LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Russia viola lo spazio aereo di Georgia e Finlandia dopo la Turchia

Posted in NATO by matteocazzulani on December 12, 2015

Un elicottero dell’esercito russo viola lo spazio aereo della Georgia, e contemporaneamente un altro elicottero militare di Mosca sorvola i cieli della Finlandia. Tbilisi parla di provocazione, mentre Helsinki pensa sempre più seriamente alla NATO



Varsavia – Dopo l’Ucraina sembra proprio essere il momento della Georgia, che per la felicità della Russia, non è la Turchia. Nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, un elicottero dell’esercito russo ha violato lo spazio aereo della Georgia per una manciata di minuti, sorvolando sia il territorio georgiano che zone della Ossezia del Sud, regione georgiana controllata illegalmente dalle armate di Mosca. 

Come riportato dal portale di informazione Civil Georgia, pronta è stata la risposta del Governo georgiano, che ha condannato l’accaduto come una vera e propria provocazione. La Georgia ha anche invitato la Russia a rispettare la tregua del 2008, nella quale, dopo l’aggressione-lampo di Mosca che ha portato l’esercito della Federazione Russa ad occupare sino ad oggi le regioni georgiane di Ossezia del Sud ed Abkhazia, il Cremlino ha promesso di rispettare l’integrità territoriale di Tbilisi.

Oltre che in Georgia, sconfinamenti dell’aviazione militare russa si sono verificati anche in Finlandia. Come riportato dalla finlandese Yle, nella giornata di giovedì, 10 Dicembre, un altro elicottero dell’esercito russo ha infatti sorvolato il territorio finlandese nei pressi della località di Haapasaari, vicino al Golfo di Finlandia, per una decina di minuti, ignorando le ripetute richieste dell’aviazione militare finlandese di terminare lo sconfinamento illegale.

Le manovre della Russia nei cieli di altri Paesi avvengono a pochi giorni da un simile sconfinamento in territorio turco al confine con la Siria al quale, lo scorso 24 novembre, la Turchia ha risposto abbattendo un Su 24 dell’esercito russo.

Altri sconfinamenti, avvenuti in Finlandia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia, Romania e Paesi Baltici, sono rimasti senza risposta, in quanto le aviazioni dei Paesi dell’Unione Europea e della NATO hanno preferito non rispondere a comportamenti che, secondo il codice militare, sono catalogabili come vere e proprie provocazioni rasenti alla dichiarazione di ostilità.

La ripresa degli sconfinamenti da parte della Russia ha lo scopo di alzare la tensione in una regione, quella del Caucaso e dell’Europa Orientale, in cui Mosca intende ripristinare la propria influenza dopo il periodo sovietico avvalendosi di una retorica fortemente nazionalista atta a mobilitare giovani russi alla guerra per il nuovo impero russo contro l’Occidente.

La Georgia è infatti non solo un Paese dell’ex-Unione Sovietica, ma anche un importante Stato di transito del gas dall’Azerbaijan verso l’Europa di cui la Commissione Europea intende avvalersi per diversificare le proprie forniture ed allentare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Finlandia è un Paese dell’Unione Europea che ha avviato un dibattito interno per aderire alla NATO: una decisione presa all’indomani dell’annessione illegale della Crimea e dell’occupazione militare del Donbas da parte della Russia ai danni dell’Ucraina.

Gli amici di Putin fanno lobby in Europa

Nella sua opera di provocazione militare, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, può contare non solo sulla debolezza di Georgia ed Ucraina, ma anche di preziosi alleati all’interno dell’Unione Europea, pronti ad attuare politiche inclini all’interesse della Russia, anche a discapito della solidarietà UE.

La Germania sta facendo di tutto per forzare il prolungamento del Nordstream, gasdotto progettato dalla Russia sul fondale del Mar Baltico per incrementare la dipendenza dell’UE dal gas russo e bypassare Paesi membri dell’Unione come Svezia, Finlandia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania.

L’Italia, con il sostegno di Grecia, Cipro, Ungheria ed Austria, si è opposta, durante il vertice degli Ambasciatori UE di mercoledì, 9 Dicembre, al prolungamento delle sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia in riposta all’occupazione di Crimea e Donbas.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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L’OCCIDENTE APRE ALLA GEORGIA. PIANO

Posted in Georgia, Unione Europea, USA by matteocazzulani on November 19, 2010

I leader di USA e Gran Bretagna incontrano Saakashvili. L’UE semplifica i visti semplificati per Tbilisi. Sempre più distante l’Ucraina

Il presidente USA, Barack Obama

La sconfitta di mid-term davvero ha svegliato Obama. Nella giornata di giovedì, 18 novembre, il Presidente USA ha dichiarato che, nel corso del prossimo summit NATO, una porzione di tempo sarà riservata ad un meeting con il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili.

Così, il prossimo 20 novembre, a Lisbona, l’inquilino della Casa Bianca incontrerà il Capo di uno Stato occidentale, finora sacrificato alle buone relazioni con Russia ed Iran, in nome di uno sterile volemose bene mondiale, senza sé e senza ma.

Al leader democratico, ad indicare una politica estera responsabile sono stati l’opposizione repubblicana – con il senatore dell’Arizona, John Mc Cain, da sempre attento ai destini euro atlantici di Tbilisi – ed il Primo Ministro britannico, David Cameron, che il meeting con Saakashvili a Lisbona lo ha già fissato da tempo.

Lievi, ma significative aperture anche dall’Unione Europea. In una conferenza stampa congiunta, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha invitato la Georgia nella Comunità Energetica del Vecchio Continente.

Inoltre, sempre nella giornata di giovedì, 18 novembre, l’esponente UE ha lodato Sakkashvili per crescita economica e riforme politiche, e promesso un’imminente firma dell’accordo per la semplificazione del regime dei visti.

Kyiv sempre più disante

Diversamente dal caso della Georgia, a non ricevere tali attenzioni sarà un altro Paese europeo, ancora fuori dalle istituzioni euro atlantiche, l’Ucraina. Causa di ciò, le dichiarazioni del Presidente, Viktor Janukovych,secondo cui, per Kyiv, il dialogo con Bruxelles è secondario rispetto a quello con Mosca.

Inoltre, ad influire sulla decisione è stato il regresso dello stato della democrazia sulle rive del Dnipro, certificato dalle elezioni amministrative dello scorso 31 ottobre. Tornate, dopo gli anni dei governi arancioni, a non essere in linea con gli standard democratici.

A certificarlo, una dichiarazione degli eurodeputati Elmar Brok e Pawel Kowal, rispettivamente del Partito Popolare Europeo e del gruppo dei Conservatori e Democratici.

Secondo i due politici, tra gli altri casi di irregolarità, ad essere inammissibile è stata l’esclusione dalla consultazione di Bat’kivshchyna, il principale partito dell’Opposizione Democratica, guidato dall’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

Lecito ricordare che, malgrado le falsificazioni, certificate da più fonti, l’Unione Europea ha preferito non condannare l’accaduto, e rinviare l’esame dello stato democratico di Kyiv a sedute successive.

A richiederlo, l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei. Che, non a caso, collabora strettamente con il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Matteo Cazzulani

SOUTHSTREAM: LA MACEDONIA ADERISCE AL PROGETTO

Posted in Balcani, Guerra del gas by matteocazzulani on October 4, 2010

La repubblica balcanica comparteciperà alla costruzione dell’infrastruttura energetica, ed aumenterà le forniture di gas russo

Gazprom ed ENI insieme per il Southstream

Anche i macedoni aderiscono al Southstream. A renderlo noto, una nota ufficiale del governo di Skopije, a margine di un incontro con i rappresentanti del monopolista energetico russo, Gazprom, che ha confermato la notizia. In particolare, il capo delegazione, Leonid Chugunovyj, ha illustrato che saranno effettuati test tecnici e studi economici per perfezionare la partecipazione macedone nel progetto.

“Concordemente col programma – ha dichiarato – la Macedonia intende convertire le sue centrali elettriche al gas, svilupparle, e modernizzarle. Inoltre, Skopije ha espresso la volontà di aumentare le fornitore di oro blu russo, il cui costo sarà ammortizzato nelle spese di realizzazione degli allacciamenti con la conduttura”.

Positive anche le reazioni del governo russo, che ha sottolineato come l’interesse della Macedonia ad entrare nel progetto indichi la convenienza economica dell’infrastruttura. Del resto, nei giorni precenti a ribadire la realizzazione del progetto è stato lo stesso Ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, in occasione del vertice YES di Jalta.

Infrastrutture in competizione

I tragitti del Southstream e del Nabucco

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto di Gazprom e della compagnia italiana ENI, ideato per trasportare gas russo in Europa bypassando Paesi politicamente invisi a Mosca, quali Ucraina, Moldova e Romania. Il tragitto dell’infrastruttura prevede il passaggio sul fondale del Mar Nero fino alla Bulgaria, ove due diramazioni trasporteranno l’oro blu rispettivamente a Grecia e Italia, ed Ungheria ed Austria.

Oltre a Gazprom ed ENI, al progetto compartecipano la francese Suez-Gaz de France, la tedesca RWE, la serba Srbtransgas, la bulgara Bulgaria Energy Holding e la greca DEFSA. Costo complessivo, 10 miliardi di euro.

Concorrente al Southstream, il Nabucco: gasdotto, di progettazione UE ed USA, mirato all’importazione di oro blu centroasiatico senza l’intermediazione russa.

Appoggiato da Georgia, Romania, Azerbajdzhan e Moldova, e compartecipato dalla compagnia tedesca RWE, dalla bulgara Bulgargaz, dall’ungherese MOL, dalla rumena Transgaz, dalla turca Botas e dall’austriaca OMV, il gasdotto euroamericano sarà rifornito di gas Azero, trasportato nel Vecchio Continente secondo un itinerario parallelo a quello del Southstream, ma con diramazioni verso Bucarest, Sofia, Chisinau e Kyiv.

L’entrata in funzione del Nabucco è programmata per il 2015.

Matteo Cazzulani

CINA E RUSSIA: I DISSIDENTI PAGANO PER GLI ACCORDI ENERGETICI

Posted in Cina, Russia by matteocazzulani on September 29, 2010

Mosca e Pechino siglano accordi energetici, finanziari e territoriali. Riconosciuta, e supportata da ambo le parti, la repressione in Tibet, Taiwan, Xi Jiang e Caucaso.
 

Il presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev

Un oleodotto, e 150 miliardi di dollari nei prossimi vent’anni uniranno il maggiore produttore ed il principale consumatore di nafta mondiale. Il vertice sino-russo, conclusosi lo scorso lunedì, 27 settembre, ha sancito il ritorno alla politica di buon vicinato tra la Federazione Russa e la Cina. Il tutto, in nome dell’energia, della finanza e della repressione delle minoranze nazionali.

Oltre all’oleodotto, con cui Mosca rifornirà Pechino di proprio carburante, le parti hanno raggiunto un’intesa su una proposta comune di riforma in seno al Fondo Monetario Internazionale per agevolare le economie emergenti. Un accordo che pone fine a mezzo secolo di relazioni difficili, quando tra l’URSS e la Cina contese ideologico-territoriali erano pressoché all’ordine del giorno.

Comune impegno contro i dissidenti

Il vice presidente cinese, Xi Jinping

Purtroppo, la ritrovata alleanza è stata raggiunta a spese delle minoranze nazionali che, all’interno delle due autocrazie, si battono legittimamente per la propria indipendenza. Il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ed il vice presidente cinese, Xi Jinping hanno siglato un accordo per il reciproco sostegno dei propri interessi territoriali: in Taiwan, Tibet e Xinjiang per la Cina, in Caucaso per la Russia.

Medvedev ha definito il summit di Pechino il punto più alto delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Xi Jimping la più bella pagina della storia dell’amicizia sino-russa.

Nel frattempo, continuano le repressioni ai danni di minoranze e dissidenti. Il tutto, dinnanzi ad un occidente silente, con Bruxelles impegnata a discutere di nutella, e Obama in partite di golf.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA: GEORGIA, AZERBAJDZHAN E ROMANIA SFIDANO GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 17, 2010

Tbilisi, Baku e Bucarest reagiscono alla dipendenza energetica da Mosca e fondano l’AGRI – Azerbaijan-Georgia-Rummania Interconnection. La Russia rilancia il Southstream.

I percorsi progettati del Nabucco e di Southstream

Uniti contro la dipendenza dal gas russo. Nella giornata di mercoledì, 15 settembre, a Baku, Georgia, Azerbajdzhan e Romania hanno stretto un accordo di collaborazione per esportare gas azero a basso costo all’Europa.

Secondo i piani, l’oro blu, estratto aeriforme dai giacimenti centroasiatici , sarà trasportato fino a Poti, sul Mar Nero. Presso il porto georgiano, un apposito terminale provvederà alla liquefazione del gas, poi trasportato via nave nel Vecchio Continente. Portata del progetto, 8 miliardi di metri cubi annui, per un costo di circa 4 miliardi di euro, equamente suddivisi tra i tre Paesi.

Geopolitica dei gasdotti stravolta

Solare Mikheil Saakashvili, vero regista dell’operazione. Il Capo di Stato georgiano ha evidenziato la convenienza non solo politica, ma anche economica ,che per l’Europa avrà il gas azero. Inoltre, il presidente ha preannunciato che, in un secondo momento, a giovare dell’AGRI saranno anche Turchia, Iran ed Irak.  

Un progetto di vasto respiro, dunque, sulla cui importanza ha concordato il padrone di casa, Ilkham Alijev, che ha definito l’AGRI un piano destinato a mutare drasticamente gli equilibri energetici. Soprattutto, da quando, nel 2015, esso sarà collegato al Nabucco: gasdotto euroamericano – compartecipato dalla compagnia tedesca RWE, dalla bulgara Bulgargaz, dall’ungherese MOL, dalla rumena Transgaz, dalla turca Botas e dall’austriaca OMV – progettato per aggirare il territorio russo, ed abbattere la dipendenza energetica da Mosca .

Russia avanti col Southstream

Tiene l'alleanza tra il monopolista russo Gazprom ed il colosso italiano ENI

Tempestiva la reazione di Mosca, che già nella giornata di giovedì, 16 settembre, ha confermato l’avvio dei lavori per il Southstream: conduttura, concorrente al Nabucco, ideata nel 2005, a sua volta per aggirare Paesi invisi al Cremlino, come Moldova, Romania e l’Ucraina arancione.

A dichiarare l’intenzione di proseguiire nel progetto, il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, che nel corso di colloqui con il suo omologo ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, ha rigettato la richiesta di Kyiv di abbandonare la posa dei tubi sul fondale del Mar Nero.

Il Southstream è ideato, e finanziato, dal monopolista russo Gazprom e dal colosso italiano ENI. Ad esso compartecipano anche la francese Suez-Gaz de France, la tedesca RWE, la serba Srbtransgas, la bulgara Bulgaria Energy Holding e la greca DEFSA. Costo complessivo dell’opera, 10 miliardi di euro.

Matteo Cazzulani