LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: IL TURKMENISTAN AVVIA LO SFRUTTAMENTO DI UN GIACIMENTO DI 21 TRILIONI DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 18, 2012

Ashgabat inizia i lavori per l’ottenimento di gas dallo Iolotan Settentrionale per rifornire India ed Europa. La commissione Europea invita il Governo turkmeno a siglare accordi con compagnie UE per garantire all’Europa di diversificare gli approvvigionamenti di oro blu.

I percorsi di Nabucco e Southstream

I russi, con la complicità di tedeschi e francesi, costruiranno pure il Southstream, ma il Bacino del Caspio resta comunque un’opportunità per garantire l’indipendenza energetica europea. Nella giornata di giovedì, 16 Novembre, il Turkmenistan ha comunicato l’avvio dello sfruttamento del giacimento Galkinshin, contenente 21,2 trilioni di metri cubi di gas.

Come riportato dalla Reuters, il giacimento, meglio noto come Iolotan Settentrionale, sarà sfruttato dal colosso cinese CNPC, dalle compagnie del Dubai Gulf Oil e Gas Fze, e dalle compagnie coreane LNG International Corp e Hyundai Engineering Corp.

Lo sfruttamento dello Iolotan Settentrionale rappresenta un’opportunità per l’Unione Europea. Come dichiarato da fonti governative turkmene, il gas del Galkinshin sarà inviato a Pakistan ed India attraverso il gasdotto TAPI – Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India – ma anche verso l’Europa, attraverso le infrastrutture che la Commissione Europea ha progettato nell’ambito del Corridoio Meridionale UE.

La Rappresentante della Commissione Europea, Patrizia Flor, ha invitato il Turkmenistan ad accelerare l’avvio dello sfruttamento del giacimento, e ad intavolare con le compagnie europee trattative per la firma di contratti per la fornitura di gas turkmeno nel Vecchio Continente.

Per il trasporto diretto del carburante turkmeno, Bruxelles ha progettato la costruzione di una serie di infrastrutture, il Corridoio Meridionale UE, concepite per veicolare gas dal Bacino del Caspio direttamente in Europa senza transitare per il territorio russo.

Il Corridoio Meridionale è inserito nel piano di diversificazione delle forniture di gas per l’UE varato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dall’oro blu della Russia, a cui l’Europa, nel suo complesso, è legata per il 40% del proprio fabbisogno.

Ad aggravare la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia è la costruzione del Southstream: gasdotto progettato dal monopolista statale russo, Gazprom, in cooperazione con il colosso italiano ENI, la compagnia tedesca Wintershall e la compagnia francese EDF, per veicolare in Europa ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno.

Criticato dalla Commissione Europea, il Southstream è sostenuto politicamente dalla Russia, dalla Germania, dalla Francia e dai Paesi su cui esso sarà costruito dal 7 Dicembre 2012: Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto politico della Russia che aumenta la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Gazprom, cementa l’egemonia politica di Mosca in Europa, e mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE.

Gli USA sostengono la politica energetica della Commissione Europea

Sostegno al progetto di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per importare direttamente oro blu da Turkmenistan ed Azerbaijan è stato espresso dall’inviato speciale per le questioni energetiche del Dipartimento di Stato USA, Carlos Pascual.

Come riportato dall’autorevole Trend, venerdì, 17 Novembre, l’esponente USA, durante il forum del Consiglio Atlantico, ha dichiarato che tutti i gasdotti progettati attraverso la Turchia per trasporre gas dall’Azerbaijan e dal Turkmenistan, senza transitare per il territorio russo, sono un progetto di primaria importanza per la sicurezza energetica europea.

Un particolare riferimento è stato fatto da Pascual al Gasdotto Transanatolico – TANAP – progettato per veicolare 31 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan alle coste occidentali della Turchia.

Secondo i progetti della Commissione Europea, la TANAP rifornirà due dei gasdotti più importanti del Corridoio Meridionale UE: il Nabucco, progettato per veicolare gas centro-asiatico in Austria via Turchia europea, Bulgaria, Romania ed Ungheria,e il Gasdotto Transadriatico – TAP – concepito dalle coste occidentali della Turchia fino in Italia, in Puglia, attraverso Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

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GUERRA DEL GAS: UNA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO RIAPRE LA CONTESA SUL MAR CASPIO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 29, 2011

La condanna all’occupazione russia in Georgia dell’emiciclo di Strasburgo sostenuta dall’Azerbajzhan per rafforzare la propria posizione nel conflitto energetico con la Russia per il controllo delle risorse e dei gasdotti centro asiatici. L’opposizione di Mosca all’asse azero-turkmeno-georgiano per la garanzia delle forniture all’Europa resa ancora più aspra dalla perdita del mercato cinese

L'europarlamentare polacco, Krzysztof Lisek

Spesso anche provvedimenti tardivi possono dare risultati concreti. Lo scorso 17 Novembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna dell’occupazione russa di Abkhazija ed Ossezia del Nord: regioni georgiane strappate da Mosca per mezzo della guerra-lampo dell’Agosto 2008, con cui l’esercito del Cremlino ha infranto la sovranità territoriale di Tbilisi, e riconosciuto univocamente l’indipendenza delle due provincie di frontiera.

Il testo, redatto dal Parlamentare polacco del Partito Popolare Europeo, Krzystof Lisek, e votato a larga maggioranza dall’emiciclo di Strasburgo, ha riconosciuto ad Abkhazija ed Ossezia del Sud lo status di territori occupati, dai quali L’Unione Europea ha chiesto ufficialmente il ritiro dei soldati russi. Una delle clausole fondamentali degli accordi di pace negoziati, a conclusione del conflitto, dal Presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e dal suo collega francese, Nicolas Sarkozy – allora presidente di turno dell’UE – ad oggi non ancora rispettate da Mosca: costantemente sul territorio con propri contingenti armati.

Quella di Lisek sarebbe potuta essere l’ennesima dichiarazione a vuoto di un Europarlamento spesso impossibilitato ad agire in maniera incisiva, tuttavia ha ottenuto il sostegno – tanto forte quanto inaspettato – del Ministro degli Esteri dell’Azerbajdzhan, Elmar Mammadiarov, che ha espresso deciso supporto all’integrità territoriale della Georgia. Una mossa motivata da molteplici fattori.

In primis, dalla tradizionale amicizia che lega Baku a Tbilisi, la quale, a sua volta, non ha mai nascosto di sostenere la parte azera nella contesa con l’Armenia per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh. In linea con le tendenze dell’area, alla motivazione politica si è sommata quella energetica: sia Azerbajdzhan che Georgia sono unite da un comune progetto di trasporto di gas e nafta all’Unione Europea per aggirare il territorio della Russia, da cui Bruxelles vuole rendersi il meno dipendente possibile, attingendo oro blu e nero da Stati in cerca di nuovi mercati ove collocare le proprie risorse naturali.

Basi militari e forniture all’estremo oriente

Una questione tanto scottante da aver alzato decisamente la temperatura anche sul piano militare: Baku ha rigettato la richiesta da parte russa di sconto sull’affitto della stazione radar di Gabali, proponendo, altresì, un rincaro del canone corrisposto dal Cremlino per un’installazione extra-territoriale di importanza strategica, mantenuta dal crollo dell’URSS per mezzo di complicati trattati speciali, simili a quelli con cui Mosca riesce tutt’oggi a mantenere basi, arsenali, e Flotte in altri Paesi ex-sovietici.

Inoltre, Russia ed Azerbajdzhan – a cui si sono aggiunti Turkmenistan, Iran, e Kazakhstan – hanno riaperto il contenzioso sulla gestione del Mar Caspio: bacino ricco di giacimenti naturali, e sede di progetti infrastrutturali da cui dipende anche il futuro dell’Europa. Appoggiata da Teheran ed Astana, Mosca ha preteso la creazione di un organismo collegiale dei cinque Paesi in cui decidere ogni questione legata al territorio, mentre Baku ed Ashgabat hanno proposto una divisione del bacino in acque territoriali, in cui ciascuna delle parti è indipendente e sovrana.

 

Sullo sfondo della contesa – tutt’ora in stallo – c’è la costruzione del Gasdotto Transcaspico proprio tra Azerbajdzhan e Turkmenistan: un’iniziativa destinata a confluire nel sistema infrastrutturale energetico europeo, che la Russia vuole boicottare a tutti i costi per mantenere l’UE dipendente dalle sue forniture, e, di conseguenza, politicamente soggetta al Cremlino.

Una necessità resa ancor più forte dopo che Mosca ha perso l’ambito controllo del mercato della Cina. Lo scorso 23 Novembre, Pechino ha rinunciato ai servizi del monopolista russo, Gazprom, e deciso di soddisfare il 60% del proprio fabbisogno proprio dal Turkmenistan, con cui sono stati firmati contratti per l’importazione di 65 Miliardi di metri cubi di gas,e l’ampliamento del gasdotto Cina-Asia Centrale, necessario per il suo trasporto.

Matteo Cazzulani

LA GRECIA AFFOSSA L’EUROPA ANCHE SUL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2011

Atene invita l’Azerbajdzhan a scegliere l’ITGI come conduttura principale per l’invio di oro blu centro asiatico all’UE, offrendo in cambio la privatizzazione del colosso statale DEPA. A rischio la realizzazione del Nabucco, su cui la Commissione Europea sta puntando tutto per la diminuzione delle forniture energetiche dalla Russia. Il Turkmenistan in soccorso a Bruxelles

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Dopo l’economia e la moneta unica, anche i progetti continentali di indipendenza energetica. Nella giornata di giovedì, 3 Novembre, il Ministro dell’Energia greco, Georgios Papakonstantinou, ha offerto all’Azerbajdzhan il pieno sfruttamento a condizioni di favore dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia: un gasdotto sottomarino – compartecipato da compagnie nazionali turca, greca, e dall’italiana Edison- ideato per il trasporto di gas centro asiatico senza transitare per il territorio russo e, così, diminuire la forte dipendenza energetica del Vecchio Continente dall’oro blu del Cremlino.

Secondo quanto riportato dall’autorevole ANA/MRA, Atene avrebbe addirittura invitato la compagnia azera DNKAR a prendere parte alla realizzazione dell’ultimo tratto dell’ITGI – da Komotini ad Otranto – ed a rilevarne quote di partecipazione in cambio della proposta di prendere parte come socio di maggioranza alla privatizzazione della DEPA: il colosso energetico statale che, in Paese in bancarotta, è l’unico ente pubblico con un bilancio in positivo.

“La DEPA è un’azienda sana e robusta – ha dichiarato Papakonstantinou – e la collaborazione con gli azeri potrebbe estendersi fruttuosamente anche ad altri progetti. Vogliamo fare della Grecia la porta dell’Europa per il gas centro asiatico – ha continuato – includendo i Paesi partner nella compartecipazione delle infrastrutture energetiche deputate alle forniture per il Vecchio Continente”.

L’offerta greca ha sollevato molti commenti tra gli esperti, per la maggiore perplessi non tanto dalla presa di posizione di un Paese che ha ben altri problemi da risolvere, ma, sopratutto, per il carattere lesivo degli interessi generali dell’Unione Europea che tale proposta ricopre. Difatti, l’ITGI è uno dei gasdotti candidati a divenire asse principale di un Corridoio Meridionale con cui la Commissione Europea, favorita dalla presidenza di turno polacca, sta cercando al più presto di rendere l’UE il meno dipendente possibile dal gas russo.

Finora, l’infrastruttura preferita – su cui Bruxelles sta investendo molto in termini economici e politici – è stata il Nabucco, che, sostenuta dal consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e supportata dalle compagnie OMV – Austria – SOCAR – Azerbajdzhan – BOTAS – Turchia – MOL – Ungheria – Bulgargaz – Bulgaria – Transgaz – Romania – ed RWE – Germania – è ad oggi il progetto più credibile per convincere Baku a concedere il via libera allo sfruttamento del giacimento azero Shakh Deniz – per cui la Commissione Barroso ha già stretto accordi.

Tuttavia, la proposta greca porta le autorità azere ad una valutazione supplementare dei due gasdotti, provocando da un lato una competizione suicida tra due progetti UE con il medesimo scopo, e, dall’altro, una frenata sulla tabella di marcia della costituzione del Corridoio Meridionale, che favorisce solamente il Southstream: gasdotto progettato dal monopolista russo Gazprom – e compartecipato dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.ON, dalla francese EDF, da quelle nazionali Serba e Macedone e, guarda caso, proprio dalla greca DEPA – con lo scopo di mantenere dipendente da Mosca il Vecchio Continente, rifornendolo di oro blu dalla Russia con una conduttura sul fondale del Mar Nero che aggira Paesi invisi al Cremlino, come Polonia, Ucraina, Romania, Moldova, e Stati Baltici.

Il Turkmenistan sceglie l’Europa

Chi di sicuro aiuterà la Commissione Barroso a diminuire la dipendenza energetica europea è governo turkmeno che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha promesso all’UE gas ad alte quantità e, sopratutto, un impegno concreto nel realizzare la tranche conclusiva del gasdotto Transcaspico.

Collegandola all’Azerbajdzhan, l’infrastruttura permetterà al Turkmenistan il collegamento ad un corridoio, per mezzo del quale collocare il proprio carburante sul mercato del Vecchio Continente. Una priorità della Politica Estera di uno dei Leader mondiali dell’esportazione di carburante che, di recente, ha portato il Turkmenistan ad un aspro scontro proprio con la Russia: preoccupata di perdere la competizione per il monopolio sulle forniture a Bruxelles non nel Mediterraneo, ma nel Mar Caspio.

Matteo Cazzulani

RUSSIA-UE: LO SCONTRO PASSA SUL PIANO MILITARE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2011

Aerei dell’esercito russo hanno sorvolato il confine con l’Unione Europea sul Baltico, mettendo in allerta caccia NATO e Diplomazie di Lettonia, Estonia, e Finlandia. Preoccupazione dinnanzi al recente riarmo di Mosca nell’area. Si riaccende lo scontro sul gas

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Dopo i gasdotti gli aerei militari, e pensare che ce lo saremmo dovuti aspettare. Nella giornata di martedì, 18 Ottobre – ma l’autorevole Radio Liberty ne ha dato notizia solo pochi giorni più tardi – velivoli dell’esercito russo hanno sorvolato il tratto neutrale del Mar Baltico al confine con Lettonia ed Estonia, avvicinandosi di molto allo spazio aereo dell’Unione Europea.

Nulla di male nella forma, ma non nella sostanza, dal momento in cui nel codice militare certe manovre sono una chiara dimostrazione di forza, che non solo ha allertato i caccia NATO – pronti ad alzarsi in volo e a scortare i velivoli russi – ma ha preoccupato non poco i Paesi confinanti con la Federazione Russa: da tempo inquieti dinnanzi al riarmo militare di una Russia che, come dichiarato dallo stesso Primo Ministro – e prossimo presidente – Vladimir Putin – è pronta a ripristinare una politica di forza nei confronti del Vecchio Continente

“E una chiara dimostrazione di forza, che ha le sue radici nella Guerra Fredda – ha dichiarato il Ministro della Difesa lettone, Andris Pabriks – è da un anno che la Russia ha ripreso a pattugliare il Baltico, dove di oggetti sensibili non ce ne sono. Per questo – ha continuato – siamo convinti che è solo una maniera di dimostrare come i veri rapporti di forza si misurino sulla forza militare”.

Una situazione davvero critica, poiché, come illustrato dal Capo delle Forze Armate estoni, Ants Laaneot, l’UE nel suo complesso taglia i budget alla difesa, mentre la Russia aumenta le dotazioni militari, e dispiega interi reparti ai confini orientali dell’Unione Europea. Lo sa bene anche la Finlandia che, con un rapporto dettagliato, di recente ha informato Bruxelles circa la fusione dei distretti militari di Mosca e Pietroburgo: de facto spostando il centro delle operazioni nella Oblast’ di Leningrado – così si chiama ancora la Regione di Pietroburgo – a pochi chilometri dal Paese scandinavo.

Si riaccende lo scontro anche sul gas

La Russia ha giustificato le manovre come parte fondamentale di una risistemazione delle proprie Forze Armate, ma non è stata in grado di spiegare il perché del sorvolo a pochi metri dall’UE, adoperato con velivoli attrezzati per la distruzione di obiettivi industriali e civili. Una dimostrazione di forza che non può non passare inosservata, sopratutto se collegata con l’altrettanto spregiudicata politica energetica, approntata da Mosca nei confronti di un’Europa che, malgrado le croniche divisioni, sembra avere trovato un minimo di coesione attorno al piano di diminuzione della dipendenza dal gas russo, fortemente supportato dalla Commissione Barroso e dalla Presidenza di turno polacca.

“Siamo totalmente contrari al Terzo Pacchetto Energetico – ha dichiarato il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, commentando a Radio Ekho Moskvy il documento con cui Bruxelles ha impedito la gestione in regime di monopolio dei propri gasdotti da parti di compagnie non-UE – così come contestiamo ogni posizione dell’Unione Europea sul gas presa senza il nostro parere. Siamo pronti a ricorrere al Tribunale Internazionale, anche se questa è una risoluzione che non preferiamo”.

Con tutta probabilità, Lavrov si è riferito implicitamente alla decisione del Turkmenistan di ignorare la Russia, e trovare un accordo con Azerbajdzhan e Kazakhstan per la costruzione del gasdotto Transcaspico: una conduttura, fondamentale per il trasporto nel Vecchio Continente di gas centro asiatico, per cui contratti sono già stati firmati dalla Commissione Barroso.

Bruxelles intende importare oro blu senza transitare per il territorio russo, attraverso una rete di gasdotti sul fondale del Mediterraneo, battezzato Corridoio Meridionale. Una pronta risposta alle simili iniziative sottomarine Nordstream e Southstream: condutture volute dal monopolista russo, Gazprom, e dalle singole compagnie energetiche di Germania, Francia, Olanda, ed Italia, per bypassare Paesi invisi al Cremlino come Polonia, Stati Baltici, Ucraina, Moldova, e Romania, e mantenere il Vecchio Continente dipendente dal Cremlino per mezzo della politica del divide et impera.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: SCONTRO TRA RUSSIA E TURKMENISTAN PER LE FORNITURE ALL’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 21, 2011

Mosca cerca di ostacolare le trattative di Ashkhabat per le forniture di oro blu all’Unione Europea, ed ostacola la politica energetica di Bruxelles con il varo della Zona di Libero Scambio CSI e l’assalto al mercato francese. l’Azerbajdzhan si accorda con la Turchia per rifornire il Vecchio Continente

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Pressioni, ingerenza di diplomatici di alto rango in trattative di un Paese sovrano con enti terzi, ed un pizzico di ipocrisia. Queste sono le motivazioni dello scontro tra Turkmenistan e Russia che, nella giornata di mercoledì, 19 Ottobre, ha portato ad una crisi diplomatica tra Ashkhabad e Mosca che riguarda da vicino l’Europa.

Difatti, la Russia avrebbe cercato in tutti i modi di frenare le trattative tra il Turkmenistan e la Commissione Europea per le forniture di gas al Vecchio Continente: un punto fondamentale nella politica energetica di Bruxelles che, sotto la guida di José Manuel Barroso, e la presidenza di turno polacca, ha preso la via della maggiore indipendenza da Mosca possibile.

Secondo quanto dichiarato dall’autorevole PAP, lo scontro avrebbe riguardato sopratutto la costruzione congiunta Ashkhabat-Bruxelles del gasdotto transcaspico: un’infrastruttura su cui la Russia, da essa aggirata, avrebbe posto il veto per ragioni ecologiche – dimenticando la ben più pericolosa realizzazione sul fondale del Mar Baltico del NordStream: conduttura che rifornisce direttamente di oro blu russo la Germania, concepita per bypassare Polonia e Stati Baltici. Nello specifico, Mosca ha richiesto che le decisioni in merito alle questioni energetiche del Bacino del Caspio siano prese all’unanimità da tutti i Paesi dell’area, ottenendo come risposta dal Turkmenistan il monito a non interferire nelle trattative bilaterali che ogni Stato sovrano ed indipendente ha il diritto di condurre.

Una posizione risoluta che, secondo diversi esperti, non è escluso possa evolvere in un conflitto diplomatico più ampio, con il coinvolgimento dell’Azerbajdzhan: altro partner energetico dell’UE che, proprio martedì, 18 Ottobre, ha raggiunto con la Turchia un delicato accordo per la fornitura di gas dai propri giacimenti diretto in Unione Europea. Inoltre, sia Ashkhabat che Baku sono stati gli unici Paesi della CSI a non aderire alla Zona di Libero Scambio tra i Paesi dell’ex-URSS, presentata, sempre martedì, 18 Ottobre, a Pietroburgo dal suo ideatore e primo sostenitore, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin.

Un progetto preciso, con cui il Cremlino ha bruciato sul tempo l’Unione Europea, ed ha integrato nella propria area di influenza Ucraina e Moldova: Stati europei per cultura, storia, e tradizione – la cui indipendenza ed europeicità è condizione fondamentale per la sicurezza e la prosperità dell’Unione tutta – con cui l’UE è in via di negoziazione di un Accordo di Associazione tanto farraginoso, quanto frenato da un lato dal regresso democratico degli stessi paesi interessati – in Ucraina l’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – dall’altro, dall’opposizione interna dei Paesi dell’Ovest del continente – Germania e Francia in primis – sempre attenti a non irritare Mosca, e pronti a sacrificare democrazia e diritti umani per il proprio tornaconto economico.

La scalata di Gazprom al mercato energetico francese

A dimostrarlo, le dichiarazioni rilasciate alla Reuters da Aleksandr Medvedev, Direttore della sezione export del monopolista russo, Gazprom, circa l’intenzione di rafforzare i già ben avviati piani di collaborazione con le compagnie francesi Suez Gaz de France ed EDF: rispettivamente colosso energetico nazionale – proprietario della rete dei gasdotti transalpini, e posseduto al 35% dallo Stato – e leader in Europa nel campo dell’energia elettrica e del nucleare, con propri reattori e centrali anche in Africa ed America del Nord. Come illustrato da Medvedev, il modello della partnership con i francesi è quello che già lega Gazprom ad RWE: la principale compagnia tedesca con cui, in cambio di oro blu e parte dei proventi, il monopolista russo ha progettato lo sfruttamento congiunto di siti di gas e carbone non solo in Germania, ma anche in Gran Bretagna, Lussemburgo, Belgio, ed Olanda.

Una manovra che, de facto, consente ai russi di porre ambo i piedi nel cuore del mercato di un Vecchio Continente, sempre più distratto da quelle che dovrebbero essere le priorità da raggiungere per tornare competitivo a livello mondiale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: IL CASPIO NUOVO FRONTE DELLO SCONTRO TRA UE E RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 18, 2011

La Commissione Europea ottiene pieno mandato per trattare gas e nafta con il Centro Asia, e finanziare la costruzione di gasdotti utili ai propri approvvigionamenti. Protesta la Russia, pronti alla collaborazione Turkmenistan, Azerbajdzhan, e Turchia. L’Europa Centrale cerca di allentare la dipendenza dalla benzina russa

L'Europa di oggi

Bruxelles ha deciso: il Bacino del Caspio sarà il serbatoio europeo di gas e nafta. Nella giornata di lunedì, 12 Settembre, la Commissione Europea ha ottenuto il mandato dai 27 per la conduzione delle trattative per l’acquisto di oro blu e nero da Azerbajdzhan e Turkmenistan e, sopratutto, la realizzazione di tutte le infrastrutture inserite nel progetto del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti terrestri e sottomarini indispensabile per il trasporto del carburante in territorio europeo.

Tra essi, oltre al Nabucco, alla Trans-Adriatic Pipeline, all’Interconnetore Turchia-Grecia-Italia, ed al WhiteStream, figura il gasdotto Transcaspico che, con la sua portata di 20 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, ha infiammato lo scontro tra Unione Europea e Russia.

“Il Transcaspico è il gasdotto più importante del Corridoio Meridionale – ha dichiarato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger – è nostra intenzione, ed interesse, il suo sfruttamento nel breve termine”. “L’inserimento di Bruxelles nel bacino del Caspio complica la stabilità nella regione – ha risposto, con una nota, il Ministero degli Esteri russo – stupisce che l’UE abbia deciso di intraprendere trattative con Paesi così lontani”.

Malgrado i malumori di Mosca – che, qualora il Corridoio Meridionale fosse realizzato, perderebbe il quasi monopolio sulle forniture energetiche al Vecchio Continente – l’attività UE sembra avere smosso le acque: i lavori per il termine del gasdotto Transcaspico – oggi funzionante solo nel tratto azero, georgiano e turco Baku-Tbilisi-Erzum – fino a Turkmenbashi e Tengiz – rispettivamente in Turkmenistan e Kazakhstan – hanno ripreso il via, ed Azerbajdzhan e Turchia sarebbero già giunte ad un accordo per le tariffe di transito dell’oro blu da Baku ad Ankara.

Inoltre, all’interno dell’UE, sempre il 12 Settembre, Ungheria e Slovacchia si sono accordate per il collegamento dei sistemi infrastrutturali dei due Paesi, con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri, appieno inserita nel corridoio Nord-Sud: altra rete di gasdotti UE concepita per collegare Baltico e Polonia a Croazia e Balcani.

Una soluzione per l’eredità sovietica

Come illustrato da diversi esperti, gli accordi energetici con il Bacino del Caspio sono necessari non solo per l’Unione Europea, ma anche per il Turkmenistan che, dopo il peggioramento delle relazioni con la Russia, ed un contratto stabile solo con la Cina, sta cercando assiduamente l’accesso ai mercati europei per collocare il proprio gas a prezzi di mercato.

Inoltre, a beneficiare di tale partnership energetica sarebbe anche l’Azerbajdzhan dalle cui esportazioni di nafta dipende il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica. Un progetto che, se realizzato, non solo garantirebbe il transito di benzina dal porto ucraino di fondazione genovese fino alla città marinara polacca, ma aprirebbe possibilità di maggiore indipendenza dalla Russia anche per l’oro blu a Repubblica Ceca, Slovacchia, ed Ungheria: Paesi dell’Europa Centrale, come in epoca sovietica ancora strettamente legati alla conduttura Druzhba, con cui la Russia rifornisce di oro nero dalla regione di Volgograd.

 

Una pesante eredità, da cui non ci si vuole staccare solo con l’Odessa-Brody-Danzica. Martedì, 13 Settembre, la compagnia energetica nazionale ungherese MOL ha dichiarato l’investimento di 80 Milioni di Euro per il restauro dell’oleodotto Adria – costruito nel 1979 per rifornire Ungheria e l’allora Jugoslavia e Cecoslovacchia – ed un progetto per il suo ampliamento alla Bosnia-Erzegovina, con il preciso scopo di allentare la dipendenza dal Druzhba.

Matteo Cazzulani