LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Ash Carter prende le distanze da Obama

Posted in USA by matteocazzulani on February 5, 2015

Il candidato Segretario alla Difesa in disaccordo con il Presidente degli Stati Uniti su Ucraina, Afghanistan e Guantanamo. Nonostante le divergenze, la nomina di Carter non sembra essere a repentaglio

Philadelphia – Indipendente ed autonomo a sorpresa. Così è apparso il candidato Segretario alla Difesa, Ash Carter, durante l’audizione di conferma presso la Commissione Servizi Armati del Senato degli Stati Uniti, nella giornata di mercoledì, 4 Febbraio.

Carter, un esponente del Partito Democratico che ha già servito come Vice Segretario alla Difesa, è stato scelto dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, come successore di Chuck Hagel, l’attuale Segretario alla Difesa, di orientamento repubblicano, che ha rassegnato le dimissioni per divergenze di vedute con il Obama.

Per via del precedente di Hagel, Carter avrebbe dovuto essere una personalità pienamente allineata alle posizioni di Obama in politica estera e di difesa. Tuttavia, durante la sua audizione, Carter si è distanziato dalle decisioni prese dall’Amministrazione Presidenziale su importanti scenari globali.

In primis, Carter si è detto favorevole a rifornire di armamenti anche letali l’Ucraina per aiutare Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare da parte della Russia.

Proprio il giorno precedente, martedì, 3 Febbraio, Ben Rhodes, il Vice Consigliere di Obama per la Difesa, ha dichiarato che l’Amministrazione Presidenziale non intende concedere alcun aiuto armato all’Ucraina.

Sull’Afghanistan, Carter ha ventilato l’ipotesi di congelare il ritiro dell’esercito statunitense per consentire la messa in sicurezza del Paese, mentre Obama ha dichiarato la volontà di completare l’evacuazione del territorio afghano da parte dei soldati USA entro la fine del suo mandato.

Per quanto riguarda la base di Guantanamo, Carter si è detto contrario al rilascio di prigionieri ritenuti pericolosi per la sicurezza degli Stati Uniti, mentre Obama ha dichiarato di intendere procedere con la chiusura del campo di prigionia cubano.

Le differenze tra Carter e Obama non pregiudicano la scelta che il Presidente ha riposto sull’ex-Vice Segretario, dal momento in cui Carter, se confermato, sarebbe il quarto Segretario alla Difesa nominato dall’Amministrazione Obama, dopo Hagel, il democratico Leon Panetta e il repubblicano Robert Gates.

Inoltre, Obama ha sempre dimostrato di limitare l’ambito decisionale sulle questioni inerenti alla politica di difesa ad un cerchio ristretto di personalità a lui legate, tra cui la Consigliera del Presidente per la politica di difesa, Susan Rice.

Favorevole, con critiche, la risposta della Commissione

La scarsa importanza finora prestata al Segretario alla Difesa da parte di Obama è stata un’obiezione sollevata dal Presidente della Commissione Servizi Armati, John McCain, un repubblicano tradizionalmente critico della politica estera e di difesa dell’Amministrazione Presidenziale democratica, che, dopo avere apprezzato l’Exposé di Carter, ha dubitato sull’effettiva possibilità per Carter di modificare le decisioni del Presidente.

Pronta, come riportato dall’autorevole Politico, è stata la risposta del Senatore Joe Manchin, un centrista democratico che ha ricordato che Carter, da Segretario alla Difesa, sarà chiamato a lavorare insieme all’Amministrazione Presidenziale, e non in opposizione ad essa.

Nel dibattito sulla politica estera e di difesa è entrato anche l’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush, uno dei candidati alle Elezioni Primarie repubblicane.

Come riportato dalla Reuters, Bush ha evidenziato come gli Stati Uniti debbano ripristinare il rapporto di fiducia nei confronti degli alleati dell’Europa Centro-Orientale e di Israele.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama solleva Hagel ed avvia il rimpasto di Governo

Posted in USA by matteocazzulani on November 25, 2014

Il Presidente statunitense dimissiona il Segretario alla Difesa, ed elimina così l’ultimo esponente del ‘Team dei Rivali’ interno alla sua cerchia di fedeli nell’Amministrazione Presidenziale. Il sollevamento motivato anche dal bisogno di un cambiamento dopo la sconfitta nelle Elezioni di Mid-Term

Philadelphia – La fine di un rapporto mai decollato si è consumata nella giornata di lunedì, 24 Novembre, quando il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha comunicato le dimissioni del Segretario alla Difesa, Chuck Hagel.

Obama, durante una conferenza stampa congiunta con Hagel alla Casa Bianca, ha ringraziato per il lavoro esemplare svolto il dimissionario Segretario alla Difesa, che continuerà a ricoprire la guida del Pentagono fino alla designazione del suo sostituto.

Nonostante i toni amichevoli della conversazione, il divorzio tra Obama ed Hagel è tutt’altro che sereno dal momento in cui, come riportato dalla CNN, i due hanno avviato un percorso di separazione da circa due mesi.

In particolare, a dividere Obama ed Hagel sono state le considerazioni sulla politica di sicurezza degli USA, dopo che lo Stato Islamico ISIS, e prima ancora la questione siriana, hanno messo a seria prova l’Amministrazione Presidenziale, che non sempre ha saputo dare risposte decise e convincenti per superare crisi di carattere internazionale.

Del resto, Hagel ha avuto difficoltà fin dal Febbraio 2013, quando la sua nomina al Senato è rimasta congelata per molto tempo a causa delle perplessità espresse sulla sua candidatura a Segretario della Difesa in maniera bipartisan sia dalla maggioranza democratica che dall’opposizione repubblicana.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Washington Post, l’allontanamento di Hagel è stato motivato anche dalla volontà di Obama di circondarsi di personalità a lui del tutto fedeli: una sorta di circolo ristretto di consiglieri e collaboratori nel Governo su cui il Presidente intende fare affidamento per affrontare i prossimi due anni, che si preannunciano essere particolarmente difficili per via della nuova maggioranza repubblicana al Congresso.

A motivare la scelta di Obama è la sonora sconfitta subita nelle ultime Elezioni di Mid-Term, in cui i democratici hanno lasciato ai repubblicani il controllo totale del Senato. Del resto, Hagel, un repubblicano che Obama ha nominato per via della comune opposizione alla Guerra in Iraq, è l’ultimo dei membri del Governo che non appartiene alla cerchia ristretta dei fedeli del Presidente.

Dopo la sostituzione a Segretario di Stato della centrista democratica Hillary Clinton con John Kerry -che ha sostenuto Obama nelle primarie democratiche del 2008 proprio contro la Clinton- e di quella del repubblicano Robert Gates con Hagel a Segretario alla Difesa, ora Obama ha eliminato anche l’ultimo esponente del cosiddetto ‘Team dei Rivali’ all’interno della sua Amministrazione.

Obama, inoltre, ha ingaggiato uno scontro diretto con la nuova maggioranza repubblicana al Congresso sulla riforma dell’Immigrazione, che il Presidente intende riformare avvalendosi dei suoi poteri esecutivi, e sulla sanità: due punti che finiscono per spostare l’attività del Governo notevolmente a sinistra.

Il Vicesegretario Carter e il Sottosegretario Flournoy i possibili sostituti

In aggiunta alle motivazioni del l’allontanamento di Hagel, a tenere banco è il nome del successore alla guida del Dipartimento della Difesa, per cui già si menziona il Vicesegretario alla Difesa, Ash Carter, e il Sottosegretario alla Difesa, Michelle Flournoy.

A rinunciare alla corsa per sostituire Hagel alla guida del Dipartimento della Difesa è già stato il senatore democratico del Rhode Island Jack Reed, che ha già fatto sapere di non essere intenzionato ad abbandonare il seggio del Congresso in rappresentanza del suo Stato.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
@MatteoCazzulani

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CI LASCIA STEVE JOBS: PIONIERE DELLA LIBERA COMUNICAZIONE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 6, 2011

Si e spento a 56 anni il Leader della Apple: azienda produttrice di Macintosh, Ipod, Ipad, ed Iphone. Il ricordo di concorrenti, politici, e singoli utenti legati ai prodotti della Mela Bianca

Il Leader della Apple, Steve Jobs

Ci sono persone che non si conoscono direttamente, ma che riescono a cambiarti il modo di essere, ragionare, pensare, e lavorare. In questa ultima categoria non si puo non ascrivere Steve Jobs, co-fondatore e Leader della Apple: azienda americana nota in tutto il Mondo per i suoi prodotti, tra i piu in voga nel mercato dell’elettronica.

Tra essi, dal colorato Ipod per ascoltare musica durante il jogging mattutino, all’Ipad per comunicare con chiunque in qualunque parte del Mondo, senza dimenticarsi dell’Iphone: di notevole importanza sopratutto per Il Legno Storto e La Voce Arancione, su cui buona parte dei  post e pubblicata, proprio attraverso il telefonino dalla Grande Mela.

Un tumore ha spento un genio delle nuove tecnologie, strappandolo alla moglie e ai quattro figli, ma non alla memoria ed alla gratitudine mondiale. Non e un caso se in Patria, negli USA, le prime espressioni di cordoglio sono arrivate proprio da Bill Gates: il magnate della Microsoft, principale concorrente di quei computer Mac tanto disprezzati quanto, alla fine dei conti, ambiti dai piu, e – una volta provati – grazie alla loro comodita ed utilita, inseparabili compagni di viaggio, studio, e professione.

A quelle di Gates, sono seguite le dichiarazioni del Presidente, Barack Obama, noto aficionado del Blackberry: altro concorrente, sopratutto nel campo della telefonia, della Mela Bianca che, secondo le principali rilevazioni, seppur con prodotti di buona qualita, non e riuscito a vincere la concorrenza dell’azienda di Jobs nel mercato mondiale.

Il ricordo de Il Legno Storto e della Voce Arancione

Nel piccolo delle nostre pagine, il ricordo a Steve Jobs e tanto sentito quanto opportuno. Senza le sue innovazioni, non avremmo potuto raccontare – e mostrare – capitoli di storia e politica trascurati dai media del BelPaese, altresi interessati ad altre tematiche – spesso, documentate sempre attraverso mezzi Apple.

Con la sua scomparsa, resta un patrimonio dalle notevoli potenzialita da non disperdere ma, altresi, da continuare ad utilizzare al meglio, sopratutto se per finalita di utilita collettiva, quali l’informazione e la messa in comune di materiali con il resto del Mondo.

Matteo Cazzulani

GLI USA CONTRO POLONIA E GERMANIA SULLA LIBIA

Posted in NATO by matteocazzulani on June 11, 2011

Il Ministro della Difesa americano, Robert Gates, critica Varsavia e Berlino per il mancato coinvolgimento nelle operazioni contro Gheddafi. Risposta polacca di appoggio politico e disimpegno

Il presidente USA, Barack Obama

Adesso Obama se la prende anche con Tusk e la Merkel. Nella giornata di giovedì, 9 Giugno, durante la riunione a porte chiuse della NATO, il Ministro della Difesa USA Robert Gates ha criticato Polonia e Germania per il mancato coinvolgimento nelle operazioni militari in Libia.

Una vera e propria distribuzione dei voti, secondo l’indiscrezione, riportata dall’autorevole Financial Times, poiché il politico statunitense ha ripreso anche Spagna, Turchia, ed Olanda per lo scarso contributo militare alla missione, in toto condotta solamente da USA, Canada, e da stati di minore estensione e spessore militare come Belgio, Norvegia, e Danimarca.

Varsavia si giustifica

Pronta la risposta del Ministro della Difesa polacco, Bogdan Klich, che ha ribadito a Washington come Varsavia sia impegnata da dieci anni nelle operazioni militari in Afghanistan. Ciò nonostante, ha confermato pieno appoggio politico alla missione in Libia, con possibilità di una successiva partecipazione in operazioni di costruzione delle democrazia e peacekeeping.

Iniziate lo scorso Marzo da un’iniziativa di Francia, Inghilterra, ed USA, le operazioni militari in Libia riguardano azioni aeree in difesa dell’opposizione al dittatore libico, Muhammar Gheddafi. Dopo alcune settimane, il controllo della missione è stato affidato alla NATO.

Matteo Cazzulani

CRISI LIBICA: OBAMA CONTESTATO

Posted in USA by matteocazzulani on March 21, 2011

Presidente democratico sotto il fuoco incrociato di sinistra democratica e repubblicani. Il Leader GOP, John Boehner, lo invita a riferire in Parlamento, come richiesto da prassi. Il Segretario alla Difesa, Robert Gates, auspica un maggiore coinvolgimento di Francia, Gran Bretagna, e NATO

Il presidente USA, Barack Obama

Anche con la Libia, Obama scontenta tutti. A testimonianza della goffaggine dei democratici in politica estera, lo scontro politico interno, scoppiato Domenica, 20 Marzo. Giusto all’indomani dell’inizio delle operazioni Franco-Britannico-Canadesi, a cui Washington ha aderito.

Prime proteste, quasi a sorpresa, dalla sinistra pacifista dei democratici. Il Deputato dell’Ohio, Dennis Kuchnich, ha contestato l’intervento bellico, e ricordato al suo collega di Partito la possibilità di ricorrere all’impeachment.

Le prerogative, secondo il rappresentante democratico al Congresso, sarebbero le medesime con cui, nel 2003, fu sempre lui a minacciare il precedente Capo di Stato, George Bush, a seguito dell’intervento in Irak.

Obama come Bush, sembrerebbe. Ma non è così. A spiegare la differenza, lo Speaker del Congresso, John Boehner, anch’egli critico con il Presidente.

Secondo il Leader repubblicano, prima di un intervento armato, in qualsiasi regione del pianeta, e con qualsiasi ruolo, il Capo di Stato ha l’obbligo di riferire in Parlamento. Ergo, al popolo americano.

“Obama — ha dichiarato — ha obblighi e responsabilità. E’ anche il capo delle forze armate — ha continuato, come riportato dall’autorevole Reuters — ci spieghi che cosa faremo in Libia”.

Incerti scenari

Spiegazione in parte fornita dal Segretario alla Difesa, Robert Gates. Il quale, poco prima di partire per la Russia, ha messo in chiaro che quello USA è un ruolo secondario. Inoltre, ha auspicato il comando della NATO sull’operazione — o, in alternativa, di un gabinetto franco-inglese — ed espresso incertezza per gli scenari in Libia.

“Probabile la divisione del Paese in un Occidente filo-Gheddafi, ed in un Oriente in mano agli insorti. Ma stiamo ancora discutendo”.

Affermazioni che hanno scatenato la polemica tra gli ambienti più conservatori del GOP. Il Senatore Lindsey Graham ha lamentato lo scarso impegno del suo Paese nella coalizione anti-Gheddafi.

Un dittatore, come lo ha definito il repubblicano, la cui eliminazione deve esere in cima all’operazione Odissea all’Alba.

Matteo Cazzulani

SCUDO SPAZIALE: OBAMA TRA TURCHIA E GEORGIA

Posted in USA by matteocazzulani on February 5, 2011

I repubblicani richiedono il coinvolgimento di Tbilisi, dopo le pretese di Ankara di escludre l’Iran tra le minacce per il mondo occidentale, ed Israele tra gli alleati. I dubbi dei firmatari sul coraggio di una Casa Bianca troppo vicina alla Russia

Il presidente USA, Barack Obama

Rinnovare l’alleanza con un partner leale. Questa la richiesta formulata ufficialmente da quattro senatori repubblicani. Una lettera al Capo del Pentagono, Robert Gates, per suggerire il coinvolgimento della Georgia nel progetto di scudo antimissile USA in Europa.

Come riportato dall’autorevole Foreign Policy, l’inizativa, fimata dai senatori John Kyl, James Risch, James Inhofe, e Marc Kirk, è una reazione alle esose pretese della Turchia.

In cambio dell’installazione della postazione radar sul suo territorio, Istambul ha preteso il presidio del sito da parte di soli suoi soldati, il divieto di passare informazioni sull’attività dell’infrastruttura ad Israele, e la cancellazione di ogni accusa all’Iran come pericolosa minaccia.

Troppo per il GOP, che ha ribadito come, da un lato, lo scudo serva proprio a proteggere il mondo occidentale dalla minaccia di Teherean. E, dall’altro, come Washington non possa accettare tale diktat, e rompere con un alleato storico come Tel Aviv.

“Crediamo che la Georgia sia un sito geograficamente ideale per l’installazione di una postazione radar — riporta la lettera — maggiormente in grado di difendere gli USA da possibili aggressioni iraniane rispetto alla Turchia”.

Una questione di coerenza

Ma c’è di più. Come rilevato da diversi esperti, e chiarito dallo stesso establishment repubblicano, la proposta è mirata al ripristino di strette relazioni militari con Tbilisi, tradizionale alleato, fino alla salita al potere dei democratici.

Reduce dall’aggressione dell’esercito russo, nell’agosto 2008, la Georgia è finita nella lista degli amici sacrificati dalla politica del volemose bene universale, senza se e senza ma, che ha portato il Presidente, Barack Obama, alla ricerca incessante del dialogo con svariati dittatori del pianeta.

Sul successo dell’iniziativa, poche sono le possibilità. Come illustrato da altri big del GOP, che hanno appoggiato la lettera, l’ex-candidato alla Casa Bianca, John McCain, il Senatore dell’Indiana Richard Lugar, e dall’indipendente John Lieberman, per Obama la Russia è troppo importante.

Così, impossibile sarà il coinvolgimento di un partner, da sempre leale con Washington. A conferma, il silenzio del Pentagono, che ha comunicato di non aver ricevuto alcuna richiesta simile.

Progettato dall’amministrazione USA di George W. Bush, inizialmente lo Scudo Spaziale ha contemplato l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca, ed il dislocamento di intercettori Patriot in Polonia.

Sconfitti i repubblicani, e salito al potere Barack Obama, Washington ha rinnegato il piano, e proposto un progetto più soft, con intercettori mobili in Romania e Polonia, privi di capacità offensiva. E questo, nonostante Praga e Varsavia avessero firmato la precedente proposta, attirandosi le ire di Mosca.

Successivamente, l’amministrazione democratica ha ulteriormente rivalutato il progetto, contestualizzandolo nell’ambito NATO, con la partecipazione della Federazione Russa.

La proposta, approvata lo scorso 20 Novembre, nel summit dell’Alleanza Atlantica di Lisbona, ha avviato la ricerca di un luogo adatto per l’installazione del radar. Individuata, dalla Casa Bianca, nella Turchia.

Matteo Cazzulani