che, più di tutti, nel secolo XX ha combattuto contro ogni forma di totalitarismo, comunismo e nazismo.

Varsavia ha inoltre dimostrato come l’appartenenza alla comunità euro-atlantica non sia solo un’opportunità strategica, ma una scelta utile per costruire un’Europa più forte, sicura, e consapevole delle sue radice legate ai valori del liberalismo e della cristianità.

Per queste ragioni, la condotta della polizia di frontiera polacca non può che lasciare molto perplessi a riguardo dell’immagine che l’Europa da di se a chi desidera farne parte. Si tratta di un comportamento illogico, irragionevole, e se si vuole per certi versi anche razzista: chi non appartiene all’Area Schengen e predestinato ad un trattamento “di Serie B” rispetto a chi ha avuto il dono dal Signore di nascere nella benestante Europa.

La ratio del comportamento dei doganieri polacchi e legata a due motivazioni che, per certi versi, consentono di spezzare una lancia in favore dei poliziotti della frontiera di Medyka. La prima e la presenza di un alto numero di contrabbandieri che, ogni giorno, abilmente si mescola alla folla di viaggiatori per condurre attività illegale. Essi sono sopratutto ucraini che fanno la spola tra Ucraina e Polonia per esportare merci non dichiarate, ma ci sono anche venditori abusivi che, negli ultimi metri di territorio polacco, vendono prodotti alcolici, alimentari e vestiari di origine ucraina senza pagare le dovute imposte.

Circa il 30% delle persone in coda per il controllo dei passaporti presso l’edificio nero di Medyka la si rincontra al di la del confine dietro a banchetti improvvisati di vodka, scarpe, maglioni e tessuti. Come sia loro possibile portare la merce attraverso i controlli non e dato saperlo, ma la presenza di un così alto numero di furbetti giustifica la lentezza e la durezza con cui i doganieri polacchi sono portati a trattare ogni cittadino ucraino.

In secondo luogo, esiste una spiegazione psicologica: il comportamento alla frontiera con l’Ucraina dei polacchi e del tutto simile a quello adottato dai doganieri della Germania nei confronti dei viaggiatori provenienti dalla Polonia quando ancora Varsavia non apparteneva all’Unione Europea e all’area Schengen. Nello stile di controllo dei bagagli e nel cinismo adottato per espellere chi non e in regola, i doganieri polacchi hanno avuto modo di imparare bene dai colleghi tedeschi, che per molti anni nella seconda meta del Novecento hanno adottato il medesimo metro di giudizio nei confronti di chi da est della vecchia Cortina di Ferro, desiderava approdare in UE per migliorare la propria vita.

Quest’ultima riflessione suscita un auspicio positivo per il futuro delle relazioni tra Europa ed Ucraina. Oggi, infatti, la Polonia e pienamente integrata nell’Unione Europea, e, grazie all’operato di abili politici – come Bronislaw Geremek, Aleksander Kwasniewski, Donald Tusk e Radoslaw Sikorski – in ambito continentale e riuscita a cementare una solida alleanza con la Germania che vede spesso Varsavia e Berlino compatte in fronte ideologico comune in molti dei punti all’ordine del giorno del dibattito politico interno all’UE.

La normalizzazione delle relazioni polacco-tedesche ha richiesto tempo e ingenti sforzi, ma alla fine ha portato a buoni frutti, nonostante ingenti difficoltà e incomprensioni, come la condotta dei poliziotti di Berlino nei confronti degli emigranti da Varsavia. La speranza e che, un domani, lo stesso possa essere scritto a riguardo dei rapporti tra Polonia e Ucraina, e che gli ucraini siano finalmente liberi di valicare un frontiera solo simbolica, in nome della fratellanza e della comune appartenenza all’Europa.

Solo eliminando spiacevoli teatri come quello di Medyka, il Vecchio Continente potrà davvero dimostrarsi un’entità sovranazionale che include anziché escludere, e che, al pari degli Stati Uniti d’America, e davvero in grado di fornire a ciascun essere umano la possibilità di diventare un suo cittadino, e di contribuire alla benessere collettivo con il proprio mestiere egli sforzi lavorativi.

Matteo Cazzulani

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4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani